Recensioni per
West Boone Hall - Il destino di una famiglia
di VictoriaParker

Questa storia ha ottenuto 27 recensioni.
Positive : 27
Neutre o critiche: 0


Devi essere loggato per recensire.
Registrati o fai il login.
[Precedente] 1 2 [Prossimo]
Recensore Veterano
04/05/21, ore 07:24
Cap. 26:

Cara VictoriaParker,
stavolta mi rivolgo direttamente a te, autrice e creatrice, perché devo farmi perdonare dei miei indugi. Chissà se riuscirò…

Vedi, avevo letto il nuovo capitolo tutto d'un fiato e l'avevo trovato molto bello come al solito. Bello è una parola che dice tutto e niente, e quindi mi ero detto "devo meditarci sopra", e l'avevo lasciato lì, nel cassetto del comodino. E così, giorno dopo giorno - ne son passati dieci - è diventato un tarlo sempre più grosso. Non sono io uno di quelli che affronta i tarli sul nascere, purtroppo, quello lo sai.

Lì per lì mi aveva colpito la data in cui venivano collocati gli accadimenti.
La fine di un anno, giorno che siamo abituati ad associare al riposo e alla festa, ci presentava invece da subito "le urla di dolore di Linda" e non faceva presagire niente di buono.

L'impressione generale non era stata quella di un capitolo commovente. Troppo forte, repentino, per esserlo. Sangue che vediamo "zampillare per tutta la stanza".
Viene descritta una morte in condizioni tragiche: rimangono impressi gli occhi verdi di Linda che trapassano il marito, e che durante l'operazione si spalancano di scatto, in un'estrema presa di coscienza che la vita è finita, per poi richiudersi.
C'è sì la gradita presenza di Carolina che ripaga i maltrattamenti subiti dal fratello offrendogli prima l'acqua e poi la presa, delicata, per allontanarlo dalla scena della tragedia. Ma è una presenza abbastanza marginale.
La principale attrattiva del capitolo è invece la ricca introspezione sulla figura di Thomas, questo personaggio che finora ha sempre suscitato antipatia per la sua insensibilità, il suo comportamento freddo e violento verso l'ambiente circostante.
Sembra quasi che tu stia cominciando ad accettare quella visione dualistica della realtà sulla quale mi sono sempre battuto. Che le cose non sono mai come sembrano. Che il nero non è mai nero ma c'è sempre qualche pennellata di bianco mescolata. Che per questo non si devono mai giudicare le persone.

E così Thomas e la sua insensibilità. Non è insensibile quando si abbassa a chiedere aiuto al fratello minore. Oppure quando si sente umiliato davanti alla sorella. Oppure quando posa la mano "delicatamente" sulla testa di Linda morente.
Fa di tutto per nascondere le emozioni e la sofferenza, ma questo non significa che non le provi.

E così Thomas e l'amore. Un qualcosa che si capisce che c'è sempre stato solo quando è troppo tardi. Con le sue attenuanti: "Thomas Boone probabilmente non conosceva l’amore". Con le sue contaminazioni: "Non poteva lasciare la sua vita in mano a delle cameriere e ad una vecchia". Eppure qualcosa c'è stato.
Tu arrivi a dedicare il titolo dell'intero capitolo al tema dell'amore: amor socialis. Amore coniugale, traducono i dizionari. Ed ecco il tarlo dentro il tarlo, per me. Quell'insolito "socialis" mi ha fatto pensare che volessi o potessi suggerire qualcosa in più per contrapposizione. Extraconiugale in contrapposizione a coniugale. Privatus (nel senso letterale del termine) in contrapposizione a socialis, secondo le dissertazioni della letteratura cristiana. No, penso che la mia fantasia malata sia andata troppo in là. Volevi semplicemente suggerire "amore" e basta.

E così Thomas e la sua fuga. Una semplice reazione passeggera, per prendere una boccata d'aria, o un allontanamento definitivo? Un atto di viltà, per l'incapacità di modificare gli eventi come avrebbe voluto lui, o di coraggio, perchè comportava la rinuncia alla sua eredità?

Domande e ancora domande.
Una domanda, con tutt'altra accezione, rivolgo però a te: una domanda di perdono, per aver tradito l'idea che avevi di me. Mi sono rivelato un recensore tutt'altro che fedele e affidabile.
Ti saluto, non certo con uno dei rossori di Carolina ma con un po' di imbarazzo sì.
Alla prossima, amica mia, so già che mi perdonerai.

Recensore Veterano
08/04/21, ore 12:35
Cap. 25:

Capitolo molto bello!
Grandioso l'inizio. In medias res, in un ambiente completamente nuovo. Con una Carolina spensierata che danza con personaggi mai visti prima e si fa contagiare dalla gioia della danza. Promettente. Desiderio di arrivare in fretta a fine capitolo, come in un film che ti incolla al divano.

Il titolo, fra l'altro, non lo sapevo tradurre. Ho dovuto cercare. È venuta fuori una frase di Orazio a proposito della primavera:
Gratia cum Nymphis geminisque sororibus audet
ducere nuda chorus.
Ometto la traduzione. La farei svenire, la povera Carolina, altro che rossori!

Molto femminile la descrizione della sala da ballo. Vista attraverso gli occhi di Carolina. La prima cosa che una donna guarda non sono il numero delle finestre, o la loro collocazione. No. Sono le tende e i tendaggi. I lampadari. I dettagli. L'analisi anzichè la sintesi. Affascinante.

Ho gustato i due accenni ai profumi: i "fiori profumati", quasi un sentore di matrimonio, e "l’inconfondibile fragranza di acqua di colonia".
Già, stavolta l'autrice è scaltra, gioca con i sentimenti. Dopo aver lanciato una frecciatina alla "biondissima" Eloise (un'ochetta come nei giorni nostri?), mette addosso a Carolina la giacca di Philip. "Si strinse dell’indumento (leggere: nell'indumento) e un lieve rossore le imporporò le guance." Magistrale!

Magistrali le riflessioni di Carolina che preludono a quel "Desidero sposarti".
Mi piace collezionare nella memoria le richieste di matrimonio. Sono, probabilmente, il modo più elevato di dire "ti amo". O forse, chissà, l'atto di autolesionismo più eroico di cui è capace l'animo umano :) .
Devo riconoscere che questa richiesta è originalissima. Come un fulmine a ciel sereno. Senza nessun substrato fatto di reciproche, complici confidenze. Senza il solito contorno di lui che si mette in ginocchio o le regala un anello.

Le ultime righe mi hanno commosso.
Ne è uscito un capitolo perfetto.

P.S. Non ho capito a fondo quel "Lascia che ti corteggi". Nei prossimi giorni, per farsi accettare, disperando in una risposta positiva immediata?

P.P.S. Correggere? Praticamente niente, c'è solo un accenno sopra. Oppure "per razione". E poi non sono la persona più adatta per fare l'editor. Pensavo che la seconda guerra Seminole fosse un refuso! Che vergogna!

Recensore Veterano
05/04/21, ore 07:45

Quindi il titolo significa semplicemente, se ho inteso bene, che il capitolo presenta un uomo, Philip, una nuova pedina nella scacchiera dei Boone. Una pedina anche di un certo rilievo, nella famiglia. Dunque siamo arrivati al confronto/scontro fra Philip e Tristan, i due satelliti di Carolina. Ne hai già dato una approfondita chiave di lettura nella risposta alla recensione alla prima parte. Ho trovato questa parte molto interessante, in termini di indagine introspettiva. Philip mi piace, è vero, anche se, abituato alla disciplina militare, assume a volte atteggiamenti di lieve superiorità accanto a Carolina:si diverte delle sue reazioni, scuote il capo, alza gli occhi al cielo. Avrai capito che continuo a fare il tifo per Carolina, e non me la dovete toccare, con la sua giovialità ("accarezzandogli la spalla"), le sue impazienze, i suoi rossori, i suoi saltelli d'entusiasmo. Oppure fatelo con quella passione da innamorato che le dedica Tristan. Ho trovato invece un tantino esagerato che un vecchio come Isaiah si inginocchi davanti a Philip, tant'è che lui si imbarazza e si sente in dovere di aiutarlo ad alzarsi. Ma sarà perchè uno schiavo era abituato a questo e altro. Bellissima, magistrale, la scena del bacio! "Come se solo in quel modo potessero rimanere in vita." Alla prossima. Correggere "coinciso", "stingeva", "negli gli"

Recensore Veterano
26/03/21, ore 23:17

Non sono ancora in grado di lasciare nessun commento sul titolo, che sa così di pasquale, con quell'Ecce Homo che ricorda la passione di Cristo.

Noto invece, come sempre, che il mezzo capitolo scivola via liscio come l'olio.
Sembra scritto in un periodo vicino ai fatti che racconti, come quando sciorini con naturalezza la "doglietta", termine che non avevo mai sentito dire. Ho dovuto studiare. Ne ho lette di tutti i colori, per esempio che avrebbe sostituito lo scialle per riparare meglio le donne dalle epidemie di influenza!

Stavolta la parte del leone la fa Philip. Son suoi gli sguardi, di divertimento prima e poi sempre più di ammirazione. È lui che fa il galante, è lui che cerca il contatto, è il suo punto di vista che viene seguito dalla narrazione ("Era splendida Carolina"). Un personaggio, pur nella sua educazione "all'antica", perfettamente verosimile.

Vengono dedicati però due begli spazi interamente a Carolina, all'inizio e alla fine.
All'inizio la ritroviamo gioiosa con una "preziosa tazza di porcellana", un ricercato té alla vaniglia e un gustoso biscotto al burro.
Alla fine la ritroviamo a testa bassa e in silenzio di fronte a Tristan. Realistica reazione che può essere spiegata con la presenza di Philip. Chissà se si sarebbe comportata allo stesso modo in sua assenza?

Per ora mi fermo qui. Sono curioso di sapere come si svolgerà la seconda parte!

Recensore Veterano
22/03/21, ore 15:05
Cap. 22:

"Contra spem", al di là delle più rosee speranze della "speranzosa Carolina", il piano di George junior sui due schiavi umiliati sembra andare finalmente in porto, grazie ovviamente alla collaborazione della giovane donna.

Anche in questo capitolo assistiamo ad alcune scene delicate e commoventi: il singhiozzare di Rubi che ripensa alla situazione della sua famiglia; la vicinanza dell'animo di Philip al cuore di Carolina quando viene perorata la causa dei due schiavi ("era davvero bello": è così naturale questa frase in questa circostanza!).

È incredibile la cura che metti nei dettagli!
I tuoi capitoli sono un giusto compromesso fra azione, pensiero e indagine psicologica. Non basta mai una sola lettura. Ad ogni rilettura si colgono sempre nuove sfumature.
Come ad esempio la reazione di Rubi. Non piange subito, la bambina, quando Carolina le chiede dei suoi. La prima reazione è quella di nascondere frettolosamente la sua sofferenza: "allontanandosi in fretta visibilmente turbata". Solo in un secondo tempo le lacrime sgorgheranno incontrollate, facilitate dall'abbraccio di Carolina.

Termino con un paio di osservazioni puntuali, alla rinfusa.

"Avrebbe potuto innamorarsene se solo i suoi occhi fossero stati più azzurri, la sua carnagione più scura e sulla guancia sinistra avesse avuto una lunga cicatrice". Confesso che alla prima lettura mi era sfuggito il delicato accenno al viso di Tristan. Bello, fa luce sul carattere determinato e senza compromessi di Carolina: o così o così.

Interessante la parola Padre con la P maiuscola: il profondo rispetto traspare anche nella grafia.

Alla prossima!

Recensore Veterano
21/03/21, ore 17:31

Finalmente!
Mi mancavano i Boone e le loro vicissitudini; l'antipatia di Thomas, la simpatia di George junior, e soprattutto la delicata figura di Carolina, così old style e attuale al tempo stesso. E quei titoli in latino, quelle specie di intriganti indovinelli in cui amavo immergermi col risultato di perdere di vista il senso complessivo del capitolo, come l'ultima volta.
Come stavolta! Era tanto che non vedevo più un ablativo assoluto! "Tabefactis nivibus". L'espressione è presente in alcuni autori latini e significa "scioltasi la neve": tabefacere, tabere facere. Curiosamente il verbo tabere ha avuto pochissima penetrazione nelle lingue derivate dal latino: solo nel linguaggio medico o in espressioni come "tabe ereditarie" per indicare degrado, malattia, decadimento.
Ma sto divagando.
A noi piace divagare!
E di nuovo mi son perso! Vedo la neve, in questo capitolo, non il suo sciogliersi. Forse il "piano ordito da Carolina" finirà per dissolversi come la neve, aconfronto del piano segreto di George?

Comunque, rieccoci con quello stile pacato e ricercato che così bene si addice alle epoche e ai personaggi descritti. Parole come "palesato" sono ormai introvabili nella prosa contemporanea.

E rieccoci con quell'ardore sapientemente dissimulato di Carolina.
È un bel capitolo introspettivo quello che abbiamo davanti.
Fa riflettere.
Perchè Carolina tiene tanto al suo piano, al punto tale da voler farsi passare per svergognata? Al punto da difenderlo contro ogni logica e ogni senso pratico?
Prima di tutto perchè è altruista, ha a cuore le sorti dei due schiavi Isaiah e Noah che sono stati compromessi per causa sua. "Potremmo salvare delle persone da un destino orrendo".
Ma anche, lo dice lei stessa, perchè "tacere davanti alle ingiustizie ci renderà colpevoli”.
E infine - a me piace sempre vedere un pizzico di vizio mescolato alle virtù umane - Carolina è cocciuta, non si arrende, non sa e non vuole perdere.

Ma George è più esperto della vita e ha in serbo un altro piano che probabilmente si rivelerà migliore. Vedremo!

Non aggiungo nessun complimento. Quelli ormai sono scontati!

Nuovo recensore
07/02/21, ore 14:31
Cap. 20:

Ho letto in poche ore la tua storia e...wow. sei bravissima ed è veramente interessante il contesto, la trama e la scelta dei personaggi. Amo Carolina e amo Tristan. Sono veramente due persone con cui si entra in contatto subito. Lei -dolce, misericordiosa ma anche forte- ha qualcosa di Melania Hamilton Wilkes di Via col vento. Aggiorna presto !

Recensore Veterano
31/01/21, ore 08:01
Cap. 20:

Cara Victoria P.,

"la bellezza del latino, come del greco, è proprio questa: racchiudere in una parola innumerevoli significati", questo tu scrivevi un paio di mesi fa, e ci hai mostrato sotto questo aspetto parole come "instruere", "carus", "confusio", "flos".
Anch'io sono sempre più affascinato dai doppi sensi, e non ti nascondo che stavolta, con la tua propensione per i "lettori attivi", mi chiami a nozze!
"Vindicta" vuol dire sì vendetta, ma in senso più stretto veniva usato come termine giuridico nell'affrancamento degli schiavi, legato alla parola vindicatio, rivendicazione. In particolare assumeva il significato concreto di "bastoncello" in quella sceneggiata pubblica detta "manumissio vindicta": lo schiavo veniva toccato con una piccola verga (la vindicta) e da allora diveniva liberto. Sulla "manumissio" ci sarebbe poi ancora da dire. Nato in origine col significato di "mandare via, dimettere, con la mano", e legato appunto all'affrancamento degli schiavi, venne poi banalizzato in "mettere mano" e divenne il nostro "manomettere".

Chiedo venia per tutto questo sproloquio, anche perché, tornando al nostro capitolo, devo riconoscere che alla fine non ho visto nessun accenno né di vendetta né tanto meno di affrancamento.
Solo un'altra scena pietosa (nel senso che ispira pietà) di un inginocchiarsi di fronte al prepotente. Questa volta è Isaiah che si inginocchia davanti a Thomas, accanto a una "Carolina con aria supplice" che gli fa da contraltare, e poi scoppia in lacrime, in mezzo a un pianto generale.
Sicché, cara Victoria P., ritengo di essermi perso qualcosa. Sarò pure un lettore attivo, ma un po' ottuso. Ho bisogno dei tuoi lumi.

Ad ogni modo, lo stile è al solito scorrevole e vivace.

Continua a stupirmi, positivamente, il dinamismo che ottieni con la terza persona narrante, che passa con facilità dal punto di vista dei protagonisti a una dimensione più obiettiva, entrando persino in contraddizione con sé stessa.
Ad esempio: "[...] quella stupida di sua sorella Carolina. La piccola e dolce Carolina. […] quella smidollata".

La trama è, come al solito, tutt'altro che stantia.
Divertente, ricorrente, quel "toc toc" che ogni volta prelude a nuove scene e nuove emozioni.

Thomas, è innegabile, è il cattivo dell'intera saga. Sessista e maschilista, quando si ripropone di rieducare la sorella. Sadico, quando prova divertimento nell'umiliarla e nel gettarla a terra. Criminale, quando minaccia di morte la famiglia di Isaiah. Possibile che non abbia nessun aspetto positivo? Deve averlo, sennò sarebbe irreale! Perchè lo sai, io sono convinto che in tutti debba esserci del buono e del cattivo.

Adoro quelle frasi che vengono infilate qua e là di soppiatto e che inducono alla riflessione.
Come quando Tristan pensa: "Era questo il problema di amare qualcuno, diventavano punti deboli."
Mentre invece Alphonse Karr scriveva: “Verso le donne e verso l'amore l'uomo è molto debole soprattutto quando è forte.”


PS. correggere "porto"

Recensore Veterano
28/01/21, ore 08:29

"Aut nocte, aut certe luce prima", di notte o al massimo all'alba - scrive Livio - ci sarebbe stato l'attacco nemico. Qui, gli accadimenti della notte lì abbiamo visti nel precedente capitolo, quelli dell'alba li leggiamo in questo, e quello che ancora capiterà non è dato saperlo ma incombe sul futuro dei Boone con l'inesorabilità del destino. "Le cose sarebbero cambiate".

La lettura di questo capitolo è stata commovente un po' in tutto il testo. Anzitutto nella scena di Carolina che manifesta la sua partecipazione alla morte di Baba, tanto sincera quanto inattesa. Isaia infatti non se l'aspettava, rimane stupito, è troppo fuori gli schemi di quell'epoca.

Noi invece, che ormai la conosciamo la "Signora", riusciamo ad aspettarci l'intransigenza di Carolina nel rifiutare l'offerta di accompagnamento di Tristan. Comprendiamo, e ci lascia commossi, il suo pianto furtivo, conseguenza della sua sincera partecipazione alla disgrazia toccata agli schiavi, nascosto peraltro dal sorriso incoraggiante di commiato.

Ma la parte più bella di questo capitolo è come l'autrice sia riuscita a passare al lettore le emozioni della ragazza nel trovarsi in piena riunione di famiglia. Nel dover subire il disprezzo di Thomas, gli schiaffi del padre che la fanno cadere.
Il culmine della scena viene raggiunto con la figlia in ginocchio a mani giunte davanti al padre.

Davvero un bel capitolo, scritto con cura infinita. Può infatti essere riletto più volte con sempre nuove emozioni e scoprendo sempre nuovi particolari.
Come quel bellissimo "I raggi rosati dell’alba illuminavano tenuemente il colonnato bianco": la natura va avanti per la sua strada, senza essere coinvolta dalle meschine vicende umane.

Recensore Veterano
28/01/21, ore 08:17
Cap. 17:

Una delle prime cose che studio in un capitolo è il suo titolo. È la presentazione dell'intero capitolo. È un po' l'abito che fa il monaco. Qui l'autrice me l'immagino sorridente. Consegna due capitoli in coppia, e come una appassionata maestra si aspetta che i suoi discepoli svolgano da soli il compitino. Bene, completeremo le consegne nel prossimo capitolo.

Siamo immersi nel gelido regno della notte, sgradevole col suo vento e la sua pioggia.
Angosciante per Carolina, quando tutto con quel doppio bussare improvviso, di cui solo il secondo è percepito distintamente.

"Sarebbe stata una lunga notte" e una nuova, irreversibile disgrazia si sarebbe consumata. Ancora una volta sarebbe mancata una madre, stavolta anche con un figliolo che non avrebbe mai visto la luce.

Mi piace soffermarmi un attimo sul "biondo", con quell'appellativo che mi fa sorridere ogni volta che lo leggo. Abbiamo imparato ad apprezzarlo così com'è, con la sua debolezza e la sua delicatezza. Gli vogliamo bene quando presta alla sorella il suo cappotto. Quando - in un'epoca in cui questo era possibile - aiuta la sorella a salire e a scendere dalla carrozza. Abbiamo guadagnato tanto in velocità, con i mezzi di trasporto moderni, ma abbiamo perso in galanteria.

Il narratore esterno, come sempre, non è imparziale come vorrebbe, ma finisce per prendere le parti e il punto di vista di Carolina. Il sangue all'interno della casa, ad esempio, viene presentato come "pungente odore ferroso" percepito dal naso di Carolina.

E sarà sempre Carolina che col suo intuito tutto femminile riuscirà a ritrovare Rubi e a riportarla a casa.

La scena finale infine un po' ce l'aspettavamo: Carolina che sostituisce la schiava nel pulire il sangue, contagiando col suo esempio la bambina che farà altrettanto.


PS. Da correggere "coinciso" e "ridevendo"

Recensore Veterano
18/01/21, ore 14:46
Cap. 18:

Non mi sento personalmente portato alle guerre di secessione. Le guerre in genere sono sempre state quell’aspetto che mi ha fatto odiare la storia. Si contano invariabilmente i morti come fossero solo numeri.
Quando ho letto il titolo di questo nuovo capitolo - “res militaris”, “l’arte della guerra” - ho iniziato la lettura con una certa pigrizia. Dalle stelle alle stalle, ho pensato. E’ inevitabile, le stelle, per essere apprezzate, devono essere circondate dal buio dell’universo.

L’inizio del capitolo è in effetti piuttosto convenzionale, quasi retorico. Il vecchio generale Lee e il suo whisky. Neanche tanto vecchio, dovrebbe avere 54 anni nel 1861. Ma già nel 1864 viene fotografato con la classica barba bianca.
Una approfondita descrizione delle uniformi, però, per nulla pesante, ci fa capire che anche in questo settore l’autrice lascia poco alla prosa di maniera. Ho trovato interessante la modalità con cui vengono evidenziati i gradi sulle spalline, diversi dai simboli attualmente usati in Italia.

Segue qualche battuta di maniera, il massimo che quegli uomini possano scambiare in quelle circostanze. Il racconto si adegua perfettamente alla mentalità dei presenti: “John Brown, sciocco militante abolizionista”.

Non ho capito come sia possibile che Philip Mason chieda se gli schiavi siano stati inseguiti e ripresi tutti, quando è poi lui stesso che risponde, più o meno, “tutti tranne cinque”.

Poi entra Carolina sorridente, e l’atmosfera cambia. Le battute si fanno meno convenzionali, “il suo sorriso illuminava la stanza”.
“Le discussioni politiche retrograde” si smorzano un po’, le battute diventano scherzose.

I dialoghi vengono portati avanti con disinvoltura, una specie di esercizio di bravura in cui il lettore ritrova con soddisfazione i caratteri che ormai ben conosce: Thomas, col suo bisogno di minimizzare l’operato della sorella; “gli occhi verdi e furbi di Philip”, ogni pretesto è buono, per lui, per stare vicino alla cugina; le schermaglie, fra il risentito e il preoccupato, di Boone padre.

Con queste schermaglie termina il capitolo, brillantemente come sempre.
Una nuova possibile finestra si apre sull’incerto futuro di Carolina.

P.S. Rimango sorpreso al leggere che la magione di West Boone Hall è ispirata alla casa natale del generale Lee, dato che West Boone Hall esiste tuttora in Carolina ed è adibita a museo (https://www.boonehallplantation.com/). Anche l’altra casa, in effetti, è oggi adibita a museo; esternamente la trovo più fredda.
In ogni caso, se mai mi capiterà di visitare l’una o l’altra, non potrò fare a meno di pensare a VictoriaParker.

Recensore Veterano
14/01/21, ore 14:02
Cap. 16:

Su questo capitolo voglio rispettare il silenzio.
Non è un "tutto qui".
E' lo stupore silenzioso nel notare un improvviso perfezionamento nel tuo stile. Bellissimo quel “correre” transitivo!
E' l'ammirazione muta che si prova nel leggere qualcosa di bello e commovente.
E' il verificare compiaciuto dell'efficacia dei flashback. Sono sempre stato un sostenitore di quella tecnica. L'ho appresa dai film, ma di rado l'ho vista applicata così bene nella parola scritta.
E' il farsi da parte per non inquinare una passione così intensa ma al tempo stesso così delicata. Dolorosa, purtroppo. Il dolore difficilmente manca, prima o poi, in questo genere di passioni.
E' il condividere compunto fin nei dettagli più marginali: la pioggia che “aveva scavato fino alle ossa”, l’assetato che cerca l’acqua.

P.S. “sai che adoro le tue citazioni ;)” hai scritto tempo fa, e io adoro citare te
P.P.S non sapevo che esistessero gli amici virtuali, quelli veri, non quelli di Facebook. Probabilmente la differenza fra i reali e i virtuali è che i primi si formano lentamente, fin quasi dalla nascita, e rimangono tali fino alla morte. I secondi li scopri, per caso, tutto ad un tratto, in tutto e per tutto uguali a quelli veri, ma con la stessa rapidità spariscono, come i siti web. “Protinus vive”, ti citerei tutto il giorno.
(Recensione modificata il 14/01/2021 - 06:14 pm)

Recensore Veterano
11/01/21, ore 06:21

Victoria P., carissima, non dirò più "tutto qui". Lo prometto. Questo capitolo mi ha dato parecchio, anzi parecchissimo, per concedermi anch'io una licenza poetica!
Non ti nasconderò che ho cominciato la lettura con una certa attitudine derisoria. Che vuoi, è inevitabile, sono passati secoli, non decenni, da quel lontano 1859. Siamo bombardati dal sesso in tutte le salse, ogni volta chiamato in modo diverso: glamour, pubblicità, articoli scientifici, balli sotto le stelle, veline, pornografia per il fai da te. Tutte belle cose, ma il risultato è sempre uno solo: non siamo più capaci di riscoprire il sesso con la testa propria, finiamo per seguire bovinamente dei clichè. E quando quei clichè mancano, è naturale sogghignare.
Ho ridacchiato a quell'onomatopeico "etciù". Il mio ghigno è giunto al culmine quando leggevo la scena della svestizione; già immaginavo gli occhi maliziosi di Tristan dietro il buco della serratura. Ho riso proprio all'immagine della signora a strati, da pelare come una cipolla, con effetti diversi dal pianto, però.
Poi ho smesso di ridere. Ho trovato la narrazione insolita, niente che avessi mai letto prima. Mi è sembrato di tornare fanciullo, ho ripercorso insieme a Carolina la scoperta e i turbamenti dell'amore, l'altruismo di ciascuno dei due nel voler evitare pericoli all'altro. Ho fatto il tifo per lei quando con irruenza sbatteva la porta o buttava i vestiti bagnati.

Poi, anche stavolta come un fulmine a ciel sereno come l'altro bacio, ecco quel bacio, così spontaneo e sensuale.
Fino a quel lungo, secondo bacio sotto la pioggia, non descritto. Mi immagino che i due protaganisti siano usciti fuori, col pretesto che gli animali puzzavano troppo. Un finale di capitolo degno di Colazione da Tiffany, anche se qui mancava il gatto. Non ci son volute descrizioni, il lettore era stato caricato da prima, è bastata l'invenzione della pioggia per suscitare una serie di emozioni al contorno. La pioggia che tutto amalgama, la pioggia che ti fa stringere di più per combattere il freddo del mondo esterno, la pioggia che ti appiccica i vestiti addosso fino a farli sparire.

Recensore Veterano
11/01/21, ore 01:32

Nel precedente capitolo terminavo con le accuse di scarsa verosimiglianza per la cara Carolina. Mi era stato pazientemente dimostrato, peraltro, che non si può giudicare un personaggio col metro moderno. Devo fare lo sforzo di tuffarmi in un'altra epoca e in un altro spazio.

Qui devo però dire che, anche senza quello sforzo, Carolina è riuscita benissimo ed appare estremamente credibile anche in tempi più moderni.

Bello quel suo voler far luce a tutti i costi ed il più in fretta possibile. Bello il metodo scientifico che adotta, la regolina delle tre coincidenze consecutive, ancor prima della nascita di Agatha Christie. Bello quel desiderio di non volere fino all'ultimo applicare quella regolina: "iniziò a pensare che si era sbagliata, che certamente erano state tutte coincidenze". Bello quel suo comportamento irruente, che la spinge a bussare alla porta di Isaiah, ignorando il freddo e la pioggia imminente, prima ancora di avere elaborato un pretesto per giustificare la sua presenza lì. Bella quella sua difficoltà nel mentire: è troppo trasparente Carolina per farlo.
E ride, come una bambina, divertendosi all'improvviso acquazzone: si sente sicura accanto a Tristan.

Insomma la narrazione procede estremamente scorrevole e non si lascia scappare nessuna occasione - anzi le crea apposta le occasioni - per portare avanti un po' di introspezione sul personaggio di Carolina.
Fin buffo quel personaggio. Fa ridere quando nella seconda parte (lo anticipo qui perchè lì dovrò occuparmi d'altro) getta ben due volte i vesiti bagnati, prima a terra e poi addosso al paziente Tristan. Ma ci vuole un attimo a perdere la pazienza.

Recensore Veterano
08/01/21, ore 00:38
Cap. 13:

Cara Victoria P.,

anzitutto consentimi un bonario richiamo, prima di scrivere qualcosa che potrebbe darti ancora più fastidio del "tutto qui".
Un' "autrice amatoriale", a differenza di quella professionista, non scrive per far piacere ai lettori, scrive per sè. Così la vedo io. Ti sembra egoista? Io ritengo ancora più egoista scrivere per far piacere ai lettori. Il professionista adotta quest'ultima strategia per vendere di più, quindi per far più soldi, quindi per egoismo.
Or dunque, ti prego, non sentirti dispiaciuta o ancora peggio fallita. Mai!
E ricorda altresì che per un lettore deluso, ce ne saranno altri dieci tutti contenti. Ognuno è diverso dall'altro. Quell'espressione "portavoce dei lettori" è in effetti una bischerata!
Ciò detto, perdonami tu. Per cosa? Per il mio solito vizio di scrivere fra le righe, dire e non dire. Lo trovo sexy, ma invece pare che sia un'altra bischerata.
Sicchè chiedo perdono e mi spiego meglio.
Il "tutto qui" è riferito contemporaneamente a due scritti. Il primo è la recensione: "termina qui" perchè non voglio - ancora (avevo già letto il capitolo dopo, cioè questo) - inquinare il capitolo con pensieri negativi.
Il secondo scritto è il capitolo stesso. "Tutto qui" riferito al capitolo significa che mi sarei aspettato qualcosa di più - per essere più esplicito una maggiore passionalità da parte di entrambi o quanto meno da uno dei due. Ecco qual era il pensiero negativo sottaciuto dalla recensione. Sottaciuto anche perchè riconosco che si tratta di un pensiero fortemente soggettivo. E perchè in fin dei conti riconosco che è molto più elegante il farsi da parte di Tristan piuttosto che l'avvinghiarsi dei due protagonisti.

Ma veniamo al nuovo capitolo.
Il bacio. Non è il bacio argomento di questa recensione. Ovviamente preferisco di gran lunga il bacio di Hayez. Posso al limite osservare che mi ha fatto balzare sulla sedia. Come un poveraccio che ascolta in cuffia una melodia bassissima, ed è obbligato a mettere il volume al massimo per gustarla meglio e, tutto d'un tratto, senza preavviso, gli arriva un suono bello forte che gli spacca il timpano.
Quello che non mi è parso credibile è stata la reazione di Carolina. La ragazza tutta svenimenti e rossori che in questo caso non dà a vedere nessun turbamento, pur rimanendo senza fiato. Anzi appare molto più turbato il fratello, spaventato e con le mani ghiacce. Lei tenera e confortante malgrado tutto.

E l'altro aspetto che non mi è piaciuto, sempre perchè l'ho trovato poco verosimile, è l'incredibile ingenuità di Carolina, fino a farsi deridere dal fratello e da Rosalie. "Cosa potrà mai centrare questo mio malessere fisico con i bambini!” Artistico, comunque, "centrare".

Consentimi un abbraccio.

[Precedente] 1 2 [Prossimo]