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Autore: Little Firestar84    04/02/2022    0 recensioni
Relena, Heero, una visita inaspettata, e due sole parole, che Relena sente cambieranno per sempre la sua vita...
Pre Frozen Teardrop.
Genere: Hurt/Comfort, Introspettivo, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Heero Yui, Relena Peacecraft
Note: Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
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Nonostante si sentisse spossato, tanto nel fisico quanto nell’animo, tutti i sensi di Heero erano all’erta: aveva freddo, il corpo era percorso da brividi, ma il giovane pilota di Gundam sapeva di essere in un luogo a lui non famigliare.

Strinse i denti, e faticosamente fece perno sul gomito per mettersi a sedere; era a letto – un letto a lui del tutto sconosciuto, un letto morbido e profumato, non di certo la branda militare a cui era abituato fin dall’infanzia. La luce filtrava da tendine di pizzo, e Heero sospirò, mentre, piano, piano, i ricordi tornavano, prepotenti, ad invadere la sua mente.

“Coricati,” Relena gli intimò; Heero alzò lo sguardo, e la vide, in piedi, sulla porta. Aveva ancora indosso i vestiti del giorno prima, il colorito era spento, e gli occhi erano cerchiati: con una morsa al cuore si rese conto che doveva averlo vegliato tutta la notte.

Heero emise un suono gutturale che pareva una risata strozzata – era quasi ironico, visto e considerato che lui si era ripromesso di difenderla da tutto e da tutti.

Heero strinse gli occhi, quando venne accecato dalla luce del sole, non appena Relena ebbe spalancato le tende. Lei, resasi conto del fastidio arrecato al giovane, le richiuse con la stessa velocità con cui le aveva aperte, e poi si sedette accanto a Heero sul letto, e gli posò il palmo della mano sulla fronte.

“Sto bene,” Il pilota grugnì, voltando il capo altrove. Relena ritrasse la mano, ma fu incapace di nascondere un sorriso al rossore che all’improvviso era apparso sulle gote dell’amico, chiedendosi se fosse una reazione causata dalla febbre oppure il trovarsi in quella situazione – lui, il salvatore che veniva (ancora, di nuovo)  aiutato da lei, accudito da lei, loro che da tanto, troppo tempo erano più che amici, ma meno di innamorati, che erano due pianeti che si orbitavano intorno senza mai tuttavia scontrarsi…

“Hai la febbre alta, quindi no, Heero, non stai bene.” Relena sbuffò, gettandogli malamente la borsa del ghiaccio sul capo, un po’ piccata – capiva che Heero fosse molto peculiare nelle questioni di cuore – poco importava che si trattasse di amicizia o qualcos’altro – ma perché non si voleva fidare di lei, per una volta? Perché non le permetteva di aiutarlo?

Credi di valere così poco? Si domandò, tuttavia conoscendo fin troppo bene la risposta a quella domanda.

 Heero era sto cresciuto per essere un’arma, un soldato – sacrificabile. Lei, almeno ai suoi occhi, era tutt’altra storia, e per quello il giorno prima Heero, per salvarla, si era gettato, incurante, nelle gelide acque del lago in cui si rifletteva la tenuta dei Peacecraft. Il risultato? Heero aveva insistito che no, non aveva bisogno di cambiarsi, di asciugarsi, stava benissimo. Ed infatti, nemmeno due ore dopo lei lo aveva trovato privo di sensi nei corridoi del palazzo, e lo aveva trascinato fino alla sua stanza – l’unica che fosse pronta – dove lo aveva vegliato per tutta la notte, attendendo che la febbre scendesse.

E adesso, lui la ripagava così: comportandosi come al solito da duro che non aveva bisogno di niente e nessuno.

“Non c’è bisogno di ringraziare.” Lei lo prese un po’ in giro, alzando un sopracciglio. Incerta su come comportarsi in quella situazione così intima, Relena non sapeva bene come comportarsi.

“Se tu avessi fatto più attenzione e non fossi uscita da sola, non avrei dovuto gettarmi in acqua per salvarti la vita.” Heero le rammentò, quasi a voler indicare che la vera responsabile fosse lei; si alzò dal letto, ingoiò le pasticche che erano sul comodino e con gesti meccanici, a scatti, ancora intorpidito, indossò la camicia bianca ed i pantaloni neri, dal taglio sartoriale, che Relena gli aveva lasciato chissà quando accanto al letto (probabilmente appartenuti al suo defunto fratello), e le lanciò uno sguardo carico di rimprovero.

Lei si sentì piccola ed indifesa, ma poi una scintilla di orgoglio le si accese nel petto, forte, bruciante quasi con la forza di un’esplosione, e guardò Heero stringendo i pugni, le labbra serrate in una linea dura: lei lo aveva aiutato, e questo era il ringraziamento? Stava per dirgliene quattro, quando lo vide ricadere sul letto, mollemente, e si rese improvvisamente conto che Heero non sembrava lo stesso, che c’era qualcosa di diverso in lui… sembrava stanco, e addirittura più maturo, più vecchio, e la colpa non poteva certo essere solo di una febbre passeggiera.

Spalancò gli occhi, quasi avesse avuto un’improvvisa epifania: Heero era lì. Da quando si erano conosciuti, quindicenni, Heero era sempre stato al suo compleanno che non era mai mancato, ma diversamente, era sempre rimasto nell’ombra, oppure altrove, chissà dove, se sulla Terra o nelle Colonie. Ma adesso…. Era lì.

Aveva saputo dell’attentato alla sua vita? O era stato un caso?

Lo raggiunse sul letto; Heero stringeva nei pugni la stoffa del pantalone, e lei coprì la mano destra di lui con la sua – solo appoggiata, senza forza, nessuna pressione, quasi avesse semplicemente voluto fargli capire che lei era lì, per lui. Che se avesse voluto, avrebbe potuto fare affidamento su di lei, sempre.

“Dobbiamo parlare,” si limitò a dirle.

Ed in cuor suo Relena sapeva che qualsiasi cosa lui le avesse detto, nulla sarebbe mai stato più come prima.

   
 
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