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Autore: Chiara PuroLuce    21/05/2021    4 recensioni
Marta Brambilla è un'investigatrice privata, ha quarant'anni e vive nella verde Brianza lecchese. Zona tranquilla, dite? No, perchè nel Convento di Nostra Signora delle Lacrime... qualcosa non quadra.
La sua migliore amica Samanta, è solo una delle ragazze sparita in quella zona e mai più ritrovata. Ora, a distanza di dieci anni, una nuova scomparsa porta Marta a riesaminare tutto, per riavere a casa la sua amica e non solo lei. Le indagini la riconducono in quel luogo che non brilla certo per tranquillità e serenità, come dovrebbe essere e dalla sua nemica storica, Madre Ernestina, la superiora. Marta rivuole Samanta e sarà disposta a tutto pur di avere successo. Ma quale segreto nasconde quel convento con le sue abitanti?
Genere: Drammatico, Sentimentale, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
Capitoli:
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«Marta, cara, è un secolo che non ti vediamo. Ci sei mancata molto, lo sai?»

Anche loro mi sono mancati, li considero un po’ come degli zii e mi è molto dispiaciuto – il mese scorso – declinare il loro invito della domenica. A quel tempo stavo seguendo un caso importante e non potevo lasciare che un criminale aziendale scappasse col malloppo per un ottimo piatto di minestra di prezzemolo della madre di Samanta. Quel giorno – raccolte le prove che inchiodavano il contabile di un’azienda di spurghi famosa nella zona – mi ero appostata con i due proprietari e, al momento giusto, avevamo bloccato l’uomo che ora si trovava in carcere.
Sono molto legata ai coniugi Capello e non solo per via della mia amica.
Io sono rimasta orfana di madre durante il parto. Un’improvvisa emorragia interna durante il cesareo. L’ostetrico non ha potuto fare niente per salvarla e – disse a mio padre – che era un miracolo solo il fatto che io ce l’avessi fatta.
Lui, Paolo Brambilla – dopo la perdita dell’amata Serena – non si è mai risposato e ha preferito crescermi da solo. Credo di potere dire che ha fatto un ottimo lavoro. Gli sono molto legata, di fisico gli somiglio molto mentre il carattere, a suo dire, l’ho preso tutto da quell’indomito terremoto che era mia madre. Quando cinque anni fa gli ho detto che mi sarei trasferita a vivere da sola, non ne è stato molto felice, ma ha capito che avevo bisogno dei miei spazi. Abbiamo raggiunto un compromesso. Io avrei trovato un appartamento in paese, non troppo lontano da casa e lui mi avrebbe invitato a cena due volte la settimana. Da eccellente cuoco professionista qual è – anche se in pensione da un paio d’anni – ho fatto un buon affare e lui gongola tutto quando sa che arrivo. Scommetto che passa tutto il pomeriggio in cucina solo per vedermi felice ogni volta che mi mette davanti uno dei miei piatti preferiti.
Da bambina ho passato diverse notti dai Capello – quando mio padre lavorava fino a tardi al ristorante e mi veniva a prendere a scuola il giorno dopo – quindi sono stata un’assidua frequentatrice della loro casa, per questo ho finito per chiamarli zii. Abitano a sole due vie di distanza da mio padre e questo, nella mia infanzia, è stato un particolare che ha aiutato molto e facilitato sia la mia amicizia con Samanta che la loro collaborazione.

 
«Sì, scusa zia Clara, ma sono stata impegnata sul lavoro.»

«Tu lavori troppo, Marta» intervenne Piero, il marito «e non ti fa bene alla salute. Sei a caccia di qualche uomo o donna infedele?»

E adesso arrivava la parte più difficile. Confessare.
 
«In realtà… sono a caccia di suore.»

Quella frase ebbe il potere di bloccare i coniugi Capello. Clara smise di distribuire la pasta al forno nei piatti e Piero rimase con la bottiglia di vino in mano.
 
«Temo di non avere capito bene. Suore? Marta, non ti starai riferendo a… quelle suore!» mi chiese lo zio appena ritrovata la voce.

«Proprio a loro, zio Piero. Siamo giunti alla resa dei conti e questa volta vincerò io.»

«Caspita, sei proprio sicura di te» s’intromise Clara «hai delle nuove prove che le incastrano? Prove schiaccianti, intendo.»

«Spiacente di deluderti, ma ancora no. Io e Ruggero abbiamo appena iniziato a indagare, ma siamo fiduciosi.»

«Ruggero? E chi sarebbe costui, un nuovo amore? Forse l’Amore, quello con la a maiuscola?»

Eh? E questa da dove le è uscita. Ok, che zia Clara vuole vedermi sistemata definitivamente, ma a volte esagera.
Ruggero non è altro che un rompiscatole di prima categoria che si è infiltrato nella mia indagine solitaria.
È passata una settimana da quella fredda mattina di inizio dicembre e dalla nostra prima riunione informale al bar, o meglio al Ciocco Bar. Oh, sì. Io amo il cioccolato in tutte le sue forme e le mie maniglie dell’amore – più somiglianti a dei maniglioni antipanico in realtà – ne sono la prova, oltre al mio didietro abbastanza largo da farci stare su un vivaio intero.

 
«Amore con la a maiuscola» le faccio il verso «piuf, come no. Sai che non cerco nessuno e che ho una vita ugualmente soddisfacente anche senza un maschio al mio fianco. Questa storia che le donne debbano per forza essere accompagnate da un esponente del sesso opposto, non l’ho mai né capita, né accettata.»

«Se lo dici tu» mi dice non convinta. «E allora questo Ruggero chi è?» Insiste.

«Un giornalista de La Nera Verità. L’ho incontrato fuori dal convento di Nostra Signora delle Lacrime il giorno dopo la scomparsa di Ivana Motto. Mi ero infiltrata per raccogliere informazioni e lui era lì. Si è offerto di aiutarmi nelle indagini, ma ancora non mi ha detto il perché. Ho solo capito che ci tiene molto anche lui.»

«Interessante, vero cara?»

«Decisamente sì, Piero. E così ora non sei più da sola a condurre le indagini. Ti dirò, ne sono felice e sollevata. Se c’è qualcuno che può darti una mano quello è proprio un giornalista specializzato in crimini.»

Oh, perfetto. Così ora mi sento obbligata a indagare con lui e io che pensavo di trovare conforto e qualcuno che mi dicesse di starne alla larga. Meglio distogliere l’attenzione dal Valsecchi e alla svelta anche. Prima che si facciano delle strane idee. E poi… che diamine intendeva dire zio Piero con… interessante?
Mentre Clara è sempre stata una donna sognatrice e alla mano, Piero è enigmatico e sospettoso di natura e quindi quella sua parola mi dà da pensare.

 
«Em, sapete, ero indecisa se parlarvi o no del fatto che ho ricominciato a indagare.»

«E perché mai, Marta? Hai paura che possiamo soffrire ancora e rivivere tutto dall’inizio?»

«In un certo senso sì, zia, ed è l’ultima cosa che voglio. Avevo pensato di dirvi tutto una volta arrivata a buon punto con le indagini, ma Ruggero mi ha fatta riflettere e così… eccomi qui a parlarvene.»

«Mh, questo tizio ha un forte ascendente su di te, se sei stata a sentirlo tanto da seguire il suo consiglio» esordì il marito. «E quanti anni ha?»

«Ne ha quarantacinque ed è della zona. È uno spilungone impiccione, il tipico so tutto io. Ma è anche un tipo sveglio e implacabile – avreste dovuto vederlo mettere in difficoltà il nuovo commissario – e questo mi va bene.»

E adesso cosa sono quegli sguardi complici tra loro? Che cosa stanno tramando?
 
«Ma non divaghiamo adesso. Davvero non vi dà fastidio?» insisto, devo saperlo o mi sentirò in colpa.

«Non preoccuparti per noi, Marta, non abbiamo mai smesso di soffrire per la nostra Samanta.»

«Ha ragione Clara, è una ferita sempre aperta che mai si chiuderà, se non con il suo ritrovamento. Quindi tu continua pure con le tue indagini e fatti aiutare da quest’uomo. Nostra figlia – come tutte le altre ragazze scomparse – merita giustizia.»

«Non risparmiarti, sappiamo che sei brava e che alla fine la troverai, viva o… morta che sia» riprese la zia con voce incrinata. «E la prossima domenica porta anche questo Ruggero a pranzo, sarebbe bello parlarci e tornare a puntare i riflettori anche su Samanta e sulla nostra associazione, non sarebbe male. Lo so che in genere passi da noi una volta al mese, ma questo è un caso eccezionale. Ovviamente, includi anche tuo padre, più siamo meglio è.»

E certo, e poi? Devo portare anche il prete del paese? Perché ho la strana sensazione che le celluline grigie dei miei zii si siano attivate in modalità cupido? Meglio stroncarli subito.
 
«Che ne direste se rimandassimo a quando avremo più indizi in mano? La priorità va alle indagini e dobbiamo battere il ferro finché è caldo. Bisogna smascherare Madre Ernestina e le sue consorelle» specifico con forza.

Ecco, Marta, bene così. Meglio fare credere loro che lo porterò o non mi mollano più.
 
«Come? Tutte? Marta, ti rendi conto che hanno una certa età? Anche volendo, è impossibile che possano commettere dei crimini. E poi già dieci anni fa molte di loro erano ultra ottantenni, se non ricordo male.»

«Sì, zia, lo so anch’io, ma io non ho detto tutte» specifico lasciandoli di sasso «e ora, hai intenzione di darmi da mangiare quella magnifica pasta al forno o di lasciarmi a digiuno? Ho una fame!»
 
 
                                                                                               &&&&&

 
Ruggero era nervoso e arrabbiato. Quella benedetta donna e il suo vizio di non rispondere alle telefonate. Il giorno prima l’aveva chiamata varie volte e non gli aveva mai risposto, mai! Cazzo, era questo il suo modo di collaborare?
Ecco perché ora si trovava sotto casa sua. Oddio, dire sotto era un eufemismo, visto che abitava al pian terreno di una palazzina, a lato della vetrina della sua agenzia di investigazione. MB Investigazioni! Viva la fantasia sfrenata.
Per fortuna si era fatto dire dove fosse la sua agenzia per poterla raggiungere in caso di ragguagli e si era fatto anche dare il suo numero di cellulare. Quando gli aveva riferito che abitava lì accanto, ne era rimasto basito. E ora, questa informazione, gli era tornata utile.
Scese dall’auto e suonò con insistenza. Sì, erano le 7.30 di lunedì mattina… e allora? Lui era già sveglio da un paio d’ore e perché mai quella tizia doveva continuare a dormire dopo averlo snobbato?
Pigiò insistentemente il campanello, più volte e attese.
Non mi dire che la signorina Brambilla è una di quelle che non le sveglia neanche le cannonate!, pensò dopo cinque minuti buoni di silenzio. A noi due!, si disse poco prima di suonare nuovamente.
Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin
Oh, un rumore. No, è un’imprecazione abbastanza colorita. Oh, anche questa e questa. Devo averla svegliata per davvero, ma che peccato.

 
«Chi è?» Gracchiò la voce alterata e assonnata al di là della porta.

«La stampa!» Ribatté lui cercando di non ridere.

«La co… saaa? Non sono in vena di scherzi alle… alle… ma che ore sono?»

«Be’, se mi apre glielo dico, signorina Brambilla Marta.»

E quella fu la frase magica che gli fece guadagnare l’ingresso all’abitazione e… e allo sguardo dapprima sconcertato e poi cupo della sua proprietaria.
 
«Oh, santi numi benedetti. È la stampa per davvero» gli disse con sarcasmo. «Mi dica, Valsecchi, non sa che non è educato presentarsi in casa altrui di prima mattina? Vuole svegliare tutto il palazzo?»

«Buongiorno anche a te. Come si dice, il mattino ha l’oro in bocca e chi sono io per poltrire?» le disse passando al tu.

«Ah, chi sei tu e cosa fai di primo mattino, non mi interessa minimamente. Io so solo che amo dormire, che odio chi mi sveglia senza motivo e che fuori è ancora buio» gli rispose imitandolo.

«Oh, quante storie per nulla. Ma che bel pigiamino» le disse poi, dopo averla squadrata.

In effetti non si aspettava di trovarla in una tenuta del genere. Lui era abituato a donne che esibivano completini seducenti anche d’inverno e non a… quello.
Marta Brambilla. La settimana precedente al Ciocco Bar – oltre ad avere scoperto la cioccolata al gianduia con panna, accompagnata da una crepe di nutella assolutamente divina – aveva scoperto anche che era una tipa alla mano, che non si faceva problemi a mangiare davanti a lui e che parlava chiaro. Tutte qualità che lui aveva sempre apprezzato molto in una donna, ma che non aveva mai riscontrato in nessuna prima di allora. E ora… era lì, davanti a lui, con aria battagliera, racchiusa in un pigiama fucsia di pail con una Pollon sorridente sul davanti con la sua famosa e ambigua frase … “Sembra talco, ma non è” stampata sopra e sotto il faccione della piccola sorridente e combinaguai dea greca.

 
«Ringrazia che non sono uno della narcotici o ti portavo via in manette.»

«Com… cos…» poi si guardò la maglia e ridacchiò «oh, in effetti…» poi si fece seria e lo guidò al tavolo della cucina. «Scommetto che sei uno che per colazione, prende un caffè in piedi prima di uscire. Be’, qui puoi scordartelo.»

E poi, senza chiedere il suo parere, gli mise davanti delle fette biscottate con la marmellata di arancia – casalinga poteva scommetterci – e del pane a fette come alternativa. Lei, di contro, si preparò dei cereali e li mise nel microonde per due minuti. Poi si girò ad affrontarlo.
 
«E dunque? Cosa può volere un giornalista a quest’ora indecente del mattino, da un’investigatrice privata?»

«Subito al sodo, vedo, non ti smentisci mai» e poi, dopo avere ottenuto un sospiro spazientito, riprese. «Un mio amico poliziotto, mi ha detto in anteprima che il commissario vuole parlarti e quindi volevo avvisarti di tenerti pronta che oggi ti convocherà nel suo ufficio.»

«Come? A me? Questo è ridicolo, cosa potrebbe mai volere da me. Non sono io la tipa sospetta da torchiare» sbottò quella, chiudendo con un colpo secco l’antina del microonde suonato poco prima.

«A quanto pare qualcuno – una certa suora, ma questo rimanga tra noi – gli ha detto che sei pericolosa e che la perseguiti. Lui vuole solo vederci chiaro.»

«Ah, mi sembrava strano che ancora non avesse fatto la sua vigliacca mossa. Mi fa piacere vedere che anche la new entry si è lasciata corrompere da quella vecchia megera cattiva e infida.»

«Proprio non la sopporti quella donna, ma che ti ha fatto?»

«Tu non l’hai mai incontrata – almeno così mi hai detto l’altro giorno – e non puoi sapere a che livelli può arrivare la sua meschinità» gli rispose prendendo una generosa dose di quella strana poltiglia e mangiandola. «Anche se mi stupisce che, con le tue indagini giornalistiche, tu non abbia ancora scoperto nulla sul suo passato. Io sì.»

Ah, questa era una novità. Anche lui, nel corso degli anni, aveva scavato nella vita di Madre Ernestina Culetto, ma non aveva trovato nulla e allora come aveva fatto quella Marta a riuscirci? Doveva assolutamente saperlo.
 
«Visto che collaboriamo al caso e che tu sembri saperne più di me… ragguagliami. Cosa c’è da sapere sulla superiora del convento?»

La vide pensarci per un po’, mentre continuava ad aggredire quell’intruglio informe nella tazza. Era sicuro di averla convinta e invece lei gli pose una domanda che lo spiazzò.
 
«Prima dimmi perché sei tanto interessato a queste sparizioni. Tu sai che io ho perso la mia migliore amica in quel modo e voglio riaverla, non mi importa come, anche se preferirei fosse viva. Tu, invece, che motivo hai per appassionarti così a questa storia?»

Be’, quella Marta si aspettava una risposta e lui gliel’avrebbe data, se non altro per farle comprendere che era veramente dalla sua parte e non solo per scrivere degli articoli.
 
«Ebbene, te le dirò. Ma prima ti devo ringraziare per avermi accettato come alleato.»

«Mossa strategica. Dopotutto me l’hai detto proprio tu al bar l’altro giorno, no? Indagare su due fronti è sempre meglio che uno e poi potrebbero saltare fuori dettagli che, da soli, potrebbero sfuggire.»

«Sono parole mie, queste? Cavoli, sono saggio e non lo sapevo» disse per farla ridere un po’, ma invano. «Essere sempre così tesi e seri non va affatto bene, signorina Brambilla.»

«La situazione è seria, non ci trovo nulla da ridere.»

«Lo so benissimo da me, Marta, ma non per questo mi trasformo in una specie di Scrooge dei giorni nostri» la reguardì. «E comunque, tornando a noi, em… cosa volevi sapere?»

Ah, si stava proprio divertendo a farle saltare i nervi. La vide sbarrare gli occhi e farsi ancora più cupa di prima. Quella Marta doveva imparare a rilassarsi un po’. Non avrebbe giovato alle loro indagini essere sempre in allarme. Era pronto a scommettere che si stava pentendo di averlo fatto entrare in casa e avergli offerto la colazione.
 
«Ah, sì. Mi chiedevi il motivo del mio interessamento al caso» finse di ricordarsi in quel momento.

«Ti informo che io non assomiglio per niente a Scrooge, ma tu non puoi saperlo, non mi conosci» lo interruppe lei con veemenza. «È solo che sono stanca di tutta questa storia e sono stanca di quelle suore ambigue che ci pigliano per i fondelli da anni. Voglio annientarle. Voglio distruggere il loro mondo, come loro hanno distrutto quello di tante famiglie.»

«Questo dobbiamo ancora appurarlo con certezza. Che sono invischiate in qualcosa di grosso e losco, lo so da me. Ma non abbiamo prove e non possiamo agire solo in base a delle congetture. Dovresti saperlo meglio di me, questo.»

Marta riprese a mangiare con più foga di prima, evitando di guardarlo. Ruggero sapeva che aveva ragione, ma lei non era ancora pronta ad ammetterlo e si nascondeva dietro gesti semplici. Doveva imparare che lavorare in squadra era diverso che fare da sé. Decise di stemperare l’ambiente.
 
«Prima di continuare, voglio sapere che diamine stai mangiando. Non vorrai farmi credere che quella roba lì è davvero la tua colazione. Insomma, hai in casa questa formidabile marmellata artigianale e la snobbi per…»

«Sono solamente cereali. Porterei volentieri il tuo complimento a mio padre – visto che l’ha fatta lui essendo un cuoco in pensione – però poi non mi darebbe tregua chiedendomi di te e facendosi film mentali. Se ti fa piacere ti regalo il barattolo visto che ti piace tanto. Allora, vuoi deciderti a dirmelo?»

Certo che Marta era davvero ostinata, che caratterino. Bene, sarebbe stato interessante unire le forze.
 
«Mia sorella, Olivia Invernizzi, è stata la prima ragazza a sparire in quella zona. Aveva solo quindici anni.»

Be’, per lo meno quella rivelazione ebbe il potere di zittire quella donna. Per qualche minuto.
 
«Aspetta. Invernizzi? Adesso che ci penso… sì, mi ricordo che una delle ragazze aveva quel nome. Ma com’è possibile che lei fosse…»

«In realtà era la mia sorellastra. Stessa madre, padre diverso, frutto di un tradimento grazie al quale i miei hanno divorziato. A discapito di tutto, io ho sempre amato la mia sorellina, anche se abbiamo quindici anni di differenza e non abbiamo mai vissuto insieme. Voglio scoprire che fine ha fatto. Questa cosa ci accomuna, non credi?»

«Già e le troveremo. Incastreremo quelle monache. Hai la mia parola. Sono felice che tu me l’abbia detto e, ora che lo so, sono più tranquilla.»

«Avevi paura che fossi il solito giornalista ficcanaso che vuole avere notizie di primo pelo e non si fa problemi a fingersi interessato a tutto e tutti. O magari solo un giornalista impiccione in cerca di notorietà. Indovinato, vero?»
 

                                                                                                   &&&&&
 
 
Indovinato, cavoli che acume! Stava per ribattere quando il telefono di casa squillò. Recuperò il cordless sul divano e rispose.

 
«Pronto? Qui casa Brambilla, chi parla?»

«Buongiorno. Lei è la signora Brambilla Marta, investigatrice privata della MB Investigazioni

«Sì, proprio io. Con chi parlo, scusi?»

«Sono l’agente Dassi, il Commissario Riva vuole vederla nel suo ufficio alle 9.30, la pregherei di essere puntuale.»

«Posso sapere in merito a che cosa vuole interrogarmi? Perché non vorrà farmi credere che vengo convocata per una visita di cortesia.»

«Non mi è dato sapere altro. Sia puntuale, grazie. Buona giornata.»

Che… maleducato!, si disse guardando il telefono poco dopo.
 
«Razza di idiota. Signora, a me. Ma come si permette.»

«Con chi ce l’hai, col telefono?»

Come? Chi aveva… oh, giusto, il Valsecchi era ancora lì.
 
«Siamo suscettibili sul titolo, vero?» Le disse prima di scoppiare a ridere.

«Ah, ah, ah. Molto divertente» gli dico con sarcasmo «no, era solo il commissariato che voleva farmi sapere quello che già so grazie a te. A proposito, tu come lo sapevi, Ruggero?»

«Te l’ho detto, ho un amico lì dentro. Eh, i vantaggi di essere una sanguisuga con la penna in mano» si schernisce da solo. «Tornando seri, ora. Ti lascio così ti prepari e non arrivi in ritardo, a quanto pare i poliziotti ci tengono a vedere rispettati gli orari. Fosse mai che dovessi presentarti davanti al Riva in tenuta notturna.»

Poi lo vedo alzarsi e dirigersi alla porta con il vasetto di marmellata in mano.
 
«Ehi, un momento, fermo lì! Stavamo parlando di Madre Ernestina, devo ancora dirti che cosa so su di lei.»

«Vero e sono molto curioso di saperlo, ma non c’è tempo ora. Me lo dirai stasera quando passerò per cena. E, per favore, quando una persona ti chiama al telefono o ti manda un messaggio, vedi di rispondere, se non altro per buona educazione o quella persona si vede costretta a invadere casa tua di prima mattina. Buona giornata signor… ina Brambilla» e poi uscì.

Cosa? Come? Ma è impazzito? Si è forse autoinvitato a cena? Dannazione, sì che l’ha fatto. Sono già stata stupida a rivelargli dove trovare l’agenzia e quindi casa mia – a mia discolpa posso dire che venivo da una nottata agitata e non avevo connesso molto bene cosa Ruggero mi aveva chiesto fino a che era stato troppo tardi – ci manca solo che ora inizi a frequentarla con regolarità.
Per fortuna sono stata a cena da papà ieri sera!, penso con un sospiro di sollievo.
Il Valsecchi vuole cenare con me? Bene, si accontenterà di qualcosa di veloce e freddo. Con tutte le cose che ho da fare oggi – prima tra tutte la mia chiacchierata in commissariato – non ho tempo per mettermi ai fornelli.  Comprerò qualcosa di pronto dal prestinaio in centro paese e – che al caro Ruggero vada bene o meno – quello passerà il convento. Ahahah.
Ok, battuta pessima, me lo dico da sola. Spero solo che mio padre non scopra mai questa cosa o mi fa a fettine impanate e poi mi rosola a fuoco lento.


                                                                                                  &&&&&

Angolo Autrice:

Ciao a tutti gli indomiti lettori del mio delirio giallo. Sta a vedere che a furia di chiamarlo così, dovrò cambiargli il nome.
E dopo un po' di tempo, rieccomi tra voi con l'aggiornamento, ma non temete... presto arriverà un nuovo capitoloche è già in lavorazione.
Questa volta mi sono concentrata su Marta. Ho voluto fare un capitolo di transizione per spiegare meglio chi è, il tipo di rapporto che ha con i genitori di Samanta e perchè e l'inizio della sua collaborazione con Ruggero... che la sveglia in malo modo, da qui il titolo del cap, arrivato dopo un giorno intero di riflessione e grazie all'aiuto della mia migliore amica.
Qui conosciamo un po' meglio Marta e la sua storia. Commovente, vero? Di contro scopriamo anche qualcosa in più sul misterioso Ruggero... e chi l'avrebbe mai detto.
Ma... chissà cos'ha scoperto la nostra investigatrice su Madre Ernestina. Non chiedetemelo perchè Marta è misteriosa anche con me e lo saprò con tutti voi. Ruggero poi è talmente curioso che l'ha combinata bella e ora lei si ritrova incastrata in una cena indesiderata.
Chissà anche cosa avrà da dirle il commissario Riva... sarà come il suo predecessore o Marta, finalmente, potrà indagare in pace? Lo scoprirete nel prox capitolo.Ciao a tutti e grazie per essere rimasti in compagnia di questa strana coppia. Chiara.







 
   
 
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