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Autore: Galletas    06/06/2022    0 recensioni
“la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato."
Ma era davvero così? Forse in alcune situazioni era più facile a dirsi che a farsi
pensò Martín.
Genere: Avventura, Drammatico, Triste | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Berlino, Palermo
Note: What if? | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Era una mattinata totalmente nella norma,pensò Martin, fin quando Sergio Marquina con quei suoi occhiali e quella sua faccia, che Martin avrebbe solo voluto prendere a schiaffi, si presentò davanti alla sua porta dopo ben 3 anni, e non solo Sergio si presentò come se niente fosse, ma in più gli stava anche chiedendo di aiutarlo, Martin sinceramente pensò subito di sbattergli la porta in faccia e sperare di non doverlo rivedere mai più, fino a quando Sergio disse una cosa, una frase più precisamente, e da quel preciso momento la giornata che era iniziata come la più tranquilla e pacifica si trasformò in una di quelle giornate da dimenticare o forse da ricordare per sempre. La frase che fece gelare il sangue nelle vene di Martín fu:"Martín non sono venuto qui da solo". E con una semplice frase Sergio aveva per una seconda volta distrutto la vita di Martin, la seconda sì, perché la prima fu anni prima, quando lui decise di intromettersi in una delle relazioni che Martin riteneva la più importante e stabile della sua vita, Sergio arrivò distrusse tutto e se ne andò, facendo rimanere Martin agonizzante di dolore, Martin aveva perso il conto di quante volte in questi anni aveva tentato di porre fine alla sua vita, alla sua sofferenza, e sentiva ribrezzo per sé stesso, quando si rendeva conto di come la sua vita da anni non avesse più senso, e adesso dopo anni di agonia, dolore, incubi e lacrime, Sergio era lì davanti a lui dicendogli la frase che aveva sognato di sentire per anni. Martin lo guardò con gli occhi sbarrati e non disse nulla, Sergio si avvicinò alla porta che Martin voleva sbattergli in faccia momenti prima e la aprì, con una lentezza senza dubbi voluta, entrò la persona che Martin aveva sognato, Martin aveva gridato il suo nome innumerevoli volte nel cuore della notte quando si svegliava di soprassalto dopo gli incubi che erano spaventosi e senza senso, così tante che aveva perso il conto, aveva sognato il suo ritorno, aveva sognato lui, il suo viso, la sua immagine e adesso eccolo qui, davanti a lui, Andrés de Fonollosa se ne stava accanto a Sergio, indossava uno dei suoi soliti completi, era esattamente uguale a l'ultima volta pensò, non era cambiato nemmeno di una virgola, a questo pensiero rise, perché anche se il grande Andres de Fonollosa era esattamente uguale, niente era rimasto uguale intorno a lui, niente era uguale tra di loro. La risata amara che uscì dalla sua bocca a quel pensiero fece corrugare la fronte di Sergio mentre Andres lo osservò con dolorosa attenzione, Martín sentì lo sguardo di Andres percogliergli tutto il corpo, e lui sentì la rabbia dentro di sé, perché non voleva che lui vedesse gli effetti che la sua assenza avevano avuto su di lui, Martín aveva una canottiera che non cambiava da giorni era piena di macchie che neanche lui sapeva riconoscere, aveva occhiaie nere sotto gli occhi, il viso pallido e una vestaglia rossa, niente a che vedere con gli indumenti che indossava una volta, nel monastero, quando un certo Signore ossessionato dall'apparenze e dal buon gusto gli riempiva l'armadio di vestiti eleganti e sofisticati. Martín guardò Sergio negli occhi :" Ah bene, hai altre sorprese per me o abbiamo finito qui per oggi?" Lo disse con una tale ironia che Andrés non poté fare a meno di far uscire dalla sua bocca una risata, breve, Martín spostò subito lo sguardo su di lui che ora stava guardando Sergio, che però sembrava non avesse nessuna intenzione di parlare, così fu di nuovo Martín a rompere il silenzio: "Sergio o parli o te ne vai, portandoti via la tua sorpresa." E con questo Martín si avvicinò al frigo, lo aprì per prendere un bottiglia di latte, fu sorpreso però perché alle sue spalle una persona prese parola e non era Sergio:" Non capisco perché pensi che io sia la tua sorpresa" Martín rimase immobile con la mano aggrappata alla porta del frigorifero, era la prima volta che risentiva la sua voce dopo anni, le lacrime cominciarono a velargli gli occhi, ma si riprese, chiudendo con un colpo secco il frigo, cominciò a bere il latte direttamente dalla bottiglia di vetro, bevve un sorso poi guardò Andrés negli occhi per la prima volta dopo anni "Hai ragione, allora a cosa devo questa visita, visto che davanti a me ho una persona che credevo morta fino a stamattina" e poi spostando lo sguardo su Sergio:"e una persona che fino a stamattina desideravo fosse morta?" Domandò. Andrés lo guardò sorridendo:" il solito drammatico". Dopo questo Martín non ci vide più, aveva già tanta rabbia dentro, e cercava solo un modo per scaricarla e la provocazione di Andrés sembrò la miccia che fece esplodere la bomba, Martín cominciò ad urlare facendo oscillare la bottiglia di latte per aria:"Scusami sai, se non capisco che cazzo ci facciate qui, tu e il tuo adorato fratellino vi presentate qui a casa mia, per non so quale assurdo motivo, e sai cosa non so neanche perché vi chiedo di darmi spiegazioni quando a quanto pare a nessuno frega niente e a me non frega niente, di voi, delle vostra presenza, delle vostre spiegazioni, quindi per quanto mi riguarda potete uscire dalla stessa porta dalla quale siete entrati, e scomparire perché io ho chiuso con tutto e tutti, sono morto, per tutti e tutto." Sergio indietreggiò di alcuni passi, era risaputo che non sapesse gestire i rapporti umani, mentre Andrés non si mosse di mezzo centimetro, rimase lì a guardare Martín camminare come un pazzo per l'appartamento sventolando la bottiglia di latte. Dopo la sfuriata di Martín, Calò il silenzio, e Andrés che era sempre lì al centro della stanza disse con ironia:" beh se la tua intenzione era fingerti morto e scomparire da tutto e tutti ci sei riuscito, quasi meglio di me oserei dire." Martin a quel punto guardò Sergio che era qualche passo indietro:"toglimelo da davanti Sergio, perché se non è morto per tutti questi anni lo ammazzo io adesso, con le mie mani." A quella esclamazione Andrés rise buttando la testa all'indietro, Martín rimase paralizzato dalla familiarità del gesto, quella risata che Martín amava, Sergio sembrò stufo di quei botta e risposta e si fece avanti :"ci serve il tuo aiuto abbiamo intenzione di rubare l'oro di Spagna." Martin rispose immediatamente:" perfetto, fatelo, avete la mia benedizione, arrivederci." Si girò per allontanarsi quando fu di nuovo Andrés a prendere parola:" che c'è hai paura di non essere più in grado di mettere in atto il piano che tu hai ideato?, forse il tuo "nuovo" stile di vita ha influenzato le tue abilità di ingegnere?" Martín si girò di colpo e di getto gli rispose:"la concha de tu puta madre" poi avvicinandosi continuò:"ti sorprenderà sapere che le mie abilità non sono state influenzate dalla mia nuova vita, hai capito Andrés?" Era a pochi centimetri di distanza e Martín disse l'ultima parola puntandogli l'indice sul petto, non se ne rese conto subito per via della rabbia, ma era la prima volta che lo toccava e questa volta era reale, non stava sognando, era dolorosamente e spaventosamente reale, Andrés fissò il dito di Martín poi alzò lo sguardo ridendo "Ma guardalo,come si risente l'ingegnere." Sergio si avvicinò ai due:"Martín abbiamo bisogno di te, il piano è nato anche grazie a te, io.." fece una pausa e poi continuò:" ..Noi abbiamo bisogno di te", Martín allontanò l'indice dal petto di Andrés ma non distolse lo sguardo continuandolo a guardare disse a Sergio:"ah certo, certo il piano, il piano che tu ritenevi folle,una missione suicida, lo stesso piano che tu non ritenevi abbastanza perfetto e che hai distrutto, decidendo di rubare alla zecca di stato, e questo il piano della quali parli?" pose la domanda spostando lo sguardo su di lui, :" e comunque chi ti dice che io sia ancora disposto a fare parte del piano, chi ti dice che io non abbia semplicemente bruciato ogni singola planimetria ogni singolo foglio, Sergio Marquina chi ti dà la certezza che io sia la stessa persona che hai incontrato anni fa?" Sergio a quel punto lo guardò:"hai appena detto che le tue abilità non sono state intaccate, e io ci credo, sennò non sarei venuto fin qui, e in più penso che tu non abbia bruciato un bel niente, era troppo importante per te" terminò la frase guardando lui e poi suo fratello.
   
 
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