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Autore: Crateide    05/05/2020    4 recensioni
[...] fece una breve pausa, per poi proseguire, «piuttosto, come mai questo nome?»
Thanatos la guardò. Qualcosa nel tono della sua voce gli suggerì che conoscesse già la risposta, allora perché porre quella domanda?
«Perché Macaria è stata concepita qui nei Campi Elisi, qui è nata e qui dimorerà», rispose Persefone.
«Con noi?» chiese a quel punto Hypnos, con un sorriso smagliante.
«Sì», disse Ade, «e a tale proposito, ho da chiederti un favore, Thanatos.»
Il Genio trasalì, sentendosi chiamare.
«Dimmi, Invisibile», rispose.
«Desidero che sia tu il precettore di Macaria.»
[...]
«Va bene, Ade. Farò come mi hai chiesto, in nome dell’amicizia che ci lega», disse e, voltatosi, andò via.
Genere: Angst, Hurt/Comfort, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime, Soulmate!AU | Avvertimenti: Non-con, Tematiche delicate
Capitoli:
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Note pre-lettura:

Questa storia è completamente slegata da Raptus, che come sapete è nelle mani di un editore (non chiedetemi quando uscirà perché non posso fare pronostici). Ha come protagonisti principali Macaria e Thanatos ed è una storia alquanto datata *cof cof* avevo addirittura dimenticato di averla scritta *cof cof*.

Per le informazioni di background, vi aspetto a fine capitolo.

Buona lettura!

 

 

 

 

 

 

 

Con lo sguardo perso fra le colonne di marmo di quella sala ottagonale, Thanatos seguitava a camminare avanti e indietro, senza posa.

Il silenzio accompagnava i suoi passi leggeri, modulato solo dal frusciare appena percepibile della veste scura sul pavimento d’opale. A tratti, i suoi occhi inseguivano i movimenti ondeggianti e melliflui dei drappi che pendevano dall’alto soffitto, di una tonalità talmente chiara, che se non fosse stato sicuro della loro consistenza, avrebbe potuto dire che fossero fatti d’acqua. Si fermò a riflettere alcuni istanti, chiedendosi per la prima volta come facessero a danzare sospesi nel vuoto, se nel tempio non vi erano spifferi.

Il Genio si arrestò. La veste gli si attorcigliò intorno ai piedi e il silenzio cadde assoluto. Solo un flebile e lontano fluire d’acqua vi s’insinuava, increspandolo appena. Una ciocca corvina gli ricadde sulla fronte e gli sfiorò lo zigomo. Thanatos se la portò dietro l’orecchi, mentre i suoi occhi scuri studiavano ancora una volta le statue di leggiadre fanciulle che occupavano le nicchie scavate nelle pareti, sfolgoranti di colori vivaci e con gli occhi di lapislazzuli, che rimandavano bagliori vermigli e che parevano sul punto di animarsi per iniziare a danzare.

Thanatos sogghignò, pensando che non sarebbe stato poi così strano nella dimora di Hypnos se anche le statue fossero state vive. In fondo, a suo fratello piacevano sempre cose bislacche.

Strinse i pugni, d’improvviso, e i muscoli delle braccia si gonfiarono sotto la veste nera che gli copriva l’ampio busto.

Cos’è questa sensazione che provo? Perché il mio animo è così agitato? si chiese, scuotendo leggermente il capo.

Fu un frullo d’ali a richiamare la sua attenzione. Era ancora lontano, ma nel silenzio in cui languiva la sala non gli fu difficile intuire a chi appartenesse. Si volse verso il lungo corridoio bianco e azzurro e attese di veder sbucare la figura del gemello.

Comparve quasi d’improvviso e volò ridendo come un matto fra i drappi trasparenti, facendovi correre sopra le dita sottili e pallide. La sua risata argentina scacciò via il silenzio e non fece altro che irritare Thanatos. Fra le tante cose, odiava la gaiezza che aveva sempre caratterizzato Hypnos.

«La smetti, fratello?» sbuffò con la sua voce un po’ roca, incrociando le braccia sul petto. Un cipiglio imbronciato gli comparve sul volto, distorcendone i lineamenti affilati.

Hypnos sbuffò e gli atterrò da presso, a qualche metro di distanza. Le ali dorate svanirono come nebbia all’alba.

«Quanto sei noioso, Thanatos. Dovresti divertirti di più.»

 «Sei il solito inopportuno», gli rispose in modo seccato.

«Ma in questo giorno tutti gli abitanti degli Inferi devono essere lieti!» replicò il Sonno, aprendo le braccia e andandogli incontro.

Gli occhi di Thanatos scintillarono come diamanti neri.

«Saremo lieti o ci dispereremo?» chiese, criptico.

Hypnos si fermò a pochi passi da lui e lo scrutò con attenzione. Il suo sorriso vacillò, raddrizzò la schiena e lo sguardo si fece quasi tagliente, come una lama di coltello che si conficca nella carne e raggiunge dritta l’anima.

«Gioiremo», sentenziò infine e sciolse il gelo appena sceso trillando una risata piena di allegria.

«Come fai a esserne sicuro, Hypnos? I Campi Elisi fanno parte degli Inferi, nessuna vita può nascervi.»

«Ecate si è mai sbagliata, fratello?» replicò il Genio del Sonno, «se ha detto che i nostri sovrani avranno una figlia, così sarà. Persefone ha affrontato magnificamente la gravidanza e nulla fa temere il peggio. Inoltre, le Moire sono con lei, pronte a intervenire.»

«Non possono cambiare il Destino, possono solo tesserlo.»

 «E a te chi ha detto che non abbiano già tessuto il filo di questa nuova creatura che si affaccia alla vita?»

Thanatos fece schioccare la lingua e distolse lo sguardo.

«Non so, fratello. Ho uno strano sentore nel cuore...»

 «Nel tuo cuore di Ferro?» gli fece eco Hypnos.

«Sì», e gli scoccò un’occhiata sbieca, «e se fosse ciò che penso e temo? Non desidero arrecare un dispiacere ai nostri sovrani, non vorrei compiere il mio dovere proprio sulla loro prole. Non me lo perdonerebbero.»

Il gemello sbatté le palpebre e inclinò il capo sulla spalla.

«E se ti sbagliassi? E se la tua sensazione fosse legata ad altro?» gli chiese.

Thanatos aggrottò la fronte.

«A cosa?»

 «Non lo so, la mia era solo un’osservazione.»

 «Avete finito di discorrere inutilmente, voi due?»

Una voce lontana riecheggiò nella sala, costringendo sia Hypnos sia Thanatos a volgersi verso l’uscio. Sulla soglia vi era Ecate, con indosso un abito grigio impreziosito da piccole pietruzze dai mille riflessi, intenta a osservarli con sguardo quasi divertito.

«Divina», la salutò il Sonno.

«I nostri discorsi non sono mai inutili», replicò Thanatos, contrariato.

«Oh, forse non lo erano pochi istanti fa, ma lo sono ora.»

 «Cosa intendi?»

 «La principessa è nata.»

 «Quale splendida notizia!» esclamò Hypnos, battendo le mani, «direi che è il caso di vederla. Cosa ne dici, fratello?»

Thanatos annuì distrattamente, rifuggendo lo sguardo di Ecate. Fra tutte le divinità esistenti, lei era l’unica che riusciva a metterlo a disagio. Il motivo, poi, non lo sapeva nemmeno lui.

«Allora lasciate che vi faccia strada», disse la dea, dando loro le spalle e incamminandosi, «sono certa che sarete entrambi entusiasti della principessa.»

Il Genio della Morte strinse forte le labbra e si incamminò, affiancato dal gemello. Percorsero il lungo tragitto in silenzio, come se stessero seguendo una processione, fino alla stanza in cui era avvenuto il parto assistito dalla vecchia Maia, una ninfa condotta nell’Elisio della stessa Ecate.

Appena varcarono la soglia, videro Ade chino sul fagotto che Persefone stringeva al seno e il piccolo Zagreo in ginocchio sul letto, con gli occhi che gli brillavano di entusiasmo.

Thanatos osservò quel quadretto con una certa perplessità. Posò lo sguardo prima su Zagreo e poi sulla nuova discendenza dei suoi sovrani, pensando come l’amore, quel sentimento a lui sconosciuto, potesse dare frutti.

«Hypnos, Thanatos», chiamò Persefone, che non sembrava minimamente provata dal parto, fatta eccezione per due profonde occhiaie che le scavano la pelle diafana sotto gli occhi, «venite a conoscere la vostra principessa.»

«È tutta rossa», sghignazzò Zagreo, «non è molto bella.»

«Lo diventerà, ne sono certo», rispose Ade, che non aveva occhi che per sua figlia.

Thanatos deglutì quella strana sensazione che gli stringeva la gola e che s’era fatta più opprimente. Si mosse, seguendo il gemello, fino ad arrivare accanto a quel piccolo fagotto bianco su cui spiccava una capigliatura nera e un viso rossastro.

«Una neonata magnifica!» esordì Hypnos, chinandosi in avanti, per poi voltarsi verso il gemello con un gran sorriso, «guarda anche tu, fratello.»

Thanatos strinse i pugni e ubbidì. Nell’esatto istante in cui posava lo sguardo su di lei, la neonata aprì gli occhi opachi e liquidi e mostrò due iridi rosse come sangue che, per un istante, parvero fissarsi nelle sue.

«Allora? Non dici nulla?» lo richiamò il gemello.

Il Genio della Morte si volse verso di lui, poi guardò Ade e infine Persefone. Il suo cuore di Ferro pompava nel petto all’impazzata, senza una ragione. Perché il suo animo era così in subbuglio? Come mai quella neonata lo aveva scombussolato tanto?

Si concentrò e avvertì una strana quanto particolare energia provenire da lei. Rassomigliava molto alla sua, ma al tempo stesso era dissimile. Solo allora si rese conto che l’Elisio era pervaso da una melodia nuova e sconosciuta.

«Congratulazioni», riuscì a dire infine, per poi allontanarsi di un passo e rimanere fermo, con la schiena impettita. Hypnos gli scoccò una lunga occhiata, ma non disse nulla.

«Quando le imporrete il nome?» chiese Ecate, spezzando il silenzio appena disceso nella stanza, «i nomi sono importanti, rivelano chi siamo.»

Ade staccò a fatica lo sguardo da quello della figlia.

«Io e Persefone abbiamo riflettuto a lungo. Il nome di nostra figlia sarà Macaria, la Beata.»

Ecate sorrise e i suoi occhi sfavillarono.

«Fra i tuoi fratelli, direi che sei tu il più lungimirante», si limitò a dire.

«Cosa significa?»

 «Lo scoprirai», fece una breve pausa, per poi proseguire, «piuttosto, come mai questo nome?»

Thanatos la guardò. Qualcosa nel tono della sua voce gli suggerì che conoscesse già la risposta, allora perché porre quella domanda?

«Perché Macaria è stata concepita qui nei Campi Elisi, qui è nata e qui dimorerà», rispose Persefone.

«Con noi?» chiese a quel punto Hypnos, con un sorriso smagliante.

«Sì», disse Ade, «e a tale proposito, ho da chiederti un favore, Thanatos.»

Il Genio trasalì, sentendosi chiamare.

«Dimmi, Invisibile», rispose.

«Desidero che sia tu il precettore di Macaria.»

 «Perché?»

 «Perché i suoi poteri sono legati alla Morte», rispose Ecate, accostandosi a lui e scoccandogli un sorriso che gli parve divertito, «e chi meglio di te può comprenderli? Almeno, riuscirai a farlo in parte», concluse.

«Cosa intendi? Per quale motivo solo in parte?»

«Dai tempo al tempo, Thanatos.»

Il Genio storse le labbra, fissò gli occhi sulla neonata che dormiva tranquilla contro il petto di Persefone e infine annuì.

«Va bene, Ade. Farò come mi hai chiesto, in nome dell’amicizia che ci lega», disse e, voltatosi, andò via.

 

 

 

 

 

 

 

 

Angolino dell’autrice:

Ciao a tutti e benvenuti in questa nuova avventura che, lo sapevamo tutti, prima o poi sarebbe arrivata, era solo questione di tempo!

Vi lascio alle informazioni di background:

1)     In questo capitolo compare il personaggio di Zagreo. Lo so cosa state pensando: “ma Zagreo è stato concepito da Zeus e Persefone”. Secondo Karoly Kerenyi, lo storico delle religioni che studio da anni, Zagreo è stato concepito da Persefone e da Zeus Kathaktonios, ovvero dallo Zeus Sotterraneo, che altri non è che un epiteto di Ade. Quindi, nel mio headcanon (possiamo dire che è anche nell’headcanon di Kerenyi, sì?) il padre di Zagreo è Ade.

2)     Chi è Macaria? Secondo un’enciclopedia bizantina dell’XI secolo d.C. è la figlia di Ade, la madre però non viene menzionata. Come saprete, nel mio headcanon la madre di Macaria è Ecate, ma non in questa storia.

3)     Essendo questa una storia un po’ datata, mi sto facendo in quattro per riscriverla in modo decente. Abbiate pazienza, non è semplice.

E niente, tutto qui. Spero che la storia possa piacervi, è davvero senza alcuna pretesa, soprattutto perché è slegata da Raptus, che se vi ricordate è molto molto molto più elaborata (e dopo 10 anni mi chiedo ancora chi me l’abbia fatto fare a scriverla...).

Per altre informazioni, sono a vostra completa disposizione.

 

Senza pretese,

Elly

 

 

 

 

   
 
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