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Autore: storiedellasera    15/09/2021    4 recensioni
Estratto dalla storia:
[...]quando allungò la mano verso la maniglia della porta, Martin Klisak udì il suono più spaventoso che uomo che vive da solo possa mai udire... passi. Passi provenire dal corridoio al di là della porta
Genere: Horror, Mistero, Sovrannaturale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Una porta chiusa





...E questa era 'Flowers for a lady', hit dell'intramontabile Charles Mingus. Ora un po' di pubblicità, ma restate sintonizzati con noi.
Quando torneremo, apriremo le linee telefoniche e i primi cinque di voi che riusciranno a chiamare vinceranno un biglietto per il concerto di Tom Waits che si terrà questo 13 Ottobre al Barclays Center di Brooklyn. Io sono Dan Bradshaw e questa è Jonathan Station, la migliore stazione radiofonica della città!


Martin Klisak, con lo shampoo ancora sugli occhi, uscì dalla doccia e tastò più volte il lavandino del bagno fino a quando non trovò la radiolina metallica. Era un regalo della sua prima ex moglie.
Premette il tasto off e la voce squillante di Dan Bradshaw smise di riecheggiare nel piccolo bagno. A Martin Klisak piaceva fare la doccia mentre ascoltava canzoni alla radio. Avanzando ancora con gli occhi chiusi, e urtando diverse volte contro il mobile in cui teneva gli asciugamani puliti (ogni volta imprecando a denti stretti), riuscì a agguantare il suo accappatoio. Quello era un regalo della sua seconda ex moglie.
-Gesù...- pensò  -...il bagno è un santuario delle mie ex!-
Non era molto lontano dalla verità. In quella stanza (e non solo) erano disseminati vecchi regali delle sue ex mogli.
Il signor Klisak si era sposato ben quattro volte e nessuno dei suoi matrimoni era durato per più di sette anni.
Al naufragare del suo quarto finché morte non vi separi, ora può baciare la sposa, Martin aveva compreso che era lui il problema e non le donne che andava ad accalappiare per poi infilargli un anello al dito, pensando: -questa volta è quella buona! Si, ne sono sicuro!-
Non era un tipo violento o infedele, non aveva perversioni... almeno non quel genere perversioni così strane da far inorridire una persona sana di mente ...e non aveva neanche il vizio del gioco d'azzardo e dell'alcol.
I suoi matrimoni arrivavano al capolinea perchè Martin Klisak era un tipo decisamente troppo noioso, poco affettuoso e costantemente imbronciato.
Nel suo portafogli teneva ancora la foto della sua seconda ex moglie, probabilmente l'unica donna che aveva amato sul serio.
Aveva infilato quella foto tra le sue banconote dopo il suo quarto divorzio.

Quando Martin Klisak rimosse tutto lo shampoo dagli occhi, notò il suo portafogli in bilico sull'angolino del lavandino. Tra i faccioni verdi di Alexander Hamilton, Andrew Jackson e George Washington, faceva capolino la foto sbiadita della sua seconda ex moglie: Betty Palmiro.
Fu proprio Martin a scattarle quella foto, nel 1988, quando i due erano solo fidanzati.
Lei era bellissima, con un ampio sorriso e i capelli mossi dal vento.

Klisak rimase imbambolato per po' di tempo mentre fissava quella foto, rammentando i bei momenti passati con Betty.
Non si era ancora finito di asciugare e non avvertiva le gocce d'acqua che scivolavano sulla sua pelle, fino a cadere sul tappetino del bagno.
Nei giorni in cui si sentiva più cinico, diceva a se stesso che aveva spostato quella figlia di immigrati siciliani solo perché aveva un sedere fantastico e faceva l'amore come un'indemoniata.
Ma la verità era che Martin provava qualcosa per Betty Palmiro, qualcosa che andava oltre il desiderio di un rapporto fisico.

Un rumore alle sue spalle lo fece sussultare. Era una sorta di interferenza o stridio metallico, seguito da una voce squillante: mi dispiace ma non sei riuscito a vincere i biglietti per il concerto! Ma grazie per aver chiamato Jonathan Stat...
Martin spense di nuovo la radio. Accadeva, di tanto in tanto, che quella vecchia scatola di latta decidesse per conto proprio di accendersi.
“Cerchi di farmi venire un infarto?” Martin sorrise.
Finì di asciugarsi e di rivestirsi in fretta. Infine indossò il suo orologio da polso, segnava le dieci di sera.
Fece per uscire dal bagno, ma quando allungò la mano verso la maniglia della porta, Martin Klisak udì il suono più spaventoso che uomo che vive da solo possa mai udire... passi. Passi provenire dal corridoio al di là della porta.

Martin Klisak aveva spesso sentito espressioni come sudare freddo per la paura, oppure il terrore gli fece gelare il sangue nelle vene.
Ma in quel momento Martin avvertì un'ondata di calore sprigionarsi nel suo corpo, colpa del suo cuore che aveva iniziato a battere all'impazzata.
La sua testa iniziò a farsi sempre più leggera. La parte del cervello che controllava la ragione si spense del tutto. L'istinto era l'unica cosa rimasta accesa dentro di lui.
I suoi occhi scivolarono verso la chiave della porta. Era inserita nella serratura, a pochi centimetri dalla maniglia.
Senza pensare, incapace di pensare, Martin mosse la mano in direzione della chiave. Era così scioccato che ebbe la sensazione di muoversi a rallentatore. Gli sembrò di galleggiare in un liquido semidenso e trasparente.
Girò la chiave e la serratura scattò di colpo. Appena un istante dopo, qualcuno dall'altra parte della porta abbassò la maniglia, tentando invano di entrare nel bagno.
La porta rimase chiusa e Martin, anche se ancora incapace di ragionare a mente lucida, riuscì a rendersi conto della fortuna che aveva avuto nel chiudersi a chiave rapidamente.
Trattenne il respiro e alzò lo sguardo verso la porta. Il silenzio che regnava nel suo appartamento era surreale quanto angosciante.
Con estrema lentezza fece un passo all'indietro.
Non solo l'istinto ma ogni fibra del suo essere gli stava suggerendo che qualcosa, dalla zona del corridoio, aveva appoggiato l'orecchio contro la porta del bagno.
Fece un altro passo indietro.
I brividi si erano fatti più intensi e le gambe cedettero.
Martin si aggrappò al lavandino, evitando così di cadere a terra. Il suono che generò fu percepito da colui che si trovava al di là della porta.
Come tutta risposta, l'intruso bussò delicatamente.

Martin fece per deglutire, ma non aveva più alcuna saliva in bocca.
Non poteva far altro che fissare la porta. Si maledisse per non avere con se il telefono. Doveva averlo lasciato in cucina.
Invece di rialzarsi, Martin iniziò lentamente a scendere verso il basso.
Si mise in ginocchio e inclinò la schiena quasi fino a toccare il pavimento con la fronte. Iniziò a fissare la fessura al di sotto della porta, nella speranza di vedere l'ombra del suo intruso o magari uno scorcio delle sue scarpe.
Tutto buio. Il corridoio era immerso nel buio più totale.
-Quel bastardo non ha acceso la luce- dedusse Martin. Quel particolare fu motivo di altri tremori nel suo corpo.
L'intruso poggiò qualcosa sulla porta e iniziò a produrre un orrendo e prolungato suono, come se stesse lentamente graffiando la superficie di legno.
Klisak avrebbe potuto pensare che si trattasse di un'unghia... o addirittura a un coltello. Ma nella sua mente sconvolta si materializzò l'immagine di un artiglio. Un artiglio nero e lungo.
-Non... non essere idiota!- Rimproverò se stesso.
Martin improvvisamente ebbe un'idea. Si mosse rapidamente verso l'armadietto dei medicinali, lo aprì e iniziò a rovistare tra i vari flaconi e compresse... attento a non fare troppo rumore.
-Probabilmente è un ladro- pensò. Ma subito dopo formulò un altro pensiero: -però un ladro non mi tormenterebbe, prenderebbe ciò che si trova in casa e andrebbe via.-
Si voltò un secondo a controllare la porta, come se volesse accertarsi che fosse ancora chiusa. -No, non si tratta di un ladro! Questo bastardo è uno squilibrato.-
Tornò a rovistare tra i medicinali. Tra una confezione di aspirina e una scatola di Excedrin P.M., si trovava una vecchia torcia elettrica.
L'accese per testarla. Una fioca luce arancio illuminò la lampadina di quella torcia.
-Perfetto!-
Martin guardò di nuovo la porta. Una nuova scarica di brividi gli risalì per tutta la schiena. C'era qualcosa di inquietane... c'era sempre stato qualcosa di inquietane in una porta chiusa.
Il signor Klisak non l'aveva mai confessato a nessuno, ma si sentiva a disagio ogni volta che si trovava di fronte a una porta sbarrata... anche se non sapeva spiegarne il motivo.
Strinse con entrambe le mani la torcia elettrica e iniziò ad avvicinarsi alla porta.
Poteva udire solo il flebile ronzio della luce al neon sul soffitto... eppure, in qualche modo, Martin sapeva che il suo intruso non era andato via.
Si avvicinò alla porta, si chinò e puntò torcia accesa contro il buco della serratura.
Ciò che vide gli fece scivolare la torcia dalle mani. Cadde a terra e si frantumò in diverse parti. Il quadrante di plastica e la lampadina schizzarono in direzione della doccia, una delle due batterie fuoriuscì dal proprio scomparto e iniziò a rotolare sul pavimento, finendo sotto l'armadio degli asciugamani.
Questa volta Martin avvertì il suo sangue congelarsi nelle vene.
Anche se era durato per un solo istante, aveva visto una massa informe di materia agitarsi oltre la fessura della chiave. Una massa che solo vagamente ricordava un essere umano.
L'immagine dell'artiglio e dello squilibrato si dissolsero nella sua mente e forme di mostri orrendi ne presero subito il posto.

La radiolina si accese di colpo. Dan Bradshaw stava raccontando un simpatico aneddoto su Louis Armstrong.
Martin sussultò e schizzò verso la radio. L'agguantò con un gesto fulmineo ma le sue mani erano troppo tremolanti e dovette faticare un bel po' prima di spegnere l'apparecchio. Tutto quel rumore sembrò in qualche modo eccitare la creatura che si trovava oltre la porta.
Un suono, nel lato del corridoio, iniziò lentamente a prodursi. Un suono cupo e vibrante che Martin Klisak associò a un ringhio spaventoso.
La porta del bagno si inarcò verso l'interno.
Martin strabuzzò gli occhi. Non poteva credere a ciò che stava vedendo.
“Non è vero...” disse Martin con un filo di voce, senza neanche rendersi conto di aver parlato.
“Questa è una reazione a qualche medicinale che ho preso da poco... si! Dev'essere per forza così!”
Martin cercò di rammentare l'ultima volta che aveva preso un antibiotico, magari aveva mandato giù una pillola di Ciproxin scaduta... e visioni e paranoie erano solo una sorta di effetto collaterale.
Contattare immediatamente il medico se i sintomi persistono! Recitava allegramente la vocina dell'uomo della pubblicità di Ciproxin, nella memoria di Klisak.
L'artiglio tornò a raschiare la superficie della porta.
Martin era sempre più agitato e sapeva che presto avrebbe perso la ragione.
Si voltò verso la finestra e la spalancò.
Fuori era buio e faceva freddo. Era una notte senza luna e una gelida brezza trasportava l'odore del gasolio dei vecchi pescherecci che transitavano sull'Hudson.
L'appartamento di Martin si trovava al quinto piano di un vecchio palazzo fatiscente... ma per Martin, che soffriva tremendamente di vertigini, era come trovarsi sulla cima dell'Empire State Building.
Klisak guardò verso il basso e la testa iniziò a vorticargli. La stradina che passava sotto al suo appartamento era illuminata solo da una debole luce verde di un minimarket posto nelle vicinanze.
Martin non poteva saperlo, ma nel giro di circa trenta minuti, diverse vetture della polizia avrebbero illuminato l'intero isolato.
L'uomo strinse i denti e si costrinse a tenere gli occhi puntati verso il basso. Nessuna luce si vedeva dalle finestre degli altri appartamenti del suo palazzo.
Avrebbe potuto urlare, farsi notare in qualche modo... ma Martin non voleva più far rumore. Aveva compreso che la creatura che lo stava tormentando era in qualche modo attratta dai rumori.

Il vento si fece più forte e Martin sentì le lacrime agli occhi.
Strinse così forte i denti da avvertire un gran dolore nella bocca. Allungò un piede fuori dalla finestra e lo mise sul cornicione. Artigliò con le mani l'arcata della finestra mentre cercava di trovare il coraggio per uscire dal bagno... quando la radiolina si accese di nuovo. Dan Bradshaw ridacchiò: “hey, Martin! Ma dove stai andando?”
Martin si paralizzò.
“Oh, ragazzone!...” Bradshaw ridacchiò “...se cadi da quest'altezza almeno assicurati di impattare prima con la testa... altrimenti c'è il rischio che sopravvivi. Le tue gambe riporteranno delle orrende fratture multiple... ma resterai vivo e forse anche cosciente. E se sarai cosciente, con le gambe rotte, allora mi vedrai mentre inizierò a mangiarti.”
Martin si voltò verso la radiolina. Una folata di vento gli agitò i capelli.
-Non... non può trattarsi di Bradshaw! Ha la sua voce... ma non può essere lui-
Un brusio interruppe per un istante la voce del conduttore della Jonathan Station.
“Torna dentro, Martin...” ridacchiò “...avanti, facciamola finita e apri questa porta. Fammi entrare...” la sua voce iniziò a distorcersi. Si fece profonda, crudele, demoniaca “...oppure buttati dalla finestra e fatti schizzare le cervella sulla strada! Ti raschierò dall'asfalto e ti mangerò ugualmente!”

Martin rientrò nel bagno, afferrò la radiolina e la scaraventò fuori dalla finestra. Poco dopo si udì in lontananza il suono dell'apparecchio impattare sull'asfalto della strada.
In quel momento, la cosa oltre la porta tornò di nuovo a bussare.
Il signor Klisak barcollò fino a urtare con la schiena una parete del bagno.
Scivolò fino a sedersi e nascose il volto tra le mani.
Rimase in quella posizione per una manciata di minuti... o per qualche ora, Martin non poteva saperlo. Aveva perso la cognizione del tempo.
La sua mente gli stava implorando di reagire, di escogitare qualcosa: -urla, chiama aiuto, esci dalla finestra e non guardare giù! Oppure apri questa maledetta porta e facciamola finita!-
Dall'altro lato della porta, la cosa continuava a grattare con l'artiglio.
Klisak la sentiva anche respirare. Era un respiro rauco, intermittente... innaturale.
“Martin...”
Una flebile voce si levò nel bagno. Era una voce spettrale di donna.
Martin sussultò.
Iniziò a guardarsi attorno. Era confuso, agitato, terrorizzato.
I suoi occhi si posarono sul suo portafogli. Era finito a terra, probabilmente Martin l'aveva urtato quando era scivolato vicino al lavandino.
“Martin...”
La voce proveniva proprio dal portafogli. Aveva un suono mellifluo e angosciante.
Con mani tremolanti, Martin aprì quel portafogli.
Si ritrasse rapidamente quando vive l'immagine di Betty Palmiro muoversi all'interno della foto. Era come se avesse preso vita.
Il tremore si espanse dalle mani a tutto il corpo. Martin non poteva fare a meno di fissare terrorizzato quella foto.
Betty gli sorrideva... proprio a lui... in quel momento... mentre si trovava sul pavimento del suo bagno.
Quel sorriso era... sbagliato. Martin non riusciva a comprendere cosa non andava in quel sorriso, ma qualcosa... qualche elemento apparentemente impercettibile lo rendeva grottesco.
Gli occhi di Betty si tinsero completamente di nero e iniziò a piangere lacrime di sangue. Non la smetteva di sorridere.
“Ci sei riuscito, Martin!” Disse ampliando ancora di più il suo sorriso, deformando il volto.
“Sei riuscito nel tutto intento, Martin! Stai per morire da solo, come hai sempre vissuto. Non felice, Martin?! Forza, apri la porta. Cosa aspetti?”

Martin saltò in piedi come se fosse un pupazzo a molla.
Il terrore lo spronò a reagire. Corse verso la finestra e mise di nuovo un piede sul cornicione. -Anche l'altro! Metti fuori anche l'altro!- Si ripeteva Martin per darsi forza. Dall'interno dell'appartamento poteva sentire la creatura tentare di aprire la porta e una risata malefica di donna provenire dal suo portafogli.
-Non guardare giù! E... per l'amor di Dio ...non fermarti! Se ti fermi, non riuscirai più a muoverti.-
Martin uscì dalla finestra.
Mise entrambi i piedi sul cornicione che in quel momento sembrò assottigliarsi, come una fottuta trappola medievale che si vedono nei brutti film.
Una folata di vento fece oscillare l'uomo che per un istante perse la presa dal muro dell'edificio.
Chiuse gli occhi e, dopo aver ripreso l'equilibrio, Martin iniziò a muoversi sul cornicione. -Non guardare giù, non guardare giù!-

Klistak si allontanò dal bagno. Poteva affermare di aver preso una buona andatura, scivolava rapidamente sul cornicione.
Alzò lo sguardo e vide la finestra della sua cucina. Era aperta.
Il suo cuore si riempì di gioca. Ancora pochi metri e l'avrebbe raggiunta. Allora sarebbe potuto tornare nell'appartamento... … ...allora sarebbe potuto tornare nell'appartamento dove si trovava quella cosa.
Brividi di paura scossero violentemente il corpo di Martin quando si rese contro che anche la creatura poteva raggiungere quella finestra.
Proprio in quel preciso momento, Martin udì dei passi rapidi nel suo appartamento.
Provenivano dal corridoio e si stavano dirigendo proprio verso la cucina.
In un solo istante, la creatura, euforica, si affacciò dalla finestra della cucina e si ritrovò faccia a faccia con Martin.

-.-.-.-



-.-.-.-

Una delle mansioni che Tessa Robins odiava con tutte le sue forze era quella di dover buttare fuori la spazzatura dal minimarket in cui lavorava.
Era pesante, puzzolente e il cassonetto si trovava in un vicolo poco illuminato e spaventoso. Ma Tessa aveva bisogno di quel lavoro per potersi pagare gli studi.
Ogni volta che doveva trascinare un sacco di immondizia, sentiva la voce di sua madre rimbombarle nella testa: -una ragazza per bene non dovrebbe toccare i rifiuti altrui. Una ragazza per bene dovrebbe trovare un ragazzo per bene... un ragazzo per bene che diventi un marito per bene!-
“Fottiti, mamma!” Tessa si era ritrovata a rispondere ad alta voce mentre usciva di notte dal minimarket con un grosso sacco nero maleodorante.
Fu in quel momento che, per puro caso, alzò gli occhi verso l'alto... verso  l'appartamento del signor Klisak.
Tessa spalancò gli occhi e il sacco della spazzatura gli scivolò dalle mani.
Vide l'uomo mentre perdeva la presa dal cornicione e cadere nel vuoto. Lo vide mentre agitava braccia e gambe, incapace di urlare.
L'impatto contro la strada, a meno di due metri di Tessa, uccise sul colpo Martin Klisak. La ragazza del minimarket udì chiaramente il suono delle vertebre dell'uomo spezzarsi nel collo. Udì chiaramente il suono delle ossa di braccia e gambe fuoriuscire dagli arti.
Avvertì chiaramente uno schizzo di sangue caldo finirle sul dorso di una mano... ma Tessa non si mosse, non disse una parola, non emise neanche un urlo.
Non le importava nulla di aver assistito alla morte violenta di un essere umano, o di essersi sporcata con il suo sangue.
Quelli erano dettagli che poteva benissimo trascurare.
Era rimasta impietrita a fissare la finestra della cucina di Martin Klisak, chiedendosi cosa fosse quella cosa affacciata sul davanzale, intenta a fissarla con un sorriso osceno. La sua mente non poteva accettarlo.

-.-.-.-

Diverse ore dopo, Tessa Robins si coricò nel suo letto.
Non riusciva a dormire. Fissava i riflessi delle luci dei lampioni disegnare strane figure sul soffitto della sua camera.
Ripensava a Martin che volava nel vuoto, al suono bagnato delle sue ossa che laceravano pelle e muscoli.
Ripensava alla sua dichiarazione che aveva lasciato alla polizia in qualità di testimone. Aveva anche sentito alcuni agenti chiacchierare tra di loro.
“Ma chi decide di fare una doccia prima di ammazzarsi?!” Aveva domandando uno dei poliziotti, un tipo grasso e con folti baffi.
Un suo collega aveva alzato le spalle: “non ci sono segni di effrazione nell'appartamento. Nessuno è entrato. C'era solo lui...” e aveva indicato il corpo di Klisak mentre veniva messo dentro un sacco nero per cadaveri.

Tessa cercò di rammentare altri particolari di quei terrificanti momenti.
Rimaneva immobile nel letto, incapace di prendere sonno.
-C'era dell'altro- pensò.
-Qualcosa che mi è sfuggito. Qualcosa che non ho detto alla polizia.-
Nella sua memoria c'era un punto nero. Una macchia... o una zona d'ombra.
-Qualcosa... affacciato al davanzale della finestra.-
Ma Tessa si ritrovava a tremare quando tentava di ricordare quel particolare. Sentiva che la sua mente le implorava di non ricordare.
Più si sforzava di rammentare e più la paura cresceva in lei.
Nel cuore della notte, mentre riaffioravano brandelli di terribili ricordi... Tessa si ritrovò a fissare la porta chiusa della sua camera da letto... come se si aspettasse di udire, da un momento all'altro, qualcuno bussare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

...toc, toc!

   
 
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