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Autore: heliodor    11/08/2017    2 recensioni
Joyce è nata senza poteri in un mondo dove la stregoneria regna sovrana. Figlia di potenti stregoni, è cresciuta al riparo dai pericoli del mondo esterno, sognando l'avventura della sua vita tra principi valorosi e duelli magici.
Quando scoppia la guerra contro l'arcistregone Malag, Joyce prende un decisione: imparerà la magia proibita per seguire il suo destino, anche se questo potrebbe costarle la vita...
Tra guerre, tradimenti, amori cortesi e duelli magici Joyce forgerà il suo destino e quello di un intero mondo.
Fate un bel respiro, rilassatevi e gettatevi a capofitto nell'avventura più fitta. Joyce vi terrà compagnia a lungo su queste pagine.
Buona lettura!
Genere: Avventura, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Nell'ombra

La nuova sistemazione promessa dal principe Tharry era più di quanto si aspettasse.
Il nuovo alloggio era una camera in una delle torri più basse. Tra le mura esagonali c'erano un armadio, un comodo letto e persino un piccolo bagno.
Oren quasi si mise a piangere quando il valletto gli spiegò come funzionavano l'acqua calda e quella fredda.
"Per qualsiasi altra cosa chiamate me" disse l'uomo.
Ho un valletto personale? Pensò Oren.
Nemmeno nei suoi sogni più sfrenati.
E pensare che per ottenere tutto quello non aveva fatto alcuno sforzo.
Era tutto merito della principessa Joyce. Forse non era così sprovveduta come pensava.
Si gettò sul letto assaporando il fresco profumo delle lenzuola e la morbidezza dei cuscini. Se i suoi amici al villaggio lo avessero visto in quel momento...
Passò un paio d'ore a crogiolarsi nell'ozio, poi si concesse un bagno e aprì l'armadio.
C'erano dei vestiti.
Non di foggia raffinata come quelli dei ricchi e dei nobili, ma erano abbastanza eleganti e dignitosi. Scelse un pantalone scuro e una casacca grigia. Indossò degli stivali neri e si legò in vita la spada.
Si osservò a lungo nello specchio sistemando i particolari, come la piega dei pantaloni o il risvolto della blusa.
Era ancora presto per il ballo e lui non era tra gli invitati, anche se avrebbe presenziato. Era già stato avvertito da un valletto di presentarsi puntuale in una delle sale interne riservate alla servitù e ai soldati.
Oren ubbidì e scese di sotto di buonumore.
Come aveva detto il valletto, la sala era riservata a chi aveva un compito da svolgere nel castello. Vi regnava un'ordinata confusione fatta di camerieri in livrea che andavano avanti e indietro, valletti indaffarati, ancelle che chiacchieravano e soldati che si lamentavano della pessima paga o del cibo.
Oren li ignorò e puntò verso il corridoio che portava all'esterno della sala e, da lì, allo spazio che era stato riservato agli ospiti di alto rango.
Due guardie sorvegliavano l'ingresso della sala da ballo. "Dove vai?" gli chiese una bloccandolo.
"Guardia personale della principessa Joyce" rispose Oren.
"Non mi hanno avvertito" disse la guardia.
"È sulla lista" disse l'altra guardia. "Hanno avvertito me."
"E quando pensavi di dirmelo?" chiese la prima guardia a muso duro.
L'altro si strinse nelle spalle.
Oren li lasciò al loro piccolo litigio e proseguì oltre.
Il corridoio terminava in una sala ottagonale. Il pavimento di marmo splendente rifletteva i preziosi arazzi e i quadri che erano appesi alle pareti. Lampadari spandevano una luce soffusa che rendeva l'atmosfera incantata. C'erano donne e uomini in vestiti eleganti, per lo più uniformi grigie e rosse. Un uomo gli passò accanto sfiorandolo. Indossava uno strano copricapo cilindrico e portava dei vistosi baffi a manubrio.
Oren si trattenne dal ridere.
C'erano anche gli stregoni del circolo Taloras, nei loro mantelli bianchi e rossi ricamati d'oro. Formavano dei piccoli capannelli cui a volte si univano i nobili e le donne più eleganti.
In mezzo alla sala, al ritmo della musica eseguita da un'orchestra di archi formata da una trentina di elementi, un centinaio di uomini e donne erano impegnati in una complicata danza.
Oren non aveva mai ballato quella musica. Al villaggio ogni tanto si svolgevano delle feste e c'erano balli e canti, ma non in posti eleganti come quelli.
Di solito si ballava in un fienile o su di una pedana di legno allestita per l'occasione.
Il pensiero del villaggio gli fece passare di mente il motivo per cui era lì.
Cercò tra i presenti la principessa Joyce, ma non la vide.
Forse non era ancora scesa dalla torre.
Valutò se fosse  il caso di aspettare o andare in giro a cercarla.
Decise di aspettare qualche minuto.
Re Hagar era al centro dei capannelli di persone più numerosi. Uomini e donne facevano a gara per rendergli omaggio con vistosi inchini e saluti plateali.
Oren notò che non cerano stregoni attorno a lui. A Valonde re Andew era sempre accompagnato da un membro del circolo di alto rango.
Il re di Taloras sembrava solo in quella sala.
Fatta eccezione per la strega che tutti chiamavano Lady Gladia.
Una delle guardie con la quale condivideva l'alloggio fino a qualche giorno prima l'aveva chiamata l'inquisitrice.
Oren gli aveva chiesto che lavoro facesse un'inquisitrice.
"Non sai proprio niente tu? Da dove vieni, ragazzo?"
Oren aveva fatto spallucce.
La guardia aveva riso, poi si era fatto serio. "C'è sempre un'inquisitrice o un inquisitore in un circolo magico. Lo sanno tutti."
"E che cosa fanno?"
"Danno la caccia agli stregoni fuorilegge."
Oren ne aveva sentito parlare. Esistevano degli stregoni senza circolo o che si erano macchiati di qualche crimine ed erano stati esiliati. I più pericolosi diventavano fuorilegge e veniva data loro la caccia.
"I più pericolosi li portano a Krikor, nel continente minore" disse la guardia.
Oren non aveva mai sentito quel nome. "Che posto è?"
"Un inferno. Di giorno fa così caldo che le rocce vanno in ebollizione e di notte la temperatura scende così tanto che si gela se si resta all'esterno."
Oren non riusciva a credere che esistesse un posto così terribile. Tutto ciò che sapeva del continente minore era quello che gli avevano raccontato al villaggio. Una terra arida e inospitale abitata da popoli selvaggi e bellicosi.
Lady Gladia era l'unica strega che rivolgesse la parola al re. I due ogni tanto si appartavano per parlare e poi tornavano dagli ospiti.
C'era anche un'altra persona che incuriosì Oren. Era il comandante Jakob.
I soldati glielo avevano subito indicato per metterlo in guardia. "Non guardarlo negli occhi e non contraddirlo mai" lo avevano avvertito. "E prega che non ti rivolga mai la parola."
Oren non aveva avuto occasione di incontrarlo o di parlargli e sperava di non farlo mai.
Fu un caso se lo notò ai margini della sala intento a discutere con alcuni stregoni.
Ogni tanto Jakob annuiva e sollevava la testa, rispondendo a una domanda o ponendone una lui stesso.
Da quella distanza Oren non riusciva a sentire cosa si dicessero né gli interessava.
Poi notò che la testa del comandante si era voltata dalla sua parte e i suoi occhi lo stavano osservando.
Distolse subito lo sguardo rivolgendolo altrove.
A pochi assi da lui c'era una giovane strega dai capelli marroni che guardava in direzione della scalinata che dal livello superiore del castello portava alla sala.
Delle figure si muovevano in cima ai gradini.
Oren riconobbe subito il principe Tharry e la principessa Lionore. In mezzo a loro, sotto il braccio del principe, c'era la principessa Joyce.
Indossava un abito azzurro e bianco completo di una gonna vaporosa e dalla trama leggera come seta. Il tutto impreziosito da ricami in oro e argento.
Tharry indossava l'uniforme bianca e rossa e portava legata in vita una spada dall'elsa lavorata.
Lionore indossava un abito rosso ricamato in argento con i simboli del circolo di Taloras.
L'attenzione di tutti i presenti si concentrò subito sui tre principi che stavano discendendo la scalinata con passo solenne.
Oren notò che la principessa Joyce faceva vagare lo sguardo per la sala come se stesse cercando qualcosa o qualcuno.
Notò anche che la ragazza dai capelli marroni stringeva i pugni e aveva l'espressione accigliata.
Lady Gladia seguiva la scena con espressione neutra.
Il re andò incontro ai suoi eredi e all'ospite e li guidò negli ultimi gradini.
La folla di curiosi accalcata attorno alla famiglia reale aumentò, facendo temere a Oren che ci sarebbero stati dei problemi.
Tutti volevano complimentarsi con i principi e salutare la futura principessa di Taloras.
Oren non riusciva a distinguere le parole da quella distanza, ma ne aveva sentite abbastanza a Valonde.
I complimenti che i nobili si scambiavano finivano per somigliarsi tutti. E quasi sempre erano fasulli.
Però doveva ammettere che le due principesse erano raggianti e i complimenti meritati.
Si spostò per guardare meglio, scegliendosi un posto vicino a una delle balconate che davano sull'esterno.
A differenza di Valonde la sala era stretta e lunga, e le scale scendevano verso il basso da uno dei lati corti di quel rettangolo.
L'orchestra intonò una melodia solenne. I nobili presenti recitarono le strofe di una canzone che parlava di antichi eroi che colonizzavano una terra dura e povera.
Era l'inno di Taloras?
Oren non l'aveva mai sentito.
Terminato il pezzo l'orchestra tornò al solito repertorio di danza.
Re Hagar venne di nuovo accerchiato dai nobili mentre i tre principi si gettavano nella mischia danzando.
Tharry e Joyce formarono una coppia mentre la principessa Lionore ballò con un giovane dall'aspetto anonimo che indossava il mantello del circolo di Valonde.
Oren lasciò che lo sguardo vagasse per la sala. Come diceva suo zio Mythey, doveva anticipare il pericolo, non limitarsi a combatterlo.
Ma da dove poteva provenire il pericolo? In quella sala non c'era nessuno con un atteggiamento minaccioso.
Forse la donna che nascondeva il viso dietro un ampio ventaglio e lanciava occhiate fugaci ai presenti?
Oppure l'uomo in divisa che si guardava attorno con sguardo severo?
O il valletto che aveva trangugiato una delle coppe di vino credendo di non essere visto?
L'occhio gli cadde sulla strega dai capelli castani. Non staccava gli occhi dalla principessa Joyce, seguendone ogni volteggio e piroetta.
Quando Tharry le sussurrò qualcosa all'orecchio e lei esplose in una dolce risata, la strega digrignò i denti e socchiuse gli occhi.
Oren prese un appunto mentale e decise che non l'avrebbe persa d'occhio.
Un giovane stregone con i simboli di un circolo straniero le si avvicinò e le disse qualcosa.
La strega dai capelli castani gli diede una risposta a denti stretti.
Il giovane stregone si ritirò con espressione delusa.
Forse le aveva chiesto di ballare ed era stato respinto.
Il comandante Jakob si avvicinò alla giovane strega e le disse qualcosa.
La strega dovette dargli una risposta sprezzante, perché il comandante le rivolse un'occhiata severa.
La strega scosse la testa e andò via a passo sostenuto, dirigendosi verso le balconate.
Jakob rimase dov'era, guardandosi attorno come per assicurarsi che nessuno lo avesse notato.
Oren distolse lo sguardo un attimo prima di incrociare quello del comandante.
Quando tornò a guardare nella sua direzione, era sparito.
E anche Tharry e la principessa erano spariti.
Dannazione, pensò Oren. Si era distratto solo un attimo ed eccolo lì, aveva perso di vista l'unica persona che non doveva sfuggirle.
Cercando di non farsi prendere dal panico si avviò verso le balconate.
Facendosi strada tra la folla raggiunse la balaustra che lo divideva da un folle volo di alcune decine di metri.
Lì si guardò attorno cercando di individuare la principessa tra quella folla.
La vide che parlava con Tharry e un uomo in uniforme. Sembrava che il principe la stesse presentando.
L'uomo in uniforme disse qualcosa e la principessa Joyce arrossì.
C'erano altri dignitari in attesa e un paio di giovani stregoni e altrettante streghe con indosso i mantelli dell'ordine di Taloras che formavano una fila variegata di persone.
Tharry le presentò tutte una a una e la principessa Joyce li omaggiò di un cortese inchino.
Per ultima si fece avanti una strega dai capelli castani.
Oren ebbe un tuffo al cuore.
Era quella che aveva parlato con Jakob qualche minuto prima.
Mentre Tharry la presentava stringeva i pugni e sembrava sforzarsi di sorridere.
Anche il principe sembrava più rigido del solito e imbarazzato. I suoi occhi sembravano evitare la strega dai capelli castani.
Lei invece non faceva niente per nascondere il suo astio. Disse qualcosa che Oren non poteva sentire.
La principessa Joyce guardò Tharry stupita e lui evitò il suo sguardo, rosso in volto. Disse qualcosa alla strega dai capelli castani. Questa gli voltò le spalle e si allontanò a passo sostenuto.
Mentre si allontanava prendeva a spintoni chiunque si mettesse sul suo cammino e mormorava qualcosa tra i denti.
Oren si mosse verso di lei cercando di farlo sembrare un caso.
Lei lo respinse in malo modo.
Oren colse poche parole di quello che stava mormorando. "... un dardo nella schiena..."
La guardò allontanarsi e poi la seguì.
 
Oren seguì la strega nella sala e poi in uno dei corridoi laterali. Si tenne a distanza di una ventina di passi, facendo attenzione a non farsi scorgere. Per fortuna la ragazza non si voltò mai una volta.
Si fermò in un ampio salone deserto.
Per non farsi vedere Oren si nascose dietro una delle tende che adornavano le ampie vetrate di una finestra.
La strega passeggiò avanti e indietro per una decina di minuti.
Nascosto dietro le tende, Oren cercava di pensare alla prossima mossa. Aveva seguito la strega d'istinto, spinto dall'atroce sospetto che potesse far del male alla principessa Joyce, ma ora cominciava a pentirsene.
Lui non era uno stregone, non aveva poteri e in uno scontro frontale non aveva alcuna speranza di prevalere. Avrebbe dovuto avvertire qualcuno del pericolo e lasciare che se ne occupassero loro.
Qualcuno sopraggiunse in quel momento.
Era il principe Tharry.
"Noela" disse il principe. "Si può sapere che cosa ti è preso?"
"Cosa è preso a te" disse la strega con voce rotta dal pianto. "Hai dimenticato la tua promessa?"
"Noela..." disse tentando di abbracciarla.
Lei lo respinse in malo modo. "Volevi torturarmi presentandomi quella piccola intrigante?"
"Non sai di cosa parli."
"Invece lo so bene. Vi ho visti come ballavate insieme, mentre tu le sussurravi dolci parole."
"Era una battuta su com'era vestito un ospite" si difese Tharry.
Noela gli voltò le spalle e iniziò a singhiozzare.
Tharry le cinse le spalle con delicatezza. "Mi dispiace che tu abbia dovuto assistere a tutto questo. Ma se non l'avessi fatto, i sospetti..."
"Cosa vuoi che importi ormai? Tutto è perduto."
"Non dire così."
"Tu dovevi sposare me" disse Noela voltandosi di scatto. Aveva gli occhi arrossati per il pianto. "Lo hai promesso sul tuo onore."
"So quello che ho promesso."
"E allora mantieni la tua parola" lo sfidò lei.
Tharry chinò la testa. "Taloras ha bisogno di questa alleanza."
"Che vuoi che me ne importi?" singhiozzò lei.
Lui la trasse a se e la baciò, soffocando la frase successiva.
Quando si separarono, la strega non piangeva più. "Tharry..."
"Si risolverà tutto, Noela. Te lo prometto. Dopo il matrimonio..."
Oren non riuscì a udire il resto. I due si erano allontanati troppo.
Passò i successivi dieci minuti ad attendere il loro ritorno, ma quando fu chiaro che non sarebbero tornati, uscì dal nascondiglio e lasciò la sala.
Mentre usciva qusi andò a sbattere contro un uomo in uniforme.
I loro sguardi si incrociarono per un attimo e Oren perse un battito del cuore.
Era Jakob.
Che ci faceva lì il generale?
Riabbassò subito gli occhi e proseguì spedito per la sua strada. Senza voltarsi raggiunse il gran salone e poi uscì sulla balconata, dove si concesse un lungo respiro, come se fosse riemerso da un'apnea.
Inalò a fondo l'aria gelida della sera. Tremava e ci mise qualche minuto a riprendere il controllo di sé.
Aveva bisogno di riflettere prima di prendere una decisione.
Si risolverà tutto.
Dopo il matrimonio.
Quelle parole risuonarono nella sua mente.
Cosa sarebbe accaduto dopo il matrimonio?
Che piani aveva il principe Tharry?
Doveva avvertire la principessa. Se correva un pericolo, qualsiasi pericolo, era suo dovere fare qualcosa.
Ma non poteva lanciare un'accusa così grave senza alcuna prova a suo favore.
Era la sua parola, quella di un ragazzo di umili origini, straniero in terra straniera, contro quella di uno stregone ed erede al trono.
Il minimo che poteva capitargli era che lo sbattessero in prigione in attesa del processo. E nel frattempo il matrimonio si sarebbe celebrato lo stesso.
E dopo il matrimonio...
Rabbrividì.
Se almeno lo zio Mythey fosse stato lì. Lui avrebbe saputo cosa fare e come farlo.
Lui era solo un ragazzo sprovveduto, che aveva lasciato il villaggio di pescatori dov'era vissuto fino a poche settimane prima.
Non sapeva niente di matrimoni dinastici e intrighi politici.
L'attenzione degli ospiti sulla balconata venne attirata da qualcuno o qualcosa.
"Il re deve fare un annuncio" disse una donna con voce eccitata.
Re Hagar aveva alzato un calice per attirare l'attenzione dei presenti. "Vorrei che foste i primi a saperlo" disse il re sorridendo. "Stasera mio figlio Tharry ha chiesto la mano della principessa Joyce. E lei ha accettato."
Dai presenti si levò uno scroscio di applausi.
Oren si sottrasse alla folla che si stava accalcando attorno alla coppia di principi per festeggiarli.
Si sentiva soffocare.
Lasciò la balconata e tornò nella sala. Stava quasi correndo quando imboccò il corridoio.
Solo quando raggiunse il suo alloggio si sentì al sicuro. Chiuse la porta a chiave e andò a sedersi sul letto.
Doveva pensare.
Dopo il matrimonio. Non avrebbero agito prima, qualsiasi cosa avessero intenzione di fare. Se c'era una possibilità, doveva sfruttarla prima delle nozze.
Nella sua mente si formò un piano.
Doveva andare al porto e cercare una nave che li portasse a Valonde. Un vascello qualsiasi sarebbe andato bene. Quindi doveva convincere la principessa a seguirlo.
Quella era la parte più difficile. Avrebbe fatto delle domande alle quali lui avrebbe dovuto rispondere.
"Stavo seguendo una strega e l'ho sentita parlare con il principe Tharry" mormorò a bassa voce.
"Seguivi una strega?" chiese cercando di imitare la voce della principessa Joyce.
"Sì, mi ero insospettito..."
"Seguivi la persona sbagliata. Tu devi proteggere me."
"Sì, ma io..."
"Mi hai delusa Oren, non credo a una sola parola di quello che dici. Tharry mi sposerà e in quanto a te... un soggiorno nelle prigioni di Taloras ti schiarirà le idee."
Oren si nascose il viso tra le mani.
Qualcuno bussò alla porta.
Oren scattò in piedi. Chi poteva essere? Il suo valletto non era presente quando era tornato.
Si alzò e andò alla porta. "Chi è?"
Nessuna risposta.
Due soldati abbatterono la porta con una spallata ed entrarono, le spade sguainate.
Oren cercò di prendere la sua ma altri due soldati lo immobilizzarono. Cerò di divincolarsi, ma lo costrinsero a inginocchiarsi.
"Stai buono e non ti farai male" disse una delle guardie.
"Comandante, lo abbiamo preso" disse l'altra.
Il comandante Jakob entrò nel suo alloggio. "Portatelo nei sotterranei" disse alle guardie.

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