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Autore: Intissar    14/03/2021    0 recensioni
[https://it.wikipedia.org/wiki/General_Daimos]
– Non può morire. Non può, Nanà. Non lo sopporterei. – balbettò Kazuya, triste.
La pilota lo guardò, stupita. Il pilota di Daimos era scosso da violenti tremiti e nei suoi occhi tremavano lacrime di frustrazione e d’ira.
Posò i fiori in un vaso, situato a destra del letto del giovane, poi si avvicinò a Kazuya e gli prese le mani. Temeva di suscitare equivoci col suo gesto, ma non le importava.
I sentimenti d’amore, in quel momento, perdevano di importanza, perché una persona da loro ardentemente amata combatteva contro una morte immeritata.
Kazuya aveva bisogno dell’aiuto di una persona amica, capace di trasmettergli speranza.
[Partecipante alla challenge "Solo i fiori sanno"]
Genere: Hurt/Comfort, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna, Het
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
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La luce del sole penetrava da una finestra semi aperta, illuminando la stanza d’ospedale di un vivo riflesso dorato e il ronzio basso, ma diffuso, dell’elettrocardiografo rompeva il silenzio.
Kazuya, seduto su una sedia, stringeva tra le dita un libro e i suoi occhi, inquieti, vagavano sulle pagine.
Con un sospiro sconfitto, chiuse il volume e posò lo sguardo sul letto a poca distanza da lui, su cui giaceva il corpo privo di sensi di Kyoshiro. No, non sarebbe riuscito a perdersi nelle parole e nelle riflessioni di Platone.
Non aveva la cultura enciclopedica di Kyoshiro e il suo cuore era dilaniato dalla preoccupazione.
A poca distanza da lui, il suo compagno di tante avventure combatteva un’ardua battaglia contro la morte.
Il suo cuore batteva, il respiro sollevava il suo petto, ma i suoi occhi restavano chiusi in un sonno profondo, simile alla morte.
Il suo pensiero, ossessivo, si focalizzava sul suo amico e compagno di battaglia e, ne era sicuro, condivideva questo stato d’animo con gli altri membri della base.
Desiderava scoprire un segno, pur effimero, di miglioramento sul suo viso.
Le sue speranze, però, erano state sempre frustrate.
E lui, Kazuya Ryuzaki, nonostante la sua indole tutt’altro che remissiva, avvertiva il logorio di quell’angoscia.
Miwa… Bastardo! – sibilò, gli occhi lucidi di lacrime. Per fortuna, quell’essere, privo di qualsiasi umanità, era morto.
Ma questo evento non liberava quell’individuo dalle sue colpe.
Con la sua crudeltà, lui aveva rovinato il loro giorno libero.
Con la sua vigliaccheria, aveva tentato di colpirlo nella furia della mischia.
Kyoshiro, pur di difendere lui, era stato colpito da un proiettile e si era accasciato tra le sue braccia.
Kazuya tremò e, a stento, frenò i singulti. Gli pareva di risentire il freddo della morte, mentre stringeva a sé il suo corpo sofferente.
Sulle sue mani, avvertiva il calore del sangue, che portava con sé la vita del suo amico spadaccino.
La vendetta… Quanto sono stato stupido a biasimarti, amico mio. – mormorò. Kyoshiro, a differenza sua, comprendeva un simile sentimento.
Il suo passato gli consentiva una grande empatia, nonostante la sua apparenza sardonica.
Per lui, invece, l’odio era incomprensibile e inaccettabile, perché impediva la conoscenza dell’amore.
Per queste loro divergenze, lui e Kyoshiro avevano litigato e, malgrado il loro legame, si erano scambiati epiteti ingiuriosi e offensivi.
Solo in quel momento, comprendeva la disperazione di un individuo spinto alla vendetta.
Per quanto moralmente discutibile, era un sentimento causato dall’angoscia della perdita e non da una divorante brama di violenza.
Credevo di sapere tutto e invece non so nulla. E non posso nemmeno scusarmi per questo. – mormorò. Il peso dei suoi errori opprimeva il suo cuore.
Voleva scusarsi con Kyoshiro per la sua ottusità.
Ma gli sarebbe stata data questa possibilità?

La porta della stanza, ad un tratto, si aprì ed entrò Nanà, con le braccia ingombre di anemoni viola e blu.
Non ci sono segni di miglioramento? – chiese, il tono speranzoso.
Kazuya, sentendo le sue parole, si girò di scatto, il volto distorto in una maschera di collera.
Non lo vedi da te? Si è per caso risvegliato? – la aggredì lui, rabbioso.
Colta di sorpresa dall’atteggiamento di lui, la pilota arretrò d’un passo, mortificata.
Mi… Mi dispiace… Me ne vado. – balbettò.
Accortosi della sua reazione esagerata, Kauya imprecò contro se stesso e si strinse la testa tra le mani.
Scusami Nanà… So che tu non c’entri, ma questa situazione mi distrugge. Non dovrei pensarlo, ma ho paura che non si risvegli mai più. – spiegò, affranto.
La ragazza sussultò e, a stento, riprese la sua compostezza. Forse, avrebbero dovuto cominciare a pensare ad una simile eventualità, ma anche lei, a quel pensiero, si sentiva sommersa dalla disperazione.
La sua mente non riusciva a dare consistenza a quell’ipotesi infausta.
Non può morire. Non può, Nanà. Non lo sopporterei. – balbettò Kazuya, triste.
La pilota lo guardò, stupita. Il pilota di Daimos era scosso da violenti tremiti e nei suoi occhi tremavano lacrime di frustrazione e d’ira.
Posò i fiori in un vaso, situato a destra del letto del giovane, poi si avvicinò a Kazuya e gli prese le mani. Temeva di suscitare equivoci col suo gesto, ma non le importava.
I sentimenti d’amore, in quel momento, perdevano di importanza, perché una persona da loro ardentemente amata combatteva contro una morte immeritata.
Kazuya aveva bisogno dell’aiuto di una persona amica, capace di trasmettergli speranza.

Il pilota di Daimovich non si mosse e tacque. Conosceva i sentimenti di Nanà per lui, eppure non aveva avvertito nulla in quel tocco.
Guardami, Kazuya. – gli ordinò lei, il tono dolce, seppur fermo. Kazuya, ostinato, non la fissava, quasi si vergognasse di qualcosa.
Ma non aveva senso tale sentimento, perché lui non aveva commesso alcun atto crudele.
La vergogna doveva ricadere su Miwa e sui suoi uomini, che li avevano attaccati in un momento di pausa.
Il giovane girò la testa e i suoi occhi castani si rifletterono negli occhi blu di lei.
Io conosco Kyoshiro molto bene. Ed è molto difficile che lui doni amicizia a qualcuno. Ma, quando una persona conquista il suo affetto, può considerarsi fortunato, perché è disposto a proteggere chi ama con la sua stessa vita. Forse, è una conseguenza del suo passato…– commentò Nanà.
Girò la testa e i suoi occhi fissarono la figura addormentata dello spadaccino. Chissà, quel sonno artificiale gli consentiva di creare un legame coi suoi genitori, deceduti troppo presto, a causa della povertà e della fame.
Non lo aveva mai ammesso, ma aveva sempre sofferto per la sua condizione di orfano.
Forse, invidiava Kazuya, perché aveva conosciuto l’affetto e le premure di una famiglia.
Tu non ti devi sentire in colpa per questo. Kyoshiro ti vuole bene e, per questo, ha scelto di difenderti. Con simili rimorsi, faresti un torto alla sua intelligenza. – mormorò lei, pacata.
Kazuya sbarrò gli occhi, stupito. Aveva ritenuto Nanà ingenua, malgrado le sue abilità di combattente, eppure, con lucidità, aveva esposto le ragioni del suo tormento.
Temeva per la sorte di Kyoshiro e si sentiva in colpa per le sue condizioni.
Le parole della sua compagna erano giuste e la sua mente le condivideva, ma il suo cuore era straziato dal rimorso.
E non riusciva a liberarsi di questa sensazione così amara.
Hai ragione… Ma io non riesco a liberarmi di questo sentimento. Forse, è l’angoscia di queste giornate, che mi toglie la lucidità. Ma non riesco a non sentire questo rimorso. Mi faccio schifo. – confessò. Finalmente, era riuscito a confessare la verità.
Aveva paura di perdere il suo migliore amico senza potere fare nulla.
Ed era stufo di assistere a tante morti, senza potere fare nulla.
A cosa serviva essere l’eroe di Daimos?
La giovane pilota gli strinse le mani con ancora più forza.
Allora lascia che sia io ad occuparmi di lui. Tu riposati, vai in palestra. Fai qualsiasi cosa per non pensare. Se dovesse cambiare qualcosa, non esiterò ad avvertirti. – promise.
Kazuya accennò ad un sorriso e la sua mano, gentile, sfiorò la guancia destra dell’amica. Sì, aveva ragione la sua amica.
Doveva riposare la sua mente e trasmettere positività al suo amico dormiente.
Cercherò di fare quello che tu dici, Nanà. –
   
 
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