Recensioni per
Das Lied der Vergessenen Helden
di Saelde_und_Ehre

Questa storia ha ottenuto 661 recensioni.
Positive : 661
Neutre o critiche: 0


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Nuovo recensore
25/06/21, ore 04:14

Non te l'aspettavi, eh? (o forse sì). Se mi ritrovi qua sotto nonostante abbia finito la storia a gennaio è per farti capire quanto, ancora oggi, essa abbia un valore speciale per me (e in particolare questo capitolo). Non so se avrò altre occasioni di commentarla, per cui sfrutto questa qui nella speranza di elaborare un pippone decente e comprensibile, come nel giorno 17 settembre 2020 su questa stessa piattaforma ti avevo promesso. Ho amato ogni momento e ogni capitolo di questa storia, tutti e 111: sono stati i miei compagni di viaggio e la mia compagnia per numerose notti, assieme ai suoi personaggi. Siegfried, Richard, Mathilde, Sigi, Adalbert, Friedrich, Friedhelm, Arnulf, Helmfried, Sigibert... potrei continuare all'infinito con l'elencarti i loro nomi, ma mi fermo qui, cercando di arrivare al dunque prima di perdermi in discorsi che abbiamo già largamente affrontato in separata sede. Sai dove si trova la genialità di quest'opera? Nell'aver saputo coordinare perfettamente tutto: la trama, i personaggi, gli eventi storici, gli ideali e i valori dimenticati, come tu stessa li definisci. Quando penso a Das Lied der Vergessenen Helden come titolo, penso a quanto sia giustissimo e al contempo sbagliato per questa storia. Giusto perché è un canto che rievoca in maniera leggendaria ma realistica le storiche vicende di antichi eroi medievali di verosimile esistenza; sbagliatissimo perché, cara autrice, questi eroi sono tutt'altro che dimenticati. Tu lasci che rivivano dentro di noi, ce ne fai assaporare vizi e virtù, come se fossi una moderna von Eschenbach o una Chrétien de Troyes. E così come loro parlavano di Percival, Yvain, Gawein - più volte citati, tra l'altro - Lancillotto e re Artù, tu ci offri Richard e Siegfried, accompagnati naturalmente da tutti gli altri. Il tragico ma doveroso finale che subiscono nel capitolo CIX non può essere più giusto per loro, perché è una metafora di ciò che è la loro intera esistenza. Combattere come i Dioscuri o come due antichi spartani, come il cavaliere verde e il cavaliere rosso, per il raggiungimento di un ineffabile ideale condiviso e una gloria che singola non basta, che deve trovare suo riscontro anche nell'altro. Richard e Siegfried sono l'archetipo perfetto della sfaccettatura fraterna e carnale dell'amore, che si ritrova molto spesso unito alla guerra, altro argomento di cui so che non ti stancheresti mai di parlare. Perché so, autrice, che il conflitto tra Eros e Teleutè, l'ineluttabile fine di tutto, è una delle cose che più ti piace narrare. Ed ecco che la guerra la si ritrova anche nell'intimità, tra le coperte, simulando uno scontro sempre aperto di cui incerto è solo il vincitore e l'unica certezza l'amore saldo tra i due. Il loro continuo aspettarsi, anche nei momenti di difficoltà, è sempre uno dei temi più belli da rivivere con Lied, il condividere da lontano ciò che vorrebbe essere unito da vicino e attendere, avere pazienza, fin quando non avviene il ritrovamento. E nell'attesa? La speranza: la speranza di rivedersi e di reclamare la reciproca fedeltà l'uno verso l'altro, fino alla morte. Usque ad mortem fidelis, direbbe Siegfried, come recita il suo motto, e Richard, correggendolo, direbbe "fideles". Loro due sono l'anatomia del romanzo, la sua parte dinamica, ciò che il titolo descrive e fa ritrovare poi in questo capitolo finale, quando sia Richard che Siegfried vengono ricordati dai cavalieri Teutonici. Ma il titolo dovrà pur averlo dato qualcuno, qualcuno di anonimo, e chi più anonimo se non Mathilde: la lupa solitaria e riservata che attentamente osserva ciò che le accade intorno, traendone le proprie leggi e accorgendosi di come funziona il mondo, spesso e volentieri vedendolo da un'ottica impersonale e inconsciamente proiettata al futuro... come se fosse già lì, come se lo avesse già visto. Questa è Mathilde, autrice, una figura che non trova posto in una determinata epoca storica ma in tutta la storia, come se l'eterno ciclo di anaciclosi degli eventi fosse rappresentato da lei. Ella è l'archetipo del tempo, di un tempo che non trova fine, che persiste sino a oggi con questo tuo manoscritto, come se esso stesso fosse quello che Mathide aveva consegnato a Hildegard nel 1238. Tutti i personaggi riescono a risaltare (e risultare) unici: Sigi per il suo umorismo distorto, il suo sarcasmo e il suo anticonformismo verso associazioni come la stessa chiesa. Il suo essere testa calda nasconde tutto ciò che invece si ritrova nel suo motto: Vis, Honor, Fides, che sono la forza (fisica e mentale); l'onore (che non ha mai perso, continuando a restare fedele a sé stesso) e la Fede, tutto ciò che lo lega a quel mondo e che non è nella sua natura tradire. Fides, che è anche sinonimo di fiducia, la fiducia che ripone nei compagni che lo affiancano, nei cugini e nel fratello, e anche in sé stesso, specie quando cresce e deve assumere la consapevolezza della maturità e di cosa essa comporta. Mi piace molto la sua coppia con Mathilde: va contro ogni stereotipo e convinzione comune, regalandoci una tristezza immensa quando si apprende della sua morte, che Mathilde ha accettato munendosi di una corazza gelida, di un vento così freddo da spegnere qualsiasi fiamma, celando dietro questa metafora una tristezza profonda, che si può solo indovinare, mai capita a fondo forse nemmeno da se stessa. Perché sai, anche gli animi più forti come lei provano le loro pene, e il bello sta nel non arrendersi mai, nella speranza che un giorno ci sia la possibilità di rincontrarsi. Tutto questo rientra sempre nell'idillio glorioso di un paradiso che si separa da quello religioso, perché è un paradiso ancora più bello. Per quanto ricalchi quello dantesco ante-litteram, Richard e Siegfried si rincontrano nel mondo perfetto per loro: un mondo diverso da quello che li aveva giudicati come sodomiti indicibili, un mondo dove sarebbero stati liberi di amarsi, poiché troppo poco per loro sono le res mortales. Ora, così come Mathilde vivrà per sempre come autrice anonima di questo poema e Sigi come un eroe valorosissimo che ha combattuto per la sua terra al fianco di figure quasi leggendarie (come quella di Friedhelm, per la fine che fa), immagino Richard e Siegfried a raggiungere le stelle, e unirsi come due fìloi greci o due androgini di Platone, esseri che solo le forze potenti possono dividere nel mondo mortale e che sempre le forze potenti ricongiungono nel mondo immortale. E sì, potrei parlare ancora, potrei ancora dire come ami personaggi come Friedrich von Morle (non mi fa mettere la dieresi, ARGH) e come mi siano entrati dentro - ma questo già lo sai ampliamente - e come li ritenga sottovalutati, nonostante l'importanza che assumono man mano che la storia prosegue... Se sono tornata sotto quest'ultimo capitolo, mio nobile maestro, è perché soprattutto in una parte, e tu sai quale, mi scalda sempre il cuore di gioia e mi induce a rileggere questo capolavoro tutte le sere. Perché sì, autrice, è il tuo capolavoro, e vorrei che tu stessa ne capissi l'immenso valore, perché ne ha da vendere. Questa storia è geniale proprio come chi l'ha scritta, e ti ringrazio con le lacrime agli occhi per averlo fatto. Era una promessa e ora eccomi qua: usque ad mortem fidelis, Philousa...
(Recensione modificata il 25/06/2021 - 12:32 pm)

Recensore Master
18/01/21, ore 17:09

Carissima, quanti ricordi.
Sono passato più di tre anni e mezzo da quando una sera, cercando nella sezione storica, mi imbattei nel Canto degli Eroi Dimenticati. Poffarbacco, ricordo che pensai, una persona che parla di medioevo tedesco con cognizione di causa, senza nemmeno mezzo luogo comune e senza sbadilare Scheiße sui tedeschi...
Cominciai a leggerti. Ogni capitolo era più bello del precedente, ogni vicenda più avvicente, ogni personaggio più affascinante.
Ricordo che per un bel po' fui solo io a seguirti, e ti dirò che me ne sentivo molto fiero. Poi giustamente arrivarono altri appassionati, gente che come me riconosceva il valore dell'opera monumentale che stavi creando.
La storia si apre e si chiude con Mathilde: l'abbiamo incontrata bambina, che correva a piedi scalzi nel castello paterno, spaventata dal temporale, l'abbiamo seguita nelle sue imprese e la ritroviamo ormai anziana, mentre affida a suor Hildegard (von Bingen?) le meorie di una vita ricca e avventurosa.
Mi sento di ringraziarti, per averci donato questo canto degli eroi dimenticati, per averceli fatti amare, per averci fatto vivere le loro imprese, per averci fatto provare i loro sentimenti.
Ti ringrazio anche per il cammeo finale, dove viene citato il San Martino di Livonia della mia storia sui cavalieri teutonici.
E insomma, grazie, per averci donato questa vicenda eroica, per la tua competenza nel parlare del medioevo, per aver reso finalmente giustizia a un periodo storico che è ben diverso da quello che ci ha sempre propinato una certa storiografia surrettizia e falsa.
Grazie e basta, direi. So quanto ti è costato portare a termine questo romanzo, conosco l'impegno che ci hai dedicato, quindi davvero grazie, è stata un'avventura stupenda.

Recensore Master
16/01/21, ore 10:41

Carissima^^
Eccoci al gran finale!
Sono davvero commossa, così questa lunga avventura è davvero terminata.
Credo che tu abbia riservato la perfetta sorte ad ognuno dei tuoi personaggi. E' stato bello ritrovare gli scudieri di Richard e Siegfried che sono rimasti fedeli ai conti anche dopo la loro morte.
I due cavalieri hanno combattuto fino alla fine per inseguire il sogno che hanno condiviso insieme fin dall'infanzia, e hanno trovato la gloria eterna in una morte valorosa in battaglia. Le loro imprese non saranno dimenticate.
Ritroviamo tutti i protagonisti, ognuno ha seguito la sua strada, tra affetti, doveri, avventure, battaglie...ma alla fine ognuno è rimasto fedele a se stesso e ha affrontato il proprio destino.
Così siamo costretti ad abbandonare queste vicende, lasciandole al passato, ma questo finale lascia uno scorcio sul futuro, dove i valori trasmessi da queste storie, seppur appartenenti a un mondo perduto, continueranno a far sognare e a ispirare le nuove generazioni.
Complimenti, è stato davvero un piacere seguire questo meraviglioso racconto dall'inizio alla fine.
Alla prossima^^

Recensore Master
16/01/21, ore 07:26

Buongiorno,
Ricordo il testo a riguardo scritto da Old F... bellissimo!
Un racconto che, quindi, chiude con tanti collegamenti, con l'intreccio che comunque prosegue lineare al di là della fine della battitura, poiché è vero che Mathi lascia la presa, ma la Storia continua! Anche se non è più quella dei nostri due eroi di un tempo... o forse sì, in un certo senso?
Le dinamiche sono cambiate e ormai ci avviciniamo a un'era in cui le guerre medioevali in oriente stanno per finire.
E niente, il testo è finito così, senza scossoni, senza paure, con lo sguardo rivolto verso ciò che accadrà. E' finito in pace, come in pace sono finiti i nostri amici.
Complimenti per aver concluso questo racconto lunghissimo e curatissimo! Un piacere seguirlo dal primo all'ultimo capitolo.