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Autore: ArielSixx    06/11/2021    0 recensioni
In una società post-moderna in cui guerre e carestie dilagano una società segreta porta avanti dei misteriosi esperimenti utilizzando dei ragazzi come cavie. Selena è una di loro e si ritroverà per necessità ad avere a che fare con un esperimento che cambierà per sempre le sorti della sua vita.
Genere: Fantasy, Guerra, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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“Selena! Selena mi senti?”, tutto quello che vedo è offuscato e confuso. Dove mi trovo? Qual è l’ultima cosa che ricordo?


Le luci al neon sul soffitto mi danno fastidio, sto tentando di aprire gli occhi ma un dolore lancinante mi rende difficile anche i minimi movimenti. 


“Tesoro, mi senti?”, ripete una voce che non ho ancora identificato. Di tutta risposta emetto un piccolo rantolo, è il modo di dire che ho afferrato il concetto ma non riesco ancora a prendere pieno possesso delle mie capacità. 


“Non ti preoccupare, ti ci vorrà qualche minuto per abituarti”, mi ripete quella voce. Ha una tonalità calma, probabilmente sa bene come fare il suo lavoro. 


Cos’è successo? Casa mia, la strada, la guerra, la clinica. La clinica! Oh, adesso ricordo. Uno stimolo arriva al mio cervello e finalmente riesco ad aprire gli occhi, una fitta di dolore mi colpisce immediatamente ma dopo qualche secondo tutto è di nuovo più nitido. 


“Come ti senti?”, adesso vedo anche lei. Ailyn Down, 34 anni, infermiera, gruppo sanguigno AB positivo, nessuna minaccia rilevata. I capelli ramati legati dietro la nuca e le lentiggini la fanno sembrare molto più giovane. Tutte le informazioni su di lei mi appaiono ben visibili davanti agli occhi, come a fare da contorno alla sua figura. 


Ecco perché sono qui. 


Da quando è iniziata la guerra tra le fazioni i nuovi esperimenti proliferano giorno dopo giorno e le cavie sono sempre ben pagate. Per la maggior parte si tratta di ragazzini orfani come me, o di chi ha già perso tutto e non sa più come continuare a vivere. Un’atrocità senza mezzi termini, ma non avevo altra scelta. Quei soldi mi servono più di qualsiasi altra cosa. Devo tornare a casa, devo tornare da Kyle e portargli le medicine di cui ha bisogno. 


“Sto bene”, sussurro sforzandomi di sembrare il più tranquilla possibile. 


Tento di scendere dal lettino, ho tutti gli arti ancora indolenziti e anche solo mettermi seduta mi costa fatica. 


“Con calma, l’anestesia è ancora in circolo.  Il dottor Zukev verrà a visitarti a breve”. Uhm a breve, non ho tutto questo tempo da perdere.


“Ce la faccio, devo andare”, dico riprendendo il controllo quantomeno della mia voce. 


L’espressione sul viso dell’infermiera si fa improvvisamente cupa mentre tenta di porgermi un bicchiere d’acqua: “Oh, mi dispiace, ma non posso lasciarti andare. Sarà il dottore a dirlo, non ci vorrà molto”. 


L’espressione di delusione sul mio viso è evidente, accetto il bicchiere d’acqua ma non ho intenzione di rimanere a lungo. Arrivati a questo punto presumo che anche il mio pagamento sarà a carico del dottore. 


Potevo farmi esportare un rene, impiantare tessuti animali o persino sputare fuoco secondo tutti gli annunci che ho preso in considerazione. Ma il trapianto di cornea era quello più redditizio, come delle speciali lenti a contatto che non si tolgono mai. Un archivio nazionale vivente, o meglio, una raccolta di cartelle cliniche vivente. Insomma, un vero e proprio mix delle due cose. 


“Non si spegne mai?” chiedo, mentre cerco di non fare troppo caso alle scritte che mi affollano la testa. 


“Sbatti due volte le palpebre per spegnerlo, una per accenderlo”, dice una figura che ha appena fatto il suo ingresso nella stanza. Non ho più bisogno di chiedere per sapere con chi sto parlando. 


“Com’è andata l’operazione?”, chiede il dottor Zukev mentre si aggiusta la spessa montatura che porta sopra al naso. 


“Molto bene, il sistema sembra funzionare alla perfezione”, gli risponde l’infermiera con un’aria fin troppo entusiasta. 


“Oh, ottimo” annuncia, mentre mi punta contro delle lucine colorate per controllare il successo del suo lavoro. 


“Ora posso andare?” chiedo, aspettando una risposta prima di provare finalmente ad alzarmi.


“Non vedo perché no” mi risponde, tirando fuori da un cassetto alcune pastiglie “prendi una di queste tutte le sere per almeno una settimana, ci vediamo tra quindici giorni”.


“Quindici giorni?”, non era nei programmi.


Mi mette in mano le pastiglie, un foglio da compilare e mi tira su dal lettino con una forza che non pensavo potesse possedere. “Sì, per la visita e il pagamento”.


La mia espressione confusa sembra non stupirlo affatto. “Sull’annuncio c’era scritto pagamento immediato”, ribatto con l’aria di una che si sta decisamente arrabbiando. 


“Una volta finito l’esperimento” annuisce “la fase di sperimentazione dura quindici giorni”. 


Non riesco a crederci, mi sono fatta fregare.


“Ma quei soldi mi servono”, ribadisco.


“E li avrai” dichiara, spingendomi fuori dalla sala con una pacca sulla spalla. “Annota tutto quello che non va sul foglio”, gli sento dire mentre la porta si chiude con un tonfo. 


Percorro un lungo corridoio dall’aria austera, con pareti grigie e frecce lampeggianti che indicano la direzione da seguire. Mi portano direttamente a una porta di servizio che si apre su di un cortile maleodorante, d’altronde è questa la strada che seguono coloro che si ritrovano in strutture del genere. Lì fuori la guerra dilaga, le malattie stanno colpendo chiunque e trovare da mangiare è sempre più difficile. In tasca ho ancora i dieci dollari che ho sottratto a un mendicante in fin di vita poco prima di entrare in questo posto, dovranno bastarmi per racimolare una parte di quello che mi serve al mercato nero. Non esiste più pietà o misericordia tra queste strade. Vince la legge del più forte, o tu o loro. Uccidi o vieni ucciso, mangi o vieni mangiato, sopravvivi o qualcuno lo farà al posto tuo. Io devo farlo per entrambi, per me e per Kyle, siamo troppo giovani per morire in questo posto. La svista che ho preso con l’esperimento ci ha dimezzato il tempo, quindici giorni potrebbero non bastare più. 

 

 

 

   
 
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