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Autore: Magica Emy    12/11/2021    6 recensioni
Lasciarsi andare a quel modo non era proprio da lui, ma Akane era così vicina e il suo profumo talmente inebriante che non era proprio riuscito a resistere...
Genere: Introspettivo, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Akane Tendo, Ranma Saotome
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
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Ranma passò in rassegna ogni angolo del parco alla sua ricerca, ma di lei nessuna traccia. A quel punto sospirò affranto, pensando di gettare la spugna. Probabilmente aveva preso una cantonata, Akane doveva per forza trovarsi altrove ma, proprio quando stava per andarsene, un singhiozzo convulso nelle vicinanze catturò la sua attenzione. Tese l'orecchio in direzione di quel pianto sommesso, e fu allora che comprese. Ma certo. Era l'unico posto in cui non aveva controllato, e quei grossi tubi di metallo accatastati vicino al tronco di un albero, erano sicuramente abbastanza larghi da permettere a una persona di rifugiarvisi dentro. Avanzò molto lentamente, stando bene attento a fare il meno rumore possibile, poi si chinò su uno di essi. Akane era lì, rannicchiata su se stessa e sembrava… disperata. Possibile che stesse in quelle condizioni per ciò che lui le aveva detto quella mattina? Se così fosse stato, non se lo sarebbe perdonato. Ma doveva comunque saperne di più. 

-Akane, ehi, che succede? Cosa ci fai qui a quest'ora? 

Sussurrò cercando di non spaventarla, allungando un braccio e sfiorandole appena una spalla nel tentativo di consolare quel pianto dirotto che tanto lo stava straziando. La ragazza rispose con un violento strattone che lo fece sussultare, costringendolo a ritirare la mano mentre la vedeva sollevare il viso, ormai inondato di lacrime cocenti. 

-Vattene via, sei solo un bugiardo! 

Gridò, e le sue guance si arrossarono per lo sforzo. Seppur impressionato da quelle parole, Ranma decise di non darsi per vinto. Si inoltro` così all'interno del tubo, accoccolandosi accanto a lei. C'era uno strano odore stantio lì dentro, che gli diede la nausea. Doveva portarla via al più presto da quel luogo polveroso. 

-Cosa stai dicendo - chiese, e d'un tratto fu come se una mano gelida gli artigliasse la nuca - non è che per caso, tu… 

Lasciò la frase in sospeso, senza avere la forza di continuare. Akane si accascio` portandosi le mani alla testa, ora stretta in una spasmodica e dolorosa spirale di luci, suoni e odori che con forza si fecero strada in lei, violandole il cuore e la mente in una violenta esplosione di ricordi che la fece capitolare. 

-La mia testa… falla smettere, ti prego! Falla smettere! 

Continuò a urlare in preda al panico finché Ranma non la prese fra le braccia, cercando di calmarla. 

-Akane, che cos'hai? Dimmelo! 

Esclamò preoccupato, guardandola dimenarsi contro di lui che, completamente impotente, non poteva far altro che aspettare che quella crisi spaventosa si placasse. 

-La testa… mi fa tanto male! Non riesco a… Ranmaaaaaaa! 

Quel nome, d'improvviso chiaro e prepotente, sboccio` dalle sue labbra come un fiume in piena e senza che potesse fermarlo prima che le ultime forze rimastele venissero meno, facendola sprofondare nell'incoscienza. 


Le accarezzò una guancia col dorso della mano, attendendo pazientemente che si risvegliasse. Quando aveva perso i sensi, Ranma si era convinto che la soluzione migliore fosse quella di portarla a casa propria. I suoi genitori erano partiti per un viaggio e non sarebbero tornati prima di qualche giorno, almeno non avrebbe dovuto loro alcuna spiegazione al riguardo. L'aveva adagiata sul futon, coprendola con lenzuola leggere e aprendo la finestra per far arieggiare la stanza. Voleva metterla il più possibile a suo agio dopo la tremenda crisi affrontata.

Prima, in preda al dolore, aveva gridato il suo nome. Sì, non poteva di certo sbagliarsi. Questo significava una sola cosa. Akane si era ricordata di lui. Il sollievo però lasciò ben presto il posto all'inquietudine, rendendolo preda di mille dubbi. E adesso, in che modo avrebbe affrontato la situazione? 

"Niente panico, risolveremo il problema non appena si presenterà." 

Giusto. Doveva prima esserne assolutamente sicuro. Avvertì il lento fruscio delle lenzuola, segno evidente che la giovane aveva appena ripreso conoscenza. E infatti eccola lì, intenta a riaprire gli occhi poco dopo, solo per guardarsi intorno con aria smarrita. 

-Ciao, come ti senti? 

Mormorò il ragazzo col codino, rivolgendole un timido sorriso. 

-Dove mi trovo? 

La sentì domandare dopo qualche istante, fissandolo come se non riuscisse a metterlo bene a fuoco. 

-Sei a casa mia, ti ho portata qui perché eri svenuta. Stai meglio, adesso? 

Si stropicciò gli occhi più volte, confusa e disorientata, poi tornò a incrociare i suoi, indugiandovi a lungo come se volesse leggergli dentro prima di bisbigliare tra sé: - Yu… 

E poi, con la stessa potenza di uno tsunami, i ricordi si susseguirono nella sua mente come vivide istantanee. Il primo incontro a casa… il tavolo che gli aveva lanciato addosso quando, trasformatosi in ragazza, le aveva fatto notare quanto il suo fisico fosse migliore del proprio… il loro primo bacio, nel buio della sua camera e tutti i meravigliosi momenti trascorsi insieme. Ma anche la rovinosa caduta dalle scale, le sue ignobili bugie e l'orribile modo in cui l'aveva trattata nel momento in cui, credendo che fosse sincero gli aveva aperto il cuore, rivelandogli i suoi sentimenti… 

Ma lui non era stato sincero. L'aveva ingannata nel peggiore dei modi e si era fidata come una stupida. Il rancore l'assali` di colpo, scorrendole dentro fino a bruciarle le vene. 

-Ranma! 

Gridò, abbandonando il letto per fulminarlo con un'occhiata sinistra che lo raggelo`all'istante mentre scrocchiava le dita una ad una, pregustando già il momento in cui le avrebbe strette attorno al suo collo. E, a giudicare da come lo guardava, quel momento era di sicuro molto vicino. 

-Ti ricordi di me? Questo vuol dire che ti è tornata la memoria? 

Domandò lui, cercando vigliaccamente di prendere tempo. Ma Akane, livida di rabbia, continuava ad avanzare minacciosa nella sua direzione e questo non lo aiutava certamente a pianificare le prossime mosse. Anche se, ormai, di fronte a quella furia cieca, qualsiasi cosa avesse fatto gli si sarebbe ritorta contro. 

-Maledetto, idiota schifoso! Come hai potuto prenderti gioco di me, approfittandoti della mia vulnerabilità? Come hai fatto a guardarmi negli occhi per tutto questo tempo e negarmi la verità? Mi hai preso in giro, ti odio! 

Mentre parlava le sue mani afferrarono la preziosa lampada variopinta sul comodino, minacciando di scagliargliela addosso e costringendolo così a strisciare lungo le pareti come un ninja, nel faticoso tentativo di raggiungere la porta e fuggire verso il soggiorno nel minor tempo possibile. 

-Cosa fai? Quella no, mia madre ci tiene molto! Mettila giù, se dovesse rompersi mi ucciderebbe! 

Esclamò, guardandola con orrore brandirla per aria come un'arma prima di prepararsi a scivolare nella minuscola intercapedine creatasi tra lei e la libreria, che avrebbe di certo ritardato la sua morte, fosse anche solo per guadagnare qualche prezioso secondo di vantaggio. 

-Non preoccuparti di questo, perché sarò io a ucciderti per prima! 

-Fermati, ti prego, lascia che ti spieghi! 

-Cosa vorresti spiegarmi, traditore e bugiardo che non sei altro! Mi hai mentito, mi avete mentito tutti… ma tu, tu sei il peggiore! Chissà quante grasse risate ti sarai fatto alle mie spalle. Vieni qui e fatti colpire! 

Continuò a inseguirlo per tutta la stanza, finché Ranma si accorse di aver appena esaurito le opzioni a sua disposizione. Fece un passo indietro, rendendosi conto solo allora che Akane non aveva fatto che girare in tondo, quasi seguisse uno schema ben preciso, prevedendo le sue mosse fino a inchiodarlo alla parete. Era in trappola. Dannazione. Come mai, di punto in bianco, quell'imbranata era diventata tanto abile nel fregarlo? Sembrava parecchio migliorata, doveva ammettere di averla sottovalutata. 

-Cerca di calmarti, non giungiamo a conclusioni affrettate! 

Disse, sollevando un braccio a mezz'aria per proteggersi dai suoi eventuali attacchi. Non voleva certo mettersi a lottare contro di lei, né tantomeno farle male. 

-Yu, eh? Come diavolo ti è venuto in mente di spacciarti per un altro, si può sapere? 

Fiamme ardenti parevano danzare nei suoi occhi scuri. 

-Era l'unico modo per starti vicino. 

Provò a giustificarsi ma, a giudicare dall'espressione che aveva, le sue parole non sortirono l'effetto sperato. 

-Di che accidenti stai parlando? Piantala di arrampicarti sugli specchi, sei solo bravo a raccontare bugie! 

Gridò, infatti, con quanto fiato aveva in corpo. Se pensava di cavarsela rifilandole simili stupidaggini era completamente fuori strada. 

-Akane, ascoltami, non ti sto mentendo. Non stavolta. 

Ritento`. 

-Come posso crederti dopo quello che mi hai fatto? 

Porto` indietro le braccia, preparandosi a scaraventargli contro l'elegante oggetto che, presa com'era dalla voglia matta di farlo secco seduta stante, non si era neppure preoccupata di identificare, afferrando la prima cosa che le era capitata a tiro. Il giovane voltò la testa dall'altra parte, trattenendo il respiro. 

-Nasconderti la mia vera identità era l'unica maniera che avevo per restarti accanto, non c'era altra soluzione. 

-Avresti potuto continuare a farlo, come sempre! 

-No che non potevo! 

-Perché no? 

-Perché tuo padre mi ha costretto ad andarmene di casa! 

Urlo`, serrando forte le palpebre in attesa del colpo di grazia, che però non arrivò. Quando riaprì lentamente gli occhi la piccola Tendo lo fissava a bocca aperta e solo per un pelo riuscì, grazie ai suoi attenti riflessi, a mettere in salvo la lampada che la ragazza, in preda allo stupore più totale, aveva inavvertitamente lasciato cadere, rischiando di ridurla in mille pezzi. 

-Per quale motivo mio padre avrebbe fatto una cosa del genere? 

Chiese, non appena ritrovò la voce. 

"Per lo stesso motivo per cui ti ha fatto credere di essere fidanzata con Ryoga." 

La rabbia era di colpo sbollita, lasciandole dentro solo un grande e doloroso senso di vuoto. 

-Anche se è stata Ranko a spingerti giù per le scale - spiegò Ranma, più calmo - Soun ha pensato che fossi l'unico responsabile dell'incidente che ti ha portato via la memoria, così… 

-Ma è ridicolo - lo incalzò - sapeva che non mi avresti mai fatto alcun male! Tu e Ranko eravate due individui separati in quel momento e neanche volendo avresti potuto prevedere le sue mosse, perciò non è stata affatto colpa tua e lo sai bene.

Silenzio. Cercò il suo sguardo sfuggente. 

-Ranma? Lo sai, non è vero? 

Lo vide abbassare la testa con aria colpevole. Oh, no. Anche lui credeva… 

Beh, stando così le cose, non c'era altra soluzione. Lo investì con una secchiata d'acqua gelida che lo colse alla sprovvista, facendolo annaspare. 

-Ma che fai, è freddissima! 

Protesto` con la voce squillante della sua controparte che, com'era prevedibile, si materializzo` davanti a lei, togliendole ogni dubbio ancora esistente. A quanto poteva vedere, la maledizione non era svanita. Ranko era tornata al suo posto, non avrebbe più potuto nuocere a nessuno. 

-Stai zitto e seguimi! 

Disse, tirandolo per una manica. Lo trascinò in fretta di fronte allo specchio, incrociando le braccia al petto in una leggera espressione di rimprovero. 

-Guardati, adesso. Qualunque cosa ti abbia messo in testa mio padre per riempirti di sensi di colpa, non è assolutamente vera. So bene che non potresti farmi del male. Non ho paura di te, che tu sia uomo o donna. E nemmeno tu dovresti averne di te stesso. Non sei responsabile di niente. 

 

Ranma fissò a lungo con gli occhi sgranati l'immagine che lo specchio gli rimandava, finché una teiera d'acqua calda non gli restituì le sembianze di un uomo. Akane aveva ragione. Non c'era nulla che non andasse in lui, non doveva più aver paura. In quello stesso istante, l'insopportabile peso che dal giorno dell'incidente gravava sulle sue spalle si dissolse lentamente nell'aria, permettendogli di riprendere a respirare. Mentre la vedeva avvicinarsi, notò con sollievo che sul suo bel viso non vi era più traccia di quella rabbia furiosa che solo poco prima le aveva distorto i lineamenti, rendendola facile preda di violente emozioni. Sembrava più serena adesso e non poté che esserne felice. 

-Devi toglierti questi vestiti bagnati di dosso, altrimenti ti verrà un raffreddore. 

La sentì dire e, prima che potesse risponderle, le sue mani gli avevano già sollevato la maglietta con l'intento di aiutarlo a sfilarla via ma, d'un tratto, senza neppure sapere il perché, si era ritrovata a indugiare sulla pelle calda e umida di quei pettorali ben scolpiti da duri allenamenti, accarezzandoli timidamente e facendolo fremere e arrossire insieme. I muscoli si tesero sotto il suo tocco delicato, in un chiaro invito a proseguire. La ragazza attirò quindi la sua testa verso il basso, specchiandosi solo per un attimo negli occhi chiari del fidanzato per poi dedicarsi alle sue labbra, che catturò in un bacio al quale Ranma rispose con tutto l'ardore di cui era capace, prendendole il volto fra le mani e finendo - preso com'era dall'improvviso entusiasmo - per spingerla contro la parete di fronte, bloccandola col proprio corpo. A quel punto, vergognoso e con le guance ormai paonazze si ritrasse bruscamente, staccandosi da lei con il respiro corto e sforzandosi di ignorare il suo debole mugolio di protesta, non appena lo fece. 

-Mi dispiace, io… è meglio se ci fermiamo. 

Bofonchio`, facendosi di mille colori. Akane si incupì, scuotendo piano la testa. 

-Cosa ti fa pensare che abbia voglia di lasciarti andare? 

Mormorò ammiccante, facendogli desiderare di tornare ad assaggiare quelle labbra morbide che il lungo bacio di prima aveva reso tumide e per questo ancor più invitanti. Quanto gli era mancato il suo dolce sapore. Fece un respiro profondo, tentando faticosamente di riprendere il controllo delle emozioni. Cosa piuttosto difficile, se gli era tanto vicina da poter sentire il profumo che emanava la sua pelle. 

-Akane, se continui a baciarmi così credo che non riuscirò più a… 

-Non farlo, allora - lo interruppe, speranzosa, mentre le guance candide si tingevano di rosa - non di nuovo. Non questa volta. Ho bisogno di sentirti vicino. 

La fissò, sorpreso. 

-Tu… tu lo vuoi davvero? 

-Con tutto il cuore - rispose - e… tu? 

Il giovane sorrise. 

-Non c'è niente che desidero di più. 

A quel punto i baci si fecero via via più ardenti e impetuosi e la passione prese ben presto il sopravvento, spingendoli a raggiungere il futon per liberarsi febbrilmente dei vestiti, divenuti d'un tratto troppo stretti. Ranma si fermò un attimo per riprendere fiato, staccandosi a fatica dall'umido calore di quelle labbra dischiuse per contemplarla in tutto il suo magnifico splendore ora che, completamente nuda giaceva al suo fianco, facendola avvampare di vergogna ed eccitazione insieme. 

-Non guardarmi in quel modo - disse infatti - mi metti in imbarazzo. 

-S… scusami, è che… sei… sei… 

Il viso raggiunse le tonalità del porpora. 

-Sei così bella che… 

-Ranma, stai tremando. 

Considerò lei, sfiorandogli le braccia per accarezzarle in tutta la loro lunghezza, sperando così di riuscire a placare anche i battiti impazziti del proprio cuore, rapito ormai da un'altalena di emozioni e sensazioni completamente nuove per entrambi. 

-Io… non so che cosa fare. 

Lo sentì balbettare in preda  all'agitazione e questo la riempì di tenerezza. 

-Lo scopriremo insieme. 

Disse, sorridendogli rassicurante e attirandolo a sé per ricominciare a baciarlo con trasporto. Sentì le dita, inesperte e tremanti farsi lentamente strada su di lei, percorrendole i fianchi sinuosi in una tenera carezza che la fece rabbrividire di piacere prima di risalire piano lungo le spalle color alabastro, ansimando più forte e vedendolo sussultare quando il palmo della sua mano incontrò la morbida curva di uno dei seni. Fu un tocco gentile e leggero come un battito d'ali, ma tanto bastò a farle capire quanto fosse grande il suo bisogno di prolungare quel contatto il più possibile, per essere sicura che non si trattasse di un sogno. Che fossero davvero lì, insieme, distesi sul futon e rapiti l'uno dall'altra. 

-Non fermarti, ti prego. Toccami. 

Gli prese la mano guidandola verso il suo petto, dove la pelle calda parve tendersi sotto le sue dita timorose. Ranma deglutì con forza, accorgendosi solo allora di aver trattenuto il respiro. Come aveva potuto accusarla di non essere abbastanza femminile, quando era perfettamente consapevole di non aver mai visto nulla di più bello di quelle curve meravigliose, in tutta la sua vita? Dio, quanto la voleva. Si spostò su di lei, alternando baci e carezze nella lenta esplorazione del corpo candido della donna che amava, assaporandolo a lungo fino a strapparle intensi mugolii di piacere, facendole tremare le ginocchia e infiammandola di desiderio mentre la sentiva avvolgere le gambe attorno ai suoi fianchi, pronta ad accoglierlo dentro di sé. 

-Ti amo, Akane. 

Le bisbigliò all'orecchio con voce arrochita, affondando dolcemente in lei. Era così calda. La baciò con passione, raccogliendo con la lingua i suoi gemiti e lasciando che si inarcasse contro di lui al ritmo di ogni sua  spinta, finché vedere i suoi occhi riempirsi di lacrime non lo destabilizzo`, costringendolo a irrigidirsi di colpo. 

-Ti ho fatto male? 

Azzardo`, preoccupato. Probabilmente era stato un po' troppo impetuoso, ma il bisogno di possederla si era fatto d'un tratto così forte da non poter resistere oltre. Akane scosse lentamente la testa. 

-Sto bene. 

Disse, ed era vero. Il dolore iniziava pian piano a diminuire, lasciando il posto a un indescrivibile piacere che dal basso ventre si irradiava lungo tutto il suo corpo, portandola a fremere senza controllo tra le forti braccia che la stringevano. 

-Sicura? Stai piangendo. 

Le fece notare, scrutandola con leggera apprensione. 

-È solo che… è la prima volta che dici di amarmi. 

Le labbra del ragazzo si aprirono in un largo sorriso poco prima che, finalmente rincuorato, tornasse a occuparsi di lei, asciugando le sue lacrime con una scia di morbidi baci che la piccola Tendo si guardò bene dall'interrompere. 

-Ranma? 

Sussurrò infine, guardandolo con occhi ardenti di desiderio.

-Mmm? 

-Ti amo anch'io. Ti amo da morire. 

 Fu l'ultima cosa che disse prima che gemiti e sospiri prendessero il posto delle parole, trascinandoli in un vortice di crescente passione da cui non riuscirono a fare ritorno se non alle prime luci dell'alba quando, esausti e appagati, scivolarono pian piano nel sonno stretti l'uno all'altra. 


continua… 

   
 
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