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Autore: Sophja99    05/09/2016    6 recensioni
Sono ormai passati milioni di anni dal Ragnarok, la terribile sciagura che ha provocato la morte di quasi tutti gli dei e le specie viventi e la distruzione del mondo, seguita dalla sua rinascita. Grazie all'unica coppia di superstiti, Lìf e Lìfprasil, la razza umana ha ripreso a popolare la nuova terra. L'umanità ha proseguito nella sua evoluzione e nelle sue scoperte senza l'intercessione dei pochi dei scampati alla catastrofe, da quando questi decisero di tagliare ogni contatto con gli umani e vivere pacificamente ad Asgard. Con il trascorrerere del tempo gli dei, il Ragnarok e tutto ciò ad essi collegato divennero leggenda e furono quasi dimenticati. Villaggi vennero costruiti, regni fondati e gli uomini continuarono il loro cammino nell'abbandono totale.
È in questo mondo ostile e feroce che cresce e lotta per la sopravvivenza Silye Dahl, abile e indipendente ladra. A diciassette anni ha già perso entrambi i genitori e la speranza di avere una vita meno dura e solitaria della sua. Eppure, basta un giorno e un brusco incontro per mettere in discussione ogni sua certezza e farle credere che forse il suo ruolo nel mondo non è solo quello di una semplice ladruncola.
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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Prologo

 

Intorno a sé non vedeva altro che distruzione, morte e dolore. Infine, il Ragnarok, la fine del mondo allora conosciuto, era davvero arrivata e aveva sconvolto ognuno dei Nove mondi: Asgard, dimora degli dei, che si ergeva sopra il Midgaror, regione degli umani; lo Jötunheimr, regno dei giganti di ghiaccio; il Mùspellsheimer, dove abitavano i giganti di fuoco; il sotterraneo mondo dei morti, Helheim; Álfheimr, terra degli elfi chiari; Svartálfaheimr, dimora degli elfi oscuri; Nidavellir, dove abitavano i nani e si trovavano le loro miniere.

Dopo secoli di pace e prosperità, la fine non aveva tardato ad arrivare, come profetizzato dalla veggente, la völva.

Era stato preceduto da un inverno durato tre anni, che aveva impedito ai raccolti di fruttare e aveva provocato la morte per freddo o fame di milioni di esseri viventi. Quindi, la corruzione e l'odio erano dilagati in ognuno dei nove mondi, provocando liti e assassini, fossero essi tra amici, familiari, fratelli e sorelle, coniugi. Nessuno era stato risparmiato da questo vortice di sangue e violenza. In seguito sparirono il sole, la luna e le stelle e sulla terra avvennerono innumerevoli catastrofi naturali, quali terremoti, alluvioni e terribili eruzioni vulcaniche.

Gli dei si erano riuniti per lo scontro finale tra il bene e il male sulla pianura di Vígrídr, scelta come campo di battaglia. Odino, il più forte e saggio tra gli dei, si schierò con le divinità al suo seguito e con le anime dei guerrieri morti in battaglia che erano state portate dalle valchirie nel Valhalla, un palazzo situato ad Asgard dove questi avevano continuato ad allenarsi in attesa della battaglia finale. Combatterono con vigore contro il dio del caos, Loki, alleato dei giganti di fuoco e di ghiaccio e di ogni altra creatura demoniaca mandata da Hel, dea degli Inferi, e liberatasi con l'inizio del Ragnarok.

Ed ora Vidar, giovane figlio di Odino, vedeva la battaglia imperversare davanti a sé, mentre ogni dio si scontrava contro il proprio nemico. Già in tanti erano morti e si erano uccisi a vicenda. Sembrava evidente che quella guerra non avrebbe salvato quasi nessuno se non i pochi eletti, tanto fortunati da poter vedere il nuovo mondo nascere.

Lui e suo fratello, Váli, insieme ai figli di Thor, il dio del tuono, Módi e Magni, erano stati lasciati nel palazzo di Asgard sotto la supervisione di Nanna, la dea della ferilità, per questioni di sicurezza e per evitare che venissero coinvolti, in quanto ancora troppo giovani per partecipare alla battaglia. Non potevano fare altro che guardare da lontano mentre i loro genitori e amici cadevano uno ad uno sotto i loro occhi. Sembrava certo che alla fine non sarebbero rimasti né vincitori, né vinti, dato che chiunque riuscisse a sconfiggere il proprio nemico veniva subito a sua volta ucciso. Fino al quel momento già gran parte degli dei e dei nemici erano stati ammazati ed erano rimasti solo i più forti, tra cui Odino e Thor, che erano impegnati in un furioso combattimento contro le più potenti e pericolose tra le creature demoniache, il grande lupo Fenrir e il Midgardsormr, un enorme serpente velenoso.

Vidar vide suo padre maneggiare abilmente la sua potente e immancabile lancia poco prima di tirarla contro il lupo. Quella si andò a conficcare sul suo petto e Fenrir emise un ululato di dolore, ma aveva mancato il cuore o qualcunque altro organo che avrebbe potuto procurargli la morte. Odino frappose qualche metro di distanza tra lui e il lupo, quindi prese la rincorsa e gli balzò contro, reggendosi alla lancia ancora piantata nell'animale. Si issò su di essa e si preparò a sferrare un pugno sulla mandibola del lupo, grande quanto lo stesso Odino, ma venne intercettato dalla zampa dell'animale, che lo colpì facendolo volare a terra. Il respiro di Vidar si fece più rapido. Se il padre non fosse riuscito a recuperare la sua arma, non avrebbe avuto altro che le sole mani per uccidere Fenrir.

Mentre tutta la sua concentrazione era focalizzata su suo padre, sentì un urlo e un forte lamento levarsi accanto a lui. Provenivano da Módi e Magni e per lui non fu difficile capire il motivo della loro disperazione. Thor era riuscito a sconfiggere il serpente con l'aiuto del suo imbattibile martello, ma non poté fare più di qualche passo prima di accasciarsi a terra, colpito dal veleno dell'animale entrato in circolo dentro di lui dopo essere stato morso dai suoi denti durante lo scontro. Si dispiacque per lui, che era oltretutto suo fratellastro, ma tutta la sua concentrazione era richiamata dal combattimento tra Odino e l'animale. Questo stavolta provò a balzare di nuovo su di lui dalla schiena, per arrivare al collo e tentare di strangolarlo, ma al lupo bastò agitarsi per fare perdere la presa al dio. Lo afferrò al volo e Vidar vide con orrore le fauci del mostro chiudersi intorno al suo corpo. Anche a quella lontananza poteva sentire le ossa del padre rompersi sotto la potenza dei suoi denti. Lanciò un urlo disperato con tutta la voce che aveva. L'immagine del lupo divorare Odino dissipò ogni altro pensiero nella sua testa e il suo corpo si mise in movimento ancora prima che il cervello gli ordinasse di farlo. Il fratello aveva iniziato a piangere, piegato su sé stesso, ma, come vide Vidar allontanarsi, gli chiese tra un gemito e l'altro: «Dove stai andando?»

Non gli rispose, accecato dal dolore e dal desiderio di vendetta. Come poteva suo fratello non capire? Non era anche suo padre quello che era stato appena mangiato da quell'animale come fosse stato solo un pezzo di carne al posto del re degli dei? Aveva sempre voluto bene a suo fratello Váli, ma in quel momento sentì di non averlo mai odiato così tanto, neanche nel più acceso dei loro litigi infantili, per non stare facendo altro che piangere invece di aiutarlo a vendicare Odino.

Sentì una mano amorevole e comprensiva prendergli il braccio e trattenerlo per convincerlo a fermarsi. Era Nanna. «Non fare sciocchezze. Non puoi competere con Fenrir.»

«Stanne fuori» gridò rabbioso, strattonandola per liberarsene. Le avrebbe chiesto scusa per il suo comportamento dopo, quando la sua furia si sarebbe sbollita.

Uscì dalla grande terrazza del castello e percorse più veloce che poteva ogni corridoio e scala per arrivare all'ingresso. Quindi, uscì e corse come il vento le migliaia di metri che lo separavano dal punto in cui si trovavano il cadavere di Odino e il mostro che lo aveva inghiottito. Puntò subito quest'ultimo e, senza smettere di correre, spiccò un balzo quando si trovò a pochi passsi da Fenrir che era distratto a gustare ancora i resti di suo padre. Atterrò sul suo collo e, forte dell'elemento sorpresa, si calò davanti e, lasciandosi cadere a terra, afferrò la lancia, staccandola dal corpo dell'animale. Quello, non aspettandosi il suo arrivo fulmineo, si allontanò guadagnando un po' di distanza per osservare il suo nuovo avversario.

Tu sei Vidar, figlio di Odino una voce gli entrò nella testa e solo in un secondo momento capì che era stato Fenrir a parlare. Il lupo si mise in posizione difensiva e aprì le fauci, scoprendo i denti sporchi del sangue del dio. Sei stato sciocco a venire. Farai la stessa fine di tuo padre.

Non appena finì di parlare, levò un grido di battaglia e gli andò contro, la lancia tesa verso il lupo. Quello ringhiò e si preparò ad azzannarlo. Quando si trovò vicino ad una delle zampe anteriori, prima che Fenrir avesse il tempo di alzarla e colpirlo con i sui artigli affilati, Vidar si issò su di essa e la risalì aggrappandosi sui peli del lupo e evitando che lo afferrasse con l'altro arto. Vedendo che ogni sforzo era inutile, quando Vidar fu abbastanza vicino, il lupo cambiò strategia e cercò di azzannarlo con le fauci. Il ragazzo approfittò della bocca aperta del lupo per fermarla mettendo un piede sulla mascella inferiore e una mano su quella superiore. Servendosi di tutta la forza che aveva, riuscì ad aprirle così tanto da spaccarle. Quindi, con la lancia stretta nell'altra mano, si lasciò ricadere a terra, mentre il lupo emetteva violenti e disperati guaiti. Si accasciò a terra, i sensi annebbiati dal dolore.

Vidar gli si avvicinò e pose un piede sulla sua gola. «Ed ora chi avrà la stessa fine di mio padre?» sibilò, con ancora in testa l'immagine della morte precoce del padre.

Il lupo non rispose. Sembrava si fosse ormai arreso al suo irrevocabile destino.

Vidar sollevò Gungnir, la lancia di Odino, e la calò sull'animale, trafiggendogli il cuore. I lamenti dell'animale si fermarono di colpo, insieme alla sua agonia.

Vidar estrasse la lancia macchiata del sangue del lupo e si guardò intorno. Il campo era ricoperto di corpi senza vita, gli stessi che una volta avevano ospitato divinità tanto potenti, e gli unici rimasti erano lui e un gigante di fuoco. Lo conosceva, molte volte lo aveva sentito nominare: era Sutr, il più forte tra i giganti del suo mondo. Si guardarono da lontano e lo vide alzare la sua spada fiammeggiante. Con questa sarebbe stato capace di far bruciare tutti i Nove mondi e comprese dal suo sguardo che era proprio questo ciò che stava per fare. Avrebbe distrutto ogni cosa, proprio come profetizzato. Nel suo viso ricoperto dalle fiamme, come il resto del suo corpo, poté leggere tristezza per aver perso tutti i suoi compagni ed essere rimasto l'unico sopravvissuto della sua specie. Vidar pensò che quello era esattamente ciò che stava provando lui. Sutr sollevò l'arma verso l'alto e iniziò a muoverla in circolo, prima piano, poi sempre più veloce, fino a creare un enorme tornado di fiamme. Vidar indietreggiò. Le fiamme si estesero in fretta, divorando l'ossigeno per ampliarsi e occupare maggiore spazio. Dopo pochi istanti, il fuoco già dominava l'intera pianura. Vidar cominciò a pensare che sarebbe stato travolto anche lui da quel turbine infuocato, ma, con sua sorpresa, come approcciò il fuoco, quello venne deviato da una sorta di scudo invisibile.

Non poté fare a meno di sentirsi sollevato, ma questo sentimento venne subito soppresso dal destino riservato ai cadaveri di suo padre e di tutte le persone che lo avevano visto crescere ad Asgard. Il pensiero corse poi a ogni essere vivente di tutti i Nove mondi che sarebbe stato carbonizzato prima che potesse anche solo accorgersene. Nonostante la rabbia che aveva provato per il fratello, pregò perché venisse risparmiato insieme a lui. Non poté fare altro che chiudere gli occhi e aspettare che le fiamme concludessero in fretta il loro macabro lavoro e si dileguassero.

 

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Angolo dell'autrice: Non farò spesso questi "angoli", perché preferisco interagire con eventuali lettori attraverso le parole della mia storia, senza fare un mio personale commento sotto ogni capitolo. Dico solo che questa è la prima storia che pubblico su efp e che non so se avrò molto tempo per aggiornarla con continuità a causa della fine delle vacanze, nonostante io stia scrivendo anticipatamente già da tempo i capitoli della storia. Spero solo che vi piaccia e che non riterrete minuti sprecati quelli che impiegherete nel leggerla. E magari lasciatemi una recensione, anche piccolapiccola, facendomi notare eventuali errori che potrebbero essermi sfuggiti nella revisione del testo ed esprimendo un vostro parere;)
   
 
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