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Autore: Star_Rover    08/01/2021    8 recensioni
Durante la Battaglia d’Inghilterra i cieli sopra alle verdi campagne irlandesi sono spesso oscurati da stormi di bombardieri tedeschi che pericolosamente attraversano il Mare d’Irlanda.
Quella notte però è un Heinkel solitario a sorvolare le montagne di Wicklow e il suo contenuto più prezioso non è una bomba.
Un ufficiale della Luftwaffe paracadutato nella neutrale Irlanda è un fatto curioso, potrebbe sembrare un assurdo errore, ma la Germania in guerra non può concedersi di sbagliare.
Infatti il tenente Hans Schneider è in realtà un agente dell’Abwehr giunto nell’Isola Smeraldo con un’importante missione da portare a termine.
Il tedesco si ritrova così in una Nazione ancora divisa da vecchi rancori e infestata dagli spettri di un tragico passato. In questo intricato scenario Schneider entra a far parte di un pericoloso gioco che potrebbe cambiare le sorti della guerra, ma anche per una spia ben addestrata è difficile riconoscere nemici e alleati.
Genere: Drammatico, Storico, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: Lime | Avvertimenti: Tematiche delicate, Violenza | Contesto: Il Novecento, Guerre mondiali
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Premessa
Il contesto di questa storia è reale, durante la Seconda guerra mondiale i servizi segreti tedeschi inviarono delle spie nella neutrale Irlanda. Gli eventi narrati prendono ispirazione da fatti documentati come il Piano Kathleen, l’Operazione Green e l’Operazione Mainau. Questo però è un racconto romanzato, ad eccezione di alcune figure storiche i personaggi e le loro vicende sono di fantasia.

 

 

1. Der Adler
 
Il tenente Karl Ziegler era un pilota esperto e competente, più volte aveva dimostrato il suo valore in battaglia. Quando gli era stato rivelato il piano di quella missione era rimasto sorpreso, ma come sempre non aveva esitato a compiere il suo dovere.
Inizialmente non era stato entusiasta all’idea di collaborare con i servizi segreti, quella era davvero una grande responsabilità. Era certo che se qualcosa fosse andato storto egli sarebbe stato ritenuto l’unico responsabile. D’altra parte se l’Abwehr[1] si era rivolta a lui significava che qualcuno l’aveva considerato all’altezza.
Ziegler lasciò perdere quelle preoccupazioni, in fondo non doveva fare nulla di particolare, aveva percorso quella rotta decine di volte, doveva solo sperare di non essere intercettato dal nemico.  
Nel momento in cui gli era stato detto che avrebbe dovuto trasportare un carico speciale egli aveva pensato ad un nuovo ordigno da sganciare sul suolo britannico, invece la questione era risultata essere ben differente.
La sua zavorra non era un potente esplosivo, ma una spia. Le coordinate invece gli avevano rivelato un’insolita deviazione, la sua meta era la costa orientale d’Irlanda.
Ovviamente non aveva posto alcuna domanda ai suoi superiori, non era autorizzato a sapere altro, ma doveva ammettere che avrebbe gradito conoscere il motivo per cui stava rischiando la pelle.
L’Heinkel He 111 proseguì in volo livellato all’altitudine di 10.000 metri, avvolto dall’oscurità di quella desolata notte di settembre.
L’unico rumore proveniva dal ronzio delle eliche e del motore. Ziegler non era abituato a quel silenzio, non l’avrebbe mai ammesso davanti ai suoi sottoposti, ma gli mancava il suo fedele equipaggio. Persino le terribili battute del mitragliere Schwartz avrebbero potuto risollevare il suo animo in quel momento.  
Sul retro del velivolo il suo unico passeggero era quieto e silenzioso. Al suo arrivo al campo d’aviazione di Jever non aveva subito creduto che quel ragazzo fosse il prezioso carico che avrebbe dovuto portare a destinazione. Si aspettava un agente esperto, invece quel giovane sembrava un cadetto appena uscito dall’accademia.
Si era presentato come tenente Hans Schneider indossando una perfetta uniforme della Luftwaffe, al contrario di quel che aveva immaginato quel grado gli apparteneva a tutti gli effetti.
Ziegler aveva sempre pensato che gli agenti segreti dovessero ricorrere a travestimenti e false identità per non farsi riconoscere, come nei romanzi. Schneider gli aveva spiegato che in un certo senso era quella la sua copertura. La parte più rischiosa del piano era l’arrivo in territorio neutrale, se durante questa fase fosse stato scoperto in abiti civili per le leggi internazionali sarebbe stato destinato ad una sommaria esecuzione. 
Ovviamente questo scenario riguardava la peggiore delle ipotesi.
Ziegler aveva risposto con una smorfia, a suo parere l’unico modo per non farsi uccidere era non essere catturati. A quel punto ormai sarebbe stato troppo tardi, in ogni caso le autorità avrebbero trovato una scusa per giustiziarlo.
 
Il tenente Schneider era occupato a preparare il suo paracadute e a controllare l’equipaggiamento, in particolare si assicurò che non ci fossero problemi con la preziosa radiotrasmittente. Quell’apparecchio era il suo unico mezzo di comunicazione con il quale avrebbe potuto restare in contatto con i suoi superiori dopo aver raggiunto il suolo irlandese.
Dopo aver terminato quell’operazione Hans tornò a rannicchiarsi contro alla parete metallica. Fino a pochi mesi prima non avrebbe mai pensato di ritrovarsi in una simile situazione. Dopo aver ottenuto la promozione a ufficiale aveva immaginato di portare avanti la sua carriera nella Luftwaffe, desiderava diventare un pilota di Stuka per prender parte a grandi operazioni militari. Invece aveva finito per abbandonare i suoi sogni di gloria diventando un agente dell’Abwehr. Al tempo aveva accettato quella proposta trovandola intrigante e allettante, non si era pentito per questo, ma una parte di sé continuava a domandarsi se avesse realmente preso la giusta decisione. Ormai però non c’era più tempo per i ripensamenti, aveva un’importante missione da portare a termine, seppur in modo differente doveva continuare a fare il suo dovere in quella guerra.
Schneider prese un profondo respiro, inevitabilmente ripensò al suo incontro al Quartier Generale di Amburgo.
 
 
***
 
Davanti a Knochenhauer-Straße l’edificio grigio del General Kommando della X Armata si era presentato in tutta la sua maestosità. La sua imponenza era conforme allo stile architettonico della Wehrmacht, due sentinelle sorvegliavano l’ingresso, gli stendardi del Reich sventolavano con fierezza sopra alle loro teste.
Schneider si era fermato sulle scalinate esterne e aveva alzato lo sguardo per ammirare la facciata principale ornata con enormi statue che raffiguravano due aquile pronte a spiccare il volo.
Dopo aver superato i controlli e aver esibito il suo tesserino di riconoscimento il tenente aveva raggiunto l’ala ovest percorrendo lunghi corridoi e oltrepassando decine di porte chiuse. Anche attraverso le solide pareti aveva potuto udire i tasti delle macchine da scrivere che battevano incessantemente e i telefoni che squillavano in continuazione.
In attesa di essere ricevuto dall’ufficiale in comando Schneider si era avvicinato ad una finestra, in quella cupa sera di pioggia aveva intravisto solo poche ombre furtive che vagavano per le vie deserte. Sul lato opposto della strada aveva scorto un convoglio di autocarri, nell’oscurità aveva riconosciuto la Balkenkreuz dipinta sul retro dei furgoni. I mezzi erano carichi di soldati, tutti giovani destinati a raggiungere il fronte.
Hans aveva avvertito un intenso brivido, ma non era stato in grado di stabilire se quella reazione fosse stata causata dall’inquietudine o dall’eccitazione.
 
Finalmente la porta si era aperta. Ad accoglierlo aveva trovato l’Hauptmann[2] Seidel, un uomo sulla quarantina, alto e snello, dal volto incavato e lo sguardo austero.  
Il suo superiore l’aveva invitato ad accomodarsi nel suo ufficio, Schneider si era sistemato davanti all’alta scrivania in legno scuro. Seidel aveva preso in mano il suo fascicolo ed aveva iniziato a sfogliarlo meticolosamente.   
Hans aveva notato che il ritratto incorniciato del Führer era l’unico quadro appeso in quella stanza fredda e spoglia. Egli aveva tentato di mantenere un atteggiamento composto e dignitoso, ma l’attesa aveva cominciato a diventare snervante.   
Il giovane aveva osservato le carte ordinate sulla scrivania, in cima a una pila di fogli, in bella vista, era stata riposta la rivista della Luftwaffe.
Quel mese ovviamente la copertina era stata dedicata alla feroce battaglia aerea per la conquista dell’Inghilterra. L’illustrazione mostrava uno Spitfire avvolto dal fumo con il pilota britannico che in un ultimo atto di disperazione tentava di paracadutarsi dal velivolo in fiamme. Il messaggio di propaganda risultava chiaro e diretto, era come se il nemico fosse già stato sconfitto.
La scritta Der Adler[3] risaltava sull’immagine sbiadita, l’unico colore vivido era il rosso acceso del fuoco e del sangue. 
Hans si era sentito orgoglioso di poter prender parte ad una così grande impresa, seppur senza combattere in prima linea. In ogni caso aveva ben compreso l’importanza della sua missione, il suo destino ormai era deciso.
Seidel era tornato a rivolgergli la sua attenzione.  
«Non mi sorprende che abbiano deciso di affidare a lei questo incarico, è un agente davvero promettente»
«Sono onorato per questa opportunità»  
«Ha completato con successo il suo addestramento e ha dimostrato di possedere tutte le competenze necessarie, sono certo che saprà svolgere al meglio il suo dovere»
Schneider aveva giurato a se stesso che avrebbe fatto tutto il possibile per non deludere le aspettative che i suoi superiori avevano riposto in lui. 
«Ha qualche dubbio a riguardo?» aveva chiesto Seidel per semplice formalità.
Il giovane aveva risposto con estrema sicurezza: «no, signore»
«Bene, suppongo che sia pienamente consapevole dei rischi e della pericolosità di questa missione»
«Certamente»
«Mi permetta di ricordarle tre regole fondamentali…»
Hans era rimasto immobile e in silenzio.
«Non si fidi di nessuno, si rivolga ai nostri contatti solamente se necessario e soprattutto non si intrometta in alcuna faccenda al di fuori dal suo obiettivo»
Schneider era rimasto colpito da quell’ultimo avvertimento, ma aveva intuito il reale significato di quelle parole. La sua missione era parte di un piano ben più grande e complesso.
Prima di congedare il giovane agente Seidel aveva suggellato quell’accordo con una vigorosa stretta di mano.
 
***
 
Il bombardiere tedesco si avvicinò all’Inghilterra restando nascosto in una densa coltre di nubi. Nei pressi di Scarborough Schneider osservò con preoccupazione le intense luci dei fari britannici attraverso la nebbia. Con una buona dose di fortuna e l’indubbia abilità di Ziegler il velivolo sorvolò senza imprevisti il territorio nemico e raggiunse indenne il Mare d’Irlanda.
L’Heinkel sbucò dalle nubi e lentamente iniziò ad abbassarsi di quota. Sulle coste irlandesi non erano presenti torri di controllo e strutture anti-aereo, era territorio neutrale, apparentemente in quell’Isola la guerra sembrava ancora lontana. 
Dopo aver completato l’ultima manovra Ziegler inserì il pilota automatico: «è arrivato il momento, tra poco dovrà saltare»
«Dove siamo?»
L’aviatore non fu in grado di fornire informazioni precise.
«Forza, deve lanciarsi! Non c’è tempo!»
Hans fu costretto a fidarsi, rapidamente recuperò il bagaglio e sistemò il paracadute.  
Appena Ziegler gli diede il segnale egli aprì lo sportello e si preparò alla discesa.
Schneider era consapevole che un vento sfavorevole avrebbe potuto trasportarlo lontano dalla costa e che in quel caso di certo sarebbe annegato, ma preferì non pensare al peggio.
Il giovane si sporse dall’aereo e abbassò lo sguardo, nell’oscurità non riuscì a scorgere nulla.
Era giunto il momento di agire, non aveva scelta, doveva rischiare. Così senza più esitare saltò nel vuoto.
 
 
 
 
Note
 
[1] Servizio d’intelligence militare tedesco dal 1921 al 1944. L'Abwehr era alle dirette dipendenze del Comando supremo della Wehrmacht.
 
[2] Capitano.
 
[3] L’Aquila.
  
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