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Autore: BluCamelia    22/06/2024    0 recensioni
Berlino, 2064. Il mondo si sta lentamente riprendendo da una crisi che ha sconvolto l'economia e la scienza. Secondo gli analisti una crisi ancora peggiore è alle porte, e i diversi partiti si preparano come possono.
Purtroppo per le analisi economiche più sofisticate bisogna rivolgersi ai matematici, e si sa che sono tipi strani: c'è chi si è fatto soprannominare come una marca di whisky, chi sogna uno spogliarello del professor Palladino, chi schiaffeggia i colleghi nei corridoi... e perché il professor Wunderlich tiene una pistola nel cassetto della scrivania?
Genere: Commedia, Mistero, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Consideriamo solo il ramo del grafico che contiene i dati iniziali: gli altri rami sono un artificio matematico che deriva dalle equazioni ma non ha niente a che fare col modello. Se stiamo studiando la temperatura di un circuito e a un certo tempo la temperatura va all'infinito, il circuito ce lo siamo giocato. Non è che siccome la funzione è definita anche per tempi maggiori ricompare l'istante dopo coperto di ghiaccio.
(Un matematico)


Berlino, Fondazione Universitaria "Freie Universität", Dipartimento di Studi Matematici
Ottobre 2063

Sikorskij le suscitò simpatia a prima vista. Sorriso dagli zigomi alti, che lasciava intuire un viso triangolare arrotondato da qualche chilo di troppo, maglia blu spolverata di gesso, capelli brizzolati, pettinati (o meglio spettinati) nel classico stile da scienziato distratto.
«...Come dice Sun Tzu...» Petra si riscosse. Intenta a valutare il direttore del Dipartimento si era persa qualche parola; doveva stare più attenta o avrebbe fatto una figuraccia. Per esempio, chi era Sun Tzu? Non conosceva nessun matematico con quel nome.  «...bisogna tenersi gli amici vicino e i nemici ancora più vicino. Quindi direi, intanto che aspettiamo Wunderlich ti presento i ricercatori di PAMM.»
PAMM, Progettazione e Applicazione di Modelli Matematici. Petra sorrise forzatamente. Trovava irritante quello stupido pregiudizio dell'odio tra i campisti e i modellisti, nonostante spesso ci cascasse anche lei; ma visto il tono ironico che aveva usato Sikorskij decise che era solo un modo divertente di presentarle i futuri colleghi e che non era il caso di imbarcarsi in una discussione. «Con piacere, professore.»
Mentre percorrevano i corridoi pensò che l'edificio era più carino del suo vecchio Dipartimento. Forse le proiezioni e gli ologrammi che pubblicizzavano i vari seminari erano un po' vistosi, ma le piacevano le pareti rivestite di mattoncini gialli che facevano pensare al mago di Oz. Le porte e i telai delle finestre erano blu scuro, per richiamare i colori della fondazione universitaria.
Sikorskij la accompagnò fino a una porta con la targhetta 'J. Palladino' e bussò; due voci maschili dissero «Avanti» all'unisono. Petra e Sikorskij entrarono. Seduto alla scrivania c'era un uomo sulla quarantina con la carnagione color caffelatte, che rivolse a Petra un sorriso un po' stretto ma cordiale e si presentò come Javier Palladino. In piedi davanti a lui c'era un ragazzo alto dai capelli rossicci, con un bicchiere di caffè in mano.
«Ah, Ben, ci sei anche tu? Meglio. Questa è Petra Antoniou, lavorerà con Wunderlich.» Il ragazzo alzò teatralmente gli occhi al soffitto, con un gemito. Sikorskij ridacchiò, fece un cenno di saluto e uscì. Ben sorrise per far capire che stava scherzando, poggiò sulla scrivania il suo bicchiere di caffè e porse la mano a Petra. Il sorriso evidenziava gli zigomi e rendeva accattivante il suo viso largo: «Tulloch.»
Petra si divertì notando sullo sfondo Palladino che spostava di qualche centimetro il bicchiere  per allontanarlo dai fogli ordinatamente impilati. Doveva essere un perfezionista; bastava guardare l'inappuntabile vestito nero con cravatta, una vera rarità in ambiente universitario. L'usanza era di portare i colori della fondazione, anche se a vedere certi abbinamenti c'era da dubitare che ci fosse dietro un particolare rispetto per l'istituzione.
«Come mai una ragazza così carina finisce a fare certe cose?» chiese Tulloch.
«Devo rispondere seriamente o è la solita battuta su modellisti e campisti?»
«Per carità, eviti questo argomento come la peste» intervenne Palladino.
«C'è una risposta seria?» ribatté Tulloch.
«Be', in effetti la matematica campistica adesso ha molti critici, chiedermi perché l'ho scelta potrebbe essere una domanda sincera.» Petra era in imbarazzo, incerta su come rivolgersi all'interlocutore. Sikorskij e Tulloch erano molto informali, mentre Palladino le aveva dato del lei.
«No, era la solita battuta» Il tono secco e ironico indicava un sovrano disprezzo per i lati affascinanti della matematica campistica ed era in contrasto con la serietà della domanda precedente, come se Tulloch avesse voluto prendersi gioco di lei. Petra si irritò e cominciò in tono pungente: «Professor Tulloch...»
«Ah, qui non ci chiamiamo col titolo, sai, siamo tutti professori e ci verrebbe il mal di testa...»
«Ben...»
Palladino rise, sempre nel suo modo elegante e contenuto.
«...di solito usiamo il cognome.» Il tono di voce e l'espressione di Tulloch non erano cambiati, ma Petra capì di aver fatto una gaffe.
Sikorskij si affacciò alla porta e disse: «Petra, è arrivato Wunderlich.»
«Grazie, ora vengo.» Si rivolse ai due colleghi: «Arrivederci.»
«Arrivederci.» Palladino aveva smesso di ridere ma stava scuotendo la testa con aria divertita. Tulloch fece appena un cenno.
Mentre si dirigevano verso l'ufficio di Wunderlich, Sikorskij guardò in faccia Petra e le chiese: «È andata così male? I due approcci alla matematica applicata scaldano sempre gli animi, ma finora sono riuscito a tenere basso il livello di violenza.»
«Non peggio che nel mio vecchio Dipartimento. Comunque sto pensando seriamente di passare alla matematica pura, dev'essere più rilassante.»
Sikorskij sogghignò. «Non diresti così se fossi stata presente quando Jäger ha osato dire davanti a testimoni "secondo me l'analisi va detopologizzata".»

*



Wunderlich metteva una certa soggezione, con i suoi due metri d'altezza e quel testone enorme, ma si comportava cortesemente e come coordinatore scientifico sembrava sapere il fatto suo. Le presentò i suoi quattro dottorandi, Uli e Bettina Anderssen, Mareike Wölk e Markus Schwarz, e la ricercatrice Liliane Herschel.
«Mi sembra di averti già visto da qualche parte» disse Markus.
Petra si trattenne a stento una risata e chiese, ironica: «Vacanze in Grecia?»
«No, non ci sono mai stato» risposte Markus, serissimo. Gli altri tre dottorandi si lanciarono sguardi divertiti. Era chiaro che formavano un gruppetto e che Markus si era inserito da poco. Povera Mareike, sicuramente se lo ritroverà alle costole, pensò Petra. Mareike attirava lo sguardo, non tanto per la faccia o il fisico, che erano gradevoli ma comuni, quanto perché aveva gli occhi di un turchese vivido e si era tinta della stessa sfumatura i capelli lunghi e lisci. Bettina invece era abbastanza anonima, alta e magra con i capelli biondo smorto e lineamenti un po' duri, e suo fratello le assomigliava.
Liliane era una sua pari nella gerarchia accademica e sembrava un tipo cordiale e spontaneo, la persona giusta per due chiacchiere in libertà. L'occasione si presentò mentre mostrava a Petra la cosiddetta stanza dei ricercatori, un laboratorio con un'attrezzatura informatica sofisticata che gli studenti non avevano il permesso di usare. Erano rimaste da sole, così Petra cominciò: «Ho conosciuto Tulloch e Palladino.»
«Palladino è a posto ma non farci fantasie, che è sposatissimo. Con Tulloch, attenta. Non farti ingannare da quella faccia di luna, è una persona distruttiva.»
«Perché?»
«Perché è un matematico mediocre e odia tutti quelli più bravi di lui.»
«Intendevo dire, cosa fa di distruttivo?» Petra sentì svanire la speranza che la rivalità tra  campisti e modellisti restasse a livello di scherzi benevoli. Se questa era l'opinione generale su Tulloch era facile che lui ne fosse consapevole, e non l'avrebbe certo reso più simpatico.
«Oh, vedrai... non ha detto niente di sgradevole mentre eri con lui?»
«È stato un po' ostile, ma temo che sia colpa mia, l'ho chiamato Ben.»
Liliane scoppiò a ridere. «In effetti è una confidenza un po' eccessiva per il primo incontro! Non è il suo nome, è un soprannome. Scommetto che l'hai sentito da Sikorskij.»
«Uff, ma io che ne sapevo? E che soprannome è?»
«Tre anni fa Tulloch si è presentato alla cena di Natale a casa del nostro direttore con una bottiglia di Ben Nevis a cinquantacinque gradi, e questo ha portato ad una discussione sui superalcolici... Sikorskij è russo, vodka eccetera... per farla breve è finita con una sfida a chi ne reggeva di più.»
«Ma allora Tulloch è proprio stronzo! Sikorskij potrebbe essere suo padre!»
«No, ha cercato di svicolare, gliene do atto, ma proprio questo riguardo ha mandato il nostro Valentin su tutte le furie, così Tulloch non ha potuto sottrarsi.»
«Devo chiedere chi ha vinto?»
«Ecco, la faccenda si è tradotta non tanto in una vittoria o una sconfitta, quanto in un trauma eterno per tutto il Dipartimento» ormai Liliane parlava tra le risate. «L'unico che è rimasto tranquillo tutta la sera è stato Palladino, con grande delusione di chi sognava di vederlo salire su un tavolo e fare uno spogliarello.»
Meno male che sono io che devo tenere sotto controllo le fantasie su Palladino pensò Petra, divertita. «Capisco. Con Tulloch non dovrei averci a che fare più di tanto, comunque starò attenta.»

   
 
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