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Autore: KaienPhantomhive    12/06/2021    1 recensioni
[Aggiornamenti Settimanali | -4 Capitoli alla fine | Seguito de: "EXARION - Parte I"]
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La battaglia di Varsavia ha mostrato al mondo la forza del Quarto Reich Lunare. Ma la sete di potere non conosce limiti, da parte di nessuno. Nuove Divinità Metalliche attendono di essere risvegliate, e nuovi Contratti aspettano le loro anime come pegno. Fino a che punto può spingersi il desiderio di distruzione reciproca degli uomini? Ha senso ostinarsi a concludere una guerra, se è destinata a ripetersi per sempre?
Genere: Azione, Drammatico, Science-fiction | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Intermezzo

 

18 Giugno 2050. Ore 18:45.

Isola di Mauna Kea; Arcipelago delle Hawaii.

 

Garriti di gabbiani sorvolavano un oceano calmo, sfumato di viola e arancio, dove il Sole si era già quasi del tutto andato ad annegare. Il profumo della sera, dei fiori tropicali e della salsedine si univa allo sciabordio delle onde, chiudendo quell’angolo di mondo in una bolla di pace.

Molto più alto, dove il verso degli uccelli lasciava il posto a grandi silenzi, le cupole bianche dell’Osservatorio Astronomico del Pacifico scintillavano nel tramonto dalla vetta del vulcano Mauna Kea. Due figure – due donne dalla carnagione scura – se ne stavano appoggiate al parapetto della terrazza panoramica.

“Ma quanto ci vuole? Ho fame e devo ancora fare i bagagli.” – chiese la più giovane, senza staccare gli occhi dallo smartsquare su cui digitava ininterrottamente. Aveva lunghi capelli rasati sul lato sinistro e raccolti in una coda alla base del collo; in origine avrebbero dovuti essere neri ma ora erano coperti da uno strato di tinta rosso pompeiano. Non poteva avere più di venticinque anni.

“Eccomi, eccomi. Scusatemi, signore!” – fu la squillante risposta che venne da un uomo appena uscito da uno degli osservatori. Era un bell’uomo che non aveva ancora raggiunto i quaranta, indiano forse, con barba e capelli curati e – da quanto si poteva evincere dai muscoli dell’avambraccio messi di evidenza dalle maniche rigirate della sua camicia – anche piuttosto in forma. Nella mano destra reggeva una valigetta metallizzata che non sembrava avere alcuna chiusura visibile.

“Ce ne hai messo.” – l’altra donna, più vicina all’età del suo interlocutore di quanto non lo fosse la prima ragazza, si voltò verso di lui – “Tutto in ordine?”

“Abbiamo ricevuto l’analisi comparata dei Registri dal laboratorio di Marte, dovrò stilare un rapporto e consegnarlo a tu-sai-chi. Quelli della VRIL Society scalpitano.”

“Ho saputo della Machine dei russi.” – la donna si accese una sigaretta e si sistemò dietro un orecchio una ciocca di lucidi capelli neri che le stava solleticando il viso.

“Già.” – lui si sgranchì la schiena – “Ora che è in mano nostra gli sviluppi del Prototipo potrebbero chiudersi entro i prossimi due mesi.”

“Giusto in tempo per la missione di recupero in Iraq.”

– la donna tirò ancora con la sigaretta e poi alitò via il fumo, fissando l’orizzonte. – “Prima però dovremmo vedercela con quell’altra Machine, quella che deve ancora risvegliarsi.”

“So che ti hanno messa a capo di Eleanor. Tratta bene la mia piccola, per favore.” – e le fece un occhiolino, a cui lei rispose scuotendo la testa come chi a che fare con un bambino incontentabile.

Poi la donna si guardò le punte degli stivali e i suoi occhi scuri si velarono di inquietudine conferendo ancora più durezza ai nobili lineamenti africani: “Se tutto procede come nei piani, ora inizieremo a fare sul serio. Anche per Amber sarà la prima volta.”

“Guarda che ti sento!” – il rimprovero che le giunse dalla ragazza riuscì a strapparle un sorriso.

“E allora?” – chiese infine, girandosi verso di lei – “Pensi che sarai grado, Amber?”

La ragazza che rispondeva a quel nome, ora di spalle, si staccò finalmente dal cellullare, sollevò la testa e la piegò di lato, fissando la coppia sue spalle con la coda dell’occhio. Sul viso spruzzato di lentiggini si stagliava un sorriso di eccitata trepidazione: “È tutta la vita che aspetto per questo momento.”

 

   
 
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