Recensioni per
(in)coscienza: dialoghi
di blackjessamine

Questa storia ha ottenuto 15 recensioni.
Positive : 15
Neutre o critiche: 0


Devi essere loggato per recensire.
Registrati o fai il login.
Recensore Master
10/12/25, ore 21:00
Cap. 12:

Questa pagina è piena di dolore e allora spero almeno che scriverla ti abbia liberato almeno per un poco di quel dolore, dicono che tenerlo dentro non aiuti, e scrivere, ho sempre pensato, è più forte dell'affermarlo a voce. spero ci sia serenità e gioia nel tuo dicembre, spero ci sia tanta scrittura e qualche notte di sonno tranquillo.
ps: ho cambiato teoria. contatto stabilito non si riferisce al fatto contorto che sono dialoghi mentali, si riferisce al fatto che la protagonista ha scelto di non stabilire nessun contatto. e quindi rimane la pagina bianca: muta, accogliente, incapace di trasmettere a destinazione e di portare risposte. continuo a rimanere affascinata di come la storia sia a metà tra un esorcismo, un tentativo di autofiction e una metastoria nel modo in cui continuamente fai riferimenti a quando scrivi, cosa scrivi... il fatto che la storia viene scritta e pubblicata nello stesso giorno e il titolo è il giorno in cui viene scritta... non è solo un diario, perchè un diario lo si scrive per sè, non gli si dà un titolo e una presentazione.. e poi il modo in cui dici che questo è lo spazio per i dialoghi e la frase fa parte del testo ed è sul testo stesso... e poi adoro, ma questo per gusto personale e forse rende ancora più intrigante il tutto per me, questa prima persona, questi dialoghi e monologhi, questo quasi voler essere diretta abbastanza da abbattere molti usi e costumi della narrazione... in bocca al lupo per tutti i tuoi esperimenti narrativi, è qualcosa di bellissimo da leggere, complimenti.
pps: a distanza, virtualmente, ti invio in bit l'equivalente di un abbraccio
ppps: Questa recensione partecipa all’iniziativa “Save the fanfic, save the Xmas” di Torre di Carta & Ferisce la penna.

Nuovo recensore
13/10/25, ore 20:31
Cap. 1:

Ciao!
Nonostante sia solo parlato (a parte le poche parentesi di tanto in tanto) da questo racconto traspare una potenza assurda! Il fatto di angosciarsi per qualcosa di non grave o urgente, anzi che è meglio angosciarsi per quelle cose anziché per la guerra, il cambiamento climatico o cose del genere, devo ammettere che mi ci sono rivisto, ogni tanto mi capita e forse anche per questo mi ha molto colpito! Poi il dialogo fatto con poche parole ciascuno è davvero molto forte, lascia trasparire ancor di più quelle emozioni che possono tenere il cervello sveglio a letto. Anche i due "in effetti" hanno un grande effetto (scusa il gioco di parole) nel trasmettere le emozioni che i due protagonisti provano.
Davvero ottimo lavoro!

Recensore Master
28/07/25, ore 22:43
Cap. 11:

Capisco che questa raccolta sia molto personale, quindi da tempo mi impongo di non recensirla, non posso farlo se non posso prendermi le stesse libertà che mi prendo con qualsiasi altro testo di finzione… allo stesso tempo, però, hai scelto di condividerla, quindi, condividere implica che forse si vuole un confronto… e quindi forse potrei recensirla come recensisco ogni cosa senza pensare troppo al fatto che questo non è un testo di finzione.
Mettiamola così. Ci sono molte cose che vorrei commentare su questa storia, ho scelto di non farlo, perché non penso sia opportuno da parte mia.
Ci sono alcune cose, invece, che vorrei lungamente commentare su questa storia e penso, cioè spero, che si possa farlo nonostante questo testo sia qualcosa di molto personale. Il tutto per dire, questa è la parte di recensione che per me non è offensiva, ma non offensiva per me, non vuol dire certo non offensiva anche per te o qualcun altro. Quindi, accetta queste mie frasi come scuse sincere, l’intento non è offendere, non è ferire, non è toccare in modo superficiale qualcosa di molto fragile e delicato per te. Non vengo qui cercando di creare dolore o scompiglio attorno a qualcosa di personale per te.
Vengo qui cercando semplicemente di fare ciò che sempre faccio quando leggo: analizzare un testo per ciò che il testo contiene, a prescindere da dove provenga questo testo, guardare alle parole e prenderle come un’astrazione di una realtà fittizia e analizzare questa realtà fittizia come se fosse una specie di palla di vetro con dentro un pesce rosso che mi guarda e io parlo del pesce rosso come se il pesce non potesse sentirmi, capirmi, ecc.
E spero il pesce rosso non se la prenda a male se parlo di lui in questi termini.
Tralasciando la metafora, spero di non essere offensiva. Non è il mio intento, voglio semplicemente parlare di alcuni meriti di questa storia, ma non posso girare intorno al fatto che la storia per te è personale, quindi anche parlando dei meriti, dovrò parlare per forza di cose di alcune cose contenute qui dentro e potrebbe essere spiacevole o indelicato. Non è mia intenzione, ma non so, non riesco ad aggirare questa cosa. Spero, almeno, la mia indelicatezza possa arrivarti per ciò che è davvero: non voluta. Mi è stato più volte fatto notare quanto io sia indelicata, ma io davvero non cerco di farlo apposta. Basta il non volerlo come scusante? O si è colpevoli anche se inconsapevoli?
Allora, quando cominciai a leggere all’inizio questa raccolta, pensai che voleva essere come uno di quei libri di non fiction, come i testi di carrere o di ernaux, in cui parlano della loro vita e la analizzano. Forse il termine era autofiction? Qui ci sono due personaggi che dialogano fra loro, una protagonista femminile (in teoria l’autrice della storia, cioè te) e un protagonista maschile (in teoria una persona che esiste nella tua vita). Autofiction, tu parli con questa persona e queste pagine sono il tentativo di riportare queste conversazioni, analizzarle, astrarle, ma comunque, in teoria, si narra qualcosa che è già accaduto. Pensavo l’esperimento fosse questo, scrivere di autofiction. Poi, ad una certa è sorta dentro di me questa teoria che invece, quello che volevi dirci, è che queste conversazioni non sono mai esistite. C’è una protagonista che immagina di parlare con questo protagonista, immagina le conversazioni che potrebbero avere, le cose che lui le direbbe. Come un lunghissimo flusso di coscienza. La protagonista non si limita ad immaginare, ma ci riporta ‘su carta’ le conversazioni immaginarie che vorrebbe avere con questo personaggio, in fondo dicono che trascrivere ciò che immaginiamo ci dovrebbe aiutare a venire a patti con la realtà o con i nostri desideri o qualcosa del genere. Quindi, non era più un esperimento di autofiction, ma un esperimento dove condividevi come pagine di un diario personale e intimo.
Ora, arrivata al capitolo dieci, arrivo ad azzardare una terza teoria.
Il vero esperimento, sempre per me, qui è che tu stai distruggendo la quarta parete.
C’è una protagonista femminile, in teoria sempre l’autrice, e c’è un personaggio maschile che qui ha il ruolo di essere una proiezione di una parte della mente della protagonista. E la protagonista parla con se stessa e con questa sua proiezione, che ha le sembianze di questo personaggio maschile per cui aveva una cotta. E parla anche a noi lettori e rompe la quarta parete.
Nello specifico.
‘Dopo tutto questo tempo?’ qui c’è un riferimento al fatto che sono passati sei mesi tra una pubblicazione e l’altra.
‘Perché sono sola.’ Appunto, per me queste conversazioni sono immaginarie, se così non fosse, la protagonista non sarebbe sola.
‘È la stessa cosa che hai urlato oggi a tuo padre?’ Come potrebbe un personaggio vero, che in teoria si trova a distanza geograficamente, sapere questa cosa? Lo sa perché è una proiezione della sua mente.
‘No, certo. Ma almeno quando sono da questa parte dell'inchiostro, sì.’ Di nuovo, una realtà immaginata che esiste sulla carta. Quel bacio esiste in una realtà fittizia, così come questa conversazione.
‘Forse sta diventando tutto troppo strano.’ Beh, un testo che abbatte la quarta parete è strano… difficile, bellissimo, sperimentale, ma non ha nulla di ‘classico’.
‘Forse. Non mi serve nemmeno a stare meglio.’ Queste pagine nate come esperimento per liberarsi di qualcosa che viene immaginato non riescono ad aiutare come si sperava.
‘Forse dovresti tornare alle tue poesie.’ L’autrice che dice a se stessa che forse dovrebbe tornare al genere che scriveva prima, perché questo genere, qualsiasi genere sia non sta dando aiuto.
‘ (rumore di fogli strappati)’ qui il riferimento è talmente palese, è talmente urlato. Non sono conversazioni reali, non sono conversazioni immaginate, sono un diario, un testo scritto e quindi smettere di parlare vuol dire proprio questo! Smettere di scrivere! L’autore scrive e poi davanti a noi lettori strappa quelle pagine!
‘Che buffo. Mesi di silenzio, e adesso siamo ancora qui.’ Tre giorni dopo, di nuovo secondo me si sta parlando ai lettori. Eccoci di nuovo qui cari lettori!
‘Questa sera avrei voluto che ci fossi anche tu.’ Questo personaggio che non c’è mai, che è sempre solo a un capo di un telefono.
‘Mi resta solo la cenere.’ Carta strappata, bruciata.
Potrei continuare ancora. Incoscienza, dialoghi, recita il titolo. Contatto non stabilito, recita il sottotitolo.
Puoi fare di questa recensione quello che vuoi, è dalla tua parte di inchiostro che ci troviamo, non dalla mia.
Io sono solo una lettrice e in quanto tale leggo, analizzo, interpreto. Ovviamente interpreto a modo mio, per me ogni interpretazione di ogni lettore è qualcosa di puramente soggettivo che non c’entra nulla con il testo o le intenzioni dell’autore. Fosse anche un professore universitario che ha studiato per vent’anni Dante, per me, le sue teorie rimangono sempre e solo questo: sue teorie. Nulla a che fare con il testo o con ciò che quel testo trasmetterà a me. Opinione discutibile? Sono d’accordo.
Le mie teorie sul tuo testo sono altamente improbabili? Probabilissimo.
Ci chiedi di trattare queste parole per quello che sono: fragili. Per me, trattare con delicatezza qualcosa di fragile è questo, se non lo è, mi scuso.

Recensore Master
17/03/25, ore 22:46
Cap. 9:

Io ti leggo e continuerò a leggerti, perché la tua penna sa toccare le corde del mio cuore.
Anche in questa conversazione surreale io ho ritrovato pezzi di me, di un' altra epoca e di un 'altra storia. Una porta che ho chiuso invece di aprire, una strada imboccata a disprezzo di un' altra. Ci sono storie che non avranno mai un lieto fine, perché sono perfette così come sono: traballanti, nascoste, sporche e anche un po' patetiche. Belle nella loro assurdità.
Si chiama vita.

Un abbraccio
GiunglaNord

Recensore Master
04/01/25, ore 19:35
Cap. 1:

Ciao Jess!
Scusami se passo solo ora a recensire, ma ho letto tutti i racconti per gli Oscar dal cellulare e mi veniva davvero scomodo farlo al momento.
Mi vergogno quasi a leggere questo pezzo introspettivo. Mi sembra di intromettermi in qualcosa di estremamente privato, di non mio, in una dimensione talmente intima che mi metterebbe a disagio anche se riguardasse me stesso. Ho dovuto leggerlo tre volte, per capirlo fino in fondo: inizialmente avevo capito ci fosse solo una persona che, nel letto, stesse pensando tra sé e sé, rispondendo ai propri dubbi. Solo più avanti diviene chiaro che si tratta di una conversazione tra due partner: forse in parte immaginata, fatta di silenzi più che di vere parole, questo sì.
Da subito questo racconto mi ha colpito al cuore, mi ci sono rivisto veramente tanto nonostante le mie esperienze siano diverse. E' proprio quello stato d'angoscia che permane nell'aria a scuotermi qualcosa dentro, che non va via nonostante la conversazione con la persona amata (che spesso è il miglior rimedio) e che non accetta in ogni modo di farsi sminuire a temporanea.
Ogni volta c'è qualcosa che emerge, che la alimenta. Dopotutto, oltre ai problemi personali è il mondo che viviamo a imporci addosso questo stato, tra derive neofasciste e speranze per il futuro sempre più flebili e incerte.
Non ho pianto, leggendo, ma ci è mancato molto molto poco. E se un po' mi conosci sai che sono una persona estremamente rigida XD
E' da quando ho letto il racconto quasi un mesetto fa che ci ripenso, che di notte, a letto, ritorno a questi pensieri, immagino di riadattare questa conversazione alla mia vita.
Complimenti, davvero. A prescindere dagli Oscar, penso che queste 500 parole siano tra le più vere che ho mai letto qui su Efp. Da lettore è un bene, emotivamente non troppo perché sarebbe stato meglio non rivedersi tra le righe, ma direi che va bene così :)
Bravissima, a presto!
mys.

Recensore Master
03/01/25, ore 19:02
Cap. 1:

Buonasera, arrivo a commentare con calma la tua storia candidata alla Notte degli Oscar.

Non se neanche bene quali parole poter usare per esprimere in che modo la potenza del tuo racconto mi abbia colpita. C'è tutto: la fragilità, il vuoto e, di per contro, la pienezza.

La cosa bellissima l'ho trovata sul finale. Su quel "per tutta la notte, il respiro di due persone sveglie" perché è un segnale di speranza. Di come non servano parole perché ci sono persone che ci bastano, ci aiutano anche stando in silenzio insieme a noi.

Recensore Junior
30/12/24, ore 22:18
Cap. 1:

Grazie di aver condiviso questo flusso di coscienza, con il suo ritmo reale e necessario e le sue ali sottili. Non penso se ne possa commentare il contenuto, non sarebbe neanche giusto, la forma si commenta da sola, con i suoi contrappunti serrati e le sue ombre. Mi è molto piaciuto, complimenti e ci vediamo agli oscar.

Recensore Veterano
29/12/24, ore 03:32
Cap. 1:

Forse è proprio la fragilità, o la verità, di questa storia a remderla così potente, o forse è lo stile così scarno, in cui ogni parola, ogni rientro persino, significa più che se stessa.
Mi è piaciuta molto!
In bocca al lupo per gli Oscar 😉

Recensore Master
09/12/24, ore 21:36
Cap. 1:

Passo da qui per gli Oscar della Penna e mi fermo, en passant, a dirti che mi è piaciuta moltissimo. Dopo aver sofferto di un PTSD e mesi che non dormo, mi ritrovo moltissimo in questa storia.

Un grande abbraccio e in bocca al lupo per gli Oscar!

Afaneia

Recensore Veterano
15/11/24, ore 15:50
Cap. 1:

Ciao blackjessamine, piacere di conoscerti :)

Ho trovato la tua storia tra gli Oscar della penna, nella categoria Originali, in cui partecipiamo entrambe, e non potevo non fermarmi a leggerla.

La tua storia mi ha colpita per la sua immediatezza e naturalezza: ogni parola arriva dritta al cuore di chi legge, con una forza che deriva dall'autenticità. Ed è proprio in questa autenticità che emerge tutta la potenza del racconto.

Sei riuscita a mio avviso a catturare un sentimento generazionale: l’ansia per qualcosa che forse nemmeno si sa cos’è. Questo senso di smarrimento e di inquietudine che descrivi appartiene a molti di noi.
I due personaggi sono insieme, eppure non sono sereni.

Uno degli aspetti che ho apprezzato di più è ciò che non viene detto. I silenzi, le esitazioni, i respiri che descrivi raccontano più delle parole. Mostrano il dolore trattenuto, le emozioni sospese e la fatica di comunicare davvero. Spesso cerchiamo nell’altro un appoggio emotivo, un sostegno per qualcosa che non riusciamo a gestire da soli. Forse è proprio questo il problema della nostra generazione: siamo tremendamente soli, o almeno tremendamente coscienti della nostra solitudine, molto più delle generazioni precedenti. E questa solitudine schiaccia come un peso nel petto, rende faticoso anche il semplice respirare.

Ma non possiamo dirlo apertamente: di giorno dobbiamo sembrare forti, vincenti, in controllo. A volte sentiamo quasi l’obbligo di “scopare” o “fare l’amore”, ma in realtà quello che cerchiamo è una connessione profonda, vera, con un altro essere umano.
Credo che la tua storia riesca a cogliere perfettamente questo bisogno, questo desiderio nascosto dietro le parole e i silenzi.
Per questo, chi legge riesce a sentire ogni sentimento, a vibrare con i personaggi anche nei momenti di pausa.

Leggere queste tue parole mi ha dato conforto, e mi ha ricordato che forse, in fondo, non siamo così soli come pensiamo.
Complimenti davvero per questa storia così toccante e sincera, e in bocca al lupo per gli Oscar! 🌺

Recensore Master
20/10/24, ore 21:14
Cap. 1:

Buonaserissima, caffè, vengo in pace dagli Oscar della Penna 2025 per lasciare una gioiosa recensione visto che partecipiamo alla stessa categoria (come mi è venuto in mente di iscrivermi pure agli originali help)
Io ADORO questa tipologia di storie. Nelle note dici di non sapere cosa sia; te lo dico io: un prezioso frammento di te. Non importa se sia personale o no, riflette un qualcosa che sta nella tua mente, lì, in penombra, e che non necessita di spiegazioni per essere compresa ma solo di essere messo nero su bianco affinché tu, io, chi legga possa liberare il fiato trattenuto una volta arrivato in fondo alla storia.
Che sia stilisticamente lontano o no da ciò che scrivi, resta stilisticamente molto interessante e zeppo di sentimenti. Secco, incisivo, intenso.
Niente, mi è piaciuta moltissimo.
Un abbraccio
Angel <3

Recensore Master
05/09/24, ore 00:50
Cap. 3:

la frase sul fatto che il loro dialogo non è vero mi ha fatto pensare questo: che in realtà quello che ci stavi dicendo è che questo dialogo non esiste, è solo nella mente di uno dei due, uno di loro due immagina di avere queste conversazioni con l'altro, ma in realtà ha smesso da un sacco di parlare con l'altro o l'altra nella realtà... però immagina queste conversazioni, anzi ha bisogno di immaginare queste conversazioni (vuoi piantarla qui? non posso). non può smettere di immaginarle, ha bisogno di immaginare queste conversazioni, sì immaginarle non le fa non gli fa bene, ma continua a farlo. ciò sarebbe anche confermato da due cose: la prima questa totale assenza di punteggiatura, il dialogo è scandito non da virgolette o caporali ma solo da invio a capo, come se fosse appunto qualcosa che succede solo mentalmente, un flusso di coscienza, non ci sono voci vere. la seconda cosa il titolo: questi dialoghi avvengono nella mente, nell'inconscio e nel conscio.
ricordo che anche nel secondo o nel primo capitolo avevo avuto un dubbio che forse erano dialoghi mentali, irreali, ma per ora non mi va di fare ricerche sugli altri due capitoli e mi attengo solo a questo.
certo, sono anche perfettamente consapevole che le mie prove si possono smontare abbastanza in fretta e che il testo si presta anche al l'interpretazione opposta: i dialoghi sono reali eccome, infatti il non parlare si riferisce a parlare del meteo del tempo invece delle cose importanti, inoltre l'assenza di punteggiatura è un vezzo di stile (come nei libri di sally rooney e viene citata nel cap 2 quindi anche questa è una prova che i dialoghi sono senza punteggiatura non perché irreali ma perché in riferimento forse a lei e ai suoi libri). comunque sì il testo si predispone a entrambe le interpretazioni: può essere tutto mentale o tutto reale. ma io scelgo la prima interpretazione: semplicemente perché piace a me. quello che adoro die tuoi scritti è che posso trovarci pezzi di realtà, ma proprio tangibile a livelli allucinanti. e alla fine quando leggo un libro a me non interessa la prefazione la vita dell'autore il critico x che ci dice che cosa sta per cosa e come interpretare cosa. quando leggo io voglio poter interpretare e vedere ciò che vedo io. leggo per me mica per altri. tutto questo per dire: non prendertela se ho interpretato male e ho deciso che questi dialoghi sono una cosa irreale nella mente della protagonista, purtroppo per un attimo ho rivisto me stessa così tanto in una frase che non posso vedere più quello che volevi dire e comunicarci tu. come sempre ho adorato leggere tutto ciò e ho adorato poter collegare indizi fra loro. complimenti.

Recensore Master
11/07/24, ore 14:45
Cap. 1:

O la deriva neofascista?
Eh.
Forse è meglio perdere il sonno per le mail e l’Anzani.
Cribbio, questo pezzo mi ha colpito forte.
Ok, io ho un debole enorme per le storie stile copione, se poi mi ci aggiungi anche la componente ‘distanza’, il tuo stile e la tua introspezione, amo completamente.
La storia comincia parlando di ansia, la descrivi bene, i personaggi ci trasmettono bene questa sensazione, tutto il testo sembra strutturato per concentrarsi su questa cosa e fila tutto. Adoro i riferimenti alla contemporaneità, anche semplicemente la frase post o video, adoro che non riescono a ricordare quale dei due casi, perché, secondo me, ormai nella nostra realtà stiamo perdendo sempre più la differenza fra queste due cose, è tutto diventato un’unica grande cosa che ci scorre davanti sui social, quindi mi è piaciuto perché l’ho trovato un riferimento molto attuale. Poi si trasforma in un discorso sull’intimità e io non ero preparata, pensavo ci sarebbe stata solo l’ansia, i personaggi si psicoanalizzano fra loro, tutto molto normale, ma poi mi arriva a sorpresa anche la componente affettiva, intima, fisica?, e lì mi ha preso un sacco di ansia. Comunque, complimenti. Come sempre adoro come scrivi, quello che scrivi. Lo trovo un esperimento riuscito anche solo così, se poi lo continuerai, ancora meglio.

Recensore Master
11/07/24, ore 10:21
Cap. 1:

I tuoi pensieri un po'ubriachi, danzando per le strade si allontanano
Ti son sfuggiti dalla mano e il giorno sembra ormai così lontano
E il giorno sembra ormai così lontano


Bagasce sono i tuoi ricordi che fra canzoni e vino ti disturbano
Che ti molestano pian piano e il giorno sembra ormai così lontano
E il giorno sembra ormai così lontano.


Canzone di notte - Francesco Guccini.


Non sei sola. Siamo in tanti.

Nuovo recensore
07/07/24, ore 21:16
Cap. 1:

Mi è piaciuta moltissimo. Mi ha fatto pensare in parte anche ad una scena di un'opera teatrale - sono proprio riuscita a visualizzarla su un palcoscenico, con due attrici (non chiedermi perché proprio due attrici, questa è l'immagine che è emersa nella mia mente). Spero che tu prosegua, anche nel caso ci voglia un po' di tempo per farlo.