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Autore: I_love_villains    24/06/2016    2 recensioni
Raccolta di racconti horror. Spero di riuscire a provocarvi qualche brivido.
Genere: Horror | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Raccolta | Avvertimenti: nessuno
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Josie guardò la sveglia. L’una di notte. Tossì, voltandosi stancamente dall’altra parte. Aveva sonno, ma non riusciva ad addormentarsi. Un ulteriore eccesso di tosse la fece lacrimare. Sorseggiò più che poté un bicchiere d’acqua, poi sistemò meglio il cuscino per sedersi, accese la lampada e prese il termometro per inserirlo sotto l’ascella. Dopo un paio di minuti constatò che la sua teoria era fondata: la febbre era salita. Preoccupata, la giovane si decise a chiamare la guardia medica. Il dottore di turno rispose quasi subito. Josie spiegò cosa aveva e dove abitava, poi riagganciò e attese pazientemente l’arrivo del medico.
Il dottore arrivò un quarto d’ora dopo. Le auscultò il cuore, le misurò la pressione e le chiese di fare dei respiri profondi. La ragazza obbedì. Era felice che una persona così affabile fosse intervenuta per soccorrerla.
“Non ha niente di grave, signorina. Adesso le faccio una piccola inezione per non far alzare la febbre e prevenire eventuali svenimenti … lei abita da sola?”
“Sì, ma i miei genitori abitano a pochi isolati da qui. Solo che non volevo disturbarli e …”
“Certo, si capisce. Ecco, distenda il braccio e stringa il pugno. Così, brava.”
Non era passato nemmeno un minuto dall’iniezione, che Josie si sentì immensamente stanca e debole. La vista le si appannò. Esausta, acconsentì agli occhi di chiudersi e si addormentò.
Quando riprese coscienza, la prima cosa che percepì fu una sensazione di leggerezza. Si sentiva stranamente scollegata dal mondo. Sbatté più volte le palpebre, mettendo a fuoco la stanza. Scoprì di essere seduta, con le braccia appoggiate sui braccioli di una sedia. Spostò la testa e la stanza vorticò. Chiuse in fretta gli occhi, temendo di vomitare, e si sforzò di riordinare le idee. Il letto, la febbre, la telefonata e … il dottore!
Forse era svenuta. Ma allora perché si trovava seduta e non al letto? E il medico dov’era?
Josie riaprì lentamente gli occhi. I capelli ora pendevano davanti al suo viso. Con uno sforzo, alzò una mano per scostarli e grande fu il suo orrore quando sentì muoverseli tutti, come se indossasse una parrucca. La ragazza afferrò una ciocca e la tirò debolmente. Sul suo grembo precipitò una parrucca fatta alla bell’e meglio con i suoi capelli. Josie spalancò la bocca ma non uscì alcun grido. Iniziò a respirare affannosamente, gli occhi sbarrati alla ricerca dello specchio fisso che teneva vicino all’ingresso per darsi un’ultima occhiata prima di uscire. Si raddrizzò sulla sedia, non osando alzarsi poiché si sentiva le gambe come gelatina.
Lo specchio rifletté l’immagine di una ragazza calva pallida e spaurita, con una camicia da notte viola e gli occhi azzurri spalancati e lucidi. Si accorse che sulla sua testa c’era come una cicatrice. Tremante, la tastò, mugolando per l’immediato dolore che provò. La mollezza, quasi il cedimento della pelle sulla sommità del suo cranio le causarono nuovo panico. Si costrinse a toccare nuovamente quella zona per capire cosa le fosse successo. Dalla ferita sgorgò del sangue.
“Oh, non tocchi, per favore.”
Il dottore era apparso dalla soglia del bagno. Aveva i guanti sporchi di sangue rappreso e teneva in mano un bisturi luccicante, che evidentemente aveva appena sciacquato.
“Cosa …? Che …?” biascicò confusa Josie.
“Lei ha subito un piccolo intervento neurochirurgico, cara.”
“Che significa?” gemette la ragazza febbricitante.
“Che ho perforato il suo cranio.”
Josie cominciò a singhiozzare disperatamente. Ciò che stava accadendo non poteva essere vero.
“La neuroscienza mi ha sempre affascinato” raccontava intanto il diabolico medico. “Ma, ahimè, sono riuscito a trovare solo questo posto. Bisogna accontentarsi, a volte. Ora mi faccio da autodidatta.”
“Bastardo! Mi hai uccisa!” urlò Josie, ora rabbiosa.
“No. Non ancora. Dopo il suo intervento, durante il suo sonnellino, mi sono permesso di dare un’occhiata alla sua casa. Ho anche trovato la sua carta d’identità e la sua patente. Lei è una donatrice di organi …”
L’ultima frase del dottore accelerò i battiti di Josie. La ragazza scattò in piedi. Prima che potesse fare alcun che, il medico la spinse giù, fulmineo. Le tappò la bocca con la mano per non farla urlare. Josie lo guardò inebetita, con occhi pieni di lacrime.
“Adesso le faccio una piccola punturina. Non mi è rimasta molta morfina. Forse si sveglierà durante l’operazione ma non sentirà nulla. Garantito.”
Le attutite urla di protesta furono ignorate. La ragazza piombò nuovamente nell’incoscienza.
Quando si risvegliò era stesa per terra e un’intensa luce la accecava. Quella del suo lampadario. Mosse piano la testa, respirando a fatica. Vide il dottore chino al suo fianco, che le asportava un rene. Si accorse a malapena di essere completamente nuda e sporca di sangue.
Il medico continuò il suo lavoro, ignaro dello sguardo vacuo che la ragazza gli rivolgeva. Josie provò a muoversi con scarso successo. Ormai non avvertiva più niente. La sua mente registrò un’ultima immagine prima di spegnersi per sempre: il dottore aveva in mano delle forbici giganti, quelle che si usano per l’autopsia.

Il giorno dopo l’appartamentino della giovane era invaso dalla polizia. La scientifica stava analizzando ogni centimetro quadrato dell’abitazione pur di trovare un qualche indizio che li conducesse alla scoperta dello psicopatico causa dell’orribile morte di quella povera ragazza.
Il detective Renard guardò per l’ultima volta il cadavere sventrato e mutilato, consolandosi col fatto che la giovane non aveva sofferto. Ma chissà come doveva essere stata terrorizzata, povera cara.
Renard ascoltò nuovamente il nastro con su la registrazione della telefonata di Josie alla guardia medica. Il dottor Monroe, di turno a quell’ora, aveva ricevuto la chiamata, ma non era mai giunto a destinazione.
Chi si era presentato allora da Josie?



***Angolo Autrice***
E questa era la prima storia ... Abbastanza inquietante?
   
 
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