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Autore: crazyfred    10/10/2021    3 recensioni
"Devo ammetterlo, quella che avevo scelto non era esattamente la strada principale, né quella più comoda o breve. Ma nessuno ci aspettava quel giorno e potevamo benissimo accamparci sotto le stelle per una notte, senza troppi problemi: non dedicare una mezza giornata a quel paradiso in terra, prima di iniziare a lavorare, sarebbe stato uno spreco."
Genere: Introspettivo, Malinconico, Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Arrivo a primavera




Era una giornata calda e luminosa, la prima vera giornata di primavera dopo un lungo e tedioso inverno di nebbia, pioggia e sporadici soli pallidi. Certo, erano le due di pomeriggio, ma per essere a poco più di 1000 metri sul livello del mare la temperatura era decisamente gradevole.
Sceso dal treno, mi ritrovai subito a cercare una fontana. La stazione era modesta, composta solo dal fabbricato viaggiatori, un piccolo deposito, e due binari, ferma ad un epoca in cui ci si accontentava di un poche di corse al giorno e il primo treno della giornata trasportava latte e posta. Il capostazione mi indicò una piccola fontanella in fondo al binario.
La signora che sul treno era stata seduta di fronte a me mi guardò con occhio torvo, come se le avessi fatto chissà quale torto; la mia unica colpa, forse, aver fatto salire sul treno Max, 80 cm al garrese di Leonberger che spaventa più per la sua stazza che per il suo carattere: pacioso e dormiglione, non avrebbe mai fatto male ad una mosca. Aveva fatto troppe battaglie per stare lì ad aggredire degli innocui viaggiatori. Il suo unico desiderio, arrivato alla sua età, era quello di starsene tranquillo in mezzo alla natura, mangiare e bere. Un po' come me, del resto.
Rifocillati, io ed Max uscimmo dalla piccola stazione. Ad accoglierci un piazzale pressoché vuoto, un autobus urbano in sosta e case dallo stile alpino con il tetto spiovente e i balconi in legno; poco più in là, una piccola chiesetta con un campanile dal tetto a punta rosso, se tutto il resto non fosse bastato a ricordarmi dove fossi.
Feci per avvicinarmi all'autista dell'autobus per chiedere informazioni, ma con il mio tedesco stentato capii che Max a bordo non era il benvenuto. "Keine Hunde! Keine Hunde!" continuava a ripetere l'uomo. Poco male, siamo stati seduti fin troppo durante il viaggio, eccezion fatta per i cambi. Era ora di sgranchire gambe e zampe.
Volevo qualche informazione, ma l'uomo rispose un po' irritato, finalmente in italiano - che assomigliava tanto al mio tedesco , che doveva partire e non poteva fare ritardo. Così tirai fuori la cartina della zona che avevo comprato prima di partire e assieme a Max mi incamminai verso nord, lungo la strada che lasciava il paesino e tirava su verso le montagne. Quando già mi ero allontanato un po', sentii da lontano una voce femminile urlare all'autista di fermarsi, ma l'autobus mi sfrecciò di fianco dopo qualche secondo. Mi voltai e la poveretta stava tornando indietro, zaino in spalla proprio come me, verso le panchine all'ombra. Avevo sentito spesso raccontare di quanto la gente di montagna fosse sgorbutica, ma avevo sempre cercato di non crearmi preconcetti su una diceria: quell'uomo, che aveva appiedato due persone in meno di 5 minuti, non mi stava affatto aiutando.


Quella che avevo scelto non era esattamente la strada principale, né quella più comoda o breve. Ma nessuno ci aspettava quel giorno e potevamo benissimo accamparci sotto le stelle per una notte, senza troppi problemi: non dedicare una mezza giornata a quel paradiso in terra, prima di iniziare a lavorare, sarebbe stato uno spreco. La strada asfaltata che costeggiava masi e stalle, ruscelli e piccole frazioni lasciava il passo, prendendo quota poco alla volta, a strade sterrate che si internavano nel bosco. Lasciandoci alle spalle l'ombra, il fresco e l'umidità dei larici, trovammo attorno a noi solo le rocce che, piangenti, aiutavano l'acqua dei ghiacciai a scendere a valle in tanti piccoli rivoli. Per un attimo pensai che non ci fosse immagine più appropriata per accogliermi: il sole, alto e caldo, mi aveva dato sorridente il benvenuto ma le montagne, invece, piangevano l'addio della loro più fedele compagna, la neve. Ed è un po' come mi sentivo anche io, con l'unica differenza che le lacrime si erano esaurite da un pezzo.
Ad ovest, il sole iniziava piano piano a scomparire: era il caso di iniziare a cercare un posto, anche un bivacco, per la notte. D'improvviso uno stridore tra le rocce; aguzzai la vista ed eccolo, l'inconfondibile piumaggio bruno castano e l'apertura alare immensa: un'aquila reale, maestosa ed elegante. Vederla volare è uno spettacolo inusuale per chi viene dalla città: veloci ascensioni, picchiate spericolate e non è un caso che venga chiamata la regina del cielo. In mezzo alle rocce e a qualche piccolo arbusto cercai un masso più liscio e mi sedetti ad osservarla.
Era come se il tempo si fosse fermato. Eravamo solo io e lei, i ricordi bui erano come svaniti, non c'era dolore, solo la leggerezza di quel volo. Max, la lingua di fuori, si accomodò ai miei piedi, richiamando la mia attenzione. Dallo zaino tirai fuori la borraccia che avevo riempito in stazione e con una bacinella di latta gli diedi da bere. Lui ringraziò, fedele, e sarò stato anche un cuore di pietra, come dicevano in molti, ma nemmeno io ero immune a passare le mani tra il suo folto pelo bruno e a strapazzarlo di coccole. Non era molto socievole - in questo ci assomigliavamo - e i pochi sorridi li concedeva, ruffiano, a chi meglio fosse stato in grado di strofinargli la criniera fulva attorno al collo.
Controllai di nuovo la mia posizione, la cartina e la bussola alla mano e mi resi conto che, dopo due ore di cammino, ero ormai poco distante dalla cima; tuttavia era impossibile continuare: attorno a noi piccole pozzanghere di acqua mista a neve  iniziavano ad affacciarsi e arrivare in cima, al rifugio, senza scarponi, sarebbe stato impossibile. Quel posto, per dormire - no, per la notte, perché dormire per me era un optional, sarebbe andato benissimo.




 
 
Ciao a tutti! Questa è la prima shot che scrivo da tanto tempo. Ero indecisa se pubblicarla o meno, perché mi sembra un po' cortina per i miei standard, ma alla fine ho preso coraggio e mi rimetto al vostro giudizio. La montagna è una mia grande passione e l'Alto Adige la regione che forse conosco meglio dopo la mia, e vorrei ambientarvi una storia tutta mia (già ho scritto una fan fiction tratta da una serie TV italiana) prima o poi. Chissà, magari questo potrebbe essere l'inizio di una storia più complessa, ditemelo voi. 
Fatemi sapere cosa ne pensate, 
Fred ^_^
   
 
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