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Autore: _Il colore del vento_    10/06/2021    2 recensioni
"Under the rug" :
The phrase is typically used with the verbs "sweep" and "brush," likened to how dirt would be swept under a rug to hastily hide it. Kept secret or hidden from view.
Queste storie non sono che piccoli granelli di polvere non ancora spazzati via.
1-Inside its chest;
2- Come i musei d'estate;
Genere: Introspettivo, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Come i musei d'estate




C'è una ragazza seduta alla fermata dell'autobus.
Ha gli occhiali scuri calcati sul naso e, quando le arrivo accanto, mi rivolge un sorriso delicato come lo schiudersi di un fiore.
Sono i sorrisi migliori, quelli degli sconosciuti,
quelli che neanche ve ne accorgete e li state già ricambiando.
Ha un libro spalancato sulle ginocchia, pagine fitte d'inchiostro senza titolo
(è meglio quando non si vede la copertina, penso, così la storia la invento da me).
Potrebbe essere una storia di mostri marini e abissi blu che divorano la luce, quella che sta leggendo,
di abissi inesplorati dove i relitti giacciono immobili, ignari della terraferma.
O forse no; forse legge di dame affacciate alla finestra,
con fazzoletti candidi che sventolano nell'aria primaverile, in attesa di qualcosa che non arriva
e cavalieri intrappolati in foreste intricate,
fermi davanti agli stagni vuoti in cerca del proprio riflesso.
Forse è la storia di un viaggio: di quelli costellati di mete e ricchi di volti,
quelli in cui il viaggiatore cambia ad ogni capitolo
e alla fine diventa un po' tutti quelli che ha incontrato, anche quelli che non ha conosciuto.
Ma la ragazza non volta mai pagina
e allora capisco che è me che sta leggendo.
Vorrei dirle che non c'è niente, davvero niente di interessante
sul mio viso, tra le pieghe della mia maglia o nelle mie mani vuote.
Farebbe meglio a leggere quel suo libro senza nome,
che racchiude tutte le storie del mondo (almeno per me),
e, soprattutto, farebbe meglio a non chiedermi come sto.
Anche quella domanda sta meglio in bocca agli sconosciuti.
Suona meglio, ci avete mai fatto caso?
Solo che, se ve lo chiede una ragazza alla fermata dell'autobus: "Come stai?" –
se ve lo chiede una così,
con i sorrisi di piuma e storie senza nome spalancate sulle ginocchia,
non si può mentire,
non si può dire: "Bene!" e scrollare le spalle,
non si può fingere.
Se ve lo chiede una così, dovete raccontare per forza la verità
e dire che vi sentite come i musei,
i musei d'estate – quella è pur sempre una verità (una delle tante possibili).
Una ragazza così non si accontenterebbe, probabilmente.
E allora vi toccherebbe gesticolare e aggiungere: "Sì, dai, lo so che puoi capirmi".
Perché le ragazze così,
che se ne stanno ogni giorno in compagnia di una storia diversa,
che sanno sorridere agli sconosciuti alla fermata dell'autobus,
lo sanno per certo cos'è che uno vuole dire.
Deve conoscerla anche lei, soprattutto lei,
la solitudine delle cose che nessuno guarda più –
la solitudine di una bellezza che sfiorisce, che marcisce come scatole ammassate in soffitta.
Forse, una così conosce anche il lutto delle cose perdute
– che è una cosa che mi strazia l'anima, davvero –;
forse ha passeggiato anche lei in quel cimitero di trascuratezza e indifferenza,
di cose possedute e poi dimenticate da qualche parte,
perse per sempre,
perse fra i pioppi.
Comunque, se ve lo chiede una così: "Come stai?",
dovete per forza stringere i denti
e dire che è come una nostalgia d'autunno, quella che vi attanaglia lo stomaco;
che è come sentire perennemente la mancanza delle sere d'estate,
delle notti tiepide e accoglienti come la platea di un cinema.
Ma una così lo capisce perfettamente come vi sentite, anche senza che diciate nulla.
E quando chiude quel suo libro e lo ripone in borsa,
lo vedete che ha finito –
lo vedete che ha capito.

Sapete, lo credo davvero:
con gli sconosciuti a volte è davvero più facile.
  
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