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Autore: Chiara PuroLuce    07/10/2021    1 recensioni
Nina e Corrado, due alpinisti esperti, una scalata insidiosa sul Monte Bianco. E se non andasse tutto bene? Mettetevi gli scarponi e affrontate questa avventura con loro, vista attraverso gli occhi di Nina.
Genere: Introspettivo, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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                                                                                         NEVE NEMICA
 
                                                                          pumpNIGHT 2021 - Prompt 5 - Neve
 
 

La neve. Lei aveva sempre amato la neve fin dall’infanzia. Amava lanciarla addosso ai suoi amici prima di scappare; fare gli angeli con le gambe e le braccia; costruire pupazzi di neve con suo fratello maggiore e la sua sorellina. Amava mangiarla e sentirla sciogliersi nel palato.
Sì, l’amava. Al passato. Ora… ora avrebbe solo voluto che sparisse dalla faccia della terra e che le restituisse il corpo di Corrado, il suo fidanzato.
Lei, Nina, aveva accettato con gioia la proposta di Corrado di seguirlo sul Monte Bianco per raggiungere la vetta dove – parole sue – le avrebbe fatto una sorpresa. Nina immaginava benissimo cosa lui avesse in mente – dopotutto stavano insieme da cinque anni – ma non disse nulla, per non rovinargliela.
Erano esperti alpinisti e quindi non sarebbero partiti con l’entusiasmo e l’incoscienza di neofiti della montagna.
Il Monte Bianco era affascinante, ma anche estremamente pericoloso e insidioso ed era meglio non affrontarlo in solitaria, questo era risaputo.
Loro affrontavano scalate simili da quando si erano conosciuti al corso per alpinisti sette anni addietro. Due anni dopo Corrado si era dichiarato e il resto era storia, la loro storia.
Il mese precedente, una mattina molto presto, insieme ad altri otto alpinisti erano partiti per la scalata, equipaggiati di tutto punto. Era andato tutto bene fino a che, verso sera, una tempesta di neve si era abbattuta su di loro, proprio mentre stavano percorrendo un tratto impegnativo e pericoloso, prima di accamparsi. La visuale si era ridotta drasticamente e lei aveva rapidamente perso di vista i membri del gruppo. Il tutto durò per un tempo indefinito, nel quale cercò di non perdere i sensi, di non cadere o addormentarsi. E quando tutto finì… il vuoto. Da allora, nonostante i suoi ripetuti richiami nessuno aveva risposto e anche al walkie talkie che aveva con sé, tutto taceva. Sinistramente. Era forse rimasta sola? Lì? Erano passate ore, stando al suo orologio che segnava le 8.00 a.m. e si era fatto giorno, anche se il freddo imperversava e il cielo era così grigio e cupo, da fare presupporre fosse notte.
Aveva subito lanciato l’allarme con la ricetrasmittente collegata al Soccorso Alpino e aveva atteso, senza muoversi da dove si trovava, il loro arrivo. Il fatto che nessuno l’avesse fatto prima le aveva lasciato un segno di ansia, disagio e allarme addosso.
A un certo punto – non seppe bene quando visto che aveva così freddo da non riuscire a muovere un muscolo, figurarsi per guardare nuovamente l’ora – un rumore di un elicottero e delle voci entrarono a forza nel suo cervello annebbiato e venne tratta in salvo.
Una sola domanda aveva avuto in testa: Dov’è Corrado?
Lo aveva chiesto a tutti in elicottero, nessuno lo sapeva. Aveva continuato a chiederlo in ospedale, ma ovviamente loro non potevano sapere chi fosse. Aveva riproposto la stessa domanda ai poliziotti che vennero a interrogarla, ma nessuno le rispose.
Una cosa era certa. Erano partiti in otto ed erano tornati in sette e all’appello mancava proprio il suo fidanzato. Disperso.
 
 
                                                                                       ⁂⁂⁂⁂⁂
 
 
Puerto Rico, Grandi Antille. Due anni dopo.
 
La bianca spiaggia caraibica le lambiva i piedi nudi mentre camminava mano nella mano con suo marito. Era così calda, soffice e fine che sembrava irreale.
Adorava la sensazione di pace e tranquillità che le donava. Era come se le dicesse: “Amica mia, ora ci penso io a te. Tu cammina, rilassati e svuota la mente.”
 
«Ehi, sei ancora qui con me o sei partita per uno dei tuoi soliti viaggi mentali?»
 
«Non lo so. In questo momento sto così bene, in pace col mondo, che non me ne frega assolutamente niente di tutto il resto.»
 
«Bè, grazie amore, non è molto bello essere superati da una camminata al tramonto, ma... se questo ti fa sorridere, fa sorridere anche me e mi piace.»
 
Nina sorrise ancora di più a quelle parole. Se due anni addietro le avessero detto che la sua vita sarebbe mutata così dopo una tempesta di neve in montagna… avrebbe riso in faccia a chiunque avesse anche solo osato pensarlo. E invece…
 
 
Quando tre giorni dopo la tragedia – tre giorni in cui non aveva fatto altro che piangere nel suo letto d’ospedale – il medico che l’aveva in cura era entrato nella sua stanza con sguardo indecifrabile, aveva davvero temuto il peggio e si era messa a urlare come un ossessa, tanto che avevano dovuto calmarla con una dose di potente tranquillante che l’aveva fatta cadere nell’oblio.
Il mattino seguente, il medico tornò e lei si impose di stare calma e ascoltarlo, prima di dare libero sfogo al suo immenso dolore.
 
«Il suo fidanzato è vivo, signorina» le aveva detto mentre lei spalancava la bocca dallo stupore e riduceva gli occhi a due piattini. «È un miracolo, non so come altro definirlo e concordano con me anche i membri del Soccorso Alpino che vi hanno trovato.»
 
«Vivo» aveva risposto lei con un filo di voce «vivo! E sta bene, sì? Ha chiesto di me? Posso vederlo?»
 
«Sta bene… come potrebbe esserlo un sopravvissuto a una tempesta di neve magistrale sul Monte Bianco. Siete stati tutti molto fortunati. Ora il suo fidanzato è giù in terapia intensiva, lo stiamo curando. Come può immaginare non è in condizioni ottimali e ci vorranno mesi per un recupero pieno. Le conseguenze più gravi, sono state la perdita di due dita della mano sinistra e una grave disidratazione. È stato molto bravo a non mangiare la neve, non tutti sanno che può essere pericolosa e può causare danni gravi al corpo umano, se poi viene ingerita in dosi eccessive per disperazione, pensando di fare un’azione giusta… è ancora peggio. Potrà vederlo tra qualche giorno, quando i suoi valori saranno tornati normali. Nel frattempo, devo dirgli qualcosa?»
 
«Sì, che lo amo e che se pensava di sfuggire al matrimonio, morendo sotto la neve da solo come un eroe romantico e lasciandomi tutta la vita da sola a pensare che poteva chiedermelo anche in mezzo a una strada deserta che avrei accettato lo stesso, bè… si sbagliava di grosso.»
 
Poi il medico era uscito e lei aveva continuato a piangere – ma di gioia questa volta – per tutto il giorno. Altri due giorni dopo era stata dimessa, ma pur di non lasciarlo solo, aveva passato le sue giornate nella sala d’attesa e sulle panchine esterne, fino a che l’avevano ammessa al suo capezzale e lei era tornata a vivere.
 
 
Nina guardò Corrado di fianco a lei. Era vivo e ogni giorno si stupiva di quanto questo particolare avesse reso viva anche lei. A nessuno augurava quello che era capitato a lei nei quattro giorni passati pensando che fosse morto sotto quintali di neve dapprima fresca, poi gelata e pesante. La tragedia sfiorata, li aveva uniti ancora più di prima e – stupendo tutti i loro familiari – li aveva portati lì, a Puerto Rico, dove si erano trasferiti. Avevano lasciato l’alpinismo e si erano lanciati in questa nuova avventura, in un luogo dove la neve non cadeva mai e dove i fantasmi del passato non li avrebbero perseguitati.
Lì, avrebbero cresciuto la loro bambina che sarebbe venuta al mondo molto presto – il suo pancione ormai al settimo mese li rendeva molto felici e orgogliosi – e sempre lì, molti altri figli avrebbero seguito la loro primogenita, ne erano convinti entrambi.
A nessuno dei due mancava la vita precedente e nessuno dei due rimpiangeva più i giorni passati in mezzo alla neve a scalare montagne. Sarebbe rimasta sempre e solo un ricordo della loro infanzia, ma niente più.
 
«Non è possibile, stai ancora sulle nuvole» la riportò alla realtà la voce del suo amato marito.
 
«Sì, abituati mio caro, perché d’ora in poi, di fianco a te, lo sarò sempre.»
   
 
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