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Autore: All_I_Need    02/06/2021    5 recensioni
Vi ricordate di quel mercoledì che John ha dimenticato perché Sherlock gli ha messo qualcosa nel té? John non lo ricorda. Però torna a sconvolgere la sua vita.
Genere: Commedia | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash | Personaggi: John Watson, Lestrade, Mary Morstan, Sherlock Holmes, Sig.ra Hudson
Note: AU, Missing Moments, Traduzione | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 1

Ciao a tutti. Con la sua traduzione di “Dog Days”, T’Jill mi ha fatto scoprire All_I_Need, così ho cercato altre sue storie e ho scoperto “Sweet Home Baker Street”, che mi è piaciuta molto. Presa da un’euforia entusiastica e incosciente, ho pensato che fosse carino condividere questa storia con chi stesse apprezzando “Dog Days”. Ed ora, ecco a voi la mia prima traduzione. Non temete, però. Malgrado tutto quello che sta traducendo, non so come faccia, T’Jill ha accettato di farmi da beta. Se, malgrado l’aiuto della mia fantastica beta, dovessero esserci degli errori, sappiate che sono tutti miei.

Per chi volesse apprezzare la versione originale, “Sweet Home Baker Street” è reperibile al seguente link: https://archiveofourown.org/works/22653697/chapters/54144166

Grazie ad All_I_Need per le sue meravigliose storie e per avermi concesso di tradurre questo racconto.

Spero che vi piaccia.

 

 

Baker Street, dolce casa

Capitolo 1

 

Questa storia ha molti inizi e, come con qualsiasi serie complessa di eventi, non potremo mai essere abbastanza sicuri di quale sia il vero principio. Quindi proviamone un paio.

Tutto iniziò in una piovosa mattina di febbraio, quando John Watson e la sua fidanzata, Mary, andarono all'ufficio del Registro per chiedere una licenza di matrimonio. Avevano un appuntamento con una certa signora Humperdinck, che sorrise e parlò in tono mieloso, mentre li salutava e prendeva i loro documenti e indicava quali moduli compilare, intanto che lei faceva una ricerca standard sui loro nomi con il computer.

Sia il sorriso sia il tono sdolcinato scomparvero, come se qualcuno avesse premuto un interruttore.

"Mi dispiace, ma non posso concedervi la licenza."

John e Mary si scambiarono uno sguardo: "Scusi?"

La signora Humperdinck fece un’imitazione piuttosto gelida del suo sorriso precedente: "Non permettiamo la poligamia in questo paese."

"Sì, ne siamo consapevoli. – ribatté John con impazienza – Non vedo come questo possa interessare noi."

La donna increspò le labbra: "Sembra, dottor Watson, che lei sia già sposato."

John la guardò, sbattendo le palpebre: "Come?"

"Qui dice – e girò lo schermo in modo che John potesse vederlo – che lei è già sposato."

"Ascolti, deve esserci un qualche tipo di errore. –  le disse John – Sono sicuro che mi ricorderei, se mi fossi sposato. Non è qualcosa che uno si dimentichi."

"Posso assicurarle che, se lo dice il nostro archivio, è così. – lo rimbeccò la signora Humperdinck, senza nascondere di essere stata un po’ ferita nell’orgoglio – Sto proprio guardando il suo certificato di matrimonio e sembra perfettamente in ordine."

"Mi faccia vedere," sbottò John, dimenticando momentaneamente ogni accenno di cortesia.

La donna girò lo schermo del computer e sia lui sia Mary si sporsero in avanti per guardare ciò che senza dubbio era un certificato di matrimonio per un certo Dr. John Watson e…

"Sherlock? – domandò Mary, sconcertata – Hai sposato Sherlock?"

John fissò il certificato, che riportava quelle che erano inequivocabilmente le firme sue e di Sherlock e che creava una realtà del tutto nuova, di cui non era mai stato a conoscenza: "Io… io… non lo so."

"Bene. – intervenne la signora Humperdinck, chiaramente combattuta tra pensare che John fosse un idiota e chiedersi se lui potesse veramente non sapere – Dovrà divorziare, prima di poter sposare la qui presente signorina Morstan."

"Io… – John aggrottò la fronte, osservando il certificato – Ma questo è stato rilasciato tre anni fa! Lui... è morto quattro mesi dopo."

L’espressione della signora Humperdinck si addolcì: "Oh, mi dispiace terribilmente, mio caro. Avrebbe dovuto dirlo! Se può fornire un certificato di morte di suo marito, possiamo…"

John, turbato dal fatto che qualcuno si riferisse disinvoltamente a Sherlock come suo "marito", scosse la testa: "No... no, non è morto. Non proprio, voglio dire. Ha inscenato la propria morte, capisce?"

"Allora... adesso è vivo?" A giudicare dalla confusione nella sua espressione, la signora Humperdinck era una delle poche persone che non aveva letto la notizia.

"Sì, naturalmente."

"Allora il certificato è perfettamente valido. – ribatté con fermezza la signora Humperdinck – A meno che lei non possa presentare un autentico attestato di morte, dovrà ottenere il divorzio, prima di sposarsi."

 

*****

 

O forse la nostra storia inizia quattro mesi prima, in una giornata fredda, ma sorprendentemente soleggiata di inizio novembre, quando John andò a visitare il 221b di Baker Street, dopo due lunghi e dolorosi anni di vita altrove, per dire alla signora Hudson che si sarebbe sposato.

"Beh, sto programmando di farlo. Farò la proposta presto."

"Sposarti? – fece eco la signora Hudson – Così presto dopo Sherlock?"

Col senno di poi, forse quella domanda aveva avuto un significato un po' più complesso di quanto John avesse notato in quel momento. E forse c'era stata una ragione per la totale incredulità della signora Hudson, quando John le aveva ricordato ancora una volta che lui e Sherlock non erano mai stati una coppia. Forse era perché l’anziana donna era stata uno dei testimoni, che avevano firmato il certificato di matrimonio, anche se pensava che non fosse delicato menzionarlo proprio in quel momento, quando John aveva finalmente deciso di andare avanti. E per quale motivo avrebbe dovuto ricordarglielo? Sherlock era morto e non c'era ragione di richiamare alla mente ricordi dolorosi.

Anche se la signora Hudson avesse pensato di parlarne, John sarebbe comunque finito al Landmark quella notte, indossando un abito scomodo, con quei baffi atroci, con un cofanetto porta anelli nella tasca e un odioso cameriere francese appiccicato al gomito, proprio nel momento sbagliato.

"Cosa interessante, uno smoking. Conferisce anonimato ai camerieri e distinzione ai vecchi amici."

John lo fissò. Lo fissò e fissò e fissò e per quanto si sforzasse non riusciva a comprendere chi avesse davanti a sé. Non aveva un ricordo chiaro degli  eventi del resto della serata. Si rammentava solo di aver spinto Sherlock a terra, con le mani intorno al collo e un sacco di urla, poi ricordava di essersi scagliato addosso a lui attraverso un tavolo e aveva decisamente presente di avergli dato una testata in faccia. A quel punto, loro non erano più al Landmark e non gli importava molto di sapere come avevano lasciato quel posto.

Sherlock, essendo Sherlock, tentava di giustificarsi, ma dava tutte le spiegazioni sbagliate sulla metodologia dell’inganno e nessuna sulle sue motivazioni, così John ne aveva avuto abbastanza molto in fretta.

Nel suo stato di shock, non notò lo sguardo disperato negli occhi di Sherlock, il modo rigido in cui teneva il corpo, le rapide occhiate che lanciava a Mary.

Invece, John chiamò semplicemente un taxi e se ne andò.

Non parlò più con Sherlock per i successivi quattro mesi.

 

*****

 

Ovviamente, se si volesse essere molto precisi, gli eventi che hanno portato John alla scoperta del proprio matrimonio si erano effettivamente messi in moto tre anni prima. Era marzo, quattro mesi prima della presunta morte di Sherlock, che aveva passato la settimana a lavorare su un caso che coinvolgeva varie vittime di rapine in casa con una perdita di memoria limitata nel tempo. Il caso era un solido 9 e Sherlock era più felice del Grinch a Pasqua.

Era riuscito a indagare su otto scene del crimine, aveva fatto scoppiare in lacrime tre persone e John era già intervenuto due volte per impedire a chiunque di prenderlo a pugni in faccia. Difficilmente il caso avrebbe potuto diventare più interessante.

Inoltre, Sherlock aveva passato l'intera notte completamente sveglio, in cucina, con la sua vasta attrezzatura chimica, mentre John dormiva al piano di sopra, indisturbato e ignaro di quello che sarebbe accaduto.

Il dottore si svegliò alle otto e mezza, barcollò giù per le scale ed entrò in bagno con un: "’Giorno," farfugliato al suo coinquilino, che grugnì un saluto e prontamente accese il bollitore in modo che il tè fosse pronto quando John ne avesse voluto un po'.

Esattamente dodici minuti dopo, John tornò da una delle sue efficienti docce in stile esercito, sembrando po' più sveglio e indirizzando a Sherlock un sorriso compiaciuto, quando scoprì che lo aspettava una tazza di tè appena fatta e a debita distanza dall'attrezzatura da laboratorio di Sherlock.

Col senno di poi, si potrebbe dire che John avrebbe dovuto immaginarlo. Si potrebbe suggerire che lui avrebbe dovuto essere diffidente, avrebbe dovuto sapere di non toccare nessuna bevanda che Sherlock gli avesse preparato senza la sua stretta supervisione.

Ma questo significherebbe incolpare la vittima e, francamente, nessuno dovrebbe stare attento al fatto che il tuo coinquilino e migliore amico non decida di mettere alcune sostanze chimiche nel tuo tè mattutino. In effetti, il nominato coinquilino e migliore amico avrebbe dovuto imparare ormai che non era una cosa da fare.

Per sfortuna, Sherlock non aveva ancora raggiunto il punto in cui "per il caso!" era battuto da “buona educazione di base".

E così John bevve la sua tazza di tè senza apparenti problemi. Aveva il sapore del tè, conteneva la giusta quantità di latte e niente zucchero, ed era tanto ordinaria quanto una tazza di tè potrebbe sperare di essere.

Fu quindi una vera sorpresa quando, tre anni dopo, John venne a sapere che il tè, in realtà, conteneva qualcosa in più e che lui era riuscito a dimenticare tutto quello che era accaduto quel giorno, senza nemmeno rendersi conto che c’era un vuoto nella sua memoria.

Per quanto ne sapeva John, era sceso, aveva preso una tazza di tè e Sherlock aveva annunciato che il caso era stato risolto.

E sarebbe dovuto essere così, se solo quel mercoledì dimenticato non fosse mai successo.

Questo, quindi, è stato il vero inizio. Una giornata che era accaduta solo in teoria, ma le cui conseguenze avevano gettato la vita di John fuori dal corso stabilito e in acque inesplorate.

Il giorno in cui aveva sposato Sherlock Holmes.

 

 

NdT

E non ditemi che Sherlock non sappia come fare danni.

Chi sia curioso di sapere che cosa succeda, può tornare qui mercoledì prossimo.

Ciao ciao

   
 
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