Recensioni per
Perle e Cammei
di fedefilli

Questa storia ha ottenuto 13 recensioni.
Positive : 13
Neutre o critiche: 0


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Recensore Master
20/07/24, ore 17:33

Ciao Fedefilli,
di questa nuova poesia mi è piaciuta molto la prima terzina piuttosto emblematica: hai perfettamente ragione, il mondo corre talmente velocemente, come se fosse in fuga, che quasi non ci rendiamo conto del tempo che passa e, forse, non siamo nemmeno più capaci di assaporare i momenti che compongono il nostro stesso tempo che vediamo filtrato tra lame di nebbia. Nulla appare più davvero chiaro e limpido per le troppe sovrastrutture che noi stessi apponiamo al nostro vivere quotidiano.
Chissà se lo sconosciuto, che vorresti incontrare, saprebbe dirti quale sia il reale sapore del suo tempo, impiegato a correre dietro alle tante piccole cose che accadono nella quotidianità, mentre vorrebbe solo poter fuggire proprio da qualcosa successo nel suo passato e che lo ha fatto stare male.
Scritto che può dare adito a svariate interessanti interpretazioni.
Un caro saluto.

Recensore Master
20/07/24, ore 07:11

Molto evocativa…

Me la sono sentita addosso e mi sono ricordato quando un po' tutti sapevamo scrivere poesie, al liceo, in un immediato dopo-68, e schifavamo le rime e le armonie.
Sì schifava la retorica di un mondo piccolo-borghese, sì cercavano espressioni forti, si invocavano esperienze trasgressive, si cavalcava l’onda del mondo precipite e si agitavano le placide acque del perbenismo.
Cacciandoci a nostra insaputa in più opprimenti retoriche.
Cos'è rimasto di allora? Tutto dileguato, come le volute di fumo che appesantivano l'aria delle birrerie.

Sempre per come lo percepisco personalmente, ci vuole un bel coraggio ad aprire la finestra su un passato così vibrante e così polveroso al tempo stesso, “lame di nebbia” che sento rivolgermisi contro, destabilizzarmi, trascinarmi giù.

Forse hai scelto il momento più adatto per aprire quella finestra, nel tuo primo mattino, quando il meriggio estivo non è ancora insopportabile e si tappano tutte le fessure con un passato che vorremmo, in fondo, rivivere.

Recensore Master
15/07/24, ore 11:10

Belli i due versi iniziali, cortissimi. Chi ben comincia è alla metà dell’opera 😊.
Man mano che l’opera si snoda, entro in uno stato di trepida attesa, con la voglia addosso di ascoltare i versi che verranno dopo. E sì, sono versi che quasi entrano da sé, senza bisogno di metterci neanche la fatica di leggerli.

Rimango scosso, però, come dopo aver visto alcune poesie di Antonia Pozzi, tarlata dalla sua grandiosa sensibilità.

Mi ribello, non voglio fermarmi ai cementi bagnati e ai cieli d’asfalto.
Sono troppi gli anni in lista d’attesa di chi scrive per poter parlare di morte. Troppo lussureggiante il giardino, per lasciarsi violare dai “rigori dell'inverno".
E mi ostino a dare la mia interpretazione, quella che serve a lasciarmi in pace con me stesso.
Perché - contrariamente a quanto pensavo pochi anni fa - le poesie possono essere interpretate. Sono come le emozioni: ognuno di noi le percepisce in maniera diversa, mai uguale.
Così quei cigni di ferro diventano eleganza che dura nel tempo; i laghi di cristallo, i vetri, gli specchi, sì trasformano in scintillanti superfici lisce al tatto. Scioglimento, oblio, abbandono predominano sulle altre sensazioni, invitano alla meditazione e all’arricchimento.
Lo so, un’interpretazione volutamente forzata, provocatoria, corroborata però dai bei risvegli che spesso seguono “quando ci si addormenta”; dai giorni di sole che seguono le notti d’insonnia.
A presto.

Recensore Master
14/07/24, ore 21:07

Ciao Fedefilli,
un altro scritto intenso, che ho letto mentre ascoltavo un brano che, tra l’altro, mi piace particolarmente e che ho scoperto essere stato composto proprio dal musicista di cui mi hai fatto il nome nella passata risposta.
E’ un componimento così ricco di immagini che si stagliano lucide e puntuali nella mente del lettore e che non possono che colpire e giungere dritte al cuore.
Quel “caro diario” iniziale mi ha dato la sensazione di voler imprimere su carta il tuo passaggio, per dimostrare di essere esistita veramente e di aver lasciato una traccia di ciò che sei stata prima di addormentarti per l’eternità: ogni emozione che hai descritto è stata parte di te e il tuo caro diario le custodirà per sempre.
Davvero una poesia molto bella, capace di arrivare in profondità.
Complimenti e un caro saluto.

Recensore Master
12/07/24, ore 15:39

Cara Fedefilli,
il titolo di questo tuo componimento ha attirato immediatamente la mia attenzione, riportandomi alla mente uno dei brani musicali di Mike Oldfield, con quelle sue sonorità particolari che sembrano provenire da un’altra dimensione, e con questo criterio mi sono immersa nei tuoi versi, i quali, devo ammettere, non siano di facile comprensione ad una prima lettura; pertanto, la mia interpretazione potrebbe essere davvero anni luce distante da ciò che tu volevi trasmettere.
Le parole iniziali mi hanno riportato ad un amore spezzatosi troppo presto, che ha creato grande dolore, oltre ad un enorme vuoto difficile da colmare. Ricordi riemergono e riportano il sentore di labbra un tempo baciate, mentre ora piangono lacrime amare. Ma in tutta questa sofferenza pare essersi infiltrata, chissà da quali spiragli celesti, una voce o una presenza pronta a dare il suo supporto affinché da un grande dolore possa esplodere nuovamente la gioia e la serenità. Forse, questo essere proviene e risiede nelle sfere celesti o, più probabilmente, è Qualcuno che dall’alto veglia su ogni umana creatura portando la quiete nell’animo e facendo in modo che nulla possa più intervenire per arrecare ulteriore dolore.
Probabilmente la mia visione della poesia mi ha condotto lontano, ma le sensazioni, corroborate anche dall’aver riascoltato il brano dell’autore su citato, mi hanno condotto a questi pensieri.
Per qualche istante mi è parso di trovarmi altrove e in quell’altrove stavo bene.
Un caro saluto.

Recensore Master
12/07/24, ore 07:48

Una storia articolata, complicata, prolungata dalle suggestioni degli imperfetti nella prima parte e dei futuri nella seconda.
C'è come una trasposizione e confusione dei due personaggi.
Un Tu, all’inizio, che fa la parte dell’Io, deliziosamente femminile, ferito e dolente a seguito di un amore tradito. L’ambientazione notturna, tra sensi e doppi sensi, intensifica la mancanza, nella ricerca di riuscire a bastare a se stessi.

Poi arriva, inatteso e sempre di notte, il nome invocato.
L’Io della seconda parte è in realtà un Tu, un principe azzurro sognato, ammantato di fantasie troppo spinte per essere seguite, fantasie troppo retoriche per essere vere.
Un nuovo amore rivissuto, o solo sognato, con l’immaginazione prorompente dell’adolescenza.

Una poesia dal sapore acerbo, un frutto colto prima del tempo, dove rimbombano quei due versi “Quanta innocenza /
crocifissa su lenzuola bianche…”.

Nuovo recensore
07/07/24, ore 14:59
Cap. 1:

Questi versi mi sono arrivati dritti in faccia, è la prima cosa che ho pensato. Dopodiché, rileggendo diverse volte, mi sono reso conto della grande maestria con le parole usate.

Benissimo;

AP.

Recensore Junior
07/07/24, ore 10:12

La notte e il momento che si può pensare si può sognare e decidere senza fretta

Recensore Master
06/07/24, ore 08:14

Non mi sembrano per niente “umilissimi” questi versi, anzi al contrario li definirei superbi.
E non vedo come dall’autrice possano essere non riconosciuti, alienati, sorpassati.

Non si riesce a prendere le distanze dalla citazione iniziale - citi te stessa? -: la notte è fonte di nuove idee e le nuove idee sono indizio di rinascita.
Tutto è empatia, come la storiella del povero Riccardo. Mi è facile identificarmici, seguirne con apprensione tutti quegli imperfetti, e chiedermi che fine abbia fatto. Forse che la vecchiaia gli abbia rubato “rosee speranze e lievi pensieri”? Forse che quell'angelo di tenebra abbia tirato fuori la sua vera voce, non più cullante ma solo nauseante?
Un opera di grande delicatezza che, se ti sembra datata, potresti sempre rimodernare infilando nuovo versi, a grafia diversa, come in un duetto - o duello - fra la vecchia (o giovane) “tu” e la nuova rivisitata “tu” :-)

Recensore Master
05/07/24, ore 18:44

Cara Fedefilli,
sarà, come detto nelle note finali, anche un componimento risalente a parecchio tempo fa, e tu, magari, non percepisci più le cose che hai descritto in quella maniera, poiché sei cresciuta, maturata e le esperienze di vita ti hanno cambiata, ma resta il fatto che sono qualcosa che ti appartiene, e sempre ti apparterrà, poiché in quel frangente il tuo animo sentiva in quella data modalità.
Al lettore arriva tutta la carica emotiva espressa dalle parole e dalle immagini che hai saputo creare con delicatezza e sentimento: amo particolarmente questi brani svolti come se fossero racconti, ma ammantati di poesia e di un’aura che ci distacca dalla realtà per farci assaporare il mondo differentemente.
Il suono del silenzio, sembra un ossimoro, ma non sai quante volte mi sia capitato di ascoltarlo fin nella parte più profonda di me stessa, dandomi una carezza all’animo turbato o portando la calma necessaria per osservare le cose e le situazioni con maggior distacco ed obiettività.
Qui il mondo di Riccardo è costituito dal sogno e anche io da esso mi sono lasciata trasportare e rapire.
Come detto prima le immagini fanno capolino, riecheggiando fra i versi, i quali dolcemente si alternano e raccontano una storia dal sapore antico.
Veramente un bel componimento. Brava. Un caro saluto.

Recensore Master
30/06/24, ore 09:31
Cap. 1:

L’Uraniano si sente investito di una missione: risvegliare se stesso e tutti gli altri. Scrivere proclami per vivere al massimo e superare i limiti.
Non tollera che il futuro rimanga un’utopia lontana.
Non sa aspettare e la foga si trasforma in ingordigia, e chi se ne frega di un po’ di grasso di troppo.
Non si accontenta di creme profumate per ungere i corpi sulla spiaggia: il corpo ricorda la tomba.
Egli è alla ricerca continua dell’essenza delle cose: è consapevole che la parte più autentica dell’umanità deve ancora essere scoperta, e lui cerca di farlo.
Apre porte e finestre, perché Urano è il dio del cielo stellato.
Le poesie dell’Uraniano sono fatte di parole, ma parole strappate e rivestite di un significato tutto particolare: manifesti di risveglio, manifestazioni con striscioni colorati.
C'è bisogno di Uraniani.
Brava Fede!

Recensore Master
29/06/24, ore 17:08
Cap. 1:

Ben ritrovata Fedefilli con questa poesia, che è un inno al cercare di lasciarsi trasportare dagli eventi che ci accadono, in maniera che possano diventare vero cibo per il nostro animo.
Sarebbe davvero bello se potessimo trasformare la nostra vita in una poesia, accantonando, anche solo temporaneamente, la realtà, la quale, troppo spesso, si intrufola e non ci permette di vivere la quotidianità con quella leggerezza che talvolta sarebbe necessaria e ci farebbe del bene.
Dovremmo essere capaci di vivere ogni giorno nella pienezza delle potenzialità che ha da offrire ad ognuno di noi, anche se non sempre le sappiamo cogliere.
Mi sono piaciute molto le espressioni che hai utilizzato per restituirci il senso di questo tentativo di diventare noi stessi poesia.
Complimenti e un caro saluto.

Recensore Junior
29/06/24, ore 13:09
Cap. 1:

La vita è una poesia da vivere tutta ad un fiato e a vivere il Gg come se fosse ultimo
E bisogna essere sempre leali cn gli altri
💓