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Autore: FreddyOllow    20/08/2021    0 recensioni
Una raccolta di racconti horror, che spazia tra il moderno e l'antico. Mostri, presenze, ombre, entità demoniache e pazzi psicopatici sono solo alcuni di quelli che infesteranno queste pagine. Le storie sono scritte in prima o in terza persona, al presente o al passato.
Genere: Dark, Horror, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Era una notte senza luna, né stelle. Una notte in cui le mie ossessioni si presentavano in tutte le loro orrende sfumature. Mentre m'incamminavo lungo il marciapiede deserto, sentivo il vento smuovere delicatamente le foglie degli alberi. Un fruscio impercettibile, un suono inquietante, ma piacevole. Mi fermai in un vicolo, avviluppato dalla penombra.
Impaziente... aspettavo il momento giusto. Aspettavo da sempre.
Una donna uscì da una palazzina. Incantevole come uno zaffiro, meravigliosa come un diamante. Era questa la descrizione che mi davo, e che avrei dato agli altri. Cazzo, se era bella, Dio santo! Indossava dei jeans attillati, una semplice camicia nera dalle maniche rimboccate poco sotto il gomito. Capelli corvini che sfioravano le sue esili spalle. Quelle bellissime spalle che adoravo palpare, accarezzare, mordere, baciare. La pelle bianca, morbida, quasi vellutata al tatto. Gli occhi verdi, parevano brillare persino nell'oscurità. Oh quanto mi sarebbe piaciuto perdermi nuovamente in quello sguardo. Quanto avrei desiderato...
«Marie!» dissi, uscendo dal vicolo come un fantasma. Fu un gesto involontario, quasi istintivo.
«Nick!» mi rispose con un tono di voce dolce e seccato. Poi si incamminò verso la sua auto.
«Aspetta un attimo!» Le posai una mano sulla spalla. «Aspetta. Fermati un momento.»
Scacciò via la mia mano, schifata. «Lasciami in pace, capito? Non voglio più vederti.»
«Perdonami, Marie!» Mi buttai in ginocchio, aggrappandomi alla sua camicia. La stringevo, la tiravo. «Ti prego! Non faccio che pensare a te. Non riesco a dormire, e ho perso anche il lavoro... Torna da me! Ti prego! Ti supplico, Marie!»
Mi fissò negli occhi. Uno sguardo triste, cupo, sofferente. Gli occhi le si umidirono. «Dopo quello che hai fatto...» disse, nascondendo a stento le lacrime che cominciarono a solcarle il bellissimo viso ovale. «Non ho più la forza... Non voglio... Non voglio rivivere l'inferno. Sei stato il male per me! IL MALE! È tutta colpa tua!»
Presi le sue piccole mani calde e le strinsi dolcemente, accarezzandole il dorso con i pollici. «Lo so, ma... ma ti prego... Senza di te, io... io sono perso. Sento che ci ricascherò di nuovo!» Le baciai le mani, e la mia testa fu pervasa da un formicolio piacevole. Avrei desiderato morderle, mangiarle.
Marie le ritrasse con un rapido gesto e si asciugò le lacrime.
«Torna con me. Mi manchi da morire. Farò tutto ciò che vuoi. Cambierò, se lo vorrai. Diventerò un altro.»
«No!» Incrociò le braccia, serrando gli occhi arrossati. «Basta! Devi andartene. Non voglio più vederti. Mai più!» Si voltò e s'incamminò verso la sua auto.
Scattai in piedi e la raggiunsi, cingendole le spalle in un abbraccio. «Fallo per il nostro Sam!» le bisbigliai all'orecchio. «Lui ci vorrebbe vicini... Ci amava, e non possiamo fargli questo. Ci vorrebbe vicini, sì. Vicini. Vuole che ci amiamo, che stiamo insieme.»
Si liberò dal mio abbraccio. «L'hai ucciso!» Cominciò a tartassarmi il petto di pugni e schiaffi, piangendo. «Tu l'hai ucciso!»
«Non è stata colpa mia!»
«Quel giorno doveva dormire da me! Perché l'hai fatto? Perché?»
Le bloccai i polsi e la strinse in uno stretto abbraccio, mentre Marie piangeva sul mio petto. «Il nostro piccolo Sam...» Poggiai il mento sulla sua testa e piansi anch'io. «La finestra era aperta... Pensavo di averla chiusa...» Chiusi gli occhi.
Percepii le sue lacrime bagnarmi il petto, il suo calore confortarmi. La strinsi ancora di più e, mentre si dimenava, sentii scricchiolare la sua schiena. Mollai la presa e mi guardò con i suoi occhi verdi. Uno sguardo confuso, spaventato, profondo come l'abisso in cui stavo sprofondando.
Poi le cinsi il collo con le mie fredde e callose mani e strinsi.
STRINSI!
STRINSI!
STRINSI!
Oh, sì. Era bellissimo. Cazzo, se lo era. Sentivo una vena del suo collo pulsare sul mio indice. Che sensazione piacevole. Ah, sì.
Vidi il suo viso diventare paonazzo, lo sguardo di incredulo terrore fissare il mio. Le sue unghie lacerare il dorso delle mie mani, e io mi sentivo sempre più vivo! VIVO! Oh, si, cazzo!
Chiusi gli occhi, estasiato, e inspirai profondamente.
Marie provò a gridare, a dimenarsi, a scalciare, ma io non sentivo niente. Nessun dolore. Solo una sensazione indescrivibile. Mentre lei moriva, la strada era silenziosamente tetra. Le finestre come buchi neri, i veicoli spettatori silenti, il fruscio delle foglie un emissario di morte. La gente dormiva, ignara di ciò che stava accadendo.
Sentii il suo ultimo respiro scivolare via e una lacrima gocciolare sul dorso della mia mano. Fissai i suoi occhi sbarrati, gonfi come due palle da golf. La pelle bianca le era diventata violastra, le impronte delle mie dita sul suo collo erano orrendamente visibili. Santo cielo, ma che dico, era un'opera d'arte. Segni inequivocabili d'affetto, d'amore.
Sorrisi e la baciai. «Non ho ucciso nostro figlio, Marie! Te lo giuro! Mentre dormivo qualcuno si è intrufolato nella sua stanza e l'ha soffocato nel sonno. Devi credermi. Come potrei uccidere mio figlio, sangue del mio sangue? Come potrei farvi del male a tutti e due? Come? Vi amo troppo! Siete la mia vita, lo capisci? LA MIA VITA!»
   
 
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