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Autore: SSJD    20/11/2020    14 recensioni
1. Cozza e Scorfano. (OS) Storia partecipante alla sfida “Prompts, our Wires” indetta da Soul Dolmayan su EFP.
2. Il giorno in cui una vecchia lumaca conobbe una giovane coccinella. Storia partecipante al contest "Storie alfabetiche" indetto da Lady.Palma.
3. Eventi naturali. 3° classificata al contest "Dimmelo con queste parole" indetto da Earth_.
Genere: Fantasy, Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Raccolta | Avvertimenti: nessuno
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Cozza e Scorfano.
 
 
Giù, in fondo al mare, da una qualche parte mai ben identificata, esiste un popolo di creature marine note ai più col nome di Sirene, creature mezze umane e mezze ittiche. Stupende ragazze, con code iridescenti, capelli vaporosi, lucidi e splendenti, sorrisi ammalianti e graziosi bikini fatti da conchiglie rare e colorate. Anche il genere maschile non ha nulla da invidiare alla bellezza femminile. Adoni con code argentee mostrano senza imbarazzo corpi muscolosi e perfetti, mani robuste che reggono tritoni dorati, o argentati, usati egregiamente come strumenti di pesca, lotta, difesa.
Insomma, il solito cliché sulla bellezza di sirene e rispettivi partner.
Nel piccolo villaggio vive tuttavia una coppia ‘alternativa’, la classica eccezione che conferma la regola.
Cozza e Scorfano.
Cozza non è il vero nome di lei. Il problema è che nessuno, lei compresa, si ricorda anche solo vagamente come si chiami realmente. Il nome deriva da due inconfondibili caratteristiche. La prima è che Cozza è una sirena nata con una strana e inconsueta bruttezza. Dei capelli raggrinziti e crespi, della stessa consistenza di una scopa di saggina e di un orribile colore verde marcio, le ricoprono la testa e due occhietti neri, piccoli, da topolino, scrutano il mondo con uno sguardo che dire perso è dir poco. Cozza non ha un dente che sia nel posto giusto dove sarebbe dovuto crescere e ha un naso paragonabile a quello di un pesce martello. Non ha seno per cui, per darsi una certa forma, un numero imprecisato di anni orsono ha deciso di utilizzare, anziché delle bellissime conchiglie, come quelle sfoggiate dalle sue coetanee, due anonime e tristissime cozze. Da qui il nome, che la giovane si trascina da sempre in giro con lo stesso entusiasmo con cui si deve portare l’umido nell’apposito contenitore di raccolta. Inoltre, non si può nemmeno dire che la sua oggettiva mancanza di bellezza sia compensata da una qualsivoglia qualità manuale o intellettiva.
Cozza è l’abnegazione del tutto.
L’unico mestiere che ha imparato a svolgere, dopo anni di intenso praticantato, è quello di aprire cozze al  cozzificio di famiglia. Mentre molte altre sirene della comunità trascorrono le giornate ad aprire le ostriche e cercare le perle, al cozzificio, Cozza si occupa di trovare cose.
Cose di tutti i tipi: cicche di sigarette, filo interdentale, elastici per mascherine anticovid, carte di caramelle, cottonfioc, gomme masticate… Insomma, ogni genere di porcheria.
L’unica fortuna di Cozza è stata quella di incontrare, qualche tempo fa, alla mensa della cozzeria (tra parentesi gestita da sirene cinesi che hanno come piatto forte, nonché unico, gli involtini di alghe), proprio la sua anima gemella: Scorfano.
Un sireno dall’aspetto triste e dimesso. Un giorno girava per la mensa come una trottola lanciata a caso nello spazio sconfinato, con in mano una forchetta al posto del tritone dorato, che i suoi coetanei mostravano e lustravano con grande orgoglio, e nel suo vagare senza meta, era finito a sedersi proprio al tavolo al quale stava pranzando Cozza. Un colpo di fulmine aveva colpito entrambi. Doveva averli colpiti all’intestino, visto che i due avevano passato la settimana successiva a letto con la dissenteria.
Comunque.
Di per sé il sireno non è un tipo triste, ma tutto nel suo aspetto lascia pensare il contrario.
Scorfano è il suo vero nome. Arrivati all’ottavo figlio, dopo Stupendissimo, Bellissimo, Stupefacentissimo, Illuminato, Muscolo, Magnificissimo e Ammaliantissimo, alla nascita dello sgorbio che era Scorfano, i genitori non poterono fare a meno di appioppargli il nome del pesce più brutto di tutto il mare.
Scorfano, a differenza di Cozza, si porta in giro il suo nome con la stessa noncuranza con cui si toglie la polvere dallo zoccolino a pavimento.
In pratica non gliene frega un emerito ca…
Insomma, non gli interessa proprio.
A dire il vero non gli interessa assolutamente alcunché.
Ciononostante, terminato il periodo di quarantena post dissenteria, i due si erano sposati. I mesi seguenti li avevano passati cercando di dare una risposta alla domanda che tutti, sulla terra ferma, ma anche loro, nel mare, si ponevano:
Come diavolo si riproducono le sirene?
Domanda rimasta senza risposta anche per l’autore che rimanda alla fantasia di chi legge. Magari con un rating un po’ più interessante di ‘sto verdino marcio alga. Comunque, la risposta non è nemmeno troppo importante, visto che da qualche parte le sirene continuano a saltare fuori: Disney, Pirati dei Caraibi, Ulisse… tanto basta.
Cosa più importante è il lavoro appassionante, è il caso di sottolinearlo, che Scorfano e Cozza svolgono alla cozzeria.
Un bel giorno infatti, arrivata alla diecimilacinquecentoventiseiesima cozza, l’ultima di una giornata interessantissima alla cozzeria, Cozza infila il coltello tra le valve e lo ruota fino a che le due parti non si aprono completamente.
La giovane sirena ne osserva per qualche istante il contenuto, poi chiama Scorfano, tutta emozionata:
“Scorfano, vieni a vedere che meraviglia!”
Il marito accorre, ammesso che questo sia il termine giusto, visto che Scorfano non ha le gambe, ma una pinna, per giunta storta.
Comunque, arriva velocemente e osserva l’interno dell’ultima cozza aperta dalla moglie.
Come la consorte spalanca la bocca esterrefatto.
“Ma è bellissima!” esclama estasiato.
Una piccola sfera bianca giace proprio nel mezzo del mollusco divelto sul tavolo di lavoro.
Cozza l’afferra, la rigira fra le dita davanti agli occhietti rattici e poi esclama:
“Ne farò una collana bellissima!”
Entusiasta prende un filo e lo intreccia attorno alla piccola sfera, che in realtà è una semplicissima biglia di plastica made in Bangladesh, finita in quella cozza per una serie rocambolesca di eventi più o meno tragicomici, e se la lega al collo.
Ed ecco… la magia.
La sirena si sente subito bellissima tanto che, presa dall’euforia, decide di partecipare al ballo a cui le coetanee l’avevano invitata insieme al marito.
Torna a casa, si chiude in bagno, si depila le ascelle con un tosalghe preso in prestito dal suo vicino, che ha notoriamente il giardino di alghe più verde del suo, si pettina i capelli con la forchetta tridente del marito e se li acconcia legandoli in una treccia indefinita, che riempie di anemoni di mare. Si fa la manicure, la pedic… no, aspè, la pinnacure, si cambia il bikini, sostituendo le consuete valve di cozze con due pregiatissime telline. Raccatta il marito, che tra parentesi si è preoccupato solo di levare gnocchi di pelo raggrinzito della moglie dalla sua amata forchetta, ed esce di casa.
Quando arriva alla festa, entra nella sala principale, già piena di sirene e sireni bellissimi, e tutti si voltano a guardarla, faticando per tre nanosecondi a riconoscerla.
Non perché lei sia particolarmente bella o meno brutta del solito, ma perché acciecati dalla strana luce emessa dalla piccola sfera che la sirena porta al collo.
Cozza stessa di stupisce di quella luce che sembra sempre più intensa.
“Cozza, potresti spegnerla? Ci sta abbagliando!” si sente dire dal fondo della sala.
In preda al panico e come ipotizzata da quella luce, Cozza la prende tra le dita, la guarda per qualche secondo e, subito dopo, sotto gli occhi basiti di tutti, la mette in bocca e se la mangia.
Ora tutti penseranno che il giorno dopo Cozza si sveglierà bellissima, simpaticissima e intelligentissima.
E invece no.
La sfera di Cozza si è illuminata della bellezza delle altre sirene.
Tutte nel villaggio, da quella sera, sono diventate cozze.
Cozza invece…
È rimasta tale e quale.
Con il problema in più di dover espellere la sfera dal suo corpo.
Questo perché, dato il suddetto problema del non capire come le sirene si riproducono, sussiste lo stesso identico problema per intuire da dove le creature espletano i loro bisogni.
Povere stupide creature, non hanno mai capito che basta abbassare la zip del costume pinnato…
 
***
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NA: Chiedo umilmente scusa, per questa… cosa (cosa?) che ho scritto. Ma non è del tutto colpa mia, ma di una bambina pestifera che qualche settimana fa mi ha chiesto di inventarmi una storia da raccontarle. Complice l’iniziativa di Soul e il prompt di Fiore, ne è uscita questa boia**… ehm… questo capolavoro.
Spero vi strappi almeno un sorriso.
Ringrazio L. per il disegno di Cozza e tutti voi per essere passati.
Alla Prox!
SSJD
 
   
 
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