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Autore: mask89    01/11/2021    11 recensioni
“Questa storia partecipa a “Luoghi dell’Orrore” indetto sul gruppo facebook Il Giardino di Efp”;
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Inspirò lentamente per cercare di calmare i suoi nervi. Pensava di essersi lasciato tutto alle spalle, ma a quanto pare il suo passato tornava a fargli visita nel momento più inaspettato. La morte del suo amico lo costringeva a rindossare i panni che pensava di aver completamente dismesso.
Genere: Horror, Mistero, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo I

 “Questa storia partecipa a “Luoghi dell’Orrore” indetto sul gruppo facebook Il Giardino di Efp


PROMPT 14: Egitto.

• Piramide di paura;

• Vestirsi da mummia;

• Maledizione.

«Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa e perdonato il peccato[1].» Pronunciò febbrilmente la voce che giungeva dal confessionale. «Perdonami Padre di tutti noi. Rimetti i miei debiti, come io li rimetto ai miei debitori e liberami da ogni male.»

La fioca luce lunare, che attraversava le strette finestre ogivali istoriate, rischiarava il volto emaciato dell’uomo che era lì seduto. Dalle tempie, rivoli di sudore scendevano veloci verso le guance, profondamente scavate, per poi proseguire il loro percorso al di sotto del collarino bianco slacciato. 

«Abbi pietà del tuo figlio, che si è smarrito su questa terra alla ricerca della vana gloria. Riaccoglilo nel suo gregge e riammettilo alla tua mensa, perché possa essere salvato e godere della tua grazia eterna.»

Le mani stringevano nervosamente il bordo del piano in legno d’olivo. Il rumore della porta che scricchiolava aprendosi, proveniente dall’ingresso principale della chiesa, fece sobbalzare il chierico.

«Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome…»

Il pesante incedere riecheggiava tetramente per tutta la cattedrale, facendo sobbalzare violentemente l’uomo ad ogni passo.

«venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra…»

L’alta figura avanzava lentamente lungo la navata centrale, quasi scivolando agilmente tra i molteplici coni d’ombra.

 

«Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non abbandonarci alla tentazione…»

L’ultimo verso della preghiera morì nella gola del prete. Una paura primordiale si impossessò di lui, quando vide l’essere dinnanzi a sé. Provò con tutte le sue forze a non tremare, ma era impossibile. Gli occhi rossi, che spuntavano ferini sotto lo strato di bende, lo fissavano intensamente; mentre, sul volto dell’enorme figura, l’unica parte risparmiata dalla lercia fasciatura, si andava componendo un sorriso schernitore e malvagio.

«Continua.» Disse mellifluo il misterioso interlocutore.

«…ma liberaci dal male.»

Una risata crudele rimbombò per tutto l’edificio. Poi il silenzio. Solo una serie di gemiti strozzati interrompeva quello strano silenzio. Lentamente, la strana creatura si alzò da sopra l’uomo, che giaceva immobile a terra. Con il dorso della mano destra si pulì la bocca imbrattata; il sangue fresco brillava sinistramente sotto la luce della luna.

«Amen.» Proferì ironico, per poi sparire nel nulla.

 

Il ronzio del ventilatore rompeva l’asettica monotonia dell’ufficio. Un uomo dai capelli sale e pepe era seduto comodamente sulla poltrona. Sfogliava, con aria concentrata, l’antico volume posto sulla scrivania. Con gli occhi scorreva velocemente le fitte righe, mentre con la mano destra prendeva appunti sul taccuino. Solo l’insistente bussare lo distolse dal suo lavoro.  Guardò di traverso l’uscio in mogano del suo studio. Odiava essere interrotto nel bel mezzo della ricerca. Chiuse velocemente il tomo e di controvoglia si avvicinò alla fonte della sua imprevista distrazione.

«Padre Ferrua, scusi il disturbo…»

«Non è scusata. Cosa vuole?»

La donna non fece caso al tono duro e irritato dell’uomo, era abituata alle sue uscite poco eleganti, quando veniva distolto dal suo lavoro.

«Ho provato a chiamarla ripetutamente, ma il telefono del suo ufficio era staccato.»

«Lo so. Ho tolto il plug per non essere disturbato da nessuno, compresa la segretaria del dipartimento.»

«Non era mia intenzione disturbarla, ma è importante.»

«E cosa sarebbe questa cosa così importante?» ribatté acido il presbitero.

«L’interpol.»

«È uno scherzo?»

«Nessuno scherzo. Mi segua, la stanno aspettando nell’ufficio del direttore. Hanno chiesto espressamente di lei.»

La direzione era inondata dalla luce del sole. Il direttore del dipartimento di archeologia era seduto al solito posto, mentre intratteneva i suoi inattesi ospiti. Padre Ferrua si fermò un attimo a guardare quella scena atipica, prima di rivelare la sua presenza. Guardò il volto del vecchio professore Biancofiore. Non aveva la solita espressione gioviale e rilassata, anzi tradiva tensione e preoccupazione. Gli sembrava invecchiato di dieci anni. L’uomo con cui aveva consumato la colazione, gli sembrava un lontano ricordo. Le rughe sembravano più marcate e gli occhi, solitamente di un azzurro cristallino, apparivano ora più cupi.

«Giovanni, sei arrivato! Non avevo sentito aprire la porta. Entra, questi signori ti stanno aspettando.»

«Professore Biancofiore, è successo qualcosa?»

«Non che la riguardi direttamente Padre, ma speriamo di avere qualche informazione in più da lei.» Disse il più anziano dei due. «Che maleducato, non mi sono presentato, sono l’agente Orlandi e questo è il mio collega Amendola.»  Il poliziotto più giovane si limitò a salutarlo con un cenno della testa.

«Non capisco che informazioni possa avere in mio possesso tanto da scomodare l’Interpol.»

«Questo lo lasci decidere a noi. Se la Santa Sede ci ha fatto il suo nome un motivo ci sarà. In che rapporti era con Padre Marcello Tosi?»

«In che senso era? Perché parlate di Padre Tosi al passato?»

«Qui le domande le facciamo noi.» Si intromise l’agente più giovane.

«Calma Amendola, non stiamo facendo un interrogatorio, ma una chiacchierata amichevole. Padre Ferrua ha tutto il diritto di porci delle domande; dopotutto siamo piombati alla Pontificia Accademia di Archeologia senza nessun preavviso. La sua osservazione è giusta Padre» disse Orlandi, volgendo il suo sguardo a Ferrua «parlo al passato, perché Padre Tosi è stato barbaramente ucciso la scorsa notte, all’interno della cattedrale di San Marco del Cairo.»

«Cosa? Non può essere vero?!

«Purtroppo, le assicuro che non mento. Come ben sa il Vaticano ha ben poca autorità in Egitto. La sede episcopale è vacante dagli anni settanta, per questo ha chiesto all’Interpol di indagare sulla morte di Tosi. Non c’è un’indagine ufficiale. Siamo qui a titolo di favore.»

«Capisco.» Rispose amareggiato Ferrua «Padre Tosi è, o meglio era, il mio padre spirituale. Se non fosse per lui ora non sarei qui.»

«Sappiamo i suoi trascorsi non facili. Padre Tosi l’ha salvata. Ecco perché siamo qui, aveva un rapporto molto intimo con la vittima. Sa dirci se qualcuno avesse qualche conto in sospeso con Tosi? Se avesse qualche nemico?»

«No, nessuno. Era una persona mite, nessuno avrebbe mai desiderato la sua morte.»

«Sa il motivo per il quale fosse in Egitto?»

«Sì. Stava seguendo uno scavo presso l’Oasi del Fayyum. Una piramide mai esplorata prima, se non ricordo male. Si era unito ad una missione internazionale.»

«Conosce i componenti?»

«Si, Padre Tosi mi ha parlato di loro, sono tutti accademici di notevole importanza. Ci dovrebbero essere anche i loro migliori assistenti

«E Padre Tosi ha portato qualcuno con sé?

«No. Mi aveva chiesto di accompagnarlo, ma ho rifiutato.»

«Per quale ragione, se è possibile saperlo?

«Al momento sono molto occupato con lo studio delle iscrizioni mitraiche di Roma. Il viaggio in Egitto avrebbe rallentato il mio lavoro; inoltre, non sono esperto in egittologia, contrariamente a Padre Tosi.»

«Capisco. Penso che per il momento possa bastare; se dovesse venirle in mente qualcosa      non esiti a contattarmi. Le lascio il mio numero, può chiamarmi in qualsiasi momento.» Gli porse il bigliettino da visita.

Ferrua osservò i due agenti varcare la porta. Fissò a lungo il direttore del dipartimento, senza proferire parola. Fu l’anziano uomo ad interrompere lo strano silenzio che si era creato tra loro.

«Vuoi andare al Cairo, vero?»

«Sì.» Rispose laconico.

«Va a casa e prepara il necessario. Al biglietto e all’albergo ci penserà Silvia. Contatterò la nostra sede presente nella capitale egizia, per darti tutto il supporto possibile. Non cacciarti nei guai, intesi?»

«Non garantisco nulla.»

 Il direttore sospirò pesantemente, mentre si lasciava sprofondare nella poltrona. Cosa diavolo era successo in Egitto?



[1] Salmi 32, 1.


   
 
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