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Autore: Makochan    25/05/2020    1 recensioni
Dopo essere stato estratto dal robot Mekkano, l'ex capo branca Gorthan deve di nuovo fuggire per evitare di finire il resto dei suoi giorni al Pozzo.
Fare di nuovo rotta verso la Terra lo porta inevitabilmente ad imbattersi in Paperinik, per quanto lui cerchi di evitarlo, ma l'eroe terrestre non cerca lo scontro a tutti i costi, anzi gli propone un patto: impegnarsi a non tentare di conquistarli e di restare dove paperinik può sorvegliarlo in cambio di un posto dove stare e dell'accesso a tutta la cultura terrestre che Gorthan desidera.
Ci sarebbe il piccolo problema di come nutrire un essere che consuma l'energia delle emozioni, ma per quello Paperinik ha una soluzione azzardata ma molto efficace.
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Genere: Generale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Gorthan, Paperino aka Paperinik
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'La ballata dell'esule e dell'eroe'
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Emozioni, evroniani, e power metal

***


Paperinik entrò aprendo la porta con un calcio, dato che le braccia erano impegnate da un pacco voluminoso che gli nascondeva tutta la testa.

Lo lasciò cadere sul tavolo davanti a lui, e sembrava contentissimo.

-Fatti bello, nemico! Stasera ti porto a cena fuori!-

E scappò di nuovo via a fare chissà cosa.

Gorthan rimase interdetto a fissare la scatola.

Ci passò la mano sopra, poi la sollevò per soppesarla.

Dalla scrittura sull'etichetta che descriveva il contenuto non riuscì a ricavare alcuna informazione utile, e questo allo stesso tempo lo indispettiva e lo elettrizzava.

C'era una cosa nuova da imparare!

-Intelligenza!-

La sfera verde contenente il riferimento visivo dell'Intelligenza artificiale si manifestò sullo schermo accanto a lui.

-Collega, per quanto mi lusinga che tu riconsca il mio status, ti ricordo che il mio nome è UNO. Di cosa hai bisogno?-

-Questi oggetti. Cosa sono? E cosa ha voluto dire il terrestre?-

-Fammi controllare-

Un lettore laser apparve da una delle pareti e passò a scannerizzare le etichette.

-Ah, ma certo! Sì, Paperinik mi ha chiesto di ordinare per te dei vestiti terrestri. Credo che voglia farti uscire dalla Ducklair Tower-

-Dunque io dovrei indossare gli abiti di questo popolo?-

-Se vuoi uscire dalla torre sì. Già normalmente dai nell'occhio per la tua struttura fisica diversa da quella dei terrestri, se andassi anche in giro con i tuoi abiti evroniani saresti su tutti i giornali della città-

Gorthan rimase a riflettere.

Non gli piaceva particolarmente l'idea degli abiti terrestri, ma il pensiero di poter uscire...

-Come fa a sapere che vorrei vedere di persona cosa c'è fuori dalla torre?-

-Sa che stai leggendo Notre-Dame de Paris-

Ah, certo. Il gobbo di Notre-Dame, rinchiuso nella sua cattedrale.

-Capisco. È un piano azzardato portarmi fuori-

-Lo so, ed io gliel'ho sconsigliato. Senza offesa. Ma lo sai quanto è testardo! Pensa che non ha voluto dirmi dove vuole portarti. Credo che voglia farti una sorpresa-

-Una sorpresa- ripetè lentamente Gorthan.

I terrestri consideravano le sorprese come una cosa positiva, ed il terrestre ne stava preparando una per lui.

Dunque una cosa positiva per lui? Interessante. Anche se passava dall'indossare abiti terrestri.

-Non so niente dei vostri vestiti. Ho bisogno del tuo aiuto per indossarli-

***

Paperino entrò in ascensore di ottimo umore.

Nella sua tasca teneva al sicuro i due biglietti che gli aveva procurato Lyla, ed ogni volta che ci pensava non poteva fare a meno di sorridere.

Più ci pensava e più la sua idea gli sembrava geniale.

Quando entrò nel piano segreto, nella stanza che UNO aveva creato per il loro particolare ospite alieno, rimase letteralmente a becco aperto.

Gorthan stava benissimo con gli abiti che Paperino aveva scelto per lui!

Sarebbe stato adatto ad una rivista di moda, con il giubbotto scuro che nascondeva il serbatoio di energia, la maglia verde scuro che faceva contrasto con la sua carnagione violacea e che metteva in risalto la sua corporatura imponente, ed i jeans infilati dentro gli stivali neri.

Un paio di ampi occhiali da sole coprivano i suoi occhi innaturali, e le treccine erano tenute indietro da un elastico.

Paperino ringraziò mentalmente UNO per averlo convinto a prendere qualcosa di adatto anche per sé, altrimenti avrebbe sfigurato accanto a Gorthan.

-C'è qualcosa che non va? Ho indossato un vestito in modo non corretto?-

Paperino si riscosse.

-No, no, va tutto benissimo! Sei perfetto per dove dobbiamo andare!-

-Che tu non hai intenzione di dirmi dove sia-

-Assolutamente no! Dovrai fidarti di me-

-Non è quello che faccio già da settimane?-

-Oh, quanto sei pignolo! Piuttosto, hai settato le capacità di estrazione del serbatoio al minimo come ti ho chiesto?-

-Certo-

-Perfetto! Allora possiamo andare! Sei pronto per il tuo primo viaggio nel mondo esterno?-

Gorthan era confuso. Nella sua lunga vita non aveva mai avuto un'esperienza del genere.

-Non comprendo il tuo entusiasmo. Perché sei così felice di portare un predatore in giro nel mondo che proteggi con tanta fatica?-

-Mi hai dato la tua parola. E non credere che non saprei tenerti testa-

-Ti stai comunque prendendo un rischio-

-Forse, ma ti assicuro che mi ringrazierai-

Gorthan lo valutò attentamente per un po'.

-Tu sei illogico- disse alla fine.

-Lo prenderò come un complimento. Adesso vieni, non vorrai fare tardi proprio stasera!-

***

Emozioni. L'arena ne era satura. Gorthan le percepiva in ondate caotiche, quasi troppo intense da sopportare: dalle centinaia di persone presenti nell'arena proveniva una marea di emozioni dai toni bassi e profondi, potenti, che risuonavano con qualcosa dentro di lui.

E poi c'era quel senso di attesa, come prima di una battaglia.

-Adesso capisco perché mi hai portato qui. Con tutte queste persone e tutte queste emozioni potrò stare tranquillo per giorni-

-Esatto. Ammettilo che sono un genio-

-Sei abbastanza intelligente, te lo concedo. Piuttosto, spiegami cosa succede cosa succede qui. C'è un'esecuzione capitale?-

-Che cosa?! Ma come ti viene in mente!-

-Al centro di questa arena c'è un palco. Quelli non sono strumenti di tortura?-

Il povero papero terrestre lo guardò ad occhi sgranati, poi scoppiò a ridere.

Era piegato in due a starnazzare a più non posso proprio accanto a lui, e la sua emozione era fresca, leggera e frizzante, tanto da fargli girare la testa e rendergliela leggera.

-Oh, non ci posso credere! Uno strumento di tortura, ahahahah! Sei incredibile! No che non è uno strumento di tortura, aspetta che ti spiego. Sai che cos'è un concerto?-

-Nella vostra cultura ha a che fare con la musica-

-Esatto-

-Spiegami di più-

-Ci sono le persone che cantano e che suonano, la band, insomma, e saliranno su quel palco. Quelli sono strumenti per produrre la musica. E da lì un sistema di amplificazione diffonderà il suono in tutto lo stadio-

-Sembra una cosa primitiva e tribale, ma è affascinante-

-Ti piace?-

-Mi interessa molto-

-Quale onore avere ottenuto tanta attenzione da parte di uno scienziato! Ah, dimenticavo. Ti manca questa per essere davvero al completo-

E gli porse una striscia di stoffa con sopra un disegno.

Era uno scudo dorato con l'immagine di un'aquila in picchiata. “Interessante” pensò Gorthan.

-Che cos'è? A cosa serve?-

-Si chiama bandana. È il simbolo del gruppo che suonerà stasera. Puoi metterla dove ti pare, basta che sia visibile, anzi, mi aiuteresti?-

Paperinik fece passare la bandana attorno al braccio e gli fece capire con un cenno che voleva che lui la legasse.

“Ingenuo terrestre. Lo sai che potrei strangolarti con questa?”.

Ma quello non sembrava essere un problema per Paperinik. Quando il nodo fu fatto Gorthan decise di legare la sua al polso, ma non chiese aiuto e strinse il suo nodo con i denti.

Era interessante studiare le tradizioni di quel popolo speriementandole in prima persona.

***

Le cose stavano andando piuttosto bene.

Lo scienziato evroniano non aveva ancora dato segno di voler conquistare l'intero stadio, e sembrava assorto in quella nuova situazione.

Era silenzioso, concentratissimo a studiare ogni particolare, e siccome Paperinik sapeva bene quanto Gorthan amasse apprendere nuove cose sulle usanze terrestri si riteneva soddisfatto della riuscita della sua idea.

***

Gorthan lo sentì come emozione ancora prima di sentirlo come suono.

Un'ondata dalle persone attorno a lui, e poi un'accordo intero.

Si girò di scatto verso il palco, dove un papero con uno degli strumenti a corde (Come la chiamavano? Chitarra?) continuava a produrre accordi lenti, bassi e cadenzati.

Indossava pantaloni simili a quelli dei militari terrestri ed una maglietta nera.

I suoi capelli erano lunghi, e Gorthan si chiese come facessero a non impigliarsi nello strumento man mano che suonava.

Ogni suono era accompaganto da grida delle persone presenti.

Gorthan aveva avuto ragione: era primitivo, tribale e bellissimo!

Allargò le braccia. Voleva che tutto di quell'esperienza entrasse dentro di lui per poterlo conservare per sempre!

***

Paperino non ne sapeva molto di evroniani, ma guardando Gorthan teso e concentrato verso il palco, e che sembrava volersi aprire a ciò che accadeva attorno a lui, poteva azzardarsi a credere che il suo nemico alieno fosse addirittura felice.

***

Il ritmo della musica gli rimbombava dentro, sferzava il suo cuore immobile e lo costringeva a vivere.

Aveva spento il serbatoio perchè era già pieno di energia, e adesso voleva solo restare lì, immerso nelle emozioni e nelle grida di guerra.

Nessuno su Evron aveva mai pensato di fare della musica su una battaglia! Nessuno aveva mai pensato di fare della musica e basta. Perché nessuno ci aveva mai pensato?!

Quel genere di musica, che l'eroe terrestre aveva detto chiamarsi power metal, era una delle cose migliori che Gorthan avesse mai provato.

I terrestri erano riusciti a rendere epici i loro scontri, prima con i poemi e adesso con la musica.

Accanto a lui il papero era scatenato. Probabilmente stava cantando a squarciagola ma Gorthan non riusciva a distinguere la sua voce da quella del boato generale.

Quanto a lui era troppo frastornato per definire esattamente come stava, ma era sicuro di stare bene.

***

-Allora? Te lo avevo detto che ne sarebbe valsa la pena!-

Gli chiese più tardi Paperinik mentre tornavano a casa di notte attraverso strade semideserte.

Gorthan guardò la bandana che aveva ancora legata al polso, con il simbolo dello scudo e dell'aquila ben visibile.

Era... bello.

-Ti sei assunto un rischio non solo per nutrirmi, ma anche per farmi fare una bella esperienza-

Si fermò a guardare il papero.

Sembrava gracile, inetto, svampito, eppure quanta forza insospettabile celava!

Gorthan posò un ginocchio a terra per essere alla sua altezza e guardarlo negli occhi.

-Ehm... nemico? Tutto bene?-

Gorthan gli posò una mano sulla spalla.

Non era massiccio, né imponente, né avrebbe mai sopportato sforzi fisici intensi, eppure si era preso addosso il peso di una scatola di vestiti per portare lui fuori, nel mondo che desiderava disperatamente conoscere. E con quello aveva smosso tutto il mondo.

-Prima di uscire dalla torre hai detto che ti avrei ringraziato dopo. Avevi ragione. Grazie-

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Cantuccio dell'Autore


Ciao! Se ti è piaciuta questa storia fammi sapere perché.

Se non ti è piaciuta fammelo sapere lo stesso.

E ricorda, coraggioso pkapper: potere e potenza!



Non bazzico questa sezione da anni e adesso sto rispolverando un sacco di progettini *si sfrega le mani come una moschina *.

Io sono fissata con il tema dei nemici che imparano a conoscersi e ad apprezzare le rispettive qualità, e sono fissata con Gorthan, l'evroniano più complesso ed affascinante ed anche il meno rappresentato negli albi.

Spedire Pk ed il suo miglior nemico ad un concerto power metal mi piaceva molto come idea.

Se volete saperne di più vi consiglio qualche canzone dei Sabaton:

“Bismarck”

“Seven pillars of wisdom”

“Lost battallion”

“Last stand”

“Light in the black”


Ce ne sarebbero molte altre, questo è solo un assaggio.

Spero che la storia vi sia piaciuta.


Potere e Potenza!


Makoto




  
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