Recensioni per
L'effetto Zeigarnik
di Alaska Writer

Questa storia ha ottenuto 4 recensioni.
Positive : 4
Neutre o critiche: 0


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Recensore Master
18/09/22, ore 08:14

Avevo chiuso la mia precedente recensione con:
"Forse dovremmo solo volere più bene alle nostre follie e lasciarci risucchiare dal precipizio. Tanto, cosa abbiamo da perdere?"
Pare che il mio consiglio sia stato sbagliato.
Ci siamo soltanto sporcati: contaminati, offuscati, graffiati.
Per scoprire alla fine che non siamo diversi da prima.
E che continuiamo a stare male: "sentendoti per un breve e misero attimo".
Cosa rimane da fare? Cambiare aria? Ma sarebbe un rinunciare alla "mia natura".

Bello lo stile, sempre molto ben definito e personale. Dove ogni parola è scelta con attenzione a formare immagini molto tangibili, pur nella loro astrazione.
Bella, anche stavolta, la tripla ripetizione di un verso: "Non ti combatto più e mi lascio forgiare".

Recensore Veterano
15/06/22, ore 09:06
Cap. 2:

Si percepisce lo spazio angusto in cui si svolgono queste sensazioni. Un giorno non sarai più bloccata in quelle mura, quello specchio rifletterà le vere immagini, e oltre quel gelido vetro qualcuno ti ascolterà. E ti accoglierà di nuovo.
Complimenti
Francesca

Recensore Master
06/06/22, ore 08:13
Cap. 2:

Sto cercando di abituarmi al tuo stile.
Mi piace.
Lasci ampio movimento alla mente che costruisce con cura le strofe e in quattro e quattr'otto tira su le quattro pareti (correggi "parenti") asettiche di una sorta di ospedale da campo.
Ma poi la mente stessa rimane accecata dal candore di esse. Invischiata nello "specchio unidirezionale", vetro gelido e scuro.
Perché a tutti piace cercare il capro espiatorio, e il folle vede folle chi gli sta intorno. È istintivo cercare un appiglio prima del precipizio.
Forse dovremmo solo volere più bene alle nostre follie e lasciarci risucchiare dal precipizio. Tanto, cosa abbiamo da perdere, in fondo? E il fondo potrebbe riservarci delle sorprese.

Recensore Master
23/05/22, ore 08:20
Cap. 1:

È una forma d'espressione inattesa.
Ha del geniale, e in quanto tale la ritengo arte.
Ha un che di comico quel "non riesco più a digerirti": gli effetti del prolungato, inconsulto, antropofago pasto hanno lasciato il mangiante e si sono riversati sul mangiato.
Azzeccato, geniale, pure il finale: dopo versi di crudo realismo, ecco che arriva una formuletta appiccicata di perbenistica ipocrisia.