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Autore: E_AsiuL    08/01/2022    0 recensioni
Il rapporto tra il medico legale Tessa Beale e il detective Gabriel Giuliani non è mai stato idilliaco. Ma le cose potrebbero cambiare per via di un serial killer, il cui operato toccherà Tessa un po' troppo da vicino.
Genere: Introspettivo, Noir, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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Ehilà! Scusate la lunghissima assenza, ma tra la mia pessima organizzazione della giornata, il fare due lavori diversi che si mangiano un bel po' di tempo e il non riuscire a scrivere... vabeh, ci siamo capiti. Intanto, ho stilato una specie di scaletta che dovrebbe aiutarmi a finire questa storia e prevedo in totale una ventina di capitoli (quindi, ci siamo quasi). Spero di potervi dare il prossimo relativamente presto.
 

14

Da dietro la scrivania, Roxy guardava Alex come se fosse stata pronta a strangolarlo. Dal canto suo, il detective non sembrava per nulla pentito del suo scatto verso il medico legale. Certo, nemmeno Roxy era stata l’immagine della pacatezza, ma almeno non gli aveva messo le mani addosso.

«Sto aspettando una spiegazione al tuo comportamento, Hasler», lo richiamò il Capitano.

Alex sbuffò, passandosi una mano fra i capelli. «Ti aspettavi che restasse a guardare mentre insinuava che Tessa…»

«So benissimo che mia sorella non è un’assassina, Alex!» sbottò Roxy, ignorando gli occhi sgranati di Gabriel. Si trattenne dal sospirare, sapendo già che Giuliani avrebbe preteso una spiegazione, e non avrebbe avuto tutti i torti.

«Che vuoi che faccia, che mandi un mazzo di fiori a quell’idiota?» ritorse Alex.

Roxy si massaggiò le tempie. Certe volte le sembrava di fare da balia a dei bambini. Si sedette di nuovo, battendo l’indice sulla scrivania. «Distintivo e arma di ordinanza. Considerati sospeso. Fino a nuovo ordine

Alex strinse i denti, ma non fiatò. Si staccò il distintivo dalla cintura e lo sbatté sulla scrivania. «L’arma è nel cassetto della mia scrivania».

Roxy lo guardò, le labbra compresse in una linea sottile. «Ora levati dalle palle», gli sibilò. Rigido, Alex uscì dall’ufficio, sbattendo la porta.

Gabriel non si mosse per seguire il collega. Roxy lo guardò, aspettando che aprisse bocca. Quando non successe, fu lei a parlare per prima. «Che c’è?»

«Credo che ci sia qualcosa che deve spiegare, Capo», disse, a braccia conserte e guardandola negli occhi. Roxy sospirò, chiudendo gli occhi e massaggiandosi la radice del naso.

«I miei genitori hanno adottato Tessa quando io avevo 16 anni e lei 6. Veniva da una situazione non facile: i genitori erano morti in un incidente d’auto e lei era stata affidata a dei parenti che poco ci mancava che la torturassero…»

Giuliani si lasciò andare a un’imprecazione che, normalmente, non gli sarebbe sfuggita davanti al suo capo. «Che le facevano?» chiese, a occhi sgranati. Stava cominciando a sentirsi in colpa per la Beale. Quasi.

Roxy deglutì rumorosamente. «La chiudevano in un ripostiglio buio ogni volta che piangeva. E, tenuto conto che era molto piccola quando i suoi sono morti, Tess piangeva spesso. Se faceva i capricci, se non obbediva o semplicemente si comportava da bambina piccola, non le davano da mangiare e la chiudevano nello sgabuzzino. Qualsiasi cosa andasse storto in casa era automaticamente colpa sua». Roxy sospirò, stanca. Solo ripensarci le stringeva la gola. Non avrebbe mai immaginato che avrebbe finito col raccontare tutto a Gabriel. «Non sappiamo se l’abbiano mai…» non riuscì a finire la frase. Era chiaro.

Gabriel si passò le mani sul viso. «Era una bambina, Capo. Che si aspettavano da lei?» sbottò.

Roxy scosse la testa. «I miei hanno faticato parecchio, ma sono riusciti a farle passare la paura degli adulti. Dio, aveva paura anche a chiedere un bicchiere d’acqua. Ci sono voluti anni, terapia… e un ricovero in una struttura per vedere dei miglioramenti. E continuiamo a camminare sulle uova intorno a lei, in certi momenti. Hasler sembrava farle bene, finché…»

«…finché non è rimasta incinta ed è finita com’è finita», concluse per lei Gabriel. Roxy lo guardò stupita. «Quando hanno litigato dopo l’autopsia, Alex ha accennato qualcosa» spiegò.

«Esatto. Di recente le aveva chiesto di sposarlo. Lo sapevi?»

Gabriel fischiò. No, questo non lo sapeva. Aveva ragione, allora: Alex l’amava, al punto di volersela sposare. Era matto da legare. «No, non è sceso così nel dettaglio».

«Queste sono tutte informazioni confidenziali, detective», sottolineò Roxy.

Gabriel la guardò, serio. Le sembrava il tipo che spifferava in giro? «Capitano, non c’è bisogno di dirlo».

Roxy lo studiò. Sapeva che parlare era stato un azzardo. Sperò davvero che il suo detective non facesse correre la lingua. La parola sbagliata, detta davanti alla persona sbagliata…

«Perché la Beale ha lasciato il caso, Capitano?» le chiese Gabriel, distogliendola dai suoi pensieri. «Sul serio».

Roxy scosse la testa. «Non sapevo nemmeno che lo avesse fatto, in realtà. Non la sento da qualche giorno e rifiuta ogni invito a cena». Inutile scendere in altri dettagli. Se Alex non sapeva, non era corretto vuotare il sacco con Gabriel. Erano cose fra Tessa e quello che, a quanto pareva, era di nuovo il suo ex.

«Dobbiamo preoccuparci?» chiese Gabriel, sollevando un sopracciglio. Non era cieco, aveva solo sempre finto di non vedere il modo in cui la Beale si copriva sempre un braccio.

Roxy tamburellò con un’unghia sulla scrivania e si morse il labbro. «Sinceramente non lo so», sospirò. «Ogni tanto Tess sparisce, ma di solito a Emmie risponde», confidò, riferendosi alla propria figlia, Emmeline. «Adesso…»

«Adesso non risponde nemmeno a Emmeline?» incalzò Gabriel. Roxy sospirò.

«Non so se andare a controllare o meno. Da un lato, vorrei lasciarla per conto suo, dato che un paio di cose da digerire. Dall’altro…»

«Dall’altro vorrebbe mandare le forze speciali a sfondarle la porta».

Roxy abbozzò un sorriso. «Già. La soluzione è la via di mezzo: tartassarla di messaggi finché non risponde».

 
Alex si passò un mano sul viso, tamburellando le dita dell’altra sul piano del tavolo della cucina. Era da disperati telefonare sei volte di fila? Probabilmente sì. Il fatto era che gli sembrava assurdo. Non era da Tessa mollare un caso, non in quel modo, dal giorno alla notte, senza avvisare la Green. Non rispondergli al telefono e dirottare tutte le chiamate alla segreteria telefonica, invece, era assolutamente nella norma. Non era la prima volta e non sarebbe probabilmente stata neanche l’ultima. Sospirò di nuovo e prese il telefono.

«…lasciate un messaggio e vi richiamerò il prima possibile, grazie». Alex riagganciò senza nemmeno lasciare un messaggio. A che sarebbe servito? Non aveva richiamato dopo il messaggio che le aveva lasciato due giorni prima, né quello del giorno prima. E perché avrebbe dovuto? Le aveva detto di ammazzarsi, diamine, che si aspettava? Che corresse da lui a braccia aperte? No, certo che no.

E allora perché aveva un brutto presentimento?
 

Secondo voi, cos'è che Roxy sa e Alex (e di conseguenza Gabriel) no? E Alex c'ha visto giusto o Tessa lo sta semplicemente ignorando?
Alla prossima!

 
  
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