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Autore: sacrogral    08/09/2021    5 recensioni
Ha un suo perché. Però c'è rabbia. Il poker come metafora della vita. Magari non è originale, ma di meglio ora non sapevo fare. E che non si confonda autore e narratore, per carità di patria.
Contenuti forti? Boh.
Genere: Dark, Drammatico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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Non esistono tavoli amichevoli.
 
 
Ѐ molto importante ricordare le facce. Si gioca con le carte, questo è certo, si gioca col punto. Può essere tuttavia utile, anche fondamentale, ricordare le facce; i vari tic dei tuoi avversari, per esempio, possono essere un vantaggio. E poi, capire il gioco. Un tavolo di persone che conosci è sempre il migliore, si vedono sempre grandi scontri, perché la gente si rilassa e si fida. Eppure, non si conoscono mai le persone fino in fondo. Non è possibile sapere quanto bene sappiano fingere, almeno fuori dal tavolo. Non vengono a dirlo a te se hanno appena ereditato, o al contrario se sono sull’orlo della disperazione. Perché non è mai solo un gioco. Non si può conoscere quanto di vicende personali, e di conflitti interiori, o semplicemente di senso di rivalsa, di insicurezze da superare, la gente porti al tavolo. Ci sono delle regole da tenere bene a mente. Se vuoi vincere, certo.
 
“Rilancio fino a …”.

Ecco, l’avevo detto. Ovviamente calò il silenzio, e mi fissarono così, attoniti, sospettosi.

Dio, l’impagabile sensazione della paura e del potere, nascoste qui, dietro la maschera imperturbabile della mia faccia il più inespressiva possibile. Chi viene a vedere le mie carte? Chi si rovina stasera? Uno solo o tutti e tre?

Giorgio, alla mia sinistra, si prende il suo tempo per pensare. Si alza, si avvicina all’angolo bar, si versa un whisky.

Suda troppo, è grasso, invecchia male. Ha seguito la serie di puntate e rilanci, ma quasi controvoglia.

Dio, l’impagabile sensazione della paura altrui, e della tua, perché la seconda regola è che a poker non esiste alcun punto sicuro al cento per cento, nessuno.

E la prima è che non esistono tavoli amichevoli.

Lo diceva sempre Ettore, quando mi insegnava le basi del gioco, a corteggiare le carte, a calcolare le probabilità e poi a leggere le facce della gente.
Edoardo sta contando il piatto, Edoardo il bancario, che credeva ad una serata tranquilla, fra amici. Povero illuso. Magari impara qualcosa, è lui che ha tirato il gioco, che ha alzato il piatto: l’ho fatto lavorare per me. Io stasera non sono qui per voi, bella gente, sono qui per i soldi, che voi mi darete dopo averli sudati tanto, con il vostro meschino impiego.

Ettore diceva che c’è un momento, come se il tuo corpo non esistesse più, un attimo in cui diventi solo testa e poi solo mente e poi solo anima, ti alleggerisci di tutte le preoccupazioni; e voli lontano.

Mi manca, Ettore. Teneva nel cassetto del comodino una pistola, con un solo colpo in canna, e faceva ruotare il tamburo di tanto in tanto. Diceva che avrebbe scommesso con se stesso a quale tentativo sarebbe partito lo sparo, il giorno che si fosse deciso. Spero che sia stato il terzo, lui era nato il 3.
Ce ne mette di tempo, Giorgio. Cosa c’è poi tanto da pensare? Ce l’ho il punto, stavolta, caro mio, se vieni a vedermi mi fai solo un piacere. E con cosa? Con un patetico full d’assi? Però lo so che fa male. Fa male quando sei ormai ad un passo dalla fine, dal traguardo, dalla vittoria.

Ecco, Giorgio ha abbassato le carte, senza dire una parola. Prudente, sempre prudente. Bene, uno di meno. Fanno paura queste cifre a cinque zeri, lo so bene. Pensate che vi sto regalando un’emozione.

Ed ecco il buon Edoardo, che ci si è proprio trovato in mezzo, lui. Pagherebbe per essere altrove, non ha nulla in mano, è ovvio. Un colore mancato, o forse un full di donne. Un bluff in piena regola, da uno che ha visto troppi film di serie B. Si è fatto trascinare. Troppo alcool, troppo fumo, troppo sudore. Ѐ già altrove, ha già percorso la strada che lo separa da casa sua, da sua moglie che dorme beata nel letto. Ha già scelto le parole, probabilmente.

“Niente macchina nuova”, per esempio.

Non dovevi, caro mio. Hanno un prezzo, certe scelte. Cosa ti aspettavi?

Tanto tu i soldi per pagarmi ce li hai, come anche questi altri due; dovrete fare qualche rinuncia, certo, e una bella litigata in famiglia- Guglielmo nemmeno quella, perché non ce l’ha, una famiglia, è sempre solo come un cane, Guglielmo- ma nessuno di voi sta giocando sul nulla come me. Nessuno di voi sta giocando solo con Bravura e Fortuna, le due dee del giocatore. Non lo sapete, piccoli uomini, cosa voglia dire mentire.
Si prende ancora tempo, comincio a sperare che mi segua. Il piatto, così, diventerebbe davvero enorme.

Sarà per associazione di idee, ma adesso penso alla mia, di moglie, che dorme serena nel letto. Erica, che crede che abbia smesso, che mi pensa ad un addio al celibato. Erica che posso raccontarle ciò che voglio. Erica che non si arrabbia mai.

Sarà la tensione, ma non riesco a fermare il profilo di Erica; ora invece mi viene in mente Alessia. Cerco di non pensarci mai e non posso farlo neanche adesso, guai se muovo un muscolo di troppo. Può darsi ancora che credano nel bluff, condotto così ad arte.

Ettore raccomandava sempre di non aver pietà per gli stupidi. Anche di lui, poi, nessuno ha avuto pietà.

Però devo sforzarmi per non essere travolto dalla fragranza di Alessia, che non sapevo mai se baciare o mordere; la mia Ali che invece si infuriava, che perdeva il controllo, che mi urlava in faccia e prendeva le carte, benedette carte, e le gettava al vento. A lei non potevo raccontare ciò che volevo, no. E io non sapevo se baciarla o se morderla. Ali che mi amava e che non amavo, ma non ne sono mica più tanto sicuro. Ali che è partita per andare via da me, senza più opportunità di rivincita.

Non posso certo pensarci adesso, per carità.

Mi bagno appena le labbra sul bicchiere. Le sento secche, le mie labbra.

Non dovrebbe mai arrivare, il momento del dubbio. E il dubbio mi trasporta Ali senza speranza. Se ripenso a quanto la desideravo mi sembra un’altra vita. La desideravo piegata, umiliata, distrutta, adorante; non so cosa c’era in quella donna, perché io non sono così. Erica, ecco, Erica che amo, Erica che so dove è, che non alza mai la voce, che mi lascia posare la testa sulla sua spalla. Erica che non ho mai picchiato. Questo è un amore maturo, concreto, appagante.

Ettore mi riderebbe in faccia. “Un amore maturo, concreto, appagante”.  I luoghi comuni gli facevano schifo. Il colpo se l’è sparato diretto alla tempia, fermissimo, come un uomo d’altri tempi, come un giocatore d’altri tempi.

Sento, in questa stanza priva d’aria, piena del fumo di mille sigarette, piena dei clichés che siamo noi, sento il profumo della primavera. La mia vita stasera cambia, smetto di giocare, parto con Erica, ce ne andiamo in campagna.

Finalmente, anche Edoardo ha lasciato. Il suo sguardo è pieno di rancore; eccolo lì, l’animale ferito, braccato, pieno di risentimento, come se non fosse colpa sua, solo sua.

Guglielmo, resta solo Guglielmo. Scruto con attenzione la sua testa appoggiata alla mano, non guarda me, non guarda le carte. Trema, la sua mano. Quella di Ettore non ha mai tremato.

Se ci sia stato qualcosa, fra lui e Ali, me lo sono sempre chiesto. Lei sembrava sempre più vivace, più delicata, quando c’era anche Guglielmo. Ovvio che in realtà lo faceva per me, per attirare la mia attenzione, tutta la mia attenzione, tutto il mio tempo. Tutto, voleva, non si accontentava mai. A onor del vero, che mi amava alla follia l’avrebbe visto anche un cieco. Guglielmo, però, è un bell’uomo. Falso come pochi. Quando ti guardava, Ali, mi andava il sangue alla testa, vedevo mostri, vedevo incubi.

Ettore me lo disse senza tanti giri di parole: “Tieni stretta questa ragazza, è l’unico modo”.

L’unico modo per cosa, Ettore? Non ho saputo, non ho potuto, non ho voluto. Non mi interessava. Tu, però, cosa intendevi di preciso... E cosa hai visto per l’ultima volta?

Ali ha pianto molto per te. Pensi che mi abbia mai tradito con Guglielmo?

Si è alzato, passeggia per la stanza ridotta ad una camera a gas e si accende un’altra sigaretta. Ѐ un bell’uomo, devo ammetterlo. Ѐ alto e può ancora passarsi le mani fra i capelli. “Una bellezza francese, un eroe di Stendhal” diceva Ali, con gli occhi come stelle. Non l’ho mai amata, ne sono sicuro.

Guglielmo guardava sempre negli occhi Ali, quando doveva dirle qualcosa, e lei guardava negli occhi lui, diretta, e rideva, rideva… La mia Erica non lo guarda mai negli occhi.

Non posso farmi prendere ora da sensazioni primitive, per carità.  E non posso neppure mettergli fretta.

Dai, vieni a vedermi, bello mio. Ti sparo uno dietro l’altro questi quattro ganci, quattro bei fanti di bellezza francese, poi voglio la tua espressione di stupore, di incredulità.  Ho scartato due dieci, sembrava un suicidio, due dieci, uno di denari e uno di picche. Blocco due reali, è sicuro. Ho scartato un asso, dopo aver valutato che Giorgio ne aveva almeno due in mano. Figurati se arriva anche solo all’apertura senza una coppia d’assi. La mia quinta carta è un bel K di cuori, un vero portafortuna- Ettore, mio amico e maestro, sei tu questo K di cuori, sei la Fortuna che mi guarda.

Non devo muovere neppure un muscolo, domani lascio le carte per sempre, incornicerò questo momento.

La Fortuna è come una donna, calva, ma con un ciuffo davanti, che corre. Per afferrarla, è necessario precederla. Lo dicevano gli antichi, lo diceva anche Machiavelli, nel Principe: lo vedi, Ali, che i tuoi libri pretenziosi qualcosa mi hanno lasciato? Tu mi hai lasciato, tesoro mio, e mi hai lasciato tanto.

Non posso pensarti adesso.

L’eroe di Stendhal esita. Sento la sua paura. Che cosa pensano gli altri, loro, al sicuro sulle loro sponde, ormai al riparo dalla tempesta? Ѐ soave, essere al riparo dalla tempesta. Si rilassano, contano già le perdite, oppure l’odore di sangue ancora li eccita, li attrae come accade agli spettatori di una corrida? Perché, alla fine, solo la violenza ci piace davvero, solo questo siamo, una volta spogliati di quelle poche vestigia di civiltà che ogni tanto ci incrostano.

Dai, Guglielmo, forza, il tuo tempo sta per scadere, non afferri la Fortuna per il ciuffo.

“Vedo” dice, con una parola sola, con tristezza, quasi.

Le sue mani prendono le carte e la bocca accenna un sorriso. Mi sento un assassino, mi sento potente. Ѐ fatta.

Adesso potrei anche tremare, ma raccolgo ancora tutta la mia forza in un sol punto, in un buco nero che tutto risucchia, che mi dà una scossa nel basso ventre. Lo odio, avrei voglia di ucciderlo, non di umiliarlo: rendimi ciò che è mio, adesso, restituiscimi ciò che mi hai preso, ciò che io non ho mai avuto. Guardami, Ettore, maestro, guardami adesso.

Non riesco a trattenere il sorriso, calo i miei fanti, uno dopo l’altro, davanti alle loro facce pallide. Guglielmo, mi fai veder quello che hai, o vai così, lasciandomi la curiosità? Puoi farlo, sei tu che hai pagato per vedere.

Il mondo si ferma davanti alla prima donna; ha il volto di Ali, ne sono certo. Ѐ la donna di picche.

Il mondo si oscura davanti alla seconda donna: ha il volto di Erica, senza dubbio. Ѐ la donna di quadri.

La lentezza di Guglielmo esiste davvero, o me la sto sognando? No, ha calato la terza donna, quella di fiori, quel tris che avevo fatto nelle mani di Edoardo. Edoardo, davvero hai mancato il colore? Così, senza neanche una donna? Mi viene da ridere, donne, in effetti, nella vita di Edoardo, non ci sono mai state, eccetto la moglie obesa. Maledetto fallito.

Sento delle piccole gocce sulle mie labbra secche. No, non posso aver sbagliato, non può esserci la donna di cuori. Vedo il viso di Guglielmo sfumato da una nebbia inconsistente, argentata. Non posso svenire ora, ora che ne sono sicuro. Ali mi ha tradito con lui, ne sono certo. Magari lui sa pure dov’è adesso, e non me lo dice. Forse la vede ancora, forse ridono alle mie spalle. Non esiste mai un punto sicuro a poker. La Fortuna va afferrata per il ciuffo. La quarta carta…

Ettore, amico mio, sono sicuro che per me il colpo buono sarà il quarto.
  
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