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Autore: NightshadeS    21/02/2021    2 recensioni
Gli scambi culturali sono un'eccezionale esperienza formativa per gli studenti, per questo Akane Tendo accetta, dopo il tentativo di matrimonio fallito con Ranma, di partire per l'Italia. Al suo posto una studentessa italiana è pronta a sperimentare l'assurda routine che il liceo Furinkan e il quartiere di Nerima sanno offrire. Un anno può condizionare un'intera esistenza?
Genere: Commedia, Sentimentale, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Yuri | Personaggi: Nabiki Tendo, Nuovo personaggio, Ranma Saotome, Ryoga Hibiki
Note: Cross-over, What if? | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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16 aprile

“Sei andata via in fretta ieri sera, tutto bene?” chiese Ranma a Kijo mentre andavano a scuola

“Sì, tutto ok. È solo che forse casa tua è troppo affollata per studiare e ripassare. Dovresti venire allo studio di Tofu, almeno staremmo più tranquilli e ci sarebbe anche il laboratorio a disposizione”.

L’obiezione era perfettamente logica, eppure Ranma ebbe come la sensazione che non gli avesse detto tutto: Kijo sembrava strana quel giorno, più strana del solito; non riusciva a intercettare il suo sguardo perché era nascosto dagli occhiali da sole, come di consueto, ma emanava un’aura sottotono.

“D’accordo, allora semmai oggi dopo scuola ci fermiamo lì” annuì il ragazzo affrettando il passo
Sempre che Shampoo non mi faccia fuori prima” pensava sgomenta Kijo lasciandosi invadere nuovamente dall’ansia. Aveva avuto una brutta percezione fin dal momento in cui l’amazzone era apparsa il giorno precedente, si era volutamente illusa di aver sistemato le cose con lei durante lo scontro al parco e l’incontro del giorno prima l’aveva bruscamente riportata alla realtà dei fatti: quella ragazza la odiava e non si sarebbe data pace finché avesse respirato. Come ciliegina sulla torta Ranma sembrava non curarsi minimamente della situazione; in fondo aveva fomentato lui un’altra volta il risentimento di Shampoo nei suoi confronti ma pareva totalmente tranquillo in merito, quindi i casi erano due: o era estremamente sicuro che lei avrebbe potuto sconfiggere Shampoo ogni volta, cosa assai poco probabile vista la forza della cinese, o non gliene importava niente della sua sorte, sollevato com’era d’aver trovato una scappatoia e preso com’era da altri pensieri, tipo la fidanzata che aveva risentito.

“Saotoooome! Rinekamiiiiiii!” gridò una voce conosciuta dietro di loro

“Gosunkugi, buongiorno!” lo salutò Kijo sobbalzando, mentre Ranma alzò lo sguardo al cielo

“Ehi ragazzi! Come va? Sentite, avrei bisogno del vostro aiuto…ti ricordi di Kogame, Ranma?” Hikaru li raggiunse di corsa e cominciò a respirare affannosamente. Decisamente non era molto portato per l’attività sportiva

“La ragazza fantasma che in particolari circostanze ritorna sulla terra?” si grattò il mento il ragazzo, pensieroso

“Che cosa? Voi conoscete un fantasma?” si sbalordì Kijo spalancando gli occhi

“Eh eh…esatto, proprio lei. Diciamo che io e lei siamo amici molto stretti” arrossì Gosunkugi unendo ritmicamente gli indici delle mani, poi continuò “In un vecchio libro ho trovato un modo per riuscire a evocarla quando voglio! Capite cosa significa! Che non dovrò più aspettare improbabili e rare coincidenze astrali per poterla rivedere!” il ragazzo era in preda all’euforia e saltellava sul posto

“E come si dovrebbe svolgere questo rito di evocazione?” chiese Ranma, scettico, portandosi una mano alla testa

“Oh, in realtà è piuttosto semplice: tutto quello che mi serve è la mia cara macchina fotografica e una ragazza dotata di predisposizione attoriale disposta a farsi fotografare in un cimitero…” il suo sguardo si posò su Kijo e inarcò allusivo le sopracciglia

“Beh, sicuramente un’esperienza fuori dal comune…ma se è per aiutare un amico perché no? Basta che ti accerti che questo spirito poi non si arrabbi con me e decida di perseguitarmi in eterno!” rispose la ragazza, pensando tra sé “Mi ci manca solo di attirare altra avversione nei miei confronti!

“Non succederà mai, tranquilla! Perfetto allora! Durante la ricreazione vi spiegherò tutto! Ciaooo!” corse via Gosunkugi.

Kijo rivolse un’occhiata a Ranma e poi fece spallucce, mentre quest’ultimo scuoteva la testa rassegnato. Inizialmente fece un blando tentativo di trattenersi, ma la sua schiettezza ebbe il sopravvento, quindi si rivolse a Kijo
“Sei consapevole che è solo uno stratagemma per farti delle foto, no?”

Lei lo guardò come se le avesse detto che la terra in realtà era piatta, dapprima sgranò gli occhi, poi prese ad agitare una mano davanti a sé e infine gli diede un simbolico colpo sulla spalla per respingerlo, commentando
“Ah ah ah! Ma che vai dicendo! E perché mai Gosunkugi dovrebbe volere delle MIE foto? Quel ragazzo sta con un fantasma, Ranma!”
In quel momento il rumore di un aereo che stava planando verso l’aeroporto sovrastò completamente ogni rumore, per cui Kijo dovette accontentarsi di leggere il labiale e l’espressione facciale di Ranma che significavano qualcosa come «Sei proprio un’ingenua»

Quel giorno c’era anche Ukyo a scuola, quindi Ranma fu completamente monopolizzato dalla sua fidanzata carina. Nell’ora di matematica il professor Watanabe, come promesso, riportò i test del giorno prima corretti e svelò la sua decisione in merito alla gara studentesca

“Ehi, Kotaro! Quanto hai preso?” domandò Ataru al compagno di banco

“98/100…direi che quella ragazza è spacciata!” rispose l’altro, con un sorriso trasudante autostima ma con un buco assai visibile sull’uniforme di cui evidentemente non si era accorto

“I compiti sono andati discretamente, le insufficienze sono state poche. La media della classe è stata 68/100…” commentava il professore

“Ehi, Ucchan, guarda qui! Un compito sopra la media, incredibile!” esclamò a bassa voce Ranma sventolando il suo foglio valutato 70/100 orgogliosamente

“Sei un ragazzo dalle mille risorse…” sospirò lei, sbattendo le ciglia

“…le due migliori prove sono state quelle di Rinekami e Ikeda, pertanto ho deciso che entrambi rappresenteranno il Furinkan nelle Olimpiadi di Matematica tra istituti superiori”

Ci fu un momento di gelo, poi gli alunni presero a congratularsi coi due prescelti. Kotaro stentava a crederci, gli pareva inammissibile dover dividere gli oneri e gli onori con quella ragazzetta. Quando lei si avvicinò per dargli la mano, lui non la mosse di un millimetro. Il suo sguardo era traboccante d’odio e Kijo ne rimase impressionata. Senza dire una parola tornò al suo posto, circondata dagli altri che le davano pacche sulle spalle. Quando mise il suo compito nella cartella, a Kotaro cascò l’occhio sul voto rosso che campeggiava sul foglio: 100/100, aveva fatto anche meglio di lui, dannazione! 
 
Quando suonò la campanella della ricreazione Hikaru si catapultò con fare losco da Ranma e Kijo.
“Allora ragazzi, siete pronti a mettere a punto il rituale? Ho un libro da mostrarvi ma preferirei farlo in un posto più appartato…”

“Cos’è questa storia del rituale?” domandò Ukyo, ombra di Ranma

“Possiamo parlare davanti alla tua fidanzata carina?” chiese Hikaru, con sguardo sospettoso. Kijo ridacchiò: quella situazione era assurda sotto così tanti aspetti!

“Senti Hikaru, dimmi dove possiamo parlare e ti raggiungerò dopo essere andato a comprarmi un panino: non posso ragionare a stomaco vuoto! Quanto a Ucchan possiamo parlarle senza problemi, deciderà lei se vuole essere coinvolta in questa storia”

“Ranma-san, non permetterò che tu mangi quegli agglomerati di polistirolo che spacciano per panini. Per fortuna ho sempre dietro la mia piastra portatile, ti cucino un okonomiyaki espresso!” si impuntò Ukyo

“Ehm, bene, allora andiamo tutti sul tetto della scuola” disse Gosunkugi, prendendo dallo zaino un tomo dall’aria molto antica.
 
Una volta sul tetto, al riparo da occhi indiscreti, Ukyo azionò la sua piastra portatile e iniziò a spargervi la pastella. Nel mentre Hikaru aprì il volume ad una pagina che aveva contrassegnato con una delle sue bamboline di paglia: sulla carta, ingiallita dal tempo, spiccavano dei caratteri di giapponese antico dipinti con inchiostro nero intervallati da alcuni disegni stilizzati e da strani simboli arcani.

“Con buona approssimazione c’è scritto che ricreando le condizioni della morte della persona sia possibile rievocarla nel mondo dei viventi. Qui parla di imprimere su carta i momenti prima del decesso; immagino intendesse disegnarli ma fotografarli adesso che la tecnologia lo consente credo che vada bene ugualmente”

“Anche perché se devo contribuire ai disegni stiamo freschi!” ridacchiò Kijo con una mano dietro la nuca

“Confermo. È veramente terribile! Rischieresti che Kogame si offenda e non voglia più vederti” la prese in giro Ranma

“Quindi il piano è fotografare Kijo mentre finge di morire come questo spirito che vuoi contattare?” riassunse Ukyo, portando l’okonomiyaki fumante a Ranma

“L’ho chiesto a Kijo perché…beh, speravo di avere più possibilità che dicesse di sì! Ma se vuoi prestarti tu, Ukyo, va altrettanto bene!” spiegò Gosunkugi

“Ehi!” esclamò Kijo, fingendosi offesa e incrociando le braccia

“Ma nemmeno morta! Lascia che tenti l’impresa la nostra regina delle tenebre, costì. Se non altro parte già avvantaggiata col colorito della pelle…” le fece una linguaccia Ukyo. Kijo si mise a ridere: in un certo qual perverso modo le sembrava di aver ricevuto un complimento.

“Ma tu sai come è morta Kogame? Quale scena dovremmo ricreare?” si informò Ranma

“Sì, lei mi ha detto che era la guardiana del cimitero Zoshigaya e che è morta scivolando dal tetto di una cappella di famiglia su cui era salita per espletare operazioni di pulizia e manutenzione”

“Se non altro avranno risparmiato per il trasporto…” commentò Ukyo, rabbrividendo. Kijo non riuscì a trattenere una risata, che poi camuffò da colpo di tosse per non offendere Hikaru

“Fammi capire, noi dovremmo andare in questo cimitero e tu vorresti fotografare Kijo mentre pulisce una tomba? Cosa dirà la gente?” replicò Ranma

“Niente, perché andremo di notte” spiegò Gosunkugi con l’aria di chi la sa lunga.
Dopo questa rivelazione suonò la campanella che decretava l’obbligo di rientro in classe e Hikaru ebbe solo il tempo di implorare “Vi prego ragazzi, è estremamente importante per me!”.

Poco prima della fine delle lezioni il Preside Kuno fece un annuncio straordinario all’altoparlante della scuola “Well my dear students! Abbiamo un paio di rockstar della maths a quanto pare! Mi aspetto che tutti voi rendiate onore ai nostri Knights of Numbers, Rinekami Kijo e Ikeda Kotaro, a big applause for them! Sono sure che farete grandi cose e terrete alto l’onore del nostro beloved liceo Furinkan: mi raccomando, siete i nostri portabandiera e pretendo un comportamento irreprensibile da voi! Good luck!”

“Secondo voi il vostro piano rientra nella definizione di comportamento irreprensibile?” bisbigliò Ukyo a Ranma e Gosunkugi, indicando Kijo

“Basterà che non lo sappia nessuno” ribatté Hikaru con fare cospiratorio.
 
Al termine della giornata di scuola i quattro si salutarono dandosi appuntamento verso le undici presso il cimitero di Zoshigaya, poi Ranma e Kijo accompagnarono Ukyo al locale e proseguirono per lo studio di Tofu. Per fortuna nessuna amazzone cinese irruppe sulla loro strada.
Il dottore era impegnato in una visita, quindi salirono in camera di Kijo e Ranma rimase sconvolto

“Ehi, ma c’è scoppiata una bomba qua dentro?”

“Quante storie per un po’ di disordine…guarda, basta spostare questi vestiti e abbiamo tutto lo spazio necessario per studiare!” sbuffò Kijo appallottolando degli abiti che aveva lasciato sulle sedie e buttandoli sul letto

“Credevo che voi ragazze aveste la fissazione per l’ordine maniacale: a casa non faccio in tempo a lasciare gli abiti incustoditi che Kasumi passa e me li ripiega e Nabiki ha una camera ordinata come quella di un militare!” disse Ranma. Dovette ammettere che perfino Akane, che era un maschiaccio in tutto e per tutto, sotto quell’aspetto era irreprensibile

“Beh, non siamo tutte uguali, ok? E poi non siamo qui a studiare come fare le faccende domestiche, dovremmo cominciare da chimica e dovresti ricordare la seconda legge della termodinamica…” cercò di giustificarsi Kijo mentre si sedeva alla scrivania e apriva il quaderno degli appunti

“Cosa? Non cercare di cambiare discorso!”

“Allora, prima di tutto avevamo stabilito che mi avresti chiamato Professoressa…altrimenti continuerai a considerarci come due amici a fare una scampagnata…” sorrise maliziosamente Kijo

“Io non ho mai acconsentito a una cosa simile e non osare rigirare le mie frasi contro di me!” si indispettì leggermente Ranma e prese a pungolarla con l’indice su un braccio

“Bene, allora la lezione è finita. Signor Saotome, si può accomodare all’uscita” Kijo indicò la porta chiusa

“Uffa, d’accordo Professoressa…va bene così?” sbuffò Ranma

“Andrebbe persino meglio se ti ricordassi la seconda legge della termodinamica, ma ci arriveremo…” sghignazzò furbamente Kijo
 
Dopo un paio d’ore di studio intenso Ranma richiese una pausa, allora Kijo andò in cucina e portò una teiera fumante e dei biscotti.
“Tranquillo, nessuno saprà che li hai mangiati” scherzò Kijo e Ranma le fece una linguaccia, prendendone una manciata

“Li hai fatti tu?” chiese con la bocca piena

“In realtà no, questi sono comprati”

“I tuoi…erano più buoni” confessò il ragazzo, fissando la sua tazza di tè

“Grazie…” Kijo rimase molto sorpresa da quel complimento inaspettato; riabboccò la sua tazza di tè, anche se era appena arrivata a metà, giusto per aver qualcosa da fare, poi continuò

“Senti, tu che hai visto Kogame, hai qualche suggerimento da darmi per l’outfit di stasera? Che vestito dovrei portare?”

“Mmmh, ricordo che portava un kimono bianco e grigio mi sembra…” rispose Ranma massaggiandosi il mento

“Ne ho solo uno nero, immagino che dovrà adattarsi” commentò la ragazza rovistando in un armadio

“Chissà perché non mi sorprende…come mai vai sempre a rifinire su quel colore?”

“Tu come mai porti sempre i capelli intrecciati?”

“Li trovo comodi e poi ormai è un mio segno distintivo” rispose Ranma

“Diciamo che una cosa del genere vale anche per me, mi trovo a mio agio col nero ed è diventato un mio tratto caratteristico”

Ranma comprese che non avrebbe ottenuto ulteriori approfondimenti, per cui si ributtò con la testa tra i libri. Nel farlo però un dettaglio attirò la sua attenzione; si avvicinò al letto di Kijo e raccolse dal pavimento sottostante un paio di boxer

“E questi che ci fanno qui?” li sollevò affinché la ragazza li vedesse

“Oh merda, ecco dov’erano finiti!” Kijo si voltò di scatto e non poté trattenere quell’esclamazione, che concluse portandosi poi le mani alla bocca. Era palesemente in difficoltà, rimasta come congelata senza sapere che cosa dire, quindi Ranma infierì sghignazzando

“Deve essere andato via molto di fretta il tuo visitatore per dimenticare una cosa così importante”

“In realtà non è come sembra…”

“Ah no? E com’è allora?” Ranma le diede di gomito, con aria furba

“È complicato…” si mordicchiò un labbro Kijo

“Non preoccuparti, non dirò nulla a nessuno, non vorrei che questo comportamento sconveniente potesse costarti le Olimpiadi di Matematica…ma credevo fossimo amici, quindi pensavo mi avresti raccontato se c’era un ragazzo…”
Kijo sospirò sonoramente a quelle parole del codinato
“Hai ragione…è che la situazione è talmente tanto assurda che non sono ancora riuscita a parlarne a nessuno. Credo di aver bisogno di ancora un po’ di tempo per metabolizzare la cosa”

“Naturalmente non mi devi nessuna spiegazione, se non vuoi…la mia era solo curiosità” le disse Ranma con noncuranza. Kijo annuì in silenzio.

“Lo conosco?” tornò di nuovo alla carica. Non avrebbe voluto insistere, ma quel ritrovamento lo aveva del tutto spiazzato e non poteva trattenersi: doveva sapere di più!

“No, direi proprio di no” rispose lei tremando leggermente: cavolo, quell’argomento doveva metterla parecchio a disagio! Dov’era finita tutta la sua spregiudicatezza?
“Sarà mica Gosunkugi?!” saltò Ranma sulla sedia, come folgorato da un’illuminazione

“Che diamine, no! E poi se quello che dice riguardo ai fantasmi è vero credo di avere un po’ troppa carne attaccata al corpo per piacergli, ti pare?” cercò di sdrammatizzare Kijo. Che strano, in quel momento sembrava davvero interessato a lei, ma con tutta probabilità era solo pettegolo: già se lo figurava a redarguirla sul fatto che fosse una ragazzaccia senza pudore, senza morale ecc. In fondo come poteva importargli qualcosa se l’aveva gettata in pasto a Shampoo senza pensarci due volte solo la sera prima?
 

Dopo una buona decina di minuti in cui Ranma mordicchiava una matita e Kijo tamburellava nervosamente con la penna sulla scrivania, quest’ultima prese la parola e propose

“Vuoi ripassare un po’ di matematica prima della nostra escursione al cimitero?”

“Va bene, Professoressa” accettò lui.
 
“…e quindi quando ti trovi di fronte un’equazione o disequazione con un logaritmo di logaritmo devi cominciare la risoluzione da quello più esterno: come quando mangi ad una cena di gala con le posate!” spiegò Kijo

“Caspita…ma chi è che si è inventato questa roba?” commentò Ranma mentre prendeva appunti; il suo pensiero andò per qualche secondo alle cene a casa di Picolet Chardin

TOC-TOC!

“Avanti!” rispose Kijo

“Kijo senti, tra poco pensavo di cenare e mi chiedevo…oh, ciao Ranma, anche tu qui?” domandò Tofu

“Buonasera Dottore! Sì, stavo dando una mano a Kijo con i compiti”
Kijo gli lanciò un’occhiataccia e commentò
“Certo, proprio…”
Tofu sorrise
“Vuoi cenare con noi? Ho giusto una quantità imbarazzante di ramen che mi ha lasciato una mia paziente…”

“La signora Matsamura? Quella donna cucina da dio!” esclamò Kijo giungendo le mani speranzosa

“Bene, allora mi vedo costretto ad accettare: adoro il ramen ed è bene che Kijo non esageri con la sua porzione, altrimenti verrà gonfia nelle foto” scherzò il ragazzo. Kijo lo picchiò col libro di matematica

“Vado ad apparecchiare, ci vediamo tra pochi minuti” sorrise Ono, richiudendo la porta

“Ahio!” emise un gridolino Ranma, toccandosi la nuca dove gli era arrivata la botta

“Così impari a fare battute cretine!” gli fece una linguaccia Kijo, poi scoppiò a ridere.
 
 
“Sicura di aver bisogno di tutta quella roba?” domandò Ranma a Kijo che si trascinava dietro un grande trolley pieno di vestiti, trucchi e accessori

“Certo! Se vogliamo che il rituale funzioni devo farmi spiegare bene da Gosunkugi come devo truccarmi, pettinarmi e vestirmi per assomigliare a Kogame. Pertanto ho bisogno di avere delle scelte”

“Ma ti ho già detto io com’era…” replicò Ranma

“Tu mi hai detto solo che forse portava un kimono bianco e grigio…non mi hai saputo dire altro!”

“Beh, è già una buona approssimazione” Ranma portò entrambe le braccia dietro la testa, con aria vaga

“Comunque lo scopriremo presto: guarda, lì al cancello ci sono Hikaru e Ukyo” Kijo salutò con la mano i due ragazzi: Ukyo portava una tuta nera con un passamontagna, mentre Hikaru indossava il suo kimono bianco con le candele in testa da cerimoniale

“Ehi, come hai fatto a riconoscermi? Pensavo di essermi camuffata bene!” chiese Ukyo

“Credo ti abbia tradita la spatola gigante a tracolla: non ci sono molte persone che la portano” ridacchiò Kijo

“Bene, siete pronti a scavalcare il cancello?” domandò Hikaru

“Come scavalcare? Vuoi dire che ci stiamo introducendo illecitamente?” si agitò Ukyo

“Dai, non è poi così alto! Se vuoi ti do una mano Ucchan, tanto poi con un balzo posso saltare agilmente dall’altra parte” affermò Ranma

“Ehm, ragazzi…” cercò di attirare l’attenzione Kijo

“Non ora Kijo…non preoccuparti, aiuterò anche te se non ce la fai! Coraggio Ucchan, metti il piede sulle mie mani che ti darò una spinta: uno, due e tre!” Ranma scaraventò Kuonji dall’altra parte.

Gosunkugi nel frattempo si era arrampicato appoggiandosi sulle decorazioni in ferro battuto del cancello e stava giusto scavalcando dall’altra parte.

“Coraggio, vuoi una mano?” Ranma si rivolse a Kijo

“Credo di farcela…dato che il cancello è aperto!” Kijo spinse la metà destra di ferro, che si aprì con un cigolio. Ukyo Ranma e Hikaru rimasero per qualche secondo interdetti, ma poi proseguirono dopo aver riaccostato il cancello.

“Ecco, ho fatto una piccola perlustrazione in questi giorni e l’angolo più scenografico dove scattare le foto è quello là in fondo. Fortunatamente la luce della luna è abbastanza intensa stasera, comunque ho portato tutto l’occorrente per fotografare anche in carenza di luminosità” spiegò Gosunkugi. Ukyo si era tolta il passamontagna e stava tremando abbarbicata al braccio di Ranma

“Ranma caro, tu mi proteggerai se ci attaccheranno gli spiriti, vero? O gli jikininki? O i goryo? O gli hakanoi?”

“E che diamine Ukyo! È solo un normale cimitero, non siamo sulla bocca dell’inferno” le rispose Hikaru

“In effetti faremmo meglio a sbrigarci, non sia mai che passi qualche guardiano notturno” sentenziò Kijo, poi continuò “Hikaru, puoi darmi qualche dritta su come rassomigliare a Kogame? Ti faccio vedere cosa ho portato”

“Certo, sistemerò la macchina dopo” Gosunkugi lasciò per terra l’apparecchiatura e si mise a rovistare nel trolley di Kijo

Una decina di minuti dopo Kijo fu pronta: si era truccata con moltissima cipria per schiarire ancora di più il volto, tanto che sembrava quasi eterea; aveva calcato un rigo nero sugli occhi e abbondato col mascara mentre il kimono era indossato in modo sbilenco in modo da lasciare scoperta una spalla.

“Ehm, mi sa che non l’hai allacciato bene…” commentò Ranma a bassa voce indicando la spalla

“Oh, no, è stata un’idea di Gosunkugi: ha detto che la povera Kogame non poteva certo avere un aspetto perfettamente ordinato dopo la caduta, quindi per risultare realistica ho dovuto scombinarmi un po’” sorrise Kijo. Ranma era piuttosto dubbioso ma non disse nulla

“Bene, sei per-fet-ta! Adesso fammi il favore, Kijo, sdraiati su quella lapide bianca: sarà un contrasto bellissimo col tuo kimono” la guidò Gosunkugi. Kijo si sdraiò e rabbrividì per un secondo, dato che il marmo sulla sua schiena era molto freddo.

“Ecciù!” le scappò uno starnuto e Ukyo, coi nervi a fior di pelle, balzò in collo a Ranma immediatamente

“Eh eh eh eh…scusatemi…” cercò di giustificarsi scendendo di nuovo a terra

“Ti faccio un po’ di scatti così Kijo…poi potresti prendere questi papaveri e tenerli in mano? Magari socchiudi un po’ gli occhi…benissimo!” la istruiva Gosunkugi

“Sembra un catalogo promozionale per le pompe funebri” commentò Ukyo

“Ecco, adesso se tu potessi aprire un po’ di più il kimono e…” continuò il fotografo

“Eh no, Gosunkugi! Ora non ti approfittare dello scarso senso del pudore di Kijo! Mi sembra che tu l’abbia scomposta già abbastanza!” intervenne Ranma. Hikaru cambiò immediatamente rotta e Kijo ridacchiò divertita. A un certo punto prese un papavero e se lo posò sulle labbra: quel rosso intenso spiccava particolarmente sul pallore del suo volto e fu un buono spunto per svariate foto.
La parte più complicata dello shooting fu quando dovette simulare la caduta: non aveva certo intenzione di rompersi l’osso del collo, quindi acconsentì a salire su di uno scaleo con uno spolverino in mano e fare ad un certo punto un’espressione terrorizzata.

“Gosunkugi, non ti sembra di esagerare con la prospettiva dal basso…” disse Ranma a denti stretti, una vena che pulsava sulla sua tempia “…le sei praticamente sotto la gonna! Spostati!” così dicendo lo strattonò e Hikaru urtò col piede lo scaleo, che traballò e fece perdere l’equilibrio a Kijo, che gridò e cadde. Per fortuna Ranma fu molto rapido e la prese al volo prima che si schiantasse a terra; anche Hikaru fu molto rapido a scattare una serie di foto, così avrebbe avuto anche il momento clou per il rituale.
Sempre un po’ frastornata tra le braccia di Ranma, Kijo si espresse
“Direi che abbiamo scattato abbastanza foto, non vi pare?”

“Ehi, ti senti bene? Ti vedo pallida” le chiese Ranma, sorridendo

“È tutto il trucco che ho addosso, scemo…” gli diede un buffetto ridendo, poi scese coi piedi per terra e continuò “Grazie mille! Se non fosse stato per te adesso le foto di Gosunkugi sarebbero state ancora più realistiche”

“Ma ti pare…comunque, ehm, forse è il caso che ti chiuda un po’ di più il kimono” le disse Ranma arrossendo

“Oh…ops! Direi che posso andare a cambiarmi” si aggiustò Kijo

“Meravigliose, sono certo che le foto saranno bellissime! Ve le farò vedere appena le sviluppo” gongolava Gosunkugi rimettendo a posto l’attrezzatura

“Brr, io non vedo l’ora di andarmene di qui. Per favore, la prossima volta non mi coinvolgete nelle vostre stramberie” borbottò Ukyo “…e anche tu, Ran-chan, sei troppo gentile ad assecondare questi folli!”

“Non mi sembra che ti abbia obbligata nessuno, Ukyo. Non è colpa nostra se pur di passare del tempo con Ranma ti abbassi anche a svolgere delle attività che non ritieni alla tua altezza” la zittì Hikaru.

In quel mentre comparve anche Kijo che si guardò un attimo intorno con aria interrogativa e poi propose “Che c’è? Andiamo?”
 


17 aprile


Il giorno seguente Ukyo tornò a scuola, ma era visibilmente di cattivo umore. Passò la maggior parte del tempo ad interagire con Ranma e nonostante fosse passata loro davanti, evitò di salutare Hikaru e Kijo quando entrò in classe.
Durante la lezione di economia domestica si aggiudicò il premio per i pancake più buoni preparati, dopo aver accidentalmente colpito la ciotola in cui Kijo stava mescolando l’impasto, versandolo a terra. Kijo commentò sorridendo
“Per fortuna che non siamo a lezione di chimica, avresti potuto far esplodere tutto!” e Ukyo per tutta risposta sbuffò.

A lezione di disegno Ukyo versò accidentalmente mezza boccetta di china rossa sul foglio A3 di Kijo: quest’ultima lo sollevò, guardandolo controluce ed esclamò
“Perbacco! Mi sembra che adesso abbia molto più senso!”



A ricreazione Ukyo si avvicinò per qualche minuto a Kotaro e borbottarono qualcosa, finché la ragazza non si rivolse a Kijo con tono di sfida dicendo
“Sei simpatica quanto la derivata di una costante”

“Adoro le manifestazioni d’affetto, Ukyo, grazie…lasciami ricambiare ricordandoti che la tua relazione con Ranma è come la radice quadrata di meno uno” replicò sarcastica Kijo.
Ukyo rimase un attimo interdetta e poi si rivolse nuovamente a Kotaro, che le spiegò cosa intendeva. Ukyo divenne paonazza e stava per tirare fuori la sua mega paletta d’acciaio quando la professoressa Hinako entrò in classe.

Al termine della giornata scolastica il preside Kuno convocò Gosunkugi e Rinekami nel suo ufficio, tra lo stupore generale.

“Che abbia saputo di ieri sera?” domandò dubbioso Ranma

“Mmm difficile, bisognerebbe che qualcuno glielo avesse detto…e poi credo che in quel caso avrebbe convocato anche te e Ukyo” ragionava Kijo

“L’unica è andare a sentire cosa vuole” mormorò afflitto Gosunkugi

“Vuoi che ti aspetti fuori?” chiese Ranma

“Ranma, tesoro, perché non aspetti al mio locale? Così intanto ti preparo uno spuntino: ho giusto messo a punto una nuova salsa che è la fine del mondo!” propose Ukyo

“Tranquillo, vai pure da Ukyo: quando avrò finito passerò da lì per aggiornarti” lo salutò la ragazza alzandosi dal banco e dirigendosi in presidenza.
Il preside Kuno stava strimpellando il suo ukulele quando i due ragazzi bussarono alla porta

“Come in!” li invitò e loro non si fecero attendere “Well, vi ho chiamato qui perché è emersa una questione dubbia su cui dobbiamo fare chiarezza quanto prima. Ko-, ehm, un informatore anonimo mi ha portato in tarda mattinata un rullino fotografico su cui sostiene ci siano foto compromettenti della signorina Rinekami scattate da lei, signor Gosunkugi. Ora, sappiamo bene che la signorina ha prestato solenne giuramento…” a quelle parole Kijo inarcò in modo inverosimile entrambe le sopracciglia “…di essere un esempio di etica adamantina in quanto rappresentante del Furinkan alle Olimpiadi di Matematica, quindi se ciò fosse vero sarebbe tutto messo nuovamente in discussione”

“Mi scusi signor preside, se ciò fosse vero vorrebbe dire che qualcuno mi ha sottratto indebitamente un rullino personale. Non le pare discutibile questo?” obiettò Gosunkugi

“Beh, in effetti…però ormai ero curioso e ho mandato a sviluppare le foto. Dovrebbero essere qui a momenti” confessò il preside. Due minuti più tardi, infatti, bussarono alla porta

“Padre, ho sviluppato le foto che mi avevi chiesto millantando fossero procaci scatti di ragazza, ma qui c’è solo questo buffone che fa…l’idiota!” Tatewaki Kuno entrò in presidenza recando una busta piena di foto. Il preside le sfogliò una ad una e constatò amaramente che erano solo autoscatti di Gosunkugi

“Well, immagino che la signorina Rinekami non sia coinvolta in questa storia e che si sia trattato di uno spiacevole malinteso. Continui a studiare e a comportarsi sobriamente e vedrà che farà strada!”

“Ehi ragazza nuova che ha preso il posto di Akane Tendo, usciamo insieme qualche volta?” le disse Tatewaki mentre stava uscendo, seguita da Hikaru

“Mi spiace, Kuno, ma al momento la mia priorità è studiare e comportarmi sobriamente e non posso farlo se sono distratta da un avvenente ragazzone come te” gli fece un occhiolino Kijo. 

Quando arrivarono in classe per prendere i loro effetti personali, i ragazzi rimasero stupiti di vedere Ranma seduto su un banco
“Ehi, credevo tu fossi a mangiare da Ukyo…” esclamò sorpresa Kijo

“Ehm, ecco…in realtà Ucchan mi ha ricordato che il suo locale è chiuso oggi e quindi era più che altro una scusa per passare del tempo da soli…” confessò Ranma, un po’ in imbarazzo

“E quindi che ci fai qui Saotome?” chiese Hikaru, ancora più incredulo che avesse rifiutato un’offerta del genere

“Vo-volevo sapere che cosa vi era successo…che aveva da ridire il preside, questa volta?”

“Pare che qualcuno abbia sottratto un rullino a Gosunkugi pensando che contenesse delle mie foto compromettenti per farle vedere al preside e denigrare la mia immagine, probabilmente in vista delle Olimpiadi di Matematica…” riassunse Kijo

“Kotaro? Sospetti di lui?” domandò Ranma

“Senza dubbio è quello che avrebbe il movente più evidente: non gli è mai andato giù che io partecipassi con lui. Solo che c’è un piccolo dettaglio…come faceva a sapere delle foto di ieri sera?”

“Io non gliel’ho certo raccontato” ammise Ranma

“Io non gli parlo mai a prescindere” riconobbe Gosunkugi

“Ma quindi il preside ti ha messa in punizione per quelle foto?” domandò Ranma, un sospetto che si faceva strada alla bocca dello stomaco

“Fortunatamente stamani in classe avevo portato un’altra macchina fotografica, quindi chi ha preso il rullino non sapeva che contenesse solo foto mie” spiegò Hikaru

“Ranma…devo confessarti che oggi Ukyo è stata piuttosto sgradevole con me, per tutto il giorno. Inizialmente pensavo che ce l’avesse con me perché era stata coinvolta nella serata di ieri, ma temo ci sia dell’altro…ritieni possibile che possa essere stata lei a parlare delle foto a Kotaro?” chiese Kijo

“Conosco Ucchan da una vita…mi sembra impossibile che abbia fatto qualcosa del genere” rispose Ranma, meditabondo

“Certo…come quando si fece in quattro per far uscire Akane con Ryoga? O quando si alleò con Shampoo per toglierla di mezzo? O la convinse a partecipare alla gara di nuoto senza che sapesse nuotare?” replicò Gosunkugi, costringendo Ranma ad abbassare la testa sotto il peso della verità

“Pare che Kuonji sia piuttosto determinata quando si tratta di togliere di mezzo un avversario” concluse Kijo

“Ok, ok ma che c’entra? Ce l’ha con Akane perché è la mia fidanzata ufficiale ma tu…?” ribatté Ranma agitando le mani

“Forse nella mente di Kuonji Kijo è percepita come una nemica a causa del tempo che passa con te” propose Hikaru

“Ci sta che tu non le abbia specificato che siamo solo due amici che vanno occasionalmente a fare una scampagnata e abbia tratto delle conclusioni sbagliate…” sorrise maliziosamente Kijo

“Non mi pentirò mai abbastanza per aver usato quell’espressione, quel giorno!” si stizzì Ranma dandosi una pacca sul viso

“In effetti è un’espressione alquanto strana, Saotome” commentò Gosunkugi e Kijo ridacchiò

“Va bene, d’accordo…tornando a noi, non ci resta che affrontare Ucchan e chiederle spiegazioni” sentenziò Ranma

“Temo che non ci direbbe spontaneamente la verità, però se siete d’accordo potremmo escogitare un sistema per spingerla a tradirsi” propose Kijo

“Uh, adoro i sotterfugi! Cos’hai in mente?” chiese avido Hikaru

“Pensavo di mandare in scena un piccolo dramma, però voi due dovreste reggermi il gioco…” bisbigliò Kijo facendo cenno ai ragazzi di avvicinarsi.
 
Una mezz’ora dopo furono davanti al locale di Ukyo, che era aperto al pubblico. Ranma entrò per primo e salutò la proprietaria
“Ciao Ucchan! ma non doveva essere il giorno di riposo oggi?”

“Oh, Ranma-kun! In realtà sì, però visto che non avevo niente di meglio da fare mi son detta che tanto valeva raggranellare qualche soldo”

Solo in quel momento entrarono Kijo e Hikaru. Kijo aveva l’aria affranta e gli occhi rossi, mentre Hikaru le dava ritmiche pacche sulla spalla cercando di consolarla, mentre si profondeva in milioni di scuse
“Mi dispiace Kijo, se non ti avessi coinvolta nel mio progetto…è tutta colpa mia! Sono stato un egoista!” la supplicava Gosunkugi

“No, sono stata io una stupida ad accettare: sapevo qual era la posta in palio e adesso ho perso la mia occasione…oh Hikaru, quanto sono infelice…” piagnucolava Kijo, stropicciandosi gli occhi

“Ehi, che è successo?” domandò Ukyo a Ranma

“Hai presente quando il preside li ha convocati nel suo ufficio, oggi? Pare che sia venuto in possesso di alcune delle foto che abbiamo scattato ieri e quindi abbia deciso di escludere Kijo dalle Olimpiadi di Matematica per comportamento indecoroso” spiegò Ranma

“Beh, in fondo glielo avevamo detto tutti che rischiava, quindi non è poi così sorprendente” commentò Ukyo

“Già…pare che oggi stesso telefoneranno a Kotaro per informarlo che rimarrà l’unico esponente della nostra scuola”

“Ma guarda tu…” commentò Ukyo senza troppa empatia

“Ranma, perdonami ma ho lo stomaco chiuso…è meglio se ritorno a casa. Ci vediamo domani” lo salutò mestamente Kijo

“Sì, non preoccuparti, tu rimani pure da Ukyo, l’accompagno io” gli dette una pacca sulla spalla Gosunkugi

“Ok, statemi bene” li salutò con disinvoltura Ranma e si appollaiò meglio su uno sgabello.
   
 
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