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Autore: Cladzky    03/11/2021    2 recensioni
Leggendo l'Eneide l'autore si addormenta e finisce in un terribile oltretomba scritto in terzine ma anti-Dantesco, dove non sono i morti a essere puniti, ma i suoi peccati letterari. Il buon Virgilio, come al solito, recupera la sua funzione di guida in questo inferno laico, traghettandolo da un'anima furiosa all'altra, pronta a randellarlo. Un'opera per ridere, ma anche di riflessione interiore e soprattutto di insulti, piena di personaggi storici.
Genere: Hurt/Comfort, Introspettivo, Parodia | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash, FemSlash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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CANTO I - L'autore varca la soglia estrema e se ne pente.


Noi si leggeva, ma a pagina rada,

D'Aeneas ramingo a Carthago corte

Ch'or giace come a Cato s'aggrada;


Ma del proseguir, la lena, non scorte

Sovente, pandiculo, m'attarda ogne fiata,

Sicch, vo ignorando la Dardana sorte.


Greve, la testa, va a Pisa imitata,

Ma frutto di Rodi e crolla sul legno

Sul quale, a ogne verso, era invitata.


A niun del Parnaso devo alcun pegno:

N a musa o Febo chiedo il narrarmi

Quel che mostrossi Morfeo mi fe' degno:


Immersi nel loco, cui temo ambientarmi

Quando lo core verrammi a fallire,

E od, ne la nebbia, un fracasso d'armi.


Scivol ne l'etere sanz'io possa agire

E parvermi etterno sia il precipizio

Che duro inculo e bestemmio le mie ire.


M'ecco, alzato dal suol del supplizio,

Nulla io miro che nembo e diserto

Di cenere umana, sanza fin o inizio.


Solo il principio del penar m'avverto

Chel'armi ch'intesi si feron distinte.

Da la foschia sorse un principe, ben erto.


Lo cimiero biondo ha, come le tinte

Ferale lo sguardo, pi del suo manto,

Di Vulcano li bronzi son fresco estinte.


E avante porta uno scudo suo vanto:

Di Romolo e Augusto sbalzata ha l'historia.

Mai Venere chiese Mongibel s tanto.


"Cosa maldici, novello Capaneo?"

Non tarda, chiede e preme lo brando

"Se numi non temi, temi me, o ro!"


Assalito, in un mar di nebbia errando,

Alzando li bracci sbigottiti, sorpreso,

Vituperai contro lo padre "pio" nefando.


Quivi s'arresta e il viso gli leso:

"Or pure, Mezentio, l'epiteto mi storci?"

Tardi cognobbi chi mi ha malinteso.


"Non i tuoi di, ma ben altri porci

Io vo sfregiando per Pelide ira.

Miserere mei, malae tenebrae Orci!"


Ma egli non cheta e la spata mi vira,

Giacch dell'Achille gli desto memoria,

E for l'alma mia de labbra mi spira


Che quello, dell'armi, vol darmi la gloria.

Bugiardino avessi de letteratura

Saprei ch' cicuta addobbata a cicoria


Per menti rubate a l'agricultura.



   
 
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