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Autore: Missmilkie    02/04/2022    6 recensioni
Ok non ci stava ufficialmente capendo più niente. Peraltro lui disprezzava il baseball, era Akane quella brava in quello sport. Aveva trovato un’altra cosa in cui lei era migliore di lui nel giro di pochi minuti. Quanto adorava guardarla di nascosto durante l’ora di educazione fisica quando gli altri non lo vedevano. Ricordava ancora la prima pallina che lei gli aveva piantato in faccia. Che figuraccia che aveva fatto, i suoi super riflessi di artista marziale messi al tappeto da un bel visino in calzoncini corti.
Genere: Commedia, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Akane Tendo, Ranma Saotome
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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CAPITOLO 6 – Quanto mi conosci?

 
Casa Tendo.
 
Ranma rientrò nella camera di Akane dopo aver perlustrato in lungo e largo la stanza del vecchio Happosai. Aveva sperato di scovare almeno un indizio utile alla loro causa ma non aveva trovato niente, a parte una montagna di mutandine e reggiseni sparsi in un angolo in cui non avrebbe mai messo le mani.
 
Akane si era chiusa nella camera che lui condivideva col padre e adesso riposava sul suo futon. Si ritrovò a sperare che il suo profumo rimanesse sul cuscino, sarebbe stato bello addormentarsi così più tardi. Sempre che fosse tornato nel suo corpo prima di andare a letto ovviamente.
 
Tra poco sarebbe dovuto andare a svegliarla.
 
La famiglia si stava infatti preparando per andare alla tradizionale fiera di primavera, avrebbero cenato con qualche prelibatezza locale alle bancarelle, fatto un giro tra gli stand di prodotti tipici e magari provato a vincere qualcosa ai banchi dei giochi a premi.
 
TOC TOC
 
Senza attendere la risposta, Nabiki fece irruzione nella stanza di Akane con la sottoveste del kimono semi aperta che lasciava intravedere pezzetti di biancheria.
 
Ranma distolse subito lo sguardo imbarazzato.
 
Sbagliava o quel reggiseno aveva lo stesso motivo di un paio di mutandine che aveva visto poco fa in camera del vecchio? Che si fosse messo a rubare l’intimo anche alla vipera?
 
“Sorellina aiutami a chiuderlo per favore” disse mentre rovesciava sul letto il kimono di seta con i suoi accessori.
 
Come no, che ne sapeva lui di come si chiudeva un kimono?
 
Nabiki fissò con diffidenza la faccia smarrita di Ranma riflessa nello specchio mentre iniziava la complicata procedura di vestizione. Non le erano sfuggiti gli strani comportamenti della sorella.
 
Akane parlava da giorni di quella fiera, non vedeva l’ora di avere un’occasione per indossare i vestiti tradizionali. Dov’era finito adesso tutto il suo entusiasmo? E perché se ne stava seduta in quel modo scomposto con le gambe divaricate? Non era certo da lei. E ancora, sbagliava o era arrossita quando l’aveva vista entrare in camera mezza svestita?
 
Sua sorella e il cognatino si comportavano in modo strano da tutto il giorno. Se non fosse stato impossibile avrebbe quasi pensato che quei due si fossero invertiti i corpi! Ma era davvero così impossibile, considerate tutte le assurde peripezie in cui spesso si erano ritrovati coinvolti?
 
Lanciò una rapida occhiata all’orologio per valutare quanto tempo avesse per togliersi quel dubbio. Troppo poco. Se voleva indagare non era il caso di prendere il discorso alla lontana.
 
E così sganciò la bomba.
 
“Sorellina odio doverti dare un dispiacere ma se fossi in te io vorrei saperlo…” buttò lì Nabiki con aria innocente.
 
Dietro quella maschera c’era la miglior stratega di Nerima pronta a scorgere anche la minima reazione sulla faccia di Akane. Sempre che quella fosse davvero sua sorella.
 
“Uhm di che si tratta?” chiese Ranma tranquillo. Nabiki faceva spesso la commedia.
 
“Ricordi l’altro giorno quando ti sei trattenuta a scuola per il comitato studentesco? Ecco io ho visto Ranma al parco e… non era solo” continuò quella.
 
A quelle parole Ranma sollevò le sopracciglia e si perse un attimo a guardare nel vuoto mentre faceva mente locale. Che cosa aveva fatto quel pomeriggio?
 
Ah sì, era passato a salutare U-chan al suo ristorante e lei gli aveva gentilmente offerto la sua okonomiyaki preferita. Poi era tornato a casa ad allenarsi senza fare ulteriori deviazioni. Sì, era abbastanza certo che quello era tutto ciò che aveva fatto quel giorno. Di sicuro non era passato dal parco.
 
“Mmh sei proprio sicura che fosse lui?” domandò non capendo dove volesse andare a parare Nabiki.
 
“Akane, non sarei qui a dirtelo se non ne fossi sicura. E, inoltre, non ti darei mai questa informazione senza chiedere nulla in cambio se non tenessi così tanto a te” rispose lei dandogli le spalle.
 
Addirittura?
 
Ranma pensò che quello era decisamente un brutto segno.
 
“Oh Akane lui era in compagnia di una ragazza” continuò Nabiki con tono melodrammatico.
 
Ma quando mai. Chissà chi aveva visto quella.
 
“Si tratta di Shampoo e… Akane loro si stavano baciando appassionatamente contro un albero!” concluse con voce spezzata.
 
“COSA!? Ma non è assolutamente vero! Si può sapere da dove ti è uscita questa Nabiki, ma dico sei impazzita!?” Ranma esplose letteralmente, dimenticandosi per un attimo di occupare il corpo della fidanzata.
 
“Lo so, io per prima non volevo crederci e sono corsa via subito… oh se solo quell’albero potesse parlare… comprendo perfettamente il tuo shock sorellina ma…” disse Nabiki portandosi le mani sulle guance con fare teatrale.
 
“Ma niente! Non sono affatto sotto shock dal momento che questa idiozia è frutto della tua fervida immaginazione!” ribatté Ranma che non accennava a calmarsi.
 
Come le era venuta in mente una roba del genere? E perché poi andare a dirlo ad Akane? Nabiki sapeva bene quanto ci sarebbe rimasta male la sorella. Questa ridicola storia - per quanto inventata - non doveva assolutamente arrivare alle sue orecchie. O avrebbe dovuto passare l’intera serata e i giorni seguenti a giustificarsi di qualcosa che non aveva fatto.
 
Da quella posizione Ranma non poteva vedere il sorrisino che era spuntato sulle labbra di Nabiki.
 
Prima di inveire ulteriormente contro di lei, Ranma si soffermò a riflettere. Quel racconto non aveva il benché minimo senso. Però la cognata non era il tipo che agiva senza un motivo preciso.
 
Bene, avrebbe scoperto il suo bluff.
 
“In ogni caso Nabiki, anche immaginando che quello che dici sia vero, come mai me lo stai dicendo solo adesso?” chiese cercando di mantenere un tono di voce calmo.
 
“Volevo dare prima la chance a Ranma di confessartelo, naturalmente. Questa è una cosa che riguarda solo voi e io non volevo certo impicciarmi. Ma, evidentemente, il vigliacco non lo ha fatto e quindi ho sentito il dovere di agire. Sei la mia sorellina e non potevo lasciare che lui ti offendesse oltre” rispose lei fintamente amareggiata.
 
Ranma serrò i pugni.
 
Maledetta, era impossibile coglierla in fallo. Non si era per niente scomposta a quella domanda e adesso continuava la farsa dandogli pure del vigliacco. Questo era davvero troppo. Doveva tentare il tutto per tutto.
 
“Benissimo allora offro 5000 yen per vedere le foto di questa fantomatica scena!” disse con sguardo di sfida certo, da una parte, che Nabiki non le avrebbe mai avute e, dall’altra, che la cifra proposta avrebbe suscitato il suo interesse.
 
Finalmente lei si girò per guardarlo negli occhi. Nel frattempo aveva finito di vestirsi. Da sola per fortuna.
 
“Akane, capisco che in questo momento tu sia confusa e ferita ma cerchiamo di comportarci da adulti. Vado a chiamare Ranma, è giusto che la verità tu la senta direttamente da lui” e con queste parole si avviò verso la porta.
 
“NO!!!” si tradì Ranma afferrandola per un polso.
 
Nabiki abbassò prima lo sguardo sulla mano per poi spostarlo sulla faccia della sorella. Tombola!
 
“Che cos’è che volete da me?” Akane comparve in piedi sulla porta.
 
Fortunatamente non aveva fatto caso alla mano di Ranma.
 
“Un parere sulla nostra Akane” rispose prontamente Nabiki “non trovi che sia bellissima stasera?” domandò voltandosi nella sua direzione con un sorrisino.
 
E mentre Ranma lanciava un’occhiata confusa a entrambe, Akane decise di cogliere l’assist di sua sorella per prendersi una piccola rivincita sulle ripetute offese che riceveva dal fidanzato.
 
“Stasera? Akane è sempre bellissima” rispose ammiccante in direzione di Ranma sollevando e abbassando le sopracciglia.
 
“Cosa? Ma non è vero! Cioè nel senso…” la necessità di negare subito era stata più forte di lui.
 
Nabiki lo fissò assottigliando gli occhi.
 
“Certo che è vero, perdonami se non te lo dico spesso come vorrei” continuò Akane avvicinandosi con sguardo provocante.
 
Quel corpo aveva il potere di farla sentire invincibile e sfacciata come il suo inquilino abituale. Per nulla al mondo si sarebbe lasciata sfuggire la possibilità di sfidare il suo fidanzato. Adesso lei era Ranma no? Quindi non avrebbe perso.
 
Ranma arrossì e indietreggiò di un passo solo per accorgersi che aveva già raggiunto la scrivania.
 
Era in trappola, in tutti i sensi.
 
Lanciò uno sguardo preoccupato verso Akane chiedendosi che cosa si fosse messa in testa. Non vorrà forse…? Impossibile, non così, non con i loro corpi invertiti, non davanti alla vipera.
 
Adesso Akane era a un solo passo da lui.
 
Mentre manteneva lo sguardo incollato a quello di Ranma si chiese perché quello stupido non reagisse. Lei lo stava sfidando e non poteva arrendersi tornando indietro. Ma nemmeno andare fino in fondo! Che strano poi vedersi così indifesa e spaurita in un angolo.
 
Ranma deglutì spostando nervosamente lo sguardo da una parte all’altra della stanza.
 
Akane sorrise impercettibilmente e, approfittando della distrazione del fidanzato, gli puntò l’indice sulla fronte con facilità.
 
“Hai abbassato la guardia!” gli disse scoppiando a ridere.
 
Ranma strabuzzò gli occhi incredulo con le mani ancora serrate sul bordo della scrivania.
 
Maledetta, gliel’aveva fatta.
 
Nabiki decise che era arrivato il momento di uscire dalla stanza, non prima di aver lanciato un’ultima eloquente occhiata ai due piccioncini.
 
 
Qualche minuto più tardi Akane stava armeggiando nel suo armadio per prendere il kimono che quella sera avrebbe indossato per lei il suo fidanzato.
 
“Comunque hai dimenticato di dirmi una cosa…” la voce di Ranma la raggiunse alle spalle.
 
“Cioè?” chiese lei distratta mentre cercava di sfilare la preziosa veste dalla scatola.
 
“…che quando sorrido sono molto più carina” concluse Ranma a bassa voce.
 
Akane rimase voltata mentre il suo cuore perdeva un battito.
 
Se n’era ricordato. Allora quella volta non lo aveva detto solo per dire?
 
 
Alla fiera di primavera.
 
Il profumo del cibo preparato al momento si mescolava nell'aria con quello dei fiori. Le grida dei bambini che si rincorrevano, insieme a quello dei proprietari dei banchi che richiamavo i clienti, creavano quella tipica confusione delle sagre di paese.
 
I membri della famiglia Tendo-Saotome si stavano già disperdendo verso gli stand preferiti di ognuno.
 
Ranma camminava avvolto in un kimono, incespicando nei sandali tradizionali di legno. Alla fine aveva dovuto cedere, sarebbe stato strano se non si fosse vestito così considerata la passione di Akane per indossare quegli abiti in quelle occasioni.
 
Passò oltre la bancarella con le vasche dei pesciolini da pescare con le palette di carta. Il suo allenamento per padroneggiare la tecnica delle castagne modificata era passato anche da lì.
 
Ad un certo punto la sua attenzione venne richiamata da un tizio che stava sponsorizzando un qualcosa legato alla Cina. Quel paese era diventato il suo chiodo fisso dal giorno funesto in cui col padre era stato maledetto. Non riusciva ad afferrare tutto quello che diceva, ma nel vocio riuscì a cogliere le parole “vincere”, “viaggio“ e “Cina”.
 
Per poco non gli cadde di bocca il delizioso spiedino di polpette che si stava gustando. Quelle tre parole nella stessa frase erano il suo biglietto per la felicità.
 
Akane, vedendo il fidanzato precipitarsi verso la bancarella più stramba di tutte, lo seguì a ruota chiedendosi che cosa potesse aver catturato la sua attenzione.
 
Quando finalmente riuscì a farsi spazio tra le persone, poté scorgere un piccolo palco sul quale poggiavano un tavolino e due sedie posizionate una di fronte all’altra.
 
Come avrebbe scoperto di lì a poco, si trattava del set di un contest riservato a coppie di innamorati dove uno, rispondendo ad una serie di domande, doveva dar prova di conoscere l’altro indovinando le risposte che avrebbe dato la sua dolce metà. Il premio in palio era un viaggio in Cina per due persone.
 
Adesso capiva perché Ranma vi si fosse fiondato. Quella era un’occasione davvero incredibile per loro, soprattutto nella condizione in cui versavano! In pratica uno di loro avrebbe dovuto indovinare le proprie stesse risposte.
 
Avrebbero vinto a mani basse, il premio era praticamente già loro.
 
“Questa coppia sta andando benissimo signore e signori. Veniamo quindi alla domanda numero quattro: qual è il dessert preferito di questa bella signorina?” gridò dal microfono uno strano tizio in un completo viola e un enorme cappello pieno di glitter.
 
Il ragazzo seduto su una delle due sedie fece un sorriso d’intesa a quella che doveva essere la fidanzata e, con tutta la sicurezza del mondo, rispose “Ma la creme brûlé naturalmente”.
 
A quella risposta lei batté un pugno sul tavolo stizzita. Evidentemente il suo ragazzo aveva toppato.
 
“Purtroppo la risposta è sbagliata caro il mio bel giovanotto. Vuole rivelare lei al pubblico qual è in realtà il suo dessert preferito, signorina?” continuò soddisfatto il presentatore rivolgendosi questa volta alla ragazza.
 
I partecipanti non erano riusciti ad arrivare nemmeno a metà del gioco.
 
“Sono i dorayaki brutto scemo. Come hai potuto sbagliare!? Quante volte mi hai vista mangiare la creme brûlé!?” rispose piccata la ragazza mentre scendeva dal palco a grandi falcate.
 
Ranma lanciò uno sguardo di solidarietà al ragazzo che la rincorreva mortificato. Lui conosceva bene quella sensazione. Ma non quella sera, quella sera lui e Akane avrebbero sbancato. E lui sarebbe potuto finalmente tornare in Cina.
 
Si voltò di scatto per andare a cercarla, ma lei era già dietro di lui.
 
“Pensi quello che penso io?” si chiesero a vicenda con una nuova luce negli occhi. La risposta a quella prima domanda l’avevano indovinata entrambi.
 
 
Dopo essersi iscritti al volo al concorso, attesero seduti su una panchina che arrivasse il loro turno.
 
“Che colpo di fortuna! Non riesco a credere che potrò davvero andare in Cina!” commentò Ranma euforico.
 
“Ehi tu frena la fantasia, dobbiamo ancora vincerlo quel viaggio” lo riprese Akane.
 
“Ma va Akane, sarà un gioco da ragazzi. In pratica devi indovinare da sola qual è il tuo dolce preferito! Che ci vuole? Stasera il fidanzato provetto potrebbe anche indovinare la tua marca di balsamo preferita ahaha! Non vedo l’ora che ci chiamino faremo un figurone!” adesso Ranma sembrava proprio un esaltato.
 
“Però scusa ora che ci penso, per quanto le domande possano essere difficili, questo gioco è facilmente raggirabile” constatò Akane pensierosa portandosi l’indice alle labbra.
 
“Che vuoi dire?” domandò Ranma corrugando la fronte contrariato.
 
“Voglio dire che la ragazza di prima, per esempio, avrebbe ben potuto fingere che la risposta sbagliata del fidanzato fosse in realtà quella giusta. Che ne sapeva il pubblico? In questo modo io potrei rispondere qualsiasi cosa e tu potresti semplicemente confermare. Mi sembra un po’ troppo facile, no?” continuò lei.
 
Ranma si fermò a soppesare quelle parole. Per quanto lo infastidisse sentirsi spegnere l’ottimismo a quel modo, doveva ammettere che Akane aveva ragione. Non fece in tempo però a domandarsi quale fosse il meccanismo di sostenibilità del gioco, che il presentatore lo richiamò all’ordine.
 
“Akane Tendo?” chiese l'uomo affacciandosi dal suo banco.
 
“Presente!” rispose d’istinto Akane alzandosi in piedi.
 
Per poi correggere il tiro indicando Ranma “nel senso che lei è proprio qui eheh”.
 
Ranma l’ammonì con lo sguardo. Ci mancava solo che si facessero scoprire ancor prima di iniziare.
 
“Fantastico, da questa parte signorina per le risposte di controllo!” la incitò quello strano tizio.
 
Ma certo, ovvio. Il partner che restava in silenzio avrebbe dovuto prima blindare le risposte giuste scrivendole in anticipo, in modo da evitare ripensamenti e tentativi di agevolare l'altro. Era così che gli organizzatori del gioco potevano verificare la correttezza delle risposte.
 
E ora come avrebbero fatto?
 
Ranma lanciò uno sguardo che gridava aiuto in direzione della fidanzata.
 
(Oh no e adesso?)
 
(Di che ti stupisci - scemo - era ovvio che non potesse essere così semplice!)
 
Notando l’espressione spaventata della ragazza, il tizio col cappello intervenne per tranquillizzarla poggiandole una mano sulla spalla.
 
“Ehi fanciulla, di che ti preoccupi? Guarda che questa è la parte facile! Aspetta di essere seduta a quel tavolo quando il giocò sarà tutto nelle mani del tuo cavaliere! Ahahah!” e così dicendo lo trascinò via.
 
 
Akane attendeva sulla stessa panchina. Quella per lei era la giornata delle panchine. Con la mente tornò alla conversazione avuta qualche ora prima con Ryoga. Se solo Ranma non si fosse intromesso interrompendoli proprio sul più bello, avrebbe scoperto che cosa provava per lei. Non poté fare a meno di chiedersi che cosa avrebbe fatto se le sue speranze fossero state confermate dalle parole di Ryoga. Andare da Ranma e dirgli con nonchalance: “sai ho saputo che provi qualcosa per me e volevo dirti che anche per me è lo stesso”. Mmh anche no. Uff come l’aveva ridotta l’amore, si stava addirittura facendo dei film sui suoi stessi film.
 
 
Il presentatore piazzò sotto il naso di Ranma una lista di dieci domande.
 
“Hai cinque minuti a partire da adesso per rispondere. Scrivi pure le soluzioni a fianco” 
 
Ranma studiò l’elenco di domande scorrendole una ad una. Erano ordinate per difficoltà crescente e - cavoli - alcune erano impossibili. O meglio erano impossibili per loro. Forse una vera coppia che non aveva i loro problemi di comunicazione, il loro orgoglio, la loro immaturità ce l’avrebbe anche potuta fare.
 
Una cosa era certa però: Ranma Saotome non si sarebbe mai tirato indietro di fronte a una sfida. Dopo anni di sofferenze, avrebbe potuto disfarsi della sua formosa metà dai capelli rossi in soli cinque minuti.
 
 
“Bene bene bene signore e signori ci siamo! Un’altra coppia di giovani è pronta a mettere alla prova il loro amore tentando il tutto per tutto! Ricordo che stasera i fortunati vincitori si aggiudicheranno un fantastico viaggio in Cina!” urlò l’uomo iniziando a scaldare il pubblico.
 
Akane e Ranma erano posizionati dietro al palco, alle due estremità, pronti ad entrare in scena. La regola prevedeva infatti che i partecipanti non potessero comunicare dopo la consegna delle risposte di controllo, onde evitare suggerimenti last minute. Pena la squalifica.
 
Ranma lasciò la sua postazione per avvicinarsi ad Akane, ma venne prontamente bloccato da uno degli organizzatori che gli si parò davanti.
 
“Ma insomma che modi, voglio solamente augurare buona fortuna al mio fidanzato!” rispose Ranma indispettito facendo gli occhi dolci al tipo.
 
Akane lo guardò con fare interrogativo. Che si era messo in testa quello, voleva perdere ancor prima di iniziare?
 
Ma Akane non poteva sapere che quella domanda silenziosa, formulata nella sua mente, avrebbe presto lasciato il posto ad altre mille. Ranma infatti si avvicinò alla fidanzata e, alzandosi in punta di piedi, le stampò un bacio sulla guancia pericolosamente vicino alla bocca.
 
La morettina non fece in tempo a vedere la faccia sconvolta del ragazzo col codino mentre, soddisfatta, tornava velocemente in posizione per fare il suo ingresso.
 
Col cervello completamene in pappa, Akane salì a sua volta sul palco. E adesso come avrebbe fatto a far funzionare i neuroni e articolare delle risposte sensate? Ok che era sulla guancia, ok che non erano nemmeno nei loro corpi ma Ranma, il suo timidissimo fidanzato - nelle sue piene facoltà mentali - l’aveva appena baciata!
 
 
“Ebbene ci siamo signore e signori, che la nuova coppia di sfidanti prenda posto! Prima di iniziare voglio ricordare velocemente le regole del gioco al fantastico pubblico di stasera: sottoporrò a Ranma dieci domande e lui avrà un minuto di tempo per rispondere a ciascuna di queste indovinando la risposta di Akane. È ammessa una sola ed unica risposta per ciascuna domanda e la prova si considera superata solo se si risponde correttamente a tutte e dieci. Le soluzioni sono contenute in questa busta e sono note soltanto a me e ad Akane. Bene, non perdiamo altro tempo e che la sfida abbia inizio!” uno scroscio di applausi seguì quell’introduzione.
 
Akane e Ranma sedevano l’una di fronte all’altro.
 
La prima cercò di liberare la mente dimenticando quello che era appena successo. Come se fosse facile dimenticare il gesto che sogni da una vita.
 
Il secondo la fissava concentrato, pregando di aver dato le risposte giuste.
 
Avevano sperato che la situazione in cui si trovavano sarebbe stata un vantaggio in quel gioco e invece la difficoltà era doppia, considerato che Akane doveva immaginare cosa Ranma immaginava che lei avrebbe risposto.
 
“Domanda numero uno: qual è il colore preferito di Akane?” chiese l’uomo in viola.
 
“Giallo” rispose la protagonista senza esitazione.
 
Elementare. Lo sapevano anche i muri. A proposito di muri, perché non tinteggiare le pareti della sua stanza di quel colore? Ah, ma cosa andava a pensare in quel momento. Su su concentrazione!
 
“Seconda domanda: qual è lo sport preferito di Akane?” proseguì il presentatore.
 
“Le arti marziali” rispose convinta. Ovvero l’unica passione che avevano in comune lei e Ranma.
 
Akane lanciò un sorriso in direzione del fidanzato. Forse era stata troppo pessimista poco fa, il gioco si stava rivelando più facile del previsto.
 
“Molto bene ragazzi, passiamo alla domanda numero tre: come si chiama l’animaletto da compagnia preferito di Akane?”
 
Akane si concentrò sulla domanda. Un porcellino poteva essere definito un animale da compagnia? Che fosse una domanda a trabocchetto?
 
Ranma alzò le sopracciglia, stupito del fatto che Akane non avesse indovinato al volo come aveva fatto nelle due prove precedenti. Se fosse andata in crisi a quella domanda insignificante, che cosa avrebbe fatto più avanti?
 
“P-chan” rispose dopo aver trovato conferma negli occhi sorpresi del fidanzato.
 
“Bravissimo! Siamo arrivati ad una domanda un po’ scomoda, promettete di non litigare eh!” scherzò lo showman “Ranma qual è la cosa in cui Akane è proprio negata?”
 
Akane rimase un attimo spiazzata da quella quarta domanda. Cercò aiuto nello sguardo di Ranma ma tutto quello che vi lesse fu il terrore. Non ne capiva ancora il motivo, ma poteva stare tranquillo. Nel caso la risposta non le fosse piaciuta lo avrebbe ucciso più tardi, in privato.
 
Fece mente locale pensando a che cosa avrebbe risposto la vera Akane. Nonostante i numerosi tentativi non era mai riuscita ad imparare a nuotare. Sì, lei avrebbe risposto così. E Ranma non poteva che pensarla allo stesso modo, avendo assistito a tutti i suoi fallimenti in quell’ambito, inclusa la volta in cui il preside si fissò di volerle insegnare a tutti i costi.
 
Prima di aprire la bocca, si fermò a concentrarsi sulla risposta che poteva aver scelto Ranma. In che cosa lui non la considerava affatto brava? Beh, in molte cose a pensarci bene. Come lavorare a maglia per esempio, cosa che le aveva detto senza troppi giri di parole lo scorso Natale quando lei gli regalò l’orribile sciarpa gialla con ricamate le sue inziali. Però quella stessa sciarpa lui se l’era messa al collo senza esitazione. E poi si era avvicinato a lei guardandola serio. Se chiudeva gli occhi poteva ancora sentire l’odore di quella vecchia soffitta illuminata solo da un debole raggio di luna, il respiro accelerato di Ranma a un soffio da lei. Se solo quelle vecchie assi di legno non avessero ceduto proprio in quel momento…
 
Stop! Stava divagando.
 
Tornando alla domanda pensò che anche le sue abilità di artista marziale erano spesso messe in discussione dal fidanzato, ma non al livello da dire che fosse addirittura negata. Le diceva anche che non aveva gusto estetico, che non sapeva mantenere la calma e… ma certo. Come aveva fatto a non pensarci prima?
 
“Cucinare” rispose a denti stretti con lo sguardo fisso su Ranma.
 
Ranma le sorrise colpevole e lei lo ringraziò con un calcio sotto il tavolo.
 
Il presentatore annunciò un’altra risposta esatta. Questa volta con meno entusiasmo, probabilmente compatendo il ragazzo.
 
Fu Akane che, contrariata, lo incoraggiò in malo modo a proseguire.
 
“Ehm ma certo, domanda numero cinque: qual è la persona di cui Akane sente di più la mancanza?
 
A quelle parole Akane sgranò gli occhi e sul palco calò il silenzio. La persona che le mancava di più...
 
Sentiva già le lacrime raccogliersi pronte ad uscire.
 
Ranma la fissava con un sorriso dolce e rassicurante. Immaginando i pensieri che in quel momento occupavano la mente della fidanzata, allungò una mano sul tavolo per sfiorare delicatamente quella di lei.
 
E lei capì che lui sapeva.
 
“La mamma. È la sua mamma la persona che più le manca al mondo” disse Akane con voce incredibilmente ferma nonostante l’emozione.
 
Nascosta tra il pubblico, Kasumi si strinse contro suo padre che le circondò le spalle in un abbraccio.
 
“Una bellissima prova di conoscenza reciproca” commentò rispettoso il presentatore dopo un attimo di esitazione “ma non perdiamo tempo e andiamo diretti alla sesta domanda: se domandassi ad Akane chi è l’amore della sua vita che cosa risponderebbe?”
 
Eccola lì. Akane si era aspettata qualche domanda su di loro.
 
Considerato che si trattava di un concorso per coppie di innamorati c’era una sola risposta giusta. Ma - caspita - quella era la prima volta che ammetteva ad alta voce i suoi sentimenti, doveva farlo proprio davanti a tutti? Quello che provava per Ranma non era mai riuscita ad ammetterlo nemmeno a se stessa…
 
A disagiò spostò lo sguardo sul pubblico. La faccia di Ranma - o comunque la propria - in quel momento era l’ultima che volesse vedere. Oh no, aveva visto male o c’era pure la sua famiglia tra gli spettatori?
 
“Avanti figliolo tu conosci la risposta!” si sentì urlare dal signor Saotome.
 
Akane chiuse gli occhi sofferente. Certo che la conosceva. Il punto era che Ranma non la conosceva e lei non voleva farglielo sapere così su un ridicolo palco di una fiera davanti a mezzo quartiere.
 
Nel frattempo una signora in prima fila si era pure procurata dei popcorn mentre seguiva appassionata la loro performance.
 
“Ancora trenta secondi giovanotto” le ricordò una voce dal microfono “se non rispondi in tempo perderete entrambi. Anche se immagino che la risposta sia abbastanza scontata, non è vero?”
 
Ranma si schiarì la gola. Non poteva parlare ma la stava chiaramente sollecitando a rispondere.
 
“Venti secondi! Oh-oh non è che qui si scoprono gli altarini!? Non sarebbe la prima volta che una coppia scoppia su questo palco! Allora chi è il nome della misteriosa persona di cui Akane è innamorata se questa non è il qui presente fidanzato?” commentò il presentatore con fare eccessivamente teatrale.
 
Akane spalancò gli occhi sbigottita. Ma che stava dicendo quello?
 
“Colpo di scena signore e signori, pare che Akane in realtà sia innamorata di qualcun altro! Lo stiamo scoprendo proprio qui proprio adesso su questo palc…”
 
Oh ma insomma!
 
“Mio candido fiore di loto, troppo a lungo hai taciuto i tuoi sentimenti, urla pure al mondo intero che il tuo cuore puro batte solo per me!” si sentì giungere dal pubblico.
 
Oddio ci mancava solo quello svitato di Kuno!
 
“Ranma Saotome!” urlò Akane con lo sguardo fisso sul tavolo e le guance arrossate.
 
A quelle parole Ranma si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo accasciandosi sulla sua sedia. Tra la tensione e quel maledetto kimono stava facendo la sauna. Sapeva che quella risposta era solo un gioco, però non poté fare a meno di pensare che faceva proprio un bell’effetto sentirlo dire ad alta voce.
 
“Ed è la risposta esatta! Voglio ricordarvi che con questa abbiamo superato la metà! Non tutte le coppie riescono ad arrivare fin qui, direi proprio che è il caso di fare un bell’applauso di incoraggiamento a questi due giovani!” li celebrò il presentatore.
 
Il pubblicò lo accontentò mentre una parte di questo lanciava frasi di incitazione. Fantastico, oltre alla famiglia adesso si erano uniti pure i loro compagni di classe.
 
Ma non c’era tempo di preoccuparsene perché il gioco stava già andando avanti.
 
“Settima domanda: qual è il posto che Akane considera solo vostro?” si sentì riecheggiare con uno stress particolare sull’ultima parola.
 
A quanto pareva le domande più intime non erano ancora finite.
 
Il primo posto che venne in mente ad Akane fu la palestra. Entrambi adoravano passare del tempo in quel luogo e spesso si trovavano lì insieme nello stesso momento, anche se poi in realtà ognuno si allenava per conto proprio.
 
Aveva perfettamente senso, eppure non era convinta. Potevano considerarlo un posto solo loro?
 
Cercò aiuto sulla faccia di Ranma che prontamente abbassò lo sguardo sul tavolo. Conosceva troppo bene il suo fidanzato ed era pronta a giurare che lui in quel momento fosse in imbarazzo. Era la risposta che aveva scelto, e che sperava Akane indovinasse, a metterlo a disagio o la situazione in generale?
 
Akane escluse la palestra. Quel posto non avrebbe mai potuto metterlo in difficoltà, era il suo elemento. La palestra stava a Ranma come l’acqua stava ad un pesce rosso.
 
Un momento, dov’è che lei gli aveva visto più spesso quell’espressione? Un posto familiare ma al tempo stesso lontano dalla loro invadente famiglia. Un posto da dove osservare albe, tramonti, cieli stellati. Un posto in cui litigare, scusarsi, fare la pace.
 
“Il tetto…” sussurrò Akane con un filo di voce abbassando anche lei lo sguardo.
 
E sul palco calò il silenzio.

Dal pubblico, invece, si stava levando un mormorio di domande su quale fosse stata la risposta che nessuno era riuscito ad afferrare.
 
Ci pensò il presentatore a porre fine ai loro dubbi avvicinandosi ad Akane.
 
“Come hai detto? Il LETTO? Ahahah signore e signori tappate le orecchie ai vostri bambini che il gioco sta prendendo una piega piccante!” esclamò fingendo un tono scandalizzato.
 
Cosa!? Akane e Ranma sollevarono contemporaneamente la testa scioccati.
 
Il pubblico reagì quindi con fischi e battutine. La signora in prima fila si portò una mano alla bocca.
 
“Ahhh ragazzi io lo sapevo!” sbraitò Yuka.
 
“Ranma sei il solito marpione!” gli fece eco Hiroshi.
 
“Altro che seconda base, eh Akane!” aggiunse Sayuri.
 
No, non stava succedendo per davvero. Akane si guardò intorno spaesata e desiderosa di scappare via da lì. Ma doveva trovare il modo di recuperare la situazione, prima questa che degenerasse ulteriormente.
 
“Ho detto il tetto! Tetto! T-E-T-T-O! Non letto!” urlò quindi con tutto il fiato che aveva in corpo e il volto paonazzo.
 
“Ragazzo placa i bollenti spiriti che siamo in pubblico!” continuò l’uomo in viola ridendo e ignorando le sue giustificazioni.
 
Akane spostò lo sguardo cercando supporto nel fidanzato.
 
Dal canto suo Ranma era così sorpreso che non si capiva se fosse sul punto di scoppiare a ridere per quella scena o a piangere per il premio che stava sfumando.
 
“Sei proprio figlio di tuo padre!” esclamò Genma un po’ alticcio appoggiandosi a Soun.
 
Akane incrociò per sbaglio lo sguardo con quello interdetto di suo padre. Sembrava indeciso tra la felicità per il coronamento del progetto di fusione delle scuole di arti marziali e lo smarrimento nello scoprire che la sua bambina era cresciuta. E meno male che a pranzo gli aveva praticamente dato la sua benedizione!
 
Ci vollero diversi minuti per riuscire a calmare il pubblico e spiegare agli organizzatori che la risposta data da Akane era, in effetti, quella giusta.
 
“Va bene va bene, però la prossima volta voglio sentire un tono di voce più alto. Vi avverto che non vi verrò incontro di nuovo. E spero che non abbiate in serbo per noi altre risposte a luci rosse ahah” scherzò il presentatore.
 
Ancora?
 
“Domanda numero otto: Ranma qual è stato il momento in cui ti sei innamorato di Akane?”
 
Akane aprì la bocca sorpresa.
 
Fermi tutti, come come? Questa domanda era formulata in modo diverso dalle altre.
 
“Ma come…?” tentò Akane confusa in cerca di spiegazioni dal presentatore.
 
“Ma niente. Qui le domande le faccio io ragazzo, tu devi solo rispondere. Chiaramente non basta che tu dica quando ti sei innamorato della tua fidanzata sarebbe troppo facile…”
 
Facile un corno.
 
“…devi pensare a quando lei pensa che tu ti sia innamorato di lei!” concluse marcando particolarmente i pronomi.
 
Altro che sessanta secondi, per una domanda del genere non sarebbero bastati sessanta giorni. Anche perché la loro storia andava avanti da molto più tempo e non si erano mai soffermati a pensarci. Sul fatto che quel momento ci fosse stato però nessuno dei due aveva dubbi anche se non lo avevano mai confessato all’altro.
 
Akane si sentì persa. Come quando ti avvicini alla cattedra per l’interrogazione ma la tua mente è una pagina bianca e non sai da che parte cominciare.
 
“Cinquanta secondi!”
 
Ok doveva calmarsi e cercare di vederla da un’altra prospettiva, senza immaginarsi chissà quale significato importante. Dopo tutto quello era solo uno stupido gioco dove non aveva importanza né la domanda né la risposta, ma solo vincere il premio. Doveva comportarsi come nella recita di Romeo e Giulietta mettendo da parte l’imbarazzo e tirando fuori lo scotch.
 
Ranma aveva avuto poco tempo per scrivere la sua risposta e sapeva che lei ne avrebbe avuto altrettanto poco per provare ad indovinare. Doveva essere per forza qualcosa di semplice. E cos’è la cosa più semplice che ti può venire in mente senza doverci nemmeno pensare?
 
“La verità” le disse una vocina dentro di sé che prontamente scacciò.
 
“Quaranta secondi!”
 
Ripercorse i momenti trascorsi insieme dall’inizio nella speranza di trovarne alcuni più significativi di altri.
 
C’era stato il loro incontro ovviamente, ma Ranma era una ragazza quando entrò a casa Tendo per la prima volta in braccio ad un panda. No, lui non avrebbe mai scelto un episodio in cui aveva le sembianze femminili. Anche se, poco più tardi, Akane lo avrebbe visto anche nelle sue vere sembianze… e che sembianze.
 
Akane arrossì di colpo catturando l’attenzione di Ranma. Lui la guardò aggrottando le sopracciglia mentre si chiedeva a cosa stesse pensando la sua fidanzata.
 
Akane tentò di ricomporsi.
 
Ma cosa andava a pensare, Ranma non poteva essere così pervertito da credere di essersi innamorato di lei nel momento in cui l’aveva vista nuda nel bagno. Peraltro questo avrebbe significato che il loro era stato amore a prima vista. E no, era abbastanza sicura che le cose tra loro non stessero esattamente così.
 
“Trenta secondi!”
 
Doveva velocizzarsi. Allora, c’era stata quella volta a scuola in cui lui l’aveva vista combattere con i compagni di classe all’entrata. Per un appassionato di arti marziali quella doveva essere una scena abbastanza intrigante. Poi quella in cui lui l’aveva salvata dalla spada di Kuno, quando erano finiti in punizione fuori dalla classe con i secchi di acqua in mano. E ancora, quando lui le chiese se voleva che le portasse la cartella o quando per prendere tempo con Ranma alle prese con una teiera sull’albero lei aveva sfidato Kuno. A ripensarci in quella occasione era stata davvero gentile con quello che ancora era quasi un estraneo per lei.
 
“Venti secondi!”
 
Poi c’era quello che si sarebbe potuto definire un “momento”. Quel giorno avevano litigato di nuovo, Ranma l’aveva accusata di essere poco femminile, lei aveva promesso a Kasumi che non avrebbe più picchiato nessuno, ma poi lui l’aveva provocata ed era finito dritto dal dottor Tofu.
 
Il dottore aveva fatto un non so cosa alle gambe di Ranma, fatto sta che gli si erano tipo addormentate, e lui non riusciva più a camminare. Sorrise a ripensare alle sue lamentele su quanto fosse svilente per un uomo accettare di farsi portare in braccio da una donna.
 
Ranma continuava a osservare le montagne russe di espressioni che passavano sul volto della ragazza mentre quella si arrovellava per cercare la soluzione. Eppure non era stato così difficile per lui rispondere a quella domanda, nonostante non se la fosse mai posta prima. Ricordava ancora il profumo dei suoi capelli lunghi mossi dal vento mentre lui stava appoggiato contro la sua schiena. Aveva delle spalle così piccole che aveva quasi paura a reggersi a lei.
 
“Dieci secondi!”
 
Akane tentennò. E se aveva preso un abbaglio? Magari per Ranma c’era stata un'altra partentesi più importante di quella.
 
“Nove!”
 
Tipo quando lui le disse che era carina quando sorrideva. In effetti glielo aveva ridetto poco prima a casa mentre si preparavano. O quando lui l’abbracciò su quell’albero per salvarla dall’ombrello di Ryoga o, ancora, quando poco dopo le disse quanto stesse bene coi capelli corti. Avrebbe giurato di aver scorto una gelosia nei confronti del dottor Tofu quella volta.
 
“Otto!”
 
O il loro bacio nella scena finale della recita. In fondo Ranma non sospettava dello scotch e, se lei non lo avesse messo, lui l’avrebbe baciata per davvero.
 
“Sette!”
 
Eppure tutte quelle occasioni le sembravano troppo recenti.
 
“Sei!”
 
Non avrebbe saputo spiegarsi il perché, ma in qualche modo sentiva che la scintilla tra loro doveva essere scattata prima.
 
“Cinque!”
 
Akane pregò di aver indovinato.
 
“Quattro!”
 
E se invece avesse frainteso tutto quanto?
 
E se la risposta giusta era che quel momento doveva ancora arrivare perché lui NON era innamorato di lei!?
 
“Tre!”
 
Non c’era più tempo per i dubbi.
 
“Due!”
 
A noi due Ranma.
 
“Uno!”
 
“La volta in cui mi hai riportato a casa sulle tue spalle” rispose finalmente con lo sguardo incatenato a quello di Ranma.
 
Lui sgranò impercettibilmente gli occhi. Non riusciva a credere che lei avesse indovinato ancora una volta. Aveva risposto correttamente all’unica domanda che contasse qualcosa in quel ridicolo gioco. La sua Akane l’aveva capito e lo aveva capito.
 
I due restarono a fissarsi negli occhi come se non ci fosse nessun altro intorno, prima di sentire qualcuno schiarirsi rumorosamente la voce.
 
“Non vorrei rovinare il momento, ma devo avvertirvi che la risposta è giusta e con questa siamo giunti alla domanda numero nove!” li interruppe il presentatore.
 
“Ranma, cos’è la cosa che Akane ama più di te?”
 
Akane alzò le sopracciglia mostrandosi di nuovo impreparata. Sperava che il peggio fosse passato ma non era così. Un’altra domanda spinosa.
 
Notò che invece Ranma sembrava stranamente più rilassato rispetto alla domanda precedente.
 
Che cosa amava lei di Ranma. “Tutto” valeva come risposta? Forse no, ma era la verità. Adesso però in quel tutto doveva scegliere la cosa principale.
 
Partendo dall’aspetto fisico di Ranma, non c’era niente che non fosse semplicemente perfetto ed Akane non era - ahimè - l’unica ad essersene accorta.
 
Amava i suoi occhi color mare in tempesta capaci di farle tremare le gambe. Amava il suo profilo che sembrava scolpito da un’artista dalla fronte, al naso, la bocca, il mento. Amava i suoi capelli spesso scompigliati, anzi li amava soprattutto quando erano scompigliati. Tipo quando finiva di allenarsi e aveva la frangetta appiccicata alla fronte sudata o quando aveva appena fatto il bagno e le ciocche gli ricadevano addosso ancora umide. Amava le sue spalle grandi e le sue braccia forti e ben definite, enfatizzate dalle canottiere che spesso indossava. Fosse stato per lei avrebbe potuto benissimo girare per casa a petto nudo, perché anche quello era - ovviamente - da mozzare il fiato. Per non parlare dei suoi addominali scolpiti e… ok il concetto dell’aspetto fisico era chiaro. Peraltro lei aveva avuto modo di vedere lo spettacolo completo.
 
Non poté fare a meno di sorridere immaginando le sue amiche impiccione chiederle se si fossero mai visti nudi. “Sì in effetti, poche ore dopo esserci conosciuti”. Se solo l’avessero scoperto l’avrebbero fatta morbida.
 
“Trenta secondi, metà del tempo è andata ragazzo!”
 
Va bene adesso basta fare la pervertita, che diamine. Doveva concentrarsi sulle cose importanti, sulla bellezza interiore per esempio!
 
Ranma era una delle persone più determinate che lei conoscesse, la sua forza di volontà non aveva limiti. Era anche una persona integra e con dei valori, non tradiva mai la sua parola una volta data. Era un amico generoso e fidato, di quelli che non ti lasciano in difficoltà. E alle volte sapeva anche essere premuroso. Persino con lei.
 
“Il tempo sta per scadere!” la interruppe il cappello sbrilluccicante.
 
Akane sospirò impotente mentre alzava gli occhi su Ranma. Non riusciva proprio a decidersi.
 
Lui le rispose con un mezzo sorriso spavaldo.
 
A quel piccolo gesto Akane per poco non si strozzò con la sua stessa saliva.
 
No, non poteva crederci. Se conosceva Ranma quell’espressione, sommata al suo ego, poteva voler dire una cosa sola.
 
“Lei ama tutto di me” rispose Akane con faccia rassegnata.
 
Ranma la guardò di nuovo sorpreso.
 
Sì, perché lei quella sera lo stava davvero sorprendendo e non era solo questione di risposte giuste o sbagliate. Akane stava dando prova di conoscerlo più di quanto lui non avesse mai immaginato.
 
“La risposta è giusta, per quanto incredibile devo ammettere, siamo modesti qui eh?” chiese il presentatore in direzione di Akane.
 
Akane scosse la testa e Ranma sollevò le spalle arrendevole.
 
“Ma non è il momento di adagiarvi sugli allori sul finale perché questa domanda, per quanto apparentemente banale per una coppia, nasconde delle insidie! Soprattutto quando le risposte dei partecipanti non coincidono eheh…
 
Decima ed ultima domanda: quando è stata l’ultima volta in cui vi siete baciati?”
 
Akane aprì la bocca in un moto di stupore misto alla consapevolezza di chi all’improvviso è riuscito a connettere i puntini.
 
Avevano vinto.
   
 
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