Crossover
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Autore: fenris    14/08/2018    14 recensioni
[Moon Infinity][Kamen Rider] Dalla penna di Xephil e Fenris, tutta per voi la nuova grande cronaca di un incredibile viaggio e della battaglia che ne seguì: Il Male universale ha generato un nuovo figlio, un essere formidabile e spietato tramite il quale minaccia di far sprofondare il mondo nelle tenebre. Due gruppi di guerrieri (uno famosissimo, l'altro un pò meno) si uniscono per fronteggiare questa nuova terribile minaccia. Le due squadre, divise, dovranno però imparare prima a fidarsi l'una dell'altra e combattere insieme per poter vincere. Ma il loro avversario è il vero pericolo? Oppure l'oscurità nasconde molti più segreti di quanti se ne possa immaginare? Venite a scoprirlo, KAMEN RIDER ABOMINATION!
Genere: Avventura, Commedia, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Film, Libri, Telefilm
Note: Cross-over, Movieverse, OOC | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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 Salve a tutti, questa storia è un piccolo folle esperimento fatto da me e il mio amico Xephil(che ha fatto il 60% del lavoro, come minimo, soprattutto dando vita alla mia creatura, Kamen Rider Diablo), un unione tra una delle serie tv giapponesi più famose di sempre, Kamen Rider, e una light novel italiana che si sta facendo strada poco a poco nel mondo letterario italiano, Moon Infinity, di Silvio Lena. Questa serie è divisa in tre saghe, ognuna con una propria generazione protagonista: il primo volume della seconda saga è già uscito in forma cartacea, ma qui stiamo usando la prima saga, di cui metterò ora un breve riassunto. Spero vi piaccia, buon lavoro.


Lore di Kamen Rider (generale): Numerose minacce mettono in pericolo il nostro mondo. Uomini malvagi e ambiziosi, robot, cyborg, alieni, maghi, esseri interdimensionali e molti altri ancora. Ma quando questi malvagi mettono gli occhi sulla Terra, ci sono degli eroi che la proteggono: i Kamen Rider! Uomini armati di potenti cinture che permettono loro di trasformarsi in guerrieri dagli eccezionali poteri, sono sempre pronti a combattere contro qualunque minaccia per proteggere il bene più grande dell'umanità: la libertà. (Maggiori informazioni sui vari Kamen Rider ad ogni capitolo nuovo)



Lore di Moon Infinity: esistono migliaia di pianeti e razze aliene, e apparentemente l'universo è stato creato da Dio stesso (i demoni qui sono proprio angeli caduti. I quattro più importanti erano Lucifero, Astaroth, Belphagor e un altro). Milioni di anni fa esistevano civiltà molto avanzate sia sulla Terra che sulla luna, all'epoca conosciuta come Eden, in guerra per milioni di anni contro due eserciti di demoni, Heartdevils e Heartdemons. Su entrambi i pianeti esistevano alcune stirpi immortali, contraddistinte da un tatuaggio a forma della Terra o della Luna. A un certo punto il re della luna scomparve e quando l'ammiraglio della flotta stellare andò a cercarlo, entrambi i pianeti vennero distrutti per colpa di un traditore. Prima dell'attacco, la regina della luna aveva fuso delle ragazze (compresa sé stessa, ma passò i suoi poteri ad un'altra. Ed erano tutte volontarie) con spiriti di potenti angeli, i pater spiritus, processo che fece perdere loro la memoria, a parte la regina stessa. L'umanità dovette ricominciare da capo e la Luna divenne come la conosciamo. Millenni dopo, le ragazze uccise rinacquero (non si reincarnarono come in Sailor Moon, apparirono come neonate in un orfanotrofio) insieme alla principessa, uccisa anch'essa durante l'invasione, e riscoperti i loro poteri anni dopo, riprendendo la lotta contro Astaroth e i suoi alleati. Delle due razze, una è al servizio di Astaroth, l'altra serve un proprio sovrano e il loro obbiettivo è semplicemente distruggere il paradiso e controllare l'universo (anche se Diablo è un po’ più empatico). La regina, Eternity, è morta dopo aver dato alla cognata lo spirito di Plutone, mentre il suo spirito è stato trasferito nell'Arcadia, la nave ammiraglia della flotta, da suo fratello Michael, fondatore della stessa ,aveva due figlie: una, Anastasis, è morta ed è rinata, attualmente guida il gruppo delle Warrior Planet, mentre l'altra, Serenitatis, è prigioniera da allora chissà dove, per di più è l'ospite di non so quale forza oscura. Per quanto riguarda gli ultimi due punti, è stata una misura disperata in caso d'attacco. Michael aveva sposato la principessa della Terra, da cui ebbe una figlia (Aurora, Warrior Planet di Marte e futura regina della Terra). Radunò poi i sopravvissuti e li portò su un planetoide chiamato Luna Spenta, dove si trova anche l'Accademia Stellare. Fondò sulla terra anche una banca che fa prestiti a interessi zero e la usò per dirigere le adozioni delle ragazze.




Moon Infinity:

Martina Florence: non è esattamente una Warrior. Era una studentessa dell'accademia stellare, notata dalla leader delle Warrior e scelta come primo ufficiale della loro astronave, il Nautilus Princess Xana. Durante una battaglia nello spazio i loro scudi vennero disattivati da un'arma nemica e lei entrò in sala macchine per riattivarli, venendo avvelenata a morte dalle radiazioni. L'ammiraglio Michael Moonlein decise di darle la scelta se continuare a vivere o no e la trasformò in un cyborg (che esistevano già ai suoi tempi, ma dopo una sorta di isteria di massa, vennero quasi tutti distrutti), e poiché lei desiderava continuare a servire la sua principessa, accettò molto volentieri la sua seconda occasione. Ha una sorella di nome Katia, da cui venne separata da piccola e a cui si è riunita recentemente, ed è stata promossa a capitano di una propria astronave, il Nautilus Millennium. Possiede diversi dispositivi interni per attacco e difesa, ma è molto goffa e a volte insicura, la sua frase tipica è 'Me tapina'.

Shizukesa Howaito, aka Anastasis Moonacre, aka Moonwhite: leader delle Warrior Planet e principessa del perduto regno dell'Amor Dei. Dolce, coraggiosa e spesso molto pasticciona, è più che intenzionata a far regnare la pace nell'intero universo (e a volte ha la pessima abitudine di buttarsi addosso il peso di tutto). Anche nella sua forma normale ha abilità quali telepatia e teletrasporto,oltre a poter mantenere un'anima all'interno del corpo, anche se esso è in fin di vita. Quando si trasforma i capelli diventano color argento, ha un corpetto azzurro decorato con stelle, gonna, guanti e mantellina bianchi. Manipola energia bianca e polvere lunare, mentre le sue armi sono una spada chiamata Gabriel e lo scettro Moon Infinity, usato da tutte le sue antenate.

Reiko Ai, aka Aurora Moonlein, aka Warrior Mars: cugina di Shizu e figlia dell'ammiraglio Michael. Assomiglia a Shizu, anche se è un po’ più matura ed è quella con la storia più tragica. I suoi genitori adottivi erano proprietari di un albergo in crisi, e vennero pressati da una banca (nonostante le garanzie di Michael, che poi si assicurò di rovinarne il direttore) e un demone se ne approfittò per possedere il signor Ai e fargli fare un massacro. Successivamente si riunì ai genitori naturali e a guarire, ma non ha ancora smesso di lottare. Quando si trasforma ha un vestito rosso e nero, con guanti anch'essi neri, utilizza magie di fuoco e utilizza lo scettro di Gaia, che si trasforma a quanto pare in Excalibur stessa. È la futura regina di Gaia, la Terra e ha avuto l'onore di incontrare la futura figlia, Angelica.

Itsuki Fukuda, aka Warrior Iupiter: la tipica maschiaccio, è anche la cuoca del Nautilus. Il suo vestito è blu e controlla i fulmini. Nanà Harada, aka Warrior Venus: complicata, sembra un po’ oca, ma è molto intelligente e odia i prepotenti. È la figlia adottiva di una professoressa di letteratura e del capo della polizia di Tokyo. Ha un costume giallo e manipola il veleno. La sua frase chiave è 'Plebei ignoranti e sottoacculturati'.

Erika Fujiwara, aka Warrior Mercurius: è un’appassionata di chimica ed è una mangiona. Il suo vestito è arancione e controlla la terra. Inori Sasaki, aka Warrior Saturnus: la più piccola del gruppo di quattro anni e ai tempi dell'Eden era la migliore amica della sorella gemella di Shizu, nonché l'unica capace di calmare le sue crisi, ma quando questa si fuse con lo spirito di Saturnus avvenne un macello. Il suo abito è verde, controlla il magnetismo e i metalli.

Silvia Moonlight, aka Warrior Plutonis: la madre di Reiko e la custode del tempo e delle dimensioni, quindi anche moglie di Michael. Ha sedicimila anni, è mulatta con occhi e capelli verdi il suo vestito è marrone e controlla le tenebre.

Elena Zanon, aka Warrior Uranus: orfana, proveniente da Modena, piuttosto dura, ha i capelli neri a caschetto con occhi verdi. Il suo vestito è grigio, controlla il vento.

Marisa Tonussi, aka Warrior Neptunus: capelli azzurri lunghi, con occhi dello stesso colore. Pressappoco uguale ad Elena, erano insieme. Il suo vestito è azzurro e controlla l'acqua.


Il confine tra il bene e il male, al contrario di quanto pensi la maggior parte delle persone, non è mai netto. Molti di coloro che vengono definiti eroi sono costretti a macchiarsi di atti indicibili, mentre a volte i cosiddetti mostri scoprono cosa siano l'onore e la lealtà. Questa è la storia di un valoroso guerriero, nato dal male al servizio del male, mai pentitosi delle sue azioni, ma che incontrando due gruppi di potenti guerrieri, comprese di essere molto più di ciò che pensava.

                                                                                                  ******

Da quasi quattro anni quella parte, la metropoli di Tokyo aveva assistito a molte notti strane, tra demoni, invasioni aliene e quant'altro, eventi che avevano cominciato a coinvolgere anche il resto del mondo...ma lo scontro che stava avvenendo su una spiaggia che aveva già visto il debutto di altre guerriere, aveva dell'incredibile. I due combattenti erano guerrieri in armatura che si davano battaglia da almeno mezz’ora, molto diversi tra loro. Il primo aveva un'armatura nera con decorazioni rosse e viola, due ali da pipistrello blu, una piastra a ricoprire il volto dalla forma di una chiostra di denti, corna rosse ricurve e sugli occhi delle visiere simili a occhi di insetto gialli, oltre a diversi pentacoli rossi sparsi qua e là, abbinati a un 666 sulla schiena, uniti a una cintura nera con una fessura a forma di croce rovesciata. Parò l'ennesimo calcio, per poi rispondere con un pugno che venne afferrato dall'altro guerriero.

“Siete ancora più forte di quanto pensassi, Ichigo-senpai, più che degno d'essere il fondatore della nostra stirpe”, disse con una voce profonda, ma che aveva la stessa eccitazione di un bambino. Il secondo guerriero, Ichigo, aveva invece un fisico imponente avvolto in un'armatura verde scuro e nera, il volto completamente nascosto da un elmo integrale dalla forma simile a quella di una cavalletta, due antenne sulla sommità e lenti rosse a coprire gli occhi; al collo portava una sciarpa rossa e intorno alla vita una cintura dall'aspetto altamente tecnologico. Con incredibile rapidità, il guerriero liberò le mani e parò una raffica di pugni dell'avversario per poi balzare in aria e sferrare un calcio rotante che l'altro schivò abilmente; senza fermarsi, Ichigo atterrò e ruotò più volte su sé stesso sferrando una sequenza di tre calci tornado, ma stavolta il primo guerriero se ne avvide e riuscì ad afferrargli la gamba al terzo colpo, per poi farlo roteare in aria e scagliarlo lontano. Con una capriola, Ichigo riuscì ad atterrare in piedi e si fermò un istante per riprendere fiato.

“Siete già stanco, Ichigo-senpai? Forza, non deludetemi proprio adesso che lo scontro sta entrando nel vivo!”, esclamò il suo avversario, provocatorio ma non irrispettoso, anzi l'eccitazione nella sua voce era più forte che mai.

-Maledizione- pensò Ichigo. -Come diamine è potuto succedere tutto questo...?-

                                                                                                            Quasi un'ora prima:

Scendendo da un'enorme moto, un uomo sui settant'anni ma dal fisico ancora forte e prestante, con lunghi capelli ricci grigio scuro e volto rasato, si diresse con cautela verso l'immenso edificio fatiscente davanti a sé. Era una vecchia fabbrica metallurgica di almeno un secolo prima, situata nell'ovest dell'isola di Hokkaido, chiusa e abbandonata da parecchi anni come dimostravano i muri scrostati e incrinati, la ruggine su ogni componente metallica e lo spesso strato di polvere che copriva ogni singola cosa. In sostanza, un posto perfetto in cui nascondersi per qualche operazione criminale.

-Hmm... Qui sembra anche troppo silenzioso- pensò Takeshi Hongo, alias Kamen Rider 1, mentre muoveva un cauto passo dentro l'antica fabbrica. -Eppure, sono sicuro che il luogo fosse questo. Che mi sia sbagliato? O hanno voluto prendermi in giro? No, non è possibile-.

Negli ultimi tre giorni, innumerevoli messaggi e soffiate da altrettante anonime persone gli avevano riferito di strani movimenti nei pressi della vecchia fabbrica metallurgica fuori città. Voci che affermavano di uomini vestiti con strane tute nere aderenti con raffigurato sopra il disegno delle ossa in bianco e che si salutavano tra loro con uno strano verso stridulo e un movimento del braccio destro che ricordava fin troppo quello dei soldati delle armate del fu Fuhrer Adolf Hitler. Voci che dicevano di strane creature simili a mostri o chimere che comandavano quegli individui e sembravano avere intenzioni alquanto bellicose. Tutto questo per Takeshi Hongo significava solo una cosa: Shocker. E Shocker per lui significava solo brutte notizie. Si era precipitato lì non appena le voci si erano fatte praticamente sicure, eppure ora non trovava nulla nel luogo in questione. Non vi era anima viva da nessuna parte. La cosa non gli piaceva affatto.

Mordicchiandosi il labbro inferiore e portandosi istintivamente una mano alla cintura argentea in vita, Takeshi cercò di fare mente locale: -Il luogo è questo, so di non essermi sbagliato. Ma se non c'è nessuno, i casi possono essere solo due a questo punto: o le informazioni erano fasulle, o questa vuole essere una trap-- Il resto del pensiero si perse nel momento in cui una presenza sconosciuta comparve al suo fianco e lo investì con una tale forza da farlo volare indietro di diversi metri. Ma invece di impattare sul duro pavimento di cemento, Takeshi sentì sotto di sé un terreno stranamente instabile e granuloso; girandosi faticosamente su un fianco, i suoi occhi si allargarono quando misero a fuoco l'inconfondibile distesa sabbiosa di una spiaggia.

“E così voi sareste il nostro capostipite? Che onore! È un vero piacere per me conoscervi, Ichigo-senpai!”, Takeshi alzò lo sguardo e vide una figura umanoide vestita con un'armatura dall'apparenza demoniaca emergere da quello che sembrava un portale dimensionale; oltre il portale, s'intravedeva la fabbrica dov'era prima. “Allora era davvero una trappola”, osservò, notando poi il portale chiudersi alle spalle del nemico.

“E tu saresti?”.

“Kamen Rider Diablo”, rispose l'altro portando la mano destra al petto e piegandosi in un breve inchino. “Onorato di conoscervi, senpai. Sono venuto qui per sfidarvi...e sconfiggervi!” Rimettendosi in piedi, Takeshi fece una smorfia quando una stilettata di dolore gli trafisse il fianco offeso, ma si riprese subito.

“Sei bravo a parlare, ragazzo. Vediamo se lo sei anche a combattere!” Alzò il braccio destro in diagonale con la spalla sinistra, la mano aperta a taglio, mentre l'altra si portava sulla cintura; questa si aprì frontalmente rivelando un vortice di energia verde al suo interno. Il braccio ruotò lentamente verso la spalla sinistra e, allo stesso tempo, il vortice divenne sempre più grande e intenso, ricoprendo infine tutto il suo corpo. “Rider... Henshin!” In un bagliore di luce, la sua figura venne avvolta dalla pesante armatura verde e nera dalle familiari sembianze di un insetto umanoide. “Kamen Rider 1 (Ichigo)!”, ruggì. “Ora fatti sotto!”.

“Con immenso piacere!”, I due Rider si caricarono e incontrarono in mezzo alla spiaggia, i pugni di entrambi che si scontrarono con tanta forza da creare un'onda d'urto. Si separarono e subito dopo scontrarono ancora con una serie di mosse di arti marziali miste, una più esperta e letale dell'altra, ma nessuno dei due riuscì a prevalere sull'altro. Lo scontro rimase in una condizione di stallo per diverso tempo, ma poi, d’un tratto, Diablo ruotò su sé stesso per colpire con un calcio all'indietro e questo si ricoprì di un'energia tanto intensa da essere visibile a occhio nudo; stavolta Ichigo non riuscì a resistere anche parando il colpo e venne spedito a terra. Si rialzò subito, tuttavia quel colpo gli era bastato per capire che quello non era un nemico normale.

“Siete ancora in grado di combattere, vero, Ichigo-senpai?”, chiese Diablo schioccando le dita: “Sapete, tutti i vostri successori che ho affrontato finora mi hanno regalato dei duelli emozionanti, ma più di chiunque altro, sono sempre stato curioso di scoprire se il famigerato Kamen Rider 1, il primo di tutti noi a diventare tale, fosse all’altezza della sua reputazione!”.

A quelle parole, Takeshi sgranò gli occhi dietro la maschera. “I miei successori?! Gli altri Kamen Rider?! Vorresti forse dire che li hai…?!” L’unica risposta di Diablo fu una risatina maligna e l’assunzione di una posa di guardia. Ichigo lo imitò, ma quella rivelazione unita al precedente scambio di colpi erano stati sufficienti per fargli realizzare che, anche dando fondo a tutte le sue forze non avrebbe mai potuto battere un simile avversario. Non da solo. In quel momento si guardò intorno e, improvvisamente, un ricordo del passato attraversò la sua mente. Lui conosceva l'aria di quel luogo. Una battaglia era avvenuta lì tanto tempo prima, una delle tante di una guerra apparentemente infinita, alla quale lui stesso aveva partecipato insieme al suo partner storico Hayato Ichimonji, alias Kamen Rider 2 (Nigo). Non sapeva come quella guerra si fosse conclusa, ma se c'erano dei sopravvissuti, era il momento di scoprirlo. I suoi compagni non potevano aiutarlo ormai e lui non poteva sconfiggere quel nemico da solo. Ma l'uomo che aveva difeso la Terra di quel mondo avrebbe potuto. Istintivamente, una mano corse alla maschera da insetto e attivò una funzione di comunicazione. Una che non usava da molto tempo ormai.

“QUI CAPITANO ONORARIO HONGO TAKESHI, RICHIEDO ASSISTENZA IMMEDIATA!”

                                                                                                            *****

Lontano dallo scontro dei due Rider, buona parte dell'equipaggio del Nautilus Princess Xana, una delle navi più importanti della flotta lunare, si godeva una serata tranquilla a bordo della stessa nave, il resto era in giro per Tokyo. Da due anni a quella parte avevano subito attacchi di ogni genere e in continuazione, quindi la calma prima della tempesta era sempre ben accetta. E cosa c'era di meglio per passare una serata rilassante di una partita a Dungeons and Dragons?

“Tutto, direi”, borbottò Elena Zanon, la Warrior Planet di Urano. Era una bella ragazza sui 17 anni, con un caschetto nero e occhi verdi. Era un po' acida, ma coraggiosa e pronta a prestare aiuto alle sue amiche.

“Cosa, Elena?”, chiese una ragazza più piccola dai capelli castani. Era Inori Sasaki, Warrior Planet di Saturno e più piccola del gruppo. .

“Lascia stare, a volte dice cose a caso.” Era una ragazza dai capelli lunghi azzurri e occhi dello stesso colore, Marisa Tonussi, Warrior Planet di Nettuno..

“Comunque, appare un troll gigante, che fate?”, le interruppe la game master, Silvia Moonlight, Warrior Planet di plutone.

“Lo colpisco allo stomaco con la mia lancia!”, rispose Itsuki Fukuda, Warrior Planet di Giove. .

“Io invece lancio un incantesimo di potenziamento su di lei”, aggiunse Erika Fujiwara, Warrior Planet di Mercurio.

“Io sparo una freccia nei suoi occhi”, disse Nanà Harada, Warrior Planet di Venere.

“E...funziona!”, urlò Martina Florence. Era l'unica delle presenti a non essere una Warrior, ma era il precedente primo ufficiale del Nautilus Princess Xana, l'astronave delle ragazze, fino a quando non era stata promossa capitano del Nautilus Millennium.

“Che colpo di culo”, commentò sorpresa Reiko Ai, Warrior Planet di Marte. Futura regina della terra, era la figlia di Silvia e Michael.

“È così che funziona”, le fece eco la cugina, Shizukesa Howaito, alias Moon White.

“Controllate nella borsa?”, chiese Silvia, prima che nella stanza apparisse un ologramma dall'apparenza femminile. Si trattava di Xana, l'intelligenza artificiale della nave.

“Shizu, ho appena ricevuto una richiesta d'aiuto. Le coordinate sono proprio sulla spiaggia di Tokyo, non molto lontano da qui”, disse rapidamente, prima di far partire la comunicazione.

“QUI CAPITANO ONORARIO HONGO TAKESHI, RICHIEDO ASSISTENZA IMMEDIATA!”, disse la voce nel microfono, facendo sussultare tutte le presenti, Silvia in particolare.

“Non è possibile…”, disse quest’ultima, stupefatta.

“Che succede, zia?”, chiese Shizu, che di rado aveva visto la custode del tempo e delle dimensioni in questo stato. Per tutta risposta, la suddetta fece si diresse al computer e controllò le coordinate del segnale.

“Non c'è tempo per spiegare, dobbiamo andare subito sul luogo delle coordinate.” Le ragazze erano ancora stranite da una reazione così esagerata, ma d'altronde se la più anziana di loro era così preoccupata c'era un motivo serio, e non potevano rifiutare una richiesta d'aiuto. Ognuna si mise al proprio posto, accesero i comandi e in breve il Nautilus Princess Xana uscì dall'apertura situata nella baia di Tokyo, diretto a destinazione.

“Mamma, sul serio, che sta succedendo?”, insistette Reiko con la madre.

“L'uomo che ha chiesto aiuto, Takeshi Hongo... Viene da un altro universo e non sentivo parlare di lui da poco prima del mio matrimonio con tuo padre. In quell'occasione salvò diverse vite insieme al suo partner Nigo, prima di tornare nel proprio universo, ma Eternity e io demmo loro, oltre al titolo, una trasmittente per chiamare la nave più vicina della flotta lunare, se avessero avuto bisogno di aiuto.”.

“E come può essere finito qui?”, chiese Martina preoccupata, sapendo che quasi sicuramente era l'ennesimo progetto del male universale per distruggere loro e tutti i loro alleati.

“Opera di Astaroth, di sicuro, non possiamo farci trovare impreparate. Xana, arma tutti i sistemi e voi trasformatevi!”, urlò Shizu, decisa come sempre a non perdere. Se quell'uomo aveva davvero aiutato il regno dell'Amor Dei in passato, loro potevano solo ricambiare il favore.

                                                                                                               *****

Nel mentre, sulla spiaggia, la battaglia stava ormai volgendo al termine e Ichigo era chiaramente sull’orlo della sconfitta; il suo avversario era forte, veloce e soprattutto sembrava avere una resistenza senza fine. Anche dopo più di mezz’ora di combattimento intenso e ininterrotto, Diablo non sembrava avere nemmeno il fiatone, mentre Takeshi, al contrario, era allo stremo delle forze. Ad un tratto, l’ennesimo pugno avvolto nell’aura di Diablo passò finalmente la difesa di Ichigo e lo colpì in pieno sterno con tanta forza da spedirlo indietro con un volo di almeno dieci metri. Il Kamen Rider si rialzò con molta fatica, ma non si arrese: con un movimento della mano, attivò un meccanismo sulla cintura che iniziò a emettere una forte energia verde che si concentrò poi sulla sua gamba destra. Balzando in aria, Ichigo si diresse contro il nemico tendendo la gamba in un calcio volante e urlando: “Rider Kick!”.

Per tutta risposta, tuttavia, Diablo attivò una funzione simile sulla sua cintura e una potente energia rosso scuro emerse da essa per avvolgersi intorno la sua gamba destra. Imitando poi l’azione dell’avversario, il Rider oscuro balzò in aria e sferrò a sua volta un calcio volante ruggendo: “Diablo Kick!” I due calci si scontrarono a mezz’aria sprigionando una violentissima onda d’urto, energia verde che lottava con energia rossa in un vero e proprio turbine di pura potenza. Alla fine, l’energia rossa riuscì a sopraffare quella verde, mentre il calcio di Diablo respingeva quello di Ichigo e si schiantava brutalmente contro il petto di quest’ultimo; il primo dei Kamen Rider volò indietro rovinando a terra e, in un bagliore di luce, la sua trasformazione scomparve, lasciando dietro solo un Takeshi Hongo stanco e sconfitto che stentava a rimanere cosciente.

“Siete stato eccezionale, Ichigo-senpai”, disse Diablo avvicinandosi lentamente, la voce sinceramente ammirata. “Nonostante la vostra veneranda età, avete combattuto con coraggio e onore pari o forse superiori a quelli dei vostri successori e non vi siete mai tirato indietro, nemmeno quando avevate compreso la mia forza. In segno di rispetto per il duello che mi avete regalato, vi concedo una fine rapida e indolore.” Detto questo, alzò una mano aperta verso Takeshi e nel palmo iniziò a brillare una luce rosso scuro. Un istante prima che potesse colpire, però, un rombo assordante accompagnò l’apparizione nel cielo sopra ai due di un’immensa nave spaziale, tanto imponente da oscurare la luna e far risplendere la notte delle mille luci che ricoprivano la sua intera superficie. Diablo si fermò e alzò lo sguardo verso la nave, lo sguardo indecifrabile per via della maschera che lo copriva, mentre Takeshi sembrò rianimarsi nel vedere quell’improvvisa quanto incredibile apparizione.

Con un forte rumore meccanico, diversi cannoni si mossero puntando tutti contro il Kamen Rider oscuro, mentre una forte e autoritaria voce femminile risuonava attraverso un altoparlante: “QUI È IL NAUTILUS PRINCESS XANA! CHIUNQUE TU SIA, ALLONTANATI IMMEDIATAMENTE DA QUELL'UOMO E METTI LE MANI SOPRA LA TESTA, OPPURE APRIREMO IL FUOCO!” Diablo rimase a fissare la nave, la mano ancora alzata verso il rivale sconfitto, immobile come una statua. “QUESTO È L’ULTIMO AVVERTIMENTO! ALLONTANATI SUBITO DA TAKESHI HONGO OPPURE APRIREMO IL FUOCO!” Stavolta la risposta del guerriero demoniaco fu una risata, chiara e beffarda.

“Bel tentativo”, commentò. Poi il suo palmo brillò di nuovo e un raggiò d’energia rossa scura partì investendo in pieno Takeshi. In un bagliore di luce, il capostipite dei Kamen Rider scomparve lasciando dietro di sé solo quella che sembrava una croce della stessa energia del raggio, croce che cadde nella mano ancora aperta di Diablo, il quale la osservò come il più prezioso dei tesori. “E così anche il leggendario Ichigo è caduto…”.

Sul Princess Xana, l’atmosfera si era istantaneamente congelata. Non solo quel misterioso nemico aveva ignorato la minaccia rivoltagli, ma aveva anche annientato all’istante il guerriero che aveva appena sconfitto, senza un minimo di esitazione. “Quel maledetto…”, mormorò Silvia a denti stretti. “Ha subodorato subito l’inganno e ha agito di conseguenza. Sapeva che non avremmo mai sparato con Takeshi così vicino a lui…” Dietro e accanto a lei, le altre Warrior, già nelle loro forme trasformate, erano agghiacciate al punto da non riuscire a proferire parola. Non solo non erano riuscite a salvare un probabile alleato, ma avevano anche dovuto assistere alla sua disfatta e apparente morte. Inori si era portata le mani alla bocca e pareva sul punto di versare lacrie amare.

“Che crudeltà…”.

“Non possiamo permettergli di passarla liscia!”, esclamò Shizu, furente. “Ora non ci sono più rischi a fare fuoco! Colpiamolo adesso!” In quel momento, però, sugli schermi, videro le lenti dorate di Diablo volgersi verso di loro, come se le stesse fissando direttamente negli occhi anche attraverso quella distanza e le telecamere, un attimo prima che il guerriero demoniaco alzasse l’altra mano sopra di sé e urlasse qualcosa in una lingua sconosciuta. Subito dopo, in un nuovo bagliore di luce accecante, il Kamen Rider oscuro scomparve nel nulla.

“Ma che cosa?!”, esclamò Elena. “Dov’è finito quel maledetto?!”.

Per tutta risposta, gli allarmi della nave presero a suonare all’impazzata mentre, nel contempo, una luce abbagliante rosso scuro compariva nel bel mezzo della sala di comando. E da essa…emerse la figura demoniaca di Diablo. Gli occhi fiammeggianti d’oro del malvagio combattente squadrarono una dopo l’altra le componenti dell’equipaggio presenti, le quali lo fissavano sconvolte, chiaramente colte di sorpresa da quell’improvviso quanto inaspettato teletrasporto. “Le Warrior Planet. Le difensori della galassia al completo. Non immaginate l’onore di potervi conoscere tutte nello stesso momento. Ammiro sinceramente le vostre gesta eroiche e il vostro coraggio, sapete?”, disse Diablo inchinandosi leggermente, la voce sinceramente ammirata. “Il mio nome è Kamen Rider Diablo. È un vero piacere.”-

La cosa, tuttavia, non sembrò essere gradita alle Warrior, difatti Reiko si fece avanti: “Sei un servo di Astaroth, vero? E osi parlare di onore dopo il modo in cui hai ucciso un nemico ormai sconfitto e inerme?! Che ne sapete voi demoni dell’onore?!”.

“Non offendermi, Warrior Mars”, ribatté Diablo. “Sarò anche un demone al servizio di Lord Astaroth, ma possiedo anch’io un mio onore e non agirei mai contro di esso. Ichigo-senpai ha accettato la mia sfida e ha lottato valorosamente con tutte le sue forze, ma purtroppo alla fine ha perso. In un regolare e onorevole duello, dunque non hai il diritto di accusarmi di disonore o codardia. In ogni caso, non credevo che la sua richiesta di aiuto fosse proprio per voi. Dev’essere davvero il mio giorno fortunato, visto che non solo ho avuto la possibilità di conoscervi…”, Alzò le mani e in esse si materializzarono una spada lunga e un fucile a pompa “…ma ora ho anche quella di affrontarvi e sconfiggervi tutte in una volta!”. E puntò il fucile contro le guerriere facendo fuoco.

L’offensiva si scontrò con la difesa di Shizu, la quale era balzata istantaneamente davanti al gruppo per difenderlo, creando uno scudo di luce bianca sul quale i proiettili dell’arma s’infransero. “Affronta il potere della luce, Diablo!”, urlò poi scagliando con un movimento della mano una raffica di quella che sembrava una curiosa polvere bianca contro il nemico. Il guerriero demoniaco, però, rispose con un fendente della sua spada che produsse un’onda di energia nera che disperse la polvere. “Non lo sapete, principessa Anastasis? La tenebra distrugge la luce!”.

Quando poi scattò in avanti per colpirla con un altro fendente, fu stavolta Reiko a mettersi in mezzo e parare il colpo con la sua spada. I due si scambiarono alcuni colpi, prima che Diablo riuscisse ad allontanarla con un calcio e le puntasse contro il fucile, ma Itsuki intervenne scagliando una saetta che spostò l’arma facendole fare fuoco su una parete vicina, dalla quale volarono miriadi di scintille.

“Non credo proprio, caro il mio Diablo!”, disse beffarda la Warrior di Giove lanciando un altro fulmine contro l’avversario. Questi lo respinse con la sua spada per poi intercettare l’attacco combinato di Elena e Marisa, le quali, nel frattempo, avevano generato e scagliato un turbine di vento e acqua. Il Kamen Rider demoniaco parò il colpo con la spada, ma venne spinto indietro dalla forza sprigionata, finché, con un altro fendente carico di energia oscura, non divise in due il tornado che si disperse poi in una pioggia di goccioline d’acqua e vento. Martina, vedendo l'accaduto, caricò un raggio al plasma, sparandolo contro il combattente, mentre Silvia si rivolse alla nave.

“Xana, portaci subito a terra, qui rischiamo di fare troppi danni!”.

“Subito, signora!”, rispose la suddetta, eseguendo l'ordine. Una nuova, abbagliante luce stavolta bianca avvolse Diablo, ora impegnato in un nuovo scambio con Reiko e Itsuki, e tutte le Warrior, che si ritrovarono l’istante successivo sulla spiaggia dove, nemmeno dieci minuti prima, Takeshi Hongo aveva incontrato la sua fine. Diablo si liberò delle avversarie e balzò indietro, fermandosi poi per squadrare la squadra nemica al completo. “Ho finalmente la possibilità di combattere le potenti Planet Warrior tutte insieme…” Guardò prima la spada poi il fucile. “Malphas. Abraxas. La sentite anche voi questa eccitazione, vero? L’ebbrezza della battaglia imminente!” Puntò la punta della spada sulle guerriere dello spazio. “Fatevi sotto, Warrior! In segno di rispetto per la vostra forza e fama, non mi tratterrò più!”.

Shizu e le altre squadrarono minuziosamente il guerriero di fronte a loro. Avevano già incontrato demoni ed extraterrestri di non poco potere, ma quel tipo non era solo forte, in quel breve scontro su Xana aveva dimostrato di essere anche molto intelligente, dunque sparargli quattro laser a caso non sarebbe bastato. Specie se Ichigo era stato un guerriero temibile come descritto da Silvia. La leader delle dieci, non vista, fece un segno impercettibile ad Erika, che senza perdere tempo batté un piede sulla sabbia da cui partirono diverse linee di energia arancione diretta verso Diablo, il quale si trovò così intrappolato in una gabbia di roccia con la stessa forma del suo corpo. Shizu si rivolse allora ad Inori, già sull'attenti. “Inori, sai cosa fare!” La castana sorrise, concentrando il suo potere sul nemico intrappolato di fronte a sé.

“Sarà un piacere.” Quindi focalizzò tutte le sue energie sull'armatura, cercando di usarla per stritolare il demone, ma fu inutile, non la sentì minimamente piegarsi. Evidentemente non era fatta di metallo o era stata protetta per non essere influenzata dai suoi poteri. La guerriera di Saturno imprecò mentalmente. Almeno aveva dato tempo sufficiente a Silvia, Elena e Marisa per erigere una barriera che limitasse i danni alla spiaggia. “Avete finito i vostri preparativi? Io sì.”.

Mentre quelle parole riecheggiavano nell’aria, una strana energia di un curioso colore oro scuro iniziò a fuoriuscire dalla prigione di roccia creata da Erika; nello stesso tempo, questa iniziò ad incrinarsi vistosamente. “Kamen Rider Abomination: Agito!” Quando quell’improvvisa voce metallica risuonò, la gabbia andò in frantumi rivelando sotto un Diablo trasformato: ora la sua armatura mostrava delle parti modificate su petto, braccia e gambe di color oro scuro e sull’elmo presentava due corna simili alle tenaglie di uno scarabeide dello stesso colore.

“Ma…si è trasformato?!” esclamò Inori, scioccata come le compagne. “Sorprese? Tra poco, lo sarete ancora di più!” proclamò Diablo sparando una serie di colpi col suo fucile, Abraxas, ma anche questi erano mutati: ora un’aura negativa oro scuro sembrava impregnarli e ciò costrinse le Warrior a separarsi per evitarli, preferendo la prudenza. La scelta si rivelò giusta perché i proiettili esplosero come granate al momento dell’impatto col suolo. Intanto, il guerriero demoniaco ne aveva approfittato per estrarre una piccola croce scarlatta, simile a quella in cui aveva ridotto Takeshi Hongo poco prima, e la inserì in un’apertura sulla sua cintura; questa risplendette di una luce sanguinea mentre la voce misteriosa di prima esclamava: “Kamen Rider Abomination: Kabuto! Rider Form!”.

Diablo cambiò ancora: stavolta la corazza su petto, braccia e gambe cambiò in un colore sul rosso scuro e divenne più longilinea e aerodinamica, mentre le corna sull’elmo mutavano in una forma a Y, molto simile a quella della testa di uno scarabeo rinoceronte. “Ora preparatevi al peggio, Warrior!” esclamò il guerriero attivando di nuovo la sua cintura. “Clock Up!” Con quelle parole, Diablo scomparve nel nulla e, nemmeno un secondo dopo, ogni guerriera si ritrovò colpita da un colpo di incredibile potenza e finì a terra; ferite da lama si formarono sui loro corpi. L'unica a salvarsi, anche se solo in parte, era stata Silvia, che aveva rallentato parzialmente il tempo per evitarlo, ma si era procurata comunque una ferita al fianco.

“C-cos’è stato? Come ha fatto a muoversi all’improvviso con una tale velocità?!”, commentò stupefatta. Per quanto ne sapeva nessun demone aveva mai avuto quel potere, il male universale doveva aver davvero sudato sette camice nella creazione di quel nuovo soldato. Inferocita dalla realizzazione, la guerriera di Plutone infuse i pugni di pura tenebra, iniziando un breve scambio col mostro, che incassò apposta un montante, per poi bloccarla e rispondere con una violenta gomitata che la mandò al tappeto. Lì vicino, Reiko, vedendo la madre umiliata in quel modo, evocò una scia fiammeggiante diretta verso il Rider, riducendo la sabbia in vetro finissimo. Quello, tuttavia, se ne avvide e usò un fendente caricato a energia oscura di Malphas per dividere in due la fiammata; il colpo si rivelò però così forte che la corazza di mano e avambraccio del Rider oscuro rimase arroventata.

“Impressionante, principessa Aurora”, osservò chiamandola col suo vero nome, “ma non sufficiente se volete salvare vostra madre!” E inserì un’altra croce nella sua cintura. “Kamen Rider Abomination: Ryuki!” La corazza di Diablo mutò ancora, stavolta acquisendo un aspetto più metallico con placche e spallacci argentei contornati di rosso scuro, mente sull’elmo si formò una protezione metallica frontale simile a una maschera fessurata con due punte affilate rivolte verso l’alto. Così trasformato, il guerriero demoniaco mosse Malphas, avvolgendola in una fiamma nero pece che poi scagliò contro Reiko. “Mi sfidi col fuoco, Diablo?! Stolto!”, ribatté spavalda la guerriera di Marte generando a sua volta una fiammata unendo entrambe le mani. Fiamme rosse e nere si scontrarono in mezzo ai due scatenando una potente esplosione; quando però Reiko fece per attaccare ancora, rimase sbalordita nel vedere che l’avversario era scomparso. La Warrior si guardò intorno alla sua ricerca senza però trovarlo da nessuna parte. “Reiko! Sotto di te, ATTENTA!”, urlò di colpo Shizu. Troppo tardi: nel momento in cui Reiko abbassò lo sguardo verso terra, il riflesso di Diablo apparve sulla superficie vetrosa generata solo poco prima dall’attacco infuocato della guerriera di Marte. Il nemico si materializzò subito dopo davanti a lei, sferrando contemporaneamente un fendente avvolto in fiamme nere che la scagliò in aria, procurandole una vistosa ustione sul ventre prima di lasciarla ricadere rovinosamente a terra.

“Hm, sarai anche identica a Serenitatis, ma lei non si sarebbe mai fatta fregare in questo modo”, commentò Diablo apatico, mentre Shizu e Inori si drizzarono sentendo quel nome. Nanà, però, sconvolta e furiosa dalla vista dell’amica ferita, formò una palla di veleno gialla tra le mani e la sparò contro Diablo. Quest'ultimo fece per rispedirla al mittente con un fendente, ma qualcosa gli afferrò il gomito per tirarlo indietro e fargli cadere la spada.

“Che cazzo?!”, esclamò prima di venire preso in pieno e strisciare via di diversi metri. Ripresosi, provò a sparare con Abraxas, ma Elena e Itsuki furono più veloci: la prima lo colpì con un rapido jab sugli occhi, mentre la seconda con un calcio al fianco, iniziando un velocissimo corpo a corpo a tre. Grazie alla sua tecnica superiore, Diablo non avrebbe dovuto avere troppi problemi, ma la forza che l'aveva preso prima continuava a farsi sentire, deragliando i suoi colpi, facendogli lo sgambetto e rendendolo un facile bersaglio per gli attacchi magici delle Warrior, trasformando la spiaggia nell'imitazione di un campo minato. Il fatto che continuasse a resistere era comunque un testamento alla sua tenacia e forza.Nel mentre, Shizu non perse tempo e avvolse tutte, compresa sé stessa, con un'aura di luce curativa.

“Che c'è, Diablo, problemi quando non combatti contro un vecchio?”, lo canzonò Marisa scagliandogli contro una lancia d'acqua, evitata a malapena dal Rider con una capriola di lato, solo per poi venire scagliato nuovamente da quella forza invisibile contro uno scoglio. Rialzatosi, cercò di capire cosa stava succedendo, per quel che ne sapeva le ragazze non avevano né capacità di volo, né telecinesi. Poi si accorse che Martina era sparita e mise via Abraxas per prendere un'altra croce, sperando di averci visto giusto: “Kamen Rider Abomination: Kiva! Dogga Hammer!”.

L’armatura di Diablo mutò ancora diventando più simile che mai a quella di un pipistrello, con una forma elegante e avvolta sulle braccia da catene e l’elmo dotato di due punte analoghe alle orecchie del suddetto animale. Questa mutò subito di nuovo, divenendo estremamente robusta su torso, spallacci e braccia e di colore viola scuro, mentre nella libera mano sinistra gli compariva un enorme martello dello stesso colore, alto quasi quanto lui e dalla forma simile a un pugno chiuso. Con un’abile mossa, il guerriero demoniaco piantò il martello davanti a sé gridando: “True Eye!” Il pugno che era la testa del martello si aprì rivelando al suo interno un’enorme occhio rosso e iniettato di sangue che proiettò una forte luce davanti a sé. Nel giro di pochi istanti, la sagoma di Martina apparve a breve distanza da lui, le mani alzate per difendersi dal bagliore dell’arma.

“Bella mossa, capitano Florence, decisamente meglio dei cyborg che avete sconfitto al Cairo. Riconosco e mi scuso di averti sottovalutata perché non sei una Warrior Planet…”, disse Diablo brandendo spada e martello insieme, riferendosi ad alcuni cyborg sopravvissuti alla purga attuata nell'Eden anni prima e schieratisi con i demoni, ma che erano stati poi sconfitti pochi mesi prima dalla stessa Martina. “…ma non riaccadrà più!” E sferrò una serie di colpi che Martina schivò o bloccò facendo sfoggio della sua forza e riflessi sovrumani, merito della sua natura cyborg. “Non montarti la testa! Potenza non equivale a vittoria!”, urlò abbassandosi per evitare un colpo e centrando poi con un pugno il costato di Diablo, che fu costretto a ripiegare. Quando però lei provò ad incalzarlo, il Rider oscuro si toccò di nuovo la cintura: “Garulu Saber!”.

La pesante armatura diventò subito più snella e aerodinamica, acquisendo un colore blu notte e scomparendo dal braccio destro per concentrarsi invece soprattutto sul sinistro, mentre il martello svaniva a sua volta ed era rimpiazzato da una sciabola dorata dalla lama ondulata e la guardia a forma di testa di lupo. L’istante successivo, Diablo si mosse con tale rapidità che Martina lo perse di vista e venne investita da una tempesta di lame che la riempì di tagli e squarci su tutto il corpo, venendo addirittura sollevata da terra di un paio di metri per la violenza dell’attacco.

“Non scherzo mai quando dico che non sottovaluterò più il nemico, capitano Florence. Non fare il mio stesso errore, è l’unico consiglio che avrai da me!” disse beffardo il guerriero demoniaco. In quel momento, un’onda di acqua mista a veleno scagliata da Marisa e Nanà si diresse contro di lui costringendolo ad arretrare velocemente, ma dall’altra parte un turbine di vento e rocce generato dalla collaborazione di Elena e Erika lo fermò, stringendolo così in una tenaglia insieme all’altro attacco. Privo di vie di fuga, Diablo prese un’altra croce e la inserì fulmineo nella cintura: “Kamen Rider Abomination: Wizard! Hurricane, Please: Fu-Fu, Fu-Fu-Fu-Fu!”.

L’armatura del Rider oscuro divenne più liscia e lucida su torso ed elmo, assunse un colore verde scuro e produsse un mantello nero che scendeva dai fianchi del suo corpo intorno alle gambe. Subito dopo, questi roteò su sé stesso e generò così un tornado che lo sollevò in aria sopra le due ondate di attacchi, che si schiantarono invece una contro l’altra annullandosi a vicenda. Appena riatterrò, però, Diablo fu incalzato da Shizu, Inori e Itsuki; schivato il primo fendente della leader delle Warrior con la sua fidata Gabriel, una bellissima spada argentea, si colpì la cintura due volte: “Land, Dragon! Dogon-Dogon, Dogon-Dogon-Dogon!”.

Il colore della sua corazza cambiò in ocra scuro, mentre intorno a spalle e petto si formavano degli spallacci argento e neri e una placca simile al dorso della testa di un drago e sull’elmo apparivano due corna lunghe e sottili. Malphas sparì come Abraxas poco prima e due enormi artigli corazzati crebbero dalle mani del Rider oscuro, il quale li usò subito per contrastare i fendenti di Shizu e respingere i fulmini di Itsuki con colpi violenti e precisi. Dopo alcuni altri scambi, Diablo roteò di nuovo su sé stesso, ma stavolta il suo corpo agì come una trivella e scavò una profonda buca nel terreno all’istante, scomparendo agli occhi delle avversarie. Nessuna di queste ultime fece poi in tempo a reagire perché Diablo spuntò fuori proprio dietro a Shizu e la centrò con una doppia artigliata incrociata alla schiena, mandandola a rovinare a terra con profondi segni di taglio sulla schiena.

A quella vista, Inori non ci vide più: inferocita, la giovanissima guerriera di Saturno formò delle lance metalliche a mezz'aria, lanciando un'autentica raffica contro l'avversario. Diablo riuscì ad afferrarne e romperne diverse con gli artigli, ma la sua attuale forma non era il meglio in termini di riflessi e una delle aste lo prese dritto nel braccio. Silvia, vedendo l'occasione, ne approfittò per prendersi una rivincita da prima e, avvicinandosi, gli sparò una sfera d'oscurità direttamente ai piedi. Il demone, scagliato in aria, provò a riacquistare l'equilibrio, ma la custode delle dimensioni fu per una volta più veloce e lo scagliò a terra con un colpo di taglio, per poi dargli un calcio proprio...lì.

“Trucchetto insegnatomi da certi Troll: ‘colpire sempre nelle gronk nuks(1)”, commentò ironica scrocchiando il collo e illuminando le mani di una luce nera, che si originò anche sotto il Rider. Un istante dopo, un’enorme colonna nera esplose da quel bagliore e avvolse completamente il corpo del nemico, apparentemente annientandolo una volta per tutte.

“Ce l’abbiamo fatta!” esclamò Itsuki alzando un pugno in segno di trionfo.

“Kamen Rider Abomination: W! Heat, Metal!” Quelle parole riecheggianti spazzarono via la piccola speranza di vittoria delle guerriere come polvere al vento, mentre la colonna di energia oscura veniva dispersa dal turbinoso movimento di un bastone dall’aspetto metallico comparso nelle mani di Diablo. Il nemico era cambiato di nuovo: ora la sua armatura era diventata più liscia ed era formata da placche di due colori diversi e divisi da una linea che correva verticale dalla testa al mezzo delle gambe, come se il suo stesso corpo fosse ora diviso in due; le placche a destra erano rosso scuro, a sinistra grigio scuro. Sulla fronte dell’elmo ora spiccava un curioso ornamento a W. Silvia sospirò amara.

“Sei davvero un nemico resistente e ostinato…”.

“Proprio come voi, Warrior Plutonis” replicò Diablo battendo il bastone sulla spalla destra. “Devo ammettere che la vostra mossa è stata a dir poco subdola e brutale, ma perfettamente logica e astuta. Inoltre, tutte voi avete delle abilità notevoli e un gioco di squadra invidiabile. Meritate la vostra fama e anche di più. Tuttavia, adesso è tempo di mettere fine a questa battaglia.” Gettò via il bastone che scomparve in un bagliore ed estrasse un’altra croce; questa però sembrava leggermente diversa: la luce interna di cui risplendeva era molto più viva e inquietante di quelle delle altre da lui usate fino a quel momento. Diede quindi la sua minaccia: “Il tempo dei giochi è finito.”.

In risposta, Shizu e Reiko evocarono i rispettivi scettri, mentre le altre guerriere vennero circondate dalle aure dei loro elementi, pronte a qualsiasi cose quel guerriero formidabile avesse in mente. “Fa’ pure del tuo peggio, Diablo! Verrai sconfitto in nome della regina Eternity!”, dichiarò la prima, pronta a combattere.

“In nome di Lord Astaroth e degli Inferi, vi sconfiggerò!” E inserì la croce. “Kamen Rider Abomination: Amazon!” L’energia negativa avvolse l’intero corpo di Diablo, che stavolta mutò in una forma più simile ad una pelle di rettile che ad un’armatura o all’esoscheletro di un artropode: era spessa e squamosa, di un colore verde scuro con zigrinature scarlatte tranne su petto e addome divenuti invece giallo scuro e con una muscolatura molto sviluppata. Avambracci, mani e piedi si ricoprirono invece di una corazza nera e svilupparono artigli affilati sulle dita e punte acuminate sotto di essi, mentre l’elmo assunse a sua volta fattezze rettiliane, sviluppando creste sulla sommità e ai lati e una bocca dentro la quale si potevano scorgere denti affilati. La trasformazione fu così diversa dalle precedenti che le guerriere planetarie non poterono non rimanere indifferenti..

“Ma che cos’è…?”, chiese turbata Reiko. Non ebbe altra risposta, però, della carica improvvisa di Diablo, il quale si scagliò verso di loro emettendo una serie di grida acute; attacchi di ogni natura elementale furono scagliati dalle Warrior in direzione del nemico, ma questi li evitò tutti con una serie di balzi e scatti laterali rapidi come quelli di un serpente. Con un ultimo balzo, il Rider oscuro atterrò in mezzo a loro e iniziò a menare attacchi a destra e a manca sia con gli artigli che con le punte affilate sugli arti, ma la precisione e la tecnica mostrate fino a quel momento in battaglia erano scomparse del tutto, in favore invece di uno stile di combattimento caotico e feroce. Il cambiamento di stile fu così improvviso e radicale che le Warrior ne rimasero spiazzate e subirono subito una serie di duri e violenti colpi che danneggiarono le loro vesti e lacerarono la loro carne in più punti. Quando poi riuscirono finalmente a reagire, la situazione non cambiò molto: il loro avversario sembrava un berserker ora, ringhiante e urlante mentre colpiva ogni guerriera, sebbene questa rispondesse con tutto ciò che aveva, eppure manteneva ancora un’insolita eleganza e un’abilità incredibile, analoghe a quelle di un rettile al momento dell’attacco sulla sua preda.

Era uno stile di combattimento impossibile da prevedere e, inoltre, come realizzarono molto presto, forza e velocità di Diablo erano cresciute in maniera impressionante ed erano almeno triple rispetto a prima. Quella combinazione si rivelò tremendamente efficace e presto le Warrior si trovarono ansimanti e barcollanti per i terribili colpi subiti. A quel punto, il nemico balzò in alto e piombò su Erika, Marisa ed Elena urlando: “Diablo Dai Setsudan!” Il suo avambraccio si rivestì di energia negativa e con esso colpì in discesa le tre Warrior, ferendole gravemente e scagliandole a terra; in un bagliore di luce, le tre si ritrovarono poi spogliate delle loro trasformazioni.

“NO!”, urlò Shizu sconvolta, ma stavolta non ebbe tempo di aiutarle poiché Diablo prese fulmineo un’altra croce e la inserì nella cintura: “Kamen Rider Abomination: Stronger!” La sua corazza riprese sembianze simili all’esoscheletro di un insetto, sviluppando un aspetto lucido e robusto e formando di nuovo sull’elmo un corno simile a quello di uno scarabeo rinoceronte ma più grande e largo del precedente; inoltre, su spalle e petto gli si formò una curiosa protezione rigonfia rosso scuro con sopra tatuata una grande S nera. A quel punto, il guerriero demoniaco colpì una volta la cintura: “Charge Up!” La S sulla corazza si rovesciò su un lato e questa divenne striata di bianco, mentre il corpo si irrobustiva visibilmente e il corno diventava più imponente e anch’esso con un tratto bianco sulle punte; infine, scariche elettriche si formarono intorno alla figura del Rider oscuro, formando una sorta di secondo strato di aura.

La trasformazione, però, non impressionò affatto Itsuki, la quale si scagliò contro di lui ricoprendosi a sua volta di un’aura elettrica, seguita subito dopo da Martina e Nanà, la prima che caricava un laser, e la seconda con un’aura velenosa che la avvolgeva. “MALEDETTO!” Silvia, percependo qualcosa di terribilmente pericoloso nel nemico, cercò di fermarle tenendo anche dietro di sé Shizu, Reiko e Inori: “No, FERME! Non avvicinatevi a lui!”.

Troppo tardi. Nel momento in cui furono a portata, Diablo ruotò su sé stesso sferrando un calcio tornado supercaricato di elettricità: “Diablo Electro Spinning Kick!” Una devastante energia fulminante si sprigionò dal movimento e spazzò via senza problemi le aure di Itsuki e Nanà insieme al raggio laser sparato un istante prima da Martina; le tre furono poi investite dalla piena potenza del colpo e scagliate lontano. Atterrarono rovinosamente e rimasero a terra rantolanti, mentre la trasformazione abbandonava anche Itsuki e Nanà. Le Warrior rimaste fissarono prima le loro amiche sconfitte poi il nemico in piedi davanti a loro, una paura tremenda e incontrollabile che iniziava a pervaderle. Quel colpo elettrico era stato così potente che, anche se non ne erano state colpite, percepivano l’elettricità diffusa nell’aria che inibiva e rendeva insensibili i loro sensi. Davvero possedeva tutta questa forza? Diablo, intanto, aveva estratto un’altra croce.

“Warrior Neptunus”, disse rivolto all’atterrata Marisa. “Tu prima hai detto che sono in difficoltà a non affrontare un vecchio, giusto? Non dovresti parlare male degli anziani, lo sai? Soprattutto quando questi sono ben più forti ed esperti di te. Lasciate che vi mostri, Warrior Planet, la vera forza del nostro capostipite!” E inserì la croce. “Kamen Rider Abomination: Ichigo!” La sua armatura acquisì un colore tra il rosso e il verde scuro mentre diveniva più robusta e muscolosa che mai, acquisendo anche un elmo nero pece dalla forma simile all’incrocio tra una cavalletta e un pipistrello. Gli occhi dorati brillarono come fari e la sua intera figura sembrò avvolgersi in un’aura incredibile. Quella vista sconvolse e atterrì Silvia, la quale sembrò anche realizzare qualcosa: “Quella forma… Assomiglia a Takeshi… Non è possibile! Allora tu stai…!”.

Diablo non rispose e si scagliò invece contro di loro. Shizu e Reiko reagirono subito tentando di colpirlo con le loro spade, ma lui evitò i colpi e le atterrò con due potenti destri, per poi evitare con una capriola tre lance metalliche scagliate da Inori. La piccola Warrior Saturnus evocò una spada corta per colpire da vicino, ma questa venne intercettata e sbalzata via da Malphas, riapparsa nella mano destra del Rider oscuro. Silvia scattò per proteggere la giovane attaccando Diablo con diverse raffiche d’energia oscura, ma questi le evitò o deviò con la sua spada, per poi voltarsi e bloccare fulmineo altri fendenti dalle ripresesi Shizu e Reiko. Le due usarono allora i loro scettri e scagliarono insieme un doppio raggio di energia bianca e fuoco, ma Diablo divise in due l’attacco con un fendente discendente, poi si scagliò su di loro attaccandole con una serie di tecniche di scherma miste ad arti marziali così avanzate ed esperte che le due ne furono presto sopraffatte. Un calcio violento sbatté via anche Inori mentre cercava di prenderlo alle spalle e un fendente di energia nera fece ripiegare in fretta Silvia.

Le quattro Warrior rimaste si affiancarono per supportarsi e contrattaccare insieme, ma il Kamen Rider demoniaco non gliene diede il tempo e, fatta svanire Malphas, toccò la propria cintura, che prese a emanare una fortissima aura tra il verde scuro e il rosso sangue che avvolse la sua gamba. Il guerriero oscuro spiccò un balzo e discese verso di loro tendendo l’arto: “Diablo Kick!” In un ultimo disperato tentativo, Silvia evocò uno scudo nero per difesa, ma dopo pochi secondi questo venne sfondato senza problemi e il calcio di Diablo sprigionò una tale energia negativa che le Warrior vennero tutte scagliate lontano e atterrate; con un ultimo bagliore di luce, anche le loro trasformazioni svanirono. Diablo si volse a guardarle mentre rimuoveva la croce dalla cintura e il suo aspetto originale ritornava.

“Avete grandi poteri, non c’è dubbio, ma mi aspettavo comunque di meglio. Davvero anche tutte insieme non sapete nemmeno infliggermi una ferita consistente? Forse vi ho sopravvalutate... Che delusione.” Le guerriere planetarie lo guardarono con un misto di odio e impotenza, ma di tutte fu solo Silvia a parlare: “TU, dannato! Cos’hai fatto realmente a Takeshi? Quello era il suo potere, lo riconosco! E anche tutti quelli che hai usato finora… Tutti simili al suo! Erano i poteri di altri Kamen Rider, vero? Si può sapere chi o cosa sei? Cosa sono davvero quelle croci?”, Diablo parve pensarci su.

“Molto perspicace, Warrior Plutonis. Va bene, vi dirò un piccolo segreto: queste croci non sono semplici oggetti demoniaci, ognuna di esse contiene una frazione del potere dei vari Kamen Rider esistiti nel corso del tempo e ancora esistenti. Normalmente possono conferirmi solo una parte della forza e delle capacità del Rider corrispondente, ma se sconfiggo quel Rider e assorbo la sua anima nella croce, allora posso usare tutti i suoi poteri al loro massimo senza problemi e combinarli ai miei.” Le lenti dorate parvero brillare di pura malizia. “In parole povere…io sono un cacciatore di Kamen Rider.”.

“Tu…sei un mostro”, disse invece Shizu, fissandolo disgustata. Diablo non le rispose e mise via la croce per poi incrociare le braccia.

“Che fare con voi ora? Dovrei eliminarvi, ma è disonorevole eliminare avversarie palesemente più deboli, soprattutto quando queste sono già sconfitte.” Il guerriero demoniaco fece quindi per andarsene in volo. Riteneva di aver concluso la prima parte del suo compito, avendo anche infuso nei cuori dei suoi nemici una paura quasi primordiale, ma al terzo passo si bloccò, sentendo uno strano dolore al cuore e una voce a dir poco terrificante nella propria mente.

“Diablo, povero sciocco, cosa pensavi di fare? Quelle ragazze sono il cuore dei sopravvissuti del regno dell'Amor Dei(2), uccidile subito e qualsiasi speranza di ricostruire il loro regno sarà perduta.” Il Rider oscuro aveva riconosciuto la voce ovviamente, era quella di suo padre, il male universale, il signore dei demoni... Astaroth in persona, uno degli angeli caduti che si ribellarono contro il paradiso insieme a Lucifero.

“Mio signore, sono già a terra ed esauste. Quando verranno soccorse, potranno raccontare ai loro compagni della nostra nuova forza, terrorizzandoli! E forse avranno anche una morte più dignitosa di questo breve combattimento.” Il dolore che sentì aumentò all’improvviso, mentre Astaroth continuava a parlargli con gelida rabbia.

“Evidentemente Serenitatis ti ha dato più problemi di quanto pensassi. NON DEVI GIOCARE CON IL NEMICO, DEVI UCCIDERLO ALLA PRIMA OCCASIONE! Fallo subito, o verrò lì di persona e sai cosa succede quando sono arrabbiato, vero?! Poi non vorrai perdere l'occasione di vendicare Belphegor(3)!” Non c'era bisogno di dirlo: durante i suoi allenamenti, Diablo aveva avuto modo di vedere quanto il proprio genitore fosse distruttivo, l'aveva sperimentato sulla propria pelle e l'aveva visto succedere a chiunque arrivasse con cattive notizie. Se Astaroth fosse venuto lì di persona, avrebbe ridotto l'intero Giappone in una manciata di sassi.

Era disposto a uccidere e morire in battaglia, ma macchiarsi indirettamente della morte d'innocenti era una cosa totalmente diversa. Sospirando, si voltò verso le sconfitte e, fatto ricomparire Abraxas tra le sue mani, lo caricò d'energia puntandolo contro Shizu, davanti alla quale si mise subito Martina a braccia aperte. Non aveva abbastanza energia per formare neanche una barriera, ma non avrebbe mai permesso che la ragazza che più ammirava al mondo morisse in quel modo.

“Principessa Anastasis, capitano, mi dispiace. Dipendesse da me vi avrei lasciato andare per permettervi la rivincita in un'altra occasione, ma i piani alti hanno deciso altrimenti”, disse il guerriero demoniaco, una nota amara nella voce. “Il meglio che posso fare per voi è essere il più indolore possibile e raccontare la vostra ultima battaglia all'Ammiraglio Moonlein e alle generazioni che verranno. Mi assicurerò che il vostro nome venga ricordato e rispettato dai miei simili e dai nostri alleati.” Il suo dito si mosse lentamente sul grilletto, mentre le ragazze si preparavano ai loro ultimi istanti: Marisa ed Elena si abbracciarono, ricordando i loro giorni da orfane affrontati insieme; Itsuki, Nanà, Inori ed Erika ripensarono ai compagni di scuola, ai genitori adottivi e all'equipaggio di Xana, augurando loro ogni bene; Silvia prese piangendo Reiko, focalizzando il più vividamente possibile il viso di Michael, mentre la corvina pensò con rammarico alla figlia Angelica, che non sarebbe mai nata; Martina pensò alla sorella Katia, che aveva riabbracciato solo da pochi mesi, e Shizu ripensò alla sua vecchia vita nell'Eden e alla sorella Serenitatis che ancora non era riuscita a liberare.

-No, non può finire così-, si disse mentalmente, sperando in un miracolo...che avvenne. Poco prima che Diablo potesse sparare il suo colpo energetico, l'aria attorno a loro cominciò a cambiare, trasformandosi in una strana serie di onde da cui uscì un proiettile che colpì la mano del Rider diavolo, disarmandolo e facendo finire il colpo diretto alle Warrior in acqua.

“Chi ha osat... T-tu?!”, fece Diablo voltandosi, stupito (ma non esattamente dispiaciuto) da quell'improvviso intervento. Le sue precedenti avversarie guardarono nella sua stessa direzione, trovando un nuovo guerriero. Era vestito con un'armatura rosa scuro, a tratti viola-rossi e strisce bianche e nere sul lato. L'elmo presentava occhi simili a quelli di Diablo ma verdi, e strane decorazioni rettangolari. Scese dalla moto con un gesto elegante, mostrando nella mano la pistola da cui era partito il colpo, bianca e rettangolare.

“Scusate il ritardo, signore, Angelica non è mai chiara sugli orari”, esordì il misterioso venuto. “A-Angelica?!”, non poté non domandare Martina, colma di sorpresa, incredulità…e speranza.

“Allora tu sei…?” Il corpo del nuovo arrivato brillo per un istante prima di rivelare il suo vero aspetto: un giovane uomo dai tratti orientali con corti e mossi capelli castani e occhi neri, indossante un maglione rosa scuro con sopra una giacca blu, un paio di jeans semplici e un paio di scarpe sportive. Ma la caratteristica che più spiccava del suo abbigliamento era l’enorme cintura dall’aria cibernetica, con uno schermo frontale circondato da strani simboli e due grossi pulsanti ai lati di esso. Il bel volto del giovane aveva una curiosa espressione tra il sereno e l’annoiato, come se si stesse chiedendo come fossero possibili simili situazioni.

“Solo un Kamen Rider di passaggio”, rispose a Martina. “Uno col quale la vostra amica ha già avuto alcuni contatti e che detesta gli imitatori. Chiamatemi Tsukasa. Kadoya Tsukasa.” In quel momento, Diablo si avvicinò di qualche passo, fronteggiandolo.

“Kamen Rider Decade. Il distruttore di mondi”, mormorò tra l’ammirato e il compiaciuto. “Non hai idea di con quanta fatica ti abbia finora cercato… Credevo che ti avrei trovato solo per ultimo, alla fine di tutto, invece ti sei presentato tu da me spontaneamente… Quale immensa fortuna!” Con un gesto, fece comparire Malphas nella mano destra. “Sembra che avrò la mia vera sfida prima di quanto sperassi!”.

“Sei proprio un esaltato… I tipi come te sono una vera seccatura”, replicò quasi svogliato Tsukasa. “Non ti ha insegnato nessuno poi che bisognerebbe essere più gentili con le signore? È ora di un ripasso.” Alzò una curiosa carta sulla quale era raffigurato un volto simile a quello dell’elmo che portava poco prima. “Henshin!”, esclamò infilando la carta in una fessura apposita sopra la cintura e premendo infine i pulsanti ai lati. “Kamen Ride: Decade!”.

Lo schermo della cintura materializzò e pronunciò quelle parole con voce metallica, mentre una serie di figure evanescenti si materializzavano intorno a Tsukasa per poi fondersi con lui, formando una versione sbiadita dell’armatura vista in precedenza. Subito dopo, una serie di forme rettangolari nere fuoriuscirono dal suo petto e si fusero con l’elmo, creando le decorazioni viste in precedenza e, allo stesso tempo, l’armatura si completò assumendo il precedente colore rosa scuro con tratti bianchi e neri. Il Kamen Rider si pulì le mani con aria soddisfatta prima di estrarre la sua curiosa pistola rettangolare e convertirla in una spada lunga. “Avanti, vediamo che sai fare, imitatore.”.

“Con piacere!” Con quell’urlo, Diablo si scagliò sul nuovo avversario brandendo Malphas; Decade rispose bloccando il colpo e sferrando una rapida stoccata che fece indietreggiare il demone, il quale sferrò allora una sequenza di tre fendenti che l’altro parò o deviò senza problemi, le lame che sprigionavano scintille ogni volta che s’incrociavano. A quel punto, con una mossa improvvisa e fulminea, Decade aprì la guardia del nemico e lo centrò al petto con due rapidi fendenti che lo fecero barcollare, per poi concludere l’azione con un affondo che costrinse di nuovo Diablo ad arretrare rapidamente. Il Rider oscuro non perse tempo ed evocò Abraxas puntandola contro Decade, il quale modificò la sua arma di nuovo nella forma di pistola mentre nello stesso tempo estraeva un’altra carta da un contenitore rettangolare sul suo fianco e la infilava nella cintura per attivarla. “Attack Ride: Blast!”.

La pistola di Decade sparò una raffica di colpi energetici con la stessa frequenza di una mitragliatrice e in un’ampia rosa di fuoco, riuscendo così non solo a contrastare i colpi diffusi dell’arma di Diablo, ma anche a superarli e colpire il guerriero demoniaco facendolo barcollare. Subito, Decade ne approfittò e, ritrasformata la sua arma in una spada, scattò in avanti e fendette il corpo dell’avversario con tale forza da scagliarlo in aria e mandarlo a crollare rovinosamente al suolo. Ringhiando di rabbia, Diablo riuscì tuttavia a rialzarsi quasi subito. “Sei davvero forte, Decade-senpai. Non posso trattenermi contro di te!”, urlò estraendo una delle sue croci e inserendola nella cintura. “Kamen Rider Abomination: Kabuto! Rider Form!”.

Riassunta la forma simile a uno scarabeo rinoceronte, Diablo toccò la cintura e, non appena il comando: “Clock Up!” risuonò di nuovo, scomparve alla vista del rivale. Ricordando il pericolo corso in precedenza, Shizu cercò di avvertire Decade: “Stai attento! Diablo si sta muovendo a velocità supersonica! Non lasciare che ti colga di sorpresa!”.

Quest’ultimo, però, non ne parve turbato. “Non c’è problema. Se vuole davvero giocare a questo gioco, se ne pentirà amaramente”, disse estraendo una nuova carta e inserendola nella cintura per poi attivarla. “Kamen Ride: Blade!” L’armatura di Decade mutò completamente acquisendo placche e protezioni metalliche simili a quelli delle corazze medioevali e sull’elmo si formò una curiosa decorazione che ricordava una lama. A differenza di Diablo che aveva solo alterato in modo quasi deforme il suo corpo, però, la trasformazione di Decade sembrava ben più naturale e profonda, come se fosse divenuto un Rider completamente nuovo.

Il guerriero inserì subito un’altra carta nella cintura: “Attack Ride: Metal!” Il suo intero corpo divenne argenteo, quasi si fosse completamente metallizzato all’istante, e diverse scintille iniziarono a sprigionarsi dal suo corpo. Qualche secondo dopo, le Warrior realizzarono meravigliate che quelli erano i colpi di Diablo che rimbalzavano impotenti sulla corazza di Decade. Con un movimento rapido e preciso, infine, questi sollevò la spada e bloccò il successivo attacco del nemico costringendolo a fermarsi; Decade spinse indietro il rivale e attivò una nuova carta: “Attack Ride: Mach!” Scattando in avanti con una velocità persino superiore a quella di Diablo, Decade lo travolse con una raffica di fendenti che lo mandarono a rotolare al suolo. Tutt’altro che sconfitto, però, il guerriero demoniaco si rialzò e attivò un’altra croce; nel vedere la sua azione, Decade attivò in risposta una delle sue carte: “Kamen Rider Abomination: Hibiki!”,“Kamen Ride: Ryuki!”.

Diablo mutò in una nuova forma dai tratti vagamente simili a quelli di un oni, con una corazza robusta e bitorzoluta tra il viola e il rosso scuro e un elmo dai tratti più demoniaci che mai, mentre Decade divenne una versione più umana del Ryuki assunto in precedenza dal nemico, con un’armatura rossa e argento e un elmo rinforzato con visiere e corna. I due si scagliarono uno contro l’altro, incrociando più volte le lame e colpendosi a vicenda almeno un paio di volte prima di separarsi e distanziarsi con un balzo; allora Diablo puntò sia Malphas che Abraxas contro il Rider avversario e sparò da essi una raffica di palle di fuoco, ma Decade avanzò senza esitare neutralizzando ogni colpo con la propria arma. Quando fu davanti al nemico, sferrò diversi attacchi che l’altro bloccò con fatica prima di allontanarsi, a quel punto, Diablo toccò e attivò ancora la sua cintura, mentre Decade inserì una nuova carta nella propria per attivarla: “Ongekibou-Rekka!”, “Attack Ride: Strike Vent!”.

Le armi di Diablo si ricoprirono di fiamme nere di un’intensità spaventosa, mentre sul braccio destro di Decade si formava un bracciale rosso cremisi dalla forma rispecchiante una testa di drago orientale. I due si puntarono a vicenda le rispettive armi addosso e, da una parte, le armi di Diablo unirono le loro fiamme in un’unica, grande fiammata nera, dall’altra, la testa di drago di Decade soffiò un vero e proprio torrente di fuoco scarlatto. I due attacchi sembrarono equivalersi per un po’, ma alla fine la forza di Decade si rivelò di nuovo superiore e la fiammata rossa respinse quella nera per poi investire in pieno Diablo. Il demone urlò di dolore e cadde in ginocchio, ferito e ansimante.

“Che c’è? Hai già finito, imitatore? Mi aspettavo…di più”, lo canzonò Decade pulendosi di nuovo le mani. Le Warrior erano sconvolte: quel nemico che fino a poco prima pareva invincibile stava venendo messo in difficoltà dal nuovo arrivato con incredibile facilità. Possibile che fosse davvero così forte?! -No, non è solo lui- rifletté Silvia. -Tsukasa è certamente molto forte e abile, ma non è tutto qui. Ha gli stessi poteri di mutazione in altri Kamen Rider di Diablo, tuttavia sembra essere ben più esperto nell’usarli. Oltre a questo, anche se cerca di non darlo a vedere, Diablo è senza dubbio stremato. Per quanto sia potente, non potrebbe mai affrontare prima Takeshi e poi noi dieci insieme senza conseguenze. Questo significa che ora è il momento giusto per eliminarlo! Tsukasa potrebbe di sicuro farcela, ma è meglio dargli una mano in ogni caso- I suoi occhi si fissarono su Shizu, la quale annuì e prese a concentrare le forze rimanenti nel suo scettro.

Intanto, Diablo si era rialzato e fronteggiava l’avversario senza esitare. “Finito io?! Ho appena cominciato!” E inserì una nuova croce nella cintura: “Kamen Rider Abomination: Skyrider!” La corazza del demone divenne lucida e dura come l’esoscheletro di un insetto, rosso scura sul busto e verde scura sugli arti, mentre l’elmo diventava simile a quello di una cavalletta come Ichigo. “Preparati, Decade-senpai!”, dichiarò balzando in aria e iniziando incredibilmente a volare velocissimo intorno al campo di battaglia, come una libellula pronta a colpire la preda. Decade, in risposta, prese un’altra delle sue carte. “Proviamo un po’ i miei nuovi poteri…” E la inserì nella cintura per poi azionarla. “Kamen Ride: Fourze!”.

La sua armatura mutò in una di colore bianco dall’aspetto a dir poco inusuale: sembrava una tuta da astronauta con tanto di jetpack ed elmo simile a un razzo di forma triangolare con occhi insettoidi arancioni. Senza perdere tempo, Decade attivò un’altra carta: “Form Ride: Fourze Super Rocket!” Il colore bianco della corazza divenne arancione vivo e, sulle braccia, gli si formarono due enormi razzi missile dello stesso colore. Questi si accesero e proiettarono Decade verso l’alto, facendolo volare con straordinaria velocità dietro a Diablo. I due s’incrociarono e scontrarono più volte in cielo, alla pari finché Decade non attivò un’altra carta: “Final Attack Ride: F-F-F-Fourze!” I due razzi emisero una potenza incredibile dalla parte posteriore e, mettendo le braccia orizzontali, il Rider li sfruttò per roteare rapidissimo su sé stesso e creare un vero e proprio turbine che investì più volte Diablo prima di colpirlo in pieno e inchiodarlo a terra. Il demone si rialzò e attivò un’altra croce, subito seguito da Decade con una delle proprie carte: “Kamen Rider Abomination: Stronger!”, “Kamen Ride: OOO!”.

Diablo si ritrasformò nella contorta forma di uno dei 7 Rider leggendari, la stessa usata per sopraffare poco prima buona parte delle Warrior Planet, mentre Decade assunse invece la forma totalmente nuova di un Kamen Rider con un’armatura tricolore e sembianze animali: l’elmo rosso ricordava un falco, il busto giallo una tigre e le gambe verdi una cavalletta. Sul petto svettava un grande simbolo circolare dove erano impresse le sagome delle teste dei tre animali in questione nella stessa posizione, falco sopra, tigre nel mezzo e cavalletta sotto. I due si scontrarono con una serie impressionante di mosse di arti marziali, inizialmente alla pari, ma poi Decade prese di nuovo in mano il duello quando sui dorsi delle sue mani crebbero tre artigli di tigre lunghi circa mezzo metro, coi quali prese a fendere implacabile prima le braccia e poi il busto di Diablo.

Il demone spiccò un balzo e provò a colpirlo con un calcio rotante, ma l’altro tramutò le proprie gambe nelle zampe posteriori di una cavalletta e spiccò a sua volta un balzo, arrivando però sopra il nemico e riuscendo così a centrarlo con un calcio in capriola, spedendolo al suolo. Diablo si rialzò più furioso che mai e batté con forza sulla cintura: “Charge Up!” La S sul suo petto si rovesciò e il Rider oscuro assunse di nuovo la forma più potente di Stronger, avvolgendosi subito in un’aura elettrica di incredibile potenza. Con uno scatto fulmineo, fu su Decade e prese a tempestarlo di pugni carichi di saette scarlatte che fecero arretrare rapidamente il Rider, chiaramente in difficoltà. Dopo che l’ennesimo colpo lo fece rovinare a terra, Decade si rimise in piedi ed estrasse una nuova carta che attivò subito: “Form Ride: OOO Shauta!” La sua armatura mutò divenendo si diverse sfumature di blu e azzurro, mentre anche i tratti animali mutavano: l’elmo riproduceva un’orca, il busto un’anguilla elettrica e le gambe un polpo; nello stesso tempo, anche i simboli sul petto variarono divenendo raffigurazioni dei tre nuovi animali.

“Non ti permetterò di contrattaccare!”, urlò Diablo assalendolo, ma Decade aveva già attivato l’ennesima carta: “Attack Ride: Invisible!” Il guerriero sparì nel nulla un istante prima che il pugno carico di elettricità del nemico potesse colpirlo, il quale rimase a guardarsi intorno interdetto alla sua ricerca. “Dove sei, Decade-senpai? Pensi forse di battermi con questi trucchetti?” “In amore e in guerra, tutto è lecito. Non lo sai…kouhai?” Quelle parole ancora riecheggiavano nell’aria che due fruste azzurre simili al corpo di un’anguilla comparvero dal nulla dietro Diablo, si avvolsero intorno a lui e lo trascinarono di peso nel mare vicino, facendolo sparire rapidamente tra i flutti. Numerose esplosioni si sollevarono dal pelo dell’acqua, segno della violenta battaglia in corso sotto la superficie, finché una di queste non scagliò in aria la figura di Diablo, seguito subito dopo da Decade, il quale stava attivando una nuova carta: “Final Attack Ride: O-O-O-OOO!”.

Dalle sue braccia si rimaterializzarono le due fruste di prima e, con una rapida mossa, le avvolse intorno a Diablo, immobilizzandolo. Il demone emise una serie di scariche elettriche dal corpo per liberarsi, ma queste furono contrastate da altre scariche emesse stavolta dalle fruste stesse; subito dopo, venne tirato verso Decade, dalla cui vita spuntarono ben otto tentacoli di polpo che si unirono e iniziarono a roteare insieme come una trivella. Diablo venne tirato proprio contro la punta della trivella, che penetrò in profondità nella sua corazza e lo trascinò con sé fino a terra, schiantandolo violentemente. Il Rider oscuro riemerse dal punto dell’impatto barcollante e ferito seriamente, ma Decade non sembrò essere intenzionato a dargli tregua perché inserì un’altra carta nella cintura: “Form Ride: OOO Sagozou!” La corazza mutò in una forma grigio metallizzata e nera ben più robusta e corazzata della precedente e cambiò ancora una volta i suoi tratti animali: l’elmo ora aveva le sembianze di rinoceronte, il busto di gorilla e le gambe di elefante e così pure i simboli sul petto cambiarono per rappresentarli. Così trasformato, Decade attaccò Diablo colpendolo con dei ganci così potenti che l’aria vibrò intorno a loro ad ogni impatto e il demone si ritrovò ad arretrare vistosamente, troppo stanco e ferito per resistere a quell’assalto così feroce. Un potente montante lo fece poi volare indietro e permise a Decade di attivare di nuovo la carta di poco prima: “Final Attack Ride: O-O-O-OOO!” Diversamente da prima, il Rider saltò in alto per poi atterrare a piedi uniti con tale violenza che il terreno tra lui e Diablo si spaccò lanciando in aria numerosi detriti e rocce di varia misura, che, come attratti da una forza magnetica, si avvolsero intorno al demone, ricoprendolo. Così bloccato, Diablo venne infine trascinato da quelle stesse rocce verso Decade, il quale lo colpì in contemporanea con entrambi i pugni e la testa corazzata caricati di una potentissima energia argentea. Il triplo impatto fu tanto forte ed efficace che Diablo volò per parecchi metri prima di rovinare al suolo, perse la trasformazione in Stronger e sembrò finalmente incapace di rialzarsi, anche se era rimasto ancora cosciente.

Apparentemente soddisfatto della sua vittoria, Decade riassunse la sua forma originale e si pulì ancora le mani. “Come pensavo, non sei altro che la brutta copia di un Kamen Rider e pure un imitatore piuttosto scadente. Pensi che possedere un po’ di forme tra le quali intercambiare ti renda invincibile? Hai potenziale, certo, ma ti manca esperienza e pecchi inoltre di arroganza: hai voluto sfidarmi senza esitazioni dopo diversi scontri uno più sfiancante dell’altro… Come speravi di battermi?”.

“Da-davvero…impressionante…”, mormorò il demone, più ammirato che furioso o preoccupato. “Decade-senpai…come immaginavo… Siete voi l’ostacolo più grande per il completamento della mia caccia ai Rider.” Provò a rialzarsi, ma ricadde in ginocchio. Al contrario di quanto aveva detto prima, lo scontro con le Warrior era stato molto più gravoso del previsto: se queste ultime fossero già state a conoscenza dei suoi poteri, avrebbero anche potuto ucciderlo.

“Diablo...”, risuonò la voce di Astaroth nella sua testa. “S-sire”, disse il combattente, stupito dal tono di voce. Non era arrabbiato (apparentemente).

“L'Arcadia sta arrivando in quella zona, troppo velocemente persino per me, e tu non sei nelle condizioni di affrontare la nave più potente dell'universo, insieme a Decade e le Warrior. Scappa con un portale, ci sarà tempo per combattere un altro giorno.” Sotto l'elmo Diablo digrignò i denti, gli sarebbe piaciuto parecchio combattere contro l'Ammiraglio Moonlein, ma equivaleva a morte sicura e alla fine dei suoi sogni. Premette un pulsante sulla sua cintura, creando una vibrazione nell'aria che si trasformò in breve in un portale nero.

“Decade-senpai, Warrior, capitano... mi dispiace lasciarvi così, ma devo andare. Non temete, però, tornerò a breve per lavare l'onta di questo giorno, vedete di diventare più forti anche voi”, gridò mettendo un piede nel portale, ma i suoi avversari avevano altri piani.

“Non prima di averci restituito gli Showa Rider!”, commentò Decade, correndogli contro e sparandogli una serie di colpi, parati a malapena da una barriera dell'altro Rider. Shizu, però, aveva ormai finito di raccogliere le proprie energie e si trasformò nuovamente, con in mano la sua altra arma, lo scettro Moon Infinity, rilucente di potere. Si trattava di un'asta bianca con cerchi concentrici dorati e una potentissima aura perlacea a circondarlo. Era l'arma che si tramandava da generazioni per tutte le regine della Luna e l'incubo di ogni demone.

“MOON INFINITY! FULL POWER!”, urlò a squarciagola sparando un raggio di pura energia lunare contro Diablo, che se lo beccò in pieno, finendo dritto nel portale, e salvandosi solo grazie alla barriera. Ma poi il portale si ingrandì e cambiò colore. Dopo pochi secondi, l'aria stessa cominciò a tremare.

“Oh oh”, sussultò Tsukasa. “Ecco cosa intendeva Angelica, dicendo che a un certo punto avrei dovuto scappare in fretta!” Richiamò la moto premendo un pulsante sulla cintura e saltandoci sopra. Nel frattempo, Shizu ricadde sulle ginocchia, ancora più esausta di prima.

“Cosa ho fatto?”, sussurrò mentre onde d'enorme potenza fecero tremare sia Tokyo che l'Arcadia. Quest'ultima era un'enorme nave nera, con una statua a forma di angelo come polena e il ponte a cielo aperto. Sia l'equipaggio che i cittadini (vivevano nella città interna al cuore dell'astronave, Moon City) caddero a terra e all'interno della sala di comando l'Ammiraglio Michael Moonlein, un uomo biondo e dagli occhi azzurri, che esprimevano la sua esperienza millenaria, accelerò il più possibile per raggiungere le Warrior, che non se la passavano bene. Il portale si era trasformato in un autentico vortice, che stava risucchiando la sabbia nel raggio di centinaia di metri, le ragazze erano al sicuro solo a una barriera fatta da Silvia. Decade invece aveva piantato la spada a terra e si teneva ben saldo alla moto.

“TSUKASA, CHE FACCIAMO?!”, chiese disperata Reiko al Rider, i cui tratti cominciarono a essere risucchiati. L'unica speranza della guerriera di Marte era che la futura figlia avesse detto al guerriero come salvarsi, ma venne delusa.

“Ho un unico consiglio, fidatevi di coloro che portano il titolo di Kamen Rider, loro...” Prima di poter concludere, sparì in una sorta di distorsione spaziale identica a quella che l’aveva portato lì, ma non urlò quelle parole, la sua voce sembrava calmissima. Lo stesso non poteva dirsi per le sue alleate, la cui barriera infine si ruppe e anch'esse finirono l'una dopo l'altra nel portale, gridando dal terrore e pregando qualsiasi divinità a loro conosciute. Infine, il varco svanì com'era apparso, insieme alla stessa barriera creata dalle Warrior a inizio scontro, lasciando enigmi che avrebbero tormentato i sismologi per qualche settimana e un uomo disperato. Michael si era infatti fatto teletrasportare sulla spiaggia insieme a un gruppo di soldati, ma era giunto troppo tardi.

“ANASTASIS, AURORA, SILVIA!!!”, gridò al cielo, sperando di avere risposta, mentre la stessa disperazione che aveva provato alla distruzione della propria casa cominciò a farsi piede. “DOVE SIETE?!” La squadra continuò a cercare per diversi minuti, non trovando niente e perdendo rapidamente le speranze, e alla fine Michael distrusse uno scoglio dalla rabbia con un singolo pugno, augurandosi che una certa ragazza dai capelli rossi scegliesse quel momento per venire. Era l'unica che poteva aiutarlo.

                                                                                                                 *****

“Mi hai deluso, Diablo. Per un semplice capriccio ti sei lasciato sfuggire le nostre avversarie più pericolose.”

“Mi dispiace, mio signore, non ricapiterà mai più. Per il nostro prossimo incontro, mi sarò già ripreso e avrò imparato a usare i miei poteri, inoltre, ho già un'idea su dove possano essere finite. Dobbiamo solo avvertire chi di dovere.”.

“Le spie che abbiamo inviato dai Kamen Rider? Sì, dovrebbero essere capaci di batterle singolarmente.”.

“Bene, lord Astaroth, torno ai miei allenamenti e dopo riprenderò la ricerca di Decade.”.

“Mhh, è diventato troppo indipendente, dovrò prendere dei provvedimenti.”.

                                                                                                                      *****

Mentre Astaroth rifletteva su cosa fare col suo ultimo figlio, diverse persone stavano per incontrare altrettante ragazze.

(Miageru hoshi sorezore no rekishi ga kagayaite Seiza no you sen de musubu shunkan hajimaru Legend)

In un piccolo edificio con l'insegna 'Narumi Detective Agencies' di una città piena di pale eoliche dove il vento soffiava forte, un uomo vestito con camicia e cravatta stava scrivendo un rapporto su una macchina da scrivere, ansioso di andare a dormire. Il suo programma venne interrotto quando il cielo notturno venne attraversato da un lampo grigio. L'uomo, alzatosi di scatto, s'infilò un cappello a fedora, mentre sulla torre colpita dal lampo, Elena si rialzava.

(OORORA yurameku jikuu koete Tobikomu meisou suru Parallel world)

Altrove, nel mezzo del deserto, un ragazzo vestito con abiti indiani, si stava mangiando un panino osservando le stelle, accanto a lui un'asta con legato quello che sembrava un paio di boxer. A un certo punto, un falco gli si avvicinò e lui fece per accarezzarlo, ma nello stesso tempo un lampo azzurro cadde sulla sabbia, rivelando Marisa, ferita, ma ancora in piedi. Fece un paio di passi verso il ragazzo prima di svenire e l'altro corse per prenderla tra le braccia.

(On the road dare mo tabi no tochuu Hontou no jibun jishin deau tame Aruki tsuzukeru no sa ima o We're all travelers Boku no me no mae ni hirogaru Kokonotsu no michi wa itsuka kasanatte Atarashii yoake e to tsuzuku michi ni kawaru no darou Mokugekise yo Journey through the Decade)

Molto lontano, in un liceo, stava avendo luogo la cerimonia dei diplomi. I professori applaudivano, orgogliosi dei loro allievi. In particolare, uno con una bizzarra acconciatura pompadour era sul punto di mettersi a piangere. Quando all'improvviso un lampo argentato cadde sul campo da football. L'uomo, accortosene, vi corse subito, trovandovi Martina con i vestiti lacerati. Fece appena in tempo a muovere due passi, che cadde a terra, andando in Blackout.

(RENZU koshi ni kiritotta keshiki o mitsumete mo Shinjitsu to wa kokoro no me no naka ni utsuru mono sa)

In una camera d'ospedale, invece, un giovane uomo vestito a metà strada tra un prestigiatore e un motociclista, con corti capelli castani, stava vegliando un amico, un biondo con uno strano taglio di capelli, apparentemente in coma. Strinse la mano, adornata da un anello con una gemma rossa, mentre dalla finestra si vide un altro lampo rosso, che lasciò davanti a un negozio Reiko, incosciente.

(Dokoka de tatakai no maku ga aki Boku to iu genjitsu sarau Halation)

A migliaia di anni luce di distanza, su un lontano pianeta azzurro, un uomo biondo in armatura, stava osservando con un sorriso sul volto una città giapponese, ripensando agli amici che aveva lasciato lì. Quella pacifica visione venne interrotta dall'ennesimo lampo, stavolta bianco, di cui rimase solo Shizu, addormentata su una panchina della medesima città.

(On the road tabi ni deru riyuu wa Sekai ga horobiru mirai kaeru tame Motto tsuyoku yume o idake We're all dreamers Boku no unmei wa kanarazu Juudome ni tachiagatta sono toki ni Atarashii kaze toorinukeru michi ga hiraku no darou Mokugekise yo Journey through the Decade)

Questa volta a Tokyo, una coppietta stava tornando da una serata al cinema, quando la donna chiese al compagno di sedersi su una fontana. Quest'ultimo, un moro quasi sulla trentina vestito in giacca e cravatta ubbidì, aspettando il messaggio di lei (entrambi ignari di alcuni loschi figuri nascosti dietro la siepe, una delle quali con un microfono in mano), quando un lampo giallo finì dentro la fontana, schizzando entrambi. Guardando dentro, vi trovarono Nanà, il suo sangue a sporcare l'acqua. Emise un gemito per chiedere aiuto, poi svenne.

(Jibun ga shunkan goto ni Ketsudan suru sono subete de Mirai wa risou ni mo zetsubou ni mo Kawatte yuku dakara kitto Shinjita michi hashire)

Non molto lontano, in un tempio shintoista, i suoi occupanti si stavano apprestando a cenare. In particolare, una ragazza stava litigando con un bonzo totalmente calvo, mentre un altro ragazzo dai capelli biondo scuro, vestito da monaco, sospirava. La discussione venne interrotta da un lampo color terra, finito dritto sul capanno degli attrezzi. Il trio si sbrigò a controllare, trovando Silvia faccia sul pavimento. Alzò la testa per blaterare qualcosa, ma ricadde quasi subito, prima di essere soccorsa.

(On the road dare mo tabi no tochuu Hontou no jibun jishin deau tame Aruki tsuzukeru no sa ima o We're all travelers)

In un'altro ospedale, un medico dai capelli neri e l'aria piuttosto energica, stava uscendo dal parcheggio con una valigetta sotto il braccio. Fu sul punto di aprire la macchina, quando un fulmine verde lo sfiorò di pochissimo, lasciando Inori sul freddo asfalto.

(Boku no me no mae ni hirogaru Kokonotsu no michi wa itsuka kasanatte)

Accanto a un rifugio di barboni, sotto la pioggia, un uomo dai capelli castani e vestito con un cappotto, stava guardando alcuni dei residenti in uscita. Fece per seguirne alcuni, quando venne distratto da un fulmine azzurro, finito su un tetto vicino. Doveva seguire i suoi obbiettivi, ma incapace di resistere a un misterioso istinto, prese una scala per salire sull'edificio a tutta velocità, trovandoci Itsuki, inconscia e con i capelli sciolti sporchi di sangue.

(Atarashii yoake e to tsuzuku michi ni kawaru no darou Mokugekise yo Journey through the Decade)

Infine, davanti a un bar, una ragazza vestita con una camicia da notte stava portando fuori la spazzatura, quando un fulmine arancione cadde proprio davanti alla porta. Sparito, alla vista della ragazza apparve Erika. Dall'edificio uscì quindi un ragazzo dai capelli neri e uno strano ciuffo, vestito con un cappotto dall'aria molto pesante, che la portò dentro.

                                                                                                       *****

Il giorno dopo lo scontro con Diablo, in un bar davanti alla spiaggia dove si era tenuto lo scontro (Michael per fortuna aveva ripulito tutti i segni, la razza umana era già abbastanza nel panico dopo gli ultimi attacchi), una ragazza prese un caffè in attesa di un contatto. Era una quindicenne dai capelli castani raccolti in due codine ai lati, occhi dello stesso colore, un viso roseo dalla forma ovale ed era vestita con una camicetta bianca e una gonna rossa. Mentre sorseggiava il suo caffè, venne raggiunta da Tsukasa, che aveva un sorriso piuttosto tronfio sul visto.

“Fatto, Angie. Ora quale altro incarico ingrato mi vuoi affibbiare?”, chiese quest’ultimo sedendosi davanti a lei. La ragazza soppresse una risatina.

“Se sapessi che devo fare io a casa, col cavolo che lo definiresti ingrato. Comunque, le ragazze sono arrivate da chi sai tu. Ora, bisogna tenere Diablo più lontano da loro fino a quando non si riuniranno. Possono occuparsi da sole di qualunque cosa Astaroth gli mandi contro, eccetto lui...per ora.” Il Kamen Rider sospirò e si mise a giocherellare con la sua tazza di caffè.

“Giochi a un gioco pericoloso, amica mia. Anche a casa tua fai così? Fossi tua madre te ne direi quattro.” Si pentì di quelle parole appena le pronunciò e gli venne ritorta un'occhiata omicida dalla ragazza

. “Mia madre è un problema mio, nel futuro, Tsukasa. Tu occupati della Reiko di quest'epoca”, disse freddamente. Per chi se lo stesse chiedendo, la conoscenza di Tsukasa è nientepopodimeno che Angelica Mary Earth, figlia di Reiko (soprannominata in quanto tale anche 'Figlia del fuoco') proveniente dal 2998 (ha 881 anni), di conseguenza principessa della Terra e nipote di Silvia, che l'addestrò come nuova custode del tempo e delle dimensioni. Dopo aver preso a tempo pieno il ruolo, aveva viaggiato nel tempo più volte per guidare nella giusta direzione le Warrior Planet e la flotta lunare, assumendo anche la sua forma di combattente, Moon Space. Tsukasa la conosceva da qualche tempo, ma c'era sempre qualcosa di strano in lei, come se sapesse qualcosa in più di quanto dicesse o avesse un peso troppo pesante. I due continuarono a guardarsi in quel modo strano, fino a quando non scoppiarono entrambi a ridere, con una cameriera che si chiese cos'avessero.

“Ok, figlia degli incarichi ingrati, questo Kamen Rider di passaggio è al tuo servizio. D'altronde non posso permettere a quell'imitatore di batterci”, continuò Decade, pagando il proprio conto e alzandosi, ricevendo anche un dolcissimo sorriso dalla castana.

“Sapevo che avresti accettato.”, disse lei sorniona.

“Facile quando hai ascoltato tutta questa storia come una favola della buonanotte!”, controbatté lui salendo sulla sua moto e sparendo in una delle sue distorsioni spaziali, andando alla ricerca di Diablo. Nel frattempo, Angelica si sdraiò totalmente sulla sedia, per poi prendere una busta.

“E ora la parte più spiacevole.”.

1)Qualsiasi riferimento a Trollhunters è totalmente voluto e per niente casuale.

2)Altro nome del regno dell'Eden,in genere associandolo anche a Gaia.

3)Altro angelo caduto sottoposto di Astaroth,ucciso da Angelica.

Bene, questo conclude il primo capitolo di questo crossover. Speriamo che la battaglia vi sia piaciuta, mi scusiamo per eventuali errori grammaticali e/o se lo stile crea confusione. E' la prima volta che io e Xephil collaboriamo, quindi perdonateci se non sarà perfetto. Ora una piccola scheda su Takeshi, per chi non lo conoscesse(ne seguiranno altre per i vari Kamen Rider)e il titolo del prossimo ep...ahem,capitolo. Ringraziamo chiunque legga recensisca, a presto. Ah, per chi non lo sapesse, la canzone che accompagna l'introduzione degli altri Kamen Rider è 'Journey Tough Decade', sigla appunto di Kamen Rider Decade.
 
Takeshi Hongo, aka Kamen Rider 1 (Ichigo): capostipite dei leggendari guerrieri mascherati noti come Kamen Rider, Takeshi Hongo era originariamente un comune giovane uomo che venne rapito dall'organizzazione terroristica segreta nota come Shocker e trasformato in un cyborg super potenziato per i loro piani di conquista del mondo. Essendo fuggito prima di subire il lavaggio del cervello, però, invece di divenire il servo devoto di Shocker, Takeshi decise di usare i suoi nuovi poteri per vestire i panni del primissimo Kamen Rider, contrastare e infine distruggere la malvagia organizzazione divenendone così il peggior nemico. Takeshi è un uomo dall'animo forte e generoso, animato da un forte senso di giustizia e dal desiderio di proteggere la vita e la libertà di qualunque essere vivente; determinato e saggio, non si arrende in nessuna circostanza e non si tira mai indietro se c'è una battaglia contro il male da affrontare. Le sue abilità sovrumane, dovute alla sua natura cyborg, si potenziano enormemente con la cintura di trasformazione acquisita in seguito alla sua liberazione e gli permettono di combattere contro qualunque avversario, forte anche della sua grande conoscenza nelle arti marziali e della sua esperienza di combattimento maturata in decenni di lotte, inoltre, essendo un cyborg, la sua durata vitale è ben più lunga di quella umana e così anche la sua velocità d'invecchiamento, permettendogli di combattere in età avanzata con la stessa energia dei suoi primi anni. Per questo, anche tra le nuove generazioni di Kamen Rider armate di armi multifunzione e poteri spettacolari, Takeshi Hongo è la prova vivente che i vecchi metodi non passano mai di moda.

Prossimo capitolo:' Il capitano e l'amichevole professore dello spazio, Fourze!'

 
  
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