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Autore: Tinymirtillino    13/01/2022    2 recensioni
"Ma questa-"
Si accigliò, mentre sollevava gli occhi per un attimo, e scorse il pesante baldacchino che incombeva su di lui. Tutto intorno la stanza era colma di drappeggi dall'aspetto pesante, il pavimento coperto di tappeti, le pareti decorate con sontuosi arazzi e stucchi dorati. Nell'aria aleggiava un piacevole odore di viole, legno e polveri profumate.
Una consapevolezza inquietante emerse nella sua mente, come un cadavere che torna a galla, risalendo l'acqua torbida di un pantano.
"- è la stanza del Re..."
[...]
Nella mente di Heleruen ci fu un'esplosione di luce bianca, ed un attimo dopo le esultanze della folla riecheggiarono, vivide come se il popolo fosse lì, compresso in quella stanza. Si rivide mentre percorreva la sala del trono con un mantello e quella stessa corona sul capo; i suoi sudditi si inchinavano al suo passaggio.
I suoi sudditi.
[...]
"Cosa ho fatto?
Sono un ladro, un usurpatore, un assassino..."
***
(Questa storia è un work in progress e probabilmente subirà delle modifiche nel corso del tempo. Se volete contribuire a migliorarla non esitate a condividere le vostre opinioni ^^)
Genere: Angst, Drammatico, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Questa storia è un work in progress e probabilmente subirà delle modifiche nel corso del tempo
Se avete voglia di contribuire a migliorarla, non esitate a condividere le vostre opinioni ^^

Serpente.
Erano di serpente gli occhi che apparvero nello specchio, quando il ragazzo vi si avvicinò per guardarsi. Iridi di un verde quasi accecante, scissi da pupille verticali e sottili, in vivido contrasto con la pelle scura.
Erano così da quando Heleruen potesse ricordare, eppure lui era sicuro che, un tempo, i suoi occhi fossero stati altri.
I suoi ricci corvini erano sistemati e lucidi, il suo aspetto era regale e riposato. Anche se quell’espressione lievemente crucciata non abbandonava mai il suo viso.
Prese un respiro profondo, lasciando che lo sguardo indugiasse ancora sulla figura riflessa. La tunica che indossava era ricamata in filati dorati, ed era quanto di più lussuoso avesse mai toccato. La cintura che aveva stretta in vita brillava d’oro e rubini, così come la catena che gli pendeva dal collo.
Presto questi mi sembreranno semplici abiti da sguattero.
Sul suo volto apparve un’espressione compiaciuta. Cercò di immaginarsi con una corona sul capo. La corona che, tra poco tempo, avrebbe avuto davvero.
Qualcuno bussò alla porta.
“Sì?” chiese a voce squillante, senza distogliere lo sguardo dallo specchio.
La maniglia sontuosa si abbassò, ed il volto di una giovane serva fece capolino. “Altezza,” fece, con un’espressione di riverenza dipinta negli enormi occhi nocciola, “I preparativi sono giunti al termine, al vostro ordine la cerimonia avrà inizio.”
Il ragazzo si voltò verso di lei, finalmente abbandonando la sua immagine riflessa, e affondò lo sguardo in quello dell’altra.
Al contatto, la serva fu colta da un brivido che non seppe nascondere, che la scosse leggermente e le strappò un sospiro.
“Perfetto.” disse Heleruen con un mezzo sorriso, prima di lisciarsi la tunica sul petto ed avviarsi fuori dalla grande camera reale. La serva fece appena in tempo a scansarsi, per evitare che l’altro le sbattesse contro.
Le guardie che attendevano lungo il corridoio, immobili come armature vuote, si animarono all’arrivo di Heleruen e formarono un seguito sempre più lungo alle sue spalle.
Il palazzo era in subbuglio per i preparativi. Vi erano membri della servitù sparsi ovunque: alcuni, appollaiati su scale alte vari metri, erano intenti a spolverare lampadari e pulire le ampie vetrate; altri impegnati a lucidare gli argenti, rassettare i mobili scuri, trasportare varie pile di abiti, scarpe e biancheria nelle stanze reali. Altri ancora si stavano occupando di portar via dei quadri appena sganciati dalle pareti, coperti da lenzuola scure.
Quasi si poteva sentire il profumo di cibo dalle cucine, dall'altra parte del palazzo.
Scendendo una grossa e lussuosa scalinata insieme al suo seguito, Heleruen guardò con la coda dell'occhio la vita che animava il palazzo, compiacendosi quando la servitù che incrociava il corteo si fermava per inchinarsi.
Superate ampie stanze e lunghi corridoi, il gruppo fuoriuscì dalle imponenti mura del palazzo per attraversare una parte dei giardini reali. 
La pioggia di quella mattina si era placata, ma il cielo rimaneva plumbeo e opprimente. L’aria era umida e fredda, pregna dell’odore dell’erba bagnata. In lontananza si udiva il vociare attutito di una folla; più vicino, riecheggiava il rumore del brecciolino smosso da varie paia di stivali.
I soldati seguirono Heleruen, alcuni di loro tenendo alti degli stendardi rosso rubino le cui code svolazzavano all’aria.
Quando giunsero all’ingresso principale del castello, che dava direttamente sulla sala del trono, trovarono una gran folla ad accoglierli. In un attimo si levarono voci esultanti, applausi e grida di gioia. Heleruen fece scorrere sulla gente uno sguardo gelido ed affamato, come quello di un predatore, e lasciò che quei suoni gli penetrassero fin nelle ossa.
Guardò con particolare interesse alcuni popolani che, sparpagliati nella folla, sfoggiavano abiti neri.
Quando il giovane fu di fronte alle imponenti porte d’ingresso, con i soldati ancora schierati in ordine alle sue spalle, alle voci si unì il suono delle trombe, e poi gli alti battenti si spalancarono.
Con migliaia di occhi puntati su di sé, Heleruen attese un attimo prima di incamminarsi all'interno. La stanza era maestosa, con soffitti alti decine e decine di metri. Arazzi ricchi e sontuosi adornavano le pareti, e grossi lampadari illuminavano a giorno l’ambiente, sostituendo il sole che in quella giornata aveva scelto di non mostrarsi. La gente riempiva ogni angolo, pur lasciando, al centro, un largo corridoio vuoto che tagliava in due la stanza. Nell'aria si levò una musica cerimoniale.
Uno dei ministri reali raggiunse Heleruen e, dopo essersi inchinato al suo cospetto, lo vestì con un pesante mantello rosso, orlato d’ermellino.
Il ragazzo fece scorrere le dita sulla pelliccia e si rivolse immediatamente verso il trono, posizionato dall'altra parte della sala e posto su una pedana.
Avanzò, assaporando ancora con la coda dell’occhio gli sguardi rapiti che i presenti tenevano puntati su di lui. Quando raggiunse la pedana, i soldati che lo avevano seguito si disposero ai lati del trono.
Heleruen salì i pochi gradini e si voltò, le gambe contro il legno dorato del sedile. Guardò ciò che aveva di fronte e prese un grosso e lento respiro, come per catturare in un pugno d’aria quella scena e tutte le sensazioni di cui era intrisa.
"Popolo di Plisifa," esordì "Quest'oggi è un giorno speciale, in quanto ha inizio un nuovo governo, un nuovo futuro che sarà segnato da ricchezza e lusso. Ricevo la corona per onorare la volontà di Sua Altezza la Regina e mi impegno a tener alto il nome di questo regno, così come fu fatto da lei e da suo padre prima di ella. Rallegratevi e sentitevi lieti di assistere allo scriversi di questa parte della storia, perchè potete star certi di essere tra i vincitori."
Quello appena enunciato non era esattamente il giuramento tradizionale, ma i ministri ed i consiglieri erano stati disposti ad accettare il cambiamento. Dopotutto era stato il nuovo re ad introdurlo.
Dunque, non appena la sua voce giovane e sicura ebbe smesso di riecheggiare nella sala, Heleruen si accomodò sul trono ed il primo ministro si mosse per raggiungerlo.
Per pochi attimi, prima che la corona gli venisse adagiata sul capo, il nuovo re osservò ancora una volta i presenti e notò un ragazzino in prima fila. Era vestito con abiti regali e sul viso indossava una maschera di altrettanto regale solennità, eppure si distingueva tra gli adulti come se tutto intorno alla sua piccola figura ci fosse un centimetro vuoto di spazio. Quando il suo sguardo incrociò quello di Heleruen, quest’ultimo fu colto da un tremore improvviso, ma che durò solo per un istante.
Tornato impassibile, il giovane posò le mani sui braccioli lucidi e li accarezzò con le dita, mentre la pesante corona gli veniva finalmente posata sulla testa.
"Lunga vita ad Heleruen, re di Plisifa!" esordì a gran voce il primo ministro. Subito dopo, una imperiosa melodia di celebrazione si levò nella sala ed i presenti si animarono di gioia, applaudendo ed esultando.
"Lunga vita al re!" gridarono. "Lunga vita al re!"
   
 
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