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Autore: evelyn80    16/07/2021    4 recensioni
Arianna si è innamorata di Fausto sin dal primo momento in cui l'ha visto, mezzo morto sulla riva del Po.
Il suo sentimento si è accresciuto di anno in anno, diventando sempre più forte e radicato nel suo cuore, ma non ha mai avuto il coraggio di farsi avanti, e l'uomo pare non voler capire che questo sentimento le sta lacerando l'anima.
Storia partecipante al contest "Invincibilmente fragili e imperfetti" indetto da Soul Mancini sul forum di EFP
Genere: Introspettivo, Malinconico, Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Kidfic | Avvertimenti: nessuno
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Ti amo, ma tu non lo capisci




 

L’amore.
Le cose più folli si fanno in nome dell’amore. Quando si ama ti senti sull’orlo di un abisso, il passato si dimentica, il presente si dissolve, il futuro non esiste.
L’amore è così: pazzo, imprevedibile, avventato. Ti assorbe, ti consuma, ti divora; si annida piano piano nel tuo cuore e ti incoraggia a ridere, a gridare, a sognare, ma soprattutto ti fa sentire totalmente viva.
[Rebelde Way - 1x25]


 

 


Arianna si guardò nello specchio incrinato appeso a una parete della sua cameretta scavata nella roccia. Quando aveva compiuto sedici anni, due mesi prima, Edoardo, il capo della comunità di sopravvissuti all'impatto dell'asteroide che aveva distrutto il bacino del Mediterraneo – i “Sopravvissuti delle Terme”, come si chiamavano loro, visto che avevano ricavato il proprio rifugio ampliando la grotta naturale delle Terme di Pré-Saint-Didier – le aveva imposto di cambiare stanza, per non condividere più lo spazio ristretto, che gli era stato assegnato al loro arrivo, con suo fratello Lorenzo e con Fausto, l'uomo che li aveva accompagnati.
«Perché ormai stai diventando grande, ed è giusto che tu abbia il tuo spazio», le aveva risposto Edoardo quando lei gli aveva chiesto il motivo di quella decisione.
Arianna lo aveva odiato in quel momento, perché non avrebbe più potuto, la notte, guardare Fausto mentre dormiva, e non avrebbe avuto più scuse per scivolare nel letto matrimoniale accanto al suo corpo massiccio, fingendo di non riuscire a dormire per via dei brutti sogni portati dal passato.
Sfiorò con la punta delle dita le curve appena accennate del proprio corpo, i seni ancora in parte acerbi che gonfiavano a malapena la maglietta che indossava. Trasse un lungo sospiro e pensò a quanto le sarebbe piaciuto se Fausto fosse entrato nella piccola cavità proprio in quel momento e l'avesse sorpresa così, con le mani appoggiate sulle piccole mele che le stavano crescendo sul petto.
Serrò la presa e si lasciò sfuggire un piccolo gemito mentre pizzicava i capezzoli tra pollice e indice. Visualizzò di nuovo nella sua mente il volto dell'uomo che l'aveva salvata portandola via da San Genesio – lei e suo fratello – tre anni prima; l'uomo di cui si era perdutamente innamorata non appena gli aveva messo gli occhi addosso, quando lei e Lorenzo lo avevano trovato mezzo morto sulla riva del Po in piena.
Si figurò i suoi lunghi capelli ricci, i suoi occhi verdi come la foresta, e immaginò che le dita che le toccavano i seni fossero le sue, callose e temprate dal duro lavoro svolto all'interno della comunità.
Si lasciò sfuggire il nome dell'uomo in un sospiro mentre con la sinistra scendeva a sfiorare la propria intimità, coperta dal solo cotone degli slip. Strinse le palpebre e fece scivolare indice e medio sotto la stoffa, sfregando dolcemente la propria femminilità con i polpastrelli.
«Oh... Fausto...», ansimò ancora, stavolta a voce più alta, immaginando di poter avere il suo petto ampio proprio dietro di lei.
Uno scalpiccio di passi affrettati lungo il corridoio di roccia la fece trasalire. Arianna tolse di scatto la mano dalla propria intimità e risistemò gli slip appena in tempo: suo fratello Lorenzo scostò la pesante tenda di cretonne a fiori che copriva l'accesso alla cameretta – e che garantiva solo un minimo di privacy – e si buttò sul suo letto.
«Ehi, non sei ancora pronta? Ma quanto ci metti a vestirti? Lo sai che alle nove inizia la scuola, no?».
Arianna sbuffò, sia per la petulanza del fratello, sia per essere stata interrotta proprio sul più bello mentre fantasticava su Fausto.
«Certo che lo so!», rispose secca, mentre pescava un paio di jeans sdruciti dal bordo di una sedia e iniziava a indossarli. «Smettila di rompere e avviati, piuttosto!».
Lorenzo scosse la testa. «Eh no, ti aspetto, altrimenti rischi di arrivare in ritardo come la scorsa settimana».
La ragazza sibilò per il disappunto: a lei della scuola non gliene importava un bel niente. La frequentava solo perché era obbligata dalle regole della comunità.
«Sai a cosa ci servirà la scuola... la fuori non è rimasto un bel nulla. Se mai usciremo da questo buco, è ovvio!», sibilò mentre finiva di vestirsi.
Il ragazzino si strinse nelle spalle e la precedette fuori della cameretta. Arianna lasciò ricadere la tenda dietro di sé e lo seguì pigramente.

 

 


La testa poggiata sulla mano, Arianna seguiva svogliatamente la lezione di Italiano. La voce del Professor Giuliano, anziano insegnante in pensione che si era assunto ben volentieri l'incarico di seguire l'istruzione dei più grandicelli, aveva un effetto quasi soporifero su di lei. E visto che non gliene importava una beneamata mazza delle figure retoriche, la ragazzina tornò veloce con la mente a Fausto e alla prima volta in cui lo aveva incontrato.


Lei e Lorenzo stavano percorrendo lentamente la sponda del Po, camminando cauti tra i cespugli. Le acque nere e impetuose del fiume scorrevano a pochi metri da loro, a sinistra, coprendo con il loro ruggito ogni altro rumore. Si trovavano lì a farsi inzuppare dalla pioggia fitta che cadeva ormai in continuazione perché Valeriano e Alessandro, i due fratelli cacciatori, li avevano mandati a controllare le trappole che avevano piazzato alla disperata ricerca di prede.
Ma, invece di trovare un animale, si erano imbattuti in un uomo sporco di fango sdraiato scompostamente sulla riva. Lorenzo si era avvicinato incuriosito a guardarlo, convinto che fosse morto, mentre lei aveva capito subito che era ancora vivo perché il suo petto si alzava e abbassava convulsamente, come se fosse stato in preda a un violento accesso di tosse. E, infatti, pochi istanti dopo l'uomo aveva voltato la testa di lato e aveva rigettato un fiotto di acqua putrida.
Arianna si era allontanata in fretta, disgustata, ma prima di correre a chiamare Ernesto, l'uomo che comandava il loro piccolo gruppetto di sopravvissuti, si era voltata di nuovo a guardarlo. Aveva visto che aveva lunghi capelli castani e ricci, anche se in quel momento erano tutti aggrovigliati e luridi, e che aveva un fisico tonico e muscoloso.
All'improvviso le era balzato alla mente Ulisse, il protagonista dell'Odissea: non le era mai piaciuto leggere quel mattone, a scuola, ma chissà per quale motivo quell'uomo le aveva appena fatto ricordare l'eroe omerico per eccellenza. In quel momento il suo cuore iniziò a battere all'impazzata: avrebbe fatto di tutto per salvare quello sconosciuto, perché dentro di sé sentiva già di essersene innamorata.


«Signorina Arianna? Sta dormendo, oppure è talmente rapita dalle mie spiegazioni da essere partita per un viaggio trascendentale?».
La voce acuta del Prof Giuliano la fece trasalire. Si mise seduta composta e finse di prendere appunti, anche se non aveva assolutamente idea di cosa stesse dicendo l'insegnante. Il professore ricominciò a parlare e lei iniziò a scarabocchiare il foglio che aveva davanti, senza prestare attenzione né alle parole del Prof, né a quello che stava scrivendo.
Se ne rese conto solo quando la lezione finì e lei si alzò dal banco stiracchiandosi: aveva riempito la pagina ripetendo all'infinito il nome di Fausto, circondandolo ogni volta con dei cuoricini.

 

 


Il pomeriggio trascorse lento e monotono, come sempre all'interno di quel dannato formicaio. Arianna avrebbe dovuto dare una mano in cucina a preparare la cena, ma si era risolta a raggiungere l'unico locale del rifugio che possedeva delle aperture verso l'esterno, dalle quali non si vedeva altro che cielo grigio e pioggia continua, solo quando Franca, una delle responsabili della cucina, non era andata a cercarla minacciandola di avvertire Edoardo che non stava facendo il suo dovere come dettato dalle regole della comunità.
La ragazza aveva sbuffato ma l'aveva seguita comunque, passando poi il resto del pomeriggio a pelare patate per la zuppa pensando insistentemente a Fausto, a quando sarebbe rientrato per la cena insieme ai suoi compagni di lavoro e a quando avrebbe potuto finalmente sedersi accanto a lui per mangiare in sua compagnia. Era tanto assorta nelle sue fantasticherie sull'uomo che adorava che nemmeno si accorse di essersi tagliata un dito, e solo quando Franca iniziò ad urlarle di andare a mettersi un cerotto, ché altrimenti avrebbe sporcato di sangue le patate, si rese conto di cosa fosse successo.
La sua ossessione per Fausto era tanto forte da impedirle persino di provare dolore.

 

 


La sera, a cena, non appena Arianna vide Fausto entrare nella sala comune iniziò a sbracciarsi nella sua direzione, per indicargli il posto che gli aveva tenuto libero.
L'uomo la raggiunse, districandosi con non poca fatica tra le panche e i tavoli, e le si sedette accanto con un sorriso. Batté il pugno con Lorenzo, la baciò delicatamente sulla tempia, poi si stirò la schiena poggiandosi le mani sui lombi e facendo scricchiolare le vertebre.
«Cristo... sono stanco morto. Non vedo l'ora di mettere qualcosa sotto i denti e di andare a dormire».
Arianna sentì a malapena le sue parole: era ancora incantata dal tocco lieve delle sue labbra, persa nella fantasia di tentare, una sera o l'altra, di ruotare il capo per farsi baciare sulla bocca invece che sulla testa. Inspirò a fondo per inebriarsi dell'odore di pulito di Fausto – ogni sera prima di andare a cena tutti dovevano fare la doccia, secondo le regole della comunità – e fece l'atto di accoccolarsi contro il suo braccio possente. La voce di Lucia, una delle donne addetta alla pulizia del rifugio seduta davanti a loro dall'altro lato del tavolo, la riscosse, bloccandola.
«Io l'ho sempre detto che Mario vi fa lavorare troppo», disse, riferendosi all'uomo responsabile del taglio della legna per il rifornimento della caldaia centrale, il superiore di Fausto. «Forse un massaggio alla schiena potrebbe farti bene. Io sono a disposizione, se vuoi», aggiunse la donna con tono malizioso.
Arianna le lanciò un'occhiata velenosa. Se avesse potuto uccidere con uno sguardo, in quel momento Lucia sarebbe stata stecchita. “E forse ne sono anche capace”, pensò con cattiveria, continuando a fissare la donna seduta davanti a lei. Quando Monica, la donna che si prendeva cura di loro a San Genesio e che li aveva accompagnati fino a lì con Fausto, era morta per un tumore al seno due anni prima, Arianna si era convinta di averglielo mandato lei, quel male incurabile, a furia di spedirle mentalmente il suo odio. Monica era stata la compagna di Fausto, e lei l'aveva detestata per questo, giorno dopo giorno. Quando era venuta a mancare lei si era sentita in colpa, ma poi aveva pensato che, senza Monica tra i piedi, avrebbe avuto maggiori possibilità di conquistare Fausto.
Certo, lui la considerava solo una ragazzina. “Ma il tempo cambia molte cose”, Arianna pensava spesso tra sé. L'amore cieco che provava nei suoi confronti le faceva dimenticare il passato, annullava il presente e rendeva inesistente il futuro. Se lei continuava a vivere, in quel buco di pietra caldo e umido di vapore, a dispetto di tutte le privazioni e tutte le difficoltà che aveva passato, era perché pensava a Fausto e a quando, finalmente, si sarebbe donata completamente a lui.

 

 


La cena proseguì tranquilla, il silenzio interrotto solo dal rumore di mandibole al lavoro, fino a quando Arianna non sentì un piede nudo sfiorarle una gamba. Alzò lo sguardo di scatto, il cuore che le batteva a mille all'ora, fissandolo sul volto di Fausto. L'uomo mangiava lentamente, assaporando la propria zuppa come se fosse stato un piatto gourmet.
No”, pensò la ragazzina, “non può essere lui a farmi il piedino”. Tra l'altro, lei aveva già provato più volte a sfiorare la coscia di Fausto con la mano, ma ogni volta si era arrestata a pochi millimetri dai suoi jeans per paura di essere respinta brutalmente.
Girò allora il viso verso Lucia. Anche la donna stava fissando Fausto con lascivia, un sorrisetto malizioso che le increspava la bocca.
Arianna contrasse le labbra fino a ridurle a due linee sottilissime: era quella sporcacciona ad aver allungato il piede. Convinta di carezzare la gamba di Fausto, si stava invece accanendo sulla sua.
Prese la mira e le assestò un calcio nello stinco, stando bene attenta a colpirla con la punta dura dei suoi scarponcini. La donna trasalì per il dolore e la sorpresa al punto da far sobbalzare la tavola, rovesciando alcune delle caraffe d'acqua sistemate sopra di essa a intervalli regolari.
Lungo la tavolata si levarono dei commenti di sdegno: l'acqua era un bene prezioso, chi era stato a rovesciarla così impunemente?
Fausto alzò lo sguardo dal piatto e si voltò prima verso Lucia e poi verso Arianna, imitato da Lorenzo. La donna stava fissando la ragazzina come se avesse voluto incenerirla.
«Sei stata tu a darmi un calcio, vero?», chiese con astio.
«Se tu non mi avessi fatto piedino sotto al tavolo io non ti avrei preso a calci!», rispose la ragazzina in tono di sfida.
E mentre lungo il tavolo i borbottii sdegnati per l'acqua versata continuavano, accompagnati ora da qualche occhiata curiosa, Lucia avvampò vistosamente. «Non è vero, sei una bugiarda», sibilò, cercando qualcuno con lo sguardo.
Arianna ricordò all'improvviso che quella donna aveva un compagno, un tizio di nome Angelo, addetto al magazzino dei viveri. Fece un sorrisetto maligno e replicò, alzando il tono di voce. «No, sei tu la bugiarda. Qui si sono accorti tutti che ti piace Fausto, tranne forse il povero Angelo. Perché non glielo diciamo adesso?».
Lucia, forse per paura che il suo compagno scoprisse davvero che aveva perso la testa per l'uomo emiliano, si alzò in piedi e le mollò uno schiaffo.
Arianna trasalì e si alzò in piedi a sua volta. Lanciò un'occhiata a Fausto, nella speranza che prendesse le sue difese, ma l'uomo la stava fissando con le sopracciglia aggrottate.
«Arianna, si può sapere che ti prende? Chiedi scusa a Lucia!».
Lei scosse la testa. «Non ho niente di cui scusarmi! È stata lei a cominciare! Se avesse tenuto i piedi a posto non si sarebbe beccata un calcio!».
Nella vasta sala era calato il silenzio: tutti osservavano la scena, curiosi di sapere come sarebbe andata a finire. Scenate del genere si verificavano abbastanza spesso, visto che la convivenza forzata portava le persone a perdere il lume della ragione, ma ogni volta che accadeva i presenti si godevano quel diversivo alla monotonia come una piacevole novità.
Lucia rimase sulla sua posizione. «Io non ho allungato i piedi! Sei tu che mi hai mollato un pestone per il gusto di farlo! Io l'ho sempre detto che Edoardo non avrebbe mai dovuto accettare nuovi venuti: è tutta qui la tua riconoscenza verso di noi che ti abbiamo salvato la pelle, a te e a tuo fratello?».
Nel sentirsi rinfacciare di essere una straniera in mezzo a tutti quei Valdostani, Arianna iniziò a tremare per la rabbia. «Guarda, preferirei andarmene subito, piuttosto che rimanere qui a guardare la tua brutta faccia!».
«Arianna!», la riprese seccamente Fausto. «Smettila di comportarti come una bambina!».
Ferita più dal fatto di non essere stata difesa dall'uomo che dalle parole di Lucia, la ragazzina lasciò in fretta la sala comune, le mani sulla faccia per trattenere le lacrime.
Suo fratello le corse subito dietro.
«Arianna, aspettami!», la richiamò non appena furono soli nel corridoio, accelerando il passo per raggiungerla. La afferrò per un polso tentando di trattenerla, ma lei si liberò con uno strattone.
«Lasciami in pace! Ho bisogno di stare da sola!».
Lorenzo la seguì comunque fino alla sua cameretta. Sarebbe entrato con lei se Arianna non gli avesse intimato una seconda volta, minacciando di schiaffeggiarlo, di lasciarla sola una volta per tutte.
Si buttò sul letto e scoppiò in lacrime. Aveva creduto – e sperato – che Fausto si alzasse in piedi per difenderla a spada tratta come un cavalier servente dalle accuse di Lucia. E, invece, non solo non le aveva creduto, ma le aveva anche ordinato di chiederle scusa. «Non lo farò mai, non le chiederò mai scusa!», singhiozzò a voce alta tra le lacrime, la voce soffocata dal cuscino in cui aveva affondato la faccia.
Pianse amaramente, immaginando che Fausto avesse ceduto al fascino della donna, pensando che dopo cena sarebbe andato davvero a farsi fare quel massaggio che lei gli aveva promesso. Al pensiero che Lucia potesse toccarlo spudoratamente, mentre lei non aveva mai osato nemmeno sfiorarlo per paura di essere respinta, si sentì morire dentro. Senza Fausto la sua vita non aveva alcun senso, non ora che aveva perso tutto: i suoi genitori emigrati in America, che chissà che fine avevano fatto, i suoi nonni rimasti a morire a San Genesio. Le rimaneva solo suo fratello, ma lei aveva sempre considerato Lorenzo solo al pari di una piaga d'Egitto.
Col pensiero, tornò a quando aveva scoperto per la prima volta Monica tra le braccia di Fausto, e al dolore, la rabbia e l'odio che aveva provato in quel momento.


Quella mattina si era svegliata con il cuore leggero: avevano lasciato San Genesio con la speranza di riuscire ad arrivare al Bunker, Lorenzo non aveva più la febbre e, soprattutto, era in compagnia di Fausto, che si era preso la briga di portarli in salvo.
Non appena suo fratello si era destato aveva ingaggiato con lui una battaglia di cuscini, poi entrambi si erano spostati in salotto per coinvolgere anche gli adulti nel loro gioco. Ma quando lei aveva buttato il proprio cuscino addosso a Fausto per svegliarlo, e si era tuffata a pesce su di esso con la scusa della battaglia per poter stare il più vicino possibile all'uomo, si era accorta che sia lui sia Monica erano praticamente nudi. Cosa avevano fatto, quei due, durante la notte?
Lo aveva chiesto spudoratamente, piena di livore e di vergogna, e Monica le aveva risposto di farsi gli affari propri. Allora aveva capito che tra Fausto e la donna doveva correre qualcosa di più di una semplice amicizia, e che dovevano aver fatto quelle cose, tutte sospiri e gemiti, che di solito facevano gli adulti a letto.
Aveva sentito più volte la donna farlo con Ernesto mentre erano ancora a San Genesio, e a lei non gliene era mai importato granché. Pensava solo che facevano schifo e niente più. Ma scoprire che lo aveva fatto anche con Fausto l'aveva fatta sprofondare dentro. Da allora aveva iniziato a odiare Monica con tutte le fibre della sua essenza, in maniera tanto insistente da desiderare perfino la sua morte.


E l'ho ottenuta!” pensò convulsamente tra le lacrime.

 

 


Stava ancora piangendo, anche se non con la stessa intensità di prima, quando sentì dei passi fermarsi davanti alla tenda che copriva l'ingresso della sua cameretta. Convinta che fosse Lorenzo, intimò con voce lacrimosa di essere lasciata sola.
Quando udì che la tenda veniva scostata, Arianna alzò la testa dal letto.
«Ti ho detto di lasciarmi in pace, piattola che non sei altro!», sibilò, per poi lasciarsi sfuggire un singulto di sorpresa nel rendersi conto che il nuovo arrivato non era suo fratello, ma Fausto.
L'uomo si accostò al suo letto e si mise seduto sul materasso senza che lei lo invitasse, ma Arianna non aveva nessuna intenzione di mandarlo via. Rimase a guardarlo negli occhi – due pozzi verdi di foresta – tirando su col naso.
«Non sei andato da Lucia a farti fare il massaggio rilassante?», chiese, calcando l'accento sulle ultime due parole.
Fausto non rispose alla sua domanda, ma le carezzò dolcemente la schiena e le scostò una ciocca di capelli dalla fronte sudata. A quel tocco, la ragazza si sentì letteralmente sciogliere come neve al sole.
«Mi vuoi spiegare perché stasera ti sei comportata da sciocca? Hai dato spettacolo, e lo sai che non mi piace».
Arianna annuì: sapeva benissimo che Fausto aveva sempre voluto tenere un profilo molto basso all'interno del rifugio, anche e soprattutto perché loro erano stranieri, ma non poteva certo tollerare l'affronto di Lucia che voleva portarle via l'uomo che amava!
«Lei voleva farti il piedino, ma ha toccato me e io le ho tirato un calcio. Così impara a tenere i piedi al suo posto!».
«E qualora fosse?», continuò l'uomo fissandola serio. «Avrei saputo difendermi da solo dalle sue avances, in separata sede, senza fare confusione nella sala comune».
Arianna si voltò su un fianco, senza distogliere gli occhi da quelli di Fausto.
«E tu avresti davvero rifiutato i suoi approcci?».
«Certo che sì. Sai benissimo che ho promesso a Monica di prendermi cura di voi fino a che non sarete entrambi maggiorenni».
«Non ci credo mica, sai? Sei un uomo così affascinante... ti muoiono tutte dietro, e prima o poi cederai alle lusinghe di una di loro. Senza contare che la tua promessa non implica mica il fatto che devi rimanere solo!».
«Forse no. Ma io ho giurato a me stesso che non avrei mai più amato nessuna donna dopo Monica. Ciò che c'è stato tra noi, come mi sono comportato con lei...».
Fausto si interruppe con un sospiro, passandosi una mano sul volto, e Arianna ricordò che, quando l'uomo aveva scoperto che i suoi due migliori amici ed ex compagni di viaggio, Luca e Evelyn, erano passati da quel rifugio, la sua voglia di ritrovarli era cresciuta esponenzialmente fino a fargli addirittura seguire le loro tracce fino al Bunker per sapere se fossero riusciti a entrarvi, trascurando Monica e rinnegando tutto quello che c'era stato tra loro fino a quel momento. Poi Fausto aveva scoperto che entrambi i ragazzi erano morti prima di arrivare alla loro meta ed era tornato indietro, ma ormai il suo rapporto con la donna si era incrinato definitivamente.
A quel tempo Arianna aveva sperato di poter fare finalmente breccia nel suo cuore, ma si era ben presto resa conto che quello di Fausto era ancora occupato da una persona: Evelyn, la cui morte aveva segnato l'uomo ben più di qualsiasi altra cosa, persino della successiva morte di Monica.
«Dopo Monica... o dopo Evelyn?», chiese d'impulso, seguendo il filo dei suoi pensieri.
Vide l'uomo irrigidirsi di colpo nel sentire pronunciare il nome della sua vecchia compagna di viaggio.
«Che cosa ne sai, tu, di Evelyn?», domandò brusco in risposta.
«Ho sentito spesso Monica che ne parlava: diceva che tu la amavi ancora e non riuscivi a dimenticarla neanche se era morta».
Fausto serrò le labbra e Arianna, seguendo l'istinto, alzò la mano destra a carezzargli la guancia ispida di barba. Trattenne il fiato, convinta che l'avrebbe scacciata, e invece l'uomo non lo fece. Rimase a guardarla dritto negli occhi quel tanto che bastava per convincerla che forse poteva rischiare un po' di più.
«Mi dispiace che Monica e Evelyn siano morte», mentì. In realtà non gliene poteva fregare di meno. «Ma tu dovresti smettere di pensare a loro, adesso», aggiunse. Quando vide che Fausto non si muoveva lei gli si accostò, alzando il viso fino a raggiungere il suo. Il cuore le batteva all'impazzata: lui era lì, immobile davanti a lei, la sua bocca a pochi centimetri di distanza, i suoi occhi fissi sul suo volto. Ecco, era arrivata l'occasione giusta! Poteva baciarlo, poteva stringerlo a sé e fargli sentire quanto lo amava.
«Fausto...», esalò in un sospiro, sentendosi come l'eroina di un romanzo di Jane Austen: languida e romantica.
L'uomo si alzò di colpo dal letto, lasciandola di sasso. «Cerca di dormire, Arianna, è già molto tardi. Buonanotte». E se ne andò senza dire altro.
La ragazza rimase per un attimo sconcertata, poi la prese un fremito di rabbia. C'era arrivata così vicina! Bastava solo che si sporgesse di qualche centimetro e l'avrebbe baciato. Si era già immaginata stretta tra le sue braccia, le membra molli, come in quelle copertine dei romanzi Harmony, e invece lui si era alzato e se ne era andato, ignorando la sua muta dichiarazione d'amore.
Batté il pugno sul materasso, dandosi della stupida. Perché non aveva osato di più?
Ma prima o poi ci riuscirò!”, si disse. “Prima o poi lo bacerò e gli dirò che lo amo, e allora sarà mio!

 

 

*   *   *

 


Arianna trattenne il fiato. Stava aspettando quel momento da troppo tempo, ormai. Fino a che era stata minorenne non aveva osato tirare troppo la corda, per paura di spezzarla e inimicarsi Fausto. Ma ora che aveva diciotto anni compiuti era arrivato per lei il momento di farsi avanti.
Fino a quel momento l'uomo aveva sempre rifiutato con gentilezza ogni donna che si era fatta avanti con lui, ma Arianna temeva che, se avesse aspettato ancora, prima o poi ci sarebbe stata qualcuna che gli avrebbe fatto perdere la testa. Doveva farlo adesso: prendere o lasciare!
Si era introdotta di nascosto nei bagni del rifugio, rimanendo nascosta in un angolo buio in attesa di vedere Fausto entrare in uno dei cubicoli per fare la doccia. Proprio allora, nel momento in cui sarebbe stato nudo e più vulnerabile, lo avrebbe attaccato.
Quando lo vide finalmente entrare, dopo quasi un'ora di attesa, il suo cuore perse un battito. Era sudato, con i capelli scarmigliati e appiccicati in ciocche scomposte alla sua fronte, e ciò gli dava un aspetto selvaggio che l'aveva sempre affascinata. Nonostante avesse ormai raggiunto i cinquantasette anni, per lei era ancora bello come un dio, e ne era innamorata più che mai. Anzi, negli anni che erano passati il suo sentimento si era rafforzato al punto da farla quasi impazzire: se non si fosse dichiarata, se non gli avesse gridato in faccia i suoi sentimenti, avrebbe finito col sentirsi male.
Lo osservò mentre si spogliava lentamente di un capo d'abbigliamento dopo l'altro, fino a rimanere completamente nudo. In quel momento nei bagni non c'era nessuno, perché di solito Fausto andava sempre per ultimo a fare la doccia, per godersi forse l'unico momento di pace e tranquillità della giornata.
Arianna si avvicinò di soppiatto proprio mentre lui si stava legando l'asciugamano alla vita. Gli passò le mani sulla schiena muscolosa facendolo trasalire. Per poco il telo di spugna non gli sfuggì di mano, e lei riuscì a cogliere una fugace immagine del suo membro prima che riuscisse a coprirlo con la stoffa.
«Arianna?! Cosa diavolo ci fai qui?», le chiese, ansimante, e lei per tutta risposta gli buttò le braccia al collo e fece aderire il proprio corpo, dalle forme appena accennate, contro il suo.
«Fausto... ho aspettato questo momento per troppi anni...», esalò, schiacciando le proprie labbra contro le sue.
Il sesso dell'uomo fece un guizzo: Arianna lo sentì chiaramente iniziare a premere contro il suo basso ventre mentre reagiva autonomamente a quel dolce stimolo, e sorrise dentro di sé. Sì, Fausto la desiderava! Poteva finalmente essere sua! Dischiuse le labbra per cercare di intensificare il bacio, ma l'uomo si riscosse e la allontanò afferrandola per le braccia.
«Arianna, sei ancora troppo giovane per queste cose».
«Ho diciotto anni!», esclamò lei di rimando, cercando di sfuggire alla sua stretta per avvicinarglisi ancora, ma lui resistette.
«E io ne ho cinquantasette, trentanove più di te. Potrei essere tuo padre. E, in effetti, fino a ora è così che mi sono comportato: come se lo fossi davvero!».
Arianna si sentì morire a quelle parole: possibile che non capisse?
«Ma non sei veramente mio papà!», gridò di rimando. «Fausto, non lo capisci che ti amo?».
Si contorse come un'anguilla per liberarsi dalle sue mani che la stringevano per le braccia, impedendole di buttarsi contro di lui, di sentire ancora una volta la dolce pressione della sua virilità contro la propria femminilità. Avrebbe dato di tutto pur di accoglierlo almeno una volta dentro di sé, pur di donargli la propria verginità.
«E tu non capisci che mi stai chiedendo una cosa che non posso darti? Cerca qualcuno della tua età, non un vecchio bavoso come me», replicò Fausto, nel disperato tentativo di allontanarla senza farle male.
Arianna riuscì infine a sfuggire alla sua morsa e si buttò di nuovo sulle sue labbra. Fece forza con la lingua per farsi strada nella sua bocca e, per un brevissimo istante, Fausto sembrò cedere. Le punte delle loro lingue si sfiorarono e Arianna si sentì catapultata tra le stelle. Ma un secondo dopo l'uomo riprese il controllo e la allontanò definitivamente.
«Ho detto no, Arianna! Io non sono l'uomo per te!», disse, risoluto.
Allora la ragazza scoppiò in lacrime, mentre il passato tornava prepotente a insinuarsi nella sua mente. Le parole di Monica su Evelyn le tornarono improvvise alla memoria e gliele sputò in faccia con astio.
«Monica aveva ragione! Anche se è morta, tu non fai altro che pensare a Evelyn!».
E con quelle parole corse via, il cuore spezzato dalla rabbia e dalla delusione. Dopo tanto tempo aveva trovato il coraggio di dichiararsi, e Fausto l'aveva rifiutata senza neanche curarsi dei suoi sentimenti. Come avrebbe fatto ad andare avanti? Come avrebbe potuto resistere ancora in quella specie di formicaio umano, senza la speranza di poter avere l'amore di Fausto?
Corse nella sua cameretta e si buttò sul letto, a piangere. Come poteva ancora sentirsi viva?
Non posso, senza Fausto”, pensò, l'anima lacerata e divorata da quel sentimento così straziante da far perdere il lume della ragione.

 

 

 

Spazio autrice:

Sono veramente contenta di aver partecipato a questo contest dedicato agli adolescenti, perché così ho avuto modo di rispolverare alcuni dei miei OC a cui sono particolarmente legata, ovvero Arianna e Fausto, e ho potuto raccontare ancora qualcosa su di loro. Spero di aver rispettato in pieno il tema del contest, ma, anche se così non fosse, sono comunque felicissima di aver potuto scrivere questa storia.
Si tratta di uno spin-off di due mie long, ovvero “Il destino di Fausto” in primis e “Il viaggio per il Bunker” di conseguenza, visto che già la prima long che ho citato è uno spin-off della seconda.
Urgono quindi tutti i riassunti del caso, per far comprendere alla giudice e a chi leggerà la storia, le dinamiche della vicenda senza doversi andare a leggere i due mappazzoni precedenti XD.


La Terra è stata colpita, proprio nel bacino del Mediterraneo, da un asteroide che ha devastato ogni cosa. Solo in pochi hanno avuto il privilegio di salvarsi, accedendo a un bunker sotterraneo costruito sotto il Cervino, tramite la ricezione di una lettera di ammissione da parte del Ministero.
Evelyn è una delle poche fortunate ad aver ricevuto la lettera, ma quando sta per partire con suo figlio con l'ultimo aereo lei cede il posto a un altro bambino, affidando suo figlio a una conoscente. Riesce a sopravvivere all'impatto nascondendosi, insieme con un altro gruppo di persone, all'interno delle profonde grotte che perforano le montagne della sua zona, e non appena la situazione si stabilizza, dopo l'impatto, lei lascia questo rifugio improvvisato per raggiungere il bunker e riunirsi con suo figlio. Durante il cammino incontra altri tre viaggiatori – Luca, Andrea, Fausto e il suo cagnolino Tobia, anche loro diretti al bunker nella speranza di ricongiungersi ai loro cari – ai quali si aggrega.
Durante il viaggio ne succedono ovviamente di tutti i colori: Evelyn e Luca si innamorano, Andrea muore in seguito all'attacco di un branco di cani inselvatichiti e Fausto viene travolto dalle acque del Po. Convinti della sua morte, Evelyn e Luca proseguono il loro viaggio da soli ma, proprio a pochi passi dal bunker, Luca e il cagnolino vengono uccisi da un pazzo e Evelyn è costretta a continuare da sola. Riuscirà a entrare nel bunker grazie alla sua lettera di ammissione, si ricongiungerà con suo figlio, conoscerà i familiari di Luca e lì darà alla luce il suo secondogenito, frutto dell'amore con Luca.
Fausto, però, non è morto. È riuscito a liberarsi dal fuoristrada in cui era incastrato e ha raggiunto a fatica la riva sud del Po, dove viene trovato da Arianna e Lorenzo, due ragazzini di 13 e 7 anni rispettivamente che vivono a San Genesio nella casa dei nonni – i loro genitori sono emigrati in America per lavoro – in compagnia di un altro gruppetto di persone. Fausto viene accolto e subito si innamora di Monica, una farmacista che vive con loro. L'uomo si rende subito conto che non potranno resistere molto a lungo nel piccolo paesino, senza viveri né medicinali a disposizione, quindi – quando Lorenzo si ammala di una febbre violenta – decide di partire di nuovo per il bunker, portandosi dietro Monica e i ragazzini. Una volta giunti in Val d'Aosta incontrano fortuitamente un gruppo di persone che hanno conosciuto Evelyn e Luca, dato che prima di salire al bunker hanno passato un periodo di tempo con loro. Si tratta dei “Sopravvissuti delle Terme”, un gruppo di catastrofisti che, prima ancora dell'annuncio della caduta dell'asteroide, avevano già iniziato a creare un rifugio ampliando la grotta termale naturale nella gola di Pré-Saint-Didier. Visto che non hanno una lettera per l'accesso al bunker, Fausto e gli altri vengono invitati a rimanere nella grotta e loro accettano.
L'uomo, però, continua a vivere col ricordo di Luca e Evelyn, di cui scopre di essere innamorato, e decide di salire al bunker per vedere se sono riusciti a entrare o meno. Scopre così la tomba di Luca e un cadavere in avanzato stato di decomposizione. Si tratta del pazzo che aveva ucciso il ragazzo, fatto fuori da Evelyn, ma Fausto da per scontato che si tratti della ragazza e torna alla grotta delle terme con la morte nel cuore. A partire da quel momento il suo rapporto con Monica si incrina. Quando lei morirà, un anno dopo, a causa di un tumore al seno, lui le prometterà comunque di badare a Arianna e Lorenzo come se fossero figli suoi. Arianna ha sempre avuto un debole per Fausto, e gli rivela questa sua predisposizione al compimento dei 18 anni, quando lo sorprende nella doccia. (Si tratta della scena finale di questa shot, già inserita nella long e in questa occasione narrata dal punto di vista di Arianna al posto di Fausto).
Alla fine, trascorsi i dieci anni necessari perché la Terra possa riprendersi dall'impatto con l'asteroide, Fausto decide di tornare a casa da solo, ripercorrendo le tappe della sua avventura a ritroso fino a giungere alla tomba di Andrea. Lì incontra di nuovo Evelyn. Entrambi convinti della morte dell'altro, fanno appena in tempo a dichiarare i propri sentimenti prima che Fausto muoia davvero, stroncato da un infarto.”


Per quanto riguarda il rifugio dei Sopravvissuti delle Terme (chiamato anche amichevolmente “il formicaio”) ed il suo funzionamento, bisogna dire che si tratta di una cavità artificiale, scavata nel fianco della gola della cittadina Valdostana di Pré-Saint-Didier, allargando la grotta termale naturale dalla quale sgorga acqua alla temperatura di circa 38° centigradi. I catastrofisti hanno posto al suo interno una caldaia alimentata a legna, che serve per riscaldare ulteriormente l'acqua, da cui si irradia una fitta ragnatela di tubicini di rame che portano l'acqua calda in ogni stanza del rifugio. Le camere sono state scavate nella roccia e ognuna è “chiusa” da una tenda di stoffa pesante. Inoltre, nella zona della vasca termale, sono stati creati i cubicoli per le docce, dove è obbligatorio lavarsi ogni sera. All'interno di questo rifugio la vita scorre normalmente, e si svolgono molte delle attività quotidiane “normali”, come la scuola.


Per quanto riguarda, invece, l'innamoramento di Arianna per Fausto, un uomo adulto molto più grande di lei, mi sono
rifatta a me stessa. Quando avevo la sua età avevo perso la testa per un uomo che avrebbe potuto essere mio padre, ma non ho mai avuto il coraggio di dirgli niente XD.


Ecco, dovrei aver chiarito più o meno le dinamiche principali della vicenda, in modo da rendere il tutto il più comprensibile possibile. Ringrazio ancora Soul per aver indetto il contest e tutti coloro che passeranno a leggere.

 

 

  
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