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Autore: Valetomlavy    19/04/2021    4 recensioni
In giappone, quando un oggetto in ceramica si rompe, lo si ripara con l'oro, perchè un vaso rotto può divenire ancora più bello di quanto non lo fosse in origine.
tante storie indipendenti, per un finale comune, tante crepe si insinueranno per creare un nuovo vaso...sarà meglio di prima?
Genere: Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: ranma/akane
Note: Raccolta | Avvertimenti: Triangolo
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Era felice ancora attaccato a lei, assaporando le sue dolci labbra senza accorgersi della metamorfosi che stava subendo il suo corpo, data la leggera pioggiarellina che da poco aveva cominciato a cadere.
Lei era raggiante, poco le importava se ora stava baciando una ragazza dai capelli rossi.


Era sempre lui e lei lo amava in qualsiasi forma.


“Akane…no!“ Urlò Ranma staccandosi bruscamente. “Io… Io… be’ sai…“ ed arrossì, chinando il capo.


“Sì, me ne sono accorta” rispose lei sorridendo. “Per me sei sempre tu” disse in un sussurro prima di prendergli le mani.


“No… be’,  io…” continuò balbettando. Aveva sentimenti contrastanti: era felice che a lei andasse bene che fosse un “mezzo uomo” e che non le importasse se si trasformava in una ragazza, 
ma aveva anche la viscerale paura che un giorno quel “mezzo uomo” potesse non bastarle più. 
Avrebbe potuto trovare qualcuno migliore,  completo, giusto, cosa che forse lui non sarebbe stato mai.
 Così, senza dire una parola, scappò velocemente lasciando Akane con le mani ancora a mezz’aria.
In quel momento, una crepa si insidiò nel suo cuore.


“Perché dovevo trasformarmi proprio adesso? Ho sempre odiato la mia trasformazione ma ora… io… e lei perché non si infuria? Mi sento a disagio! È una stupida!”
“Ranko…” sospirò “la quinta ragazza con cui devo fare i conti nella mia vita…” disse mentre si guardava riflesso in una pozzanghera.


“A volte penso che Akane la preferisca a me, come durante il nostro primo incontro…” rifletté frustrato.


I pensieri galoppavano nella sua mente e i muscoli si tesero al sopraggiungere di alcuni ricordi.


“A causa sua ho sempre dovuto tenere a bada quell’idiota di Kuno… sono stato coinvolto in quella stupida gara di ginnastica ritmica di Kodachi e, come se non bastasse,
 quel vecchio porco mi palpeggia di continuo…” pensava furioso, con i pugni serrati sul fianco.
“A causa di questa maledizione Shan-Pu mi ha seguito per tutta la Cina cercando di uccidermi. 


Per colpa di Ranko il mio primo bacio è stato… è stato con… con un uomo! 
Quel dannato Mikado!” Quasi urlò mentre sul viso gli si dipinse un’espressione di malcelato disgusto.


“Se non fosse stato per Ranko, Akane non avrebbe iniziato a chiamarmi pervertito… E forse -anzi di sicuro- non ho potuto incontrare mia madre per così tanto tempo a causa sua” continuò a rimuginare con tristezza, mentre proseguiva verso casa.
Ritornando nella sua stanza, Akane si sedette sul bordo del letto e ripensò a tutti gli avvenimenti di quella sera.
 
Aveva ancora addosso il suo mini abito rosso, si guardò allo specchio e decise di fare un bagno caldo.
“Magari così potrò rilassarmi un po’” sentenziò dopo un lungo sospiro.




Ranma, completamente fradicio, dopo aver corso per più di un’ora per tutta Nerima, stava finalmente percorrendo la strada verso il dojo Tendo.


Nel frattempo, immersa nell’acqua calda fino al mento, Akane pensava a quello che era successo, trovandosi a sentire la mancanza di “quel baka” mentre immergeva la testa in un turbinio di bolle di sapone.


"Perché sei scappato? Stupido egocentrico con la sensibilità di una scarpa!” sussurrò arrabbiata.


Ranma, ancora in versione femminile, si stava dirigendo verso il bagno  per togliersi i vestiti bagnati.


 Sospirando distrattamente, aprì la porta e se la ritrovò davanti nuda, in tutto il suo splendore.


“Pervertito! Esci immediatamente!” Gridò Akane incredula e prese subito un asciugamano per coprirsi.


“Ehi! Chi vorrebbe mai guardare una come te?” Rispose quasi in automatico lui, che ora era una lei, ma non andò via.


“Come ti permetti baka!” esclamò irritata e abbassò lo sguardo.


Ranko, in un gesto inconsueto, portò il viso alla stessa altezza di quello di Akane e lei alzò gli occhi.


 Si fissarono per interminabili momenti. Alla fine Akane le afferrò il braccio e, addolcendo i lineamenti del viso, disse: “Dai vieni, ti asciugo i capelli…non voglio che ti prenda un raffreddore.”


L’altra annuì, lei si avvicinò e gli slacciò la treccia.
 Mentre le asciugava le lunghe onde, la ragazza dai capelli rossi le afferrò il braccio e, con le gote arrostate, disse in un sussurro: ”Forse dovrei prima trasformarmi…” 


Akane la guardò di sottecchi e si limitò a rispondere: “Se vuoi fallo, ma non per me.


 Io voglio bene a Ranko. Un giorno spero che riuscirai a liberarti della tua maledizione, visto che ci tieni molto, anzi, probabilmente è la cosa a cui più tieni” abbassò la voce, “ma a me mancherà” disse poi, 
alzandola di nuovo con sicurezza.


Ranko si infuriò: “Come fai a dirlo? Porta solo disgrazie!” 


“Non è vero!” rispose di getto “Tu vedi solo il lato negativo, ma ricorda che è stata lei a salvare il proprietario delle sorgenti termali dalla rovina finanziaria, ha aiutato lei  Ucchan con i suoi affari, è grazie a lei che mi hai aiutato a sconfiggere Kodachi o quella stupida cheerleader o ci siamo salvati da quel disgustoso Picolet!” disse con un tono a metà fra il rimprovero e la supplica.
Ranma, che nei suoi pensieri era sempre un uomo, rifletté per qualche secondo sulle parole della fidanzata.


 Gli tornò in mente la brusca interruzione del loro bacio di poco prima, per via della sua trasformazione, così agì d’impulso e la baciò ferocemente. 
Akane rimase dapprima immobile e poi cercò di addolcire quel bacio. 


La rossa si irrigidì: “Akane, perché non ti ha dato fastidio?”
 Ferito e soprattutto frustrato aggiunse: “Non mi dire che un maschiaccio come te preferisce le ragazze…” 


Come sempre, attaccarla era il solo modo che conosceva per dare credito alle sue certezze.
 Non aveva certo intenzione di offenderla, desiderava solo che lei gli dicesse che era Ranma, l’uomo, che lei voleva.


 “Ora capisco il perché di tante cose…” aggiunse, ma non fece in tempo a terminare la frase che la ragazza gli mollò un sonoro ceffone sulla guancia. 


Con gli occhi scintillanti e la mano ancora tesa, ringhiò: “Sei un proprio un idiota Ranma! Tu non capisci mai niente! Io…io mi sono sempre sentita in colpa perché, 
per ben tre volte, non sei riuscito a guarire dalla tua maledizione a causa mia!” Una lacrima ribelle le rigò la guancia “So che è importante per te… per me invece… io…”


“No Akane, non è mai stata colpa tua! E non devi sacrificarti a baciare uno come me solo perché ti senti in colpa, stupida!
 Io non ho bisogno di te, anche nella mia forma maledetta sai quante ne trovo!” Disse l’ultima frase con gli occhi lucidi e i pugni serrati.


“Non è quello che volevo dire!” cercò di correggersi velocemente, vedendo che era stata fraintesa.


Ranko scappò via e Akane rimase con la mano sulla maniglia della porta del bagno, con gli occhi pieni di lacrime in attesa di essere liberate. 


Le veniva da piangere perché era arrabbiata. Era arrabbiata con se stessa perché non era riuscita a fargli capire che lui per lei era sempre Ranma, Ranma e basta. 


Non le importava che la sua forma esteriore mutasse. Anche se la voce era più cristallina, il suo tono mentre la prendeva in giro era sempre lo stesso, e lei lo avrebbe riconosciuto fra mille. 


Anche se si addolcivano leggermente, i suoi occhi erano sempre blu, impavidi e fieri, e lei ne rimaneva affascinata come il primo giorno. Anche se meno virile, la sua presa era sempre forte e la faceva sentire protetta.


 Ranma o Ranko non faceva differenza.


La notte passò in un lampo e i due giovani ragazzi, fra pensieri nascosti e sentimenti contrastanti, non chiusero occhio.


La mattina seguente a colazione il protagonista era il silenzio.


Akane mangiava il riso quasi per inerzia, Ranma invece non toccò cibo, limitandosi solo a dire che non sarebbe andato a scuola.


“L’istruzione non è importante per un uomo. 


Quello che mi interessa è solo essere il migliore artista marziale del mondo e poi molti combattenti non hanno finito gli studi. È una perdita di tempo.”


“Ma figliolo…” esordì Soun sgomentato.


Genma, in veste di panda, scrisse su un cartello: “Sei un idiota, diventerai solo più ignorante”


“Non te lo permetto figlio!” asserì Nodoka risoluta.


Dal canto suo, Ranma non volle sentire ragioni e, imperturbabile, non rispose nemmeno. 


Akane non provò neanche a discuterci, si limitò ad alzarsi dalla tavola e, prendendo la cartella, lasciare la casa in silenzio.


Nel pomeriggio, dopo una mattinata pensierosa, si diresse al dojo, sicura e determinata, per affrontare quell’ottuso del suo fidanzato.


“Ti ricordi quando ci siamo conosciuti la prima volta?” Esordì.


Ranma terminò i suoi kata e rispose, non senza un lieve sgomento: “Certo, come dimenticare un tavolo sul cranio?”


“No, intendo prima, stupido!” disse Akane sorridendo mentre avanzava al centro della palestra.


“Akane… senti…” replicò il ragazzo asciugandosi il sudore.


“Stai zitto adesso! Hai già detto troppe sciocchezze per una sola giornata.”


“Ranma…” Akane si schiarì la voce “Tu… tu…tu… mi piaci così come sei! 


Non mi importa della tua forma esteriore!” Terminò quasi senza fiato. 


Si sentiva molto imbarazzata ma sapeva che doveva dirlo, non le interessava più né degli insulti né del resto. 


Ranma sarebbe voluto intervenire, ma lei non si lasciò interrompere e continuò agguerrita: “All’inizio non mi piacevi molto, perché eri arrogante, vanitoso ed egocentrico…”


“Ehi neanche tu sei un concentrato di virtù!” Obiettò alzando un sopracciglio.


“Smettila di fare il bambino, Ranma! Ammetto che all’inizio la sorpresa di vedere che ti trasformavi in donna è stata tanta… ma non mi hai mai dato fastidio la tua maledizione”


“A volte penso che lei ti piaccia più di me!


“Ranma, se vuoi trovare una scusa per allontanarti da me fai pure ma non usare Ranko!”


“Akane io… non è una scusa è solo che… è solo che”


“Che cosa?”


“Ti meriti di meglio!” Urlò frustrato.


“Oh sì, è vero! Un ragazzo più dolce, magari romantico e senza dubbio meno rozzo… “ replicò sorridendo.


Lui la fissò dritto negli occhi, pronto a risponderle come al solito, 


ma poi sorrise: “Sei sicura? Cioè, davvero sicura di voler stare con me? Come potrà non importarti di Ranko quando… quando saremo in intimità?” Domandò timido,
 sperando ardentemente che la sua risposta potesse aggiustare quella piccola crepa che gli si era insediata nel cuore.


“Bé… in… in intimità…noi… Ranma ascoltami: quando chiudo gli occhi io sento solo te, il tuo odore, la stretta delle tue mani, la forza che emani. 
E quando li riapro i tuoi occhi sono sempre uguali, vedo la stessa tenacia e dolcezza… a volte, molto raramente in effetti… cioè non mi importa davvero…” rispose timidamente.
“Akane… tu… io davvero ti sto bene così… così come sono?” chiese timoroso.


“Decisamente. E prendo tutto il pacchetto sai: l’egoista egocentrico, lo sbruffone artista marziale, la voluttuosa rossa e perfino il simpatico gattino”. 
“Non non dirlo nemmeno per scherzo!” Esclamò terrorizzato.


Poi senza proferire parola, Akane trovò il modo di far capire a Ranma che a lei non importava niente della sua maledizione, davvero.


Tese lentamente, quasi con imbarazzo, un braccio e se lo avvicinò tirandolo per il bavero della camicia,


 nell’altra mano un bicchiere d’acqua che aveva trovato per terra. Con delicatezza, glielo versò addosso e attese pazientemente che la metamorfosi facesse il suo corso.


 Quando il nero sfumò in rosso, gli stampò un veloce bacio sulle labbra, lasciandolo stordito ad osservarla mentre varcava l’uscita.




E così Ranko seppe.
 
   
 
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