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Autore: Intissar    30/12/2020    0 recensioni
[Uchuu no Kishi Tekkaman Blade]
– Che cosa intendi? – domandò.
– Non fingere di non ricordare… Hai dimenticato quello che sono stato? – osservò l’ex spia.
Con un cenno della testa, Richard annuì. Certo, non aveva dimenticato nulla.
Ma gli sembrava che un’eternità fosse trascorsa dai loro aspri contrasti.
Balzac aveva imparato a vedere oltre il suo bieco interesse e si era tramutato in un valido alleato e in un soldato coraggioso.
Il suo cuore si era liberato dal cinismo e dall’avidità.
Era quasi morto pur di salvargli la vita.
Genere: Hurt/Comfort, Introspettivo, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
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A passo lento, Balzac attraversò l’ampio corridoio dell’area ospedale della base.
La sua mente, inarrestabile, meditava. La guerra contro gli alieni si era conclusa con la loro vittoria.
Pur feriti nel corpo e nell’anima, erano riusciti a sopravvivere.
Sospirò e si passò una mano sul petto. Quando si erano scontrati lui e il Teknoman Sword, aveva creduto di morire.
Invece, per un complicato capriccio della fortuna, la sua armatura sintetica era caduta in un’area desertica da lui non riconosciuta.
Il caldo feroce l’aveva sopraffatto ed era scivolato nell’abisso dell’oblio.
Aveva riaperto gli occhi e si era risvegliato in un ospedale assai avanzato, dominato da medici di lingua spagnola.
Sorrise. Per sua fortuna, conosceva diverse lingue ed era riuscito a comprendere le loro parole.
Pur essendo stordito e sofferente, lo spagnolo era per lui una seconda lingua.
E aveva compreso di essere precipitato nel deserto di Chihuahua, a poca distanza dalla città di Torreòn.
A causa della gravità delle sue condizioni, era stato portato in ospedale nella capitale dello stato centroamericano, per ricevere cure migliori.
E lì era stato curato, perché il suo corpo non poteva sopportare la tensione di un trasferimento.
Quando si era ripreso, aveva ringraziato i medici messicani ed era tornato alla base dei Cavalieri dello Spazio.
E, con sua gradita sorpresa, aveva trovato i suoi compagni perfettamente ristabiliti.
Aveva anche ripreso a frequentare Rachel e avevano pensato di sposarsi.
Non aveva mai dimenticato le premure di lei e del suo vivace fratello, Rick.
Già… Siamo riusciti a salvarci. – mormorò. Nick, malgrado il duro scontro con i suoi fratelli, si era ripreso, aiutato dalle cure mediche e dall’amore di Star.
Anche Ringo era riuscito a ristabilirsi e a riprendere a giocare a calcio, da lui tanto amato.
Un breve sorriso sollevò le sue labbra e si spense in una smorfia d’amarezza. La pace, da loro tanto amata, si era rivelata un crudele inganno.
E, per poco, non avevano perduto Ringo.
Deciso, riprese il suo cammino.


Attraversò la stanza, si avvicinò al letto di Richard e si sedette.
Il pilota, disteso, riposava e il debole fruscio del suo respiro spezzava il silenzio della camera.
Balzac accennò ad un sorriso. Quantomeno, non era più presente l’angoscioso schermo dell’elettrocardiogramma.
Le condizioni di salute del loro compagno si stavano ristabilendo, grazie alle cure dei medici.
Lo sguardo del giovane, ad un tratto, si adombrò. Sì, il suo corpo si stava riprendendo, ma la sua mente?
Il suo cuore era ancora ferito da quanto era accaduto diverso tempo prima.
Mi sento quasi colpevole., pensò. Un tempo, aveva fatto parte dell’esercito.
Avido di potere, aveva cercato in quel nido di serpi l’occasione di un riscatto da una vita di stenti.
Lui e Marlo, suo migliore amico, avevano cercato il potere.
Irrigidì la mascella e i suoi occhi luccicarono. Il ricordo del suo compagno era per lui straziante.
Era stato per lui un caro fratello.
Quando pensava a lui, il suo cuore vibrava di nostalgia.
Allontanò il ricordo dalla mente e tornò a fissare il volto del pilota. Stando a quanto gli aveva detto Star, Richard era figlio di un generale francese e di una donna inglese di origini aristocratiche.
Quando era solo un bambino, aveva perduto la madre, consumata da un grave tumore al seno e suo padre era stato ridotto in stato vegetativo permanente, perché, da solo, aveva affrontato i nemici, pur di difendere la sua casa.
Ne era sicuro, era un uomo coraggioso e la sua indole ferma era stata ereditata dal figlio.
Ringo, nelle loro lunghe battaglie, si era rivelato un alleato stoico e deciso, che non arretrava davanti a nulla.
Ma la prova che gli era stata imposta era troppo pesante perfino per lui.
I militari avevano diffuso la falsa notizia della morte di Charles Varlause e avevano costretto Ringo ad una scelta lacerante.
Spegnere le macchine. Non spegnere le macchine.
E Ringo, malgrado il suo cuore straziato, aveva scelto di sottrarre suo padre ad una crudele agonia.
Un lungo brivido corse lungo la schiena di Balzac. In quanto orfano, lui non riusciva a sentire i legami di sangue.
Eppure, comprendeva bene lo stato di amarezza del pilota.
Nel suo cuore, l’affetto filiale lottava con il rispetto verso l’uomo e la vittoria del secondo non era stata priva di conseguenze.
Lui era stato dilaniato da orrorifici sensi di colpa e si era rinchiuso dietro una maschera di fierezza e silenzio.
E il comandante Nemo copriva le ragioni di questa sua scelta.
Poi, la pur volitiva indole di Ringo era stata soverchiata dal peso della pena.
Per dormire, assumeva dei sonniferi, ma lo stato di prostrazione non cessava.
Anzi, in un momento di forte sconforto, aveva assunto una dose più forte di tranquillanti e aveva rischiato di morire.
Per un puro, fortunato caso erano riusciti a strapparlo alla morte, ma il suo tormento non si era placato.


Ad un tratto, gli occhi di Richard si aprirono e si specchiarono nelle iridi cobalto di Balzac.
Ciao… – lo salutò, il tono flebile.
L’ex spia accennò ad un sorriso pieno di comprensione. Lo riconosceva!
Certo, era stanco, ma il suo sguardo, pur triste, era lucido.
Quantomeno, le allucinazioni stavano diminuendo.
Sei solo, Balzac? – chiese Richard.
Sì. Nessuno di noi vuole causarti stress inutili. I medici ci hanno detto che puoi ricevere visite, ma non più di una persona per volta. E oggi tocca a me. Ti secca? – gli domandò a sua volta, gentile.
Con un breve cenno della testa, il pilota scosse la testa.
No. Anzi, è un piacere per me vederti. Come sta Rachel? Quando avete intenzione di sposarvi? – chiese.
Una breve risata risuonò sulle labbra dell’altro.
Dopo la fine della battaglia contro Sword, io sono finito nel deserto messicano, vicino alla cittadina di Torreòn. Bene, voglio portare lei e Rick in quel paese meraviglioso, che mi ha permesso di rinascere a nuova vita. Ma ancora non ho la possibilità di realizzare questo sogno. Ma non voglio arrendermi. E lei, anche se desidera un matrimonio tradizionale, è disposta ad aspettarmi. Anzi, come me, vuole visitare il Messico. – spiegò, gli occhi lucidi d’emozione.
Ringo accennò ad un sorriso. Quando Balzac parlava di Rachel e di Rick, il suo sguardo, di solito fermo, splendeva d’una luce sublime, come il cielo notturno in una notte estiva.
Il suo amore per lei si rifletteva nelle sue parole e nei suoi gesti.
Siate felici., pensò. Balzac, col suo eroismo, aveva mostrato che a nessuno era preclusa la possibilità della redenzione.
Aveva costruito il suo paradiso personale ed era pronto a difenderlo, a qualsiasi prezzo.
Un debole singhiozzo soffocò il suo petto e le lacrime tremarono nei suoi occhi. La felicità altrui, per quanto non invidiata, era per lui sorgente di amarezze e pena.
Avvertiva il peso della sua indegnità.
I medici e gli psicologi gli avevano spiegato che non era colpa sua, ma lui, pur essendo cosciente di questo, non riusciva a liberarsi di quella sensazione orribile.
Il rimorso saliva alla sua bocca e la riempiva d’un sapore corrosivo, come un acido.
E le allucinazioni si dispiegavano vive nella sua mente, costringendolo a reazioni inconsulte.
Balzac, accortosi del cambiamento d’umore del compagno, corrugò la fronte.
Ancora quei pensieri? – chiese.
Per alcuni istanti, Richard esitò, poi, riluttante, annuì.
Sì… So che ho fatto la scelta giusta. Mio padre era un uomo coraggioso, che non avrebbe mai accettato un’esistenza priva di scopo. Io ho posto termine alle sue sofferenze e lui, ora, è assieme a mia madre… Loro sono felici insieme. Ma io no. Mi sento dilaniato dal senso di colpa. Non riesco ad impedirmi di provare questo sentimento e le mie notti, a causa di questo, sono tormentate da incubi. E questi incubi mi costringono a prendere dei calmanti, per combattere l’insonnia. Ma non passa… confessò, amareggiato.
Si strinse la testa tra le mani e, vanamente, cercò di controllare i singhiozzi, che squassavano il suo petto.
Balzac rimase fermo e lo lasciò piangere. Lui e Ringo condividevano la ritrosia a mostrare le loro emozioni.
Anzi, il pilota era ben più riservato di lui, che pure era riuscito a schiudere la sua anima a Rachel.
Ma tale sua renitenza lo consumava, come un acido corrosivo.
Poco dopo, Richard cessò di piangere e girò la testa verso Balzac.
Ti prego di perdonarmi… E’ indecoroso il mio comportamento. – iniziò.
Balzac gli appoggiò una mano sul braccio e l’altro, sorpreso da quel tocco, si zittì.
Non devi scusarti con nessuno. Hai superato una dura prova e ne sei uscito provato. E’ un tuo diritto piangere. Anzi, io sarei l’ultimo che può dirti qualcosa su questo, visto il mio passato. – mormorò, il tono dispiaciuto.
Lo sguardo del pilota di Terra Blu si velò di confusione.
Che cosa intendi? – domandò.
Non fingere di non ricordare… Hai dimenticato quello che sono stato? – osservò l’ex spia.
Con un cenno della testa, Richard annuì. Certo, non aveva dimenticato nulla.
Ma gli sembrava che un’eternità fosse trascorsa dai loro aspri contrasti.
Balzac aveva imparato a vedere oltre il suo bieco interesse e si era tramutato in un valido alleato e in un soldato coraggioso.
Il suo cuore si era liberato dal cinismo e dall’avidità.
Era quasi morto pur di salvargli la vita.
Richard sollevò il braccio destro e gli appoggiò una mano sull’avambraccio.
Non ti incolpo di nulla… Nella nostra missione, ho potuto vedere il tuo altruismo… Hai voluto salvarmi la vita e affrontare da solo il Teknoman Sword. Davanti a questo, tutto scompare. – replicò il pilota, sincero.
Le labbra di Balzac si sollevarono in un sorriso pieno di gratitudine. Ringo si era rivelato ben più diffidente di Nick, eppure anche lui aveva saputo andare oltre i suoi pur comprensibili pregiudizi.
Il suo senso morale non era stato distrutto dalla sventura.
Inoltre, tu non hai nessuna colpa di quello che mi è successo. Non posso darti colpe passate, quando hai mostrato il tuo valore di uomo. – proseguì.
L’ex spia tacque, il cuore stretto dalla commozione. Gli occhi di Richard brillavano d’una luce sincera e commossa, che sembrava quasi diffondersi a tutto il suo viso.
Il suo sguardo era libero da ambiguità e tale limpidità donava serenità al suo cuore, turbato dai dubbi.
Ringo… Grazie per la tua gentilezza. Voglio però chiederti un favore. – mormorò.
Quale? – chiese il pilota.
Non è molto quello che posso fare… Ma, per quanto possibile, voglio aiutarti. E non credo sia solo un desiderio mio. – affermò, tranquillo. Voleva bene a Ringo, ma era ben cosciente di non potere essere decisivo per la sua salvezza.
Nessuno di loro poteva curare i suoi demoni, ma potevano essergli vicini.
L’affetto poteva dare al suo cuore dilaniato un punto di vista differente.
Richard tacque, commosso da quelle parole. Quasi non riusciva a parlare.
Quelle premure, così sincere, riscaldavano il suo cuore e gli offrivano nuove prospettive.
Non posso garantire nulla, ma… Grazie. Grazie, per quanto possa valere. –



   
 
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