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Autore: lmpaoli94    18/03/2017    0 recensioni
Era lì seduta in quel letto d’ospedale. Era ferma immobile. Da troppo tempo non si muoveva. Era quasi un anno che era in coma per colpa di un brutto incidente stradale. I genitori e tutti i familiari non avevano mai perso la speranza. Nemmeno il suo ragazzo Roberto che stava sempre accanto a lei nella certezza che un giorno si fosse risvegliata… Ma un giorno l’arrivo di una ragazza sconosciuta in ospedale che ha avuto lo stesso incidente della sua amata, gli avrebbe cambiato l’esistenza.
Genere: Angst, Malinconico, Triste | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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22°
 
Il corpo di Angelo fu ritrovato la mattina presto da una donna che stava portando a spasso il cane. Visibilmente scioccata, chiamò immediatamente la polizia che venne immediatamente sul posto. All’ispettore Coliandri e L’ispettore Palombi gli si prosperava una giornata lunga e difficile.
«Come si chiamava il ragazzo?»
«Angelo Ruvini, età sui 25 anni, disoccupato. Gli hanno brutalmente sparato in testa presumibilmente con un’arma di precisione»
«Un fucile da cecchino?»
«È molto probabile. Suo padre, Enrico Ruvini, è un venditore di auto che sta andando verso il baratro del fallimento»
«Come fai a saperlo?»
«Lo so perché ho comprato l’auto da lui e mi ha detto che i suoi affari non andavano tanto bene…» disse il medico legale.
«Ok, grazie dell’informazione. Ci sono delle tracce che l’omicida ha lasciato in giro?»
«Purtroppo no. Non abbiamo trovato nulla di rilevante. Nel caso contrario, verrete immediatamente informati»
«Perfetto» disse l’ispettore Coliandri.
«Credi che si possa collegare alla ferita che avuto Roberto qualche settimana fa’?» domandò l’ispettore Palombi mentre stava passeggiando con il suo collega.
«Non lo so, ma non è da escludere. Dobbiamo andare a parlare con suo padre e dargli la brutta notizia»
«Prima non possiamo andare a prendere un buon caffè? Conosco un bar qui vicino che lo fa’ alla perfezione! Con delle paste che sono la fine del mondo…»
«Palombi, non siamo qui per fare colazione. Siamo in servizio. Penseremo più tardi a mangiare»
«Sì, ispettore» ribattè il collega con tono affranto.
 
Quando i due ispettori erano arrivati dinanzi al cortile di Enrico Ruvini, l’uomo non aveva ancora lasciato la sua abitazione per recarsi al lavoro. Aveva pensato che anche se ci andava a metà mattinata, non sarebbe venuto nessuno.
Quando andò ad aprire, si impaurì immediatamente vedendo i due agenti di polizia perché come tutti sanno, quando vengono a bussare alla tua porta, non è niente di buono.
«Buongiorno, cosa posso fare per voi?»
«Lei è Enrico Ruvini?»
«Sì sono io»
«Dobbiamo dirgli una spiacevole notizia riguardante suo figlio»
«Cosa gli è accaduto? Non ha dormito nella sua stanza, stanotte»
«È morto signor Ruvini»
«Come, scusi?» disse Enrico visibilmente incredulo.
«Una donna l’ha trovato stamattina al parco qui vicino. È stato colpito e ammazzato con un fucile da precisione in fronte… Ci dispiace»
Enrico non fu in grado di dire minimamente una parola.
«Le promettiamo che faremo tutto il possibile per scovare quell’assassino. Intanto, possiamo fare qualcosa per lei?»
«N-no… Non ho bisogno di nulla…» disse l’uomo distrutto dal dolore e balbettando con un filo di voce.
«Le lasciamo qui il nostro biglietto da visita. Se ha da dirci qualcosa, non esiti a chiamarci. Passeremo tra qualche giorno quando lei si sarà ristabilito per fargli alcune domande»
«Non ce n’è bisogno agente… Può interrogarmi benissimo anche ora»
«Ne è sicuro, signor Ruvini?»
«Farei di tutto per assicurare alla giustizia un criminale così crudele»
«Bene. Possiamo entrare?»
«Sì, accomodiamoci in cucina»
I passi dei tre uomini per raggiungere la cucina, furono così silenziosi che quasi non si udirono nemmeno. «Vi posso offrire qualcosa?»
«No signor Ruvini, non ci serve niente» rispose il commissario Coliandri.
«Allora, cosa mi volete chiedere?» Ad interrogare iniziò prima l’ispettore Coliandri.
«Ultimamente suo figlio che tipo di compagnie frequentava?»
«Sicuramente non buone. Non ho mai conosciuto i suoi amici e non ero nemmeno sicuro che ce n’avesse alcuni su cui potersi fidare…»
«Pensa che suo figlio si sia infilato in brutti giri?»
«Forse sì. Da alcuni anni a questa parte, era diventato molto scontroso e venale. Mia moglie è venuta a mancare un po’ di tempo fa’ e le cose sono ulteriormente peggiorate. Non è mai riuscito a finire la scuola, mentre per quanto riguarda il mio lavoro, peggio di così non può andare»
«Accidenti! Come fate ad andare avanti?»
«Con i pochi risparmi che riusciamo a mettere da parte. Ma poi, come se non bastasse essere in guai finanziari, Angelo era divenuto uno spendaccione. Ogni volta che usciva fuori con i suoi presunti amici, ritornava sempre senza soldi. Talvolta anche indebitato quando si metteva a giocare d’azzardo»
«Lei non ha proprio la minima idea del gruppo che frequentava suo figlio?»
«Purtroppo no. Sto via dalla mattina alla sera e non ho il tempo di fare la spesa, figuriamoci di sapere che gruppo frequenta mio figlio… Dovevo pensare a tutto io: la casa, il lavoro, le spese. Lui non mi dava neanche un piccolo aiuto»
«Suo figlio era un ribelle e un irrispettoso»
«Ma non è sempre stato così. Forse se gli avevo impedito di frequentare brutte compagnie, sarebbe stato il ragazzo migliore che era da piccolo»
E fu in quel momento che le lacrime non poterono più trattenersi sul viso del povero Enrico. La morte di suo figlio era stato il colpo di grazia inferto nella sua dolorosa vita.
«L’unica gioia che ho potuto assaporare nelle ultime settimane è di aver conosciuto un altro mio figlio avuto da una storia precedente»
«Possiamo sapere il suo nome?»
«Non credo che sia rilevante…» protestò Enrico.
«Signor Ruvini, questo lo lasci decidere a noi.»
«Ok va bene. Il suo nome è Roberto Livisi»
Al suono di quel nome, i due agenti di polizia ebbero la conferma che l’omicidio di Angelo poteva associarsi alla tentato omicidio di Roberto.
«Grazie signor Ruvini, è stato di grande aiuto. Si ricordi che per qualsiasi necessità, chiami uno di noi due» disse l’ispettore Coliandri dopo che si era alzato dalla sua postazione.
«E mi raccomando: cerchi di non mollare e cerchi il conforto dei familiari a lei più stretti» disse invece l’ispettore Palombi.
«Grazie per il vostro sostentamento morale. Cercherò di fare il possibile»
E dopo una veloce stretta di mano, i due agenti uscirono dall’abitazione del signor Ruvini per mettersi sulle tracce di un pericolosissimo cecchino ancora a piede libero.
 
La notizia dell’uccisione del povero Angelo si diffuse in tutta la città.
Giornali e pure la televisione nazionale si era interessata alla notizia.
Per i coniugi Palieri, fu un vero shock.
«È una vera disgrazia!» aveva detto il signor Palieri a sua moglie.
«Puoi ben dirlo! Cosa avrà fatto per essere stato ucciso?» si domandò la signora Palieri.
«Non ne ho la minima idea Elizabeth»
«Forse io potrei saperlo… Con il suo carattere bugiardo e meschino che si ritrovava, si sarà messo in qualche brutta situazione, lasciandoci le penne»
«Elizabeth! Ma ti sembra il modo di parlare così di un povero ragazzo?!» domandò infuriato e fuori di sé l’anziano uomo.
«Calmati! Cos’è tutta questa furia?»
«Non ti permetto di dire certe infamità! Soprattutto quando  avevo legato con lui»
«Che poi, come hai detto pure te, è stato un grande sbaglio»
«Sì, ma non mi permetterei mai di offendere un morto. E non lo dovresti fare nemmeno tu»
«Va bene» acconsentì la signora Palieri con un filo di voce e controvoglia.
«Credi che dovremmo dirlo a Rebecca?»
«No! Non intendo turbarla ancora. Glielo diremo più avanti. Dobbiamo starle vicino più nel bene che nel male, non credi?»
«Credo che dovremmo proteggerla anche a costo della nostra vita»
La loro conversazione fu interrotta dai due agenti di polizia che si occupavano del caso: la coppia Coliandri e Palombi.
«Buongiorno signori Palieri. Scusate se vi interrompiamo, ma abbiamo bisogno di farvi alcune domande» disse inizialmente l’ispettore Coliandri che era quello che parlava molto di più rispetto al suo collega. «Certo, nessun problema. Accomodiamoci in sala d’attesa. A quest’ora non c’è nessuno» rispose il signor Palieri.
«Credo che abbiate saputo del tragico destino che ha colpito il povero Angelo…»
«Sì… Abbiamo letto la notizia stamattina sul giornale locale. Una vera disgrazia!» ribattè Alfredo quasi con le lacrime agli occhi.
«Voi lo conoscevate molto bene? Veniva spesso qui in ospedale?» domandò l’ispettore Palombi che aveva preso in pugno la situazione.
«Veniva spesso in ospedale per venire a trovare nostra figlia»
«E come l’ha conosciuta vostra figlia? Erano fidanzati?»
«È una lunga storia, signor ispettore. Cercherò di essere breve»
«Basta che non tralasci nulla d’importante»
«Cercherò di non farlo»
Il signor Palieri raccontò ai due ispettori la prima volta che si era introdotto nella vita sua , di sua moglie che non aveva mia legato con lui e soprattutto con sua figlia che ha tentano invano di conquistarla.
«Perché lei, signora Palieri, non ha mai legato con quel ragazzo?»
«Perché dal primo giorno che l’ho visto, ho subito capito che era un bugiardo e un impostore. E infatti si è rivelato così. Perché lui asseriva che aveva conosciuto mia figlia prima che lei finisse in coma, arrivando a dire che era il suo amante. Ma mia figlia, furba e sveglia com’è, non si è fatta abbindolare da quel mascalzone e le sue cattive intenzioni, sono venute alla luce»
«Vostra figlia sa dell’uccisione di Angelo?»
«No, e non intendiamo dirglielo. Per il momento. Come ho detto a mio marito, è già stata turbata abbastanza»
«Sì certo… Ora il problema principale potrebbe essere che l’assassino potrebbe venire a cercare e uccidere vostra figlia…»
«Cosa?!»
«Non dirà sul serio?!» domandarono in coro i coniugi Palieri visibilmente spaventati e sbigottiti.
«È solo una possibilità… Ma dovremmo farci trovare pronti perché non accadi l’irreparabile. Spero che mi avrete capito»
«S-sì ispettore. In poche parole dovremmo stare appiccicati a nostra figlia»
«Esattamente»
«Elizabeth, credo che dovremmo raccontare a Rebecca di tutto quello che è successo: dalla morte di Angelo a questo criminale senza scrupoli»
«Sì, penso che non possiamo fare altrimenti…»
«Intanto, ci saranno alcuni dei nostri uomini che controlleranno il territorio 24 ore su 24 7 giorni su 7, finchè le acque non si saranno calmate»
«Grazie del vostro aiuto, agenti» disse cordialmente il signor Palieri.
«Grazie a voi per aver risposto alle nostre domande» ribattè l’ispettore Coliandri.
«Teniamoci aggiornati e restiamo uniti per combattere questo pericoloso malvivente»
«Senz’altro, ispettore»
«Rimarremo qualche ora a farvi compagnia per ispezionare il territorio intorno all’ospedale. Così per vedere dove il criminale potrebbe colpire»
«Credo che il posto principale, sia il palazzo che si affaccia alla camera di nostra figlia»
«Ovvero nel punto in cui hanno colpito Roberto? Potrebbe avere ragione. Palombi, mandi subito un folto numero di uomini a controllare il palazzo che sta di fronte all’ospedale»
«Subito»disse il suo compagno correndo subito sul posto.
«Se solo Roberto fosse qui…» disse ad un certo punto Elizabeth.
«Perché dice così?»
«Perché ci avrebbe dato la forza necessaria e la tranquillità come ha sempre fatto quando nostra figlia era in coma. Non potrei mai scordare quei giorni»
«Nemmeno io… Anche perché gli devo delle scuse su come mi sono comportato»
«Meglio tardi che mai» ribattè sorridente la donna anziana.
   
 
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