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Autore: Mannu    07/07/2024    0 recensioni
Sole, in fuga. Hanno trovato aiuto tra i reietti della società, insieme a cybercriminali che vivono in un eterno crepuscolo tra legalità e malavita. Una comunità unita e solidale che pretende che ogni membro collabori e contribuisca come meglio può. E come potranno Maika e Yuki, due sorelle che nulla sanno di cybercultura? Due persone oneste che però non sanno dove andare, non hanno mezzi per provvedere se stesse e devono dunque piegarsi alle regole degli "hacker residenti", come si definiscono coloro i quali oltre a fuggire nel mondo virtuale, fuggono e si nascondono anche in quello reale.
Genere: Avventura, Azione, Science-fiction | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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Yuki e Maika, dopo - Missione firewall
Avvicinò la bobina ancora tiepida per la ricarica all'automatismo. Questo reagì prontamente: accolse la bobina alettata, la orientò con meccanica efficacia e la fece sparire, estendendosi subito per accogliere la successiva.
Gliela offrì e la magia del caricamento rapido si ripeté identica.
Rimise a posto la copertura della coscia, operazione sempre difficoltosa. Era realizzata in resistenti materiali compositi e fungeva anche da corazza.
Si dedicò all'altra coscia da dove estrasse le bobine scariche per sostituirle con altre cariche.
Per le braccia non ne aveva abbastanza: Fr4n le aveva fatto delle promesse a riguardo ma ancora non era riuscita a mantenerle. Per fortuna quelle che aveva erano sufficienti e non importava dove le installasse.
Si vestì. Abiti comodi, molto comuni, nessun colore, niente che potesse colpire l'attenzione.
- Prova, prova -
La radio. Ancora non aveva l'impianto mascellare, quindi usava una radio a onde corte. Pericolosa. Ma Ilah le aveva fritto tutte le antenne per isolarla dai militari, quindi… meglio così.
《Ti sento》 disse appoggiando due dita sul piccolo laringofono.
- Non serve, sento bene lo stesso -
《Occhei…》 staccò le dita dalla capsula e chiese quale fosse il prossimo passo.
- Rifornisci di batterie e poi esci. Come ti ho già spiegato, dovrai fare qualcosa di molto delicato -
Fr4n le spiegò da capo. La squadra aveva un obiettivo: un nodo protetto da un firewall apparentemente invincibile. Era suo compito accedere fisicamente al network alle spalle del firewall e rilasciare un worm. Ci avrebbe pensato quello ad aprire una breccia dall'interno.
Il bersaglio era una sottorete della GeoCredit, una grossa banca. Fr4n stessa aveva trovato un totem mal configurato in quella sottorete. Avrebbero potuto usarlo per colpire il firewall alle spalle e tirarlo giù. Passare direttamente dalla connessione del totem non era fattibile: i pacchetti di dati erano monitorati e un attacco sarebbe stato subito individuato.
Il traffico intorno a un firewall invece era decisamente maggiore. Avrebbero nascosto lì le armi, per così dire. Nella confusione. Fr4n aveva provato a spiegare a Yuki come funzionavano le cose, ma aveva faticato anche solo a trovare parole che la giovane potesse comprendere.
- Allora Yuki: quando ci sei avvisa -
Sistemò gli ultimi tocchi. Cappuccio sulla testa per nascondere i suoi caratteristici capelli bianchi e azzurri. Felpa chiusa fino al mento. Mezzi guanti per dissimulare le mani meccaniche. Occhiali aumentati di un tipo più simile a un visore RV. Non passavano mai di moda. Poteva nascondere metà del volto con quelli.
Cercò il comando di accensione e, con sua grande sorpresa, si avviarono. Aveva ora a disposizione orologio, bussola a nastro, una telecamera posteriore (cieca per via del cappuccio alzato) e uno zoom digitale 3x. Sgranava, ma meglio di nulla.
《Figata》 le scappò detto.
- Non giocare con gli occhiali. Non sono tuoi. Te li abbiamo dati solo perché sono a specchio -
《Esco》 disse Yuki sentendosi pronta.
Era ottimista. Non avrebbe dovuto fare altro che fingere di usare il totem. Una banale interrogazione.
Banale non tanto: sfruttando credenziali rubate avrebbe dovuto chiedere il saldo contabile di un conto non suo. Il totem avrebbe dunque attivato il secondo livello di autenticazione e lì entrava in gioco Fr4n.
Camminò tranquilla tra la gente, guardandosi intorno. Cercò qualcuno agghindato come lei e non ne trovò così tanti. Salì sul Tubo e lì la situazione cambiò un poco. Dopo alcune fermate scese a una stazione periferica, vicino al secondo settore. Un posto non proprio raccomandabile.
Fu uscendo dalla stazione che ebbe la sensazione di essere seguita.
Usò il trucco della vetrina ma ottenne solo di peggiorare la situazione. Un gruppo di perditempo, tutti di genere maschile, la raggiunse e cominciò a tormentarla.
《Come sei carina! Dove vai?》
《Cosa fai stasera?》
《Sei sola?》
《Che bel culetto hai…》
《Vieni con noi che ti portiamo in un bel posto… andiamo al cinema!》
Tra sghignazzi e commenti inopportuni se li trascinò dietro per un po', allontanandosi dall'obbiettivo.
Nella speranza che qualcuno notasse una ragazza molestata e intervenisse.
Vana speranza.
Inutile dissuaderli a parole. Per il momento si limitavano a seguirla e a cianciare.
- Riesci a liberarti di quei coglioni? -
Yuki si meravigliò. Fr4n la stava seguendo? Poteva vederla? Perché non interveniva?
《Non senza un po' di fuochi d'artificio》 bisbigliò Yuki ben sapendo che era proprio la risposta che la donna non avrebbe voluto sentire.
- Ferma, non fare nulla. Continua a trascinarli in giro -
Yuki si infilò in un negozio senza nemmeno sapere cosa vendesse. Si trovò subito addosso una commessa di taglia extra-large che alla sua richiesta di aiuto la cacciò letteralmente fuori ripetendo ad alta voce "Niente polizia qui! Niente polizia!" come una litania. Era incapace di dire altro.
La situazione peggiorò. Il branco aveva annusato la sua paura e si fece più aggressivo.
Cercarono di toglierle il cappuccio, di toccarle il culo, di metterla in un angolo.
Costretta a difendersi, Yuki colpì un braccio teso verso di lei, la mano adunca per aggrinfiarle gli abiti. Ne spintonò un altro facendolo ruzzolare per aprirsi la via e cominciò a correre.
《Hey, è tosta!》
《Non più di noi!》
Sentì alle spalle le loro voci: non parevano voler desistere. Controllò la velocità più che poté. Non voleva tradire la propria natura cibernetica. Ma aveva paura. Se l'avessero presa, sarebbero stati guai.
Li fece correre. Li distanziava, poi si fermava come se avesse bisogno di prendere fiato. Aveva il respiro affannoso, ma era più per la paura che per la corsa.
La raggiungevano sempre, ogni volta più incattiviti.
《Ma come fa a correre così?》 sentì alle sue spalle. Aveva raggiunto il limite: li aveva insospettiti.
《Devo fare qualcosa》 disse ansimante.
- Gira alla prima a destra e salta, c'è un tetto basso -
Fece come detto da Fr4n. Ma il tetto non era poi così basso. Si attivò il campo biotico, fortunatamente solo a una minima frazione della sua potenza.
《Uau!》 esclamò rimettendosi in piedi. Era atterrata a quattro zampe.
《Eccola!》
Era bastato a tradire la propria posizione.
Avevano capito che non si trattava di una ragazza normale.
- Se sono dei wrecker sei nei guai - la avvisò Fr4n. C'era una nota tetra nella sua voce.
Rottamatori. Raccattavano e rubavano qualsiasi cosa fosse meccanica, elettrica, cibernetica. La riducevano a pezzi per ricavarne ricambi. Illegali, ovvio. Criminali senza scrupoli. Yuki non volle nemmeno pensare a cosa le avrebbero fatto se l'avessero presa.
《Non sono un po' fuori zona?》
- Vero. Se vuoi puoi andare a dirglielo -
《Ti voglio bene, Fr4n.》
- Cerca di salire di un po', forse non ti seguiranno in una zona più civilizzata -
《Mi stanno seguendo?》 si meravigliò Yuki. Non li sentiva più.
- Se non ti dai una mossa tra quindici secondi li vedrai. Stanno arrivando da te -
Un istante di panico. Non c'erano tetti alla portata. O saltare giù da dove era venuta o dalla parte opposta. D'impulso scelse la prima.
- No! C'è… -
Fr4n non fece in tempo ad avvisare. Atterrata, Yuki si trovò faccia a faccia con la retroguardia del gruppo. Un brutto individuo, alto e snello, con muscoli, tatuaggi e piercing ben in evidenza.
《Ci sei!》 fu l'unica cosa che riuscì a dire. Poi Yuki lo frisse con una scarica.
- Hey vacci piano! Così me li ammazzi! -
Stavolta senza preoccuparsi di moderare la velocità, Yuki corse via.
Si fermò solo quando si rese conto che le suole delle scarpe stavano fumando. Annusò la felpa: puzzava di plastica bruciata, ma non molto. Le scarpe invece erano invecchiate di due anni in pochi secondi.
- Dammi un punto di riferimento che ti ho persa -
Yuki cercò di spiegare a Fr4n dove si trovasse in quel momento. La donna hacker era brava con le telecamere e la rintracciò in fretta.
- Non sei molto fuori strada, ma adesso basta giocare. Hai un lavoro da fare -
Yuki si fece guidare fino all'edificio dove c'era il totem. Era insieme a decine di altri nell'agorá, la parte aperta al pubblico.
Non si poteva pretendere molto da un edificio semiresidenziale del terzo settore a meno di venti minuti a piedi dal secondo settore, il più malfamato della stazione.
Ma questo sembrava messo davvero male.
Pur essendo frequentato, la maggior parte dei negozi era chiusa. Molti erano stati vandalizzati, le saracinesche divelte e le vetrine sfondate. Dove la saracinesca aveva resistito agli attacchi si erano accumulati mucchi di spazzatura.
Gli arredi urbani erano sporchi e danneggiati, dove ancora presenti. I cestini dei rifiuti brillavano per la loro assenza. Ne localizzò uno solo, usato per sfondare una vetrina e poi abbandonato lì tra i cocci, schiacciato in modo irrimediabile.
I totem riflettevano il medesimo degrado in cui versava l'agorá. Molti erano spenti o danneggiati, soprattutto quelli dell'amministrazione. Resistevano quelli delle banche e pochi altri che erano stati prudentemente ingabbiati in reti metalliche. Non era previsto che nessuno li toccasse ed erano stati installati in posizione sopraelevata.
- Cerca il 42, GeoCredit -
Yuki si guardò intorno finché trovò un totem GeoCredit. Ma non c'era numero: qualcuno era riuscito a vandalizzare la parte inferiore del telaio con qualcosa che sembrava colla a spruzzo. Una patina di sudiciume incrostato nel tempo faceva il resto.
《È questo?》 bisbigliò per non passare per una pazza che parla da sola. O per una drogata. Lì intorno non vedeva nessuno comunicare con nessuno. Ciascuno sembrava immerso nei propri pensieri. O tutti impegnatissimi, o tutti fatti di qualcosa.
- Carina, dovrai fare da sola. Non c'è una cam che funziona lì vicino. Ho solo un paio di grandangolari, e non ci faccio un cazzo -
Decise di provare.
Alzò il polso dove aveva indossato il bracciale hackerato dalla stessa Fr4n.
Il totem reagì. Ne descrisse il video a Fr4n.
- Login -
《Login》 ripetè Yuki a voce alta. Anche stavolta il totem reagì, chiedendo la frase di sicurezza.
- Sedici sesti e otto ottavi. Un androide sogna pecore elettriche -
Yuki ripetè a voce alta quella frase senza senso. Il totem avviò il controllo di autenticazione e l'analisi del timbro vocale. Poi lo schermo divenne totalmente nero.
《Ehm… Fr4n?》 Yuki si stava preoccupando.
- Zitta -
Apparve un messaggio al centro dello schermo. Una richiesta di autorizzazione era stata inviata al dispositivo di sicurezza registrato.
《Che dispositivo?》 chiese, incerta. Sapeva perfettamente che alla prima mossa sbagliata il totem avrebbe avvisato la polizia.
- Zitta! -
Passarono pochi, interminabili secondi. Poi il totem tornò a fiorire di colori e animazioni. In alto a sinistra ben evidente si leggeva "benvenuto signor Gerard Martensen".
- Estratto conto -
Yuki ripetè. Il totem obbedì. Colonne di numeri apparvero, inquadrate con rigore finanziario.
- Adesso tocca a te -
《Modo comando》 scandì Yuki. Il totem reagì presentando una finestra verde, vuota.
《Effetipí》 comandò, senza sapere cosa stesse facendo. Poi alzò di nuovo il bracciale. Confermò il trasferimento dell'unico file in memoria.
- Brava. Ora logout -
《Logout》 e il totem tornò alla schermata iniziale.
- Bravissima. Ora fila via, tranquilla e disinvolta ma senza perdere un secondo, chiaro? E niente percorsi diretti -
Non se lo fece dire due volte. Come Gerard Martensen non era granché credibile: se colta sul fatto sarebbe stato impossibile dare una spiegazione.
Mentre Fr4n e gli altri hacker residenti mandavano avanti l'attacco usando il grimaldello che lei aveva appena inserito nel sistema della GeoCredit, reato penale, lei scappò via.
Aveva solo una pallida idea di cosa avesse combinato Fr4n per "travestirla" da Gerard Martensen e non era sicura di volerlo sapere davvero. Era furto d'identità digitale, altro reato penale. Guai a vita. "Ma ormai ciò che è fatto, è fatto", si disse mentre mani in tasca, cappuccio sulla testa, occhiali a specchio ben calcati e sguardo basso, cercava di non accelerare troppo il passo.
Pensò di far sparire le proprie tracce usando il treno. Trovò una stazione del Tubo e ci si immerse senza esitazione, salendo sul primo treno disponibile senza nemmeno controllare dove fosse diretto.
Le andò male.
A pochi passi di distanza, accasciato su un sedile sporco, c'era il rottamatore che aveva fritto un'ora prima circa. Bendato e rattoppato in qualche modo, era accompagnato da due dei suoi. Probabilmente erano diretti in ospedale.
Cercò subito il punto più affollato del convoglio per nascondersi alla vista.
Ancora, le andò male.
Urtò senza volerlo una signora che reagì in modo sproporzionato. A nulla valse chiedere scusa: Yuki fu pesantemente apostrofata e con insistenza tale da attirare l'attenzione di molti viaggiatori nelle vicinanze.
E anche quella dei rottamatori.
Scese alla prima fermata, ma fu facile accorgersi di essere seguita.
Snello, muscoloso, coperto di cupi tatuaggi insoliti. Indossava un berretto di pile nero, aderente al cranio. Non accorciava le distanze ma non perdeva un centimetro: ce l'aveva con lei.
La stazione era troppo affollata per mettersi a correre con i propri impianti cibernetici. Cercò di mischiarsi agli altri viaggiatori scegliendo sempre i punti più affollati. Nulla: se lo trovava sempre alle spalle.
《Fr4n, ho addosso i rottamatori…》 quasi belò per la paura. Ancora pochi metri e sarebbe uscita dalla stazione. Sarebbe stata allo scoperto. Vulnerabile.
《Fr4n?》
La tentazione di mettersi a correre alla velocità massima fu pazzesca. Se l'avesse fatto si sarebbe attivato il campo biotico. Avrebbe potuto carbonizzare gli abiti. In mezzo alla folla avrebbe ferito e ustionato gravemente chiunque si trovasse troppo vicino alla sua traiettoria.
《Fr4n…!》 posò un dito sul collo in corrispondenza della capsula del laringofono.
Nulla.
La radio rimaneva muta.
Fu fuori dalla stazione. La folla si disperdeva in mille rivoli e si trovò sola. Non conosceva il luogo. Col terrore di sbagliare, col terrore di stare ferma troppo a lungo, scelse una direzione a caso e si incamminò spedita. Spaventata al punto di tremare.
L'avrebbero raggiunta, presa e smontata pezzo per pezzo. Magari uccidendola per comodità.
Accennò brevi corsette, come se fosse in ritardo a un appuntamento. Cercando di sembrare naturale si volse indietro. Come legato a lei da un filo invisibile, il rottamatore la seguiva disinvolto e disinteressato.
Più si inoltrava in quelle strade, meno gente trovava. Pochi locali, scarso traffico, nessun poliziotto.
Nemmeno trovava posti dove poter balzare, come aveva fatto prima. Senza Fr4n che le dava dritte guardandola attraverso le telecamere hackerate non era facile attuare quel tipo di fuga.
Pensò di arrampicarsi. G3rt, uno degli hacker residenti che più l'aveva presa in simpatia, le stava insegnando il parkour. "Sei una tracciatrice perfetta" le aveva detto, lodando il suo fisico asciutto ed essenziale. Ma senza alcun riferimento agli arti meccanici. Dapprima Yuki si era spaventata. G3rt era grande, grosso e manesco; sembrava avesse ben altre intenzioni. Invece con lei si era sempre dimostrato carino. Aveva intravisto in lui, sotto una corazza ruvida e spinosa, un uomo ben maturo, deciso ma dolce.
Le avevano presto detto che stava insieme a Fr4n, che invece sapeva essere spesso aspra, dura e vendicativa. Aveva cercato delicatamente una conferma. Fr4n si era chiusa a riccio, G3rt si era fatto una risata e aveva cambiato argomento.
Decise di stare ben sulla difensiva anche lei. Imparava quello che poteva da entrambi. Le attenzioni di G3rt non erano mai divenute vero interesse e Fr4n si era leggermente ammorbidita con lei. Per Yuki il capitolo era chiuso.
Considerò un percorso diretto cercando di mettere a frutto quel poco che era riuscita a imparare da G3rt. Il cuore le martellava nel petto per la paura. Non riusciva a decidersi. Usare quei bidoni per un pop up in corsa? Pericoloso addentrarsi in quel vicolo mal illuminato. Le pareti erano abbastanza vicine per una serie di cat leap ma non vedeva un punto di arrivo. Avrebbe incontrato un'apertura o una sporgenza e si sarebbe dovuta fermare. "E poi il cat leap non mi riesce tanto bene" si disse ripensando a tutte le volte che era caduta eseguendolo.
Proseguì dritto, cercando di non restare sola. Tormentata dal pensiero di essere inseguita, non resistette e si voltò a controllare.
Non c'era più.
Il suo inseguitore non era in vista.
Non seppe rallegrarsi. Dov'era finito? Sentiva di aver perso anche quel poco di controllo che aveva sulla situazione. Sentì il calore del panico salire dal centro del petto fino alla testa, incandescente. Doveva fare qualcosa e farlo subito. Ma non sapeva cosa.
Tornò indietro. Pensava al Tubo: il treno era sicuro. Affollato. Nessuno avrebbe osato toccarla a bordo di un convoglio stracarico di persone. Accelerò il passo.
《Ma dove corri…》
Rottamatori. Sbucati da dietro un angolo a pochi metri. Le sbarravano la strada. Uno aveva in mano una lattina. Ne strappò la linguetta. Non era certo una bevanda; Yuki sapeva bene a cosa serviva. Era una granata elettromagnetica, che esplodendo avrebbe provocato seri problemi ai suoi arti cibernetici.
Si voltò intenzionata a fuggire. Cadde dritta tra le braccia del suo inseguitore col berretto nero.
Quello la spinse indietro con forza. Sentì rotolare la granata.
《Troppo vicino, coglione!》
Poi il botto.
Yuki era già balzata via in preda al panico e quando l'onda EMP la raggiunse era già lontana. Le gambe cedettero, inciampò e cadde ma si rialzò subito senza danni.
Corse via senza curarsi di nulla, a gran velocità. Rallentò solo quando sentì puzza di bruciato. La felpa e i pantaloni stavano fumando. Era scalza: nemmeno si era resa conto di aver perduto le scarpe. Poi si accorse che intorno alle caviglie c'erano dei brandelli di qualcosa, forse proprio ciò che restava delle sue scarpe.
Cercò un nascondiglio: tra i passanti c'era chi l'aveva notata. Trovò rifugio sotto un portico sporco, in un angolo buio e puzzolente di urina, davanti a una vetrina cieca e devastata.
《Fr4n!》 gridò disperata, due dita premute sul laringofono così forte da farsi male alla gola, le lacrime agli occhi.
Nessuna risposta. La radio era muta e inutile. Le venne voglia di strapparla dalla tasca e scagliarla a terra.
La gente la additava. Stava attirando l'attenzione. Strinse il cappuccio sulla testa e si incamminò a occhi bassi. Gli occhiali funzionavano male, probabilmente danneggiati dall'impulso della granata. A malapena rusciva a vedere gli ostacoli, a schivare la gente. Diversi commentarono la puzza che emanava, magari scambiandola per una ubriaca, una drogata o entrambe le cose. Essere scalza non era d'aiuto.
Finalmente le cose sembrarono raddrizzarsi. Salì senza molti problemi sul Tubo. Viaggiò in disparte e a capo chino per la vergogna. Sembrava una stracciona. Fortunatamente non era l'unica: barboni disperati, tossici e ubriachi erano una presenza costante ovunque, anche sui convogli.
Giunta a destinazione senza incidenti, percorse un tratto a piedi fino al rifugio degli hacker residenti. Lo attraversò fino alla stanza che divideva con Maika, la sua amata, adorata sorellona.
Incontrò pochissimi hacker, che non la degnarono di un cenno nemmeno se disconnessi. Non contava nulla per lei. Voleva solo chiudersi nella stanza, togliersi di dosso quella roba puzzolente e rifugiarsi a letto.
《Imōto!》
Travolta. Yuki non trovò un'altra parola. Calda, impetuosa, forte. Quasi violenta. Ma morbida e traboccante affetto. Maika la abbracciò e la strinse forte al petto togliendole il fiato, senza darle nemmeno modo di fare due passi oltre la soglia.
《Mi stritoli》 scherzò Yuki alterando la voce. Ma la stretta della sorella maggiore era formidabile. Lei così gracile, ossuta e snella. Maika invece robusta, forte. Scherzava sempre con lei accusandola di essersi presa anche la sua parte di "ciccia". In realtà Maika non era certo grassa. Era davvero forte e muscolosa, pur conservando forme marcatamente femminili. Era lei quella cui doveva la vita, dopo i medici che l'avevano salvata amputandole tutti e quattro gli arti. Maika l'aveva accudita giorno e notte, curando tutte le ferite, visibili e invisibili. Per mesi e mesi. Maika aveva rinunciato a una fetta importante della propria vita per accudirla. Era per Maika, grazie a Maika se era ancora viva.
《Mi hanno detto che eri in azione… ma non ti ho vista collegata. Allora ho chiesto ancora e quando mi hanno detto che eri sul campo… ma come puzzi… sembra plastica bruciata.》
Yuki alzò gli occhi al soffitto.
《Sto bene, è andato tutto bene》 mentì, sentendosi subito in colpa《ci penserà la mia sorellona a uccidermi se non molla la presa…》
《Scusa!》 quando Maika sciolse l'abbraccio ma tenendola per le spalle per non interrompere il contatto, Yuki si accorse che i begli occhi della sorellona erano lucidi. Non resistette al rimorso e le raccontò tutto per filo e per segno.
Quando finirono erano sedute come erano solite fare: sul letto, una di fronte all'altra, seminude, le gambe che si toccavano, mani nelle mani, occhi negli occhi.
《Mi farai morire di paura》 mormorò Maika alla fine del resoconto.
《No, dai…》 Yuki combatté con un groppo alla gola 《c'è il campo biotico a proteggermi.》
《Scema.》
Per nulla al mondo avrebbe voluto dare un dispiacere qualsiasi alla sorellona. Non se lo meritava proprio.
Anche dopo essere stata impiantata era rimasta con lei. A ogni caduta c'era lei ad afferrarla, le tendeva la mano per risollevarsi. E non solo il corpo.
Una volta riguadagnata l'autosufficienza, Maika avrebbe potuto andarsene per la sua strada. Ricostruirsi una vita, distrutta dall'incidente che era costata la vita ai loro genitori e gli arti a Yuki, lasciando illesa Maika.
Invece no.
Era rimasta.
L'accudiva, la coccolava, la proteggeva. Tra loro due il legame di sangue era divenuto saldissimo. Era evoluto, indistruttibile. Al punto che spesso venivano scambiate per una coppia. O per madre e figlia, cosa che faceva infuriare Maika.
Tre colpi secchi, nocche contro la parete mobile. La porta non era più stata rimontata dopo che Yuki l'aveva fatta saltare via.
C'era Fr4n sulla soglia.
Gli occhi cerchiati, quel ciuffo colorato che dal cranio rasato le scendeva sulla fronte fino al mento era sparpagliato e le gettava cupe ombre sul viso. Le rughe agli angoli della bocca sembravano scavate con qualche attrezzo. Perfino i colori sul viso erano sbiaditi.
Era sudata e puzzava; la giacca rattoppata lasciata troppo aperta lasciava intravedere il seno.
《Hey, piccola…》
Aveva tra le mani un oloproiettore dozzinale. Entrò nella stanza e si sedette sulla sponda del letto senza chiedere. Era scalza e mostrava piedi nodosi.
《Ma c'è ancora puzza di bruciato qui…》 commentò accendendo l'olo.
Quello zampillò a mezz'aria un sito di notizie ritenuto abbastanza affidabile. Si parlava dell'arresto di un gruppo di criminali dediti al furto di tecnologia. Particolare enfasi veniva data al fatto che pareva, per motivi non ancora accertati, che si fossero neutralizzati da soli lanciandosi addosso una granata EMP.
《Sei stata brava oggi, davvero. Credo che rivendicheremo questo》 commentò Fr4n stanca 《magari la prossima volta cerca di mantenere un profilo un pochino più basso, occhei? Sarà un cazzo di casino toglierti da tutte le cam che ti hanno pizzicata.》
Concluse la frase con uno sbadiglio.
《Ah, dimenticavo… ne sai qualcosa?》
Puntò il dito sulla notizia sbriciolando l'ologramma. Quando i pixel tornarono a posto Yuki lesse che uno degli arrestati era ricoverato in ospedale in gravi condizioni.
《L'hai mandato tu all'MDM? Ben gli sta.》
Con un altro sbadiglio Fr4n si alzò portando con sé l'oloproiettore, lasciando Yuki interdetta.
Sulla soglia la donna si voltò.
《L'incursione è andata benissimo grazie a voi. Avete diritto al nick.》
Le sorelle rimasero a guardare lo specchio della porta vuoto. Poi all'unisono si volsero l'una all'altra.
Yuki aveva le lacrime agli occhi.
《Ho ammazzato uno…》 piagnucolò. Era sul punto di scoppiare in un pianto dirotto.
《"Grave" non vuol dire deceduto.》
Maika cercò di consolare a modo suo la sorella minore che si stava sciogliendo in un pianto silenzioso. Senza riuscirci.
Allora le afferrò le braccia meccaniche e se le mise intorno al torace per meglio stringersi al seno la sorellina che mormorava tra le lacrime.
Rimasero così, abbracciate strette, finché Yuki smise di piangere.
《Finito?》 Maika asciugò con le dita le lacrime dal viso della sorellina.
Yuki fece un cenno d'assenso e tirò su col naso, rumorosamente. Non ne era certa. La voglia di piangere era ancora tanta.
《Non dimenticarti che ti hanno attaccata. Ti sei difesa. Ti avrebbero smontata a pezzi.》
Yuki assentì, stentando però ad afferrare la gravità della situazione. Si immaginò a terra, immobilizzata dalla granata elettromagnetica, mentre intorno a lei i rottamatori le staccavano rudemente gli arti cibernetici. Si incupì. Una reazione violenta era davvero la soluzione?
《Finito? Davvero?》 insisté Maika, non convinta.
《Sì, sì…》 rispose brontolando. Spesso Maika aveva atteggiamenti materni nei suoi confronti. Troppo, a volte. Ma non le dispiaceva. A Maika doveva tutto. Non poteva dimenticarlo.
Balzato dal nulla dentro il tumultuoso flusso dei suoi pensieri, un dettaglio la colpì.
《Maika?》
《Dimmi.》
Fu Yuki stavolta a cercare il contatto fisico. Con delicatezza. Gli arti cibernetici le trasmettevano sensazioni remote, come dita intorpidite. Ma percepiva la pressione delle dita della sorellona, la pelle liscia e, blandamente, anche il calore.
《Perché Fr4n ha parlato al plurale? Ha detto "vi siete meritate il nick", una cosa così.》
Maika strinse le labbra. Per un istante distolse lo sguardo, dubbiosa su come rispondere.
《Beh…》 cominciò tentennando 《hai presente quando uno crede di fare una cosa che serve a qualcosa di preciso e invece serve a tutt'altro?》
《Maika… c'è qualcosa che dovrei sapere?》 temeva qualche brutta sorpresa. Raramente Maika si mostrava reticente. Aveva molti difetti, ma quello no.
《Ecco… Fr4n mi ha chiesto di dare una mano. Una cosa facile facile…》
"La stessa cosa che ha detto a me" pensò Yuki.
《Allora è saltato fuori che questo tizio… un poco di buono, eh… avrebbe dovuto ricevere un codice ma… insomma..》
《Maika?》
La sorellona sospirò e buttò fuori il rospo.
《Ho fatto finta di starci per hackerargli il bracciale e intercettare io il codice di autorizzazione.》
《Tu… hai fatto cosa?》 si meravigliò Yuki.
Maika vuotò il sacco.
Le raccontò tutto: del vestito scollato, delle bellissime scarpe, del bracciale hackerato. Non omise dettagli né riguardo la donnona platinata né dell'artista fatta fino al midollo. Riferì tutto, da quanto accaduto al bar fino a Martensen abbandonato attaccato a uno stim craccato con la testa piena di gialla.
Man mano che Maika raccontava ciò che le era successo, Yoko si illuminava. Sempre di più, sorridente, gli occhi scintillanti.
《Sei una mangiauomini!》 esclamò quando Maika giunse al termine del resoconto.
《Scema!》 la rimproverava, ma rideva anche lei 《È reato!》
"Poco ma sicuro" pensò "magari non ladre, ma complici e scassinatrici di certo".
《Siamo due malviventi! Yuhuuu!》 ululò Yuki abbracciando Maika, agitandosi e facendo cigolare la brandina.
《Tu non sei normale》 brontolò Maika ricambiando l'abbraccio, felice.
   
 
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