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Autore: Alexis Cage    28/08/2021    2 recensioni
Siamo qui da non ricordo nemmeno quanto, ormai.
Ci muoviamo tra la cucina e il piano di sopra, perché abbiamo paura di trovare qualcosa nelle altre stanze. Quegli esseri neri, viscidi, striscianti, che si moltiplicano in un attimo e ti inghiottono.
Trascinandoti nell’oblio.
Genere: Drammatico, Introspettivo, Suspence | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'Racconti onirici'
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Siamo qui da non ricordo nemmeno quanto, ormai.

Ci muoviamo tra la cucina e il piano di sopra, perché abbiamo paura di trovare qualcosa nelle altre stanze. Quegli esseri neri, viscidi, striscianti, che si moltiplicano in un attimo e ti inghiottono.

Trascinandoti nell’oblio.

 

Preferirei se fossi qui solo con mamma e papà: la casa è nostra, gli altri sono qui soltanto perché erano con noi quando gli esseri striscianti hanno iniziato ad attaccarci.

Per Jack non ci sono problemi, anzi, lo conosco da tanto per quelle volte in cui ho badato a lui quando era più piccolo. È molto tranquillo e silenzioso.

Ora non parla più. Quello che ha visto l’ha turbato troppo.

Ma mentalmente è ancora quello di sempre, sì, e spesso mi sembra di trovare conforto più nel suo sguardo che nelle parole di mamma e papà.

 

I miei non erano felici quando abbiamo chiesto di portare in casa la gattina nera che abbiamo trovato per strada poco prima di entrare: è una bocca in più da sfamare in una situazione che forse durerà ancora a lungo, e pure peggio. Ma il padre di Jack ha detto che potevano usarla come i canarini nelle miniere.

Non penso che Jack abbia capito; io sì, e anche i miei genitori, e ho paura che abbiano accettato di tenerla anche per quello.

Per fortuna non l’hanno ascoltato, però, quando ha detto di gettarla fuori dalla porta di casa per vedere cosa sarebbe successo: e questo ci ha salvati, perché è stata lei a trovare il primo essere strisciante in cucina. Grazie a lei abbiamo avuto il tempo di prendere tutto il necessario e barricarci al piano superiore, per restare lì a lungo.

Forse per sempre.

 

Mamma ha realizzato una porta di legno improvvisata da mettere a metà delle scale, per bloccare qualunque cosa possa risalirle. Questo significa che hanno poche speranze, perché significa che anche noi non potremo più scendere.

Sistemare la porta è stato un incubo: ogni minimo rumore li faceva sobbalzare e io e Jack non potevamo fare nulla, sulla soglia della nostra camera, a parte attendere che uno di loro venisse inghiottito; ma così non è stato, e ora siamo tutti rinchiusi quassù.

 

Il padre di Jack continua a ripetere di sentire raschiare vicino alla porta di legno. Lo dice mentre siamo riuniti a mangiare nella stanzetta degli ospiti, dove abbiamo portato tutti i viveri e le cose essenziali; lo dice e poi si mette a ridere. È l’unico a farlo.

Quello che mi turba di più è la potenza di quella sua risata: noi non facciamo mai molto rumore, abbiamo paura di disturbarli. E con Jack ormai comunico con sussurri e sguardi.

Il padre è fuori posto, so che lo pensano anche i miei. Sembra desiderare che gli esseri ci raggiungano, che si avvicinino, così da poterli vedere per davvero, vedere cosa possono fare.

Lo odio, anche più di quanto odio quegli esseri.

 

È successo qualcosa. Il padre di Jack ha fatto qualcosa, questa notte. Papà è passato da noi a dirci di tenere la gattina e di chiuderci dentro perché non si sa mai. Abbiamo sentito qualche rumore confuso, comunque silenzioso, poi un grido potente: il grido del padre di Jack.

E il silenzio più totale.

 

Sapevo cos’è successo, lo sapeva anche Jack e sembra accettarlo, come fosse una cosa inevitabile. Ma non mi aspettavo di aprire la porta, dopo ore, e non trovare più nessuno.

Non so dove siano andati. Ho paura che quello che c’è oltre la porta di legno li abbia inghiottiti.

Non so per quanto potremo resistere soltanto noi. Non lo so.

 

Ho preso le cose dalla stanza degli ospiti e le ho messe qui con noi. Ora siamo rinchiusi in questa stanza, al sicuro, ma è evidente che non durerà per tanto.

Il padre di Jack aveva nascosto un accendino e uno spray: voglio vedere cosa succede a bruciare gli esseri che strisciano.

Tanto so che sono qua, appena fuori dalla porta. Sarei divorata dall’angoscia se non fosse per Jack: è sempre qui con me, nel suo silenzio, coi suoi occhi così calmi. Solo per lui ho avuto la prontezza di spostare le cose essenziali qui con noi. Penso che senza di lui sarei già andata oltre la porta di legno.

 

Mi sono svegliata all’improvviso questa notte. La gattina era seduta ai piedi del mio letto, con gli occhi fissi su di me. Mi hanno detto quello che so essere vero ma mi rifiuto di accettare, chissà da quanto.

Jack non c’è. Chissà da quanto. Forse da prima dei miei, forse da poco dopo. Io sono sola, e stanca, e voglio dormire senza preoccuparmi di cosa accadrà.

Non voglio più dover stare per ore accucciata accanto alla porta, ad aspettare gli esseri striscianti.

 

Mi è arrivato un messaggio sul cellulare. È della compagnia telefonica, mi dicono che hanno rinnovato la promozione che uso per internet.

Non ho trovato notizie online di come sia il mondo ora; i social sono muti. Ma il messaggio mi è arrivato lo stesso, no? Significa che qualcosa là fuori è ancora attivo, funziona, vive ancora. Quando esco sul balcone per buttare i rifiuti, anche se lo faccio il più in fretta possibile, non vedo alcuna luce provenire dalle case poco lontane.

Ma il messaggio è arrivato e significa che c’è speranza; anche Jack lo pensa, lo vedo nei suoi occhi.

C’è ancora speranza.

  
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