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Autore: koan_abyss    25/04/2021    2 recensioni
Un semplice e comodo lavoro in una mostra d'arte contemporanea viene reso più difficile da un'intensa ondata di caldo. E forse da qualcos'altro.
Storia partecipante al contest "Pranzo senza dessert" indetto da Freya_Melyor sul forum di EFP
Genere: Horror, Introspettivo, Thriller | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Incompiuta
- Questa storia fa parte della serie 'Silly Spooky Short Stories'
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Calore




14 giugno

Il colloquio è andato bene, la prossima settimana comincio il nuovo lavoro al Palazzo Rota. Si tratta di fare sorveglianza nelle sale di una mostra di arte contemporanea cinese, magari vendere qualche catalogo, ma siccome l’ingresso è libero, niente biglietteria. La sede espositiva appartiene al comune, che la affitta per eventi e mostre. L’ultima hostess ha lasciato un po’ all’improvviso, così hanno cercato in fretta una sostituta.

Sono stata fortunata.







19 giugno

Primo giorno di lavoro. L’orario è piuttosto esteso, dalle 10:00 alle 13:30 e poi dalle 15 alle 19, ma non dovrebbe essere troppo faticoso. Gli organizzatori mi hanno detto che non si aspettano una grande affluenza, dato il periodo estivo in una città che è l’antitesi della meta di vacanza.







20 giugno

Ho dovuto parcheggiare lontano perché il Palazzo è in zona pedonale, ma non è un problema: ho fatto una passeggiata in via Roma godendomi il sole caldo. Ho salutato la dipendente comunale all’ingresso, sono salita per la scalinata di marmo fino al secondo piano e ho aperto la mostra.

Ogni mattina devo aprire tre porte (quella all’inizio del percorso, quella dell’ascensore e quella del bookshop) e avviare i filmati che accompagnano l’esposizione. Poi mi sistemo alla mia scrivania e tengo d’occhio le telecamere mentre studio, leggo o scrivo qui sul mio diario.

Faccio sempre attenzione ad avere le chiavi addosso. La porta di inizio percorso è un portone di legno antico quanto il palazzo, ma quella alla fine del giro ad anello è una porta REI, quindi chiudersi dentro è impossibile, basta spingere la maniglia antincendio. Per contro, chiudersi fuori lasciando le chiavi dentro è un rischio concreto. Preferirei evitare, sarebbe imbarazzante.



Nel pomeriggio è venuto qualche visitatore, ma nel complesso è stato tutto molto tranquillo.







22 giugno

Oggi ho studiato tutto il giorno. Principalmente Procedura per l’esame, ma anche il catalogo della mostra e un po’ le biografie degli artisti, nel caso i visitatori avessero qualche domanda sull’esposizione. Ma finora nessuno mi ha chiesto niente, al massimo se ci sono degli omaggi.







23 giugno

Anche oggi tutto tranquillo.

La mostra mi piace. Faccio un giro quattro o cinque volte al giorno, quando arrivo, quando vado via e quando ci sono visitatori, giusto per far sapere che un minimo di sorveglianza c’è.

Ho scoperto che dal computer sulla mia scrivania posso sbirciare da tutte le telecamere del Palazzo. Fico. Mi diverto un sacco a guardare le sale, gli ingressi e i dintorni del Palazzo come se fossi una guardia in un film d’azione.







24 giugno

Oggi è sabato: più visitatori degli altri giorni. Nel weekend l’affluenza aumenta. Meno male, cominciavo a temere che diventasse troppo noioso, qui.







27 giugno

Fa parecchio caldo. Ho sudato facendo la mia passeggiata quotidiana in via Roma. C’è un’ondata di caldo in arrivo e le temperature saliranno parecchio, nei prossimi giorni.

Credo che la gente venga alla mostra solo per cercare un po’ di fresco. Non che sia così fresco, qui: devo chiedere a qualcuno dei dipendenti comunali se è possibile accendere l’aria condizionata. Non che sia facile, incontrare la portinaia che dovrebbe sempre piantonare l’ingresso. Chissà dove sparisce.







29 giugno

Ieri era giorno di chiusura e oggi a quanto pare a nessuno interessa niente dell’arte contemporanea cinese.



Questo posto è un deserto. Che noia.

Fa troppo caldo anche per studiare.







30 giugno

Ho passato la mattinata a guardare le fotografie dei laghi della prima sala. Nessuno mi ha interrotta. Conosco ogni singolo stelo di loto che si specchia nell’acqua, ogni riflesso o increspatura.



Non sono uscita neanche per pranzo. Mangiare fuori mi costa troppo, così mi sono portata un panino da casa e l’ho mangiato alla mia scrivania.







1 luglio

Il telegiornale dice che l’ondata di caldo continuerà. A quanto pare l’aria condizionata del Palazzo è accesa, ma non abbastanza alta (o bassa?). Inoltre, è molto luminoso, ma le vetrate non si possono aprire. La corte interna, che dovrebbe essere fresca e ombrosa, è coperta da una struttura di vetro e acciaio che fa da tetto al quarto piano del Palazzo. Praticamente è un tappo.

Il pensiero mi fa venire ancora più caldo.







3 luglio

Poco studio. Pochi visitatori. Tanta noia.

La mattinata passa abbastanza in fretta, ma il pomeriggio mi si spalanca davanti come una voragine di nulla.



Avevo troppo caldo e non ho mangiato.







4 luglio

Oggi i miei amici andavano in piscina. Io, nonostante la passeggiata per venire in mostra sotto il sole già torrido, sto perdendo quel poco di abbronzatura che avevo. Le mie lentiggini scompaiono una a una.

Continuo a ripetermi che è solo per un paio di mesi, ma cavolo, se mi sembra un tempo infinito, quando sono alla mia scrivania senza niente da fare.



Dopo aver studiato le opere fotografiche sono passata ai quadri pop.







8 luglio

Il telegiornale dice che l’ondata di caldo non si placherà neanche questa settimana.

Fa troppo caldo per uscire. Sono rimasti tutti a casa.

Tranne me, rinchiusa qui dentro, in questa tomba di vetro sfolgorante nel sole che mi soffoca senza neanche sfiorarmi. Non vedo neanche passare gente nella via, dalla telecamera che guarda il portone d’ingresso e parte del passaggio.







11 luglio

Ieri era il mio girono libero e ho provato a prendere il sole, a stare un po’ all’aperto, ma non ce l’ho fatta: mi sarei presa un’insolazione.



Forse mi sono presa un’insolazione.

Durante uno dei miei giri di sorveglianza mi è sembrato che il Mao Zedong versione pop ridesse di me, costretta in queste sale semi-vuote dall’orario di lavoro.

Sono stanca.







12 luglio

Stamattina ho incrociato la portinaia prima che si rintanasse nella stanza sul retro del piano terra del Palazzo, dov’è più fresco. Mi ha consigliato di andare a prendere un caffè al bar del quarto piano, per fare una pausa ogni tanto.

Non pensavo fosse aperto, le ho risposto.

Possibile che non mi sia accorta del movimento? Cavolo, un luogo abitato, con persone reali (e non foto e ritratti e basta) che serve bibite ghiacciate? Mi ci sarei trasferita la scorsa settimana, scrivania e tutto.



Sono andata a vedere, La terrazza che intravedo dalle vetrate dietro la mia scrivania è quella del bar, ma non c’era nessuno. Forse apre solo nel weekend.

Forse era uno scherzo.







13 luglio

L’idea di rimanere qui fino ad agosto mi fa venire voglia di piangere.

Fa sempre più caldo.

Ormai ho la pelle bianchissima, tanto che al mattino camminare al sole mi dà fastidio: faccio la strada all’ombra dei palazzi e delle tende delle vetrine buie e corro quasi a rifugiarmi nella luce mediata del Palazzo.



A volte, nel pieno del pomeriggio, vado fino alla sala dei Funzionari Imperiali: i quadri rappresentano giudici e funzionari nelle loro vesti tradizionali, blocchi di colore squadrati coprono dettagli delle figure umane come un collage. La sala è nel punto più distante dall’inizio e dalla fine del percorso ad anello della mostra, quindi la più lontana dalle vetrate e dalla luce soffocante della mia postazione. Non credo sia vero, ma mi dà l’idea che sia un po’ più fresco, dato che l’allestimento copre le finestre, lì, così c’è solo luce artificiale e il sole non ha modo di bruciare.







14 luglio

Nei giorni scorsi scambiavo volentieri qualche parola con quei pochi visitatori che entravano in cerca di refrigerio, illusi di trovare l’aria condizionata.

Ma adesso, vederli abbronzati e sudati passare davanti alla mia postazione, sapere che dopo pochi minuti potranno USCIRE di nuovo, mi fa impazzire.

Pallida e accaldata li fisso con astio evidente, perché nessuno mi parla, nessuno mi chiede informazioni. Neanche salutano, si affrettano giù dalle scale per sfuggirmi.

Vorrei fuggire io.







19 luglio

Non avevo mai notato quanto ‘Black Rain’, nella sala dei Funzionari, fosse sinistra. Le due figure umane sui pannelli sono attraversate da forme geometriche, rettangoli quadrati, linee e cerchi di colore nero, così numerose che le figure stesse si intravedono appena.



Il bar era chiuso. Forse apre solo la domenica.







20 luglio

Sono stata al bar.

Era tutto in ordine, bancone attrezzato e tavoli apparecchiati. Ma non c’era nessuno. Ho camminato tra i tavolini, poi mi sono seduta al bancone. Ho chiamato, ma niente.

Ho ordinato un caffè a me stessa. Sono passata dietro il bancone e ho preso una tazzina da sopra la macchinetta del caffè. Ma la macchinetta era spenta e non c’era corrente. Ho provato anche gli interruttori della luce, neanche quelli funzionavano.

Non che servano luci al quarto piano: il tetto è una vetrata intelaiata di alluminio, molto più bassa dei soffitti del secondo piano, che ospita la mostra. Ho alzato gli occhi e il sole era dritto sopra di me, bianco e incandescente. Era talmente vicino che ho pensato di poterlo afferrare.

Ho alzato le braccia per toccarlo, perché lui toccasse me, finalmente, dopo giorni e giorni di luce indiretta. Ma facendolo ho visto le mie mani bianche e ossute, le vene bluastre sui polsi e nell’incavo del gomito e mi hanno fatto ribrezzo. Ho lasciato cadere le braccia e ciocche di capelli sudati mi si sono appiccicati al viso. Mi sentivo girare la testa per l’afa.

Ho ordinato una coca ghiaccio e limone, ma nessuno mi ha servita.







22 luglio

Il caldo mi sfinisce. Oggi mi è sembrato di vedere un movimento sui monitor delle telecamere e ho pensato di non aver notato un visitatore. Ma quando sono arrivata di corsa alle fotografie degli steli di loto non c’era nessuno.

Per fortuna, le previsioni parlano di temporali in arrivo, nei prossimi giorni.







23 luglio

Non riesco a trovare ‘Black Rain’ sul catalogo della mostra. Qualcuno deve essersi confuso con degli altri pannelli della stessa serie, simili ma non uguali.

Vorrei averlo descritto meglio nei giorni scorsi qui sul diario, perché ora non ricordo se i rettangoli neri che censurano le due figure coprivano anche i loro occhi o no. Ma certo, che li coprivano anche prima, no?

Vorrei averlo descritto meglio nei giorni scorsi.

Almeno la pioggia è in arrivo.







26 luglio

Non riesco a star ferma. Alla mia scrivania ho il sole alle spalle. Cerco di leggere o studiare, ma dopo poco devo alzarmi e scappare da lui. Mi rintano nelle sale, ignorando gli stelli che sembrano muoversi senza vento nelle loro foto, senza incrociare gli occhi di Mao, cercando di non guardare il suo ghigno. Passo veloce oltre la sala dei Funzionari e mi sento quasi al sicuro. Ma dopo c’è il corridoio dei ritratti e venti coppie di uomini e donne mi fissano mentre cerco di non correre, anche se sulla moquette i miei passi sarebbero silenziosi. Mi affretto, dicendomi che potrebbe entrare un visitatore da un momento all’altro, e torno alla mia scrivania.

Ma sono in piedi dopo neanche mezz’ora.

Dev’essere quest’attesa febbrile per la pioggia, e il desiderio che spazzi via un po’ di questo caldo.







27 luglio

So che non è possibile rischiare di restare chiusa qui dentro. Dovrei solo spingere il maniglione della porta antincendio, che comunque tengo sempre spalancata, nella speranza (vana, ridicola) di un minimo di corrente e refrigerio. Ma a volte all’improvviso mi ritrovo a chiedermi cosa succederebbe se perdessi le chiavi, o le serrature si inceppassero. Se restassi chiusa qui dentro dopo aver fatto il giro per spegnere le luci.



Ancora niente pioggia.







29 luglio

Oggi sembrava il giorno giusto: il cielo è grigio fin da stamattina, il sole è coperto e filtra a malapena con un bagliore malato da dietro le nuvole. Eppure non piove.

L’aria è carica di umidità e il caldo è ancora più opprimente.

Il Palazzo sembra molto più buio di quanto non dovrebbe essere, anche di fronte alle vetrate dietro la mia postazione. Dev’essere colpa di quel maledetto tappo di vetro sopra la corte interna.

Comunque con queste temperature e il fronte nuvoloso che si è fermato sopra di noi ci si aspetta tempesta, non solo pioggia. Quasi certamente grandine e danni.







31 luglio

Se solo piovesse e riuscissi a pensare di nuovo. Non chiedo molto. Solo un po’ d’acqua, qualche goccia di pioggia per lavare il nero di Black Rain, per ripulire le vesti dei Funzionari da tutte quelle macchie, quei blocchi di colore neri (erano di tutti i colori, quando sono arrivata qui?)

Arrivasse la pioggia, e il vento, la tempesta, un monsone che spieghi il movimento degli steli di loto.

Sono salita di nuovo al bar del quarto piano: ho fissato dritto il cielo nella luce grigia che riesce a oltrepassare le nuvole. L’aria è irrespirabile, lì.

Acqua con ghiaccio, ho chiesto.

Nessuna risposta.







1 agosto

È il giorno.

Deve esserlo. Il cielo è livido, nuvole nere si rincorrono, raffiche di vento fanno sbattere banner, cartelloni e porte.

Via Roma è come una galleria del vento, nelle immagini dei miei monitor: le poche persone in giro si affrettano al riparo, non ci sono macchine in giro.

È il giorno.

E non sono l’unica a saperlo. Il Palazzo scricchiola, i fruscii sono assordanti, non riesco a far finta di non sentirli. Questa mattina erano come passi di topi, ora sono vesti di seta che si trascinano sulla moquette. Sanno che la mostra è quasi finita, che mancano pochi giorni. Che se pioverà io potrò di nuovo pensare e non riusciranno a

Non posso restare fino alle sette

Il cielo è sempre più nero, se aspetto le sette quando spegnerò le luci le sale saranno completamente buie

Devo andarmene, trovare una scusa



Oh, dio. Tuona

Comincia a piovere



Manca poco alla chiusura, un’ora, solo un’ora, posso andarmene prima per evitare la tempesta, no?

Ho già tutte le mie cose pronte. La borsa in spalla, le chiavi in mano

Devo solo spegnere le luci

Chiuderò già a chiave il portone di legno e comincerò il giro delle sale. Posso fare l’intero percorso in meno di un minuto. Dovrò completarlo fino alla mia postazione e alla porta antincendio: riaprire il portone di legno al buio sarebbe un incubo. Non posso esitare davanti alla sala dei Funzionari, lasciarmi spaventare dalla galleria dei ritratti, per quanto sembri infinita, con le luci spente dietro di me

Poi passerò davanti alla mia postazione, chiuderò la porta REI da fuori e scenderò la scalinata di marmo. Sarò fuori di qui in un minuto e mezzo

Non c’è tempo perché succeda qualcosa

Lampi

Stringo le chiavi così forte che mi fanno male le mani, sempre più forte ad ogni tuono, ma va bene così, così so di averle, non le perderò nel nero e

OH DIO LA LUCE È SALTATA LA LUCE














Note:
Grazie per aver letto fin qui!
Questa storia partecipa al contest "Pranzo senza dessert" indetto da Freya_Melyor sul forum di EFP e quindi per rispettare le richieste non ha un finale, per ora. La aggiornerò appena concesso dal regolamento, sperando che a qualcuno interessi davvero sapere come va a finire:) (Tra l'altro.... suggerimenti? Ipotesi? Sono tutta orecchiXD)
   
 
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