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Autore: hikarufly    15/11/2013    1 recensioni
"Hope is all we have", disse Randall Brown a Lix Storm. Ma la speranza di entrambi li ha lasciati con un pugno di mosche: cosa fare, ora? La storia parla di Randall e Lix, di quello che c'è oltre la loro speranza - e in parte anche dei loro colleghi. È davvero finita? Potranno comunque ritrovare Sophia?
Genere: Avventura, Drammatico, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Missing Moments, What if? | Avvertimenti: Spoiler!
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Bel appoggiò la sua vecchia copia di “Casino Royale” sul comodino, passandosi le dita tra i capelli, sospirando e sbadigliando. Freddie non si era mosso di un centimetro: solo il ritmico alzarsi e abbassarsi del suo petto le davano segno che fosse ancora con lei.
Ricordava perfettamente quando l’avevano letto la prima volta: Freddie era rimasto così colpito dalla narrativa di Fleming che ne era rimasto ossessionato per mesi. Come un ragazzino, faceva finta di essere James Bond e Bel era diventata la sua Miss Moneypenny, perché entrambi scherzavano sulla impossibilità di qualsiasi coinvolgimento tra loro. Bel cercò di sciogliere il nodo alla gola che la opprimeva: lo sapevano tutti che Mr. Bond poteva infatuarsi di qualsiasi donna, ma nel suo cuore c’era sempre e solo la sua Moneypenny. Forse Bel doveva rendersene conto prima, o forse ne era sempre stata al corrente ma avrebbe dovuto smettere di averne paura, crederci, per una volta. Quanti idioti aveva avuto nella sua vita, quanti stupidi errori aveva fatto e ora, proprio ora che era tutto possibile, Freddie lottava per la vita. Aveva avuto il suo scoop, era riuscito a fare al meglio il suo lavoro, e come era stato ripagato dal destino?
Bel sospirò e gli prese una mano, baciandola e portandosela al viso.
«Stupido, impulsivo, sfacciato, insopportabile…» iniziò ad elencare, ricominciando a piangere. Si odiava per essere così debole, ma era stanca, era triste ed era preoccupata da morire. Aveva passato le ultime ore a leggere ad alta voce Casino Royale, sperando quasi che lui si svegliasse e iniziasse a citare i suoi pezzi preferiti a memoria, come sempre.
 
Il sole stava spuntando, e un’infermiera molto paffuta e dall’aspetto materno entrò per controllare Freddie. Bel si alzò, si asciugò le guance e si allontanò per lasciarla lavorare, osservando fuori: Londra era pigra, piovigginosa e grigia come sempre, ma le sembrava di leggere la disperazione in ogni volto, la tensione in ogni passo affrettato e la morte in ogni abito scuro.
«Mrs. Lyon?» chiese l’infermiera, e Bel non si voltò.
«Miss?» continuò allora l’altra donna.
«Non… non sono sua moglie» disse Bel, automaticamente, arrossendo. L’infermiera sembrò a disagio.
«Beh, se vede sua moglie può dirle che i suoi segni vitali sono migliorati. Il dottore passerà tra una mezzoretta, per controllare che sia del tutto fuori pericolo» commentò professionale. Bel annuì, lisciandosi il vestito stropicciato, ancora nervosa. La spilla della BBC scintillava sulla giacca.
«È la sua segretaria?» chiese ancora l’infermiera, immaginando ogni sorta di storiella da quattro soldi.
«È la sua produttrice» affermò una voce profonda e stanca, sulla porta. Randall Brown fece il suo ingresso, con il cappello in mano e il cappotto aperto. Era andato a sbrigare alcune “faccende”: vecchi informatori e la polizia, principalmente.
«Mr. Brown, io…» iniziò a dire Bel, ma lui riprese il suo tono più professionale.
«Come sta il nostro Mr. Lyon?» domandò, voltandosi prima verso di lei e poi verso l’infermiera, che ebbe quasi un sussulto. Sembrava spaventata a morte.
«Sono il suo capo» aggiunse Randall, ed evitò di aggiungere una battutaccia sul fatto di non essere neppure lui la Signora Lyon. Si chiese come gli era venuta in mente, e si rispose da solo: era quello che Lix avrebbe detto.
«Oh, ehm… presto per dirlo, ma sembra che il peggio sia passato» rispose l’infermiera, guardando Bel. La ragazza non era ancora convinta, però, e glielo si leggeva in faccia, oltre che nel modo nervoso con cui si stropicciava le mani. Randall le lanciò un’occhiata significativa.
«Tenga d’occhio il nostro giornalista di punta, Miss Rowley. Faremo a meno di lei oggi, ma solo se ci farà avere notizie certe appena possibile» commentò, ricevendo da lei semplicemente un cenno di assenso, e lasciandola di nuovo sola. L’infermiera parve intenerirsi di fronte all’agitazione di Bel, nonostante i suoi principi morali.
«Signorina, si sieda. Mi ricorda tanto mia figlia prima di un esame» le confidò, avvicinandosi e, con una forzatura gentile, aiutandola ad accomodarsi.
«Lei non lo conosce, io… non riesco a vederlo così inerte e indifeso. Per quanto sia pelle e ossa» iniziò a dire Bel, sbuffando un sorriso esasperato «si sa difendere, o almeno così credevo. Non smette mai di parlare, sa... finché non lo sentirò dalle sue labbra non riuscirò a credere che si riprenderà»
L’infermiera sorrise comprensiva.
«È un giornalista. Inseguiva una storia importante?» chiese. Bel annuì.
«È il giornalista migliore che io conosca, e mi sono arrabbiata così tanto con lui. Non volevo che si mettesse in pericolo, ma come potevo impedirglielo? Avrei fatto lo stesso al posto suo. Avevo soltanto paura di perderlo, di perderlo troppo presto, prima di…» rispose lei, più a se stessa che alla imbarazzatissima infermiera. Quella, infine, le carezzò la spalla.
«Chiederò al dottore di passare subito da Mr. Lyon. Segua il consiglio di una mamma, non si agiti troppo, non le farà bene e non la farà concentrare su quello che è veramente importante» concluse, facendo per lasciarla di nuovo sola.
«Che cosa studia sua figlia?» chiese Bel, con un'espressione un po' più serena.
«Letteratura. Dice che la letteratura ci salverà tutti. Spero che James Bond salvi almeno il suo giornalista» commentò la donna, uscendo.
Bel fece un bel respiro e riprese a leggere Casino Royale, tenendo la mano di Freddie nella sua, aspettando il momento in cui la stretta sarebbe stata ricambiata.
   
 
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