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Autore: tsukuyomi_    13/06/2018    2 recensioni
Ci era riuscito, aveva raggiunto la porta di casa senza far cadere alcun vaso a terra, o anche solo la nefasta scopa che, in ogni singola occasione, faceva capitolare a terra sul suo cammino.
L'innato desiderio di starnutire o anche solo prendersi un lungo attimo per tossire lo aveva colto più di una volta, e trattenerlo, per il piccolo Uzumaki, era stata un'azione dannatamente complicata.
Stava per aprire quella porta — mancava poco, pochissimo... —, stava per agguantare l'amata libertà, mancava qualche passo, una minima distanza da far scomparire...
[ Uzumaki Kushina, Namikaze Minato, Uzumaki Naruto | One shot || MinaKushi ]
Genere: Generale, Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Kushina Uzumaki, Minato Namikaze, Naruto Uzumaki
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
- Questa storia fa parte della serie 'Se noi siamo la tela, coloriamola di Rosso e Giallo. '
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Dei lucenti, grandi, limpidi e azzurri — quanto il cielo estivo — occhioni ricolmi di un sentimento di sorpresa si erano affacciati alla finestra — non di certo con ben poche difficoltà, s'intende — e, ben presto, le palpebre che circondavano tali gemme si erano spalancate a dismisura, palesando lo stupore e l'emozione del bambino. In fin dei conti, quella, era la prima volta che vedeva con i suoi occhi quel vellutato strato biancastro coprire la terra, l'erba e ogni superficie su cui le sue pupille si andavano per caso a posare. 

Con silenzio e bravura il piccolo Uzumaki Naruto — tre anni appena —, anche conosciuto dai più come una piccola peste parecchio furba, era tornato con i piedini sul sicuro pavimento, con un solo intento che gli girava silenzioso per la testa: raggiungere alla svelta la propria camera e raccogliere una giacca, dei guanti, un cappello e uscire rapidamente da casa, senza fare alcun possibile rumore che riuscisse in qualsiasi modo a svegliare i suoi adorati genitori. 
In guardia, con lo sguardo vigile, si guardò attorno, assottigliando quello stesso sguardo come i ninja più abili e attenti. 

 
* * *
 
Con ben poche difficoltà, con una buona dose di maestria, era riuscito a raggiungere la propria stanzetta senza produrre il minimo rumore e, perciò, senza svegliare i suoi amati genitori che per quanto lo riempivano d'amore e d'attenzioni, non gli avrebbero mai permesso di uscire di casa. 
Motivo?
Il tremendo raffredore che, puntuale come un orologio, era arrivato tre giorni prima a rovinargli tutto il possibile divertimento. Il bambino si stroppicciò il naso, da cui stava uscendo senza tregua una quantità anomala di muco; tirò su con il naso, indossando rapido la giacca che aveva raccolto da terra — più precisamente da sotto il letto. 
Come avesse raggiunto quel luogo, però, sarebbe rimasto un assoluto mistero. Da un cassettone più a portata delle sue ridotte dimensioni, agguantò un cappello e un paio di guanti rigolosamente rossi. Appena ebbe terminato di prepararsi alla bell'e meglio, si ritrovò pronto a percorre i propri passi a ritroso. 
D'altronde lo stava attendendo la missione più ardua e pericolosa della sua intera, giovane vita. 

 
* * *
 
Ci era riuscito, aveva raggiunto la porta di casa senza far cadere alcun vaso a terra, o anche solo la nefasta scopa che, in ogni singola occasione, faceva capitolare a terra sul suo cammino. 
L'innato desiderio di starnutire o anche solo prendersi un lungo attimo per tossire lo aveva colto più di una volta, e trattenerli, per il piccolo Uzumaki, erano state delle azioni dannatamente complicate. 
Stava per aprire quella porta — mancava poco, pochissimo... —, stava per agguantare l'amata libertà, mancava qualche passo, una minima distanza da far scomparire... 

«Dove hai intenzione di andare, piccoletto?» cantilenò la voce sorpresa di Kushina, che aveva appena spalancato la porta di casa, con alle spalle il marito il quale, diligentemente, teneva tutte le buste della spesa. «Minato, su, di' qualcosa a tuo figlio!» aggiunse, accorgendosi di come si era imbaccucato in loro assenza, incoraggiato dai propri loschi pensieri. «Guarda come è vestito!»
«Voi... voi...» balbettò il piccolo, con gli occhi spalancati dalla sorpresa. Non eravate in casa, avrebbe voluto continuare, se solo fosse riuscito a tornare a un contegno maggiormente palpabile per un bambino. 
Minato, in risposta, ridacchiò entrando in casa; appoggiò le numerose buste della spesa sul tavolo, per poi tornare accanto alla moglie e agguantare il figlio da sotto le ascelle, alzandolo di peso e trasportandolo verso il proprio petto. «Dove volevi andare, Naruto-chan?» domandò, togliendogli il berretto scarlatto dal capo. 
Il bambino alzò la mano, indicando il cortile della loro casa. «Neve!» cinguetto. 
«Sei malato, non puoi, lo sai!». Lo rimbeccò la madre, stringendo le braccia al di sotto del seno, dopo aver chiuso la porta alle sue spalle. Il piccolo, sentendo le parole della madre, mise il broncio, per poi spostare rapido lo sguardo sul padre. «Tou–chan...» lo pregò, arricciandò le palpre, tirando pochi attimi dopo su con il naso.
«Ah, non tentare di portarlo dalla tua parte, Naruto!».
«Kushina...» iniziò Minato, visibilmente intenerito dall'espressione del figlio, esitante. «Lo vestirò bene, lo coprirò dalla testa ai piedi e farò in modo che non entri nella neve, non peggiorerà se uscirà un attimo, solo uno...» continuò, abbozzando un sorriso.
«Minato! Non puoi dargliela buona ogni volta che vuole qualcosa, sai!» ribattè la donna, assottigliando lo sguardo. «Se uscirà, l'aria fredda gli farà del male!». 
«Tou–chan!» piagnucolò il bambino, stringendo le spalle del padre con le braccia, appoggiando il capo sul petto sicuro dell'uomo. «Kaa-chan è cattiva!» sentenziò, tirando nuovamente su col naso. Kushina, in risposta a quella affermazione rimase in silenzio, di stucco, mentre sul suo viso si andavano a formare una serie di diverse espressioni, una più diversa dell'altra. «Molto bene!» esclamò, dirigendosi verso la camera da letto con una serie di pesanti passi. «Ma quando ti sentirai male, Naruto, non venire a lamentarti da me, sia chiaro! Andrai da tuo padre, dal momento che ti accontenta su tutto, 'tebane!».
Un sorriso andò a stamparsi sulle fini labbra di Naruto, allargandosi sempre di più all'idea che, finalmente, sarebbe potuto uscire e divertirsi. Non sarebbe più stato rintanato nella sua stessa casa, come invece succedeva con precisione da tre anni, nel periodo invernale.

«Ah! Un'ultima cosa!» urlò la Uzumaki dalla camera da letto, stranamente divertita. «Questa notte dormi sul divano, Minato».












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Finalmente ho trovato un momentino per pubblicare anche questa, come avevo detto nella raccolta di "Scorci di vita".  
Be', vi è poco da dire a riguardo della storia — si commenta già da sola, e il significato è piuttosto lampante: Naruto, desideroso di giocare con la neve, ignora la decisione imposta dai genitori per il suo bene, iniziando a prepararsi per uscire facendo il minimo rumore possibile per evitare di svegliare il padre e la madre; eppure non sa che i suoi sforzi sono invani già dal principio, dal momento che sia Minato che Kushina erano fuori per far compere, beccandolo poi nell'atto di compiere la marachella. Kushina, dal pugno di ferro e visibilmente la figura autoritaria tra i due, fa capire che lui non deve mettere fuori neanche il naso, ma Minato ormai è perso per il desiderio del suo Naru-chan. 
Alla fine Kushina lascia vinta la situazione, dando carta bianca ai due... non senza vendicarsi, ovviamente!




 
   
 
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