Capisco che questa raccolta sia molto personale, quindi da tempo mi impongo di non recensirla, non posso farlo se non posso prendermi le stesse libertà che mi prendo con qualsiasi altro testo di finzione… allo stesso tempo, però, hai scelto di condividerla, quindi, condividere implica che forse si vuole un confronto… e quindi forse potrei recensirla come recensisco ogni cosa senza pensare troppo al fatto che questo non è un testo di finzione.
Mettiamola così. Ci sono molte cose che vorrei commentare su questa storia, ho scelto di non farlo, perché non penso sia opportuno da parte mia.
Ci sono alcune cose, invece, che vorrei lungamente commentare su questa storia e penso, cioè spero, che si possa farlo nonostante questo testo sia qualcosa di molto personale. Il tutto per dire, questa è la parte di recensione che per me non è offensiva, ma non offensiva per me, non vuol dire certo non offensiva anche per te o qualcun altro. Quindi, accetta queste mie frasi come scuse sincere, l’intento non è offendere, non è ferire, non è toccare in modo superficiale qualcosa di molto fragile e delicato per te. Non vengo qui cercando di creare dolore o scompiglio attorno a qualcosa di personale per te.
Vengo qui cercando semplicemente di fare ciò che sempre faccio quando leggo: analizzare un testo per ciò che il testo contiene, a prescindere da dove provenga questo testo, guardare alle parole e prenderle come un’astrazione di una realtà fittizia e analizzare questa realtà fittizia come se fosse una specie di palla di vetro con dentro un pesce rosso che mi guarda e io parlo del pesce rosso come se il pesce non potesse sentirmi, capirmi, ecc.
E spero il pesce rosso non se la prenda a male se parlo di lui in questi termini.
Tralasciando la metafora, spero di non essere offensiva. Non è il mio intento, voglio semplicemente parlare di alcuni meriti di questa storia, ma non posso girare intorno al fatto che la storia per te è personale, quindi anche parlando dei meriti, dovrò parlare per forza di cose di alcune cose contenute qui dentro e potrebbe essere spiacevole o indelicato. Non è mia intenzione, ma non so, non riesco ad aggirare questa cosa. Spero, almeno, la mia indelicatezza possa arrivarti per ciò che è davvero: non voluta. Mi è stato più volte fatto notare quanto io sia indelicata, ma io davvero non cerco di farlo apposta. Basta il non volerlo come scusante? O si è colpevoli anche se inconsapevoli?
Allora, quando cominciai a leggere all’inizio questa raccolta, pensai che voleva essere come uno di quei libri di non fiction, come i testi di carrere o di ernaux, in cui parlano della loro vita e la analizzano. Forse il termine era autofiction? Qui ci sono due personaggi che dialogano fra loro, una protagonista femminile (in teoria l’autrice della storia, cioè te) e un protagonista maschile (in teoria una persona che esiste nella tua vita). Autofiction, tu parli con questa persona e queste pagine sono il tentativo di riportare queste conversazioni, analizzarle, astrarle, ma comunque, in teoria, si narra qualcosa che è già accaduto. Pensavo l’esperimento fosse questo, scrivere di autofiction. Poi, ad una certa è sorta dentro di me questa teoria che invece, quello che volevi dirci, è che queste conversazioni non sono mai esistite. C’è una protagonista che immagina di parlare con questo protagonista, immagina le conversazioni che potrebbero avere, le cose che lui le direbbe. Come un lunghissimo flusso di coscienza. La protagonista non si limita ad immaginare, ma ci riporta ‘su carta’ le conversazioni immaginarie che vorrebbe avere con questo personaggio, in fondo dicono che trascrivere ciò che immaginiamo ci dovrebbe aiutare a venire a patti con la realtà o con i nostri desideri o qualcosa del genere. Quindi, non era più un esperimento di autofiction, ma un esperimento dove condividevi come pagine di un diario personale e intimo.
Ora, arrivata al capitolo dieci, arrivo ad azzardare una terza teoria.
Il vero esperimento, sempre per me, qui è che tu stai distruggendo la quarta parete.
C’è una protagonista femminile, in teoria sempre l’autrice, e c’è un personaggio maschile che qui ha il ruolo di essere una proiezione di una parte della mente della protagonista. E la protagonista parla con se stessa e con questa sua proiezione, che ha le sembianze di questo personaggio maschile per cui aveva una cotta. E parla anche a noi lettori e rompe la quarta parete.
Nello specifico.
‘Dopo tutto questo tempo?’ qui c’è un riferimento al fatto che sono passati sei mesi tra una pubblicazione e l’altra.
‘Perché sono sola.’ Appunto, per me queste conversazioni sono immaginarie, se così non fosse, la protagonista non sarebbe sola.
‘È la stessa cosa che hai urlato oggi a tuo padre?’ Come potrebbe un personaggio vero, che in teoria si trova a distanza geograficamente, sapere questa cosa? Lo sa perché è una proiezione della sua mente.
‘No, certo. Ma almeno quando sono da questa parte dell'inchiostro, sì.’ Di nuovo, una realtà immaginata che esiste sulla carta. Quel bacio esiste in una realtà fittizia, così come questa conversazione.
‘Forse sta diventando tutto troppo strano.’ Beh, un testo che abbatte la quarta parete è strano… difficile, bellissimo, sperimentale, ma non ha nulla di ‘classico’.
‘Forse. Non mi serve nemmeno a stare meglio.’ Queste pagine nate come esperimento per liberarsi di qualcosa che viene immaginato non riescono ad aiutare come si sperava.
‘Forse dovresti tornare alle tue poesie.’ L’autrice che dice a se stessa che forse dovrebbe tornare al genere che scriveva prima, perché questo genere, qualsiasi genere sia non sta dando aiuto.
‘ (rumore di fogli strappati)’ qui il riferimento è talmente palese, è talmente urlato. Non sono conversazioni reali, non sono conversazioni immaginate, sono un diario, un testo scritto e quindi smettere di parlare vuol dire proprio questo! Smettere di scrivere! L’autore scrive e poi davanti a noi lettori strappa quelle pagine!
‘Che buffo. Mesi di silenzio, e adesso siamo ancora qui.’ Tre giorni dopo, di nuovo secondo me si sta parlando ai lettori. Eccoci di nuovo qui cari lettori!
‘Questa sera avrei voluto che ci fossi anche tu.’ Questo personaggio che non c’è mai, che è sempre solo a un capo di un telefono.
‘Mi resta solo la cenere.’ Carta strappata, bruciata.
Potrei continuare ancora. Incoscienza, dialoghi, recita il titolo. Contatto non stabilito, recita il sottotitolo.
Puoi fare di questa recensione quello che vuoi, è dalla tua parte di inchiostro che ci troviamo, non dalla mia.
Io sono solo una lettrice e in quanto tale leggo, analizzo, interpreto. Ovviamente interpreto a modo mio, per me ogni interpretazione di ogni lettore è qualcosa di puramente soggettivo che non c’entra nulla con il testo o le intenzioni dell’autore. Fosse anche un professore universitario che ha studiato per vent’anni Dante, per me, le sue teorie rimangono sempre e solo questo: sue teorie. Nulla a che fare con il testo o con ciò che quel testo trasmetterà a me. Opinione discutibile? Sono d’accordo.
Le mie teorie sul tuo testo sono altamente improbabili? Probabilissimo.
Ci chiedi di trattare queste parole per quello che sono: fragili. Per me, trattare con delicatezza qualcosa di fragile è questo, se non lo è, mi scuso. |