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Autore: Mariam Kasinaga    28/04/2021    0 recensioni
Sarah lanciò uno sguardo fuori dalla finestra del salotto: il cielo era terso e limpido ed il sole brillava nel cielo. Eppure, qualcosa di oscuro stava strisciando tra le strade del villaggio, un male misterioso e subdolo che presto sarebbe esploso.
Storia Partecipante al Contest “Revival – A volte ritornano” indetto da BellaLuna95 sul forum di EFP.
Genere: Angst, Drammatico, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Segreti di famiglia
 

Salem, gennaio 1692

Sarah lanciò uno sguardo fuori dalla finestra del salotto: il cielo era terso e limpido ed il sole brillava nel cielo. Eppure, qualcosa di oscuro stava strisciando tra le strade del villaggio, un male misterioso e subdolo che presto sarebbe esploso.
La donna sospirò, massaggiandosi le tempie: forse aveva ragione sua zia Agatha, continuando a mandarle messaggi di raggiungerla a New York. Non aveva molti motivi per rimanere a Salem: la città non le era mai piaciuta, non era riuscita a farsi dei veri amici ed il suo matrimonio con Benjamin era ormai agli sgoccioli.

Pensare a suo marito le diede una fitta al cuore: aveva provato in ogni modo a ricucire il suo rapporto con Ben, ma non aveva avuto successo. Ormai lui, avvocato in ascesa, era sempre occupato dal suo lavoro e non la coinvolgeva più in nessun aspetto della sua vita. Non cercava mai il suo consiglio, il suo contatto, o anche solo dell’affetto.
Eppure, sentiva che lasciare tutto per andare a New York non era la scelta giusta. Non era la prima volta che succedeva qualcosa del genere, che una voce passava di bocca in bocca diventando sempre più oscura e terribile. Sarebbero morti degli innocenti, come sempre, e lei non poteva fare nulla per salvarli.
Si alzò ed andò in cucina, mettendo a bollire l’acqua per il the: persa nei suoi pensieri, si riscosse al sibilo della teiera. Rimase immobile per qualche secondo, poi, ad un aggraziato movimento della mano, spense la fiamma.
“Come se le streghe non avessero di meglio da fare che far ammalare i bambini” mormorò, riempiendosi una tazza.

Sentì la porta dell’ingresso aprirsi e chiudersi velocemente, dei pesanti passi nell’atrio.
La donna fece capolino dalla porta: “Ben?” chiamò con un sorriso, rivolgendosi al marito.
L’uomo mugugnò qualcosa, togliendosi il cappotto: “Vado nel mio ufficio a lavorare, portami pure la cena di sopra” aggiunse, sparendo nel corridoio.
Sarah gli andò dietro, raggiungendolo nel suo studio: “Stai ancora indagando sulle nipoti del reverendo?” domandò, sprofondando nella poltrona davanti a lui.
Ben, riordinando le carte sulla sua scrivania, si limitò ad annuire con un cenno del capo. La donna attese qualche secondo, poi lo incalzò: “Hai già un’idea su chi possa essere stato?” chiese.
L’uomo sospirò, si sedette ed appoggiò il mento sulle dita intrecciate: “Le bambine sono diventate taciturne di colpo, ma all’improvviso urlano senza motivo. Si nascondono dietro gli oggetti e strisciano per terra come vermi. Il dottore dice che hanno il malocchio, il pastore è convinto che sia opera del diavolo e in città molti ritengono che qui a Salem si nascondano delle streghe. Fino a quando qualcuno non presenterà una denuncia, ho le mani legate” spiegò, tornando a studiare i fogli sparsi sulla scrivania.
Tra i due cadde un pesante silenzio, scandito solo dai rintocchi della pendola e dal graffiare della penna sui fogli.
Sarah si alzò, raggiunse il marito e gli diede un leggero bacio sulla tempia: “Sono sicura che farai la scelta giusta” mormorò, prima di uscire dalla stanza.

La mente della donna correva veloce, dipingendo scenari uno più cupo dell’altro. Erano anni che nell’Essex non c’era una caccia alle streghe ed il suo intuito femminile le suggeriva che avrebbe coinvolto centinaia di persone. Non aveva mai vissuto un avvenimento del genere, ma lo aveva sentito dai racconti di sua madre e di sua nonna: quando l’isteria collettiva scoppiava, quando l’ignoranza si univa alla superstizione ed alla paura, i massacri erano inevitabili.
La ragazza fece un profondo sospiro, cominciando a preparare la cena: forse andare a New York dai suoi parenti era veramente la scelta migliore. In quegli ultimi anni era sempre stata in disparte, attenta a non essere coinvolta in nessun pettegolezzo. Nelle grandi città, quando si mormorava che qualcuno fosse una strega, si formava una silenziosa fila di postulanti; ma nelle comunità rurali, negli sperduti villaggi come Salem, praticare stregoneria significava trovarsi con un cappio attorno al collo.
Una volta l’umanità possedeva la Conoscenza ed i testi antichi erano densi di nozioni scientifiche e naturalistiche, ma con il passare degli anni, la saggezza degli uomini era andata scemando, lasciando soltanto l’ignoranza e la superstizione. Anche molti di coloro che si facevano chiamare studiosi, non erano altro che ciarlatani.
Le streghe erano le uniche, come le ripeteva sempre sua zia, che facevano ancora affidamento sull’antico sapere. Oltre ad avere una predisposizione naturale per la magia, ovviamente. Le streghe c’erano da sempre, donne che studiavano i misteri della natura e cercavano di comprenderli, ma negli ultimi secoli venivano cercate e perseguitate. Eppure, quasi nessuna di loro finiva uccisa ed a pagare era sempre qualche donna innocente.

Sarah versò la zuppa fumante in una ciotola e preparò il vassoio da portare a suo marito. “Sarà un lungo anno” mormorò tra sé e sé.

 

Salem, maggio 1692

Le prigioni erano colme di persone che urlavano, piangevano e si disperavano. Le loro grida si sentivano da ogni angolo del villaggio. Sarah avrebbe voluto tapparsi le orecchie, supplicarli di smettere, andare dalle autorità giudiziarie e gridare che tutto ciò era solo una follia.
Prima erano state denunciate le donne più emarginate del villaggio, poi i mariti avevano iniziato a denunciare le mogli e le madri le figlie.
Le carceri erano piene, ma fino a quando non si sarebbe nominato un nuovo magistrato il processo non poteva iniziare. La donna strinse il braccio del marito, che le camminava affianco: “Magari alcuni di loro sono innocenti” mormorò, senza guardarlo in faccia. Sentì un leggero sospiro: “Sarà il giudice a deciderlo” commentò lapidario Ben.
I due continuarono a camminare in silenzio, ognuno perso nei propri pensieri.

 

Salem, agosto 1692

Bridget Bishop era stata la prima vittima, uccisa per impiccagione il 10 giugno.
A lei erano seguite molte altre, alcune erano poco più di bambine.
La macchina processuale era ben oliate e tutti gli ingranaggi si muovevano alla perfezione: le persone denunciavano, Benjamin raccoglieva le prove, le presentava al magistrato e i giurati le valutavano. L’unica cosa di cui nessuno pareva tenere conto era l’innocenza delle imputate.

Sarah beveva lentamente il suo the, cercando di apparire agli occhi di tutti quello che aveva sempre cercato di essere: Sarah Perry, moglie amorevole e casalinga impeccabile. Tuttavia, una grande rabbia le ribolliva dentro, rendendole difficile far finta che tutto ciò che stava accadendo non la scalfiva minimamente.
Ormai, nemmeno avere una buona posizione sociale garantiva l’immunità dalle accuse.
Avrebbe voluto urlare a tutti ciò che pensava di loro; voleva gridare il suo disgusto e la sua rabbia, spiegando una volta per tutte che il Diavolo non c’entrava nulla con la magia.
Certo, alcune streghe si erano votate alla magia oscura, segreti che i mortali non avrebbero dovuto conoscere, ma non era certo compito delle autorità di Salem giudicarle. Le congreghe si facevano la guerra da secoli, un conflitto silenzioso che aveva luogo dietro le quinte della storia, senza interferenze da parte di chi non praticava la magia.

Ogni mattina si svegliava sperando che quell’incubo finisse, che i giorni in paese tornassero a trascorrere normalmente. Una parte di lei avrebbe voluto scappare via e ricongiungersi alla sua famiglia; l’altra, quella più stupida o romantica, voleva provare a ricucire i rapporti con Benjamin.
Suo marito aveva alzato un muro attorno a lui, non lasciando trasparire la benchè minima emozione. Sara h non poteva sapere se agisse solo per dovere, se credeva veramente che ogni donna del paese si fosse trasformata in una strega o se, come quasi tutti gli altri ,agisse solo per paura.

 

Salem, 22 settembre 1692

Aveva resistito fino alla fine. Aveva misurato ogni gesto ed ogni parola, arrivando quasi alla paranoia.
Poi un giorno, all’inizio di settembre, si era voltata ed aveva visto Ben: aveva un’espressione talmente buffa che, in una situazione diversa, sarebbe scoppiata a ridere.
Le persone normale non accendevano il fuoco con uno schiocco di dita.

Le streghe sì.

L’aveva pregato, l’aveva implorato e, alla fine, l’aveva supplicato in ginocchio.
Si era appellata ad un amore che era morto da tempo, alla sua pietà, al suo buon cuore.
Aveva promesso di andarsene, gli aveva giurato che non avrebbe mai più sentito parlare di lei.

Non le era stata risparmiata l’umiliazione di essere additata come strega nella pubblica piazza, né le torture per estorcerle una confessione; aveva dovuto sentire le testimonianze delle altre donne, da sempre convinte che in lei ci fosse qualcosa di marcio.
Avrebbe potuto fare qualcosa, qualunque cosa, ma non ne era in grado.
Si sentiva stanca, completamente svuotata. L’ultimo anno a Salem aveva prosciugato ogni sua energia, rendendola l’ombra di se stessa. Da quando era stata gettata in prigione, aveva provato più volte a scappare dalla magia, ma senza successo: era come se, nel momento in cui Ben l’aveva scoperta, la magia fosse defluita dal suo corpo.
Aveva vissuto gli avvenimenti degli ultimi giorni da spettatore, come se le torture e le umiliazioni le stesse vivendo qualcun altro. Aveva ascoltato la sentenza del giudice con distacco, lanciando di tanto in tanto delle occhiate a suo marito, che non le era mai sembrato così distante.

Sul carro che le portava al luogo dell’esecuzione, la Collina delle Streghe, qualcuna delle altre condannate l’aveva pregata di salvarle.
Avrebbe voluto esaudire quelle richieste, dare a tutte loro la libertà, ma non ne era in grado. Poteva solo rimanere seduta nel carro, osservando la collina che si avvicinava sempre di più, sentendo il gracchiare dei corvi appollaiati sui rami.
Forse aveva sempre avuto ragione sua zia Agatha: magari se non avesse sposato Benjamin e non si fosse trasferita a Salem la sua vita avrebbe avuto un epilogo diverso.
Magari era proprio come le aveva sempre ripetuto sua madre: sono le persone che più amiamo a distruggerci.

   
 
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