Recensioni per
L'Ultimo Crociato
di alessandroago_94

Questa storia ha ottenuto 11 recensioni.
Positive : 11
Neutre o critiche: 0


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Recensore Master
05/08/19, ore 16:00
Cap. 3:

Eccoci qui, alla fine.
Un finale amaro (e inaspettato), nonostante la sottile vena di speranza... non so dirti perché.
Lasciando perdere tutte le riflessioni esistenziali, sono sempre profondamente stupita dall'umanità dei tuoi personaggi: sono persone a tutto tondo, che compiono errori, che si interrogano sulle loro scelte e talvolta cedono anche alla vigliaccheria, rimettendo in discussione le loro convinzioni. Il racconto ha quasi il sapore di una parabola, che spinge a riflettere e a interrogarsi sulla legittimità (e sul significato) di certe azioni. Questa è la storia di Bruno, un uomo che rinnega la propria fede per salvarsi la vita - eppure, lo fa perché Dio lo vuole vivo - si vota alla causa dei nemici e, giunto il momento, torna in patria, tra la sua gente, per difenderla dall'invasione dei saraceni, un ultimo nucleo di resistenza che reca con sé la flebile speranza di poter riformare l'Impero.
Forse era proprio questo che Dio (in realtà sempre presente nel cuore di Bruno) voleva? Da non credente fatico a trovare risposta a una simile domanda, ma l'interpretazione più naturale che mi viene è proprio questa.
In ogni caso, ti rinnovo i miei complimenti, sia per la ricostruzione dei luoghi e della mentalità dell'epoca, sia per le varie riflessioni che mi hai fatto sorgere nel corso della lettura.
Alla prossima!^^
(Recensione modificata il 05/08/2019 - 04:02 pm)
(Recensione modificata il 05/08/2019 - 04:03 pm)

Recensore Master
05/08/19, ore 15:44
Cap. 2:

Eccomi anche qui.
Obbedire, o seguire la propria coscienza? Un dilemma di difficilissima risoluzione, che in questa storia si presenta a più riprese.
Prima, con la scellerata decisione di combattere quella crociata; poi, con Bruno che si trova costretto a rinnegare Dio pur di aver salva la vita.
Vedremo adesso cosa succederà, anche se non prevedo nulla di buono.
A tra poco per il capitolo successivo!^^

Recensore Master
05/08/19, ore 15:13
Cap. 1:

Ciao carissimo,
è da un bel po' che tengo d'occhio questa storia e finalmente adesso riesco a passare. Fin dalla prima riga (non leggo quasi mai le presentazioni, mi butto subito sulla storia xD) si capisce che è un'ucronia e trovo che tu abbia espresso molto bene il contesto "storico" in cui ci troviamo: mi piace l'idea dei due Imperi riuniti, e spesso mi chiedo quanto sarebbe cambiato il destino d'Europa se una cosa del genere si fosse davvero realizzata.
Ma speculazioni a parte, si parte dalla grande ucronia al piccolo racconto. Bruno è un giovane cavaliere umile e devoto,
un modello perfetto di guerriero della Croce. Mi pare di aver capito che questo Ordine (che tu non denomini) sia inventato e adesso sono curiosa di scoprire cosa succederà dopo l'arrivo del giovane principe e di tutti quei cavalieri in armi. Sembra che si stia preparando una guerra, anche se le ragioni sono ancora sconosciute al nostro protagonista (e di conseguenza, anche a noi lettori).
A prestissimo per il prossimo capitolo!

Recensore Master
28/07/19, ore 13:18
Cap. 1:

TERZO POSTO, CON UN TOTALE DI 44,5/50
L’Ultimo Crociato, di alessandroago_94

Grammatica e Stile: 8,5/10
Capitolo 1:
“hanno scelto curare” – “hanno scelto di curare”
“lo è anche il lavoro e il dovere” – “lo sono anche…” serve il plurale
“giunsero inaspettatamente” – “giungono”, la narrazione è al presente
“ci consegnano a ciascuno” – “consegnano a ciascuno di noi”, infatti “ci” e “a ciascuno” sono entrambi complementi di termine e costituiscono una ripetizione di significato
“E’ qui in pace” – “È qui in pace”, la E necessita l’accento, non l’apostrofo
Capitolo 2:
“al Andalus” – “al-Andalus”
“mezz’ombra” – “penombra”, il termine da te scelto è da usarsi solo nell’ambito del giardinaggio
“E’ solo ciò che ho scelto” – “È solo…” come sopra
“E’ preambolo” – come sopra
“io sorriso amaramente” – “io sorrido”
“Manco riesco a scinderla…” – “Nemmeno”, manco è troppo colloquiale
“a mio fianco” – “al mio fianco”
Capitolo 3:
“La maggior parte degli uomini… l’hanno già fatto” – “l’ha già fatto”, parte è il soggetto ed è singolare.

Passando allo stile, come ben sai il tuo modo di narrare mi è sempre piaciuto moltissimo. Anche questa volta hai deciso di puntare sulla semplicità, sia in termini di descrizioni che di lessico e lunghezza delle frasi, scelta corretta visto lo stato sociale del protagonista, che è solamente un soldato di umili origini. Tuttavia, con lo scorrere del tempo e della vita del protagonista la situazione è cambiata, e i termini più specifici non si sono rivolti solo all’ambito militare, ma anche religioso (sia cristiano che, nella prima metà del terzo capitolo, musulmano: mi è piaciuto che tu non abbia usato solo i soliti termini “mainstream”!).
Le frasi non hanno mai una lunghezza eccessiva, come detto, e si rivelano così molto adatte all’introduzione dello stile dialogato che caratterizzerà i primi due capitoli; come accennato, ho trovato i dialoghi molto realistici, in linea con le mentalità simili ma ugualmente differenti dei tuoi due protagonisti: li hai resi perfettamente un elemento funzionale alla caratterizzazione, svolgendo quindi un ottimo lavoro. Le descrizioni dell’ambiente e delle situazioni, invece, almeno inizialmente non sono molto approfondite, ma è possibile cogliere tutti i dettagli necessari per la caratterizzazione degli ambienti; mi è piaciuto molto l’utilizzo che hai fatto delle domande (retoriche o no) durante le fasi più introspettive, che lasciano trasparire tutta l’inesperienza del protagonista nell’affrontare situazioni di guerra: le nuove uniformi, le armi, i movimenti della maggior parte dell’esercito descritta come molto più arrancante, il non sapere come saranno gli infedeli… tutte queste descrizioni mirate puntano a far capire al lettore in quale direzione è destinata a scorrere la trama.
Un discorso a parte meritano le mirate descrizioni delle battaglie, in cui tutto è come dev’essere: le immagini scorrono veloci, l’adrenalina assale i combattenti e non c’è più spazio per i pensieri, si fa di tutto per aver salva la vita. A mio parere hai reso queste sensazioni perfettamente, quasi confondendo anche il lettore stesso ma non facendogli mai perdere di vista la situazione del protagonista, permettendo quasi di immedesimarsi in lui. La descrizione della scena finale del secondo capitolo è davvero molto forte, ha un grande impatto sul lettore, davvero.
In conclusione, la veste stilistica della tua storia mi è decisamente piaciuta: forse avrei preferito trovare alcune frasi più lunghe o strutturate, sai che sono un amante delle descrizioni approfondite, ma il modo in cui hai sviscerato i pensieri del tuo protagonista è stato molto coinvolgente. Solamente la grammatica è stata un po’ imprecisa, ma ugualmente complimenti!

Trama e Sviluppo del Pacchetto: 14/15
Senza dubbio, anche se non originalissima, la trama della tua storia è stata abbastanza lunga e complessa, ma ugualmente inerente al contest. Il tuo pacchetto, infatti, prevedeva che la vicenda fosse incentrata sì sull’aspetto ucronico della riunificazione dell’Impero, ma in particolar modo sullo scontro in un contesto alternativo tra Cristianesimo e Islam: senza dubbio, questo è stato l’aspetto centrale della tua storia: hai fatto in modo che l’Impero riconquistasse la Terrasanta, cosa accaduta anche nella storia reale ma che non si concretizzò mai veramente a causa della maggior forza delle potenze islamiche stanziate in Egitto rispetto ai Regni Crociati. Nella tua storia, un Impero unito ha certamente avuto un maggior numero di risorse, e i risultati sono evidenti, ma proprio a causa della mancata organizzazione di una fallimentare spedizione militare che va a modificare la perfettamente costruita situazione di partenza, molto presto esso crollerà.
Questa scelta che hai fatto prendere al giovane principe Enrico Porfirogenito ricalca molti combattimenti avvenuti anche durante la realtà: egli, completamente inesperto d’armi, in cerca di gloria indice una nuova crociata, causando la distruzione completa del suo esercito e l’invasione musulmana dell’Europa intera. In questo scenario, hai fatto muovere molto bene le vicende personali del tuo protagonista, che hai reso non solo un personaggio simbolico attraverso tre fasi diverse della sua vita, ma anche uno strumento di cui ti sei servito per approfondire lo scenario dell’ucronia e le condizioni di vita delle persone in essa presenti.
L’inizio, ambientato durante la vita quotidiana dei membri degli ordini cavallereschi di stanza a Gerusalemme (meta privilegiata da ogni pellegrino dell’epoca in quanto in territorio “sicuro”), mostra perfettamente la situazione per la quale Enrico causerà tutto il resto, ovvero la mancanza di conoscenza da parte dei Cristiani di tutto ciò situato oltre il confine che avrebbero dovuto invadere! La scena nella chiesa con il cavaliere-sacerdote è molto significativa, secondo me, perché mostra un rapporto più interiore (ne è un lampante esempio la bellissima frase “Troppe persone poi fanno chiasso e distolgono l’attenzione dal vero fulcro dell’esistenza”) che Bruno ha con la religione rispetto a quello degli altri cavalieri, e che farà in modo che successivamente la sua caratterizzazione non vada a perdersi (ne parlo dopo). Anche il piano d’invasione e le varie battaglie sono descritti in modo accurato, ma mai troppo ricco di dettagli che potrebbero distrarre il lettore dalla trama; la vittoria iniziale è solo apparente, e non può che tramutarsi in sconfitta… tanto che la scena finale del secondo capitolo mi è giunta abbastanza attesa, ma non così! Ero sicuro che Bruno non sarebbe morto, essendoci ancora una parte piuttosto lunga della storia da leggere, però… è stata sorprendente la soluzione da te scelta, senza dubbio! L’influenza che questo “spartiacque della vita del protagonista” ha avuto sulla trama e sulla caratterizzazione è stata immensa, tanto che, sarò sincero, la partecipazione di Bruno all’ultima parte dell’invasione non mi ha convinto del tutto: sì, ne spieghi le varie ragioni e tutto il resto, ma il fatto che non si senta ancora integrato non mi fa capire il vero motivo per cui sia partito, anche perché viene detto “Magonza è stata occupata da tre anni… si saranno tutti convertiti”. Ecco, questa frase non mi è stata molto chiara, perché è vero che le conversioni sono state fatte con la forza, ma è impossibile che siano diventate “effettive” e che quindi la mentalità degli abitanti tedeschi sia già cambiata! La riflessione sul fatto che voglia ritornare a casa, e che si lega perfettamente al finale, è solo successiva, e non mi spiega completamente le parti precedenti. Come in molte delle tue storie (ricordo l’epopea di Siegfried il Vichingo conquistatore d’Europa!) nell’ultimo capitolo la prospettiva cambia completamente, e il finale resta aperto… in questo, hai fatto un’ottima scelta, in quanto il numero degli Islamici è compensato dal vantaggio ambientale dei Cristiani di Danimarca. Che dire, perfettamente in linea con l’aspetto più epico della narrazione, complimenti!

Caratterizzazione e introspezione dei personaggi: 8,5/10
I personaggi della tua storia sono stati caratterizzati molto bene, senza dubbio! Contrariamente ad altre storie, qui il protagonista ha decisamente un ruolo predominante sia come sviluppo che come spazio nella trama, dato che tutto è raccontato dal suo punto di vista. Bruno mi è piaciuto perché è stato un personaggio dinamico, la cui mentalità è sempre cambiata molto lentamente, e non all’improvviso come pare succedere tra la fine del secondo e, soprattutto, l’inizio del terzo capitolo. Sinceramente ci sono rimasto piuttosto confuso, non perché non fosse possibile, erano passati moltissimi anni, ma la Fede di Bruno era molto grande e soprattutto credo che avresti “mostrato” al lettore i passaggi intermedi che avevano portato a questo! Infatti, procedendo con la lettura, tutto è ritornato sui binari più plausibili: non credo che Bruno avesse finto, ha provato ad associare le sue precedenti credenze a quelle nuove ma era tutto un altro mondo, come dimostra anche il pensiero nei confronti del figlio, che resta pur sempre uno “degli altri”. Mi sono piaciute molto anche le sue riflessioni precedenti, grazie alle quali assume la consapevolezza che l’impresa del Porfirogenito sia solo destinata a fallire, vedendo sia il proprio esercito debole, sia l’ambiente e i nemici farsi sempre più ostili. Non mi è piaciuto invece Michele: sì, il rapporto tra i due è stato sviscerato abbastanza bene, anche se forse è un po’ troppo “moderno” e non completamente in linea con un Ordine Monastico (seppur militare) del Medioevo, ma prendendolo in considerazione da solo mi è sembrato un po’ vuoto, sarò sincero. Avere un altro personaggio con una caratterizzazione completa sarebbe stato un bonus in più per l’intera storia, tenendo conto del fatto che nell’ultimo capitolo il figlio di Bruno dimostra solo una certa incertezza che in gioventù era stata tipica anche del padre, ma non molto altro. In ogni caso il protagonista è stato in grado di attirare la mia attenzione, e la storia per questo non mi è stata indifferente!

Titolo: 4,5/5
Questo titolo mi ha subito catturato, in quanto sembra veramente preso dagli scaffali di una libreria: è un classico titolo da racconto epico, a metà tra storia e leggenda, e il fatto che fosse associato a un racconto ucronico mi ha subito fatto immaginare gli scenari in cui la tua storia sarebbe stata ambientata. Durante il racconto, però, sarò sincero quest’impressione è un po’ venuta meno, mi dicevo “è vero, tutti gli altri sono stati uccisi e quindi teoricamente l’ultimo è lui, però…” e invece, come accade quasi sempre con le tue storie, il finale ha completamente ribaltato tutte le prospettive, proiettando Bruno nella leggenda. Alla fine, il titolo non mi è risultato appropriato, ma di più! Forse non è originalissimo, ma sicuramente ha avuto un grande impatto.

Gradimento personale: 9/10
Questa storia, come avrai intuito precedentemente, mi è molto piaciuta: il fatto che sia interamente narrata dal punto di vista del protagonista mi ha permesso come lettore di sentirmi vicino a lui, alle sue scelte e alle sue azioni, e di temere più volte per la sua sorte. Tuttavia, il finale epico è stato la giusta conclusione della vicenda, in linea con la piega che avevi dato al racconto. Solamente lo stile non è riuscito a coinvolgermi del tutto, ma, che dire, se non grandi complimenti!

Recensore Master
12/07/19, ore 08:19
Cap. 3:

Carissimo Alessandro, che storia magistrale... chapeau, veramente. Questo terzo e ultimo capitolo ribalta completamente la situazione. D'altra parte, cosa si può mai ottenere da una conversione forzata se no il fare buon viso a cattivo gioco? È nel cuore dell'uomo che dimorano la sua fede e le sue speranze, ed entrambe rinascono nello spirito di Bruno non appena si prospetta la possibilità di un ritorno nelle terre d'Occidente. Ho apprezzato in modo particolare il modo in cui hai descritto la psicologia del personaggio e la sua evoluzione attraverso le vicende della storia, e come hai saputo applicare il pacchetto scelto, creando una storia originale e assai verosimile. Di nuovo complimenti, vivissimi e sinceri. A presto.

Recensore Master
12/07/19, ore 08:06
Cap. 2:

Ciao Alessandro!
Accipicchia, che capitolo! Terribile e realistica la descrizione di questa battaglia... altroché eroismi e gloria... sangue, mosche, paura e putrefazione, fino allo scempio finale... compiuto nella speranza folle di poter tornare a casa (!!). Molto verosimile questa ricostruzione di luoghi, insidie e avvenimenti. Là dove non arriva questo nemico selvaggio, sconosciuto e inquietante, arrivano i coccodrilli: una natura ostile che sembra non lasciare vie di scampo. Il nostro si lascia sopraffare lentamente dalla paura, letteralmente comincia a perdere pezzi (l'elmo, le armi) fino al crollo finale. E si dimostra umanissimo, nel suo cedere al terrore, nella sua disperata volontà di sopravvivenza, nel suo folle desiderio di poter tornare a casa, di scamparla in qualche maniera che non sia con la morte. È bello certamente morire per un ideale, ma in fondo è umano non riuscire a farcela. Vedremo cosa ne sarà del nostro protagonista: temo che sarà caduto dalla padella nella brace...
Terrificanti le descrizioni dell'eccidio compiuto dai saraceni: fortuna che ti sto leggendo di primo mattino e non ho terminato il capitolo ieri sera, altrimenti avrei corso il rischio di sognarmelo di notte. Alla prossima!

Recensore Master
07/07/19, ore 23:06
Cap. 1:

Ciao!
“Troppe persone poi fanno chiasso e distolgono l’attenzione dal vero fulcro dell’esistenza”: quoto assolutamente questa frase, essendo io di natura prettamente solitaria. Quando si è in due, si è anche in troppi.
Rieccomi anche qui, caro Alessandro, a iniziare la lettura delle vicende de “L’ultimo crociato” con grande curiosità e interesse, perché ormai la storia su Amalasunta me l’ha pienamente confermato: stai diventando sempre più bravo. Iniziamo con i nostri cavalieri crociati che si trovano inizialmente a vivere in un momento di pace e tranquillità nella popolosa “Gerusalemme d’oro, di bronzo e di luce”, come canta quello che oggi di fatto è il secondo inno nazionale di Israele.
Io ho visitato questi luoghi e mi pare di rivederli, leggendo la tua storia.
In breve, ecco che accade qualcosa di straordinario: una carovana da scortare che si rivela composta non da pellegrini ma da armati che scortano un importante personaggio. Presto le voci corrono tra i cavalieri della Croce, e tra i ranghi si sussurra che l’importante visitatore sia Enrico Porfirogenito, fratello dell’imperatore Teodoro V, giunto a Gerusalemme con scopi bellicosi al fine di accrescere il proprio potere personale. Vedremo come butterà, per i nostri. Nel frattempo, abbiamo un ottimo inizio che con poche significative pennellate ci immerge negli usi e nel pensiero dei cavalieri crociati del tempo. Anche i caratteri dei personaggi principali appaiono già ben delineati: il protagonista, devoto e interamente dedito al proprio ideale e Michele il greco, l’amico fedele, forse meno idealista ma dotato di perspicacia e senso pratico. E intanto, il lettore si incuriosisce ed è ansioso di scoprire cosa accadrà in seguito…

Recensore Master
30/06/19, ore 23:28
Cap. 3:

Bene, eccoci qui alla fine di questa storia!
Devo dire che per un luuungo momento mi sono spaventata all'inizio dell'epilogo: hai descritto Bruno come un convertito fatto e finito tanto da convincermi che era così che avevi concluso il racconto, ma la cosa mi stonava tantissimo: che gli 'infedeli' andassero all'attacco oltraggiati e che (ri)conquiestassero una vastità di terre ci stava ed era prevedibile; ma Bruno-convinto-islamico sarebbe stato davvero un off character che mi avrebbe fatto propendere per la bandierina neutra perché significava appiattire del tutto il personaggio.
Invece, complimenti! Non solo mi hai ben fuorviata, ma hai aggiunto una nota di contrasto che ha ispessito il quadro complessivo: perché, col presupposto che la nuova fede fosse stata indotta con la forza, ha trascorso una vita drammatica di quasi totale finzione, dove a salvarsi era più che altro l'amore umano per la sua famiglia. Bruno si è adattato, fingendo di accondiscendere a tutto, però segretamente la sua formazione cristiana è rimasta calda tra le braci di cenere. Bellissimo (bellissimo!) quel segno della croce lento e nascosto.... e la comprensione finale che Dio era ancora dentro di lui e che lo chiamava.
Alla fine, dunque, si è delineata la figura dell'"ultimo crociato" proprio come da titolo: non un eroe emblematico e trionfale, ma piccolo, umano, persino debole nella sua volontà... alla fine, l'unica sua forza si è dimostrata essere — contro ogni previsione — proprio la sua fede di infanzia che l'ha spinto a tornare a combattere nonostante le condizioni avverse, a sperare nonostante la sproporzione dei numeri, ad incitare chi era titubante... proprio lui che non era stato risoluto.
Questa storia mi è piaciuta e l'aggiungerò alle ricordate, bravissimo!
Alla prossima! =D
(Recensione modificata il 30/06/2019 - 11:30 pm)

Recensore Master
30/06/19, ore 17:26
Cap. 2:

Questo capitolo è stato ricco. Ricco di scene non solo esterne, soprattutto interne. Quelle che descrivono il progressivo consumarsi della spavalderia e della forza sono state efficati a descrivere la vanità dell'intento di un principe giovane e viziato che non ha saputo dare il giusto valore e alla vita e alla pace. Quelle della disfatta durante la battaglia hanno reso perfettamente la vanità della forza portata avanti e sostenuta dal ferro, la vanità di una supposta superiorità: mi sono piaciute perché hanno mostrato con molta concretezza la confusione e la disperazione degli scontri armati, dove gli uomini annegano nella paura senza appiglio, senza che ci sia chi li salvi. Infine, lo scenario intimo di Bruno che per la sua profonda fede arriva a piegarsi a una lotta che sfugge dal suo controllo, in virtù dell'obbedienza a quell'Ordine cui si è donato e qui, alla resa dei conti, il crollo. Davanti alla morte di tutti i suoi amici e confratelli, si trova miseramente solo, miseramente aggrappatto a quella vita terrena che aveva sempre dichiarato essere di importanza secondaria davanti alla chiamata della Fede. Qui, ecco che si scontra con la sconvolgente verità di non essere abbastanza all'altezza dei suoi ideali, si scontra tremando con una profonda umanità che lo precipita in fondo alla china in cui, sicuramente, prima si collocava ad un punto più alto: sicuramente si era sentito superiore all'amico Michele, pur amandolo, e agli altri confratelli che, dal suo punto di vista, non facevano che 'eccessivo chiacchiericcio' e che pure, nella prova della morte, lo hanno surclassato. Mi è piaciuta la descrizione di una caduta morale così vera e reale proprio perché inattesa da un simile personaggio... e nella realtà è proprio così: non ti conosci se non al momento della prova. Reale e ben reso il sentimento di miserevolezza e di immediato pentimento successivo al tradimento del suo Dio. Mi ha ricordato il pianto di Pietro dopo il tradimento di Cristo. Davvero bello. Io, da fedele cristiana, vedo una bellezza in tutto questo, la fiducia di un perdono di Dio che sorpassa ogni nostro peccato, ogni nostra debolezza, che, anzi, si serve dei nostri fallimenti per farci più umili e più buoni di quanto avremmo mai pensato.... ma non so cosa accadrà nell'epilogo: Bruno è pur sempre sotto il gioco medievale di una paura di Dio e di una sottolineatura dei peccati che spesso dimentica la Misericordia fino a renderla inefficace.
Fino a qui e a un passo dalla fine, ti faccio i miei complimenti perché hai descritto tutto perfettamente.
A presto,
baci, Rita =)

Recensore Master
29/06/19, ore 10:21
Cap. 1:

Primo capitolo introduttivo largamente esauriente sia sulla situazione del nuovo impero che ha unito la cristianità sia sulla vita in questa piccola parte di mondo rappresentata da Gerusalemme sotto l'amministrazione dei crociati. Ottimo anche il punto di vista del protagonista insolito e inusuale perché, anche se nella correttezza storiografia una storia come questa preveda l'espressione di una incrollabile fede nella religione, più solitamente è un dato che si mette un po' da parte e i personaggi, pur professandosi fedeli, lo fanno a parole più che nei fatti. Si avverte certamente tutta l'ingenuità di Bruno cresciuto da "campagnolo" quasi a confronto di Michele che proviene da un ambiente che è il fulcro della vita politica e culturale, nonché le sue incertezze e, nel fondo, il desiderio sincero per la pace che adesso sta per essere minacciata. Non so prevedere che piega prenderanno gli eventi, per questo quanto prima continuerò la lettura per scoprire cosa accadrà!
Nel frattempo, i miei complimenti! :)

Recensore Master
19/06/19, ore 07:03
Cap. 3:

Ciao Alessandro!
Come sempre, riesci a scrivere racconti storici che trasportano in un'altra epoca e ci fanno sentire vicino ai tuoi personaggi.
Alla chiamata del Maresciallo, ecco che in massa si sono resi disponibili, nonostante il timore di affrontare qualcosa di grande e pericoloso, tanto da preferire l'inferno a ciò che deriva da questa guerra.
In tre capitoli sei stato in grado di delineare un percorso di formazione di Bruno, che ha compiuto delle scelte di cui è fiero, ma non è detto che non potrà cambiarle in futuro... Insomma, un personaggio in evoluzione, attento, che valuta ogni mossa e ogni situazione del suo tempo.

Complimenti e auguri per il Contest!

-Bigin