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Autore: pattydcm    16/07/2022    0 recensioni
Fox non si sarebbe mai aspettato che il suo incarico sotto copertura sarebbe stato del tutto messo in secondo piano dall'arrivo di Mirco Neigo nella sua vita. Il giovane, infatti, lo coinvolgerà in un'avventura ai limiti della realtà, portandolo a diventare la guida vivente di un guardiano di anime.
Genere: Drammatico, Introspettivo, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
Capitoli:
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33 La donna fatta di luce
 
Quando finalmente rompe la superficie dell’acqua, il calore che si era impossessato del suo corpo scompare e un fischio continuo le invade le orecchie. L’aria che le riempie i polmoni ad ogni respiro le brucia la gola, il naso e il torace, causandole colpi di tosse secca che la scuotono da capo a piedi. Avverte appena una mano fresca posarsi sulla sua fronte e scostarle i riccioli.
<< Oh, grazie a Dio! Stai riaprendo gli occhi tesoro, finalmente! >>.
Il volto rugoso della signora Gallo emerge dalla nebbia e in un primo momento Ylenia la scambia per un pallido e spaventoso mostro.
<< Cosa… cos’è successo? >> le chiede, stupita di ritrovarsi sdraiata sul divano verde mela del soggiorno.
<< Sei svenuta, piccola mia. Ti eri appena messa a lavorare all’aiuola di primule e all’improvviso, ‘puff’, sei caduta a terra come un sacco di patate! E’ colpa di quella bici sgangherata con la quale ti sposti. Con questo caldo non è salutare pedalare da una parte all’altra della città >> puntualizza la donna colpendole piano il dorso della mano.
La signora Gallo, però, si sbaglia. Sebbene in questo momento sia confusa, è più che sicura che a farle perdere i sensi non sia stata la corsa in bici sotto il sole caldo del mattino da casa sua in centro a Torino fino alla loro prestigiosa villetta alle porte di Moncalieri.
<< No, no, cara resta giù! >> le intima la donna, impedendole di mettersi a sedere. In effetti, fa bene a seguire il suo consiglio, dal momento che la testa ha iniziato a girarle non appena l’ha sollevata dal cuscino. Una fitta dolorosa al torace le fa temere che la Gallo abbia ragione e che quanto successo possa essere stato causato da un infarto. La cosa non la stupirebbe, dato che corre da una parte all’altra come una trottola da troppo tempo e spesso a stomaco vuoto.
Un bicchiere le viene premuto a forza contro le labbra ed è acqua fredda con tantissimo zucchero quella che sente scendere sulla lingua.
<< Per fortuna Paolo era in casa. Non avrei proprio saputo come portarti via dal sole caldo, altrimenti! >> sta dicendo la signora Gallo e il sorso le va per traverso facendola tossire. Paolo, il figlio cinquantenne di questa donna, avrà fatto salti di gioia all’idea di poterla stringere tra le braccia. Lei, invece, rabbrividisce al pensiero delle mani di lui sul suo corpo incosciente e un conato la obbliga a mettersi svelta a sedere. Per fortuna riesce a reprimerlo, salvando il pregiato pavimento in cotto dall’essere inondato da succhi gastrici e pochi resti di cibo.
<< Non vorrei sembrarti indiscreta, Ylenia, ma… sei per caso incinta?  >>.
Non riesce, invece, a reprimere la risata nervosa causata dall’idiozia che questa donna timorata di dio ha appena detto.
<< No, signora. A dire il vero è l’esatto opposto >> la rassicura, nonostante il prossimo ciclo mestruale sia ancora lontano. Questa religiosissima signora, però, è la committente più importante e ben pagante che ha e perderla per una sciocchezza simile sarebbe la sua rovina. << Mi dispiace averla fatta preoccupare. Non è proprio da me svenire >>.
<< Oh, cara, ma non è colpa tua, cosa dici? >> risponde la donna, stringendole la mano nelle sue. << Ora è meglio che torni a casa tranquilla. Paolo ti accompagnerà volentieri >>.
<< No! Non è il caso si disturbi per così poco >> si affretta a dire, sentendo un altro conato chiuderle lo stomaco.
<< Ma quale disturbo? Sarebbe da folli lasciarti andar via su quel ferro vecchio con questo caldo! Ora riposa tranquilla ancora per un po’. Stai già riprendendo colore, per fortuna >> dice, accarezzandole il viso, per poi rimettersi in piedi con l’aiuto di un vecchio bastone e avviarsi verso la cucina.
“E menomale che oggi avevo solo quest’impegno” sospira Ylenia e un’altra fitta di dolore le trafigge il petto. Vi posa sopra la mano e avverte sotto le dita la presenza di una bolla. Stupita afferra uno dei raffinatissimi 'ciapa puer'[1] messi in bella mostra sul tavolino e nel riflesso dell’argento tirato a lucido nota una vescica che sembra causata da un’ustione proprio sotto la fossetta giugolare.
“Oddio, ma… allora…”.
Incredula, Ylenia rigira tra le dita il piccolo diaspro, che ricade perfettamente sulla vescicola. Ricorda che poco prima che perdesse i sensi, questa pietra era diventata non solo rovente ma anche pesante al punto da obbligarla ad allontanarla da sé. Ed era stato in quel momento, quando lo aveva fissato stupita, che era stata catturata dal diaspro e catapultata in una realtà scura, ovattata, terribile e fredda dove si era ritrovata ad essere l’ambita preda di decine di corpi putrescenti che tentavano di liberarsi dagli involucri bianchi nei quali erano prigionieri per afferrarla.
Alle sue spalle aveva avvertito la presenza di un corpo caldo e i battiti impazziti di un cuore e quando un movimento improvviso l’aveva ribaltata a testa in giù aveva scoperto trattarsi di Valerio. Terrorizzato, tentava di sottrarsi alle mire degli zombi che sembravano interessati a catturare lui e non lei.
“Non vi permetterò di fargli del male!” aveva gridato e sebbene non sappia spiegarsi come possa essere stato possibile, le emozioni di rabbia e paura che le premevano sul petto si erano trasformate in una luce dorata che aveva illuminato il diaspro come una piccola torcia. Questa luce l’aveva avvolta e le era pian piano entrata sotto la pelle, trapassandole i muscoli per arrivare fino alle ossa e allora Ylenia aveva capito di essere diventata essa stessa luce calda e accecante.
I corpi che si contendevano Valerio si erano ritirati dinanzi al suo splendore, permettendole di afferrarlo per i polsi e sfrecciare veloce verso quel tenue bagliore che li sovrastava. Sentiva di dover fare in fretta, che ogni secondo era prezioso per la vita del suo amato.
Durante la veloce risalita, il debole bagliore si era fatto sempre più forte e solo quando aveva rotto la superficie dell’acqua ritrovandosi nel cielo terso, Ylenia si era sentita sicura di averlo salvato.
<< Ed è qui che devo aver ripreso i sensi >> sussurra a se stessa rigirando la piccola pietra, ora fresca e leggera, tra le dita.
‘Sarà come se foste sempre l’uno al fianco dell’altra’ aveva detto il bambino che le ha venduto questi diaspri. Volendo anche dare per possibile che pietre provenienti dallo stesso blocco possano essere in grado di comunicare tra loro, in questo caso avrebbero addirittura permesso al suo corpo astrale di salvare Valerio dall’essere ucciso da un buon numero di morti viventi.
<< E’ pazzesco! >> sussurra, scuotendo il capo.
Certo di cose ‘strane’ agli inviati della ‘Visitato per voi!’ ne sono accadute in queste settimane, eppure fino ad oggi il diaspro che ha al collo è rimasto tranquillo, forse perché Valerio non era stato realmente in pericolo. In effetti, perché mai si trovava in fondo al mare a fare a botte con quei mostri?
<< Oh, ma siamo nuovamente in noi, vedo? >>.
La voce di Paolo Gallo la ruba ai suoi pensieri, facendola trasalire. Le sorride dalla porta d’ingresso in quel modo lascivo che ben poco tollera ed è un altro conato quello che deve bloccare al solo pensiero di essere stata priva di coscienza tra le sue braccia. Quest’uomo non le toglie gli occhi di dosso dalla prima volta che l’ha vista ed è arrivato a fare i salti mortali per riuscire ad essere in casa con la madre quando lei si reca da loro per i lavori in giardino. Ovviamente non perde tempo nel confermarle di essere ben disposto ad accompagnarla a casa e l’idea di ritrovarsi sola in auto con lui la preoccupa seriamente. Non si è mai fatto avanti in modo esplicito, né con l’etichetta di un invito ufficiale né con l’intento di saltarle addosso, ma Ylenia si è sempre guardata bene dal restare da sola in sua compagnia.
Oggi, però, non può fare a meno di accettare il passaggio messa alle strette dall’ordine categorico impartitole dalla sua migliore committente. Quando Paolo le chiede l’indirizzo di casa, pronto a memorizzarlo sul navigatore, le viene spontaneo dargli quello di Valerio anziché il proprio.
Io ho salvato te dagli zombi, tu salverai me da questo porco” pensa, prendendo posto sul sedile lato passeggero di quest’auto di lusso, badando bene di stare il più possibile attaccata allo sportello.
Cerca di mantenere un sorriso cordiale di circostanza durante tutto il tragitto, fingendosi interessata ai discorsi del Gallo, farciti di frasi fatte e pregiudizi e quando giungono al fondo di via Cernaia, approfitta del semaforo rosso per comunicargli l’intenzione di scendere lì per evitargli il giro della piazza. 
<< Non se ne parla, tesoro! >> esclama lui prendendosi la confidenza di chiamarla a quel modo. << Ti lascio sotto casa e non me ne vado finchè non sei dentro >>.
“Di bene in meglio” pensa la ragazza, chiamando a raccolta tutti i suoi Santi in paradiso affinchè compiano un miracolo.
Paolo attraversa la piazza, si immette in Via Alfieri e ferma l’auto con le quattro frecce accese proprio davanti al numero 20. Ylenia scende in fretta, decisa a non restare un momento di più al suo fianco. Vedere il portone del palazzo chiuso la fa sentire in trappola.
<< Ecco il suo destriero, madamoiselle >> dice Gallo con tanto d’inchino porgendole la bici. Lei abbozza un sorriso forzato, lo ringrazia augurandogli una buona serata e veloce si avvicina al portone.
<< Ylenia, aspetta >>.
“In paradiso staranno prendendo un aperitivo, evidentemente” pensa la ragazza, alzando gli occhi al cielo. Si mette sulle labbra l’ennesimo sorriso di circostanza e si volta paziente verso di lui.
<< Mi chiedevo se ti andrebbe di accettare un mio invito a cena >>.
A quanto pare lo svenimento prima e questo viaggio in auto poi hanno dato al Gallo il coraggio di pronunciarsi per l’invito ufficiale che Ylenia sperava di non ricevere mai.
In modo provvidenziale una donna esce dal portone.
<< Deve entrare? >> le chiede e lei le regala un luminosissimo ‘sì’, ringraziando i suoi Santi per essersi ricordati di lei.
<< Vuoi che ti accompagni fin su la por… >>.
<< No! >> esclama perentoria, piazzando la mano aperta davanti al viso stupito del fastidioso spasimante. << Ha già fatto tanto per me, davvero. Le auguro una buona serata, signor Gallo >> gli dice, scivolando al di là del portone che chiude per bene alle sue spalle.
Purtroppo le capita fin troppo spesso di ricevere inviti e avances da individui simili e ogni volta non sa come fare per liberarsi di loro. Anche in questa occasione ha trovato un escamotage per evitare di comunicare chiaramente il suo disinteresse, ritrovandosi con un sospeso che l’altro userà come gancio per tornare all’attacco con un’altra proposta.
“Mai che arrivino dalla persona giusta” sospira, mandando giù il magone.
L’unica cosa positiva che le ha procurato questa pessima esperienza è quella di ritrovarsi nel palazzo in cui abita Valerio. Questa cosa la emoziona al punto da farla avvampare. Si guarda attorno preoccupata che qualcuno possa vederla e ride di se stessa preparandosi ad uscire.
“Eppure…” pensa, restando aggrappata al pomolo del portone.
Volge lo sguardo alla porticina che conduce alle scale e, facendosi coraggio, lascia la bici nel cortile ed entra nell’androne con la spiacevole sensazione di stare commettendo qualcosa di illecito.
Cerca il nome di Valerio sulle buche delle lettere e lo trova scritto in stampatello con una penna rossa su un foglietto incollato sopra una vecchia targhetta.
“Come fossi qui solo di passaggio” pensa malinconica, accarezzando il vetro della buca con le dita.
Volge lo sguardo alle scale e le percorre piano, con il cuore che accelera i suoi battiti un gradino dopo l’altro. La sua ricerca si conclude già al primo piano dove ritrova il nome del ragazzo scritto con la stessa penna su un foglietto attaccato alla targhetta di inquilini precedenti. Un sorriso le incurva le labbra.
“Sei peggiorata, Lilli. Una cosa simile non l’avresti fatta neppure a tredici anni” ride di sé, accarezzando il pomolo della porta. “Questo è il tuo spazio privato. Il luogo nel quale ti senti liberoNo… il luogo in cui ti senti solo” si corregge e lo sguardo terrorizzato di Valerio le ricompare agli occhi della mente.
“E’ stata un’allucinazione, Lilli. Non c’è altra spiegazione. Non deve esserci altra spiegazione!” pensa prendendo la pietra tra le dita. Sfiora la vescicola che questa a creato sulla sua pelle e che ancora una volta le strappa una smorfia di dolore. “Le allucinazioni, però, non lasciano segni di questo tipo”.
Cero, questa bolla potrebbe essere stata causata dall’esposizione della pietra al sole caldo che potrebbe aver causato una sorta di ‘effetto lente’ che l’ha portata a scaldarsi al punto da ustionarla. Sa bene, però, di stare tentando con tutta se stessa di trovare una spiegazione razionale.
Perché la possibilità che io abbia salvato Valerio da un’orda di zombi è tutto tranne che razionale” sospira, volgendo lo sguardo al nome scritto a penna sul campanello.
<< Cosa è successo dopo? >> chiede preoccupata al piccolo diaspro che tiene stretto in mano.
Non sopporta l’idea di rimanere all’oscuro di quanto davvero possa essere accaduto e delle conseguenze che il suo intervento può aver generato. E’ consapevole, però di non poter chiedere a Mirco se per caso il suo tutor abbia avuto qualche brutto incontro in mare oggi.
“Mi prenderebbe per matta” pensa sconsolata, avvicinando la piccola pietra alle labbra, sentendone la superficie liscia e perfetta.
<< Proteggilo, ti prego >> le sussurra per poi lasciarla ricadere sull’ustione.
Per quanto sia ingiusto, se la sua ipotesi fosse corretta e l’Universo l’avesse portata ad entrare in possesso di questi diaspri con uno scopo ben preciso, forse il suo ruolo all’interno del disegno più grande del quale è entrata a far parte potrebbe essere proprio quello di proteggere Valerio da lontano e dover fare i conti con l’ansia di non sapere né cosa lo abbia messo in pericolo, né come abbia reagito al suo intervento.
Qualcuno apre una porta ai piani superiori e per poco non le scappa un grido. Intimorita, scende in fretta le scale, recupera la bici e la trascina fino al portone che apre appena, per assicurarsi che il Gallo sia tornato all’ovile liberandolo della sua presenza.
Si tuffa in strada e pedala svelta verso casa sua, non troppo lontana da qui. Il piccolo diaspro le batte sul petto ad ogni pedalata, come a volerle ricordare non solo della sua presenza ma anche di questa ennesima assurda ipotesi nata sulla soglia della casa di Valerio.  
 
***
 
<< Ma è sicuro di non volerlo portare in ospedale? >>.
<< Le ho già detto che preferisco aspettare che si risvegli! Lei piuttosto? Sta meglio? >>.
<< Oh, sì, sì, grazie. E’ solo che… tutto quel s-sangue… oh, mio Dio… >>.
Le voci di Mirco e del suo interlocutore giungono a Fox lontane e ovattate, in contrasto con l’odore pungente dei succhi gastrici e il bruciore fastidioso agli occhi causato dalla luce forte che li ferisce.
<< Ehi, Capo, come stai? Riesci a sentirmi? >> >> gli chiede Mirco e lui annuisce piano, sentendo la testa girare appena a causa di questo piccolo movimento.
<< La luce >> biascica e Mirco prontamente corre a tirare le tende.
<< Come ha fatto a ridursi così, signor Rossi? >>.
<< Antonio… era lei a vomitare? >> domanda Fox, che inizia finalmente a mettere a fuoco il volto pallido del direttore dell’hotel.
<< M-mi scusi ma la vista del sangue mi fa… mi fa sempre… mi fa… >> balbetta prima di correre nuovamente in bagno a rimettere.
<< La vista del sangue? >>.
<< Tu non ti rendi conto di come stai messo, vero? >> gli chiede Mirco.
Questa domanda lo confonde. Avverte solo un fastidioso mal di testa acuito da un fiscio continuo nelle orecchie, ma gli sembra più che normale data la rapida discesa e la risalita da capogiro che ha fatto. Quel che può essergli rimasto addosso sono i lividi ai polsi causati dalla forte stretta delle mani della donna fatta di luce che lo ha tratto in salvo. Quando, però, abbassa lo sguardo su questi raggela nel vedere che la sua pelle solitamente pallida è coperta di lividi violacei sugli arti superiori e sul tronco, mentre sulle gambe sono presenti parecchi graffi e tagli profondi da alcuni dei quali sgorga ancora qualche goccia di sangue. Nei lividi riconosce la forma delle dita scheletriche che hanno tentato di trattenerlo sul fondale marino affinchè diventasse l’ennesimo ospite di quel tetro cimitero.
<< Pensi sia il caso di andare in ospedale? >> gli sta chiedendo Mirco, distogliendolo dai suoi pensieri.
<< No >> risponde deciso.
Nonostante le ferite che ha in corpo non siano belle in passato si è preso cura autonomamente di lesioni ben peggiori. Al di là della sua personale allergia per gli ospedali, poi, data la situazione gli farebbero troppe domande alle quali non saprebbe come rispondere. Inoltre, l’arrivo di un’ambulanza dinanzi all’hotel attirerebbe l’attenzione e non vuole che i riflettori dei media vengano puntati su di lui e soprattutto sull’indagine che lo ha portato a ridursi così.
<< Ne è sicuro, signor Rossi? >> gli chiede il direttore uscendo dal bagno. << Alcuni di quei… tagli sono profondi >> insiste, portando il fazzoletto alla bocca.
<< Sto bene, davvero. Ho solo bisogno di riposo >> ribatte, volgendo lo sguardo lentamente verso di lui.
<< Ma cosa le è successo? >>.
<< Sono scivolato su uno scoglio giù al molo >>  risponde di getto.
<< E’ sicuro di non aver battuto la testa? Magari è svenuto a seguito di un trauma cranico. Davvero, io credo che lei dovrebbe farsi vedere da un medico >>.
<< Antonio, le assicuro che se dovessi peggiorare prenderò in considerazione la cosa >> ribatte Fox, che vorrebbe solo gridargli di andare via. << Penso che sia meglio per lei prendere una boccata d’aria. Credo che in questo momento stia quasi peggio di me >>.
Il direttore borbotta qualche parola sconnessa portando alla bocca il fazzoletto molte altre volte prima di liberarli definitivamente della sua presenza. Mirco corre allo spioncino della porta per assicurarsi che si sia allontanato e solo quando è certo di questo Fox si concede di lasciarsi andare a parecchie, colorite imprecazioni.
<< Perché quell’uomo era qui? >> chiede al ragazzo, mettendosi a sedere. Mille puntini luminosi gli esplodono davanti agli occhi, ma preferisce strizzare forte le palpebre e tenersi sù puntando le mani contro il materasso piuttosto che tornare a sdraiarsi.
<< Perché per quanto sembri un tonto è un ottimo osservatore. Quando siamo entrati in hotel ha notato i tuoi jeans sporchi di sangue e i lividi sulle braccia e si è sentito in dovere di controllare che stessi bene. A modo suo è stato gentile >> gli spiega il ragazzo, spostando l’asciugamano che gli ha posto sotto le gambe per non macchiare le lenzuola.
Questo telo bianco di spugna gli riporta alla mente quello scuro da spiaggia recuperato chissà dove da suo fratello e che Mirco gli aveva legato in vita quando erano risaliti sul molo. Deve riconoscere che il ragazzo ha avuto un notevole sangue freddo nel gestire la situazione avendo cura di preservarla dalla morbosa curiosità della gente. Forse avrebbe fatto meglio a lasciare quel telo al suo posto anziché fargli indossare i jeans, cosa che forse li avrebbe salvati dalla preoccupazione di Antonio.
Il nervoso direttore non ha tutti i torti. I graffi profondi che ha sui polpacci e sui piedi sono davvero brutti. Nel guardarli gli compaiono agli occhi della mente dei fotogrammi concitati dei terribili momenti in cui si è ritrovato prima braccato dalle vittime del serial killer e poi conteso tra questi e la donna fatta di luce. Ha ancora addosso la spiacevole sensazione delle loro mani scheletriche sulla sua pelle.
Scorge qualcosa incastrato in uno dei tagli più profondi che ha sul polpaccio destro. Con dita tremanti afferra quella piccola scheggia che ad uno sguardo più accurato scopre essere…
<< … un’unghia >> sussurra divenendo esangue.
La lascia cadere disgustato sul pavimento e si alza svelto dal letto per raggiungere il bagno, dove si libera del contenuto dei suoi visceri. Quando alza la testa ancora scosso dal conato, vede Mirco osservare disgustato il pezzo d’unghia e dalla tenue sfumatura verde che ha assunto il suo viso sembra prossimo a correre in bagno, allontanarlo dalla tazza e ficcarci dentro la testa a sua volta. Invece, gli si avvicina e lo aiuta ad appoggiarsi contro la parete, per poi tirare lo sciacquone.
<< Va meglio? >> gli chiede inginocchiandosi dinanzi a lui.
<< Non lo so. Non sento niente. Credo di essere sotto shock >> gli dice, rendendosi conto di come non avverta alcun dolore fisico, oltre alla sensazione di estraniamento della quale si sente preda.
 << Lo immaginavo. E’ possibile che sia rimasto qualcos’altro attaccato a queste ferite oltre a ciò che hai trovato >>.
Fox lo guarda interdetto, cercando di dare un senso alle sue parole, ma riesce solo a sbattere le palpebre e scuotere lento il capo.
<< Mi da la nausea pensare che possa esserci qualunque altra cosa che appartenga a loro sopra di me >> sussurra, trattenendo a stento un altro conato. << Me li sento ancora addosso, ora più di prima >>.
<< Conosco un modo per toglierli >> sussurra, sostenere il suo sguardo a fatica. << A dire il vero non l’ho mai usato per un caso così particolare, però funziona. Pensi… pensi di poterti ancora fidare di me? >>.
<< Dipende da cosa vuoi fare >> gli chiede preoccupato.
<< Un rito di purificazione. Solo che non sarei io a farlo. Dovremmo richiamare il Guardiano >>.
Lo stomaco di Fox si chiude al solo sentire pronunciare il nome del tizio inquietante nel quale Mirco si trasforma. Anche se non sa bene dire il perché, l’idea che questi possa anche solo toccarlo con un dito gli piace ben poco.
<< E’ proprio necessario richimarlo? A Lumi per curarmi le ustioni ti è bastato frizionarle con un fazzoletto >>
<< E’ vero, ma in questo caso non stiamo parlando solo di guarire le ferite ed evitarti le cicatrici. E’ una situazione più complessa e ho bisogno che sia lui a gestirla. È cosi… è cosi tanto inquietante? >>.
Fox si rende conto di aver annuito automaticamente in risposta alla domanda di Mirco solo dopo averlo fatto. Il ragazzo abbassa lo sguardo rammaricato e per quanto vorrebbe rassicurarlo e rimangiarsi quella risposta, Fox non riesce a farlo. L’idea, però, che qualcosa di quegli orribili mostri gli sia rimasto addosso lo disgusta al punto da dargli la nausea. Avvicina la testa al water pronto a dare di stomaco, ma il conato gli si blocca a mezza via quando si rende conto in quali altre occasioni ha provato una simile, pessima sensazione fisica.
<< Ehi, che ti prende? >> gli sta chiedendo Mirco.
<< Ok, ci sto. Richiamiamo il Guardiano e spero che davvero me li tolga di dosso >> risponde afferrando con forza la mano che gli aveva teso. Il ragazzo lo guarda confuso, ma per fortuna non fa altre domande.
<< Aspettami qui. Vado a procurarmi il necessario e torno >> dice per poi alzarsi e uscire prima dal bagno e poi dalla stanza.
La porta chiusa in tutta fretta produce un rumore sordo che nelle sue orecchie frastornate continua a riecheggiare. Quando scompare ne prende il posto un silenzio inquietante nel quale Fox sente il suo cuore battere sempre più forte. Una dopo l’altra, gli tornano alla mente le tante volte in cui si è ritrovato privo di forze, ferito e mezzo svenuto ai piedi di un water con così tanta disperazione nel cuore da temere che scoppiasse.
<< No. Basta! >> sussurra strizzando forte le palpebre nella speranza che questo escamotage gli permetta di richiudere nei cassetti tutti i terribili ricordi che gli stanno affollando la mente confusa.
<< Ehi, capitano, sta tranquillo che ci penso io a tenerli a bada >>
La gelida presenza di Marco gli avvolte la mano e Fox alza la testa con un gesto troppo rapido che la fa dolere ancora di più.
<< Sei vivo? >> domanda al fratello che ricordava essere stato fatto scomparire da quella donna mostruosa con un solo gesto della mano.
<< Beh, proprio vivo no. Però, mi difendo bene >> ribatte il ragazzino. Fox ride della sua battuta e piano piano questa risata nervosa si tramuta in un pianto a dirotto talmente violento da togliergli il fiato. Vorrebbe dirgli che avrebbe dovuto dargli retta e stare lontano da quel maledetto palazzo, ma non ce la fa. La consapevolezza di aver rischiato la vita e che anche questa volta la sua morte sarebbe avvenuta in modo violento lo sta devastando.
<< Li ho addosso, Marco. Sono pieno dei loro schifosissimi resti >> borbotta tra i singhiozzi e veloce recupera il ricordo di una frase simile detta sempre a lui molti anni prima.
<< Vedrai che questo rito si porterà via ogni cosa >> cerca di rassicurarlo il fratello.
<< Non mi fido di quel tipo >> ribatte raddrizzando la schiena.
<< Nemmeno io. Non riesco a inquadrarlo ma di una cosa sono certo: non è come loro, Liber >>.
Le parole di Marco gli gelano il sangue aiutandolo a tornare rapidamente padrone di se stesso. Con questa semplice osservazione è riuscito a dare un senso al perché il Guardiano lo inquieti così tanto.
<< Come fai ad esserne così sicuro? >> gli chiede diffidente.
<< Perché è una sorta di spirito e quelli di norma sono asessuati e privi delle tipiche pulsioni umane >>.
Alex gli aveva spiegato quanto Mirco non sia del tutto umano e, di conseguenza, ciò che gli sta dicendo Marco potrebbe avere un senso. Non riesce, però, a tranquillarzi all’idea di ritrovarsi ad avere addosso le mani di quella misteriosa creatura mentre si trova in queste precarie condizioni psicofisiche.
<< Ci sono io con te e resterò al tuo fianco per tutto il tempo. Dovessi vedergli fare cose poco chiare so dove andare a scatenare l’inferno, sta tranquillo >>.
La gelida persenza di Marco che avverte tutt’attorno a sé, nonostante lo rassicuri lo porta a chiedersi in quante altre occasioni sia rimasto al suo fianco ad imprecare per le scelte sbagliate, a fare l’impossibile per trarlo in salvo e forse anche per farlo ragionare. Prova un profondo, sconcertante imbarazzo nel saperlo così informato di quanto gli passi per la testa e per il cuore. La decisione di restargli accanto ha abbattuto quel lembo di privacy che quando era in vita Fox ha sempre cercato di mantenere. Per proteggerlo, si diceva. Ora, invece, si rende conto che quel limite che metteva al suo confidarsi con lui era il tentativo di proteggere se stesso dall’imbarazzo del metterlo a conoscenza dei particolari più sconcertanti.
<< In realtà ne ero già a conoscenza >> sussurra Marco cogliendolo di sorpresa. << Non nel dettaglio, ovviamente, ma che qualcosa di terribile ti stesse capitando… che qualcosa di terribile ti capitasse sempre… quello l’ho capito fin dal primo momento. È solo che… metterlo a parole era così… così… >>
<< Spaventoso >> conclude al suo posto, consapevole di quante volte lui stesso abbia zittito la sua mente razionale dal formulare ragionamenti lucidi su quanto era costretto a subire. Un modo come un altro per cercare di non impazzire.
<< Eccomi qua! >> annuncia Mirco, entrando in bagno, accompagnato dal forte odore di limoni proveniente da una cassetta di legno che posa sul pavimento.
<< E questi a che servono? >> gli chiede stupito.
<< Per il rito >> risponde il ragazzo tagliando a metà alcuni limoni. << Ok, lo so, può sembrare strano. Mi hai visto fare di peggio però nelle ultime settimane, no? Fa finta di aver vinto un ingresso in una Spa. Tra poco ti sdraierai nella vasca piena di piacevole acqua calda e lascerai che un addetto so prenda cura di te. Tutto il resto sono effetti speciali offerti dalla direzione del centro benessere >> ridacchia, strizzandogli l’occhio.
<< Ok >> ribatte Fox, confuso << Dove ti sei procurato tutta questa roba? >>.
<< Ho chiesto aiuto al direttore >> risponde il ragazzo mentre, in bilico sul bordo della vasca rigira più volte la tenda di plastica sul bastone. << Gli ho detto che mi serviva per disinfettarti le ferite. Mi ha guardato in modo strano, ma me li ha dati senza fare storie >>.
In questi giorni trascorsi insieme, Fox ha potuto notare quanto Mirco sia disordinato e poco incline al prendersi cura delle sue cose. A quanto pare, però, quando si tratta di esorcismi o riti particolari è in grado di tirare fuori un lato meticoloso che lo sta portando a sfregare quelle bucce di limone in ogni angolo della superficie della vasca e delle piastrelle delle tre pareti che la circondano. Finito con i limoni, apre un pacco di sale grosso e ne butta a manciate nella vasca per sfregarlo poi ovunque con l’aiuto delle bucce.
<< A cosa servono le cose che stai usando? >> gli chiede Marco curioso.
<< Il limone è un disinfettante naturale capace di eliminare le contaminazioni e il sale purifica gli ambienti, scaccia o tiene lontane le presenze >> risponde Mirco, mentre con il doccino sciacqua bene ogni cosa. Getta, poi, nel lavandino le bucce dei limoni che ha consumato, richiude lo scarico della vasca con il tappo e inizia a riempirla. Mentre attende che sia piena recupera dal sacchetto di velluto cinque specchietti e ne posiziona quattro agli angoli della vasca e uno sul pavimento del bagno proprio ai piedi di Fox.
<< Perché gli specchietti? >> chiede questi, preoccupato.
<< Per catturare eventuali riflessi >>.
<< Che sarebbero? >>.
<< Un riflesso è come un’eco: non è forte come la voce che lo crea ma ne ripete il verso, amplificandolo >> gli spiega, tagliando altri limoni che spreme nell’acqua che sta riempiendo la vasca. << Hai presente quando entri in risonanza empatica con qualcuno percependo il suo stato d’animo? Ecco, un riflesso ti resta addosso proprio come quella sensazione. Non ti appartiene, ma è capace di squoterti, mutarti l’umore, condizionare la giornata e nel peggiore dei casi la vita. >> dice gettando un pugno di sale nella vasca. << Dal momento che sei entrato in contatto con quei cadaveri è possibile che qualcosa di loro ti sia rimasto addosso, oltre alle loro unghie, e con questo rito verrà eliminato. Quando il contatto è fresco, è un metodo efficace per evitare di dover incorrere in esorcismi più complessi in futuro >>.
<< Hai detto, però, che non lo hai mai fatto per situazioni così particolari >>.
<< Infatti. Lo faccio spesso a Nikky, soprattutto quando si trova insieme a me durante un esorcismo o l’incontro con uno spirito più stronzo del solito >> dice, spremendo altri due grossi limoni nell’acqua calda e fumante. Prende, poi, una brocca di vetro dalla cassetta della frutta e inizia a lavarla e a sfregarla con i limoni e il sale, prima di posarla ai piedi della vasca.
<< Bene, è arrivato il momento di evocare il Guardiano >> dice Mirco inginocchiandosi davanti a lui prima di porgergli la mano. Fox la afferra con ben poca convinzione e subito sente riverberare nelle orecchie la strana litania già altre volte sussurrata da Alex. Il ragazzo chiude gli occhi e ad ogni respiro lento che compie la muscolatura inesistente che copre le sue lunghe ossa sporgenti si gonfia divenendo sempre più evidente contro la t-shirt che indossa. Alza il viso verso l’alto esponendo il collo come a voler aiutare il pomo d’Adamo a venire fuori e lentamente, poi, riporta la testa in linea. E’ ora evidente come la mascella si sia fatta più netta cancellando del tutto i lineamenti fanciulleschi.
Quando la preghiera sussurrata da Alex si conclude, non c’è più traccia di Mirco nell’uomo adulto seduto di fronte a Fox. Questi prende un profondo respiro, apre lentamente gli occhi e dopo un primo istante di contemplazione delle loro mani unite alza lo sguardo a incontrare il suo.
<< Buongiorno, Liber. Felice di rivederti. Mi spiace, però, che le circostanze ben poco lo siano >> dice stringendogli la mano. << Sì, sento che questa felicità è solo mia. Sento anche di non poterti rassicurare a pieno circa la fiducia che puoi riporre in me. Il ragazzo, però, ha ragione: molti riflessi ti sono rimasti addosso ed è necessario che io esegua questo rito >> dice sporgendosi appena verso di lui.
Fox si allontana di conseguenza, liberandosi dalla stretta della sua mano. Si accorge appena di aver alzato la propria e di stare tenendola aperta verso quest’uomo, ad indicare un limite personale che non vuole sia valicato. Il Guardiano accoglie la sua richiesta e si fa indietro.
<< Sembri essere a conoscenza di molte cose >> osserva Fox.
<< Sono un guardiano di anime, è normale che le conosca >>.
<< Sei il guardiano delle anime dei morti e io non lo sono >> ribatte, temendo per un istante di essere in uno di quegli strani sogni così reali che lo hanno accompagnato durante i quattro lunghi mesi trascorsi in coma.
<< No. Non lo sei. Né morto né in coma, se può rassicurarti. Quella che vedi attorno a te è la tua vita che scorre in questo giorno e in questo tempo. Come tutti gli esseri viventi possiedi un’anima ed è quella che io leggo e, per quel che mi riguarda, spero tu non debba mai avere bisogno di me quando renderai questo corpo >>.
<< Dipendesse da me non mi avvarrei del tuo aiuto neppure adesso >> ribatte sincero facendolo ridere. Nel sorriso che gli curva le labbra e nel modo in cui butta appena un po’ la testa indietro Fox riconosce qualcosa di Mirco in quest’uomo.
Il sorriso muore all’improvviso sulle labbra del Guardiano, come se qualcosa lo avesse disturbato.
<< Vogliamo cominciare? >> chiede severo.
<< Aspetta >> si intromette Marco e per la prima volta il Guardiano rivolge lo sguardo alla presenza gelida del fratello che Fox percepisce al suo fianco. << Questo rito. Quanto è pericoloso? >>.
L’uomo scuote piano il capo e quando riporta gli occhi sullo spazio vuoto, questo viene riempito della presenza di Marco.
<< Ma che diavolo… >> borbotta il custode, stupito.
<< Sta tranquillo, è provvisorio. Penso che sarà tutto più facile per lui se ha la possibilità di vederti >>.
<< Vuoi dire che è davvero pericoloso? >> chiede Fox preoccupato.
<< Non corri alcun pericolo. Hai il tuo Custode accanto e poi sei protetto >> dice portando il dito alla fossetta giugolare ad indicare il diaspro che Fox di riflesso afferra. << E’ possibile, però, che proverai dolore >>.
<< Quanto dolore? >> chiede Marco.
<< Nulla che non possa sopportare >> risponde il Guardiano.
Marco si volta verso di lui, preoccupato e indeciso allo stesso tempo su cosa sia meglio fare. Sebbene non vedesse il suo viso da più di quindici anni Fox conosce bene quell’espressione. La ritrovava ogni volta che si rivedevano al mattino dopo una delle notti in cui lo Chef decideva di ‘trascorrere del tempo insieme’ e come allora il desiderio di suo fratello di poterlo aiutare mescolato alla consapevolezza di non poter fare nulla gli chiude lo stomaco.
<< Smettila! >> esclama, proprio come faceva quelle mattine e si ritrovano entrambi a ridere. << Cosa vuoi che sia un po’ di sofferenza rispetto alla consapevolezza di essere contaminato da… non so neppure da cosa. Forza: cominciamo! >>.
<< Benissimo >> concorda il Guardiano. Recupera il coltello usato da Mirco per tagliare i limoni e con un colpo deciso incide il polso sinistro dal quale inizia a sgorgare parecchio sangue che cade nell’acqua tingendola di rosso.
<< Ma che cazzo hai fatto? >> esclama Marco inorridito.
<< L’unica possibilità che ho per curare le sue ferite e fare in modo che esse si rimarginino in fretta senza lasciare segni evidenti è quella di farlo entrare a contatto ancora una volta con il mio sangue. Quando avrò completato la formula di guarigione, se qualcosa gli è rimasta attaccata addoso salterà subito fuori e la catturerò negli specchietti. Poi sottoporrò le sue ferite ad un accurato lavaggio con limone e sale, cosa che penso troverai poco piacevole ma, credimi, ti farà davvero bene >> dice volgendo lo sguardo a Fox, mentre lecca il taglio che si è procurato e che immediatamente smette di sanguinare. << Ecco fatto. Ora, per favore, togli il costume ed entra in acqua >>.
Marco si alza in piedi e gli porge entrambe le mani per aiutarlo. Lui le afferra e si lascia tirare su appoggiandosi poi subito contro le parete alle sue spalle, colto da un capogiro. Volge lo sguardo al Guardiano che impassibile lo osserva fermo e in piedi accanto alla vasca.
<< Dai, capitano, dicono si debba provare tutto nella vita. In fondo, cosa vuoi che sia questo dopo un’azzuffata con trenta zombie? >>.
Incoraggiato dal fratello, Fox si libera del costume e badando bene di stare a debita distanza dal Guardiano entra nella vasca e si mette a sedere, disturbato dal forte odore di limone.
<< Ora sdraiati. Voglio che mi ascoltiate bene entrambi. Qualunque cosa accadrà, tu non uscirai dalla vasca e tu >> dice voltandosi verso di Marco fermo alle sue spalle. << Tu resta qui. Intesi? >>.
Fox e Marco si scambiano un lungo sguardo prima di annuire all’unisono all’ordine impartito dal Guardiano, che senza perdersi in ulteriori raccomandazioni congiunge le mani davanti al petto e inizia a recitare una monotona litania fatta di bisbigli e suoni gutturali. Quando il tono della sua voce aumenta, l’acqua della vasca inizia a vibrare e il profumo dei limoni si espande ancora di più nel piccolo bagno. La temperatura giù calda dell’acqua aumenta pian piano fino a che non inizia a  ribollire, come se qualcuno avesse azionato un idromassaggio, senza diventare, però, insopportabile per Fox che osserva questo strano fenomeno con timorosa curiosità.
Le bolle aumentano d’intensità esplodendo in mille spruzzi che colpiscono il Guardiano e sfrigolano sulla sua pelle come se cadessero su una piastra incandescente. La temperatura sempre più elevata dell’acqua crea sbuffi di vapore che salgono verso l’alto, colpiscono il soffitto e girano in mille spire. Mentre continua a recitare quella stessa preghiera con un tono di voce sempre più alto, il Guardiano inizia a muovere le mani come a voler radunare l’aria davanti a sé. Compie questo gesto un paio di volte dando origine a un piccolo vortice dal quale si leva un grido che nulla ha di umano.
Incapace di credere ai suoi occhi, Fox vede nascere da quegli sbuffi di vapore bocche spalancate in espressioni di profonda sofferenza e braccia dalle mani protese in un’eterna richiesta di aiuto. Come volesse rispondere alla loro disperazione, il Guardiano apre gli occhi e volge lo sguardo verso l’alto mentre agita l’indice teso della mano destra come un direttore d’orchestra, continuando con la sinistra quello strano movimento di raccolta. Queste anime disperate vengono dirottate una per una verso i quattro specchietti posti agli angoli della vasca fino a che il vortice non si esaurisce del tutto lasciando il soffitto sgombro e l’acqua nuovamente ferma.
Il Guardiano riporta le braccia lungo i fianchi e chiude gli occhi prendendo un profondo respiro. Fox si sarebbe aspettato di vedere il suo corpo sgonfiarsi e le ossa sporgenti di Mirco tornare a fare bella mostra di loro e invece questa creatura misteriosa apre gli occhi volgendo a lui lo sguardo.
<< Cosa… cosa erano quei mostri? >> gli chiede con un filo di voce.
<< Erano il riflesso della rabbia di quelle anime dannate nei confronti del loro assassino. Sono rimasti agganciati a te perché anche tu in questa vita hai rischiato di morire e proprio come loro hai provato sulla tua pelle il disperato dolore inflitto dalla tortura >>.
Contemporaneamente tutte le ferite che nel corso della sua vita hanno segnato il suo corpo con cicatrici più o meno evidenti iniziano a dolere come fossero state appena inferte, togliendogli il fiato. Incapace di gestire così tanto dolore, Fox inizia a gridare e a piangere disperato contorcendosi nell’acqua ancora innaturalmente calda della vasca. Scorge appena Marco tentare di correre in suo aiuto e il Guardiano bloccarlo con una mano. Indifferente al suo dolore, recupera la brocca che Mirco aveva disinfettato con i limoni e la immerge nell’acqua della vasca per poi porgergliela.
<< Bevi >> gli ordina serio.
Per quanto trovi assurda la sua richiesta, Fox afferra la brocca e la vuota del contenuto ferroso e acido che come per magia lo libera dal dolore. Volge lo sguardo stupito prima al Guardiano poi al fratello, sollevato dal vederlo stare bene. Un conato, però, lo obbliga a saltare fuori in fretta dalla vasca per infilare la testa nel water per l’ennesima volta. 
Il Guardiano lo aiuta a rimettersi in piedi e poi torna a congiungere le mani al petto e a bisbigliare la monotona preghiera. Questa volta il piccolo vortice sale dal water, vortica veloce sul soffitto e altre anime dannate vengono intrappolate nello specchietto.
<< Le hai eliminate tutte? >> gli chiede Marco quando gli vede riportare le braccia lungo i fianchi.
<< Sì. Sono tutte qui, ora >> risponde indicando gli specchietti che recupera uno ad uno riponendoli nel sacchetto di raso. << Torna nella vasca, Liber. Devo prendermi cura di queste brutte ferite >> gli dice invitandolo a rientrare.
Con passo più sicuro, ma ancora ben poco presente a se stesso, Fox segue il consiglio e immerge un piede nell’acqua che, però, lo ustiona obbligandolo ad allontanarlo in fretta.
<< Non era… non era così calda prima >> dice confuso massaggiando il piede. Solo così si accorge di come la sua pelle sia arrossata, segno che l’acqua era rovente anche prima ma era lui ad essere talmente disconnesso dal suo corpo da non rendersene conto. Solo quando l’occhio gli cade sul braccio destro si rende conto che il rito oltre a liberarlo dei riflessi di quei mostri si è portato via la copertura semipermanente applicata da Mistica ai suoi tatuaggi, riportandoli in bella mostra.
<< Oh, cazzo! >> esclama colto da un sospetto, che trova conferma nel riflesso dello specchio nel quale rivede il suo viso cosparso di efelidi, i capelli rossi e ricci e le ciglia e sopracciglia chiarissime che rendono ancora più grandi di stupore i suoi occhi verdi. Porta titubante la mano alla barba che non si è mai fatto crescere prima e che scopre con stupore essere di un rosso più scuro rispetto a quello dei capelli, cosa che accentua ancora di più il pallore della sua pelle.
<< Bentornato, Liber >> gli sorride il Guardiano, che scorge alle sue spalle dal riflesso dello specchio.
<< No. Tu non capisci! Questo è un grandissimo problema! >> esclama prossimo ad un’attacco di panico.
<< Davvero? Quindi sei tu il problema? Credevo lo fossero i riflessi che ho appena eliminato >> ribatte serafico l’uomo, sedando con questa semplice replica la sua crisi.
Fox non sa come replicare all’ovvietà della sua osservazione. Si avvicina allo specchio per guardare sconsolato il volto che da sette mesi non vedeva e che non dovrebbe ritenere scomodo e pericoloso. La cicatrice che gli spacca in due il sopracciglio sinistro è tornata al suo posto, così come quella sul labbro inferiore e sono persino nuovamente visibili i fori del piercing con i quali ha  tentato di mascherarle. Ripercorre con un dito quelle che ha sul torace e sul fianco, private del filler di acido ialuronico usato da Mistica per farle scomparire e guarda commosso ai tanti tatuaggi fatti nel corso degli anni e che non pensava potessero mancargli così tanto.
<< Sono io il problema? >> ripete in un sussurro afferrando i gomiti con le mani in un auto abbraccio nel quale si stringe sempre più.
<< No che non lo sei, toglitelo dalla testa!  >> interviene Marco posando le mani gelide sulle sue. << Mistica è stata previdente e ti ha dato scorte di fondotinta waterproof, crema autoabbronzante e tintura per capelli. Useremo queste per tamponare la situazione e quando torneremo a Torino valuteremo se chiamarla per rimettere a posto come si deve Valerio Rossi. Ok? >>.
Fox annuisce posando la fronte contro quella di lui che lo stringe in un gelido abbraccio capace di raffreddare il turbinio di emozioni che gli si sta agitando dentro.
<< Ti tengo, capitano. Sta tranquillo che potrò pure essere fatto d’aria ma sono ancora capace di tenerti in piedi >> dice facendolo ridere. << Concludiamo questo rito, che ne dici? >>.
Tenendolo stretto a sé, Marco lo accompagna alla vasca e questa volta resta al suo fianco, frapponendosi tra lui e il Guardiano in modo da impedirgli di vedere l’imponente e inquietante figura di lui. Sente, però, quelle mani innaturalmente calde afferrargli la gamba sinistra e quella voce profonda sussurrare un’ennesima preghiera mentre si occupa delle ferite profonde causate dall’aggressione degli zombi.
<< Se sono qui lo devo solo a lei >> sussurra stringendo la mano che il fratello tiene tra le sue.
<< Sei sicuro che quella donna fatta di luce fosse Ylenia? >> gli chiede lui scettico.
<< Certo che lo sono. So che sembra folle, ma è uscita da questa pietra >> dice afferrando il diaspro con indice e pollice. << L’ho riconosciuta quanto si è voltata verso di me dopo aver scacciato gli zombi con la luce intensa che emanava. Mi ha afferrato per i polsi e portato in salvo. Non me la sono sognata, Marco. Era proprio lei >>.
<< Certo che era lei >> si intromette il Guardiano, catturando l’attenzione di entrambi. << Il suo corpo astrale è giunto in tuo aiuto percependo il reale pericolo di morte nel quale ti sei trovato >>.
<< Che cosa? >> chiede preoccupato raddrizzando la schiena.
<< Come può essere possibile una cosa simile? >> chiede a sua volta Marco.
<< Come ho detto prima: sei protetto >> risponde portando l’indice alla fossetta giugolare a indicare la presenza del diaspro.
Ancora una volta quel gesto. Ancora una volta quello sguardo rivolto al diaspro datogli da Ylenia. Anche Mirco se ne era uscito con questa storia della protezione guardando al dono della ragazza allo stesso modo. Fox, però, non aveva allora collegato questo concetto a ciò che porta al collo e che gli ha già dato modo in queste settimane di rendersi conto non essere il semplice pezzo di roccia opaca e levigata che sembra.
<< Io… non riesco a credere che tutto sia stato possibile grazie a questa pietra >> dice incredulo. << E cosa pensi che le sia successo? Voglio dire, mentre il suo corpo astrale era lì con me in fondo al mare, cosa è successo al suo corpo carnale? >>.
<< E’ possibile sia andata in trance, come succede al ragazzo >> risponde il Guardiano, tornando ad occuparsi delle sue ferite.
<< No! >> esclama Fox afferrandogli la mano. << Non ti rendi conto di quanto sia maledettamente pericoloso? Lei non può essere coinvolta in tutto questo casino! >> .
<< Lei è già coinvolta, Liber >> risponde lui, liberandosi dalla sua stretta.
<< Io non voglio che lo sia! Non è giusto! Lei non sa nulla di te, di Mirco né di quanto sta accadendo qui >>.
<< Sì, è possibile che non sappia nulla dell’uomo inquieto che ha dato origine alla dannazione di queste anime. Ma sei così sicuro che non abbia intuito chi Mirco possa essere? >>.
In effetti se ora ha al collo queta pietra che, come Ylenia stessa gli ha detto, ha il compito di proteggerlo dalle energie negative è solo grazie al dubbio che lei ha avuto a seguito di quanto successo in area ristoro. Da quando è venuto a conoscenza del segreto di Mirco, più volte ha pensato a quanto la teoria strampalata raccontatagli dalla ragazza in realtà fosse vicina alla realtà dei fatti.
<< Ok, lei forse ha capito molte cose avvalendosi di pochi elementi, ma… non capisco perché debba essere condannata a tutto questo? >>.
<< Davvero non lo capisci? >> ribatte il Guardiano, inarcando le sopracciglia, scettico.
Quella blanda presa in giro gli chiude lo stomaco e deve fare un vero sforzo per non vomitare per l’ennesima volta.
<< Non può essere… o meglio, non sarebbe giusto se fosse questo il motivo >> sussurra, cercando lo sguardo di quest’uomo che serafico continua a portare avanti il suo lavoro.
<< Perché no? >> si intromette Marco.
<< E me lo chiedi pure? >> ribatte incredulo. << Lei si è innamorata di Valerio rossi, non di me. Non posso accettare che rischi la vita a causa di una maschera >>.
<< Lei si è innamorata di te, Liber, per il semplice fatto che con lei sei stato te stesso >>.
<< Ma questo non toglie che lei non sappia chi sono! Guardami! >> esclama indicando se stesso. << Valerio Rossi non ha la pelle bianca in modo inquietante e cosparsa di efelidi che la rendono ancor più orribile, né capelli rossi e ciglia così chiare da sembrare bianche. Non ha cicatrici che ha cercato di coprire con tatuaggi o piercing, né un lavoro pericoloso che lo obbliga a mentire costantemente e a vestire i panni di personaggi inventati ad hoc ai fini dell’inchiesta che sta conducendo. Non ha subìto violenze di alcun tipo né è stato costantemente spaventato per tutta le sua fottutissima vita ed ha tutte le ossa del corpo integre che non causano dolori costanti capaci di diventare insopportabili! >>.
I singhiozzi gli chiudono la gola rendendogli impossibile continuare questa carrellata di caratteristiche delle quali il suo avatar è privo e che vorrebbe egli stesso non possedere. Anche in quel caso sfruttare a suo vantaggio i sentimenti di questa ragazza non sarebbe onesto, ma almeno potrebbe farsi avanti con lei e vedere se potrebbe esserci un futuro per loro.
<< Non sarai Valerio Rossi per sempre e tutte le cose che stai dicendo e pensando… credi davvero che sarebbero un problema per lei? >> gli chiede Marco e lui non può fare a meno di restare a bocca aperta davanti a questa domanda.
<< Se ti innamorassi di una persona e poi scoprissi che in realtà non è chi credevi fosse, tu come la prenderesti? >> ribatte aggressivo.
<< Ascolterei le sue motivazioni e sicuramente potrei aver bisogno di tempo per metabolizzare la cosa. Non vedo, però, perché la verità dovrebbe portarmi a cancellare ciò che provo per lei >>.
<< Perché è questo che fa la verità, Marco! Fa crollare le certezze, genera diffidenza e paura e porta le persone ad allontanarsi e ad arrabbiarsi con loro stesse per non essere state capaci di rendersi conto che c’era qualcosa che non andava >>.
<< Questo è quello che è successo a te, Liber! >>.
<< Questo è ciò che accade a tutti, Marco! >> grida colpendo l’acqua con i pugni. << La verità è una stronza capace di nascondersi e saltare fuori quando ormai sei troppo coinvolto, portandoti a trovarti intrappolato in situazioni scomode nelle quali non avresti messo mai piede! Se avesse saputo tutto questo di me, sono più che sicuro che non mi avrebbe dato questa pietra, proprio come io non avrei fatto di tutto per entrare nel team di giornalisti investigativi di Juan ritrovandomi, poi, intrappolato nelle morbose attenzioni di quello stronzo! >>.
Quest’ultima frase riverbera nella piccola stanza, come a voler sottolineare l’importanza di questa verità sputata fuori con veemenza. Una verità che fino ad oggi aveva tenuto celata persino a se stesso e che così descritta mette in discussione quella che è stata la scelta più importante da lui compiuta e che ha condizionato gli ultimi sette anni della sua vita. Ha la sensazione di non aver imparato nulla dalla bruttissima esperienza vissuta con lo Chef, dal momento che ha permesso ad un'altra persona di approfittarsi di lui su più fronti.
Prende la testa tra le mani, sconvolto dall’associazione che sta facendo tra l’uomo che lo ha messo al mondo e quello che gli ha insegnato tutto ciò che sa sul giornalismo investigativo.
<< Come ho potuto cadere di nuovo nella stessa trappola? >> si chiede sconvolto.
<< Cadere è nell’umana natura. Ciò che è importante è rendersi conto di essere inciampati nello stesso punto e scoprire cosa ha causato la caduta >> dice il Guardiano, che continua a passare le bucce di limone sulle ferite che ha sulle gambe, che sembrano essere già in fase avanzata di guarigione.
<< Cosa lo ha causato? >> ripete Fox turbato dalle sue parole. << Sei anche uno psicologo adesso? Nei tanti anni trascorsi in terapia dopo quanto quel folle dello Chef mi ha fatto ho sviscerato ‘le cause’ di cui parli e ho capito che non ho alcuna colpa in tutto quello che è successo! >>.
<< E io concordo con te. Infatti non ho parlato di colpe da parte tua, ma di ciò che ha causato questa ulteriore caduta. Lasciami aggiungere, però, che se quanto ho detto ha acceso tutta questa rabbia, nonostante il lungo lavoro che hai fatto su di te intimamente sei ancora convinto di essere la causa di ciò che ti è successo. Forse è proprio questo il problema, non credi? >>.
Lo sguardo acuto del Guardiano lo trapassa da parte a parte facendolo sentire ancor più nudo di quanto in effetti non sia. Vede sgretolarsi il castello di convinzioni dietro il quale si era detto sicuro della sua innocenza. Una sicurezza di facciata dietro la quale si nasconde accuratamente quella parte di lui plagiata dalle parole di quell’uomo che avrebbe dovuto solo proteggerlo e che invece lo ha portato a un passo dalla morte.
Il turbinio di emozioni contrastanti lo manda in confusione mentre nella sua mente la voce dello Chef e quella di Juan si accavallano e nei loro volti ora scorge gli stessi sguardi, gli stessi sorrisi e persino la stessa severità.
<< Ho avuto sempre tutto sotto il naso eppure non ho visto nulla >> sussurra attonito, avvertendo il calore delle lacrime rigargli il viso.
<< Non hai voluto vedere nulla. Dovresti provare a chiederti il perché >>.
<< Deve farlo proprio adesso? >> ringhia Marco protettivo, scoccando un’occhiataccia al Guardiano che per tutta risposta si alza in piedi.
<< Il rito è concluso. Ora ti consiglio di fare una doccia e poi una lunga dormita >> dice asciugandosi le mani. Chiude, poi, gli occhi e alza la testa esponendo il pomo d’Adamo, pronto a prendere il profondo respiro che riporterà Mirco tra loro.
<< Aspetta! >> esclama Fox. Gli occhi scuri di quest’uomo lo guardano stupiti mentre lentamente si rimette in piedi ed esce dalla vasca.
<< E se fosse un riflesso anche questo? Se qualcosa dello Chef mi fosse rimasto attaccato addosso e stesse condizionando la mia esistenza? >> gli chiede, nella speranza che possa bastare un suo intervento a risolvere la situazione. Il Guardiano, però, gli sorride e lentamente scuote il capo.
<< Sei un uomo intelligente e mi aspettavo un ragionamente simile da te. Purtroppo non si tratta di un riflesso. Se lo fosse stato lo avrei spedito volentieri con tutti gli altri, liberandoti della sua presenza >>.
<< Allora cos’è? Non ho risposta a quella domanda >> gli chiede afferrandogli entrambe le mani. Il Guardiano osserva a lungo la stretta convulsa e quando alza gli occhi a incontrare i suoi vi legge una nota triste capace di scoraggiarlo.
<< Non posso condurti per mano in questo percorso, mi dispiace. Io mi occupo di anime erranti e tu, per fortuna, ancora non lo sei. Troverai la risposta che cerchi. Il processo è già iniziato >> dice volgendo lo sguardo al diaspro che ha al collo. Fox lo prende tra le dita e, sebbene sia ancora contrario all’idea che Ylenia possa essere coinvolta in questa storia, accetta il silenzioso indizio.
<< Ce l’hai un nome? >> gli chiede e per la prima volta vede nascere sorpresa e imbarazzo su questo volto perennemente serio.
<< Un nome? A che servirebbe? >> domanda confuso.
<< A permettermi di non riferirmi a te con dei poco gentili ‘Ehi, tu!’ o con il più formale titolo di ‘Guardiano’ >>.
<< Che è ciò che sono >> puntualizza l’uomo sempre più confuso. Fox non può fare a meno di ridere a crepapelle del suo essere così concreto.
<< Vale, vale. Facciamo così: ‘Guardiano’ in spagnolo si dice ‘Guardiàn’. Potremmo abbreviarlo con ‘Ian’, che ne dici? >>.
<< Ian? Non saprei. Se, però, ritieni sia necessario, per me va bene >> fa spallucce, sebbene sembri emozionato da questa novità.
<< Beh, allora: arrivederci Ian >> dice tendendogli la mano.
<< Arrivederci Liber >> ricambia lui stringendola.
Volge poi lo sguardo verso l’alto a mostrare il pomo d’Adamo, prende un profondo respiro e durante la lunga espirazione che ne segue il suo corpo muta fino a tornare quello spigoloso e scheletrico di Mirco.
 
[1] Prendi polvere, termine usato nel dialetto piemontese per indicare i soprammobili
   
 
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