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Autore: Mixxo    07/04/2021    2 recensioni
"Passare dalla sala del trono le gelava il sangue ogni volta. Lo sguardo penetrante di suo zio si era spostato su di lei, lo sentiva sulla pelle, abbassò lo sguardo. Yaroi era figura capace di incutere timore solo guardandoti."
Genere: Azione, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Darkraria, Regno di Ombre «Lady Sumire?»

Sumire aprì gli occhi, alzò la testa dalle braccia di scatto. La sala del consiglio si presentava come sempre: buia, il tavolaccio ovale al centro occupava la maggior parte della superficie, a malapena c’era lo spazio sufficiente per spostare le sedie per alzarsi. Opprimente.
Il servetto che l’aveva svegliata era giovane, le teneva una mano tremante sulla spalla, gli occhi bassi per evitare il suo sguardo. Tossicchiò e le rivolse una sfuggente occhiata.

Sumire si massaggiò le palpebre con la mano: “mi sono addormentata di nuovo qui.”
«P-perdonatemi per averla svegliata.» Il servetto staccò la mano dalla sua spalla ritirandola contro il petto. «M-ma i signori avranno bisogno della sala a breve.»
Sumire lo trovava tenero. Non sarebbe durato più di una settimana.
«Non importa. Grazie.»
Lo vide sussultare mentre si alzava. L’interazione massima che si aspettava era una pedata probabilmente, una di quelle che i signori davano loro per sfogare le frustrazioni lontano dagli occhi altrui.
Sumire lanciò un’occhiata ai documenti sulla quale si era addormentata. Li raccolse velocemente ed uscì.

Passare dalla sala del trono le gelava il sangue ogni volta. Lo sguardo penetrante di suo zio si era spostato su di lei, lo sentiva sulla pelle, abbassò lo sguardo. Yaroi era figura capace di incutere timore solo guardandoti.
«Maestà...» Aumentò il passo per dirigersi verso l’uscita dalla sala del trono e togliersi dalla sua vista il prima possibile.
«Sumire.»
La ragazza s’irrigidì, si girò e si mise in ginocchio. «Avete ordini per me, mio signore?»
Il silenzio prese la stanza. Yaroi picchiettava le dita un paio di volte sul bracciolo del trono, l’indice ed il medio, prima di parlare.
«Hai raggiunto la maggiore età recentemente. E non hai ancora un marito»
Sumire strinse le mani sui documenti.
«Sarai bersaglio di ogni famiglia per entrare nella discendenza.» Yaroi strinse il pugno. «Non voglio deboli in famiglia, non osare farti sottomettere da qualche primogenito di una famiglia di basso rango, o ti ucciderò con le mie stesse mani.»
Sumire tremò, strinse le dita sulle carte. Era consapevole che “l’incidente” dei genitori era stato l’attuale sovrano a causarlo. Poteva credere alle sue minacce senza ulteriori prove. Alzò lo sguardo. Gli occhi rossi di Yaroi erano iniettati di sangue. Abbassò lo sguardo, deglutì e poi annuì. «Certamente, maestà.»
Yaroi rilassò il pugno. «Ora va’, torna ai tuoi doveri di principessa.»
Prima che potesse cambiare idea, Sumire si alzò e corse via.

Si chiuse la porta alle spalle, si appoggiò al muro. Occhi sbarrati, respiro irregolare, fronte imperlata di sudore. Si lasciò scivolare a terra, le mani tremanti raggiunsero le sue spalle stringedosi in un abbraccio. Si rannicchiò.
Calma. Calma.
«Lady Sumire?»
Sumire alzò la testa si scattò. Il servetto che l’aveva svegliata nella sala riunioni era in piedi davanti a lei. Aveva un espressione preoccupata, che lo fosse per lei?
«Vi sentite bene?»
Sumire richiuse gli occhi, regolarizzò il respiro. Sentì il tremolio alle spalle cessare, il cuore smettere di battere rapido. Si rialzò lentamente allentando la stretta sui documenti. «Certamente.» Avvicinò la mano alla testa del ragazzino, il quale la incassò tra le spalle e chiuse gli occhi, gli diede una carezza. Lo sentì tremare sotto la sua mano.
«Qual è il tuo nome?»
Il ragazzino si tranquillizzò. «Tenya.»
Sumire lo guardò per qualche istante. I capelli marroni erano scompigliati e sporchi, era asciutto in faccia, probabilmente gli davano il minimo necessario per sopravvivere. «Vieni con me»

Appena il servo chiuse la porta, Sumire indicò con un cenno della mano il vassoio con le pietanze che si era fatta portare nelle stanze.  «Mangia quanto vuoi» disse con un sorriso.
Tenya alternò lo sguardo tra la ragazza ed il cibo. Corse al vassoio.
Sumire lo osservò mangiare in tutta fretta, il ragazzino iniziò a tossire
«Non te lo porta via nessuno, fa con calma» disse versandogli dell’acqua in un bicchiere e porgendoglielo.
Tenya afferrò il bicchiere, e tirò giù in un sorso l’acqua, battendosi il petto.
«Da dove vieni?»
«Oltanis,» disse riprendendo a mangiare.
“L’ultimo luogo che abbiamo attaccato.” Pensò. “Dev’essere diventato uno schiavo da poco.”
Sumire si rimise seduta. “Che sia rimasto da solo?”
Tenya alzò lo sguardo verso Sumire, le porse del pane. «Hai fame anche tu?»
Ne fu sorpresa. Allungò la mano e prese il pezzo di pane. «Grazie.» Abbassò lo sguardo sul tozzo. “In teoria dovrei spaventarle le persone...”
«Anche tu sei una schiava, in un certo senso, vero?»
Sumire alzò la testa con un mugolio confuso. Tenya sembrava serio, aveva smesso di mangiare.
«No sono una principessa in realtà.» Sumire sorrise. «In teoria dovresti avere paura di me per la mia posizione forse...» Si sentiva terribile a dire qualcosa del genere. «M-ma tranquillo, io non sono come la gente di questo posto.»
“Forse sono io ad essere sbagliata.”
Tenya scosse la testa. «Tu non fai paura, sei gentile.»
Sumire tremò, si portò una mano alla bocca per nascondere il sorriso che le spuntò sul viso. Non aveva idea se per contentezza o amarezza.

La porta venne aperta di colpo. Una delle guardie irruppe nella stanza facendo trasalire i due.
«Principessa mi perdoni il disturbo, ma si tratta di Darkeeper.»
Sumire si alzò di scatto. «...Kama?»

§§§

Una giovane stava sul letto d’ospedale. Capelli neri lunghi, pelle molto chiara, occhi verdi spenti che in quel momento osservavano le sue braccia, completamente ingessate.
«Davvero un peccato. La figlia dei Darkeeper era un esempio del soldato perfetto.»
«Che significa?»
«Il suo corpo ha risposto bene alle operazioni. Ma non riuscirà a muovere le braccia come prima.»
Sentiva i medici parlare con uno dei suoi compagni di missione nel corridoio accanto alla sua stanza. Non avevano nemmeno provato a spostarsi lontano per non farsi sentire. Meglio, non voleva che le addolcissero la pillola.
Kama non riusciva più a sentirsi le braccia, forse i farmaci che le avevano dato contro il dolore gliele avevano addormentate. Provò a muoverle ma senza risultato, nemmeno una fitta percepì per il tentativo.
Ricordava solo Il cavaliere in armatura che la caricava armato di martello. La falce volata via dalle sue mani al primo colpo nemico, e di aver messo le braccia a protezione del busto. Poi il colpo e da lì buio totale.
“Dovrò fare solo da peso morto ora?”
La porta si aprì. Una donna in armatura, lunghi capelli neri ed occhi verdi entrò nella stanza.
«Madre...»
La donna fece un paio di passi, lenti, controllati. Lo sguardo rimaneva fisso sulle braccia ingessate di Kama.
«Sii consapevole del fatto che questo cambierà la tua posizione.» Le mise una mano sulla spalla. «La tua carriera militare è finita.»
Kama deglutì. «Cosa posso fare ora?»
Sua madre chiuse gli occhi, staccò la mano dalla sua spalla. Scosse la testa. «Appena la notizia della tua condizione si diffonderà perderai la tua reputazione. Probabilmente anche i Kinzoku ritireranno la proposta di matrimonio. Dato che-»
«Dato che non potresti nemmeno essere usata per dare luce a nuove generazioni.» La porta venne spalancata di colpo, una giovane con un camice ed i capelli biondi raccolti in due code si avvicinò con passo spedito, diede una mezza occhiata alla cartelletta che teneva in mano. «Non ti senti un buco in pancia? Hihihi!»
Kama abbassò lo sguardo. Forse perché stordita da farmaci, forse perché aveva notato prima le braccia, ma le fasce insanguinate all’altezza del ventre non le aveva notate.
«Pricipessa Clare.» La madre di Kama fece un cenno con la testa, ignorato dalla bionda che si sedette sul letto di Kama.
«Qualcuno ha pensato di finirti una volta a terra probabilmente, peccato che avesse una mira terribile, avresti sofferto meno forse.» Clare si sporse in avanti. «Cosa si prova ad essere un fantoccio inutile? Hihihi!»
Kama strinse i denti. «Troverò un modo per aiutare la causa.»
Clare si mise un dito sulla guancia ed inclinò la testa. «Mi chiedo cosa. Beh, potresti tenere alto il morale dei soldati, hihihi!» Si alzò e si diresse verso la porta. «Probabilmente è l’unica cosa che potrai fare, hihihi.» Aggiunse prima di uscire.
Kama abbassò lo sguardo, sentiva lo sguardo di sua madre su di sé.
«Devo fare rapporto.»

Sumire proseguì a passo spedito verso la stanza che le era stata indicata. Aveva ottenuto qualche informazione ascoltando chi incrociava durante il tragitto. Kama era una dei migliori soldati di Darkraria, sapere che era stata ridotta in quelle condizioni la spaventava come spaventava i piani alti. Ma soprattutto sapeva che sarebbe stata lasciata da parte perché diventata inutile.
Assorta nei suoi pensieri si sentì afferrare all’improvviso, la sua schiena picchiò contro la parete. Sentì i polsi bloccati da una stretta ferrea. Occhi gialli, un sorriso inquietante.
«Oh oh. Qualcuno si sente in pericolo finalmente, hihihi!»
Sumire s’irrigidì. «Clare, lasciami.»
La bionda si staccò con una risata. «Ahhh, cara cugina, dovresti iniziare a guardarti le spalle. Prima ti lasciavano stare perché Kama ti proteggeva, ma ora...» Clare rise. «Ora è messa così male che potrebbe doverti usare come scudo. Uh...» Fece un paio di saltelli verso Sumire e si sporse in avanti. «Forse così saresti davvero utile per una volta. Hihihi»
Sumire strinse i denti, guardò andare via Clare.
“Ha ragione. Se non sono mai stata aggredita è anche perché tutti temevano Kama e sapevano che mi era devota.”
Si voltò dalla parte opposta del corridoio. “Ora è lei che ha bisogno del mio aiuto.

Rimasta da sola Kama singhiozzò. Avrebbe voluto sentire il dolore delle ferite per essere sicura di essere ancora viva.
“Perdere tutto in un giorno. Non mi aspettavo che sarebbe accaduto così. Avrei trovato qualcuno più forte di me sul campo di battaglia e mi avrebbe uccisa. Una fine onorevole. E invece...”
Strinse gli occhi, un altro singhiozzo.

«Kama...»
La ragazza alzò lo sguardo. «Lady Sumire...»
Sumire si avvicinò lentamente. Kama distolse lo sguardo. «Mi dispiace...»
Venne abbracciata. «Sei viva. Mi basta questo.»
«Viva...» ripeté con voce flebile.
Sumire annuì. «Prometto che troverò un modo per farti guarire.»
«I dottori diranno che non è possibile tornare come un tempo.»
Sumire si staccò dall’abbraccio in cerca dello sguardo di Kama «Troverò un modo.»

§§§

Kama sarebbe crollata se non avesse mandato via Sumire con la scusa del riposo. “Come se potessi dormire sapendo di essere diventata un peso per tutti.”
Si era stesa ed aveva chiuso gli occhi, riflettendo sulle possibilità che aveva davanti. Non sarebbe potuta essere un’ addestratrice efficiente se non era in grado di muovere le braccia. E le sue condizioni non le consentivano lavori di precisione, dunque nemmeno la manutenzione degli armamenti era da considerare. Da scartare anche lo spionaggio, dove spesso una mano rapida faceva la differenza.
“Che la nobile Clare abbia ragione? Che possa contribuire alla causa solo usando il mio corpo per alzare il morale dei soldati?”
Riaprì gli occhi. Si abituò quasi subito al buio della stanza. Appoggiato alla parete in fondo c’era una figura.
Occhi scarlatti, andatura barcollante, una spada dalla lama spessa, rossa e leggermente ricurva. Mentre si avvicinava si grattò la testa in maniera compulsiva.
«Dannazione, Kama.»
La ragazza mise a fuoco un ragazzo: abiti larghi, capelli neri corti tranne che per un ciuffo che scendeva in mezzo agli occhi fino al naso. «Così non c’è gusto...» Alzò la spada, la puntò al petto di Kama «...che cazzo...»
Affondò con la lama.






Note di Mixxo:
Mi ero prefissato che se entro l'anniversario della mia iscrizione non fossi riuscito a scrivere nulla avrei chiuso con EFP. A quanto pare starò ancora per un po' su questo sito.
Questa sarà una storia breve, dedicata ai personaggi che ho creato e che mi han spinto a scrivere, non penso di superare i cinque capitoli, voglio solo dare un posto a questi personaggi, una loro storia.
Sperando che vi piaccia, alla prossima.
  
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