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Autore: bougainvillier    25/01/2024    0 recensioni
Due ragazzi sospesi in un limbo d'amicizia tinto d'amore, o di amore macchiato di amicizia.
Dentro una macchina forse non può succedere niente, oppure invece accade tutto quello che in quel momento si deve sapere.
E l'illusione sembra più vera, tangibile.
Genere: Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Cammino lentamente, respirando a lungo per mitigare l’agitazione che sento nascere e poi crescere, timida e tremolante, ad ogni passo lungo la stradina che conduce al cancello automatico del condominio in cui abito. I ramoscelli violacei della bouganville che si ammassano e attorcigliano tra le barre di metallo arrugginite mi ricordano che è primavera. Mi guardo intorno e sorrido perché il fiume di campanelle dorate ai lati della strada è fiorito anche quest’anno, nonostante l’asfalto e l’ostinazione dei vicini di tagliare le erbacce.
Ti ho scritto per vederci, per stare un po’ da soli, anche se siamo stati insieme ieri e tutta la settimana a lezione; tu mi hai risposto come se non avessi già altri impegni o da studiare, come se lo volessi più di me. So che è così, e mi piace anche pensare che lo sia. Oramai non devo più nascondere ciò che provo, e tu puoi continuare a fare l’amico che per me c’è sempre, ma sempre davvero, anche se non prova le stesse cose che sento io.
Arrivi, apro il cancello e salgo in macchina. Solita strada, solito traffico, solito parcheggio di fronte ai grandi massi al di là del muretto che chiude la destra del porto. Spegni il motore e controlli il cellulare un’ultima volta, quasi a scusarti perché, mi dici, vuoi dedicarti a me. Mi sfugge lo sguardo da sotto il naso e mi rimprovero mentalmente perché no, non è corretto e non ho nulla da scorgere nel tuo whatsapp. Sposto gli occhi altrove, di scatto, fisso il mare e il sole arancione ad un passo dall’acqua. Non voglio violare il tuo mondo, e lo penso davvero, ma so anche di avere ancora più paura di confermare quello che già so e che forse tu non hai ancora compreso.
Mi chiedi di abbracciarti ed io fingo una falsa riluttanza, come se non stessi aspettando questo momento da quando ci siamo visti, anzi, da stamattina, da ieri, dall’ultima volta che per me era troppo lontana.
Abbiamo i giorni contati, Francesco. Devi solo capire che questo non va bene, che due amici non sono davvero amici se si comportano così… così… come? Come noi? E noi cosa? È questo che mi fa stare male. L’illusione che mi dai di essere importante, che per te esisto solo io in questa macchina e in questo mondo. Devi capire che no, non è così. Ti stai illudendo che sono io, io sì, ti illudi che sono proprio io a piacerti. E sei bravo perché talvolta, devo ammettere, anzi, sempre!, mi chiedo perché non ricambi i miei sentimenti se poi stiamo così, ore ed ore, in silenzio, nel nostro mondo di pace, senza pensieri che attanagliano corpo e mente, senza il mondo esterno che ci piove addosso. Se poi mi stringi più forte, mi accarezzi la schiena e i capelli, e poi ti appisoli e io ti seguo, io che al sonno mi abbandono a stento la notte. Devi capire che non sono io la ragazza a cui devi dedicare queste attenzioni, Francesco. Devi portare lei al porto, devi chiamare lei al cellulare quando torni dalla palestra, devi dire lei “non mi posso separare da te”. Mi fai sentire proprio una stupida, mi sembra davvero che tu sia innamorato di me. Non ci capisco più niente.
La mia coscienza mi risveglia dal torpore di falso amore in cui sono inciampata e poi caduta, anzi, lanciata d’impulso come fossero morbidi cuscini di piume d’oca.
Mi scosto da te, mi ricompongo e mi sistemo i capelli in una mezza coda, dato che mi hai scompigliato tutti i riccioli. Si è fatto tardi, saranno le dieci di sera o un quarto d’ora in più. Tu mi guardi malinconico e rassegnato. Me ne voglio andare, Francesco, perché uno tra noi due deve essere lucido e ragionevole e questo ruolo spetta a me, anche se non vorrei più uscire dalla tua macchina, anche se vorrei mi abbracciassi per sempre. È l’unica briciola che posso raccogliere da te, come tua amica, e per ora me la faccio bastare.
Giri le chiavi, togli il freno a mano e imbocchi la tangenziale. Un velo di imbarazzo e tristezza mi squarcia all’improvviso, da dentro, quando i fari di un’auto alla nostra sinistra ci abbagliano alle spalle. Mi rendo conto che non ho più nulla da dirti. Non so più che conversazioni fare, che argomenti intavolare: credo di averti detto già tutto, di aver esaurito ogni parola. Non ho di cosa lamentarmi, non ho nulla da confidarti, e tu lo stesso. Di cosa abbiamo parlato? Di cosa parleremo? Cosa faremo quando tu starai con lei? Saremo ancora amici? La verità è che sono io ad avere i giorni contati. Rido, schernendomi, perché comprendo che sarà inevitabilmente così e sarà anche giusto. Sarà giusto farmi da parte ed è giusto aiutarti a capire che con lei è tutto diverso: vi incastrate e muovete così naturalmente, come una goccia d’acqua fa scivolare due vetri. Lo so, lo vedo benissimo, ed è per questo che rido di me. Sono tua amica, dopotutto, e continuerò ad essere un’amica.
Arriviamo al cancello, finalmente. Lo apro e, mentre fai retromarcia, fisso le lucine gialle lampeggiare sul muretto da dove si erge la bouganville, ora nera dalla notte. Aspetti che si spengano e che io sia dentro. Ci salutiamo.
Mi incammino verso casa e sospiro, con l’animo più pesante e più angustiato di prima. La forza per rompere questa cosa la ho, qui, dentro di me. Non capisco cosa sto aspettando. Ma non ci voglio pensare, ora. Quindi a lunedì, Francesco. O a mai più, quando la mia volontà vorrà.
   
 
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