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Autore: foschi    14/01/2022    6 recensioni
(...) e sospiro, perdendo lo sguardo anche io in quel cielo roseo che pian piano va scurendosi, disperdendo quegli uccelli simbolo di libertà: quella libertà che tu, che io, vogliamo ma non troviamo (...)
Genere: Introspettivo, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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    ~ Abisso

 

 

 

Titolo: ~ Abisso

Raiting: Verde

Genere: Introspettivo, Malinconico

Note dell'autore: Questa fiction è un'insieme di pensieri che la mia mente ha generato dopo una relazione, tossica, finita. Ho provato a dar voce ai pensieri della protagonista – io – che cerca di analizzare il malessere del compagno – il mio ex.

Spero sia di vostro gradimento! ~ ❤

 

 

 

 

 

 

   Guardi quello stormo di uccelli neri – mpf, che coincidenza, come i fili d'ebano dei tuoi capelli ordinatamente sconsigliati – che danzano in quel cielo, che dovrebbe dare una sensazione di conforto – ma che conforto non ti dà, lo so, lo sento e lo vedo, nei tuoi occhi castani e così profondi; in che oceano oscuro sono immersi quegli occhi? Da quale oscurità non riescono ad uscire? Parlami, ti prego.

  La natura si muove intorno a te, senti un brulicare di vita nell'erba su cui ora siedi, che stringi tra le dita, come se volessi strapparla via: vuoi strappare via la sofferenza che senti, quel buco nero che ti divora lo stomaco, che annulla qualsiasi forma di sentimento od emozione tu viva. Oh ma che dico? Tu non hai più sentimenti! Tu stai lí a guardare la tua vita che passa, come lo stormo di quegli uccelli che ancora danno vita a forme meravigliose e fantasiose; sei sull'orlo del baratro, lo sai anche tu e ne sei attratto, allora perché non gettarsi? Allontanare te stesso da tutto il resto, vivere per sempre nella pace eterna... è quello che vuoi, vero? Allora cosa ti trattiene? Un flebile desiderio di vita dato da cosa, esattamente? Ah sí, da qualcosa che deve ancora arrivare... ma se non arrivasse mai?

 

  Non riesci a strappare via quella sofferenza, infatti le tue dita lunghe ora accarezzano l'erba: vorresti che qualcuno ti accarezzasse così, che lenisse la tua sofferenza, ma tu non permetti a nessuno di farlo; ti ritrai e ti chiudi in un bozzolo ed io sono lí, che ti guardo e sospiro, perdendo lo sguardo anche io in quel cielo roseo che pian piano va scurendosi, disperdendo quegli uccelli simbolo di libertà: quella libertà che tu, che io, vogliamo ma non troviamo – e nemmeno quell'abbraccio silenzioso può darci conforto; non può colmare il vuoto.

 

   
 
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