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Autore: satakyoya    13/08/2017    0 recensioni
Ebe, una ragazza angelo, e Pan, un ragazzo demone. Lei del PARADISO e lui dell'INFERNO.
Dei pretendenti per i due protagonisti. Pretendenti non desiderati ma costretti a dimostrare il loro amore davanti a tutti e tutto.
due destini che si uniscono, una maledizione che rischia di dividerli. uno scontro che cercherà di unire i due mondi.
Ce la faranno nella loro impresa??? E poi, riusciranno a vivere insieme o saranno condannati a restare divisi da una forza superiore?? Chi sarà questa forza superiore?
Lo scoprirete solo leggendolo e se vi piace recensite!!
Genere: Romantico, Slice of life, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Scolastico, Sovrannaturale
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[Contemporaneamente Eracle stava continuando a correre con il Cerbero che lo seguiva.
“Ehi, Cerbero, che ti succede? Sei stanco di seguirmi? Non hai più intenzione di battermi? Eppure ti credevo una bestia molto più forte.” Urlò Eracle. L’animale si arrabbiò e corse più veloce.
“Bene, vedo che ti sei deciso a fare sul serio. Hm, a questa distanza direi che va benissimo. Oramai non vedo nessuno. È ora di creare la foresta per il combattimento.” Disse Eracle. Distese le braccia davanti a sé, le spostò ai lati del corpo e in quella maniera iniziarono a crescere dal terreno un gran numero di piante.
Dopo un paio di metri Eracle rallentò la corsa fino a fermarsi e la stessa cosa lo fece il Cerbero.
“Ho fatto bene seguirti fino a qui. In questo modo ho la possibilità di ammazzarti per benino.” Disse la testa centrale del Cerbero.
“Oh, ma allora sai parlare. Beh, tanto meglio. In questo modo posso parlare nella tua stessa maniera.” Disse Eracle.
“E tu finalmente ti sei fermato. Devo dire che hai un’aria alquanto appetitosa. Lasciati divorare in silenzio da me.” disse il Cerbero.
“Maledetto tu... Provaci se ne hai il coraggio!” Disse Eracle. Dopo quelle parole l’animale alzò una delle zampe davanti, la mise sopra la testa di Eracle e la appoggiò al terreno con tutta la forza che aveva pensando di riuscire ad uccidere Eracle. Ma lui riuscì a schivarla rotolando con il corpo nella direzione dell’altra zampa.
“Sai, non sarà così facile per te uccidermi.” Disse lui.
“Tch.” Disse Il cerbero. Subito dopo alzò l’altra zampa e la spostò da una parte all’altra. Facendo questo lui era riuscito a colpire Eracle e a buttare giù il tronco di una pianta. Eracle aveva subito una forte botta alla spalla ma si rialzò e lo fissò negli occhi sorridendo.
“Sei davvero ottimo come avversario. Molto meglio di Zeus la volta scorsa.” Disse il Cerbero.
“Cosa?” disse Eracle.
“Ohi ohi, hai abbassato la guardia.” Disse il Cerbero. Poi lanciò una fiamma di fuoco dalla bocca. Eracle lo schivò nascondendosi dietro un albero, peccato che il fuoco era talmente potente da distruggere quasi tutto il tronco. Appena il fuoco finì Eracle corse ai piedi dell’animale e gli ferì una zampa davanti e una dietro. Dal dolore il Cerbero si mise a fare un verso fortissimo, forse peggio di prima.
“Maledetto. Come ti sei permesso di fare questo a me.” disse il Cerbero.
“Questo è niente rispetto a tutto ciò che so fare. Dovresti ringraziarmi per esserci andato piano ed aver colpito solo in superficie. La prossima volta farò peggio.” Disse Eracle.
“Perché tu credi che ci sia una volta prossima? Io ti ucciderò ancora prima che questo possa succedere.” Disse il Cerbero.
“Certo che lo credo. E non vedo l’ora.” Disse Eracle.
L’animale si infuriò molto al punto che diresse due serpenti che erano sul collo contro Eracle. Lui li schivò entrambi e subito dopo li schivò e li fece finire contro un albero. Questi si ritirarono verso il corpo del Cerbero ma un istante dopo le teste si ripresero e tornarono normali.
“Eh? Ma cosa… com’è possibile?” disse Eracle.
“Te l’ho detto, no? Io sono immenso, indistruttibile e molto più forte di prima.” Disse il Cerbero.
“Questo non è abbastanza, eh? Ohi, Cerbero, va bene da adesso in poi ti chiamerò mostro? Credo che ti si addice di più.” Disse Eracle.
“IO NON VOGLIO ESSERE CHIAMATO MOSTRO!” Urlò il Cerbero con tono arrabbiato.
“Però, quello è ciò che tu sei.” Disse Eracle.
“IO NON SONO UN MOSTRO! NON SONO AFFATTO UN MOSTRO!” disse il Cerbero infuriato. Mentre lo diceva spostò la zampa destra da sinistra verso destra e poi la zampa sinistra da destra a sinistra. Eracle riuscì a schivare il colpo della prima ma venne colpito sul braccio e sulla testa dal movimento dell’altra zampa. Venne scaraventato a terra con forza e gli usciva appena un po’ di sangue dalla bocca. Ma Eracle non si scoraggiò e sorrise.
“Ahia. Tch.” Disse Eracle.
“Fa male vero? Vedi, grazie alla benevolenza di Ade io sono stato in grado di venire qui ad assistere alla disfatta di Zeus. Tutto iniziò circa 500 mila anni fa. Allora io ero semplicemente una possente creatura che dominava e regolava una parte dell’INFERNO. Certo, avevo enormi poteri, come molte altre creature, ma questo non era abbastanza. Ade una volta capì la mia grandezza e la mia enorme differenza rispetto a tutti gli altri. Così decise di farmi salire di importanza e di valore, con l’onore di servirlo. L’ho sempre fatto fedelmente e lui mi ha sempre portato nelle sue battaglie. Poi nella scorsa battaglia ho avuto l’onore di battermi contro Zeus. All’inizio mi sembrava estremamene forte, ma si è rivelato essere un debole. Un inutile dio che controlla il PARADISO in maniera frivola. È sempre stato debole, circondato da molte donne e con molti figli. Zeus non riesce a controllare bene e a dominare un mondo così vasto, ecco perché Ade dovrebbe prendere il suo posto.”
“Tch. Tu sai solo dire parole al vento e offendere gli altri di cose non vere!”
“Questa è la sesta battaglia che lui fa e per il bene di Ade io ti ucciderò. Poi tornerò là e farò la stessa cosa con tutti gli altri. Quindi ora stai fermo e lasciati uccidere. Ti avviso che non sentirai alcun dolore.” Disse il Cerbero.
“Come se te lo lasciassi fare.” disse Eracle sorridendo. Lui si rialzò appena un po’ e appoggiò le mani a terra.
“Che hai da ridere adesso?” disse il Cerbero.
“Guarda, Cerbero. A quanto pare era solo per quello. È evidente che tu non hai il coraggio di affrontare Zeus e gli altri da solo e non hai nemmeno un obiettivo personale. Così hai deciso di fare tutto per il bene di Ade.”
“Esatto. Infatti io sono in grado di fare tutto e di distruggere ogni cosa”
“Ha ha ha ha ha ha ha!!!!!! Tu vuoi far credere a tutti di essere la più grande e la più potente creatura di tutti i tempi quando in realtà non lo sei. Mi viene da ridere solo a dirlo. Però vedi, questo non funziona con me.” disse Eracle.
“Huh? Che cosa vorresti dire?” chiese il Cerbero.
“Dimmi Cerbero, in tutto questo tempo non ti sei accorto di qualcosa?” disse Eracle con le mani ancora appoggiate a terra.
Infatti guardando attentamente vi erano delle piante che crescevano dal terreno e che avvolgevano le zampe dietro e la zampa sinistra davanti del Cerbero.
“Cosa? E queste da dove spuntano? Quand’è che sono apparse?” disse il Cerbero tenendo in alto la zampa destra. Probabilmente aveva paura che gli venisse bloccata anche quella.
“Ti piace il mio trattamento, Cerbero? Te l’avevo detto che la volta prossima avrei fatto di peggio. Bene, adesso è arrivato il momento di fare sul serio.” Disse Eracle. Il Cerbero appoggiò a terra la zampa destra.
Poi Eracle si alzò in piedi e iniziò a correre verso le sue zampe riuscendo a ferirgli quelle dietro con un pugnale che ha tenuto nascosto per tutto questo tempo in una delle cosce.
“E – E quello da dove spunta?!” disse il Cerbero.
Pugnalò le zampe dietro ma quando corse verso quelle davanti gli vennero incontro dei serpenti che cercarono di fermarlo. Quando quelli furono a poca distanza, lui tagliò le teste e procedette verso la zampa. Una volta arrivatoci, ci girò intorno e con il pugnale gli tagliò intorno senza però essere andato a fondo. Poi si spostò davanti all’animale dove lui fece un fortissimo rumore, probabilmente dal dolore. Un rumore molto più potente di quello di prima.
“Maledetto! Come ti sei permesso!” disse il Cerbero.
“Ohi, guarda che non ho ancora finito.” Disse Eracle che dopo quelle parole tornò ad attaccare le due zampe davanti. Mentre correva però il Cerbero gli lanciò contro una fiamma di fuoco ma lui la schivò, poi di nuovo dei serpenti e Eracle schivò anche quelli.
“Di nuovo i serpenti. Sei piuttosto ripetitivo.” Disse Eracle.
Il Cerbero gli lanciò un’altra fiammata, ma lo fece troppo tardi perché ormai Eracle era arrivato alle zampe davanti. A quel punto lui continuò a girare intorno prima ad una zampa e poi all’altra ferendoli a vicenda. Il Cerbero fece di nuovo un fortissimo rumore ma Eracle continuò a ferirlo. Questo avvenne per due o tre volte quando di scatto tutti i serpenti che erano al collo puntarono il loro sguardo verso Eracle.
“Mi stai facendo proprio arrabbiare.” Disse il Cerbero infuriato.
“Sì, esattamene questo io volevo. Forza, fatti sotto!” Disse Eracle.
I serpenti andarono verso Eracle e lui andava verso di loro. E non sembrava preoccuparlo. Lo faceva sorridendo, come se stesse andando incontro alla morte. Quando si trovarono a poca distanza, tagliò sia la testa sia una parte del corpo dei serpenti. Lo fece per tutti a parte per uno in cui spezzò la testa e poi si attaccò con il pugnale al collo mentre questo si ritirava.
“Ohi, che stai facendo? Sparisci! Mi stai dando fastidio!” disse il Cerbero dimenando il collo della testa centrale. Dopodiché con le altre due teste sparò fuoco proprio su collo centrale dove Eracle si trovava. Riuscì a schivarlo per fortuna e così due dei serpenti vennero bruciati.
“Ahia! Scotta! E fa male! Maledizione, adesso te la faccio pagare cara!” disse il Cerbero e mandò altri due serpenti contro Eracle.
“Di nuovo. Beh, a quelli ci penso dopo. Ora vediamo se la mia ipotesi è giusta.” Disse Eracle tra se e se.
“Sei poco sveglio e ripetitivo. Mi aspettavo di meglio da te, sai? E direi che ti ritieni diverso dagli altri.” Disse Eracle all’animale.
“Tch.” Disse il Cerbero.
Eracle a quel punto gli percorse tutto il collo fino ad arrivare sulla schiena, proprio dove si trovava il cuore. Peccato che era inseguito dai serpenti attaccati al collo dell’animale. Con una mano si attaccò al pelo del Cerbero mentre con l’altra combatteva i serpenti.
“Diamine, con una mano non posso farcela. Ma se lavoro con entrambe rischio di cadere a terra e farmi male. Che faccio… Che posso fare…” disse Eracle.
Di scatto gli venne una idea. Si alzò in piedi, aspettò un minuto o due in modo che le teste si allinearono davanti a lui e poi lanciò il pugnale contro di loro. Attraversò le teste e finì per conficcarsi sul collo del Cerbero.
In quel momento Eracle si diresse verso il cuore e quando ci fu sopra lo pugnalò con tutta la forza che aveva. Quella pugnalata fece così male che il Cerbero emise un forte lamento, simile a quello dei cani e così forte da sentirsi a grandi distanze. Poi alzò le zampe davanti per reggersi su quelle dietro ma così Eracle venne scaraventato a terra con una forte botta sulla schiena e chiuse gli occhi dal dolore. Rimase in quella posizione per un paio di minuti e intanto il Cerbero appoggiò a terra le zampe davanti. Nel farlo stava per mettere una zampa addosso ad Eracle quando lui aprì gli occhi e rotolò il corpo alla sua destra. Eracle si rialzò in piedi coraggiosamente.
“Maledetto! QUESTA VOLTA TI AMMAZZO!” disse la testa centrale del Cerbero mentre le altre due lanciarono fuoco in continuazione contro Eracle. Lui correndo prima a destra e poi a sinistra riuscì a schivare tutti i suoi attacchi. Eracle, continuando a spostarsi a zig zag, arrivò sotto la pancia del Cerbero e di nuovo a livello del cuore, lanciò in alto il pugnale andando a colpire esattamente il cuore.
Il Cerbero iniziò a non reggersi più sulle zampe davanti e a tremolare quelle dietro, quindi Eracle uscì dal lato sinistro dell’animale. Un istante dopo Crollarono a terra anche quelle dietro.
“Dannato, ecco dove ti eri cacciato!” disse il Cerbero girando la testa.
“Diamine! E adesso?” disse Eracle prima guardando lui e poi guardandosi intorno. si mise a corrergli davanti e poi il più lontano possibile mentre il Cerbero gli lanciò delle fiamme di fuoco. Eracle si ferma a una ventina di metri di distanza dietro un albero e appoggiò le mani a terra. Si mise a parlare, soltanto che la voce sembrava rimbombare intorno all’animale.
“Cerbero, a quanto pare sei conciato male.” Disse Eracle.
“Eh? Ma dove… dove sei? VIENI FUORI!!” disse la testa centrale del cerbero mentre le altre due lanciarono fuoco ovunque.
“Eh sì, sei proprio ridotto male. Che ti prende, non riesci più a uccidermi? Che farai adesso?” disse Eracle.
“Eh?”
“Hai intenzione di presentarti adesso davanti ad Ade? E che gli dici? ‘Mi dispiace vostra maestà ma sono stato sconfitto da un semidio.’?”
“Ma che stai dicendo! E come osi dire queste cose! Forza, vieni fuori! Vieni fuori che ti uccido in questo istante!”
“Ah… a quanto pare sei di nuovo caduto nel tranello del mio potere.” Disse Eracle.
“Eh? Ah, ma cosa…” disse lui guardandosi le zampe.
Infatti quelle ce le aveva bloccate da delle piante, sia quelle davanti che quelle dietro. C’erano anche delle piante che crescevano dal terreno e che lo stavano avvolgendo attorno al collo delle due teste laterali e strinse fino a che quelle non toccarono il collo al centro. Dopo un paio di secondi quelle piante iniziarono a stringere sempre di più.
“Ma cosa… che sta succedendo? Ohi, semidio, che diavolo stai facendo! Cavolo… fa male.”
“Non osare chiamarmi semidio. Non voglio sentirlo pronunciare da te.” Disse lui in tono serio e stringendo ancora di più le piante attorno al collo del Cerbero.
“Ahia, ahia, ahia. Fa male. Faccio fatica… a respirare…” disse il Cerbero facendo un ghigno sofferente.
Le piante continuarono a continuarono a stringere mentre Eracle alzò le mani da terra, prese il pugnale e si mise a correre verso di lui.
“Ah… ecco… dove ti eri nascosto…” disse il Cerbero.
Eracle non diede retta alle sue parole e una volta arrivato al collo, prese il pugnale, girò intorno ad esso e tagliò ben in profondità. Ci girò due o tre volte e ogni volta uscì un’enorme quantità di sangue. Poi finalmente le teste si staccarono.
“Non osare parlare in questo modo di Zeus. Lui è mio padre e devi portargli rispetto.” Disse Eracle.
Camminò all’indietro un po’ traballante a causa delle ferite fino ad appoggiarsi contro un albero. Si sedette e rimase lì un paio di minuti mentre distese il braccio destro e con la mano tracciò una linea orizzontale. Subito dopo la Foresta che lo circondava sparì.
“Me ne resto un po’ qui a riprendere le forze. Li raggiungerò più tardi. Credo che loro se la caveranno.” Disse Eracle e si addormentò.]
   
 
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